A Pisa la festa della guerra aerea

Domani la «manifestazione» sponsorizzata dalle amministrazioni locali di centrosinistra e dalla Lockheed-Martin

Si svolgerà domani all’aeroporto militare di Pisa una grande «festa dell’aria», in occasione del «saluto» al velivolo G.222 che esce dalla linea operativa. E’ l’aereo da trasporto militare, usato anche per la guerra elettronica, che ha partecipato a tutte le guerre, dal Golfo alla Somalia, dai Balcani all’Afghanistan. Nella presentazione si sottolinea però che ha compiuto «innumerevoli operazioni umanitarie e di soccorso». Con tale motivazione la manifestazione aerea è stata patrocinata dalla Provincia e dal Comune di Pisa (ambedue di centro-sinistra), che forniscono anche trasporti gratuiti per facilitare l’accesso all’aeroporto di 100mila persone. Quale sia il vero carattere della manifestazione, promossa dall’aeronautica con la brigata Folgore e la marina militare, risulta evidente dal fatto che tra gli sponsor primeggia la statunitense Lockheed Martin. Il G.222 di fabbricazione italiana è stato infatti sostituito dal C-130J della Lockheed Martin, esibito alla manifestazione. L’aeronautica italiana ne ha acquistati 22, a un costo unitario di 23 milioni di dollari, più gli optional. La versione adottata dalla nostra aeronautica, sottolinea un comunicato ufficiale, «è fra le più sofisticate a tutt’oggi sviluppate». Si tratta del «primo C-130 con capacità sia di rifornire in volo altri aerei sia di ricevere a sua volta rifornimenti: un vero moltiplicatore di forze». Un aereo dunque che serve non solo a trasportare truppe in distanti teatri bellici, ma anche a rifornire in volo gli aerei da attacco. Per addestrare gli equipaggi è sorto a Pisa, presso la 46a Brigata aerea (vicino a Camp Darby), «il più avanzato centro d’Europa per l’addestramento dei piloti militari», realizzato dalla Lockheed Martin.

Oltre al C-130J si esibirà alla manifestazione un altro aereo della Lockheed Martin, il caccia F-16 – quelli che solo sei anni fa partivano da Aviano per bombardamenti «umanitari» sull’ex Jugoslavia -, di cui l’aeronautica italiana ha acquisito 34 esemplari con un contratto leasing da 800 milioni di euro. E, a una delle prossime «feste dell’aria», ci sarà un altro caccia della Lockeed Martin, il Joint Strike Fighter, al cui sviluppo partecipano Alenia Aeronautica e Fiat Avio. Il governo italiano ha versato un miliardo di dollari a fondo perduto e si è impegnato ad acquistarne 150 con una spesa di 5-6 miliardi di euro. I nuovi caccia saranno anche imbarcati sulla nuova portaerei Cavour (costo 1,3 miliardi di euro), insieme agli elicotteri EH-101 dell’AgustaWestland esibiti a Pisa. I Joint Strike Fighter si aggiungeranno agli Eurofighter Typhoon, anch’essi esibiti a Pisa, di cui l’Italia sta acquistando 120 esemplari per almeno 8 miliardi di euro.

Questi gioielli della tecnologia militare (pagati con le nostre tasse) vengono mostrati, in volo e a terra, alla moltitudine di famiglie partecipante alla «festa dell’aria» che culmina con l’esibizione delle Frecce Tricolori. Ormai cancellata dalla memoria la tragedia dell’agosto 1988 a Ramstein (Germania), quando uno di questi aerei precipitò uccidendo 67 spettatori. Il fatto che enti locali governati dal centro-sinistra partecipino a questa festa della guerra aerea, mentre espongono le bandiere della pace, ha implicazioni politiche che vanno al di là dell’ambito locale. Scopo fondamentale della manifestazione è infatti far apparire gli aerei da guerra, che tanti bambini e adulti guarderanno estasiati, quali strumenti di vita e non di morte. Per accrescere la suggestione sarà effettuata, con alcuni G.222, una «simulazione di esfiltrazione ostaggi», ossia di salvataggio di innocenti civili catturati da feroci terroristi. In sintonia con tale «simulazione» il giorno dopo, anniversario dell’11 settembre, la Provincia e il Comune di Pisa organizzano con la Regione una manifestazione con lo slogan «Insieme per la pace contro il terrorismo». La pace è dunque minacciata non più dalla guerra, ma unicamente dal terrorismo. Contro cui si giustifica la guerra, naturalmente «umanitaria».