Accordo Venezuela-Russia su nucleare, petrolio e banca comune

Un’alleanza strategica è stata raggiunta da due protagonisti della scena mondiale, Hugo Chavez e Dmitri Medvedev. Due potenze del calibro del Venezuela e della Russia, sfidando il monopolio monetario americano, pianificano la fondazione di una «banca comune» finalizzata a supportare gli investimenti nei due Paesi e ad impore una valuta di scambio alternativa al dollaro sul mercato

Un atto di delegittimazione del dollaro in linea con la politica latino-americana e con gli interessi russi, un attacco sferrato nel momento di maggiore crisi del sistema finanziario-economico Usa, proprio mentre deve fronteggiare la dipendenza dall’altro grande concorrente internazionale, la Cina, che detiene una quota consistente del suo debito pubblico. Un triangolo delle Bermuda per gli Stati Uniti, stretti in una morsa mortale da Cina, Russia e America Latina. Un continente, quest’ultimo, che si sta emancipando dal giogo americano, che ne ha minato l’autonomia nazionale e lo sviluppo democratico, relegandola a teatro di sudditanza ideologica ed economica attraverso il saccheggio delle sue risorse e la complicità con regimi dittatoriali favoriti e collusi con i governi e i servizi militari Usa. È finita l’era in cui l’America Latina, come amava dire Henry Kissinger, era il «backyard», cortile di casa, degli Stati Uniti.

Questo «potenziale campione» delle future relazioni di collaborazione tra Mosca e Caracas, come ha definito Chavez il futuro istituto bancario, dovrebbe venire alla luce rapidamente, si parla addirittura di dicembre, anche se rimane ancora da definire l’apporto di capitale che ognuno dei due Paesi dovrà metterci. Che una fitta trama di interessi economici – e non solo – si stesse tessendo era noto ormai da tempo, la novità è che questa rete di relazioni ed interdipendenze viene definitivamente ufficializzata con la prima visita di un presidente russo nel Paese sudamericano. Ora si parla dello sviluppo di alleanze in settori chiave con tutti i Paesi del continente. Non è un caso la partecipazione di Medvedev all’Alternativa Bolivariana per le Americhe (Alba), in cui i leader dei Paesi membri e il presidente ecuadoriano Rafael Correa si sono impegnati per la realizzazione di una «zona monetaria» che permetta l’indipendenza commerciale per la regione.

Tra gli accordi firmati a Caracas da Chavez e Medvedev uno spicca per il valore monopolizzante che assume all’interno degli equilibri internazionali nel delicato campo energetico: «la cooperazione in materia nucleare per scopi pacifici». Nel merito, si tratta di promuovere «progetti bilaterali» finalizzati a soddisfare il fabbisogno energetico nazionale e a contribuire alla diversificazione delle stesse fonti. Anche in nome dell’autosufficienza energetica dal Medioriente filoamericano. Da sfondo alla cerimonia a Palazzo Miraflores, sede del governo venezuelano, l’arrivo al porto di La Guaira, a trenta km dalla capitale, del tanto discusso incrociatore nucleare russo Pietro il Grande , accolto dalla fanteria venezuelana con 21 cannonate in segno di benvenuto.

Nelle prossime ore il presidente russo si recherà a Cuba dopo otto anni di assenza. L’ultimo incontro ufficiale risale al 2000, poi i rapporti si sono raffreddati per la decisione di Vladimir Putin di chiudere la base di Lourdes, epicentro di spionaggio ed intercettazioni durante la Guerra Fredda. Sarà una tappa veloce, di un solo giorno, che fa seguito alla visita dello scorso ottobre del ministro degli Esteri cubano Felipe Pérez Roque a Mosca, in cui è stato annunciato pubblicamente «il superamento della pausa intercorsa nel decennio passato». Se a margine si tratterà il credito di 20 milioni di dollari destinato all’Avana per l’acquisto di equipaggiamenti russi nei settori del petrolio e dei trasporti, di fatto in gioco c’è l’opzione russa sui giacimenti di petrolio al largo dell’isola. Ben 21 miliardi di barili già nel mirino di prospezioni di imprese da Brasile, Canada, Spagna e Venezuela, una partita da cui non vuole rimanere fuori Medvedev. Anche alla luce di un accordo di massima che Cuba ha già con investitori russi per la modernizzazione dei gasdotti di tecnologia sovietica sul suo territorio.

Fonte: aporrea.org