Internazionale

L’Espresso: concentrato di disinformazione sull’Ecuador

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di Fabrizio Verde
da albainformazione.wordpress.com

Tra un’informazione corretta, precisa e puntuale sul progetto di sfruttamento delle risorse petrolifere presenti nell’Ishpingo-Tambococha-Tiputini (ITT), nel parco nazionale dello Yasuni, in Ecuador, dove andrà ad essere intaccato meno dell’1 per mille del territorio, e un’informazione parziale, strumentale, lacunosa e mistificatoria, ‘l’Espresso’ ha scelto la seconda opzione. Come sempre accade, d’altronde, quando i media italiani afferenti al circuito mainstream si occupano di America Latina.

In particolare di quei paesi, come l’Ecuador, dove pur tra tante contraddizioni e problematiche sono in atto dei poderosi programmi di trasformazione sociale che rigettano i dettami del neoliberismo, la «larga noche neoliberal» per dirla con le parole del presidente ecuadoriano Rafael Correa, che a quelle latitudini ha prodotto esclusivamente devastazione. Economica e sociale. Delle vere e proprie rivoluzioni, come in Venezuela e Bolivia per citare due paesi a caso, che ovviamente non sono ben “viste” – usando un eufemismo – nella parte settentrionale dell’emisfero americano dove credono ancora che l’America del sud sia il proprio cortile di casa, «el patio trasero».

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La Croazia schiacciata tra ricatti economici USA e della UE, pressioni militari della NATO, stagnazione economica e sociale interna, e il passato che riappare

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di Enrico Vigna | da www.civg.it

Il Ministro degli Esteri russo Lavrov ha dichiarato che  la visita del senatore statunitense Chris Murphy ad ottobre in Croazia, mira a fare “ pressioni vergognose” sul paese, in vista di decisioni decisive per la politica statale di quel paese.Infatti la visita è arrivata proprio mentre il governo croato si accinge a decidere alcune scelte economiche e militari che preoccupano le leadership statunitensi e occidentali. Da fonti locali è trapelato che il senatore ha cercato di ottenere una promessa da esponenti governativi della Croazia di escludere alcuna opzione di vendita di partecipazioni in Croazia della principale società di petrolio e gas la INA, a potenziali investitori dalla Russia che negli scorsi mesi avevano fatto proposte definite interessanti anche da membri del governo; come se non bastasse nei colloqui il senatore ha anche messo all’ordine del giorno degli incontri, addirittura una forma di veto ad eventuali forme di cooperazione con la Russia.

In una conferenza stampa Lavrov ha detto: "Secondo le informazioni che abbiamo, durante il suo recente viaggio in Croazia, il senatore statunitense del Connecticut, Chris Murphy ha cercato di ottenere una promessa dagli alti funzionari della Croazia, di escludere alcuna opzione di vendita di partecipazioni nella società leader del petrolio e del gas della Croazia INA, a potenziali investitori russi, in tal caso l'azienda potrebbe incorrere in interruzioni di altre collaborazioni con partner europei. Ha anche proposto ai funzionari croati di acquistare elicotteri americani in sostituzione di quelli di fabbricazione russa Mi-8, elicotteri attualmente in uso nell'esercito croato", ha detto il ministro russo.  

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Il Papa tra verità e diplomazia

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papa francesco guardiadi Manlio Dinucci | da il manifesto

«Oggi si dice che tante cose non si possono fare perché manca il denaro. Eppure il denaro per acquistare armi si trova, per fare le guerre si trova»: questa affermazione di Papa Francesco è stata ignorata dagli ambienti governativi italiani e occidentali, che tacciono sul fatto che la spesa militare mondiale (circa 1750 miliardi di dollari annui secondo il Sipri) è trainata da quella Usa/Nato (oltre 1000 miliardi di dollari annui, più altre spese di carattere militare).

Praticamente ignorata, negli stessi ambienti, l’affermazione del Papa che indirettamente suona come una critica al sistema capitalista: «Stiamo vivendo una terza guerra mondiale a pezzi, a capitoli», dietro cui ci sono problemi politici ed economici collegati al tentativo di «salvare questo sistema dove il Dio denaro è al centro».

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La battaglia di Ferguson

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HandsUpDontShoot-kidsdi Antonio Santos | da www.avante.pt

Traduzione di Marx21.it

Quando nel 1950, gli USA decisero di invadere la Corea, il presidente Truman non la definì una guerra, che esige l'approvazione del Congresso, ma “un'azione di polizia”. Cento giorni dopo l'omicidio di Mike Brown, un giovane nero, povero e disarmato, gli USA aspettavano, in una calma piena di tensione, la decisione dei tribunali di accusare o discolpare l'assassino confesso, il poliziotto bianco Darren Wilson. Per cento giorni una giuria ha discusso se un poliziotto deve essere giudicato per avere ucciso, con dodici colpi, un giovane con le mani in alto, di fronte a decine di testimoni. In attesa del verdetto, il governatore ha dichiarato lo stato di emergenza, sono stati mobilitati migliaia di militari della Guardia Nazionale e le strade sono state occupate da blindati e poliziotti armati con armi da guerra. Come nel 1950, Obama non la definisce una guerra. Ma non per questo cessa di esserlo.

Alla fine è stata resa nota la decisione di non portare Darren Wilson alla sbarra del tribunale, una decisione del resto già attesa e che riafferma il vecchio assioma del sistema giuridico americano: negli USA assassinare un nero non è un crimine. Non sono bastati cento giorni per comprendere che omicidio è crimine, ma sono bastati cento giorni per trovare il modo di convincerci del contrario.

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Elezioni in Moldavia: in testa i sostenitori della politica di amicizia con la Russia

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putin moldavia pcrmnota a cura di Mauro Gemma

In Moldavia, Il Partito Socialista della Repubblica di Moldova (PSRM socialistii.md), fiero oppositore del recente Accordo di Associazione con l'Unione Europea, siglato dall'attuale governo, e che si pronuncia per l'Unione doganale con Russia e Bielorussia (la foto esposta in rilievo nel loro sito è emblematica), è al momento in testa nello scrutinio delle elezioni parlamentari svoltesi il 30 novembre. Con l'87% delle schede scrutinate, i socialisti raccolgono il 22% circa dei voti. Significativa la prima dichiarazione del leader socialista, Igor Dodon, secondo il quale “i cittadini si sono pronunciati per uno stato orientato socialmente e per un futuro di stabilità a fianco dei nostri tradizionali alleati strategici, con la Russia, nell'ambito dell'Unione doganale”.

Il Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldova (PCRM www.pcrm.md) si attesta sul 18% dei consensi elettorali, scontando tra l'altro la presenza della “lista civetta” dei cosiddetti “comunisti riformatori” che, nonostante l'impressionante somiglianza del loro simbolo a quello del PCRM ha ottenuto la compiacente autorizzazione della commissione elettorale a presentarsi ugualmente alla consultazione.

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Occupy Central e Hong Kong... Un messaggio per Taipei?

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di Diego Angelo Bertozzi
da www.lantidiplomatico.it

Si deve intralciare in qualche modo la prospettiva di una graduale e pacifica ri-unificazione

Per diversi osservatori il movimento "Occupy Central" attivo ad Hong Kong aveva come scopo l'invio di un preciso segnale alla popolazione di Taiwan (e proprio per questo sono giunti appoggi e particolare attenzione a livello internazionale): la formula "Un Paese, due sistemi" è solo una maschera propagandistica che nasconde il progetto totalitario di Pechino e che non lascia spazio ad alcuna reale autonomia politica.

Si deve intralciare in qualche modo la prospettiva - reale visto l'approfondirsi delle relazioni economiche e politiche tra lo stretto - di una graduale e pacifica ri-unificazione che darebbe una ulteriore spallata agli equilibri nell'area dell'Est-asiatico. La risposta "soft" delle autorità ha in parte depotenziato la forza del messaggio, ma non ne ha impedito la trasmissione.

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L’Italia: molti dubbi quando si tratta di spingere per la pace, ma nessuno per la guerra

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da www.siriapax.org

COMUNICATO DEL COORDINAMENTO NAZIONALE PER LA PACE IN SIRIA

Il governo italiano ha deciso di aderire alla coalizione contro l’Isis creata dagli Stati Uniti. Con questo atto, il nostro paese, dopo aver sanzionato pesantemente la Siria (con esiti devastanti sulla popolazione civile) ed aver rotto i rapporti diplomatici, accetta senza problemi di far parte di una coalizione nella quale sono presenti proprio quei paesi che hanno supportato Isis.

La decisione è stata presa quasi in sordina, con scarso rilievo da parte dei media ma meritava maggiore attenzione: si tratta infatti di un atto preso in spregio alla Costituzione italiana, che recita che l’Italia ripudia la guerra, e senza passare per il Parlamento, in spregio ai principi fondanti della democrazia.

Si inizia con alcuni Tornado, partono con un 'asset bellico' limitato, come 'ricognitori': vedremo come andrà a finire, dal momento che la guerra, metteva in guardia Giovanni Paolo II, è 'avventura senza ritorno'.

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Sacrosanto ministro Gentiloni

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libia buco gheddafidi Manlio Dinucci e Tommaso Di Francesco
il manifesto, 27 novembre 2014

«L'Italia sta attrezzandosi per fronteggiare la guerra che le si presenta alle porte?»: Gad Lerner è andato a chiederlo al nuovo ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, «formatosi nella cultura del pacifismo e del disarmo, oggi rimessa drammaticamente in discussione dall`incendio che divampa lungo tutta la sponda sud del nostro mare, a cominciare dalla vicinissima Libia».

Nell’intervista (La Repubblica, 26 novembre), che il ministero degli Esteri riporta nel suo sito dandole carattere ufficiale, Gentiloni ribadisce che, di fronte all’attuale crisi libica, «certo non rimpiangiamo la caduta di Gheddafi: abbatterlo era una causa sacrosanta». Spiega quindi che, poiché «la Libia rappresenta per noi un interesse vitale per la sua vicinanza, il dramma dei profughi, il rifornimento energetico», il governo sta lavorando per «un intervento di peacekeeping, che vedrebbe l`Italia impegnata in prima fila».

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La lezione greca, l’ignavia italiana, le parole di Caffè

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3-percento-eudi Manfredi Alberti e Rigas Raftopoulos
da il manifesto, 20 novembre 2014

La «regola aurea» in base alla quale gli Stati appar­te­nenti all’Unione euro­pea non devono oltre­pas­sare il 3% nel rap­porto deficit/Pil non ha alcun fon­da­mento scien­ti­fico. Lo ha già dimo­strato nel 1998 Luigi Pasi­netti, in un arti­colo apparso sul Cam­bridge Jour­nal of Eco­no­mics.

Lo ha con­fes­sato di recente, molto can­di­da­mente, Guy Abeille, il fun­zio­na­rio fran­cese che inventò quel para­me­tro ai tempi di Mit­te­rand. La regola con­ta­bile che sta impic­cando molti paesi dell’eurozona fu sta­bi­lita in meno di un’ora e del tutto casual­mente, senza alcuna base teo­rica. Se ne dovrebbe discu­tere in ogni sede, e invece no, il silen­zio regna sovrano.

Il trat­tato di Maa­stri­cht con­ti­nua a con­di­zio­nare la poli­tica euro­pea, a tal punto da far sal­tare sistemi di wel­fare e man­dare in rovina intere eco­no­mie. Con esi­sti dram­ma­tici come nel caso della Gre­cia e pre­sto, forse, anche dell’Italia.

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