Abu Omar, tanti misteri da chiarire

Nonostante sia passato parecchio tempo da quando è sorta la vicenda del rapimento dell’imam continuano ad esservi una serie di questioni non chiarite che peraltro non sono di scarsa rilevanza e che nessun commentatore sembra aver affrontato ad oggi.
1) Quale era la funzione ufficialmente affidata al maresciallo Mancini? Se era il “numero due”, cioè il vicecapo del Sismi come è stato scritto da molte parti (si tratta peraltro di una figura che non esiste negli organigrammi conosciuti), egli poteva dare ordini all’incirca a 5mila persone e ricevere ordini solo da una persona e cioè dal capo del Sismi. Se invece era un “capocentro” poteva dare ordini a una decina (o poco più di persone) e ricevere ordine dai capisezione, dai capidivisione, oltreché ovviamente, passando per la catena gerarchica, dal capo del Sismi. Dunque un’enorme diversità di responsabilità a seconda dell’incarico. Certo è ovvio che il Mancini non poteva essere un capodivisione, perché una divisione è affidata a un generale. Ed un maresciallo, dirigendo una divisione, si troverebbe a dover dare ordini a colonnelli, tenenti colonnelli e altri ufficiali di grado superiore il che, nell’ordinamento militare, non è concepibile. In proposito alla funzione rivestita c’è da chiedersi se qualcuno si è preoccupato di leggere cosa sta scritto sui “fogli di viaggio” relativi al personale movimentato per la operazione del sequestro dell’imam?

2) La legge 382/78 sulla disciplina è stata osservata? Il sequestro dell’imam non è stato ordinato da una banda bassotti ma da una istituzione dello Stato, composta da militari i quali militari devono obbedire a quanto stabilito dalla legge 382/78 la quale al paragrafo 4, stabilisce il dovere di «non eseguire ordini che costituiscano reato e di informare al più presto i superiori». Di certo al sequestro hanno partecipato almeno due componenti del Ros i quali in base alla citata legge «non avrebbero dovuto eseguire» l’ordine perché manifestamente reato e avrebbero «dovuto riferire tempestivamente» ai superiori. Non abbiamo saputo ad oggi se sono state prese iniziative per sapere perché non sia stata osservata la legge 382 e quali sanzioni sono state impartite né se i Ros abbiano riferito in merito ai loro superiori.

3) La compilazione di schede sui cittadini italiani può essere affidata ad un ufficio complementare dell’Ucsi, l’ufficio centrale di sicurezza informativa. Peraltro il Copaco nella relazione dell’allora presidente Sen. Brutti del 6 aprile 1995 per quanto concerne l’Ucsi ha affermato che detto organo opera fuori della legge e contro la legge. Ci si riferisce alla legge costitutiva dei servizi, la legge 801/77. L’Ucsi ha raccolto oltre 300mila schedature illegittime di cittadini italiani. Se questa raccolta di informazioni è stata considerata illegale dal Copaco (tra l’altro ciò è stato ribadito anche dal successore del senatore Brutti, l’onorevole Franco Frattini), chi ha autorizzato la costituzione e il funzionamento degli uffici di via Nazionale che operavano come una specie di “succursale” dell’Ucsi? Non va dimenticato tra l’altro che già anni orsono (giugno 1991) il magistrato Felice Casson ordinò il sequestro di documenti della Sip e in particolare del reparto Po. sr. cs. (Personale organizzazione, segreta-riservata, circuiti speciali). E ancor prima il problema delle intercettazioni era già stato posto dal generale Beolchini all’epoca dell’inchiesta sulle deviazioni del Sifar.

4) Si è detto che Abu Omar il 17 febbraio 2003 venne trasferito da Milano alla base di Aviano e che fu interrogato (“strizzato”, per usare una metafora del senatore Cossiga) per sette ore. C’è da osservare che il comando della base di Aviano è affidato a un colonnello dell’aeronautica italiana. Se ciò che è accaduto ad Aviano e se è accaduto di nascosto dal comandante, quali provvedimenti sono stati presi per questo incredibile sovvertimento della catena gerarchica? Ad oggi nessuno ce ne ha dato conto.

5) Si è detto che a Milano i nostri agenti hanno preso alloggio in un albergo a cinque stelle, un albergo che in altre occasioni ospita delegazioni di capi di Stato stranieri. E’ concepibile un simile spreco di denaro pubblico quando a Milano esistono fior di foresterie e alloggi del ministero della Difesa? Chi paga per questo trattamento lussuoso (o forse “lussurioso”?). Credo che i cittadini italiani abbiano diritto finalmente ad avere risposte su questi (e molti altri quesiti) da parte di chi ha avuto la responsabilità della gestione del Sismi, forse non hanno torto i magistrati di Milano nel ritenere che il servizio era diventato un “servizio” di disinformazione e insicurezza. Ma allora c’è da chiedersi il Copaco non si era accorto di nulla? E che poteri reali ha il Copaco per controllare i servizi?