«Abbiamo usato fosforo bianco per “arrostire” i ribelli»

Negare sempre, anche l’evidenza. Un portavoce dei marines ha smentito che gli Stati Uniti abbiano utilizzato il fosforo bianco durante l’assedio alla città
di Falluja in Iraq per sterminare indiscriminatamente le forze della resistenza insieme alla popolazione civile. Sostiene che le mini granate al fosforo che si vedono cadere dagli elicotteri in un filmato servivano solo a illuminare gli obiettivi nemici e assestare quindi il tiro con armamenti convenzionali. I casi sono due: o il portavoce è in mala fede, o non sa di cosa sta parlando. Lo sbugiarda un servizio comparso nel numero marzo-aprile di Famag (Field Artillery Magazine), rivista bimestrale pubblicata nientemeno che dal Pentagono. Sette pagine intitolate «The Fight for Fallujah» (La battaglia per Falluja), scritte con un oscuro linguaggio da tecnocrati della guerra, ma con tutti i dettagli dell’operazione condotta nella città santa sotto il comando della First Marine Expeditionary Force nel novembre del 2004. Firmata per mano di tre dei suoi protagonisti: il capitano James T. Cobb, il luogotenente Christopher A. LaCour, e il sergente William H. Hight.
«Shake and bake», agitare e cuocere, vengono chiamate le missioni in cui si impiega il fosforo bianco. «Raffiche di fosforo bianco si sono dimostrate munizioni efficaci e versatili insieme. Le abbiamo impiegate per farci schermo durante due attacchi e – in una fase successiva del combattimento – come potente arma psicologica contro i ribelli asserragliati in trincea o in buche sottoterra, quando non riuscivamo a tirarli fuori con esplosivi ad alto potenziale. Abbiamo lanciato ripetuti attacchi “agita e cuoci” contro i ribelli, li abbiamo spruzzati con fosforo bianco e quindi eliminati con esplosivo ad alto potenziale. Sarebbe stato utile avere a disposizione l’esacloroetano di zinco per creare una cortina fumogena e salvare il fosforo bianco per le azioni letali». Non per illuminare gli obiettivi. I militari che hanno scritto il reportage si rammaricano di non aver avuto abbastanza fosforo da spargere nei punti nevralgici della città. In gergo le truppe Usa lo chiamano «Willy Pete».
«Il fosforo bianco è una sostanza granulare altamente incendiaria. Brucia al solo contatto con l’ossigeno contenuto nell’aria e persino con quello dell’acqua – spiega una fonte militare all’Unità- Gli americani hanno cominciato a usarlo durante la Prima guerra mondiale anche in Italia; un impiego su larga scala lo abbiamo visto soprattutto nel corso della Seconda guerra mondiale. Fosforo bianco veniva sparso per distruggere i campi di grano, per fare terra bruciata. Dai tempi del Vietnam è stato sostituito dal Napalm, altrettanto incendiario ma meno pericoloso da maneggiare per chi lo impiega. Dagli anni ’80 ne è stato bandito l’uso come arma a livello internazionale. Ne è ammesso l’utilizzo solo come tracciante in azioni notturne: per illuminare il bersaglio o la traiettoria di lancio dei paracadutisti».
La Convenzione di Ginevra, il trattato che nel 1949 un mondo devastato e inorridito firmò per sancire un formale impegno a che certe atrocità mai più fossero ripetute, contiene un protocollo aggiuntivo specifico che vieta l’impiego del fosforo bianco come sostanza incendiaria e come arma di distruzione. L’utilizzo sia contro la popolazione civile che le truppe nemiche è un crimine di guerra. Secondo alcuni giuristi il protocollo non sarebbe stato necessario, perché l’impiego del fosforo bianco rientrerebbe già nelle azioni di guerra proibite dall’articolo 49 della Convenzione di Ginevra. Gli Stati Uniti non hanno mai ratificato il protocollo. «Gli Stati Uniti restano liberi di impiegare sostanze incendiarie su target militari ad alta priorità e ad alto rischio in maniera consistente con il principio di proporzionalità che governa l’impiego di tutte le armi ai sensi delle leggi vigenti», spiega Globalsecurity.org, il sito sponsorizzato dal dipartimento di Stato americano. Nello stesso capitolo in cui si spiega che sono invece gli impieghi civili del fosforo bianco (impiegato soprattutto dall’industria dei fertilizzanti) a preoccupare la Dea, l’agenzia federale per la lotta alla droga, lanciata dall’amministrazione Bush in una campagna contro i laboratori clandestini di metamfetamine. Le illustrazioni mostrano qual è l’uso legittimo: scatenare un incendio a bordo di una nave; bruciare vivo il nemico in trincea, distruggere il campo avversario.