America del Sud: integrazione e convergenza

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unasur bandiereda www.alainet.org | Traduzione di Marx21.it

ALAI, America Latina en Movimiento

Il vertice dei capi di Stato e di Governo di UNASUR

“Quito si è trasformata di fatto nella capitale dell'integrazione”, ha dichiarato Inacio Lula da Silva al seminario internazionale Integrazione e Convergenza nell'America del Sud, prima del Vertice dei Capi di Stato e di Governo di UNASUR, che hanno inaugurato la nuova sede dell'entità nella capitale ecuadoriana, il 5 dicembre.

Il seminario (svoltosi a Guayaquil il 3 e 4 dicembre, e organizzato dal ministero degli esteri ecuadoriano, UNASUR e l'Istituto Lula) è iniziato con l'intervento del nuovo segretario generale dell'Unione delle Nazioni Sudamericane, Ernesto Samper, che ha sottolineato la necessità di esplorare nuove formule di convergenza e integrazione tra i paesi dell'America Latina e dei Caraibi in aree come la solidarietà, la complementarietà e la politica, in base al principio che “tutti siamo uguali, ma quelli che hanno di più devono dividerlo con quelli che hanno meno”.


“Credo che dobbiamo pensare a un nuovo blocco, il blocco Sud-Sud”, nella ricerca di nostre soluzioni, poiché “se non abbiamo un nostro blocco le regole ci verranno imposte da altri blocchi”, ha affermato l'ex presidente colombiano.

Riferendosi ai diritti umani come asse importante di UNASUR, Samper ha messo in rilievo quello della sicurezza dei cittadini, che include anche la prossima proclamazione della cittadinanza sudamericana, attraverso un passaporto, che permetterà ai cittadini di lavorare in tutti i paesi della regione. “E' il diritto di residenza per poter lavorare” per circa 400 milioni di sudamericani, ha aggiunto.

Il ministro degli Esteri del paese ospitante, Ricardo Patiño, da parte sua, ha voluto evidenziare i successi di UNASUR in sei anni di funzionamento, sottolineando, tra l'altro, la sovranità e l'azione in quanto blocco nello scenario globale per la difesa dei propri interessi e per costruire un mondo multipolare.

Ha rilevato iniziative come la promozione di una Scuola di Difesa Sudamericana (che sarà inaugurata prossimamente a Quito), l'Unità Tecnica Elettorale che sostiene e accompagna le elezioni nazionali, l'organizzazione di azioni congiunte di fronte a disastri o catastrofi, la creazione di una Corte Penale e la lotta congiunta contro il crimine transnazionale. Uno dei meccanismi più importanti è il Banco del Sur (di cui fanno parte 7 dei 12 paesi), che deve contribuire a ridurre la vulnerabilità finanziaria.

Per quanto riguarda le sfide e le proposte per il consolidamento futuro dell'Unione di 12 membri, Patiño ha dichiarato che lo sradicamento della povertà e il compito più urgente; ad esso si aggiunge la promozione di azioni in difesa delle risorse naturali; l'infrastruttura della connettività regionale; il rafforzamento del Consiglio Sudamericano degli investimenti e della Pianificazione; la creazione di un modello energetico a basso costo e ambientalmente sostenibile e il consolidamento della regione come zona di pace, tra gli altri compiti.

Patiño ha fatto riferimento anche alla costituzione di una nuova istanza per la soluzione delle controversie in materia di investimenti, come pure all'accordo per combattere i monopoli di imprese in settori strategici. Ha proposto di ampliare il Sistema Unitario di Compensazione Regionale dei Pagamenti (Sucre). E di rafforzare la partecipazione dei cittadini nei processi di integrazione e la democratizzazione delle comunicazioni.

Lula: costruire il pensiero strategico latinoamericano

L'ex presidente Lula da Silva, dopo avere reso omaggio a Hugo Chavez e Nestor Kirchner per il loro contributo al processo di integrazione regionale, ha richiamato l'attenzione sui progressi dell'integrazione economica latinoamericana nell'ultimo decennio. Ad esempio, ha affermato che, in 10 anni, gli scambi commerciali tra paesi dell'America Latina e dei Caraibi sono passati da 50.000 milioni di dollari USA a 189 milioni, di cui più della metà sono rappresentati da manufatti.

Ma ha anche riconosciuto che “l'avanzata dell'integrazione non è all'altezza del nostro potenziale e soprattutto delle nostre necessità. La crisi economica mondiale ha avuto un effetto che ha inibito le iniziative di integrazione. E' come se dovessimo aspettare la fine della crisi per riprendere l'integrazione. Sono convinto che è precisamente il contrario: quanto più ci integreremo, migliori saranno per noi le condizioni per affrontare e superare la crisi. L'integrazione non è un problema; è parte della soluzione... ciò che dobbiamo fare è accelerarla”.

Rispetto alla lentezza del processo, Lula ha affermato che l'esperienza “ha insegnato che non basta firmare accordi e annunciare decisioni nei vertici presidenziali”. Uno dei problemi è l'inazione dei corpi legislativi nel tradurre gli accordi in fatti. I parlamenti devono creare meccanismi speciali, più agili, per l'approvazione degli accordi, ha sostenuto.

L'ex presidente brasiliano ha evidenziato anche i progressi per conservare la pace nella regione e il ruolo che UNASUR ha assolto nella composizione dei conflitti. “E' molto significativo, dal punto di vista della nostra evoluzione storica, che una delle prime iniziative di UNASUR sia stata la creazione del Consiglio di Difesa Sudamericano e ora della Scuola; sono misure audaci che contribuiscono ad assicurare la sovranità, il dialogo e la pace”.

Integrare le catene produttive, cosa che esige un accordo tra impresari e sindacati, è una sfida che va affrontata secondo Lula. Che è vincolata ai diritti del lavoro. L'ex dirigente sindacale ha definito importantissima la Piattaforma del Lavoro delle Americhe che sindacalisti di tutta la regione hanno lanciato nel maggio scorso. Allo stesso tempo, ha affermato che nella maggioranza dei paesi che hanno adottato politiche attive di distribuzione del reddito, l'economia è cresciuta al di sopra della media mondiale. E che la disoccupazione della regione è diminuita dall'11,1% nel 2003 al 6% attuale, un periodo nel quale il salario minimo ha registrato un aumento in media del 20%. A ciò si aggiungono i progressi nell'educazione e nella sanità.

“Insomma, i nostri paesi... stanno distribuendo reddito, conoscenza e potere”, e in questo modo i popoli hanno raggiunto un nuovo livello di diritti, benessere e partecipazione democratica, da cui “non possiamo retrocedere”, ha sottolineato Lula.

Ma Lula pensa anche che “tanto importante quanto l'integrazione politica ed economica è l'integrazione sociale; l'avvicinamento, la convivenza, lo scambio, l'alleanza tra i nostri popoli”. Dal momento che, quando il cittadino si sente parte e beneficiario diretto di questo processo, allora staremo forgiando un'autentica volontà popolare dell'integrazione; una nuova cittadinanza, cosciente di essere latinoamericana. La qual cosa passa “per la costruzione di un pensiero strategico latinoamericano e dei Caraibi”, ha concluso l'ex presidente brasiliano.

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