Razzismo e rivolta nel regime di apartheid americano

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nero usa poliziadi Antonio Santos | da www.avante.pt

Traduzione dal portoghese di Franco Tomassoni per Marx21.it

La rivolta infiamma nuovamente le strade di Baltimora, in Maryland, negli USA, a seguito della uccisione di un giovane afro-americano morto per mano della polizia dopo essere stato detenuto arbitrariamente. Potremmo stare a parlare di Trayvon Scott, che a febbraio fu trovato morto in una cella di Baltimora senza nessuna spiegazione, oppure potremmo parlare di Tyrone West, innocente e senza precedenti, manganellato a morte dalla polizia di questa stessa città, oppure potremmo ancora parlare di George King di 19 anni, che è stato legato al letto dell’ospedale e sottoposto a scosse elettriche con i teasers dagli agenti; oppure di Anthony Anderson morto a causa della violenza degli agenti di polizia…ma qui stiamo parlando di Freddie Gray, detenuto illegalmente il 12 aprile, e che il passato 19 aprile è morto con l’80% della colonna vertebrale distrutta e la laringe spappolata. In sostanza stiamo sempre parlando dello stesso assassino: il razzismo statunitense ed il suo demiurgo storico, il capitalismo.


Nel 1968 la Baltimora nera esplose in una rivolta scatenata dall’omicidio di Martin Luther King Jr. in cui si accumulava il disgusto per il razzismo, la segregazione, la schiavitù e lo sfruttamento subito per due secoli dagli afro-americani. In quel periodo metà della popolazione afro-americana di Baltimora viveva in condizioni di povertà, la disoccupazione si aggirava attorno al 30% e la polizia imponeva un clima di terrore che dominava la vita dei lavoratori neri. Quasi mezzo secolo dopo i numeri sono incredibilmente somiglianti: la disoccupazione degli afro-americani di Baltimora si situa al 42% (a fronte di un tasso nazionale dell'11%), e la stessa percentuale di popolazione vive a margine della soglia di povertà. Inoltre vi sono altri aspetti che mostrano un peggioramento delle condizioni: il processo di delocalizzazione dell’industria pesante ha permesso una riduzione dei salari e stimolato la tendenza alla segregazione razziale dando vita ad un puzzle di quartieri legati tra loro dal cappio della violenza poliziesca.

A Baltimora la polizia è tutti gli anni accusata di oltre 500 atti di brutalità e razzismo. Tuttavia, sebbene nel 2011 le forze di polizia siano state condannate per oltre 100 di questi crimini, nessun agente è stato arrestato: il governo cittadino stanzia ogni anno oltre 12 milioni di dollari come compenso per le vittime dei crimini della polizia, oltre il doppio del bilancio speso per l’istruzione. Il risultato è prevedibile: l’erario è risucchiato da provvedimenti giudiziari che hanno come effetto quello dell’impunità delle forze di polizia.

Il linguaggio degli oppressi

Le manifestazioni pacifiche contro il razzismo che si sono svolte a seguito della morte di Gray hanno avuto un punto di svolta il giorno del suo funerale, il 25 aprile. Le decine di migliaia di persone che manifestavano per tutta la città sono state vittime di provocazioni attuate da gruppi fascisti e delle aggressioni della polizia anti-sommossa. Gli scontri che hanno seguito questi atti sono stati utilizzati dai principali mezzi di comunicazione per demonizzare le proteste e mobilitare per le strade oltre 5000 poliziotti armati con equipaggiamento di guerra. Il lunedi seguente il governatore Larry Logan ha dichiarato lo stato di emergenza, imponendo il reclutamento obbligatorio e autorizzando l’intervento delle forze armate per reprimere le proteste. 

Dall’altra parte, per rispondere a questa spirale repressiva, si stanno generando improbabili alleanze interne alla comunità afro-americana. Al movimento Black Lives Matter (letteralmente le vite nere importano) si sono legate le organizzazioni di classe presenti nel territorio, successivamente la Nazione dell’Islam, e adesso anche le principali gang della città (i Chips, i Bloods e la Black Guerrilla Family) hanno dichiarato una tregua interna per partecipare al movimento di protesta e arginare la violenza della polizia. 

Intanto le attenzioni mediatiche negli USA continuano a concentrarsi sugli scontri e sulle demolizioni dietro la minaccia che “l’economia di Baltimora non potrà più riprendersi”. Una manifestazione del radicato regime di apartheid nord-americano, è offerta da coloro che non hanno mai chiesto giustizia per Gray, ma che oggi elevano un coro di indignazione e protesta contro la distruzione di due decine di vetrine, dimostrando che per il capitalismo la proprietà privata vale molto di più che la vita.