Khader Adnan, detenuto palestinese, 60 giorni di sciopero della fame

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di Bassam Saleh, Coordinatore nazionale Associazione Amici dei Prigionieri Palestinesi

khader adnan liberoKhader Adnan è stato arrestato presso la sua casa di Jenin dalle Iof (Forze di occupazione israeliane) il 17 dicembre 2011 alle 3 del mattino. Le Iof sono penetrati nella sua casa arrestandolo in maniera violenta davanti alle due figlie piccole e alla moglie incinta: è stato picchiato selvaggiamente mentre lo portavano in caserma ammanettato e bendato. Malgrado le ferite è stato sottoposto ad interrogatorio, durante il quale si è rifiutato di rispondere alle domande anche perché non era in grado di capire la lingua dell'interrogatorio.

Khader ha iniziato subito lo sciopero della fame contro le modalità di arresto, interrogatorio, isolamento e detenzione preventiva. SOTTOLINEO: DETENZIONE PREVENTIVA DI QUATTRO MESI. Da allora Kahder ha iniziato uno sciopero della fame, rifiuta di parlare e rifiuta le cure mediche. CHIEDE SEMPLICEMENTE GIUSTIZIA E UN TRATTAMENTO UMANO.

In queste settimane Khader è stato interrogato più di una volta, senza mai ricavarne nessun motivo di condanna, ma nonostante questo il tribunale militare di Ofar ha deciso di tenerlo in detenzione amministrativa per quattro mese. Lo stesso tribunale ha poi rigettato ogni tipo di ricorso. Per questi motivi Khader ha proseguito il suo sciopero della fame, che oramai dura da più di sessanta giorni. Un vero e proprio record per la sopportazione e la resistenza di un uomo. L'ultimo rapporto medico infatti parla molto chiaro: “la mancanza di alimentazione ha causato l'indebolimento dei muscoli compresi il cuore e lo stomaco, tanto che l’organismo ha iniziato a auto produrre letali veleni che sono molto diffusi nel suo corpo”. Il comunicato dell'Associazione medici per i diritti umani, che ha redatto questo rapporto - dopo la quinta visita al detenuto – , afferma anche che potrebbe essere l'ultimo, dato che Khader “può essere oggetto in qualsiasi momento di un arresto cardiaco, anche a causa di una forte insufficienza immunitaria”. Per queste ragione dal 9 febbraio i medici hanno iniziato a somministrargli glucosio e vari sali minerali nell'acqua, ma questo tipo di nutrizione non è sufficiente a prevenire la morte dopo un lungo periodo di sciopero della fame. Il medico che ha condotto la visita ha ribadito che uno sciopero della fame di oltre 70 giorni porterà, senza dubbio, alla morte.

Ma chi è Khader Adnan? Khader 33 anni è un militante della Jihad islamica arrestato più volte: nel 1999 per 4 mese detenzione amministrativa, poi dal 29 novembre 2000 fino al 5 dicembre 2001, e dal 14 dicembre 2002 al 11 dicembre2003. E ancora, sempre per ragioni amministrative, dal 3 maggio 2004 al 11 aprile 2005, quando ha fatto uno sciopero di 28 giorni contro il suo isolamento. Uno sciopero terminato quando le autorità carcerarie gli hanno concesso il trasferimento insieme agli altri detenuti. Inoltre è stato arrestato dal 4 agosto 2005 fino al 6 novembre 2006. Come se non bastasse ha subito un arresto anche da parte dell’Anp nel 2010 per 12 giorni.

Tramite il suo avvocato Khader ha scritto, nell'ultima lettera che potrebbe diventare il suo testamento, rivolgendosi alla sua grande famiglia palestinese, dentro e fuori dal carcere, agli uomini liberi e solidali nel mondo, dicendo: “che l'alba della liberazione è vicina, e chiedendo loro di continuare la lotta”. Khader prosegue la lettera accusando l'esercito e i servizi segreti israeliani di averlo torturato e maltrattato in modo disumano, e sottolinea che “ha deciso di scioperare contro gli immorali interrogatori, senza con questo riconoscere che ci possa un interrogatorio umano e morale sotto occupazione”. “Il mio sciopero – insiste Khader - è il rifiuto della detenzione amministrativa come rifiuto della stessa occupazione”, e ribadisce che “le forze di occupazione effettuano tutti i giorni incursione e arresti, violenti e umiliante, con l'obbiettivo di tenerci permanentemente sotto pressione e sotto i loro ordini. Ci vogliono impedire di avere anche solo un momento di felicità, dignità o sicurezza.

Khader risponde anche a quanti – pochi e sicuramente in preda a follia - pensano che i prigionieri fanno a gara per entrare nei Guinness dei privati: “chi afferma questo si sbaglia, io stavo tranquillamente a casa mia, sono venuti loro a terrorizzare le mie figlie e la mia famiglia in modo selvaggio, come avviene quotidianamente con tanti palestinesi. Ma se loro sono tanto testardi e rifiutano la mia libertà, allora sarò ancora più determinato e testardo: A chi mi vuole bene chiedo di pregare per me affinché possa andare in pace verso il mio creatore”. E conclude: “lo sciopero del vostro piccolo fratello Khader è riuscito in quanto anche altre centinaia di prigionieri palestinesi hanno iniziato un sciopero della fame di solidarietà, segno della più alta unità fra i palestinesi. Alcuni di loro stanno portando avanti da 29 giorni questa forma di lotta e le forze di occupazione sono state costrette a portarli negli ospedali per motivi di saluti. Gli scioperi della fame, si può oggi dire senza timore di essere smentiti, stanno acquistando una portata “araba” e internazionale, in quanto si stanno sviluppando in tutta la Palestina, nelle scuole e nelle università: Tutto questo terrorizza l'occupante israeliano: “loro stanno perdendo e i nostri prigionieri vinceranno e con essi il loro orgoglio e la loro dignità”.

L'avvocato Jawad Poulos ha presentato una richiesta urgente di udienza di ascolto, anche alla presenza di Khader, per riesaminare il ricorso presentato al tribunale: Poulos precisa che questa deve poter avvenire anche all’interno dell’ospedale, se il detenuto, per motivi di salute, non può presentarsi, come è già successo l'ultima volta, nelle aule del tribunale.

Il coordinamento italiano “amici dei prigionieri palestinesi” ha da parte sua rivolto un appello a tutte le forze democratiche, alle associazione umanitarie, affinché utilizzino tutti i canali in loro possesso per salvare la vita di Khader Adnan, incarcerato senza nessuna accusa e a rischio di morte per una detenzione illegale e ingiusta.