Dalle lacrime alla paccata (di miliardi)

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di Orazio Licandro | da il Fatto Quotidiano blog

fornero primopianoSe ci fosse stato bisogno di provare che la volgarità non necessariamente coincide con il pessimo gusto e il trash, da ieri la ministra Fornero ha fugato ogni dubbio. La commozione dell’opinione pubblica per le lacrime (che abbiamo definito sommamente ipocrite) della ministra è dissolta dinanzi alla vera faccia. Non solo il ricatto sulla pelle dei lavoratori ma anche una volgare arroganza senza freni, “la paccata di miliardi” come carota e bastone per chi si oppone alla barbarie definitiva nel mondo del lavoro. E poi non solo il linguaggio, ma anche la concezione sottesa: “perché dovremmo metterci una paccata di miliardi”. Mi scusi signora ministra, ma i miliardi son i suoi, li mette lei? Pensa, lei, che il governo sia di proprietà di un manipolo di ricchi oligarchi privi di legittimazione popolare? Pensa, lei, che la trattativa del governo possa essere affrontata alla stessa stregua di una questione privata? Con il medesimo approccio con cui, lei, tratterebbe una questione condominiale?

In effetti un amico mi ha fatto osservare che l’insulto quotidiano che negli anni alle nostre spalle vomitavano i Berlusconi, Sacconi, Brunetta e compagni, ci stava, insomma era nella natura delle cose e delle persone in questione… Ma l’insulto proveniente dai sobri, visto che questo governo così è stato subito etichettato (tecnici, saggi, professori, persone comunque educate e sobrie), risulta ancora più sanguinoso e insopportabile. E a rifletterci appena un po’ credo che abbia proprio ragione. La lista delle gaffe, di arroganti e offensivi numeri di diversi esponenti del governo in carica ormai è lunga. Quel mio amico ha ragione: chi si esprime così non è affatto sobrio e si mostra peggiore dei predecessori!
 

Mentre il governo dell’androide Monti continua il lavoro di destrutturazione del mercato del lavoro e l’archiviazione dello Statuto dei lavoratori, gli italiani cominciano a fare i conti con gli effetti delle manovre che provocheranno recessione, aumento della disoccupazione e della povertà, cancellazione di servizi e diritti. Tuttavia, se in Italia gli economisti di regime, sostenuti dalla più ipocrita e mistificatrice informazione, si spellano le mani e spingono per un’accelerazione della ratifica dell’accordo internazionale relativo al fiscal compact e soprattutto dell’approvazione del pareggio di bilancio come “grande riforma costituzionale”, negli Stati Uniti alcuni premi Nobel dell’economia criticano invece l’analoga misura e si rivolgono al presidente Obama spiegando i perversi effetti che essa dispiegherebbe nell’economia e nella politica americane. Identico ragionamento dovrebbe valere per l’Italia e gli altri paesi europei. Invece silenzio!
 

Il nostro presidente della Repubblica e il suo folto stuolo di consiglieri giuridici tacciono. Non dicono nulla sugli effetti devastanti di una simile riforma, non dicono nulla sulla fine della Costituzione italiana, sulla definitiva sudditanza della politica alle oligarchie della finanza internazionale. Attenti e onesti costituzionalisti italiani ammoniscono che il pareggio di bilancio è una riforma incostituzionale; sappiamo però che, nel momento in cui verrà approvata dal parlamento più inquisito e delegittimato della storia repubblicana, essa diventerà legale. Chi chiamerà tutti i responsabili di questa drammatica stagione politica a rispondere di ciò che accadrà nei prossimi anni ai cittadini italiani?