Rubrica "Dibattito su Gramsci"

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"Antipolitica" e senso comune
di Ferdinando Dubla | 10 maggio 2017

Ricordo di Antonio Gramsci
di Palmiro Togliatti | 27 aprile 2017

Perché e come Gramsci fu assassinato dal fascismo
di Ruggero Giacomini | 24 aprile 2017

Antonio Gramsci e la concezione del partito comunista

di Andrea Catone | 20 gennaio 2016

L’“intellettuale collettivo”. Da Gramsci al mondo attuale

di Alexander Höbel | 3 ottobre 2015

Urbino, 6-8 ottobre 2015 - Egemonia dopo Gramsci: una considerazione


L'inchiesta su Gramsci e il quaderno ritrovato

di Ruggero Giacomini | 6 marzo 2015

Per una preparazione ideologica di massa

da antoniogramsci.com | 10 ottobre 2014

Cagliari, 25 settembre 2014 - Inaugurazione Biblioteca Popolare "'L'albero del riccio"


La casa di Gramsci diventa un Hotel e si indignano tutti “per finta”

da www.tribunodelpopolo.it | 16 aprile 2014

Roma, 26 aprile 2014 - Il compagno Gramsci


Il giudice e il prigioniero. Il carcere di Antonio Gramsci

un libro di Ruggero Giacomini | 1 aprile 2014

Storia e storie. A proposito delle divergenze fra Gramsci e Togliatti
di Antonio Di Meo | 22 dicembre 2013

Domenico Losurdo: "Gramsci, la Russia Sovietica e la critica del populismo"
fonte Youtube | 16 settembre 2013











MA QUANTI ERANO I QUADERNI DEL CARCERE DI GRAMSCI?
di Ruggero Giacomini

Non era ancora arrivato nelle librerie, che è partito il lancio sui principali quotidiani nazionali “Repubblica” e “Corriere della Sera” - seguiti poi da altri giornali - del nuovo libro del professore di filosofia del linguaggio all’Università di Palermo Franco Lo Piparo (L’enigma del quaderno. La caccia ai manoscritti dopo la morte di Gramsci, Donzelli, Roma 2012), in cui l’autore conferma e rilancia la tesi della scomparsa di uno dei quaderni del carcere di Gramsci, già espressa con non meno clamore lo scorso anno nel libro I due carceri di Gramsci. La tesi, affacciata inizialmente con qualche prudenza e poi sempre più aggressivamente è che sia stato tenuto nascosto un quaderno di Gramsci, e che a nasconderlo sarebbe stato Togliatti perché vi sarebbe stata documentata la rottura di Gramsci con il pensiero e il mondo comunista e la sua conversione al liberalismo. Continua a leggere...







L'INVENZIONE DI UN GRAMSCI DIMEZZATO
di Luigi Cavallaro

Una militanza comunista da cancellare. Una tavola rotonda sull'autore dei «Quaderni dal carcere» a partire dall'ultimo libro di Franco Lo Piparo. Nonostante il forte scirocco dei giorni scorsi, l'eco delle polemiche nazionali (e perfino internazionali) intorno alla sorte dei Quaderni del carcere di Gramsci è arrivata anche a Palermo, dove l'Istituto Gramsci siciliano ha organizzato lo scorso 21 marzo la presentazione dei due ormai celebri libretti che Franco Lo Piparo ha dedicato nell'ultimo anno al tema: I due carceri di Gramsci e L'enigma del quaderno, entrambi editi da Donzelli. Discussants d'eccezione: Luciano Canfora, Salvatore Lupo e Salvatore Nicosia, attuale presidente del Gramsci isolano. (Sui due volumi ne ha scritto Guido Liguori il 2/2/2012 e il 16/02/2013). Continua a leggere...

 



GRAMSCI RIDOTTO A UNA BANALE STORIA DI SPIE. «LA NUOVA SARDEGNA», CULTURA E SOCIETÀ, DOMENICA 24-2-2013
di Gianni Fresu

È oramai appurato, in Italia esiste una categoria di studiosi specializzati in indagini sulla presunta conversione politica, quando non anche religiosa, di Antonio Gramsci ai paradigmi del liberalismo. È il caso dell’ultima fatica di Franco Lo Piparo, incentrata sulla misteriosa sparizione di un quaderno del carcere. Lo Piparo emette un trittico di sentenze inappellabili su ragioni e responsabili della scomparsa: manca un quaderno; l’ha fatto sparire Togliatti; in esso Gramsci ripudia il comunismo e il suo partito. Non si tratta di un saggio storico, ma di una vera e propria spy story per la cui redazione l’autore afferma di essere ricorso a una «immaginazione sorretta da argomentazioni a loro volta ancorate a fatti reali». Ho letto tutte le 140 pagine, più appendice, ma francamente di fatti reali non ne ho trovati, in compenso ho riscontrato molta fantasia, associata a un ferreo pregiudizio di condanna che a mio modesto parere ha anticipato e guidato, non seguito, l’indagine ... Continua a  leggere

 



UNA SPY-STORY COLMA DI CONGETTURE IRRISOLTE
di Guido Liguori

Da qualche tempo ha corso negli studi gramsciani quella che potremmo definire una «storia congetturale»: una ricostruzione dei fatti basata su deduzioni non verificabili. A ciò si è accompagnata e sovrapposta una lettura dei testi fondata sulla convinzione che in essi non si dica ciò che letteralmente si legge, ma vi siano messaggi nascosti. Il che a volte è vero: si tratta però di vedere quanto esteso possa essere il ricorso a questo tipo di lettura «esopica», come si dice ripetendo una espressione della cognata di Gramsci, Tania. Si tratta di due metodologie - storia congetturale e lettura esopica - che hanno prodotto anche esiti interessanti, ma a cui bisogna accostarsi con cautela, proprio perché i loro risultati non poggiano su basi certe. Alla ricerca di un «Gramsci sconosciuto» è tra gli altri Franco Lo Piparo, che torna in libreria con un lavoro di taglio investigativo: L'enigma del quaderno... Continua a leggere

 



RECENSIONE A GIUSEPPE VACCA, VITA E PENSIERI DI ANTONIO GRAMSCI. 1926-1937, TORINO, EINAUDI, 2012
di Raul Mordenti 

La temperie politico-culturale e il titolo stesso dell’incontro triestino[1] (che non si limita al libro di Giuseppe Vacca ma pone al centro “Il recente caso Gramsci: una questione scientifica o una polemica politica?”) ci impongono di considerare il problema del revisionismo che ha preso di mira Gramsci in questi ultimi mesi, in altre parole di porre il problema se anche il libro di Vacca si inserisca nella linea di aggressivo revisionismo gramsciano (anti-gramsciano) oppure, al contrario, se esso sia un contributo alla verità storica e dunque, in quanto tale e già solo per questo motivo, sia un modo di combattere quel revisionismo... Continua a leggere

 



GRAMSCI, MILLE E UNA ERESIA
di Luigi Cavallaro

Sicuramente, un «anno gramsciano» il 2012: cioè un anno di polemiche intorno alla figura di Antonio Gramsci. Alimentate da saggi e ricerche che hanno avuto ampia eco sulla stampa quotidiana, esse hanno dato conferma di una perdurante attualità del comunista sardo che di per se stessa necessiterebbe di una spiegazione, essendo ormai trascorsi ben settantacinque anni dalla sua morte e oltre venti dall'eclissi del movimento internazionale di cui il partito che egli aveva concorso a fondare aveva costituito peculiare ed importante espressione. Continua a leggere

 

 




LUCIANO CANFORA: UN NUOVO LIBRO TRA FALSA LETTERA E FALSO GRIECO
di Ruggero Giacomini

Luciano Canfora non finisce di stupire. A pochi mesi dal suo ultimo libro - Gramsci in carcere e il fascismo, Salerno editrice, Roma giugno 2012 -, eccone un altro praticamente sullo stesso argomento: Spie, URSS, antifascismo. Gramsci 1926-1937, Salerno editrice, ottobre 2012. Una fretta spiegabile forse con l’esigenza di portare nuovi elementi a supporto del proprio ragionamento, di rettificare alcune inesattezze e soprattutto rispondere ai propri critici, come si avverte già dalla citazione in apertura di Rossana Rossanda che aveva garantito per Grieco avendolo conosciuto, cui viene opposta l’autorità di Tucidide sulla poca attendibilità delle testimonianze di parte. Continua a leggere



IL RITORNO AL FUTURO DI GRAMSCI

di Guido Liguori

Il «ritorno di Gramsci»: così titolava di recente un grande quotidiano, dedicando al comunista sardo una intera pagina di recensioni. Il 2012 si segnala infatti per l’ingente mole di saggi, libri, articoli e polemiche sul pensatore italiano moderno più studiato nel mondo. Questa nuova stagione di studi – che data in realtà da un decennio e più – è originata da diversi fattori. In primo luogo vi è l’effetto di ritorno della grande notorietà di Gramsci all’estero, a partire dagli anni ’80, che ha impedito che sull’autore dei Quaderni in Italia scendesse il silenzio, come avrebbero voluto in molti, per ragioni soprattutto politiche, ivi compresa la furia autolesionista di certa sinistra ansiosa di lasciarsi alle spalle ogni aspetto della tradizione comunista. Continua a leggere...

 



GRIECO NON ERA UNA SPIA FASCISTA
di Rossana Platone

Ho letto con fastidio sul "Manifesto" del 17 giugno la recensione di GI.FA. all'ultimo libro di Luciano Canfora, Gramsci in carcere e il fascismo, che il recensore giudica "molto preciso e nuovo, curatissimo nei dettagli". Ora in questo libro molto preciso si insinua pesantemente che Ruggero Grieco fosse un spia della polizia fascista, senza affermarlo a chiare lettere "perché non ci sono prove definitive". Ma Gi.Fa. non ha bisogno di prove, perché tutto lascia sospettare che nel PCI ci fosse una spia ad altissimo livello. Perché non Grieco,dunque, visto che Gramsci in carcere lo giudicava "irresponsabilmente stupido" e capace di atti "scellerati"? È noto che questo giudizio trae origine dalla famosa lettera che Grieco mandò in carcere a Gramsci, Terracini e Scoccimarro nel febbraio 1928. Non starò a ricostruire la storia di questa lettera che chiunque si sia occupato anche sporadicamente di Gramsci ben conosce. Continua a leggere...



L’ENNESIMA CAMPAGNA CONTRO GRAMSCI E LA STORIA DEL PCI

di Alexander Höbel, Coordinatore del Comitato scientifico di Marx XXI

Con una cadenza quasi regolare, ormai da anni, la pubblicistica italiana, col concorso attivo di settori del mondo accademico, propone violente campagne ideologiche, che hanno il loro bersaglio preferito nel “comunismo” tout court, con particolare attenzione alla storia del Partito comunista italiano e alle figure di Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti. Su questo secondo versante gli attacchi si sono intensificati negli ultimi tempi, probabilmente a causa del fatto che Gramsci è uno degli autori italiani più letti e studiati nel mondo, e la sua complessa elaborazione non cessa di influenzare movimenti politici rilevanti in diverse zone del pianeta, a partire da quell’America Latina che negli ultimi anni, mentre nella vecchia Europa i diritti sociali e politici regredivano, ha visto avviarsi significativi percorsi di emancipazione e nuovi tentativi di transizione. Continua a leggere...



PROCESSATE GRAMSCI!

di Gianni Fresu, del Comitato scientifico di Marx XXI
 

Ci risiamo, sulle ceneri di Gramsci si consuma l’ennesimo processo alla storia del partito comunista italiano. La bibliografia tesa a presentare un Gramsci tormentato e proteso verso un approdo liberale, al limite socialdemocratico, è ampia e, sebbene di scadentissimo valore scientifico, molto apprezzata. A questa si aggiungono altre tesi strampalate, sempre di taglio scandalistico e mai fondate sullo straccio di una fonte attendibile, particolarmente ambite dalle “grandi” testate giornalistiche italiane e dai programmi televisivi di divulgazione storica. Continua a leggere...



COSA C’È DIETRO GLI ATTACCHI A GRAMSCI?

di Marco Albeltaro, del comitato scientifico di Marx XXI
 

All’interno di tutta la vicenda degli attacchi a Gramsci di cui «la Repubblica» si è fatta grancassa, vorrei soltanto soffermarmi sul «caso» Saviano, provando a inserirlo in un quadro più ampio. Molti autorevoli studiosi hanno puntualmente ribattuto agli errori e alla tendenziosità dell’articolo di Saviano, non è quindi qui il caso di ritornarci sopra.

Roberto Saviano è divenuto famosissimo grazie a un libro – Gomorra - che è stato un «caso» letterario costruito dai mass media e monumentalizzato dall’italico provincialismo. Attorno a Saviano si è quindi costruita la mitologia dell’intellettuale scomodo, del coraggioso alfiere della giustizia, del povero martire che in ragione delle idee che professa è costretto a vivere sotto scorta, anche quando si reca a New York, come è di recente accaduto, per pontificare sulle sfavillanti strade di Manhattan. Continua a leggere...



QUANTI ERRORI SU GRAMSCI. UNA REPLICA A DARIO BIOCCA
di Nerio Naldi, Università di Roma, La Sapienza | da l'Unità

Purtroppo è ormai lunga la serie degli scritti che propongono ricostruzioni di aspetti della vita di Antonio Gramsci, e in particolare delle vicende che la segnarono dal 1926 al 1937, gli anni del carcere, basate su gravi errori interpretativi, se non addirittura su contraffazioni. E su questa linea, probabilmente in modo non voluto, si colloca anche un articolo a firma di Dario Biocca pubblicato il 25 febbraio da "La Repubblica". Alcune delle considerazioni che si possono leggere in quell'articolo, che in realtà riassume il contenuto di un saggio in corso di pubblicazione sulla rivista "Nuova Storia Contemporanea", sono svolte in modo troppo sintetico per poterle discutere senza attendere la pubblicazione del saggio completo. Continua a leggere...



UN REVISIONISMO STORICO IN NOME DEL BENE ASSOLUTO
di Guido Liguori | da il Manifesto

Atto primo. Esce il libro su Gramsci di un linguista molto noto e già benemerito per gli studi gramsciani, Franco Lo Piparo. Sostiene che Gramsci fu incarcerato, oltre che dai fascisti, dal suo partito. A confronto di Togliatti, Mussolini vi ri! veste i panni del protettore del povero Gramsci: sembra quasi che quest’ultimo sia rinchiuso in un carcere sovietico e il duce stia facendo di tutto per liberarlo. Interpretazioni paradossali, ma non nuove, già al centro delle campagne storiografiche craxiane e anti-comuniste degli anni Ottanta. Nuova è invece la tesi che Togliatti avrebbe addirittura fatto sparire un quaderno, scoop desunto dalle contraddittorie testimonianze d’epoca, che parlano a volte di trenta, a volte di trentacinque, a volte di trentaquattro quaderni. Continua a leggere...



GRAMSCI, L'INVENZIONE DI UN TEORICO LIBERALE
di Guido Liguori | da il Manifesto

Ostaggio del fascismo e lasciato nel carcere dai comunisti perché aveva preso le distanze dal marxismo. L'invenzione di un profilo teorico inesistente, in un libro di Franco Lo Piparo

Un nuovo libro su Gramsci di Franco Lo Piparo non può che destare interesse. Lo Piparo è noto fra gli studiosi gramsciani per un volumedel del 1979 che fece comprendere l'importanza che avevano avuto i giovanili studi di linguistica per il comunista sardo. Un contributo di grande rilievo, anche se non fu accolta dai più la tesi dell'autore secondo cui questi studi erano alla base dell'originalità di Gramsci non accanto ad altre fonti (in primis il dibattito nell'Internazionale comunista), ma al posto delle stesse: Gramsci senza Lenin, insomma. Continua a leggere...



PERCHÉ NON C´È STATO NESSUN RAVVEDIMENTO DA PARTE DI GRAMSCI
di Joseph Buttigieg | da la Repubblica

Le bugie degli studiosi faziosi o incompetenti hanno le gambe corte, se chi sa interviene e corregge.

Pochissimi sono i temi trattati da Antonio Gramsci nei suoi Quaderni dal carcere che non siano stati discussi e analizzati minuziosamente da numerosi studiosi in ogni parte del mondo. Uno di questi è il Lorianismo, un termine coniato da Gramsci per indicare un fenomeno socioculturale che è insieme sintomo e causa della corruzione della società civile. Nella sua introduzione al Quaderno 28, dedicato al Lorianismo, Gramsci spiega che si tratta di «assenza di spirito critico sistematico, trascuratezza nello svolgimento dell´attività scientifica [... ], irresponsabilità verso la formazione della cultura nazionale». Un tema inattuale, rilevante soltanto per l´epoca fascista? Gramsci aggiunge che «ogni periodo ha il suo lorianismo più o meno compiuto e perfetto, e ogni paese ha il suo». Continua a leggere...



SAVIANO, PRIMA DI PARLARE DI GRAMSCI LEGGI ALMENO L'INDICE
di Alberto Burgio | da www.rifondazione.it

Martedì scorso sulla Repubblica Roberto Saviano ha recensito con toni entusiastici un libro sulle «due sinistre»: quella rivoluzionaria, brutta, sporca e cattiva, impersonata da Antonio Gramsci, e quella riformista, buona e gentile, rappresentata da Filippo Turati. Il libro, opera di Alessandro Orsini, giovane sociologo politico, sembra a Saviano niente meno che «la più bella riflessione teorica sulla sinistra fatta negli ultimi anni»...

La tesi del libro è semplice e niente affatto inedita. Da una parte c'è la sinistra riformista, realistica, sinceramente preoccupata delle sorti dei subalterni, quindi capace di valorizzare le piccole conquiste giorno per giorno (in una prospettiva che qualche tempo fa si sarebbe definita «migliorista»); dall'altra, la sinistra rivoluzionaria, violenta e pretenziosa, accecata dall'ideologia e intollerante delle altrui posizioni (la sinistra, per intenderci, dei faziosi e dei «fondamentalisti»). Continua a leggere...



VIOLENZE SU GRAMSCI
di Salvatore Tinè, Comitato scientifico di Marx XXI

La recensione di Roberto Saviano del libro di Alessandro Orsini "Gramsci e Turati" colpisce per la sua volgarità. Vi si accusa Antonio Gramsci di avere nientemeno fomentato la violenza e esaltato l'intolleranza nei confronti degli avversari politici. Per dimostrare tale assunto, Saviano cita alcune affermazioni del pensatore e dirigente comunista, che si possono leggere in alcuni suoi articoli e interventi degli anni ' 20. Si tratta di affermazioni, certamente molto dure, che non possono essere comprese, ove le si estrapoli dal contesto della lotta politica in Italia, negli anni che videro non solo la scissione del movimento operaio e socialista italiano, con la nascita del Partito comunista d'Italia ma anche l'insorgere della reazione fascista e l'avvento al potere di Mussolini. La durezza dei giudizi di Gramsci nei confronti non solo di Filippo Turati ma anche dell'intera tradizione del socialismo e del riformismo italiani appare, quindi, pienamente giustificata, in quel passaggio terribile della storia del nostro paese. Continua a leggere...



INTERNAZIONALISMO E QUESTIONE NAZIONALE NEL PENSIERO DI GRAMSCI
di Salvatore Tinè, Comitato scientifico di Marx XXI

Quello del rapporto tra internazionalismo e questione nazionale è uno dei temi fondamentali del pensiero gramsciano in tutto l’arco della sua evoluzione. Già in alcuni articoli del 1918, il giovane Gramsci sottolineava la permanente vocazione cosmopolitica del sistema di produzione capitalistica. Una vocazione che gli appariva particolarmente evidente nei settori più avanzati del capitalismo mondiale, ovvero nei grandi gruppi industriali e finanziari inglesi e americani. Sono questi gruppi infatti a sostenere, secondo Gramsci, il disegno wilsoniano di un nuovo ordine mondiale fondato insieme sul principio della libertà e dell’indipendenza dei popoli e delle nazioni e su quello della libertà degli scambi internazionali. Continua a leggere...



IL LORIANESIMO DEL PROF. ORSINI, TURATI GRAMSCI E… SAVIANO
di Ruggero Giacomini, Comitato Scientifico di Marx XXI

Se Gramsci fosse vivo e potesse leggere il libro sulle “due sinistre” di Alessandro Orsini, che tanto ha entusiasmato Saviano e “La Repubblica”, lo appunterebbe probabilmente per una nota della sua rubrica sul fenomeno mai morto del “lorianesimo”. Cioè su quegli intellettuali che parlano con saccenza di cose che non conoscono.
 

Loria, per ricordare, era lo “scienziato” che proponeva di risolvere il problema della fame nel mondo coprendo di vischio le ali degli aerei e …catturando uccelli! E in carcere Gramsci dedicò uno spazio dei suo “Quaderni” al fenomeno, che andava ben oltre il “maestro”. Continua a leggere...



GRAMSCI E GLI ODIERNI ESEMPI DI "LORIANISMO"
di Giacomo Tarascio, Historia Magistra

Elogio dei riformisti [“la Repubblica”, 28 febbraio 2012]: così si intitola la recensione che Roberto Saviano dedica al libro di Alessandro Orsini Gramsci e Turati. Le due sinistre (Rubbettino, 2012). Il recensore definisce quella di Orsini niente meno che «la più bella riflessione teorica sulla sinistra fatta negli ultimi anni»; è impossibile, dunque, non cogliere dai toni dell’articolo la piena adesione ideologica a delle tesi edificate su una lettura grossolana dei testi gramsciani. Nel suo libro Orsini ricostruisce in maniera a dir poco discutibile la divisione fra le due anime della sinistra italiana: quella riformista e quella rivoluzionaria, impersonate rispettivamente da Turati e Gramsci. Continua a leggere...



IL CODICE DI GRAMSCI PRIGIONIERO
di Nerio Naldi | da l'Unità

La vita e i pensieri di Antonio Gramsci di Beppe Vacca poggia su un lungo percorso di ricerca e in quanto tale riprende lavori già pubblicati e presenta nuovi sviluppi; in entrambi i casi la trattazione sistematica di quelli che possiamo considerare i temi e i nodi cruciali della biografia personale, intellettuale e politica di Antonio Gramsci nell’ultimo decennio della sua vita, cioè negli anni del carcere, offre un grande contributo alla ricostruzione della sua vicenda e del suo pensiero e alla conservazione e alla trasmissione del suo patrimonio. Il titolo del libro è preciso: la vita e i pensieri (al plurale) di Antonio Gramsci si intrecciano. La parola carcere nel titolo non compare, ed effettivamente possiamo pensare che la grandezza di Gramsci abbia travalicato il carcere, ma è anche vero che egli non trascorse in carcere tutti gli anni fra il 1926 e il 1937: fu prima confinato, poi recluso, quindi detenuto costretto in un letto di ospedale; ma sappiamo che carcere fu. Continua a leggere...



LE MANGANELLATE IDEOLOGICHE PREVENTIVE CONTRO GRAMSCI E L’IDEA DI RIVOLUZIONE IN OCCIDENTE
di Raul Mordenti | da www.liberaroma.it

Il marzo del 2012 è stato un mese davvero difficile per Antonio Gramsci e per Palmiro Togliatti! Prima è uscito un libro che insinuava che Gramsci fosse diventato alla fine un bravo liberale, con precoci tendenze veltroniane, e che Togliatti avesse inguattato uno dei suoi Quaderni per non far sapere al popolo bue la notizia. Poi un saggio che rivelava come Gramsci si fosse pentito e avesse chiesto scusa a Mussolini, dato che altrimenti – codice alla mano – egli non avrebbe potuto usufruire della generosa libertà vigilata, coi Regi Carabinieri fuori la porta, che allietò i suoi ultimi anni di vita. Infine ha visto la luce un libretto che spiegava come Gramsci fosse brutto e cattivo e dicesse le parolacce mentre Turati invece no, era bello e buono e predicava l’amore universale. Quest’ultimo prodotto – chiamamolo così – riceveva per giunta la personale benedizione di San Saviano che ex cathedra, cioè su “Repubblica”, lo definiva senz’altro “la più bella riflessione teorica sulla sinistra fatta negli ultimi anni” (sic!). Continua a leggere...



COMUNISTA E NON VIOLENTO
di Guido Liguori, Presidente della International Gramsci Society Italia 

Gramsci è morto nel 1937 e la sua opera registra ancora un successo crescente, dalle università statunitensi al Brasile, all’India, al Giappone: nessun pensatore italiano dopo Machiavelli ha avuto uguale diffusione. L’articolo di Enrico Mannucci su Sette del 19 aprile fotografava bene questa situazione. Anche nel nostro paese da anni si registra una ripresa di studi su Gramsci di notevole rilievo. Sorprende dunque che uno studioso italiano, Alessandro Orsini su Sette del 26 aprile, indossi la maglietta del tifoso (di quelli che “tifano contro”) per proporre una immagine di Gramsci come politico e teorico sanguinario e violento. Una assurdità, perché Gramsci è il teorico dell’egemonia, della ricerca del consenso, della politica come crescita civile delle grandi masse, il tutto intessuto con una elaborazione culturale di grande livello. Continua a leggere...