Internazionale

L’«antiterrorismo» della Nato

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pkk bombardamentodi Manlio Dinucci
da il manifesto, 4 agosto 2015

«Il terrorismo costituisce una minaccia diretta alla sicurezza dei paesi Nato», ha dichiarato il Consiglio Nord Atlantico, condannando «gli attacchi terroristici contro la Turchia» e impegnandosi a «seguire gli sviluppi alla frontiera sud-orientale della Nato molto da vicino». Nessuno ne dubita. In Turchia la Nato ha oltre venti basi militari, rafforzate da batterie missilistiche statunitensi, tedesche e spagnole, in grado di abbattere velivoli nello spazio aereo siriano. Sempre in Turchia, a Izmir, la Nato ha trasferito il Landcom, il comando delle forze terrestri dei 28 paesi membri, oggi in piena attività.

Come documentano anche inchieste del New York Times e del Guardian, soprattutto nelle province turche di Adana e Hatai e in Giordania la Cia ha aperto da tempo centri di addestramento di militanti islamici provenienti da Afghanistan, Bosnia, Cecenia, Libia e altri paesi, preparandoli e armandoli per azioni terroristiche in Siria. Compresi quelli che in Siria hanno formato l’Isis per rovesciare il governo di Damasco e hanno quindi attaccato l’Iraq nel momento in cui il governo dello sciita al-Maliki prendeva le distanze da Washington, avvicinandosi a Pechino e Mosca. Le armi, provenienti soprattutto via Arabia Saudita e Qatar, entrano in Siria attraverso il confine turco da cui transitano ogni giorno centinaia di tir senza alcun controllo.

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Il Foro di San Paolo: forza indispensabile alla lotta popolare latinoamericana

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forosaopaulo2015Editoriale di “Vermelho”, portale web del Partito Comunista del Brasile (PCdoB)

Traduzione di Marx21.it

Per la ventunesima volta si è riunito il Foro di San Paolo, organismo che riunisce partiti della sinistra latinoamericana e caraibici creato esattamente un quarto di secolo fa in una storica riunione a San Paolo presieduta da Luiz Inacio Lula da Silva. In quella occasione, il mondo si trovava sotto l’onda controrivoluzionaria che aveva liquidato il socialismo nell’ex Unione Sovietica e nell’Est Europeo. In America Latina, cominciava la fase dei governi di carattere neoconservatore e liberale. I partiti di sinistra erano colpiti ideologicamente e politicamente e tendevano alla dispersione e frammentazione.

Dal 29 luglio al 1 agosto, più di 100 partiti si sono riuniti nella capitale messicana in un evento organizzato dal Partito della Rivoluzione Democratica (PRD) e dal Partito del Lavoro (PT), espressioni della sinistra messicana. In 12 paesi della regione sono al governo forze progressiste e di sinistra, in un ciclo politico inaugurato con l’elezione di Hugo Chavez e la proclamazione della Repubblica Bolivariana in Venezuela.

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Financial Times: “Default di Kiev vera minaccia per l’Europa”

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Allarme del Financial Times: molto più della crisi greca, è il debito  dell'Ucraina il vero pericolo per l'Europa. Che UE e FMI stanno già pagando, con ingenti iniezioni di liquidità. Il fallimento di Kiev è un rischio concreto. Una polveriera a poche centinaia di chilometri dalle capitali europee.

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Libia. Truppe e flotte europee pronte a intervenire. Preparatevi alle media/menzogne

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da Contropiano.org

Centinaia di soldati britannici sono pronti ad andare in Libia come parte della missione militare internazionale tesa a “stabilizzare” il paese nordafricano e combattere le milizie dell’Isis. Ufficialmente la missione Eunavformed ha l’obiettivo di contrastare il traffico di esseri umani nel Mediterraneo, ma, secondo quanto rivela il quotidiano inglese The Times, “Il personale militare di Italia, Francia, Spagna, Germania e Stati Uniti potranno anche prendere parte ad un'operazione che sembra destinata ad essere attivata una volta che le fazioni in lotta rivali all'interno Libia decidano di formare un unico governo di unità nazionale”.

Dopo la firma dell'accordo due settimane fa a Skirat, in Marocco, la settimana prossima il mediatore dell'Onu, Bernardino Leon, proverà a far partire la discussione sugli "allegati" dell’accordo. Il che significa iniziare a discutere della formazione del nuovo governo, selezionare il primo ministro, i due vice-premier e il consiglio di presidenza che poi guiderà il governo. Il problema, e non è un piccolo problema, è che il governo di Tripoli, espressione di milizie vicine ai Fratelli Musulmani, non ha firmato l’accordo. L’operazione militare di “stabilizzazione” a questo punto non può che diventare una missione di sostegno militare ad una delle fazioni libiche – quella di Tobruk – contro un’altra fazione – quella di Tripoli.

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Siria, Usa con i ribelli. Anche contro Assad

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da www.avvenire.it

Il presidente americano Barack Obama ha dato l'autorizzazione alle forze Usa a compiere raid aerei in difesa dei gruppi di ribelli siriani addestrati dal Pentagono nell'ambito della sua strategia anti-Is, anche se ad attaccarli saranno le forze del regime del presidente siriano Bashar al-Assad.

Finora i raid della coalizione internazionale in Siria erano mirati esclusivamente a colpire obiettivi dello Stato islamico. La decisione, scrive il Wall Street Journal, arriva al termine di un dibattito andato avanti per un mese e aumenta il rischio di uno scontro diretto con il regime al potere a Damasco.

Gli Usa hanno addestrato e equipaggiato questi gruppi affinché combattano contro lo Stato islamico. Alistaur Baskey, portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, non ha voluto commentare le nuove regole di ingaggio, nota il Wsj aggiungendo che ha però sottolineato come l'amministrazione abbia messo in chiaro che intraprenderà "i passi necessari per fare in modo che queste forze possano condurre con successo la loro missione".

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Le lezioni dell’esperienza greca

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oxi grecia grungedi João Ferreira, parlamentare europeo del Partito Comunista Portoghese

da www.avante.pt | Traduzione di Marx21.it

“Questa è forse la lezione principale che occorre trarre dall’esperienza greca: l’attuazione di una politica autenticamente caratterizzata dai valori di giustizia e progresso sociale, con la democrazia, con un progetto sovrano di sviluppo, esige, in primo luogo, una resistenza e fermezza a tutta prova, incrollabile di fronte a tutte le pressioni e i ricatti e, subito dopo, la disponibilità e la preparazione per rompere i vincoli e i condizionamenti imposti dall’euro e dall’Unione Economica e Monetaria (…) Chi ancora coltivi illusioni, o chi intenda diffondere illusioni, sul fatto che sia possibile restare ancorati all’euro e allo stesso tempo sviluppare una politica anti-austerità (tanto più una politica di sinistra) merita lo stesso credito che ha meritato, da parte dei poteri di Bruxelles, Berlino e Atene, il risultato del referendum in Grecia…”

A poche settimane dal Vertice dell’Euro (12 luglio), proseguono i negoziati tra il governo greco e la troika per la firma di un terzo memorandum. Uno scenario difficilmente immaginabile da coloro che sei mesi fa, nelle elezioni, e nuovamente un mese fa, al referendum, avevano deciso di rifiutare la troika e la sua politica.

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Il Brasile nell’occhio del ciclone

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dilma em nova iorque81165di Marcos Aurélio da Silva*da Vermelho

Traduzione di Franco Tomassoni per Marx21.it

Il cambio di marcia a sinistra che, forte di 4 vittorie elettorali del PT con il grande appoggio dei comunisti (più precisamente del PCdoB) e di altre forze di sinistra, ha segnato il Brasile negli ultimi 12 anni, oggi è chiaramente minacciato.

Era chiaro sin dal principio che il programma socialista del PT, ben rappresentato dall’affermazione della “proprietà sociale dei mezzi di produzione” non avrebbe prevalso, fatto che si spiega con la composizione politica e sociale del fronte che ha condotto all’elezione del governo Lula 2002 – 2006. Agli operai delle vecchie regioni industriali, alla funzione pubblica, ai “sem terra” e ad un vasto gruppo di sottoproletariato localizzato nelle regioni più povere (che ha aderito al fronte politico guidato dal PT solo dopo il 2006), si sommano una parte della piccola borghesia urbana, i liberi professionisti di orientamento liberista, e anche una parte dell’imprenditoria nazionale, ceti massacrati dalle politiche neo-liberiste degli anni 90.

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Eurodittatura e nuova resistenza

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notoeudi Giorgio Cremaschi
da MicroMega Blog

Pubblichiamo come contributo alla discussione sulle prospettive dell'Europa

Un sondaggio commissionato dalla CGIL delinea il porto delle nebbie ove si è incagliata la democrazia italiana. Una maggioranza schiacciante della popolazione esprime un giudizio senza appello sulla Unione Europea e sull'Euro. Essi ci hanno danneggiato economicamente e ci impongono regole che distruggono le nostre libertà. L'80% degli intervistati la pensa in questo modo e la vicenda greca ne ha rafforzato le convinzioni.

Nello stesso tempo però si è anche rafforzata la maggioranza di chi non vuole cambiare nulla e teme il salto nel buio di ogni rottura con le istituzioni europee e con la moneta unica. Stiamo perdendo e continueremo a perdere sia sul piano delle condizioni di vita che della stessa democrazia, ma non abbiamo alternative alla resa. La rassegnazione alla inevitabilità del peggioramento delle proprie condizioni di vita e di libertà, assieme al timore a reagire, sono il brodo di coltura di ogni operazione autoritaria. Operazione a cui il sistema economico politico che chiamiamo Europa è perfettamente funzionale.

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La tragedia greca nello scacchiere internazionale. La fine dell'europeismo

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di Lorenzo Battisti

Riceviamo dal compagno Lorenzo Battisti, del Comitato Centrale del PCdI, e pubblichiamo come contributo alla discussione

Appare sempre più evidente che la vicenda greca si sia giocata più nelle stanze delle cancellerie europee che in quelle del governo di Atene. I continui colpi di scena che ci riserva la tragedia greca hanno oscurato lo scontro internazionale che si è svolto dietro le quinte. L'epilogo della vicenda mostra le responsabilità e i limiti di ideologici di Syriza e della Sinistra Europea, tanto nell'analisi dell'Unione Europea che in quella del mondo attuale.

La questione del debito greco: problema economico o conflitto politico?

Come osservava Stiglitz prima del referendum greco

“I leader europei stanno finalmente cominciando a rivelare la vera natura dello scontro in atto sul debito e la risposta non è piacevole: si tratta del potere e della democrazia, più che di moneta ed economia” [1]

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