Internazionale

La cooperazione tecnico-militare sino-russa alla luce della crisi ucraina

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di Vassili Kachine | da La Voix de la Russie
french.ruvr.ru | Traduzione di Massimo Marcori per Marx21.it

La crisi in Ucraina segna una svolta nelle relazioni politiche tra la Russia e i paesi occidentali. Nulla o quasi nulla lascia pensare che la crisi ucraina si fermerà in un futuro prevedibile.

L’economia dell’Ucraina è in rovina, l’apparato statale è indebolito e le contraddizioni interetniche si sono inasprite. Anche se l’intensità della crisi diminuisce, l’Ucraina rimarrà una fonte di problemi per lunghi anni a venire, avvelenando i rapporti tra la Russia e l’Occidente. Tale situazione avrà conseguenze molto forti sulla cooperazione tecnico-militare tra la Russia e la Cina.

Di fronte a tale situazione, il sostegno di paesi come l’India e la Cina riveste un’importanza cardinale per la Russia. Attualmente, la Cina è un importante partner commerciale della Russia e il mantenimento di stretti legami comporta il fallimento dell’intera strategia occidentale che punta ad isolare la Russia.

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Il partito ucraino, i cui esponenti vengono ricevuti dalle nostre massime autorità statali, chiede la messa fuorilegge del Partito Comunista

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Al Parlamento Ucraino: Kirilenko, deputato del partito Patria, espone il suo progetto di legge per la messa al bando del Partito Comunista. "Patria" è il partito della famigerata oligarca Timoshenko, presentata dall'occidente come una paladina delle libertà politiche e civili e i cui esponenti sono stati ricevuti con tutti gli onori dalla nostra presidente della Camera, che ha avuto per loro parole di encomio nello stesso momento in cui a Kiev costoro portavano a compimento un colpo di Stato.

Kirilenko accusa i comunisti di separatismo (i comunisti, per preservare l'unità territoriale del paese propongono un referendum sulla riforma in senso federale dello stato) e per non aver votato le misure della giunta nei confronti della Crimea e della politica estera.

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L’insostenibile pesantezza dei vincoli monetari e di bilancio

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di Vladimiro Giacché1 | (Intervento all’incontro “Titanic Europa?”, promosso da Re:Vision, 7 marzo 2014, Roma)

euro moneta closeupRingrazio Stefano Fassina per questa occasione di confronto che ha voluto estendere al di là dei confini del PD.

Credo che il modo migliore per contribuire a questo incontro sia offrire il proprio punto di vista alla discussione, nel modo più diretto possibile.

Credo infatti che il primo dovere nei confronti di noi stessi sia quello della chiarezza.

In primo luogo sulla gravità della situazioneIl nostro paese ha perso, dall’inizio della crisi, poco meno del 10% del prodotto interno lordo, il 25% della produzione industriale, il 30% degli investimenti. A chi paventa catastrofi nel caso di un’eventuale fine dell’euro – è stato fatto anche qui – io rispondo che al punto in cui siamo l’onere della prova va rovesciato, perché la catastrofe c’è già. La priorità non può essere rappresentata dai moniti relativi a una catastrofe eventuale, ma dal tentativo di comprendere come siamo finiti nella catastrofe attuale e cosa si debba fare per uscire dal disastro economico in cui ci troviamo.

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La posizione di Cuba su Ucraina e Venezuela

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Temi affrontati dal Ministro delle Relazioni Estere di Cuba, Bruno Rodríguez Parrilla, nella conferenza stampa tenuta il 6 marzo del 2014, nella sede della Cancelleria cubana.

bruno-rodriguez-parrillaSUL VENEZUELA 

• Il Presidente Raúl Castro ha reso omaggio al leader ed amico eccezionale, Hugo Rafael Chávez Frías, ed ha assistito all’impressionante sfilata civico-militare effettuata a Caracas, contundente dimostrazione della volontá popolare e della soliditá dell’unitá del popolo e della FANB fedeli all’ereitá di Chávez, in difesa delle sue irreversibili conquiste. 

• Esprimiamo ferma e piena solidarietá alla Repubblica Bolivariana del Venezuela e al suo Presidente costituzionale Maduro, al governo e alla direzione politico-militare della rivoluzione di fronte all’ingerenza straniera, specialmente degli Stati Uniti, ai tentativi di abbattere con la violenza il legittimo governo eletto in maniera democratica, aigli avvenimenti che hanno visto protagonisti gruppi fascisti che hanno provocato morti, feriti e distruzione, al sabotaggio e all’aggressione economica e alle campagne della stampa transnazionale. 

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15 ° anniversario dell’aggressione della NATO contro la Jugoslavia (Serbia e Montenegro)

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dontforget-3da www.civg.it

PER NON DIMENTICARE

Quindici anni sono passati dall'inizio della aggressione della NATO contro la Serbia e Montenegro (24 marzo 1999). Questa aggressione ha provocato la perdita di 4.000 vite umane, tra cui 88 bambini, e 10.000 persone sono state gravemente ferite. Più di due terzi di queste vittime erano civili. Quante vite umane sono state perse nel frattempo a causa delle conseguenze dell’uso di armi con uranio impoverito, nonché delle bombe a grappolo, non potrà mai essere stabilito. Violando le norme fondamentali del diritto internazionale, del suo atto di fondazione, nonché le Costituzioni dei paesi membri, la NATO bombardava la Serbia e il Montenegro per 78 giorni distruggendone l' economia, le infrastrutture, i servizi pubblici, radio e centri TV e trasmettitori, siti culturali e monumenti storici. La NATO ha la responsabilità di aver inquinato l'ambiente e messo in pericolo la salute delle generazioni presenti e future. I danni economici causati dall'aggressione sono stati stimati in oltre 120 miliardi di dollari. Un risarcimento dei danni di guerra non è ancora stato rivendicato, e le sentenze sancite dal nostro tribunale, con le quali i leader dei paesi aggressori sono stati condannati per i crimini contro la pace e l'umanità, sono state annullate dopo il colpo di stato nel 2000.

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Scudo, gli Usa rilanciano

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto, 20 marzo 2014

missiliCRISI UCRAINA - Joe Baiden in Polonia ed Estonia: il sistema antimissile è contro Mosca

Visita lampo del vicepresidente Usa Joe Biden in Polonia ed Estonia, per assicurare che, di fronte alla «sfrontata incursione militare russa» in Ucraina – paese deciso a costruire «un governo al servizio del popolo» (garantito dai neonazisti andati al potere con il golpe della nuova Gladio) – gli Stati uniti ribadiscono il loro incrollabile impegno ad attenersi all’art. 5 del Trattato nord-atlantico per la «difesa collettiva». Poiché l’Ucraina è oggi di fatto ma non ufficialmente membro della Nato, c’è sempre il «non-articolo 5», che impegna i paesi membri a «condurre operazioni di risposta alle crisi non previste dall’art. 5». Varato con il contributo del governo D’Alema durante la guerra Nato contro la Iugoslavia nel 1999, e applicato anche alle guerre in Afghanistan, Libia e Siria.

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Appello per una mobilitazione nazionale nel giorno della Nakba

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nakba-day-2013-1Car@ compagn@, come molti di voi sanno la nostra missione a Gaza, effettuata nei primi di gennaio, è stata significativa, al di là delle nostre più rosee speranze e ambizioni. Oltre ad essere riuscita a rompere il criminale embargo a cui è sottoposta da anni la Striscia di terra palestinese e a consegnare all’Ospedale Al Awda la somma raccolta nei mesi precedenti, è riuscita a mettere al centro degli incontri il tema – per noi irrinunciabile e centrale – del diritto al ritorno.

La missione “Per non dimenticare il diritto al ritorno…” è stata preceduta da tante iniziative che si sono svolte in tutta Italia con l’aiuto di molti di voi, ma straordinaria è stata soprattutto la risposta che abbiamo potuto registrare una volta tornati in Italia da Gaza: in poco più di un mese oltre venti iniziative ci hanno permesso di raccontare e far sapere cosa avevamo visto e sentito durante la nostra permanenza in Palestina. Durante questi incontri, sia all’interno della delegazione, sia fra gli organizzatori degli incontri e i partecipanti, è arrivata con forza la domanda di dare risposte alle richieste che ci sono venute dai nostri amici palestinesi di Gaza e di farlo non lasciando cadere quel filo di rapporti e di disponibilità che si sono annodati durante la costruzione di questa missione.

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