Internazionale

Libia: Vertice Hollande per nascondere il fiasco

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di Marc de Miramon | michelcollon.info
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

La guerra condotta dalla NATO in Libia ha compiuto il processo di destabilizzazione regionale: accostando gli stati "falliti" (Mali, Niger) ai giganti con i piedi d'argilla (Nigeria, Camerun). Dove già agiva la devastazione della povertà e delle disuguaglianze sociali, ecco le meraviglie della guerra moderna: droni, mercenari, bombardamenti mirati. Grazie Boko Haram?

Riuniti a Parigi nel quadro di un mini-vertice sulla "sicurezza", cinque capi di stato africani (Nigeria, Camerun, Benin, Niger, Ciad) hanno quindi dichiarato la "guerra totale" a Boko Haram, la potente setta islamista responsabile del rapimento di 223 studentesse. Con una capacità di nuocere soprattutto all'interno delle frontiere e al confine della Nigeria, senza coinvolgimento nel terrorismo internazionale, la setta e il suo leader Abubakar Shekau hanno raggiunto il grado di maggiore minaccia regionale e globale. "Boko Haram non è un gruppo terroristico locale: è chiaramente un ramo di Al Qaeda", ha detto il presidente nigeriano Goodluck Jonathan in sintonia con François Hollande, per i quali i due gruppi avrebbero "comprovati" collegamenti.

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L’ex vicepresidente Rangel denuncia: «Mercenari centroamericani stanno penetrando nel paese»

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di Fabrizio Verde
da albainformazione.wordpress.com

Spirano ancora forte i venti golpisti sul Venezuela. L’ultradestra venezuelana, evidentemente, non ha alcuna intenzione di dialogare, ne tantomeno rispettare la volontà popolare e, dunque con ogni mezzo cerca di rovesciare il legittimo governo presieduto da Nicolàs Maduro.

Dopo le violente proteste che non hanno sortito l’effetto sperato, ossia ricreare a Caracas quanto avvenuto a Kiev dove un governo democraticamente eletto è stato rimpiazzato da una giunta filonazista sponsorizzata dalla Nato, l’opposizione punta di nuovo forte sul golpismo aperto.

Secondo la denuncia di José Vicente Rangel – giornalista e già vicepresidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela dal 2002 al 2007 – stanno penetrando in Venezuela terroristi mercenari provenienti dal Centroamerica.

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Ancora sangue in Siria

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siria 2949506 555128di Pierangela Zanzottera | da www.sibialiria.org

Deir ez-Zor, Ras al-Ain, Hassaké, Salamya, Damasco, Aleppo. Cos'hanno in comune queste cittadine siriane?

Negli ultimi giorni le famiglie che abitano queste località sono state colpite dalle bande alqaediste che popolano la Siria. Bambini, giovani, anziani, donne, nessuno sembra trovare scampo nei loro attacchi criminali insensati.

Solo il 28 maggio scorso è emersa una terribile vicenda avvenuta il 20 aprile 2013 nella cittadina di Jadida al-Fadl, in provincia di Damasco, dove viveva la famiglia di Umm Adnan, madre siriana di 5 figli.

Mentre il più grande si trovava a Quneitra, al confine con i territori occupati da Israele, per difenderla dagli attacchi delle bande armate, un gruppo estremista è entrato nel villaggio e ha invaso la casa della famiglia alla ricerca di armi o di prove in grado di accusarli di essere sostenitori del governo siriano.

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Stato Spagnolo: le piazze vogliono la Repubblica

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da contropiano.org

No, non si tratta del Nepal, ma della ‘democratica’ Spagna. Scossa da ieri da un’ondata popolare senza precedenti contro la monarchia borbonica e i suoi legami con la dittatura franchista prima e la finta democratizzazione seguita alla morte del caudillo Francisco Franco, oltre che identificata con una infinità di privilegi inaccettabili in epoca di crisi economica e di scandali per corruzione mai così gravi e numerosi.

Le dimissioni, ieri, del re Juan Carlos a favore del figlio Felipe, chiesta insistentemente dai socialisti e da alcuni ambienti filo monarchici per salvare l’istituzione dalle gesta del suo rappresentante negli ultimi decenni, invece di risolvere il problema pare proprio che l’abbiano aggravato.

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13-21 settembre: In Libano per il diritto al ritorno del popolo palestinese

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bambina palloncini banksy13-21 settembre:
IN LIBANO PER IL DIRITTO AL RITORNO
DEL POPOLO PALESTINESE

con il Comitato Per non dimenticare Sabra e Chatila

PER NON DIMENTICARE IL MASSACRO
DI SABRA E CHATILA

A SETTEMBRE IN LIBANO
PER IL DIRITTO AL RITORNO
DEL POPOLO PALESTINESE


Cari amici della Palestina,

Seppur con un certo ritardo siamo pronti per raccogliere le adesioni e formare anche quest’anno la delegazione del Comitato Per non dimenticare Sabra e Chatila che si recherà in Libano in occasione dell’anniversario del massacro di Sabra e Chatila.

Sarà un appuntamento importante perché, oltre a ricordare con varie iniziative i trentadue anni dall’eccidio, sarà l’occasione per conoscere e solidarizzare con i tanti palestinesi costretti a uscire dalla Siria, quindi profughi fra i profughi. Una situazione drammatica ed esplosiva che si aggiunge alle già difficilissime condizioni in cui versano i palestinesi in Libano.

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La Polonia vorrebbe maggiore presenza militare della NATO sul suo territorio

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da italian.ruvr.ru

L'aumento dei contingenti militari dagli Stati Uniti e dal resto d'Europa dovrebbe essere più consistente e maggiormente presente in Polonia, ha detto in un'intervista con i giornalisti americani il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski.

In precedenza sullo sfondo della crisi in Ucraina, la NATO ha aumentato la sua presenza al confine con la Russia, spedendo in Polonia 150 paracadutisti americani. "Abbiamo basi NATO che sono un retaggio della guerra fredda e che potevano essere utili durante il confronto con l'Unione Sovietica è invece necessario guardare ai cambiamenti avvenuti nell'ultimo quarto di secolo" ha detto Sikorski. Secondo alcune indiscrezioni dovrebbe essere ampliata la forza multi-nazionale del centro di comando "Nord-Est", di stanza nella città polacca di Szczecin.

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La rinascita del Movimento dei Paesi non allineati e degli internazionalisti nell'era transnazionale

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di Samir Amin* | pambazuka.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

samir amin primopianoIntervista a Samir Amin in occasione della Conferenza ministeriale del Movimento dei Paesi non allineati (Algeri, 26-29 maggio 2014)

Qual è la natura della sfida con cui si confrontano oggi i paesi del Movimento dei Paesi non allineati, a 60 anni dalla sua nascita, in questo mondo molto cambiato?

Viviamo in un sistema di mondializzazione squilibrata, iniqua e ingiusta. Agli uni, tutti i diritti d'accesso alle risorse del pianeta per il loro uso e persino spreco, esclusivi. Agli altri l'obbligo di accettare quest'ordine e di adattarsi alle sue esigenze, rinunciando al proprio sviluppo, finanche ai diritti elementari all'alimentazione, all'istruzione e alla salute, alla vita stessa, per ampi segmenti dei propri popoli - i nostri.

Quest'ordine ingiusto è definito "mondializzazione" o "globalizzazione".

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