Internazionale

All’assalto del Venezuela. Da Kiev a Caracas sono in molti ad “abboccare” all’indignazione su richiesta

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di Gracchus Babeuf | da www.tribunodelpopolo.it

venezuela bandiera caprilesLa “macchina” mediatica azionatisi in Libia, Siria e Ucraina ora è stata attivata in Venezuela. Dopo gli scontri di piazza di Caracas terminati con tre morti, ora l’Occidente attacca frontalmente il Venezuela di Maduro facendo leva sui soliti sentimenti di “indignazione selettiva” già solleticati in quel di Kiev, dove si è preferito tacere sulle infiltrazioni neofasciste. E in questo quadro desolante sono troppi anche a “sinistra” ad abboccare all’amo. 

Non c’è bisogno di essere dei fini analisti strategici per comprendere che se qualcuno dispone del controllo totale dei media difficilmente farà trapelare la verità quando questa va contro i propri interessi. Così difficilmente uno che voglia trovare informazioni attendibili sulla Siria, poniamo caso, potrà trovarle sulla stampa italiana, compromessa sin da subito nell’appoggiare in modo acritico la presunta “Rivoluzione” evocata per abbattere Assad.

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La ferma condanna per le violenze in atto in Venezuela. Solidarietà al Governo bolivariano ed al popolo venezuelano

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Cesare Procaccini, Segretario Nazionale del PdCI
Fausto Sorini, Segreteria Nazionale PdCI, Responsabile Esteri

venezuela supporters maduroIl Partito dei Comunisti Italiani esprime la propria ferma condanna contro le provocazioni e le violenze dell’ultra destra venezuelana, fomentate e sostenute dall’imperialismo statunitense contro il legittimo governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Violenze inaccettabili tese a destabilizzare il processo democratico e rivoluzionario in atto da molti anni nel paese.

Non è la prima volta che l’imperialismo tenta, attraverso la violenza, di destabilizzare il Venezuela. E’ già accaduto nell’aprile 2002 e anche in quell’occasione il popolo venezuelano difese la democrazia e il processo rivoluzionario guidato dal presidente Hugo Chavez Frias.

Oggi quelle violenze si ripetono per destabilizzare il presidente Nicolas Maduro Moros. Ma oggi, come ieri, il popolo ha dimostrato di voler difendere la giustizia, la libertà e le conquiste sociali ed economiche della rivoluzione bolivariana unitamente all’eredità politica del pensiero e dell’azione del presidente Hugo Chavez.

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Dieci considerazioni sulla crisi economica

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di Gordon M. Poole per Marx21.it

crisi economica grungePremessa

In un lungo articolo, Crisi finanziaria o... di sovrapproduzione? (link), Paulo Nakatani e Remy Herrera fanno una analisi delle cause dello scoppio della bolla finanziaria e dei tentativi degli economisti, anche quelli “di sinistra”, di risolverla con palliativi. Individuano precisamente i passi marxiani sulla finanziarizzazione delle crisi capitalistiche e sul perché alla lunga essa non può salvare il sistema. Un passo perlomeno voglio citare:

Immanuel Wallerstein, che studia le tendenze a lungo termine del capitalismo da una teoria del ‘sistema-mondo’, ha recentemente dichiarato: «Penso che abbiamo ottenuto in 30 anni la fase terminale del sistema capitalista. La situazione è diventata caotica e incontrollabile per le forze che hanno dominato fino ad oggi, e si costituirà una lotta, non tra i sostenitori e gli oppositori del sistema, ma tra tutti gli attori nel determinare cosa lo sostituirà. Mi riservo l’uso della parola “crisi” di tale periodo. Bene, siamo in crisi. Il capitalismo sta volgendo al termine». E aggiunge altrove: «Possiamo essere sicuri che tra 30 anni, non vivremo più nel sistema-mondo capitalistico». Queste interpretazioni sono coerenti con quelle di alcuni analisti nell’economia globale del capitalismo, tra cui il team del Global Europe Anticipation Bulletin (GEAB - LEAP), le cui previsioni sull’evoluzione della crisi sono sempre più pessimiste.

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Hanno privato l’Ucraina della sovranità

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da www.kpu.ua | Traduzione dal russo di Flavio Pettinari per Marx21.it
Dichiarazione di Petro Simonenko, leader del Partito Comunista di Ucraina

"Il fallimento delle speranze dell'Unione Europea e degli Stati Uniti della firma, oggettivamente sfavorevole e discriminatorio per l'Ucraina, dell’accordo di associazione e per una zona di libero scambio con l'UE, ha fatto infuriare i "falchi" politici europei e americani.” Lo ha dichiarato il leader del Partito Comunista d’Ucraina Petro Simonenko.

Simonenko ha sottolineato che gli avvenimenti che si sono susseguiti in Ucraina sono stati promossi da emissari della NATO e dagli "eurodemocratici", ben addestrati nello scenario del Nord Africa e della Siria: protesta pacifica - provocazione - prime vittime della "rivoluzione" - "sbarco democratico" dell'Unione Europea e gli Stati Uniti -   scontri armati e occupazione degli edifici amministrativi - formazione di governi paralleli - guerra civile - instaurazione di regimi fantoccio.

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L'analogia storica, nuova arma contro Pechino

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di Diego A. Bertozzi | da cinapopolare.blogspot.it

Si è imposto ormai un vero e proprio trend: non si può parlare della crescita della Cina senza fare riferimento alle tensioni e ai rapporti di forza precedenti lo scoppio della prima guerra e della seconda guerra mondiale. L’analogia storica sembra essere diventata un’arma in più per mettere in guardia l’opinione pubblica mondiale sulle reali intenzioni di Pechino. Con un chiaro obiettivo di fondo: gli Usa devono impegnarsi ancora di più sul fronte militare e nei confronti degli alleati, designando - con una espressione che va di moda - una “big red line” in Asia. Invito che arriva da Giuseppe Bosco (Centro di Studi Strategici e Internazionali) dalle colonne del National Interest: “Il presidente deve prendere la penna e tracciare una linea rossa in tutta la regione Asia-Pacifico in risposta alle minacce della Cina nello Stretto di Taiwan, nel Mar Cinese Meridionale e nel Mar Cinese Orientale. La linea partirebbe in perpendicolare dal 38 ° parallelo in Corea. Poi ha bisogno di prendere il telefono e arruolare nella collaborazione alleati regionali degli Usa come Giappone, Corea del Sud, Australia, Filippine, così come gli amici e partner di sicurezza come Taiwan, Vietnam, Singapore e Indonesia. Egli dovrebbe assicurare l'impegno di Washington per la sicurezza marittima e aerea nella regione e chiedere il loro sostegno materiale e diplomatico per quel bene comune.” (1).

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8 partiti comunisti dell'ex URSS contro il colpo di Stato strisciante in Ucraina

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da www.solidnet.org | Traduzione di Marx21.it

ucraina bandiere kpuGli avvenimenti attuali in Ucraina evolvono in modo sempre più inquietante e critico. In un certo numero di regioni, gruppi radicali ben organizzati si impadroniscono degli organi del potere locale con la forza. Non sono i difensori disinteressati dei diritti dell'Uomo a dare la linea, ma elementi apertamente fascisti.

Ammiratori di Hitler sono già al potere nei paesi baltici. Ora si lanciano all'assalto del potere in Ucraina. Hanno proibito l'attività del Partito Comunista di Ucraina in due regioni. La persecuzione dei comunisti è uno dei segni più evidenti dell'emergere del fascismo. Non c'è niente di spontaneo in ciò che accade in Ucraina. I metodi sono gli stessi sperimentati da esperti burattinai che si sono già guadagnati i galloni nella preparazione di rovesciamenti di governi in Jugoslavia, Georgia, Libia, in paesi di Asia, Medio Oriente, Africa e America Latina.

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Il massacro di Ma'An

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maan uomodonnada www.sibialiria.org

Ma'an è una cittadina alawita a nord-est di Hama di circa 5000 anime, circondata da diverse città occupate dalle bande armate d'opposizione estremiste. Una sola via principale collega Ma'an con il resto della Siria. Una strada in questi mesi insanguinata da decine di vittime di cecchini, perlopiù donne, uscite a fare acquisti per le loro famiglie.

Il 9 febbraio si è consumato un nuovo terribile massacro nella cittadina (ancora una volta alla vigilia di un incontro internazionale, visto che il 10 febbraio era la data prescelta per il secondo turno di colloqui tra la delegazione governativa e quella della coalizione a Ginevra): decine di miliziani delle “Brigate liberi del Levante” e del "Fronte islamico", sostenute e finanziate dall'Arabia Saudita, hanno devastato Ma'an, bombardando pesantemente l'area con razzi e armi pesanti. Abitazioni distrutte e civili massacrati, questo l'esito delle lunghe ore di scontri con i comitati popolari adibiti alla protezione del villaggio. Gli assassini sono poi saliti sui tetti delle case al grido tristemente noto di "Allah Akbar!" (Dio è grande).

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