A Rafah si aspetta l’apertura

Cerimonia solenne oggi a Rafah dove il presidente Abu Mazen, alla presenza del premier Abu Ala, del capo dell’intelligence egiziano Omar Suleiman e del responsabile del gruppo di osservatori europei, il generale dei carabinieri Pietro Pistolese, proclamerà l’inizio del controllo palestinese della frontiera tra la striscia di Gaza e l’Egitto. Un evento senza precedenti nella storia del popolo palestinese – che fa seguito al ritiro delle forze di occupazione israeliane da Gaza – che tuttavia non rappresenta ancora la realizzazione di una sovranità piena su quel confine. Solo i palestinesi residenti ufficialmente a Gaza, ossia in possesso della «carta di identità», potranno entrare ed uscire da quel territorio (apparentemente) senza problemi. Questo senza dubbio è un importante passo in avanti dopo 38 anni di disagi e abusi subiti al transito di frontiera. Ma tutti gli altri palestinesi – quelli della Cisgiordania, che vivono in altri paesi, o che vivono a Gaza senza documenti (si tratta nella maggior parte dei casi di donne sposate ad abitanti del luogo, giunte con visti «turistici» scaduti in qualche caso da anni) – potranno entrare o rientrare nella Striscia solo per il transito israeliano di Kerem Shalom. A quel punto saranno solo le autorità di Tel Aviv a decidere la loro sorte. L’anagrafe palestinese infatti restata nelle mani di Israele e coloro che non risultano nei computer dello stato ebraico, ufficialmente non risiedono in Cisgiordania e Gaza e, quindi, sono considerati stranieri. Ieri il personale di servizio ha allestito il tendone che oggi accoglierà le personalità locali e internazionali e, a pochi metri di distanza, ha sistemato decine di sedie di plastica per la stampa e gli invitati alla cerimonia. La presenza di agenti dei servizi di sicurezza ieri era massiccia in ogni punto del terminal dove i giornalisti hanno avuto accesso solo dopo controlli minuziosi. «Siamo pronti a gestire il valico. Rafah è la nostra porta non solo sull’Egitto ma sul mondo intero. Si tratta di un altro passo verso la conquista della libertà e la creazione del nostro stato indipendente», ci ha detto con tono deciso Walid Salhe, il responsabile della sicurezza al valico. Ma l’ottimismo di Salhe non è condiviso da decine di uomini d’affari di Gaza – alcuni dei quali saranno presenti alla cerimonia di oggi – che attendono di conoscere la sorte di tonnellate di prodotti agricoli della Striscia in attesa da giorni di partire per l’Egitto o di entrare in Israele attraverso il transito di Karni (Mintar).«Grossisti degli Emirati aspettano 50 tonnellate dei miei agrumi, è un ottimo affare ma in tutta onestà non so se riuscirò a soddisfare le richieste. Le procedure al confine con l’Egitto sono migliorate anche per noi imprenditori ma non abbastanza per metterci al riparo da perdere la nostra merce», ha spiegato Mohammed Hiajzi, proprietario di agrumeti tra Khan Yunis e Deir Al-Balah. Passata l’euforia per l’accordo raggiunto il 15 novembre con Israele, adesso a Gaza la popolazione attende di capire se al valico le cose andranno «senza alcun problema» come afferma l’Autorità nazionale palestinese (Anp). Un agente di sicurezza, guidandoci ieri all’interno del terminal, ci ha spiegato che in uscita da Gaza i palestinesi dovranno superare tre controlli con metal detector dell’ultima generazione. In arrivo dall’Egitto invece il controllo cambia: persone da un lato e bagagli dall’altro. Un sistema di telecamere riprenderà tutti i movimenti nel terminal e le immagini saranno esaminate, in un ufficio di collegamento al confine con lo stato ebraico, da uomini dei servizi di sicurezza israeliani. «In ogni caso spetterà solo a noi palestinesi prendere la decisione finale sull’ingresso a Gaza di persone ritenute sospette da Israele», ha affermato Hijazi. Andrà così? A questo punto l’attenzione si concentra sul ruolo che avranno gli osservatori dell’Unione europea, guidati dal generale dei carabinieri Pietro Pistolese che per il momento mantiene una posizione di basso profilo.

Ieri ha precisato che il passaggio di frontiera verrà aperto non oggi come annunciato in precedenza, ma sabato e per sole quattro ore. Ha aggiunto che al momento è presente a Rafah solo un numero esiguo di monitors. «Presto però diventeranno 70 – ha assicurato – in modo da garantire una apertura di 24 ore su 24 e sette giorni su sette. Nei giorni scorsi il generale aveva fatto notare che gli uomini ai suoi ordini «saranno solo osservatori, non avranno l’autorità di permettere o vietare». La gestione della frontiera non spetta agli europei, loro si limiteranno a «stendere rapporti nel caso di eventuali violazioni». Aveva puntualizzato che l’operatività del valico dipenderà anche dal livello di preparazione che raggiungeranno le guardie di frontiera palestinesi. Da parte sua il portavoce dell’Anp, Nabil Abu Rudeinah, ha confermato che la presenza degli osservatori dell’Ue al confine «non sostituisce quella israeliana e non interferirà con le operazioni assegnate ai palestinesi». L’Anp tuttavia, pur non affermandolo pubblicamente, teme che i rapporti degli osservatori terranno troppo conto delle preoccupazioni israeliane in materia di sicurezza e non abbastanza dell’ansia dei palestinesi di affermare la loro piena sovranità sul valico di Rafah.