A 25 anni dalla firma del Trattato di adesione alla CEE

da Partito Comunista Portoghese, Sezione Internazionale – http://www.pcp.pt/ – in http://www.solidnet.org/ – Traduzione dall’inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare 

15/06/2010
 
1 – Gli obiettivi politici e ideologici delle celebrazioni dei 25 anni dalla firma del Trattato di adesione alla CEE / UE del Portogallo non cancella, ma conferma invece, i richiami del PCP sulle conseguenze di questo atto per il popolo portoghese e per il Paese. La dura realtà affrontata dai portoghesi, inscindibile dalle conseguenze dell’integrazione capitalistica europea e dalle politiche ad essa associate, conferma, 25 anni dopo, la correttezza della posizione del PCP riguardo l’adesione del Portogallo alla CEE e delle ragioni allora indicate.
 
Oggi, il Portogallo non solo è più ingiusto e diseguale sul piano sociale e in termini di sviluppo del suo territorio, ma è anche un Paese più dipendente, indebitato e vulnerabile. Venticinque anni dopo, la grave crisi che il Paese deve affrontare, anche se derivante dalle politiche di destra a livello nazionale, non può essere separata dalla crisi che colpisce le fondamenta dell’Unione europea. I livelli record di disoccupazione, la stagnazione e la dipendenza economica del Portogallo, la distruzione dell’apparato produttivo nazionale, l’intensificazione dello sfruttamento, delle disuguaglianze sociali e delle ingiustizie sono una conseguenza della natura predatrice associata all’attuale processo di “integrazione europea”.

2 – La domanda che dovrebbe essere posta dopo i 25 anni dalla firma del Portogallo del Trattato di adesione alla CEE / UE è: a cosa è servito e chi ha beneficiato dell’adesione del Portogallo alla CEE? La domanda dovrebbe essere: a cosa serve e chi ha beneficiato dei Trattati da Maastricht a Lisbona, del Patto di stabilità, dell’Unione economica e monetaria, dell’euro, della BCE e della cosiddetta Politica estera e di sicurezza comune dell’Unione europea. La verità è che, in modo sempre più chiaro, la neoliberale, militarista e federalista Unione europea serve gli interessi del grande capitale, ovvero il grande capitale finanziario, delle grandi potenze come la Germania, dei difensori del militarismo e della politica aggressiva della NATO e non gli interessi dei lavoratori e dei popoli europei, della cooperazione e della pace.
 
Le misure adottate dall’Unione europea e dai governi di vari Paesi, tra cui il Portogallo, in nome di una presunta “lotta contro la crisi” rivelano chiaramente la falsità dei discorsi di “solidarietà”, “coesione” e di una “Europa sociale”, evidenziando ciò per cui, di fatto, servono gli strumenti sanciti nei trattati, nelle politiche comuni e nelle strategie come “Europa 2020”. In nome della cosiddetta “lotta contro la crisi” i popoli d’Europa sono sempre più vittime di una politica di concentrazione e centralizzazione del potere economico e politico che, facendo leva sulla dipendenza e fragilità economica di alcuni Paesi come il Portogallo, sferra nuovi e molto gravi colpi contro i diritti lavorativi e sociali, la sovranità e la democrazia stessa, mettendo a rischio il futuro di milioni di persone e dei loro Paesi.
 
3 – Ma, 25 anni dopo, il PCP afferma con convinzione che un’altra Europa, dei lavoratori e dei popoli, è possibile. Con la loro lotta sarà possibile creare una crepa nel corso neoliberale, militarista e federalista di quest’Unione europea. Una frattura basata sul rispetto della democrazia e dei diritti lavorativi e sociali, per aprire la strada ad una vera convergenza e cooperazione fondata sul progresso sociale, il sostegno alla produzione nazionale, gli investimenti pubblici, il potenziamento dei servizi pubblici, i posti di lavoro con diritti, la fine della “libera” circolazione dei capitali, la lotta contro la finanziarizzazione e la dipendenza economica.
 
Affermando il suo costante impegno per difendere la Costituzione della Repubblica portoghese – che sancisce molte realizzazioni, conquiste e progressi democratici della Rivoluzione d’Aprile, riguardanti cioè l’indipendenza e la sovranità nazionale – Il PCP ribadisce il suo rifiuto ad una integrazione europea caratterizzata dalla sottomissione e condizionamento dello sviluppo del Portogallo e rinnova il suo impegno a combattere per un Portogallo sovrano e indipendente, per un progetto di cooperazione tra Stati sovrani e uguali, a promuovere il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori e del popolo e il progresso del Paese, la pace e la solidarietà internazionale, in linea con il progetto di sviluppo democratico, patriottico e internazionalista fissati dalla Costituzione d’Aprile.
 
L’attuale corso di integrazione europea non è fatale, poiché non è inevitabile la brutale regressione della civiltà che le classi dominanti tentano di imporre ai popoli d’Europa. La risposta dei lavoratori e dei popoli dei vari Paesi europei al violento attacco anti-sociale in atto nell’Unione europea – di cui un importante esempio è stata la manifestazione dello scorso 29 maggio a Lisbona – assieme ai cambiamenti sulla scena internazionale, cioè in America Latina, dimostrano che un mondo diverso e una diversa Europa sono possibili, basati sulla solidarietà, il mutuo rispetto e la reciprocità, rispettando il diritto sovrano dei popoli di compiere le proprie scelte riguardo l’organizzazione sociale, politica ed economica, in difesa della pace e della cooperazione con tutti i popoli del mondo.