Internazionale

Fuga dalla guerra, tre volte profughi

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di Maurizio Musolino | da nena-news.globalist.it

Palestinian-refugees-003Beirut, 2 ottobre 2013, Nena News - I controlli agli ingressi dei campi palestinesi nel sud del Libano si vanno infittendo, come nei momenti più caldi. Stavolta però non sono le tensioni interne a preoccupare i soldati del Paese dei cedri, ma la presenza massiccia di profughi palestinesi provenienti dalla Siria dentro i campi. «Una presenza che rischia di far saltare vecchi e delicati equilibri», ci spiega Abu Yassin storica figura del campo di Bourj al Shamaly, «che intanto mette in ginocchio quelle isole di assistenza che associazioni coraggiose come Beit Atfal Assomoud hanno da anni messo in piedi». All'ingresso del campo di El Buss ci sono un gruppo di giovani appoggiati ad un muretto semidistrutto, uno di loro saluta e cerca di capire chi ha davanti, bastano poche parole per scatenare un fiume in piena. Si chiama Jamal e viene dalla periferia di Damasco, dal campo di Yarmuk, il più grande campo palestinese in Siria. Jamal è arrivato in Libano da quattro settimane e solo una settimana fa è riuscito a trovare una casa dentro il campo.

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Metamorfosi della «dottrina Obama»

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di Manlio Dinucci | da il manifesto, 1 ottobre 2013

Barack Obama at White House gun violence meetingNel corso del primo mandato, il presidente Obama prende formalmente le distanze dalla politica estera e militare del suo predecessore, il presidente Bush, dando l’impressione che gli Stati uniti non vogliano più essere «il poliziotto del mondo» e intendano attuare un disimpegno militare, in Afghanistan e altrove, per concentrarsi sui problemi interni. Nasce così quella che viene definita «dottrina Obama».

La guerra non scompare però dall’agenda dell’amministrazione Obama: lo dimostra quella contro la Libia, condotta nel 2011 dalla Nato sotto comando Usa, con un massiccio attacco aeronavale e con forze sostenute e infiltrate dall’esterno. All’inizio del secondo mandato, il presidente Obama annuncia che «gli Stati uniti stanno voltando pagina». Ma anche la successiva è una pagina di guerra. La nuova strategia prevede l’uso di forze armate più flessibili e pronte ad essere dispiegate rapidamente, dotate di sistemi d’arma a sempre più alta tecnologia. Prevede allo stesso tempo un uso sempre maggiore dei servizi segreti e delle forze speciali. Nel nuovo modo di fare la guerra, l’attacco aperto viene preparato e accompagnato con l’azione coperta per minare il paese all’interno. Come si è fatto con la Libia e ora si sta facendo con la Siria, armando e addestrando i «ribelli», per la maggior parte non-siriani, molti appartenenti a gruppi islamici ufficialmente considerati terroristi. 

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Il complesso cammino della distensione tra l'imperialismo e l'Iran

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Editoriale di Vermelho, portale web del Partito Comunista del Brasile (PCdoB)
da www.vermelho.org.br | Traduzione di Marx21.it

hassan-rohani-obama-nuclearL'elezione del presidente Hassan Rohani, nella Repubblica Islamica dell'Iran, è stata accolta come un punto di svolta, e con una qualche timida “speranza” in ragione della “moderazione” che viene attribuita alle posizioni del nuovo capo di Stato. I media internazionali, analisti politici e accademici di vari istituti preconizzano un miglioramento delle relazioni tra il paese persiano e gli Stati Uniti, che, tuttavia, sono riluttanti a lasciare da parte i toni minacciosi.

L'editoriale del portale iraniano HispanTV sembra stemperare il cauto ottimismo che, fino ad ora, i media statunitensi e, sorprendentemente, quelli israeliani hanno trasmesso. L'aspettativa è quella di una “riconciliazione politica” tra Iran e Stati Uniti, che dal 1979 hanno sancito e allargato quasi ogni anno sanzioni contro i persiani.

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«Se Obama ormai è cauto va ringraziato Putin»

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di Patricia Lombroso | da il Manifesto

falkIntervista al professor Richard Falk, docente di diritto internazional a Princeton

«Una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu sulla Siria con invocazione del Capitolo VII, che preveda l’uso della forza, vale a dire l’intervento militare di Usa e Francia, come hanno cercato di fare fino all’ultimo momento, sarebbe stato ed è totalmente illegale rispetto al diritto internazionale. Non solo viola i termini dell’accordo raggiunto fra Russia e Stati Uniti per l’eliminazione dell’arsenale chimico siriano, accordo che coinvolge come interlocutore Damasco. Ma costituisce, per il solo fatto di essere “minacciato” un abuso di esercizio di potere che viola i principi fondamentali dello Statuto delle Nazioni Unite».

Così Richard Falk, professore emeritus di diritto internazionale a Princeton e speciale Rapporteur per i diritti umani sulla Palestina all’Onu, denuncia al manifesto «l’ipocrisia dei leader occidentali».

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Michel Collon: “La guerra in Siria è un progetto di ricolonizzazione di cui fa parte l’Algeria”

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da www.michelcollon.info

Intervista a Michel Collon realizzata da Mohsen Abdelmoumen di Algérie Patriotique

Traduzione di Massimo Marcori per Marx21.it

Come valuta gli sviluppi della situazione in Siria in questo momento?

Credo che stiamo assistendo ad una svolta storica. Vediamo che gli Stati Uniti, che sono stati fino ad ora molto arroganti e si permettono di sferrare guerre assai facilmente, si trovano adesso di fronte ad una fortissima resistenza in Siria, ed anche di fronte all’opposizione della Russia ed alla crescente resistenza dei paesi del Sud. Il sentimento che si sviluppa in America Latina, in Africa, nel mondo arabo ed anche in Asia, è che gli Stati Uniti sono una potenza declinante, che essi conducono una politica egoista che mira solo a saccheggiare le ricchezze mentre le popolazioni rimangono nella povertà, e che è dunque tempo di resistere a queste guerre che sono puramente economiche, guerre di rapina, e che occorre costruire un fronte opposto agli Stati Uniti ed ai loro alleati europei, poiché l’Europa segue gli Stati Uniti in modo docile ed ipocrita ed è implicata in questo sistema.

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La risposta di Dilma a Obama e l'indipendenza dell'America Latina

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di Ángel Guerra Cabrera, giornalista cubano | da www.rebelion.org

dilma-rousseff-130522170421 bigTraduzione di Marx21.it

La seconda indipendenza dell'America Latina probabilmente rappresenta uno degli eventi geopolitici più importanti a livello mondiale degli ultimi 15 anni, sostiene Mark Weisbrost, acuto analista statunitense. Più o meno le parole che andiamo pronunciando da oltre un decennio.

Abbiamo già rilevato che l'America Latina e i Caraibi formano la regione più indipendente del pianeta, avanguardia su scala internazionale nella lotta contro il neoliberalismo e l'imperialismo, per la democrazia partecipativa, per la giustizia sociale, per i diritti dei popoli originari e per una relazione di amore e armonica con la natura. Il recupero da parte dei governi boliviano, ecuadoriano e venezuelano dell'andino Sumak Kawsay, “ben vivere” in quechua, è un progresso filosofico e di civiltà di proporzioni gigantesche che potrebbe servire come base per la costruzione società estranee alla depredazione ecologica e al consumismo. Naturalmente, ciò potrà ottenersi più velocemente se un maggior numero di paesi rompessero con le politiche del Consenso di Washington di modo che sia possibile costruire, come propone ALBA, una zona economica latinoamericana e dei Caraibi che gradualmente guadagni autonomia rispetto al mercato capitalista mondiale.

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