A colloquio con lo storico triestino Fogar: «Gli eredi del Msi ci parlino di cosa avvenne prima dell

TRIESTE
Il messaggio di Ciampi a Storace per la giornata dei valori nazionali è solo la ciliegina sulla torta delle celebrazioni – il ricordo dell’esodo degli istriani, giuliani e dalmati – che vengono presentate da An del tutto fuori dalla storia. La tragedia delle foibe e dell’esodo dalle terre perse – perché il fascismo fu sconfitto – viene così presentata come esclusivo frutto della violenza «slavocomunista», materializzatasi dal nulla per abbattersi terribile su tutto ciò che era italiano. Lo storico triestino Galliano Fogar, uno dei maggiori conoscitori delle vicende storiche di queste terre di confine – dove il ventennio fascista imperversò, ancor prima dell’invasione della Jugoslavia, con una violenta opera di snazionalizzazione nei confronti di tutto ciò che non era «italiano» e perciò «fascista» – non vuole rassegnarsi al fatto che la storia venga dimezzata, che l’ignoranza e la disinformazione su quanto realmente è avvenuto qui, in quella che fu la Venezia Giulia, la facciano da padrone e che perfino gli eredi dell’ex Pci si appiattiscono sulle tesi antistoriche di Alleanza Nazionale. «An fa nascere la storia – dice – dal 1945, dall’occupazione di Trieste da parte delle truppe di Tito. Io rispetto ciò che dice Ciampi per il fatto che gli italiani dell’Istria, di Fiume e di Zara dovettero abbandonare le terre perse, ma anche lui dimentica di ricordare che tutto ciò, anche se certamente da condannare assolutamente sul piano umano e morale, ebbe il suo terreno di coltura nella violenza fascista e nell’invasione e disgregazione della Jugoslavia da parte italiana e tedesca. Senza questo – aggiunge – non si può discutere, non esiste una storia a metà».

«Era quello che volevo dire l’altro giorno a Fassino e Violante – continua Fogar – quando sono venuti a Trieste per aderire alla proposta di Roberto Menia (An) di istituire il 10 febbraio, giorno della firma del Trattato di Pace di Parigi, nel 1947, la giornata della memoria dell’esodo e per fare un “mea culpa” attribuendo al Pci di allora colpe ed errori di valutazione. Ma io mi domando – aggiunge – come può Fassino dire che il Pci sbaglio “perché l’aggressione fascista alla Jugoslavia non poteva giustificare in nessun modo la perdita di territori né l’esodo degli Italiani”? Ma è stata quella la causa scatenante, l’Italia fascista è stata responsabile e corresponsabile con la Germania di Hitler delle devastazioni e delle stragi che hanno insanguinato l’Europa. Cosa dovrebbero dire gli ebrei, i polacchi, i russi, i milioni che sono stati sterminati?».

Ma Fogar non ha potuto parlare, la conferenza stampa di Violante e Fassino, come ha sottolineato il segretario triestino dei Ds, Bruno Zvech, «era solo per giornalisti». «Io sono giornalista dal 1946 – ricorda lo storico – e ho vissuto in prima persona gli avvenimenti di queste terre e conosco la terribile ignoranza della grande stampa nazionale e della Rai sulle vicende storiche della Venezia Giulia, dove gli infoibati, “tutti italiani e solo perché italiani”, sono a seconda delle “disinformazioni” 10, 20, 50mila e i profughi 350mila, quando l’Opera profughi giuliano dalmati e non certo il Soviet supremo ne censì fino al 1960 204mila, più altri 40-50mila non censisti e che hanno preferito allontanarsi senza lasciar traccia di sé».

Indifferenza, ignoranza, bassa politica elettorale, sono i fattori che impediscono una lettura veramente storica dei fatti, per lasciarli sospesi in un limbo pseudopatriottico, ignorando del tutto le colpe fondamentali del fascismo di frontiera in Istria prima e poi nella Jugoslavia occupata. «Fassino ha detto poi – spiega Fogar – che bisogna ristabilire la verità storica, assumersi le proprie responsabilità, non leggere quella vicende – foibe e esodo – che non sono così consequenziali, se non nella visione antistorica degli eredi dei fascisti – come una modalità dello scontro fascismo-antifascismo, come secondo lui fece il Pci allora, perché “andava letta come una manifestazione di un nazionalismo pericoloso che ha provocato molti danni e sofferenze in quella parte d’Europa e torna periodicamente a risvegliarsi”. Certo – prosegue – c’era questa componente nel comunismo di Tito, ma se non si racconta quello che è avvenuto prima come si può capire, si sposano solo tout court le tesi di An che sono quelle del Msi, che sono poi quelle repubblichine che perseguitano queste terre dal 1943, dalle prime foibe istriane. Tralasciamo pure – rileva lo storico – le nefandezze del fascismo tra le due guerre e partiamo dal 1940, quando l’Italia entra in guerra. La causa storica della nostra disgrazia delle foibe e del calvario dei profughi è la guerra fascista, l’occupazione della Jugoslavia, la politica di persecuzione, di deportazione e di stragi, come nel 1942 a Podhum, vicino a Fiume quando 91 abitanti del paese, considerato “sospetto” dall’esercito e dalla milizia fascista, furono fucilati e gli 800 abitanti deportati. La destra attuale, gli ex missini – incalza Fogar – ben si guardano dallo storicizzare le foibe e l’esodo con i quali tanto si riempiono la bocca, perché dovrebbero per primi fare ammenda di quanto è successo. Questi eredi dei missini, che hanno continuato a spadroneggiare e a compiere atti di inaudita violenza a Trieste dal 1948 a tutti gli anni Ottanta, e non solo contro comunisti e slavi ma contro gli esponenti e i militanti di quegli stessi partiti democratici che avevano fatto parte del Cln e che avevano difeso, pagando anche con la vita, l’italianità di Trieste e di parte dell’Istria. Di questo non parlano, ma di questo – conclude Fogar – parlano i nostri libri dell’Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione del Friuli Venezia Giulia, le indagini di polizia, le inchieste della magistratura, anche se furono sempre troppo indulgenti verso questi “difensori dell’italianità” che flirtavano con Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo, con le cellule nere di Freda e Ventura. Si parta da questa storia, ammettano le colpe del fascismo e dopo parleremo di giornate dell’esodo e delle foibe, fatti tragici, fatti tremendi ed esecrabili, ma che non sono nati da un buco nero della storia».