Abu Omar e il misterioso incarico di Marco Mancini

In tutti gli articoli apparsi sulla stampa sul caso dell’Imam di Milano rapito, all’operatore del Sismi Marco Mancini è stato sempre attribuito il grado di maresciallo e gli sono stati anche attribuiti incarichi di altissimo livello dirigenziale nel Sismi (livello di capo divisione).
Allora il dubbio è questo: l’agente Mancini è effettivamente un maresciallo con incarichi da colonnello/generale oppure è un colonnello/generale sotto le spoglie di un maresciallo? Naturalmente può essere che ad un maresciallo siano attribuiti incarichi da colonnello/generale ma confesso che mi sembra ben poco probabile. Sarebbe un fatto epocale nelle nostre forze armate.

E desta qualche stupore il fatto che non siano stati eseguiti accertamenti sul foglio matricolare ed anche sul foglio di viaggio con il quale l’agente Mancini si è recato a Milano. Come sopra accennato, l’incarico che, secondo quanto si legge, è stato affidato al maresciallo Mancini sarebbe addirittura quello di “n. 2” dei servizi, cioè qualcosa come un capo di stato maggiore dei servizi o un “vice capo di stato maggiore dei servizi”. Premesso allora che certamente un maresciallo “in potenza” può avere le capacità di un “generalissimo”, purtroppo, per i regolamenti, resta un “maresciallo”.

Nel Sismi, la gerarchia è particolarmente rigida. Infatti anche se chi entra nei servizi viene ufficialmente “secolarizzato” nel senso che non indossa la divisa, il grado militare che riveste quando è entrato a far parte del Sismi è di importanza essenziale per stabilire quali ruoli/incarichi può svolgere all’interno del servizio stesso. La direzione del Sismi non è affidata ad un generico dottore anche se il capo può avere una o più lauree, ma è affidata ufficialmente ad un “generale a tre stelle” (o a “due stelle” in promozione a “tre stelle”). La direzione delle divisioni è affidata a un generale ad una stella (o a un colonnello “in promozione”) e così via scendendo di livello a livello di “sezione” gestito da ufficiali del grado di tenenti colonnelli. Al grado di maresciallo sono affidati incarichi cosiddetti di “segreteria” cioè a limitato livello direttivo (direzione di un gruppo ristretto di uomini) ed ad ampio livello esecutivo (includendo nell’ampio livello attività esecutive complesse). Al di sotto del livello di maresciallo gli incarichi sono quasi esclusivamente di livello esecutivo.

Nell’ordinamento militare è da escludersi che un generale/colonnello passi le consegne ad un maresciallo, egli passerà le consegne ad un altro generale o colonnello e ciò anche se esiste qualche maresciallo che, come sopra accennato, abbia le capacità di un generalissimo. Inoltre, un maresciallo nel caso venisse collocato a livello di capo divisione si troverebbe a dare ordini a colonelli, tenenti colonnelli, maggiori o quant’altro. Il che, specie nella gerarchia di tipo tradizionale, sarebbe assolutamente insolito. Ecco perché destano perplessità le notizie di stampa, come quella secondo cui il generale Pignero abbia passato le consegne ad un maresciallo, nella direzione della prima divisione. La domanda che sorge verte allora sul perché è stata diffusa la notizia che l’agente dei servizi Marco Mancini operava a livello di capo divisione. Infatti nella condotta delle operazioni sul campo come quelli che ad esempio sono stati impegnati nella operazione del “prelevamento forzato” dell’Imam mi sembra assai improbabile che venissero chiamati ad operare alti gradi del Sismi. Questi infatti operano di solito a livello direttivo da Forte Braschi che vigila molto dall’alto sulle operazioni che si svolgono sul campo.

Per fare un esempio del lavoro “esecutivo e direttivo di livello limitato” possiamo pensare agli incarichi che, si è venuto a sapere, ha rivestito un maresciallo molto noto, il maresciallo Vincenzo Li Causi, che in passato abbiamo trovato ad essere chiamato in causa in operazioni come “l’operazione Lima” oppure come all’addestramento (clandestino dei gladiatori) oppure alla direzione del centro Scopione di Gladio a Trapani oppure a capo del gruppo di vigilanza presso l’ambasciata italiana a Mogadiscio. Questa fu purtroppo per lui l’ultima missione perché in Somalia morì colpito da pallottola vagante. Il maresciallo Li Causi da quanto emerso sembra fosse considerato un operatore particolarmente valido, ma il suo grado lo vincolava ad interventi in un dato ambito operativo. Tra l’altro tutte le operazioni di cui si è a conoscenza che aveva effettuato erano a carattere segreto o addirittura clandestino. I vertici del Sismi non hanno mai figurato direttamente in queste operazioni. Tra l’altro in base alla legge 801/77 i servizi possono eseguire solo operazioni “immateriali” di raccolta, analisi, valutazione di informazioni e non debbono assolutamente figurare nello svolgimento di operazioni molto “materiali” (come quella del “prelievo forzato dell’Imam”). E quindi non è facilmente prevedibile che il capo della prima divisione si potesse recare a casa dell’Imam stesso, anche per via dei precisi divieti imposti dalla legge 801/77.

In passato nella pianificazione del “Piano solo” era previsto in effetti un “prelievo forzato” dei 731 enucleandi da inviare a Poglina in Sardegna. Ma allora non era in vigore la legge 801/77. Naturalmente le operazioni affidate al maresciallo Li Causi sono rimaste per anni completamente sconosciute fin quando non è venuta a conoscenza la procura militare di Padova. Si tratta di operazioni, come sopra accennato, sviluppate non certo a “livello divisionale”. Dunque non è affatto privo di interesse conoscere il perché si è parlato di operazioni che nel caso del rapimento dell’Imam chiamavano in causa il “livello divisionale” tacendo del tutto a livello esecutivo. E invece l’esistenza di questo livello operativo impiegato in operazioni non “immateriali” di pura informazione deve attrarre la nostra attenzione per capire quale è l’attività dei servizi, molto al di sotto a livello divisionale, una sfera molto alta che non dovrebbe essere evocata per non far conoscere ciò che accade nella sfera molto terrestre delle operazioni dei servizi. Ma in nessun articolo di stampa questa problematica è minimamente emersa.

C’è un’ultima osservazione da fare ed è il fatto sorprendente che nelle deposizioni degli indagati nessuno sembra minimamente preoccuparsi del fatto che le azioni ipotizzate di sequestro dell’Imam violavano la legge istitutiva dei servizi che come abbiamo detto assegna loro compiti di intelligence. Sembra quasi dato per scontato che azioni come quelle che andavano a compiere erano azioni che potevano essere eseguite mentre a suo tempo la magistratura ha dichiarato, in due sentenze che azioni del tipo di quelle compiute dagli Ossi (Operatori speciali servizi informazione) erano eversive dell’ordine costituzionale. Neppure il Copaco sembra essersi posto il problema della grave deviazione dei compiti di istituto che operazioni come quelle che sarebbero state affidate ai servizi venivano ad introdurre.