A Kabul i Tornado di Angela Merkel

Gli americani li vogliono, la Nato li sollecita apertamente: sei caccia Tornado tedeschi con compiti di ricognizione per far la guerra ai talebani nel sud dell’Afghanistan. I tedeschi per settimane hanno puntato i piedi, hanno cercato di prendere tempo. Ma ormai è chiaro che quegli aerei li metteranno a disposizione. Una decisione in questo senso potrebbe venire già mercoledì prossimo dal consiglio dei ministri. Gli aerei saranno dislocati all’aeroporto di Kabul. Il 20 gennaio una squadra di specialisti tedeschi è partita per l’Afghanistan per raccogliere informazioni, occorrano e preparare un preventivo dei costi. I Tornado richiesti dalla Nato sono particolarmente attrezzati per la ricognizione aerea («Recce Tornado»). Da quote superiori ai mille metri raccolgono giorno e notte, anche con apparecchiature a raggi infrarossi, immagini precise su ogni movimento di truppe, in ogni anfratto del terreno. Avranno quindi il compito di guidare i bombardieri americani contro le concentrazioni di guerriglieri talebani.
I Tornado, secondo i piani del nuovo comandante in capo della Nato per l’Europa, generale Craddock, dovranno essere operativi a marzo, in tempo per la «campagna di primavera» che si sta preparando contro le formazioni islamiste nel sud dell’Afghanistan. Dovranno rimpiazzare gli Harrier britannici, che svolgono attualmente attività di ricognizione sul teatro meridionale, ma che proprio a marzo saranno destinati a altri compiti. Secondo Thomas Raabe, portavoce del ministero della difesa tedesco, agli Harrier sarà chiesto di appoggiare direttamente dall’aria i combattimenti terrestre.
Per il sud dell’Afghanistan si sta insomma programmando con ogni evidenza un inasprimento dei bombardamenti aerei, che riducono le perdite proprie ma comportano sistematicamente l’uccisione di civili innocenti: con nessuna foto presa da mille metri di altezza si potrà distinguere tra talebani e non talebani.
Visto che la guerriglia islamica non dispone di armi contraeree, i Tornado non corrono gravi rischi. Tuttavia i piloti della squadriglia Immelmann, di stanza a Schleswig, già da qualche settimana si stanno esercitando intensamente alla lotta contro obiettivi terrestri con i cannoni di bordo», come hanno constato gli autori di un reportage televisivo andato in onda. A detta del portavoce Raabe, si tratterebbe di una «pura precauzione difensiva», casomai qualcuno si azzardasse a minacciarli con razzi terra-aria.
Al coinvolgimento della loro aviazione nella guerra guerreggiata al sud dell’Afghanistan i tedeschi avrebbero volentieri rinunciato. Analogamente a quanto va dicendo il governo Prodi, anche loro vorrebbero dare un carattere più politico e meno militare all’intervento internazionale in Afghanistan. Come presidenti di turno della Unione europea (e del G8) avevano proprio per questo convocato per lunedì prossimo a Berlino una conferenza tra rappresentanti della Ue e della Ue. Martedì, per coordinare gli aiuti, seguirà sempre a Berlino una riunione dei direttori politici dei ministeri degli esteri dei paesi che partecipano – sotto il comando della Nato – alla missione Isaf.
Ma agli Stati uniti non va per niente giù che gli europei – tedeschi o italiani che siano – si pavoneggino di piume politiche e umanitarie lasciando a loro il lavoro sporco. Se volete mettere bocca sul futuro dell’Afghanistan, datevi un po’ più da fare nella guerra presente: questo il senso della richiesta dei Tornado a Berlino.
Per trasmettere il messaggio sono stati proprio gli Usa a chiedere l’incontro dei ministri degli esteri della Nato, tenutosi venerdì a Bruxelles. E lì Condoleezza Rice ha rullato il tamburo in vista della temuta offensiva talebana dopo i rigori dell’inverno: «Se ci sarà un’offensiva di primavera, dovrà essere la nostra offensiva (…) Dovrà essere una campagna politica, economica, diplomatica, ma anche una campagna militare».
Ancora il 22 novembre la cancelliera Angela Merkel, nel presentare al Bundestag il bilancio del primo anno di governo della coalizione tra democristiani e socialdemocratici, aveva assicurato che la Bundeswehr non avrebbe aumentato il suo impegno nel sud dell’Afghanistan, raccogliendo su questo punto gli apprezzamenti dell’opposizione. Spiegando che non si trattava di difendere la relativa quiete dei 3000 soldati tedeschi nel contingente Isaf, dislocati al nord e a Kabul, ma di smilitarizzare la presenza internazionale. «Non può esserci una soluzione soltanto militare», disse Merkel in quell’occasione. Sebbene una presenza militare sia ancora necessaria, «bisogna anche saper combattere per conquistare il cuore della gente in Afghanistan». Benissimo, replica adesso Rice: intanto mandate quei sei aeroplanucci, che al «cuore» degli afghani ci pensiamo poi tutti insieme.
E i Tornado arriveranno. Andranno a affiancare i cento soldati dei commando speciali Ksk (Kommando Spezialkräfte) già messi a disposizione da Schröder, e da sempre attivi al sud al comando diretto degli Usa, nell’operazione Enduring freedom. Quali siano i loro compiti è un segreto ben tutelato.