A Venezia per fermare la crociata contro la 194

L’appuntamento è per sabato alle 14.30 alla stazione di Venezia. Donne (e uomini) da tutta Italia sbarcheranno in laguna per protestare contro la proposta di legge in discussione alla regione Veneto sulle «iniziative mirate all’informazione sulle possibili alternative all’aborto». Cioè a dire: come imporre nei reparti ospedalieri e nei consultori familiari anche «figure» contrarie all’interruzione di gravidanza. L’idea era già stata ventilata dal precedente governo Berlusconi, ma si era infranta contro il muro di voci contrarie innalzato da donne, medici, associazioni. La legge 194, era stato allora lo slogan utilizzato, non si tocca. Nel presentare l’iniziativa ieri pomeriggio Gemma Lunian consigliera di Rifondazione comunista ha ribadito che questa proposta di legge «è un pesante attacco alla 194, al diritto alla privacy e al diritto delle donne. La manifestazione di sabato – ha aggiunto Lunian – è una prima tappa di questo movimento che si è creato già ad ottobre del 2005 e che da mesi organizza presidi davanti alla regione Veneto per denunciare le terribili conseguenze di questa proposta di legge». Lunedì il consiglio comunale di Venezia ha approvato, a larghissima maggioranza, un ordine del giorno votato trasversalmente con il quale impegna la giunta e il sindaco Massimo Cacciari a svolgere azioni mirate a bloccare l’approvazione in regione della proposta. L’ordine del giorno condanna con fermezza la proposta che dice essere in palese violazione della privacy e dei diritti delle donne, oltreché lesiva della professionalità dei medici. La proposta di legge è già passata in commissione. E non soltanto grazie ai voti della maggioranza. Infatti a votare a favore sono stati anche alcuni esponenti della Margherita. Una scelta che ha provocato parecchi malumori all’interno della formazione del vice-premier Francesco Rutelli. E lunedì sera in consiglio comunale a Venezia hanno votato l’ordine del giorno di condanna della proposta anche consiglieri della Margherita. La legge ha appena tre articoli, ma pesantissimi. L’articolo 1, pubblicità, recita che «in ogni consultorio e nei reparti di ginecologia e ostetricia a finalità informativa deve essere esposto ben in vista il materiale informativo dei movimenti e delle associazioni legalmente riconosciute aventi come finalità l’aiuto alle donne in difficoltà orientate all’interruzione della gravidanza, sui rischi sia fisici che psichici a cui si espone la donna con l’interruzione di gravidanza e le possibili alternative all’aborto». All’articolo 2, divulgazione e informazione, dice invece che «ai movimenti e/o associazioni di cui all’articolo 1 viene concesso di espletare il loro servizio di divulgazione e informazione nei consultori familiari, nei reparti di ginecologia e ostetricia, nelle sale d’aspetto e atri degli ospedali». In altre parole esponenti del movimento per la vita, tanto per citare una delle associazioni che da anni cercano di cancellare la 194, potranno girare liberamente nei consultori e nei reparti ospedalieri facendo la loro propaganda oltranzista. E se qualcuno si azzarderà a protestare, ecco l’articolo 3, sulla vigilanza, che dice testualmente che «i direttori sanitari delle Asl e delle Aziende ospedaliere devono vigilare sul rispetto della legge. Saranno previste sanzioni per chi dovesse negare o intralciare l’operato dei movimenti e/o associazioni di cui all’articolo 1 fino a revocare la pratica degli interventi di aborto volontario nelle strutture inadempienti». Da tutta Italia stanno arrivando adesioni alla manifestazione di sabato, perché, come recita l’appello delle donne, a cominciare dal Veneto non possa ripartire una crociata antiabortista.