Abu Mazen: illegale la milizia di Hamas

È il momento più delicato per la crisi Fatah-Hamas. Il pericolo di una guerra totale tra le due parti si è fatto imminente dopo la decisione presa dal presidente e leader di Fatah Abu Mazen di dichiarare illegale la «Forza di pronto intervento» del ministero dell’interno, creata da Hamas a Gaza lo scorso aprile per controbilanciare il potere dei servizi di sicurezza dell’Anp fedeli alla presidenza. La risposta del movimento islamico è stata perentoria: il ministero dell’interno ha annunciato l’intenzione di raddoppiare l’organico della Forza, portandolo a 12mila uomini. A questo punto, con i militanti di Hamas e Fatah che, armi in pugno, mantengono le loro posizioni sul terreno, manca solo una scintilla per provocare un bagno di sangue, non solo a Gaza ma anche in Cisgiordania.
Abu Mazen che per due anni non ha fatto nulla per riformare i servizi di sicurezza ieri, all’improvviso, nel pieno della crisi con il governo di Hamas, ha annunciato di aver riorganizzato i vertici delle forze militari palestinesi e di aver ordinato l’integrazione della «Forza di pronto intervento» negli apparati di sicurezza esistenti. «Alla luce del caos, degli omicidi sempre più numerosi che non risparmiamo i bambini e del fallimento dei servizi di sicurezza a far rispettare la legge, il presidente ha deciso dei rimpasti e delle nomine in questi servizi e nella loro direzione», ha annunciato in un comunicato la presidenza, precisando che la Forza creata da Hamas «è considerata illegale e fuorilegge e sarà trattata come tale se non sarà integrata immediatamente nei servizi di sicurezza, come sancisce lo Statuto palestinese». Hamas ha colto la sfida al volo. Il portavoce del governo, Ghazi Hamad, ha replicato che «la “Forza di pronto intervento” rispetta l’ordine e la legge, e lavora d’intesa con le altre forze di sicurezza». Il portavoce del ministero degli interni, Khaled Abu Hilal, ha ricordato che la costituzione di quella Forza fu approvata dallo stesso Abu Mazen. D’altronde se da un lato la «Forza di pronto intervento» ha operato in questi mesi come una milizia privata e di recente si è macchiata assieme alle Brigate Ezzedin Qassam di crimini gravi come l’uccisione a Jabalya del colonnello Mohammed Ghayeb e delle sue guardie del corpo nonché a Maghazi di uno sceicco, Adel Nasser, critico nei confronti del movimento islamico, dall’altro si deve sottolineare che i servizi di sicurezza fedeli ad Abu Mazen hanno fatto e continuano a fare esattamente lo stesso contro gli avversari politici. Il presidente non ha mai decretato, ad esempio, l’illegalità della «Squadra della morte», un gruppo di elite della Sicurezza Preventiva che da anni opera in segreto agli ordini dell’ex ministro Mohammed Dahlan.
In serata la situazione è cominciata a precipitare. Tre palestinesi sono rimasti uccisi nel corso di duri scontri a fuoco fra membri della famiglia Dughmush e della famiglia Dhiri. Gli uccisi sono il mukhtar (capo clan) Hassan Dhiri e due suoi congiunti, Ahmed e Muhammad Dhiri. Diverse persone sono rimaste ferite. Secondo una versione dell’accaduto i Dhiri stavano mediando fra i Dughmush e la «Forza di pronto intervento» che due settimane fa ha ucciso due Dughmush, attivisti nelle Brigate dei martiri di al-Aqsa (Fatah). Ad un certo punto, per ragioni oscure, è esploso uno scontro a fuoco molto violento in cui hanno avuto la peggio proprio i mediatori. Lo scontro armato sta gradualmente passando in Cisgiordania. A Nablus il vicesindaco Mahdi Hanbali, di Hamas, è stato rapito in pieno giorno da sconosciuti che sono riusciti a dileguarsi con l’ostaggio. In serata un altro funzionario di Hamas è stato brevemente sequestrato a Ramallah.