Internazionale

Sacrosanto ministro Gentiloni

E-mail Stampa PDF

libia buco gheddafidi Manlio Dinucci e Tommaso Di Francesco
il manifesto, 27 novembre 2014

«L'Italia sta attrezzandosi per fronteggiare la guerra che le si presenta alle porte?»: Gad Lerner è andato a chiederlo al nuovo ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, «formatosi nella cultura del pacifismo e del disarmo, oggi rimessa drammaticamente in discussione dall`incendio che divampa lungo tutta la sponda sud del nostro mare, a cominciare dalla vicinissima Libia».

Nell’intervista (La Repubblica, 26 novembre), che il ministero degli Esteri riporta nel suo sito dandole carattere ufficiale, Gentiloni ribadisce che, di fronte all’attuale crisi libica, «certo non rimpiangiamo la caduta di Gheddafi: abbatterlo era una causa sacrosanta». Spiega quindi che, poiché «la Libia rappresenta per noi un interesse vitale per la sua vicinanza, il dramma dei profughi, il rifornimento energetico», il governo sta lavorando per «un intervento di peacekeeping, che vedrebbe l`Italia impegnata in prima fila».

Leggi tutto...

La lezione greca, l’ignavia italiana, le parole di Caffè

E-mail Stampa PDF

3-percento-eudi Manfredi Alberti e Rigas Raftopoulos
da il manifesto, 20 novembre 2014

La «regola aurea» in base alla quale gli Stati appar­te­nenti all’Unione euro­pea non devono oltre­pas­sare il 3% nel rap­porto deficit/Pil non ha alcun fon­da­mento scien­ti­fico. Lo ha già dimo­strato nel 1998 Luigi Pasi­netti, in un arti­colo apparso sul Cam­bridge Jour­nal of Eco­no­mics.

Lo ha con­fes­sato di recente, molto can­di­da­mente, Guy Abeille, il fun­zio­na­rio fran­cese che inventò quel para­me­tro ai tempi di Mit­te­rand. La regola con­ta­bile che sta impic­cando molti paesi dell’eurozona fu sta­bi­lita in meno di un’ora e del tutto casual­mente, senza alcuna base teo­rica. Se ne dovrebbe discu­tere in ogni sede, e invece no, il silen­zio regna sovrano.

Il trat­tato di Maa­stri­cht con­ti­nua a con­di­zio­nare la poli­tica euro­pea, a tal punto da far sal­tare sistemi di wel­fare e man­dare in rovina intere eco­no­mie. Con esi­sti dram­ma­tici come nel caso della Gre­cia e pre­sto, forse, anche dell’Italia.

Leggi tutto...

L'Italia si prepara ad un intervento militare in Libia? Ce lo chiederà l'Europa!

E-mail Stampa PDF

napolitano bandiera marinadi Sergio Cararo | da contropiano.org

L'Italia sarebbe in prima linea per un eventuale intervento militare in Libia. A confermarlo è oggi il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, intervistato da Repubblica, ha detto che in Libia l'Italia interverrebbe sicuramente in una missione di peacekeeping, ma “rigorosamente sotto l'egida dell'Onu”. “La Libia”, ha precisato Gentiloni, “rappresenta per noi un interesse vitale per la sua vicinanza, il dramma dei profughi, il rifornimento energetico… Non a caso manteniamo aperta a Tripoli la nostra ambasciata che fornisce un supporto logistico insostituibile alla mediazione dell’Onu”. Nella regione mediorientale sottolinea il ministro degli esteri “Non potremo più delegare gli americani, peraltro strategicamente meno interessati di noi alle sorti del Medio Oriente”.

Che i paesi della Nato – e soprattutto l'Italia e altri paesi europei – stiano preparando un intervento militare in Libia, era nell'aria da tempo. Il New York Times dell'11 novembre riporta che il professore Vandewalle, studioso statunitense noto anche in Italia per libro di storia della Libia, ha di recente proposto che l’Unione europea invii una forza militare in quel paese con il compito di proteggere le istituzioni legali uscite dalle elezioni del 25 giugno scorso, le infrastrutture e la produzione di petrolio così da rafforzare il governo e accendere una speranza di stabilità. 

Leggi tutto...

Allarme Cina negli Usa

E-mail Stampa PDF

china-usa-bacchettedi Manlio Dinucci
da il manifesto, 25 novembre 2014

Il governo cinese ricorre a «sleali» pratiche commerciali, stimolando l’economia e le esportazioni con incentivi statali invece di intraprendere «sostanziali riforme economiche»: è questa la prima accusa contenuta nel rapporto presentato in novembre al Congresso degli Stati uniti dalla US-China Economic and Security Review Commission.

Nonostante l’aumento dell’export Usa in Cina, il deficit degli Stati uniti negli scambi commerciali con la Cina è salito nel 2013 a 318,4 miliardi di dollari, e continua ad aumentare. Si tratta del più alto deficit registratosi, su scala mondiale, negli scambi commerciali tra due paesi. Il valore dei prodotti made in China importati dagli Stati uniti supera di quattro volte quello dei prodotti made in Usa esportati in Cina. Ciò ha contribuito a provocare un calo del 29%, dal 2001 al 2014, dell’occupazione nel settore manifatturiero statunitense.

Leggi tutto...

America Latina. Verso l'egemonia post neoliberista

E-mail Stampa PDF

acn banderas mercosurdi Emir Sader* | da alainet.org

Traduzione di Marx21.it

L'America Latina è stata la prima vittima del neoliberismo. La nostra regione è stata quella con il maggior numero di governi neoliberisti più radicali.

Basti pensare a ciò che era lo stato sociale cileno, tra i più avanzati del continente, e come tali conquiste sono state distrutte, da processi di mercantilizzazione di diritti conquistati dai cileni nel corso di decenni. O vedere come l'Argentina autosufficiente sul piano energetico, abbia avuto la sua impresa statale privatizzata e consegnata a corporazioni multinazionali.

Proprio per questo, l'America Latina si è affermata come il continente dove sono apparsi e sviluppati governi che cercano di superare il neoliberismo, un fenomeno unico nel mondo di oggi. Non è possibile mettere in dubbio il fatto che tali governi abbiano rappresentato la forma più efficace di risposta alla crisi del neoliberismo. Basta guardare a come hanno reagito questi governi e i risultati che hanno ottenuto e paragonarli a paesi del continente che non lo hanno fatto – come il Messico – o all'Europa, che insiste con le risposte neoliberiste alla crisi neoliberista, buttando benzina sul fuoco e sprofondando in una crisi che non vede uscita all'orizzonte.

Leggi tutto...

Uscire dalla NATO. Si può essere in maggioranza

E-mail Stampa PDF

notonatodi Giulietto Chiesa | da megachip.globalist.it

Un lettore descrive una scena emblematica sulla presenza militare in Italia. Giulietto Chiesa lancia la proposta: battiamoci per uscire dalla Nato

Buongiorno Giulietto, 
mi trovo in auto con un mio collega e nel tratto tra Venezia e lo svicolo per Bologna abbiamo viaggiato all' interno di una colonna infinita di mezzi da guerra americani. All'interno soldati in tuta mimetica con addirittura l'elmetto in testa. Quel che è peggio ė che nessun mezzo aveva una targa. Una situazione spaventosa che ė solo indicativa di un qualche tipo di escalation: mai mi ė capitato di vedere una simile colonna di mezzi militari, nemmeno italiani. Per la prima volta, pur sapendolo da molto tempo, mi sono sentito davvero sotto occupazione.

Ho fatto alcune foto con la macchina fotografica e che ora non riesco ad allegare, che purtroppo non rendono l'entità della colonna che viaggiava presumibilmente verso Vicenza.

Leggi tutto...

L'Europa non rinnega più il nazismo

E-mail Stampa PDF

da contropiano.org

La decisione di non votare una risoluzione Onu di condanna del nazismo da parte dei paesi dell'Unione Europea è un'autentica “svolta ideologica” nella storia del continente. Non è possibile sottovalutare il peso di questa decisione, che immaginiamo avrà coinvolto tutti i primi ministri della Ue, i capi di stato, i ministri degli esteri, a partire ovviamente dalla “signora Pesc”, Federica Mogherini. C'è stato dunque un consenso unanime sulla scelta dell'astensione, pensata come un compromesso tra la posizione estrema di Usa, Canada e Ucraina (contrari) e quella dei favorevoli (tutto il resto del mondo).

Decisione infame ma notevole, visto che la risoluzione includeva anche la condanna di “ogni forma di negazione dei crimini nazisti”, a cominciare naturalmente dall'Olocausto.

Dalle cancellerie europee si dirà - forse, come tardiva giustificazione - che questa risoluzione, presentata dalla Russia, era poco più che una ripetizione di analoghe risoluzioni approvate all'unanimità o quasi dall'Assemblea dell'Onu (già nel 2010 e nel 2012); e che, quindi, si trattava stavolta solo di una furbesca mossa propagandistica del Cremlino per raccogliere una condanna indiretta del nuovo regime ucraino, sorto dal golpe sponsorizzato da Stati Uniti e Unione Europea.

Leggi tutto...

Non abbiamo consentito che ci ingannassero una seconda volta

E-mail Stampa PDF

evgenijprimakovIntervista a Evgenij Primakov

Evgenij Primakov: Bene che non abbiamo consentito che ci ingannassero una seconda volta

Evgenij Maksimovich, quanto importanti possono essere gli effetti delle sanzioni reciproche sulla politica mondiale e l'economia?

Non sono d'accordo con il termine «sanzioni reciproche». Le sanzioni degli Stati Uniti e dei suoi alleati contro la Russia – sono le uniche. Le misure di risposta adottate dalla Russia sono un'altra cosa. Lo scopo delle sanzioni economiche contro la Russia è un suo indebolimento volto a spingerci in un angolo, a mettere in pratica l'idea di una «rivoluzione colorata» nel nostro paese. Le misure in risposta, che non sono commisurate alla scala delle sanzioni anti-russe, sono destinate principalmente alla creazione di un ambiente non favorevole all’escalation delle sanzioni imposte dall'Occidente.

Certo, con questo si dà un segnale ai dicasteri competenti, alle aziende che devono sostenere i produttori nazionali per alleggerire la nostra dipendenza dalle importazioni, in particolare nel settore alimentare.

Leggi tutto...

Pagina 1 di 151