di Manlio Dinucci, il manifesto, 21 maggio 2013
La Lockheed Martin – compagnia aerospaziale e di «sicurezza globale» con 120mila dipendenti e vendite nette per 50 miliardi di dollari annui – ha appena consegnato il secondo satellite Muos a Cape Canaveral, da dove sarà lanciato a luglio. Il primo satellite è già operativo dal 2012. L’intera costellazione di quattro satelliti di questo nuovo sistema di comunicazioni della U.S. Navy sarà in orbita entro il 2015.
Intanto la General Dymanics – altro gigante dell’industria bellica, con 90mila dipendenti e vendite annue per oltre 30 miliardi di dollari – costruisce le quattro stazioni terrestri del Muos: due in territorio Usa, in Virginia e nelle Hawaii, una in Australia e una in Sicilia. Dotata ciascuna di tre grandi parabole di 18 metri di diametro.
Internazionale
Muos, Niscemi resiste all’impero
Siria. Mussalaha: la soluzione che non si vuole vedere
di Marinella Correggia | da www.ilbecco.it
Di ritorno da Libano e Siria
Mussalaha significa, in arabo, riconciliazione, fra parti che si contrappongono anche in armi. All’opposto, musallaha significa lotta armata e musallahin uomini armati. Un po’ come salàm significa pace e àlam dolore, e la guerra non è sinonimo di dolore?
In Siria esistono molti musallahin fra i quali circa 50mila combattenti stranieri provenienti da oltre venti paesi, attirati sulla via di Damasco chi dalla remunerazione (Qatar e Arabia Saudita principali datori di lavoro) chi dalla prospettiva del paradiso con fiori e ragazze, chi dal sogno di un emirato universale. Ma in Siria esistono anche molti “combattenti disarmati per la pace”, molti mussalahin! E in sostegno alla mission impossible di questi attori del dialogo – religiosi e laici – una delegazione di pacifisti ed esperti di soluzione dei conflitti si è recata in Siria, guidata dalla premio Nobel per la pace nord-irlandese Mairead Maguire.
I venti di guerra esigono la mobilitazione per la pace e contro la strategia criminale dell'imperialismo.
di Ângelo Alves, della Commissione politica del Partito Comunista Portoghese | da www.avante.pt
Traduzione di Marx21.it
Gli ultimi attacchi dell'aviazione israeliana contro la Siria sono un atto di guerra e un altro elemento esplosivo nella situazione del Medio Oriente. Meritano la più viva condanna da parte di chi difende il diritto internazionale, la sovranità e l'integrità territoriale delle nazioni e lotta per la pace. Perpetrati nei pressi di Damasco contro diversi obiettivi militari, e con rapporti che indicano la possibilità che siano state usate armi all'uranio impoverito, questi attacchi non rappresentano le uniche azioni provocatorie, illegali e criminali del regime sionista. Oltre a un simile attacco realizzato nel gennaio di quest'anno, nelle ultime settimane si sono ripetuti attacchi contro la Palestina, violazioni dello spazio aereo libanese e siriano, incursioni e provocazioni militari nel Sud del Libano e minacce contro l'Iran. Possiamo allora dire che tali attacchi sono anche un elemento della campagna permanente di provocazione di Israele contro i suoi vicini. Lo sono. Ma sono anche qualcosa di più. Il quadro in cui si realizzano e lo scenario militare e politico ci pongono di fronte a un altro livello della strategia imperialista di aggressione e possibile “balcanizzazione” della Siria.
Videla, la faccia discreta della perversione
di Enrico Campofreda | da Contropiano.org
Di Jorge Rafael Videla, dei trentamila desaparecidos, degli ottomila omicidi, dei terribili racconti che abbiamo ascoltato dalla voce rotta dei rifugiati argentini, dei filmati delle coraggiosissime madri della Piazza di Maggio, nella mente un copioso, triste ma formativo bagaglio.
Il pugno nello stomaco, la scarica elettrica data dai suoi scherani alle migliaia di scomparsi e sopravvissuti infliggeva quel terribile dolore fisico che generazioni di torturati hanno subìto e subiscono dagli oppressori. Ma la nausea, il senso di morte senza la morte che gli stessi superstiti ai mille “Garage Olimpo” hanno narrato ha rinnovato a lungo la perversione e l’ignavia dei piccoli Videla disseminati in una società che per viltà, identificazione, superficialità, perversione sosteneva il piano del massacro giustificato dalla voglia d’ordine. Di Jorge Rafael Videla, degli oltre trentamila desaparecidos, degli ottomila omicidi ammessi da lui stesso, ordinati o provocati che fossero, dei terribili racconti che abbiamo ascoltato direttamente dalla voce rotta dei rifugiati argentini, dei filmati delle coraggiosissime madri della Piazza di Maggio, di storie conosciute da fonti letterarie resta nella mente un copioso, triste ma formativo bagaglio. Però c’è qualcosa che pesca più a fondo quando questo nome viene pronunciato.
Espansione mondiale della NATO nell'era del dopo Guerra fredda
di Rick Rozoff, Stop NATO | globalresearch.ca
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Uno degli sviluppi più significativi del periodo post-guerra fredda, e certamente il più inquietante, è la trasformazione della North Atlantic Treaty Organization (NATO), blocco militare creato dagli Stati Uniti durante la genesi della Guerra fredda nel 1949, in un'organizzazione che è cresciuta fino a includere la totalità dell'Europa, che ha ampliato le partnership militari in tutto il mondo e condotto la guerra in tre continenti. Nel 2006 Kurt Volker, a suo tempo nel Dipartimento di Stato e due anni dopo ambasciatore degli Stati Uniti presso la NATO, rivendicava che l'anno precedente la NATO era stata "impegnata in otto operazioni contemporanee in quattro continenti".
Come nel 1936
di Alessandro Fugnoli
La capitolazione francese allora, quella europea e giapponese oggi
Dopo il caos monetario seguito alla fine della Grande Guerra, la Francia rientrò nel sistema aureo nel 1926 con un franco fortemente sottovalutato che le garantiva competitività. Esportando più di quanto importava, la Francia continuò negli anni seguenti ad accumulare riserve auree, portandole via agli altri paesi (con l’eccezione degli Stati Uniti, anch’essi particolarmente competitivi rispetto alla vecchia Europa). Il galateo monetario, generalmente rispettato prima della guerra, prescriveva che i paesi in surplus di oro aumentassero la moneta circolante in quantità corrispondente al nuovo oro accumulato. In questo modo la loro economia, crescendo, avrebbe richiamato importazioni dal resto del mondo, ricompensandolo della stretta monetaria che si trovava a subire per effetto dell’oro defluito all’estero. Nel medio periodo, in questo modo, il sistema aveva sempre ritrovato un certo equilibrio.
Primi risultati in politica estera del governo Letta-Alfano-Bonino
di Fausto Sorini, dipartimento esteri PdCI
500 marines arrivano alla base di Sigonella, che rafforza il suo ruolo di gendarme USA nel Mediterraneo.
Un nuovo intervento militare in Libia?
Scrive Antonio Mazzeo sul Manifesto del 15 maggio che “gli Stati Uniti starebbero pensando di lanciare un nuovo attacco militare in Libia dalla stazione aeronavale di Sigonella. 500 marines sono stati trasferiti nei giorni scorsi in Sicilia dalla base di Rota in Spagna. Gli uomini fanno parte della Marine Air Ground Task Force (Magtf), la forza speciale costituita nel 1989 per garantire al Corpo dei Marines flessibilità e rapidità d’azione nei differenti scacchieri di guerra internazionali. L’unità di Rota è stata attivata dal Pentagono solo un paio di mesi fa per sostenere il Comando Usa in Africa (Africom) nell’addestramento e la formazione delle forze armate dei partner continentali e intervenire rapidamente in Africa in caso di crisi”.
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