Abusi a Lampedusa Indagine su Pisanu

Ha difeso la gestione del mostruoso centro di Lampedusa persino davanti alla camera dei deputati. Ora però il ministro degli interni Giuseppe Pisanu rischia di finire sul banco degli imputati proprio per l’organizzazione di quella struttura. Da ottobre il suo nome figura nel registro degli indagati per «omissione di atti d’ufficio». L’indagine del tribunale dei ministri è partita la scorsa estate in seguito ad un esposto presentato da venticinque tra parlamentari dell’Unione ed esperti di immigrazione (tra cui Elettra Deiana del Prc, Mauro Bulgarelli dei Verdi Maurizio Gressi Comitato per la promozione e la protezione dei diritti umani) che denunciavano le vergognose condizioni di vita all’interno di quello che formalmente dovrebbe essere un centro di «prima accoglienza». Molti degli abusi sarebbero stati poi raccontanti nel reportage di Fabrizio Gatti pubblicato sull’Espresso lo scorso ottobre. Ma già allora alcuni deputati e organizzazioni umanitarie avevano messo in luce le vergognose condizioni in cui veniva tenuto chi arrivava sull’isola dopo aver attraversato il Mediterraneo a bordo delle «carrette dei mari». L’iscrizione del ministro degli Interni dice che il suo ufficio poteva fare, e forse non ha fatto, qualcosa per evitare che il centro di Lampedusa diventasse il simbolo della violazione dei diritti elementari dei migranti e delle assurde condizioni di vita in cui li costringono le nostre carceri di accoglienza.

Sembra che il ministro sapesse dell’indagine da mesi e che da mesi aspettasse che la notizia saltasse fuori. E’ successo ora, proprio mentre da giorni i colleghi ministri della Lega Nord Castelli e Maroni lo attaccano sostenendo che dovrebbe mandare agenti davanti agli uffici postali che distribuiscono i kit per chiedere i permessi di soggiorno ad arrestare migliaia di clandestini. Ieri Maroni ha ripetuto l’antifona: «Spero che il ministro degli Interni proceda all’espulsione dei clandestini. La legge prevede certi comportamenti da parte del ministro, se non lo fa se ne assume la responsabilità».

L’esposto presentato dai parlamentari dell’Unione a luglio scorso puntava il dito in particolare sui diritti che coloro che sbarcando sulle coste di Lampedusa dovrebbero veder riconosciuti e che invece venivano e vengono costantemente violati. Parlava della possibilità negata di ottenere lo status di «rifugiato» per chi fugge da persecuzioni politiche o razziali. E di come la Corte costituzionale abbia chiarito «che le pur apprezzabili esigenze di governo o di contrasto dei flussi immigratori incontrollati non possono minimamente scalfire diritti inviolabili come il diritto alla vita ed all’incolumità fisica e morale, il diritto alla libertà personale ed il diritto alla tutela giurisdizionale». A ottobre il reportage di Fabrizio Gatti ha aperto gli occhi a tutti. Fingendosi un clandestino di origine curda e di nome Bilal, Gatti ha passato una settimana nel centro di Lampedusa. Il reportage racconta di persone che dormono le une sulle altre, di pavimenti coperti di liquami, di donne incinte costrette a dormire per terra e con una assistenza sanitaria minima. Di agenti in uniforme che se la prendono con uomini e ragazzi costretti a subire in ginocchio e con lo sguardo al pavimento.

Nonostante la clamorosa denuncia dell’Espresso il ministro degli Interni non ha mai ammesso che nel centro di accoglienza di Lampedusa siano stati compiuti abusi. «Situazioni di disagio sì, atti di violenza no. Neppure nei momenti peggiori di sovraffollamento, nessuno, né tra gli immigrati, né tra gli operatori del centro, ha mai segnalato in maniera circostanziata, atti di violenza o abusi di qualsiasi genere», ha detto al parlamento lo scorso 11 novembre, quando l’indagine del tribunale dei ministri era partita già da un mese.

Da allora, però, le condizioni nel centro di Lampedusa sono cambiate. Il «nostro Abu Ghraib», come l’ha definto l’Arci è stato trasformato in un centro di primo soccorso, dove i naufraghi restano pochissimi giorni. Gli ultimi sbarcati, 400 una settimana fa sono stati trasferiti immediatamente a Crotone e Foggia. E a Lampedusa il Viminale ha inviato un commissario straordinario, Spoliti, a controllare la gestione del posto.