Elogio del debito

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di Valentino Parlato | da il Manifesto

 

euro-breaku-w300La Germania preme per l’approvazione di norme più stringenti sul bilancio degli stati europei. Ci sarà un incontro tecnico il 12 gennaio, poi la riunione dei ministri finanziari il 23 e infine il Consiglio dei capi di Stato e di governo il 30 gennaio. E c’è ovviamente dissenso sull’obbligo di mantenere in pareggio i bilanci pubblici. In apparenza sembrerebbe ovvio questo rifiuto del deficit, ma in concreto, e molto ragionevolmente, c’è scontro. E – credo io – molto ragionevolmente perché del debito nella vita delle persone e anche degli Stati non si può fare a meno. È certamente vero che quando si dice che uno è pieno di debiti si dà un giudizio molto negativo. Ma il debito nella vita è utile e talvolta necessario.


Come farebbero tanti cittadini ad acquistare la casa d’abitazione senza fare un mutuo, cioè un debito? La stessa condizione vale per gli Stati, tanto che molti già premono perché la spesa per investimenti sia esclusa dal divieto di far debiti. Insomma c’è debito e debito. C’è il debito per continuare a vivere al di sopra delle proprie condizioni materiali e c’è il debito per migliorare la propria vita. E, aggiungerei, ove escludessimo il debito dalla nostra vita che cosa ci sarebbero a fare le banche? Senza il debito non ci sarebbero iniziative imprenditoriali, non ci sarebbe sviluppo. E questo vale fortemente per gli Stati: investimenti e piani di sviluppo difficilmente si potrebbero fare senza ricorrere al debito e anche i buoni del tesoro (oggi così cari per lo Stato italiano) non sono altro che la legittimazione del debito pubblico.


Non si tratta, ovviamente, di fare l’apologia del debito, ma di evitare (come accade oggi, nell’attuale crisi) la demonizzazione del debito. Mettere il divieto di debito pubblico in Costituzione è stato assolutamente autolesionista, interpretarlo rigidamente porterebbe alla paralisi dell’iniziativa pubblica. Certo oggi nell’attuale situazione di crisi la virtuosa Germania vorrebbe imporre una severa disciplina a tutti gli Stati dissoluti e debitori, ma – ripeto – sarebbe un vincolo autolesionista e inaccettabile.


Ripeto, non si tratta di fare l’apologia del debito, ma di evitare che, pur motivati dall’attuale crisi, si stronchi l’iniziativa pubblica. Non è proprio il caso di promuovere le banche e il debito privato e di maledire il debito pubblico. E tutto questo solo a favore della virtuosa Germania.
Se in Italia vogliamo veramente la crescita – come l’attuale governo promette – ricorrere al debito pubblico sarà necessario, anche se siamo piuttosto indebitati.