«Abbiamo il diritto di difenderci. Non siamo un paese in vendita»

«La forza multinazionale non dovrebbe controllare solamente il lato libanese della «linea blu» (il confine con Israele fissato dall’Onu ndr.). Non può esserci un diritto internazionale a senso unico. La pace non può basarsi su un’ingiustizia», dice con voce ferma Marie Nassif-Debs. Docente universitaria, membro dell’ufficio politico del partito comunista libanese, in questi giorni in Italia per un giro di conferenze.
Il suo partito ha espresso un giudizio critico sulla Unifil II…
Gli organismi internazionali rappresentano interessi concreti legati ad un determinato momento storico. A seguito della risoluzione 425 del Consiglio di sicurezza dell’Onu, in Libano abbiamo avuto una forza di interposizione internazionale per 30 anni. Nel solo 2005, la precedente Unifil ha rilevato 1400 violazioni del territorio libanese da parte di Israele, ma questo non è stato per nulla preso in considerazione nella decisione di «condannare» Hezbollah per il rapimento dei due soldati israeliani oltre la ‘linea blu’. Cosa ha detto l’Onu quando Israele ha inglobato le fattorie di Sheba? O in occasione del massacro di Qana? Oggi le grandi potenze che compongono l’Unifil – in gran parte paesi della Nato – subiscono l’egemonia degli Usa. La Francia segue una politica di pesante intervento nel quadro politico del nostro paese e altri paesi, come l’Italia, hanno firmato degli accordi di cooperazione con Israele nel settore militare. La nuova Unifil deve chiarirre il suo ruolo e le prerogative. Se, come vuole angela Merkel, sta lì per difendere gli interessi di Israele, diventerà un organismo occupante…
Il partito Hezbollah auspica un governo di unità nazionale. Qual è posizione del Pc libanese?
La proposta di un governo di unità nazionale è stata fin da subito la nostra posizione. Siamo contenti che oggi sia stata assunta anche da Hezbollah. Nashrallah è popolarissimo nel mondo arabo, ma se proponesse un modello di società basato sull’islamismo radicale, neanche questo gli basterebbe. Hezbollah, oggi, non è più così chiuso come all’inizio in un’idea di società islamica da cui noi comunisti non potevamo che rimanere fuori. Infatti, i rapporti fra quel partito e il nostro sono stati alquanto tormentati in passato: loro hanno ucciso i nostri, noi abbiamo reagito organizzando manifestazioni di massa. Lo abbiamo attaccato pubblicamente quando ha partecipato all’alleanza quadripartita con le forze che avevano in precedenza appoggiato Israele. Abbiamo tenuto duro e, allo stesso tempo, non abbiamo chiuso tutte le porte, e se oggi s’intravvedono delle aperture il merito è anche nostro.
Quanto conta oggi il Pc libanese sullo scacchiere politico?
Fino all’83 siamo stati la forza maggioritaria nella resistenza. Gli israeliani chiamavano O Chi Min la via che va da Beirut verso sud. Poi, una lunga fase difficile, e ora la ripresa. Non abbiamo l’egemonia, ma abbiamo contribuito a fermare l’aggressione israeliana in molti villaggi del Libano sud e nella Bekaa. Abbiamo perso nove compagni. Abbiamo partecipato alle ultime elezioni legislative nel 2005 e nel 2004 alle municipali. Alle legislative, le statistiche ci davano al 12%. Eppure non abbiamo rappresentanti in parlamento perché in Libano non c’è il sistema proporzionale, ma un maggioritario di stampo confessionale. Molti municipi, però, hanno sindaci comunisti, e se cambierà la legge elettorale, potremo avere almeno 10 parlamentari.
Quale ricostruzione postguerra?
Il governo non ha fatto altro che agevolare nella concessione degli appalti a Beirut un gruppo di imprenditori vicini ai moderati del «14 marzo» mentre sta prendendo piede una sorta di ricostruzione confessionale: per esempio l’Arabia saudita si è occupata di certi villaggi , la Curia di Liegi, in Belgio, ha ricostruito un paese cristiano… Sono i risultati della «destabilizzazione costruttiva» voluta da Bush: la balcanizzazione della regione, che non riguarderà solo il Medioriente, ma anche l’Europa. Se passa il progetto del «Grande medioriente» – tanti mini stati confessionali in guerra fra loro – sarà come liberare un genio cattivo che provocherà danni incalcolabili.