Internazionale

Alleati sotto tutela ovvero gli Usa e la penetrazione cinese. Una nuova puntata

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di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

cina usa barrieraL’ossessione della penetrazione cinese negli accampamenti amici deve far dormire sogni poco tranquilli nelle stanze di Washington. Costringe ad una attenzione certosina davvero faticosa. Faticosa tanto quanto portare il fardello di una leadership (militare, economica e morale) che la comunità internazionale (tutta intera) non sembra riconoscere più. Succede così che gli artefici del più grandioso e sofisticato progetto di spionaggio planetario, quello della Nsa svelato dal coraggioso Edward Snowden e che vedeva coinvolti colossi del web, giungano al ricatto ai danni di alleati tradizionali pur di bloccare la crescente influenza tecnologica della Cina popolare. Già perché i cinesi sono sempre gli stessi: pericolosi, infidi e, soprattutto, spioni.

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Il 2014 sarà un anno da ricordare

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di Demostenes Floros | da temi.repubblica.it

Il prezzo del greggio, gli Usa "intrappolati" nel Golfo Persico, l'avvicinamento europeo all'Ucraina - su cui l'Italia farebbe bene a riflettere. La chiave del nuovo anno sarà l'energia.

Il mercato del petrolio ha chiuso il 2013 con prezzi elevati. In particolare, a dicembre, la qualità del Brent ha inizialmente oltrepassato i 112 dollari al barile ($/b, 3 dicembre); nel corso della seconda decade del mese, il valore è diminuito fino ai 108$/b per poi invertire nuovamente la rotta chiudendo l’anno a 110.5$/b.

Solo a gennaio 2013 il benchmark di riferimento europeo aveva registrato prezzi chiaramente superiori a quest’ultimi (oltre i 115$/b). Il costo della qualità del Wti invece, dopo avere aperto il mese poco sopra i 94$/b, è aumentato fino a sfondare i 100$/b; in chiusura è lievemente calato (98.5$/b). Per quanto riguarda il benchmark del mercato mondiale, nel 2013, solamente tra il mese di agosto e la prima metà di settembre 2013 - quando l’intervento militare americano in Siria  pareva imminente - si sono toccati prezzi più alti (110$/b).

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L’Armenia ha optato per l’Unione Doganale

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da italian.ruvr.ru

Nel 2013 l’Armenia ha drasticamente cambiato rotta. Il principale avvenimento politico ed economico nella Repubblica è dato dal fatto che essa ha rinunciato a firmare un accordo di associazione con l’Unione Europea e ha deciso di aderire all’Unione Doganale.

La “road map” per l’ingresso dell’Armenia nell’UD è stata firmata alla fine di dicembre a Mosca alla seduta dell’Unione integrativa eurasiatica. Secondo le previsioni già nel prossimo febbraio l’Armenia sarà completamente pronta a concludere un accordo sulla partecipazione a tutti gli effetti all’UD.

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La principale minaccia alla pace? Gli Stati Uniti

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di Alessandro Avvisato | da www.contropiano.org

usa bandiera soldatiSecondo una inchiesta realizzata recentemente dal colosso internazionale dei sondaggi – la Win/Gallup International – quasi un quarto della popolazione mondiale (il 24%) ritiene che oggi siano gli Stati Uniti la maggiore minaccia alla pace nel mondo. Una indicazione decisamente rognosa per il paese che ha visto assegnato al proprio presidente il Premio Nobel per la Pace.

Il sondaggio è stato realizzato in 65 paesi e rivela che questa percezione della “minaccia” non è forte solo nei paesi considerati rivali degli USA come Russia e Cina dove sale rispettivamente al 54 e al 49%, ma lo è anche in diversi paesi “partner” nella Nato come Grecia e Turchia (45%) o paesi come il Pakistan (44%) che è uno dei maggiori percettori degli aiuti statunitensi. Gli altri paesi dove domina una percezione negativa degli Stati Uniti sono la Bosnia (49%) e Argentina (46%). Tra i paesi latinoamericani dove è forte la percezione della minaccia statunitense spiccano poi il Messico (37%), il Brasile (26%), il Perù (24%). Dalla rilevazione mancano però Cuba, Venezuela, Bolivia ed Ecuador dove i dati sarebbero indubbiamente ancora più elevati. Curiosamente ha questa percezione anche il 13% degli statunitensi.

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Il reddito medio delle famiglie in Bielorussia e negli altri stati dell’ex campo socialista

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di Flavio Pettinari | da flaviopettinari.livejournal.com

Il reddito medio delle famiglie in Bielorussia e negli altri stati dell’ex campo socialista

Recentemente, ho condiviso su Linkedin un articolo dalla Pravda su una ricerca del Gallup Institute riguardante il reddito degli abitanti di 131 paesi. Successivamente, sono stato (virtualmente) attaccato da uno dei dirigenti del Fronte Popolare Bielorusso, con insulti e affermazioni di vario tipo.

Si tratta del seguente articolo di Oleg Stepanenko (corrispondente della Pravda dalla Bielorussia):

Il reddito dei bielorussi è più alto del reddito degli abitanti di Russia, Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia

A tali conclusioni sono giunti gli studiosi dell’americano Gallup Institute. Gli studiosi hanno condotto una ricerca sul livello del reddito medio in 131 paesi del mondo. La misura del reddito è risultata dalle risposte degli intervistati, la metà dei quali percepiscono un reddito al di sotto della media, mentre l’altra metà al di sopra. Questa tecnica permette un grado di accuratezza maggiore di quella basata sull’indicatore della media aritmetica per determinare la situazione reale.

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I comunisti moldavi contro gli accordi con l'Unione Europea

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da www.pcrm.md | Traduzione dal russo di Marx21.it

pcrm bandiereDichiarazione del Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldova

“Vogliono trasformare la Moldavia in un cane che abbai contro la Russia, legato alla catena europea”

Il Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldova, già nel mese di luglio, aveva definito  il Governo di Iurie Leanca come il governo del tradimento della patria, il governo della liquidazione della Moldavia come stato e del definitivo discredito dell’idea della sovranità e dell’indipendenza moldave. Il Partito dei Comunisti ha dichiarato apertamente che questo governo sta assolvendo a un mandato criminale che dà l’avvio al fallimento della Repubblica di Moldova nei suoi confini riconosciuti sul piano internazionale, all’accelerazione del processo di annessione da parte della Romania della sponda destra del Dnestr, immediatamente dopo la ratifica degli accordi di Vilnius. 

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Turchia. La guerra tra Erdogan e giudici non ferma la repressione

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da www.contropiano.org

donna fionda turchiaPiù si sente assediato e contestato, più il premier liberal-islamista turco Erdogan accentua e rafforza la caccia ai suoi nemici, interni ed esterni al suo partito. Oggi il ‘sultano’ ha fatto sapere che il governo turco non ha in programma nessuna amnistia nei confronti degli oltre 200 tra funzionari, esponenti politici e militari condannati nei mesi scorsi per complotto contro l’esecutivo. “Nessuno si attenda un’amnistia generale: non é prevista” ha dichiarato il suo vice Bulent Arinc ai media locali. Nei giorni scorsi lo Stato Maggiore dell’esercito turco aveva ufficialmente chiesto di riprocessare di nuovo centinaia di ufficiali – generali compresi – condannati perché accusati di far parte della rete Ergenekon a capo di un tentativo di colpo di stato, e di garantire loro un processo equo e la difesa dei loro diritti. Lo scorso 27 dicembre i generali di Ankara avevano presentato una denuncia penale alla procura della capitale contro la condanna per cospirazione di centinaia di alti gradi delle forze armate, accusando i tribunali e il governo di aver manipolato e addirittura fabbricato prove false per poter togliere di mezzo i competitori del premier e dell’Akp - Partito della Giustizia e dello Sviluppo - all’interno di una delle istituzioni cardine della Turchia. 

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Al Qaeda si prende mezzo Iraq. Con l'aiuto dei sauditi

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da www.contropiano.org

alqaeda bandieraSi fa sempre più grave la situazione in Iraq, paese distrutto dalla guerra e poi dall’occupazione statunitense – o meglio occidentale, visto che per anni ci sono state anche numerose truppe europee – e che ora è sconvolto da una guerra civile di "bassa intensità" fatta di attentati e scontri che hanno provocato solo nel 2013 parecchie migliaia di morti.

La novità delle ultime ore è che le milizie islamiste legate ad Al Qaeda si sono scontrate ieri con le truppe fedeli al debole governo di Baghdad e le hanno sconfitte, impossessandosi di cruciali zone nelle città di Falluja e Ramadi. I fondamentalisti sono passati all’offensiva ed hanno attaccato le postazioni della polizia e dell’esercito schierati dal premier sciita Nuri al Maliki nel tentativo di bloccare l’avanzata dei gruppi terroristici sunniti. Che poi hanno attaccato alcuni commissariati e assaltato le carceri di entrambi le città liberando una gran quantità di combattenti islamisti, ed infine si sono impossessati delle principali moschee.

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La politica estera aggressiva della Francia

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di Immanuel Wallerstein* | da www.jornada.unam.mx

soldati franciaTraduzione di Marx21.it

Negli ultimi anni, la Francia ha riconfermato la sua presenza nello scenario internazionale con un grande attivismo – prima con il presidente Nicolás Sarkozy e ancora di più con il presidente François Hollande. Come nazione, si è messa alla testa delle potenze occidentali per intervenire in Libia allo scopo di rovesciare Muammar Gheddafi. Ha promosso la linea più dura tra quelle di tutte le potenze occidentali nella Siria di Bashar el-Assad. E' intervenuta unilateralmente nel Mali (dove è presente anche un contingente militare italiano, ndt) per frenare l'avanzata verso sud dei movimenti armati islamici. Poco tempo fa, Hollande è stato ricevuto come un eroe in Israele per la linea dura assunta nei negoziati con Siria e Iran. E sta inviando truppe per cercare di restaurare l'ordine nella Repubblica Centrafricana.

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