A proposito di Blair

Apprendiamo dall’edizione domenicale del giornale inglese The Indipendent che otto giovani iracheni arrestati a Bassora sono stati presi a calci e malmenati dai soldati britannici. Uno di loro, Baha Mousa, stando alle cartelle cliniche visionate dal giornale medesimo, è morto a seguito delle percosse subite mentre si trovava in stato di detenzione in una prigione britannica. Sempre The Indipendent ci informa che il cadavere è stato restituito ai famigliari coperto di lividi e con il naso fratturato. Uno degli arrestati ha raccontato quanto è accaduto a Baha Mousa: «E’ stato legato, incappucciato e poi ripetutamente preso a calci e malmenato dai soldati britannici mentre continuava ad implorare che gli venisse tolto il cappuccio poiché non riusciva a respirare». Mentre leggevo questa notizia ho letto anche che il premier inglese si è recato in Iraq per ringraziare i soldati inglesi ed anche i carabinieri italiani a Nassiriya, definendoli «i pionieri del ventunesimo secolo». Ieri il direttore del Corriere della Sera, Stefano Folli, ha elogiato il coraggio di Blair, lo propone a modello di leader europeo e per farlo utilizza una terminologia che ci testimonia quanto la linea Usa della guerra preventiva abbia scavato in profondità e trovato consensi: «La paura fisica è un lusso che un uomo di governo non può permettersi. Specie quando decide di fare politica estera ad alto livello: e la guerra è una forma drammatica di politica estera portata alle sue estreme conseguenze». Certo, una “forma drammatica di politica” che contempla il bombardamento e l’occupazione di uno stato sovrano senza l’autorizzazione dell’Onu, con l’opposizione di gran parte della comunità mondiale e in sfregio a qualsiasi norma di diritto internazionale. Va anche osservato che nel tessere l’elogio di Blair il direttore del Corriere dimentica la sequela di menzogne profferite dallo “statista inglese” per giustificare la guerra in Iraq e il fatto che, per esempio, Blair fu sbugiardato persino dagli avvocati del suo governo per avere dichiarato che «Saddam sta preparando la bomba atomica e per questo va fermato». Tutto questo Folli se lo dimentica. Per «i supremi interessi» dell’Occidente, per accaparrarsi il petrolio iracheno e per controllare una zona strategica si può fare questo ed altro. Chissà se il direttore del Corriere sarà capace di scrivere un editoriale spiegando ai due piccoli bambini di Baha Mousa rimasti orfani (la mamma di 22 anni era recentemente morta di cancro) «la nostra superiore civiltà».