Abu Omar, Castelli blocca gli arresti degli agenti Cia

Con la Cia, contro i magistrati: il ministro della giustizia del governo uscente, il leghista Roberto Castelli, ha deciso di non trasmettere negli Stati Uniti nessuna richiesta di estradizione dei 22 agenti segreti americani accusati di sequestro di persona aggravato. L’ ostaggio, l’ imam egiziano Abu Omar, era stato rapito a Milano il 17 febbraio 2003 e trasferito con due voli speciali al Cairo, dove è stato torturato ed è tuttora detenuto. I 22 mandati di cattura spiccati dai magistrati italiani continuano a essere validi nell’ Unione europea. Lo stop politico di Castelli ha però il duplice effetto di bloccarne l’ esecuzione in tutti gli Stati extraeuropei e di evitare all’ amministrazione Bush anche solo l’ imbarazzo di dover rispondere: il rifiuto di consegnare all’ Italia gli agenti incriminati, per quanto scontato, andrebbe infatti motivato con «ragioni di sicurezza» che suonerebbero come un’ implicita ammissione. La Procura di Milano ha già annunciato che processerà comunque gli agenti Cia, anche come latitanti, e che le richieste di estradizione verranno riproposte «al prossimo governo».

IL NO DI CASTELLI – Nella formale risposta trasmessa ieri al pg di Milano, il ministro spiega il suo no con «un’ attenta valutazione del complesso dei rapporti di cooperazione tra Italia e Usa, con particolare riguardo a richieste rivolte di recente agli Usa» per «altri procedimenti penali di grande rilevanza». Castelli sembrava così ventilare una possibile collaborazione delle autorità Usa con l’ inchiesta di Roma sui marines accusati di aver ucciso, a un posto di blocco a Bagdad, l’ agente del Sismi Nicola Calipari. A voce però il ministro ha accusato i pm di aver invece «bloccato» una trattativa con gli Usa, senza precisare quale: a mettere Castelli «con le spalle al muro», togliendogli l’ unica «arma di pressione», sarebbe stata la «lettera del procuratore Minale» che il 30 marzo «mi imponeva di decidere, facendomi velatamente intendere che altrimenti sarei incorso in un’ omissione di atti di ufficio». Castelli poi definisce le elezioni «solo una coincidenza», spiega di aver deciso «d’ intesa con la presidenza del consiglio» e conclude: «Non me la sento di mandare agli Usa il segnale che lasciamo liberi i terroristi assolti dai magistrati e ci occupiamo di arrestare i cacciatori di terroristi». Erano stati proprio i pm milanesi, peraltro, a indagare su Abu Omar per terrorismo, prima del sequestro che ha impedito di processarlo legalmente.

LA PROCURA VA AVANTI – Ieri pomeriggio il pm Armando Spataro ha risposto che la Procura «reitererà la richiesta di estradizione non appena sarà formato il nuovo governo nella convinzione di poter ottenere una diversa valutazione». Il procuratore aggiunto ha definito «legittima» la scelta di Castelli, che «ha il pregio di essere una decisione, con la conseguente assunzione di responsabilità politica». Ma altrettanto legittima era la «lettera di sollecito» inviata dal procuratore Minale «cinque mesi dopo la prima richiesta», perché il codice «non autorizza il ministro a non decidere mai». A questo punto la Procura chiuderà «rapidamente» l’ inchiesta con «l’ esercizio dell’ azione penale nei confronti di soggetti che sono stati ritenuti pericolosi da tutti i giudici» che si sono occupati del sequestro. Dall’ istituto islamico di viale Jenner, il portavoce Abdelhamid Shaari chiede «giustizia» alla «nuova maggioranza» e non si meraviglia del no di Castelli: «Mi sarei stupito del contrario».