“Abolire la Bossi-Fini” va bene ma bisogna andare oltre

“Abolire la Bossi-Fini”. Così titolava un recente editoriale di Piero Sansonetti. Ben detto. Ma i danni in materia di immigrazione del governo Berlusconi vanno ben oltre la Bossi-Fini, che di quella linea ha rappresentato anche il manifesto ideologico.
La politica migratoria del governo di centrodestra è stata condotta sia applicando le leggi (quelle cattive, come appunto la Bossi-Fini), sia disattendendole (quelle buone, cioè le parti del Testo Unico sull’immigrazione relative alle politiche sociali) sia a prescindere dalle leggi, creando un clima culturale anti-immigrati e orientando la pratica quotidiana delle istituzioni, dalle questure agli uffici sanitari, in chiave discriminatoria. Non è un caso che – ancor prima della approvazione della Bossi Fini e prima di qualsivoglia intervento legislativo in materia – le malversazioni nei confronti dei lavoratori immigrati cominciarono subito dopo le elezioni del 2001: maggiori retate e internamento nei cpt per quelli non forniti di regolare permesso di soggiorno, deportazioni, abusi di ogni genere..

In seguito alla vittoria elettorale, dopo qualche mese di retorica e minacce contro gli immigrati, il governo Berlusconi produsse un provvedimento striminzito, la legge n. 189, che non è in alcun modo una legge organica, bensì una serie emendamenti agli articoli del TU delle leggi sulla immigrazione (a sua volta fondato sulla Turco Napolitano) volti in sostanza a rendere più difficile la vita agli immigrati, potenziandone gli aspetti peggiori (che non mancano) e cancellandone le cose più utili (che sono tante). Certamente la Bossi Fini aggiunge anche qualcosa di nuovo, qualcosa che ne rappresenta l’emblema: il ‘contratto di soggiorno ’.

Come è noto, questo istituto intende legare l’immigrato allo specifico lavoro per il quale egli ha ottenuto il permesso. Dopo di che: a casa! Insomma un povero lavoratore si fa cinque o sei mila chilometri per poi venire mandato via se l’impresa chiude o si trova in disaccordo con il padrone. Poi il meccanismo è stato leggermente addolcito, ma il modello resta: si è braccia, non persone.

Non è solo crudeltà o furbizia leghista la linea che ha portato all’introduzione del ‘contratto di soggiorno’ quale meccanismo principe della regolazione del mercato del lavoro. La sua introduzione mostra uno strambo paradosso nella visione del governo Berlusconi in materia di mercato del lavoro. Infatti da una parte, con la Bossi-Fini, si assume ancora un modello basato sull’occupazione stabile e di lungo periodo: l’unica che – a parte ogni considerazione sul piano umano – potrebbe giustificare il meccanismo del contratto di soggiorno. D’altra parte con la “Legge Trenta” si dà per scontato che l’unico modo in cui si può assumere la gente è attraverso contratti atipici, di breve durata, e comunque per lavori provvisori e instabili. Un caso di ovvia schizofrenia legislativa.

Ma torniamo all’immigrazione. Le crudeltà inutili introdotte con la Bossi-Fini stanno nella eliminazione della possibilità di ingresso per ricerca di lavoro (prevista dalla Turco Napolitano), nell’accorciamento della durata di validità e nell’allungamento dei tempi di attesa per il permesso di soggiorno, nell’allungamento del periodo di detenzione degli immigrati non regolari nei cpt e in tutta una serie di norme repressive contro l’immigrazione clandestina che finiscono, ovviamente, per ritorcersi contro gli immigrati (in generale clandestini o irregolari nel primo periodo del loro soggiorno). Inoltre, accanto a queste norme peggiorative della Turco Napolitano, la Bossi-Fini ha introdotto misure non previste da quella legge riguardanti l’asilo in base alle quali il richiedente è trattato preventivamente come un truffatore, che cerca di entrare nel nostro paese fingendosi perseguitato o profugo. ome si vede, dunque, ci sono dei buoni motivi perché immediatamente il governo cancelli questo coacervo sgangherato di emendamenti e di articoli aggiuntivi del TU. La cosa avrebbe anche un grande significati simbolico: fine della vecchia gestione. E ci sarebbe da festeggiare.

Ma purtroppo molti problemi resterebbero ancora aperti. La Bossi-Fini non è responsabile di tutte le tragedie collegate all’immigrazione, a cominciare da quelle che abbiamo vissuto nel corso di questi mesi con i barconi della disperazione. Non è colpa della Bossi-Fini se una percentuale, per fortuna minima, degli immigrati arriva Italia per questa strada. Le carrette di mare c’erano anche prima. C’erano con Prodi, c’erano con D’Alema, c’erano con Berlusconi. Anche qui la Bossi Fini – con la crudele ingenuità di base che l’ha caratterizzata – ha pensato di affrontare il problema con la repressione, inseguendo il fantasma dei trafficanti di mano d’opera, inasprendo le pene per il delitto di ‘favoreggiamento della immigrazione clandestina’ e facendo i costosi e tragici pateracchi con Gheddafi.
C’è però ora il rischio che su questo il governo attuale vada nella stessa direzione. Tra l’altro, abbiamo un orribile precedente: quella della Kate i Radesh, gloriosamente speronata una decina di anni addietro da una nave della nostra marina di centrosinistra con il conseguente annegamento di centinaia di persone. Il favoreggiamento della immigrazione clandestina – delitto tanto esacrato – è perpetrato a livello di massa, da immigrati, potenziali immigrati, parenti di immigrati, amici di immigrati, capitani di navi dotati di un minimo di senso di umanità e famiglie che hanno bisogno di collaboratori. Non va dimenticato che la stragrande maggioranza dei lavoratori italiani immigrati (operai, badanti, braccianti, colf, camerieri, giornalisti, infermieri, etc.) sono entrati grazie al fatto che qualcuno ha favorito la loro immigrazione clandestina in mancanza di realistici canali di ingresso regolare E sono questi canali che bisogna favorire, potenziando e articolando le norme relative all’ingresso per ricerca di lavoro o rendendo più facile e agevole il passaggio da un tipo di permesso di soggiorno a un altro. Non è un obiettivo facile da praticare. Ma non vedo alternative.

Giusto dunque eliminare la Bossi-Fini, ma insufficiente. Tornando semplicemente al TU così com’era, cioè alla legge Turco Napolitano, ci si troverà davanti a tutta una serie di problemi non risolti, a cominciare da quello dei cpt. Infine, c’è da sanare i guasti determinati non dalla applicazione di cattive leggi, ma dalla mancata applicazione di quelle buone. La Bossi-Fini non si era in alcun modo preoccupata di toccare le parti della legge Turco Napolitano ( e quindi del TU) riguardanti le politiche sociali, che, notoriamente, sono molto avanzate. E’ bastato non applicarle. In questo caso la politica anti-immigrati è stata perseguita con altri strumenti: in particolare con il taglio dei finanziamenti e permettendo che le vischiosità istituzionali ne rendessero difficile, se non impossibile, l’applicazione. E questo si riflette sulle condizioni di vita degli immigrati, per quel che riguarda la sanità, la casa e la scuola.

Il governo Berlusconi, con i suoi atti e le sue omissioni, ci ha lasciato una pesante eredità. Amato e Ferrero hanno mostrato di volere cambiar pagina con gli interventi sul prolungamento della validità dei permessi di soggiorno e con l’impegno per le regolarizzazioni: un buon inizio del processo di “abolizione della Bossi Fini”. Speriamo che si vada avanti su questa linea e non sulla preoccupazione per l’invasione e i fantasmi dei trafficanti di immigrati.