Intervista a Oliviero Diliberto

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di Francesco Bianco | da http://catania.blogsicilia.it

diliberto-23 aprile 2012 - Il segretario nazionale del Pdci-Fds, grazie al supporto del suo ufficio stampa, ci ha rilasciato una ’corposissima’ intervista a tutto tondo sulle questioni ’economico-politiche’ nazionali, sul Governo Monti ma anche su quanto sta avvenendo in Sicilia. Secondo l’esponente di Sinistra sono ”inaccettabili le relazioni pericolose” del Governatore Lombardo, “l’elettore medio del Pd siciliano è quantomeno spaesato” e in vista delle elezioni di Palermo, dice “Stiamo con Orlando!”.

Quale è ad oggi la fotografia del Paese?

“Cupa, senza luce. Contrariamente a ciò che dice qualcuno autorevolissimo, nel Paese c’è esasperazione per una situazione che peggiora ogni giorno. Gli italiani non mangiano lo spread, vedono ogni giorno crescere l’incertezza per il loro posto di lavoro, il potere d’acquisto si è ridotto spaventosamente in pochi mesi. L’Italia è in recessione, non c’è fiducia nel futuro. Cresce l’insofferenza per una politica che non sa dare risposte e getta in crisi il concetto stesso di democrazia. Una situazione esplosiva”.


Quanto e perchè il Governo Monti è lontano dal ‘Paese reale’ ?

“Per uscire dalla crisi il governo avrebbe dovuto e potuto coniugare il rigore con la crescita. Invece ha imboccato il sentiero dell’austerità e della recessione. Una ricetta sbagliata e ingiusta. Gli Italiani avrebbero sopportato sacrifici se fossero stati fatti con equità. Invece sono stati colpiti sempre gli stessi. Il Paese reale è fatto di lavoratori. Operai, precari, disoccupati, ma anche artigiani, professori, dipendenti pubblici, piccoli imprenditori. Il Governo li sta punendo severamente per colpe che non hanno. Non sono loro ad aver generato la crisi. Monti non si rende conto che in queste condizioni puntare sulla libertà di licenziamento cancellando l’articolo 18 è pura follia. Non capisce che togliere da una busta paga anche solo un paio di centinaia di euro in tasse o maggiori costi (energia, benzina…) è ormai insostenibile per la stragrande maggioranza delle famiglie italiane. L’Italia ha bisogno di una ricostruzione economica del suo tessuto produttivo, investendo in ricerca, innovazione, cultura e formazione. Invece Monti da un lato taglia e dall’altro continua a non toccare i ceti più ricchi. Forte con deboli e debole con i forti. Il Paese, dopo vent’anni di Berlusconismo e dopo una crisi economica che morde terribilmente, non ne può più di queste politiche neoliberiste ormai palesemente fallite”.

Quali le prime 5 proposte che le vengono in mente per ‘gestire’ e superare questa crisi nazionale senza far soffrire ulteriormente le famiglie e i giovani italiani?
“Anzitutto i soldi per mettere a posto i conti si potevano prendere altrove. Si poteva e si doveva mettere una patrimoniale sui redditi più alti e recuperare almeno 10 miliardi di euro. Per equità chi più ha più deve contribuire. Si potevano tagliare 30 miliardi ai finanziamenti a fondo perduto alle aziende, perché non si possono regalare soldi alle imprese senza legarli allo sviluppo. Si potevano far rientrare subito i depositi italiani in Svizzera incassando 10 miliardi; lo hanno già fatto Gran Bretagna e Germania. Si potevano recuperare dell’evasione fiscale almeno 40 miliardi (il vero dramma italiano: sono gli oltre 200 miliardi di evasione). Si potevano tagliare le spese militari per almeno 20 miliardi, a partire dal non acquisto degli F35. I soldi così incassati, maggiori della stessa manovra Monti, potevano essere usati per risanare i conti e per creare sviluppo e crescita economica senza colpire i ceti più deboli. Io sono convinto che l’unico vero modo che abbiamo per uscire dall’emergenza e costruire una crescita duratura sia quello di investire in cultura e ricerca. Solo se sapremo produrre meglio saremo competitivi; sul fronte della compressione del costo del lavoro, infatti, non riusciremo mai a competere con gli asiatici. La sfida è di essere tecnologicamente e qualitativamente più bravi di loro. Ma su questo non c’è nulla, anche se è il governo dei professori…”

Scendendo in Sicilia, come giudicate gli ultimi sviluppi dell’inchiesta Iblis con l’imputazione coatta per i Fratelli Lombardo?
“Siamo da sempre avversari di Lombardo, perché abbiamo sempre giudicato inaccettabili le sue oggettive ‘relazioni pericolose‘. La magistratura farà il suo lavoro e vedremo se le accuse saranno confermate. Ma il nostro giudizio politico è nettissimo: Cuffaro prima e Lombardo ora sono esponenti di un modo di far politica che accetta e non contrasta l’inquinamento mafioso, la corruzione e la collusione”.

In generale comunque resta sempre molto negativo il vostro giudizio sul governo siciliano?
“Ci mancherebbe altro, un giudizio pessimo”.

Secondo Lei, come si sente l’elettore ‘medio’ del Pd siciliano?
“La Sicilia è la terra del 61 a zero per il centrodestra, di Cuffaro e Lombardo, di Cammarata a Palermo, Scapagnini e Stancanelli a Catania. Tutti inquisiti o condannati o coinvolti in scandali e mala amministrazione. In questa situazione drammatica il PD sostiene Lombardo. Credo che ogni siciliano di centrosinistra, non solo del PD, sia quantomeno spaesato”.

Cosa si sente di dire a chi fra i democratici isolani, come Lumia, sostengono il governatore?
“Auspico che in Sicilia si ricostruisca un centrosinistra unito per sconfiggere le destre, contrastare la mafia e ridare sviluppo e speranza a una terra splendida. Il Pd dovrebbe lavorare a questo, invece a Palermo e in Regione ha scelto di stare con Lombardo. Un errore politico gravissimo. Credo anche che a questo punto ci dovrebbe essere almeno un po’ di imbarazzo da parte di alcuni autorevoli esponenti dell’antimafia politica che continuano ad appoggiare Lombardo. Invece, leggo dichiarazioni quasi sprezzanti di Lumia e Cracolici, parlano di “telenovela”, e di uscita del PD solo se ci sarà rinvio a giudizio. Ripeto, un conto sono i fatti giudiziari, un conto il giudizio politico. E il PD continua a rivendicare come giusta l’esperienza Lombardo, invece di operare una indispensabile rottura a prescindere dalle inchieste”.

Intanto si voterà a Palermo e anche nel capoluogo regionale non sono mancati i ‘pasticci’ nelle primarie del centrosinistra. Che idea si è fatto?
“L’idea delle primarie non mi piace. In alcuni casi possono produrre effetti positivi, come a Milano, ma in molte situazioni il plebiscitarismo produce fenomeni deleteri. Fu così a Napoli, è stato così a Palermo”.

Il centrodestra intanto, dopo l’esperienza poco felice di Cammarata, candida il giovane Massimo Costa. Basta per far ‘riemergere’ Palermo?

“Noi stiamo con Orlando, altro che riporre speranze in uno di centrodestra!”
 

Cosa si sente di dire infine al popolo siciliano?

“Che cambiare pagina si può. In Sicilia, ma più in generale in tutto il Mezzogiorno, vedo una voglia di riscatto e di partecipazione incredibile. Soprattutto tra i giovani. Al Sud l’indignazione può trovare sbocco in forme costruttive di rinascita sociale e politica. Napoli e la mia Cagliari sono lì a dimostrarlo. E penso che a Palermo possa ripetersi il modello di De Magistris a Napoli, che con la Federazione della Sinistra e l’IDV, ha vinto contro tutto e tutti. Sono convinto che la rinascita della sinistra italiana passi dal Mezzogiorno”.

Grazie Segretario, buona giornata.