Abu Mazen e la Rice: ultimatum ad Hamas

«Non ci vorrà molto» prima che Abu Mazen incontri il premier israeliano Ehud Olmert, ha previsto il Segretario di stato Condoleezza Rice dopo aver incontrato ieri a Ramallah il presidente palestinese, assicurando che gli Stati uniti «raddoppieranno i propri sforzi per migliorare le condizioni della popolazione». Condi dimentica che se i palestinesi vivono in condizioni economiche terribili, la responsabilità è anche del boicottaggio dell’Anp imposto proprio dagli Usa dopo la vittoria elettorale di Hamas. Abu Mazen ha ringraziato, ma questa volta avrebbe fatto volentieri a meno dell’appoggio del Segretario di stato, giunta a Ramallah anche per esortarlo a liberarsi di Hamas, magari con un colpo di stato.
È un momento delicato in casa palestinese e il presidente deve affrontare chi lo accusano di fare il gioco di Israele e Stati uniti. Tra i palestinesi inoltre trovano ampio consenso le dichiarazioni del premier Ismail Haniyeh (Hamas) sui motivi che avrebbero spinto la Rice a tornare in Medio Oriente. «Condoleezza Rice si preoccupa di ridisegnare questa regione e lo scenario palestinese in un modo che soddisfi l’agenda americana e israeliana», ha denunciato Haniyeh che, di fronte all’ipotesi di un’azione di forza di Abu Mazen, ha irrigidito le sue posizioni. Il movimento islamico ha preso sul serio le indiscrezioni che giungono dall’ufficio della presidenza e indirettamente fa sapere che sta rafforzando le sue milizie in previsione di uno scontro con Al-Fatah, se Abu Mazen deciderà davvero di sciogliere d’autorità il governo islamico. Gli sforzi di riarmo di Hamas si concentrano in Cisgiordania dove i suoi militanti non appaiono in grado di contrastare quelli di Al-Fatah. Ieri un dirigente locale di Hamas, Mohammed Odeh, è stato ucciso da uomini armati mentre usciva da una moschea di Hableh, vicino Qalqilya (Cisgiordania). L’attentato è avvenuto all’indomani della minaccia delle Brigata dei Martiri di al-Aqsa (Fatah) di assassinare i capi di Hamas.
Abu Mazen continua a procede senza una rotta precisa. Ieri ha detto che per i Territori occupati «tutte le opzioni sono aperte, tranne la guerra civile». Poi, «sollecitato» dalla Rice sull’importanza «di formare un nuovo governo palestinese che porti alla formazione di due Stati», Israele e Palestina, ha confermato che le prossime due settimane saranno «decisive» per il possibile esecutivo di unità nazionale che dovrà riconoscere Israele. In precedenza aveva sottolineato di essere pronto a usare i suoi «poteri costituzionali al momento opportuno», cioè sciogliere con un decreto il governo di Hamas e indire elezioni anticipate. Invece il movimento islamico è sempre più deciso a rifiutare il riconoscimento di Israele. Sullo sfondo cresce la frustrazione dei palestinesi, delusi da Abu Mazen e da Haniyeh, con il rischio che possano formarsi cellule qaediste anche in Cisgiordania e a Gaza. Ieri un gruppo che si è proclamato «Al-Qaeda in Palestina» ha diffuso su internet un video che contiene la denuncia di coloro che «lavorano al servizio degli ebrei» e mostra vecchie immagini di Osama bin Laden e Abu Musab Zarqawi, oltre a quelle di un uomo con il volto mascherato che siede con al fianco un’arma automatica e un lanciagranate. Ad agosto una sigla sino a quel momento sconosciuta a Gaza, «Brigate del santo jihad», aveva rivendicato il rapimento di due giornalisti di FoxNews.
Ieri sera Condoleezza Rice ha incontrato il premier israeliano Ehud Olmert con il quale ha discusso soprattutto di Iran. In Israele cresce il numero di coloro che affermano «l’inevitabilità» di un attacco contro le centrali atomiche di Teheran e Olmert ha affermato che il nucleare iraniano è una «minaccia all’esistenza di Israele». La portavoce del primo ministro, Miri Eisin, ha detto che le dichiarazioni fatte dal ministro Meir Shitrit sul piano di pace saudita del 2002 «non rappresentano la posizione del governo». Shitrit infatti si era espresso a favore dell’iniziativa di pace.