A un anno di distanza resta pesante l’eredità di Piombo fuso

Un anno può sembrare sufficiente a spazzare via i lasciti di un attacco rapido e concentrato, ma la realtà a Gaza mostra il contrario.
I bombardamenti israeliani dell’anno scorso hanno lasciato dietro di sé non solo arti di vittime, pareti di case orfane di tetto e speranze irrecuperabili, ma anche forti concentrazioni di metalli tossici che potrebbero danneggiare notevolmente la popolazione.

A denunciarlo è il New weapons research group, Nwrg, una commissione indipendente di scienziati, con sede in Italia, che studia l’impatto delle armi non convenzionali e i loro effetti sui civili. Secondo Paola Manduca, portavoce del gruppo, i primi a rischiare sono i tanti che vivono ancora in tenda, poiché sono esposti quotidianamente a tutte le polveri del terreno.

«Ancora prima di portare a conseguenze tumorali, l’alluminio, per esempio, riesce ad attraversare la placenta e può avere effetti addirittura sul feto – spiega a Europa questa professoressa di genetica all’Università di Genova –. I bambini che sono ancora nella pancia della mamma possono essere soggetti ad alterazioni durante lo sviluppo fetale. Non sono solo loro a rischiare. Anche i già nati potrebbero essere danneggiati da alcune di queste sostanze nocive come il molibdeno che altera lo sviluppo dell’apparato genitale dei ragazzi. Nel maschio adulto ha effetti anche sulla spermatogenesi ». Alluminio e molibdeno sono solo alcuni dei numerosi metalli ritrovati sul suolo che, anche in concentrazioni minori rispetto a quelle rilevate sul terreno della Striscia, hanno potenzialità enormi e possono facilmente alterare parecchi meccanismi vitali.

Questi possono avere effetti diretti di natura cancerogena, ma non solo. Sono in grado di produrne anche ulteriori, di natura indiretta, altrettanto allarmanti per tutta la popolazione che vive nell’area limitrofa che, a causa dell’utilizzo di un’ acqua e di un suolo arricchiti in determinati metalli pesanti, potrebbe sviluppare svariate patologie anche respiratorie e neurologiche. Sin dall’inizio dell’offensiva “Piombo fuso”, in molti avevano criticato la decisione israeliana di utilizzare bombe al fosforo bianco per sconfiggere i militanti di Hamas, giudicando assurda la scelta di servirsi di armi di questa natura in aree ad alta concentrazione abitativa, come appunto la Striscia di Gaza. «Le bombe al fosforo bianco – spiega Maurizio Barbieri, associato di geochimica ambientale presso l’Università la Sapienza e responsabile del laboratorio nel quale sono state svolte le analisi di Nwrg – hanno una peculiarità: esplodono in aria prima di arrivare al suolo. È come se ci trovassimo davanti a un liquido sparato da uno spray che precipita a terra e si deposita. Questo provoca un effetto di ricaduta di elementi pericolosi. Tutto ciò che entra in contatto con il suolo ne rimane quindi impregnato». Per questo e per altri motivi, le Nazioni Unite hanno deciso di creare un’apposita commissione, guidata da Richard Goldstone, già procuratore capo dei tribunali penali internazionali dell’Onu per l’ex- Jugoslavia e per il Ruanda, per indagare la condotta di guerra di entrambe le parti protagoniste del conflitto. Nel suo rapporto finale questa commissione ha a c c u s a t o Israele di essere responsabile di crimini di guerra. I risultati di questa commissione hanno scatenato un vivo dibattito all’interno di Israele, le cui autorità non hanno esitato a descrivere tale rapporto come fazioso. Secondo i membri di Nwrg, il rendiconto presentato da Goldstone non è affatto fazioso, ma racconta in maniera abbastanza chiara quello che è successo, testimoniando come qualcosa di eccessivamente nocivo sia stato effettivamente utilizzato contro la popolazione.

Anche se attualmente il livello di allarme resta elevato, i risultati raggiunti dallo studio di Nwrg aprono uno spiraglio di speranza, mostrando che non è troppo tardi né per intervenire né per limitare le conseguenze negative che questi elementi possono portare alle persone.
«Dopo aver spostato gli abitanti dei campi profughi dalle tende dove sono attualmente sistemati – conclude Paola Manduca – bisognerebbe capire il peso e l’estensione della contaminazione per intervenire direttamente nelle situazioni più critiche, allontanando immediatamente le persone dalle fonti di inquinamento più vicine, prima di tutto il terreno sul quale dormono».

Lo studio di Nwrg ha conquistato le prime pagine di numerosi giornali europei, turchi e iraniani. Pochi giorni fa se ne è parlato anche sull’israeliano Haaretz, dove hanno trovato spazio anche le parole di Moshe Kantor, presidente del Congresso ebraico europeo, che ha paragonato tale studio a vecchie diffamazioni razziste subite dal popolo ebraico.