Internazionale

Hong Kong, sotto l’ombrello

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hongkong umbrellarev S 0di Manlio Dinucci | da il manifesto

Di fronte alla «Umbrella Revolution» (definizione made in Usa), il governo britannico si dice «preoccupato» che a Hong Kong siano garantiti «i fondamentali diritti e le fondamentali libertà». Londra su questo può dare lezione.

Nell’Ottocento gli inglesi, per penetrare in Cina, ricorrono allo smercio di oppio che portano dall’India, provocando enormi danni economici e sociali. Quando le autorità cinesi confiscano e bruciano a Canton l’oppio immagazzinato, intervengono le truppe inglesi costringendo il governo a firmare nel 1842 il Trattato di Nanchino, che impone tra l’altro la cessione di Hong Kong alla Gran Bretagna. Da allora fino al 1997 Hong Kong è colonia britannica, sotto un governatore inviato da Londra. I cinesi sono sfruttati dai monopoli britannici e segregati, esclusi anche dai quartieri abitati da britannici. Scioperi e ribellioni vengono duramente repressi.

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Carovana antifascista e concerto Banda Bassotti a Donetsk (Russia)

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Servizio trasmesso dal principale Tg russo, del canale Rossija 1. E due interviste con David Cacchione, della banda, e Vladimiro Vaia della carovana.

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La rivincita del capitale: 40 anni di RDT, 25 anni dopo

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di Vladimiro Giacché (in esclusiva per Junge Welt e Marx21.it)

[articolo pubblicato su “Junge Welt” col titolo: “Zurück in die Knechtschaft” (trad. tedesca di Hermann Kopp)]

La leggenda di una economia tedesco-orientale al disastro nel 1989 – anzi: da sempre disastrosa - è ormai diventata senso comune, non solo in Germania. Ma è falsa. Non soltanto le difficoltà economiche della Repubblica Democratica Tedesca non ne facevano una “economia decotta” (“marode Wirtschaft”), ma i risultati raggiunti in 40 anni di storia vanno considerati tutt'altro che trascurabili. A dispetto di condizioni di partenza e di contesto estremamente sfavorevoli.

La storia della RDT inizia il 7 ottobre 1949 con un paese semidistrutto dalla guerra. A differenza della Germania Ovest, è privo di materie prime e per giunta deve sopportare quasi per intero il peso delle riparazioni di guerra decise dai vincitori e dovute all’Unione Sovietica. Siccome la RFT smise molto presto di onorare le sue obbligazioni, le riparazioni pagate dalla RDT finirono per ammontare a 99,1 miliardi (DM del 1953) contro i 2,1 miliardi pagati dalla RFT. Un rapporto di 98 a 2. Calcolata per abitante, la sproporzione è ancora maggiore: 130 a 1. Nel 1989 il prof. Arno Peters calcolò quanto avrebbe dovuto pagare la RFT alla RDT per pareggiare il conto, computando gli interessi: 727,1 miliardi DM del 1989.

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Il caos controllato degli Usa, dallo Stato Islamico all’Ucraina

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di Demostenes Floros | da Limes

Il trend al ribasso dei prezzi del petrolio prosegue oramai da 3 mesi; l'oro nero è ai minimi da più di due anni. In particolare, a settembre, la qualità Brent è calata da 103.1 dollari al barile ($/b) a 94.6$/b, mentre il costo del Wti è diminuito da 94.6$/b a 91.4$/b.

Tale andamento rispecchia la solidità dell’offerta e una crescita della domanda per il 2014 meno robusta di quanto precedentemente stimato.

In maniera del tutto inusuale il segretario dell’Opec, il libico Abdallah El Badri, ha “previsto” il 16 settembre un taglio della produzione di 500 mila barili al giorno (b/d). Il ministro iraniano del Petrolio, Bijan Zanganeh, ha affermato che “i membri dell’Opec dovrebbero cercare di moderare la produzione per evitare ulteriore instabilità”. Di diverso avviso i rappresentanti di Arabia Saudita e altri Stati del Golfo.

Sembra che l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio sia attraversata da visioni divergenti rispetto a come influenzare il mercato internazionale del greggio, il quale - apparentemente - continua a non incorporare le attuali tensioni geopolitiche. Di fatto, tali divergenze esprimono ed influenzeranno lo scontro in atto tra Stati Uniti d'America e Federazione Russa.

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La politica estera e le elezioni presidenziali in Brasile

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Editoriale di “Vermelho”, portale web del Partito Comunista del Brasile (PCdoB)

brasile elezioni2014 logoda vermelho.org.br | Traduzione di Marx21.it

Non sono solo le conquiste sociali e l'autonomia nazionale nell'attuazione di una economia popolare che non sia nell'interesse dell'oligarchia finanziaria nazionale e internazionale che subirebbero un'immensa regressione se uno dei due candidati del campo neoliberale e conservatore – Aécio Neves, del PSDB, o Marina Silva del PSB – vincesse le elezioni.

E' anche a rischio la politica estera: la scelta brasiliana dell'integrazione regionale sovrana e solidale tra paesi e popoli indipendenti e per svolgere un ruolo internazionale progressista, a favore di un nuovo ordine libero da egemonismi, per un mondo di cooperazione e pace.

Sebbene apparentemente molto distante dal vivere quotidiano del popolo e dal dibattito politico corrente, anche la politica estera è messa in causa nella campagna elettorale.

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Usa e Nato restano in Afghanistan

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ashraf-ghani-afghanistan-140921160519 bigdi Manlio Dinucci | da il manifesto, 4 ottobre 2014

Firmati gli accordi sulla «sicurezza e la difesa»

L’accordo Usa-Afghanistan voluto da Washington, ostacolato per quasi un anno dal rifiuto del presidente Karzai di sottoscriverlo, è stato firmato im pompa magna a Kabul il 30 settembre, il giorno dopo l’insediamento del nuovo presidente Ashraf Ghani. L’«Accordo di cooperazione sulla sicurezza e la difesa» – comprendente, oltre a una premessa e a un annesso, 26 articoli suddivisi in 116 punti – contiene tutto ciò che Washington voleva ottenere.

In base all’accordo, che resterà in vigore dal 2015 al 2024 e oltre, gli Stati uniti potranno mantenere in Afghanistan, dopo la fine formale della «missione di combattimento» il 31 dicembre 2014, circa 10mila militari con il compito ufficiale di consigliare (leggi comandare), addestrare, equipaggiare e sostenere le «forze di sicurezza» nazionali. Gran parte del contingente Usa sarà composta da forze per le operazioni speciali, che effettueranno «missioni di controterrorismo» in territorio afghano. Anche se non si specifica, saranno a tal fine usati droni armati, elicotteri e cacciabombardieri che partiranno da basi terrestri e portaerei dislocate in zone limitrofe.

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