Internazionale

La Cina e la posizione geostrategica dell'Italia

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cina-italia colosseodi Pasquale Cicalese per Marx21.it

“Qui si aggiunge una seconda avvertenza, per l’Italia: la sua ritrovata centralità geografica equivale, in questo momento, a delicatezza geopolitica; e si somma alla nostra vulnerabilità economica. In queste condizioni, evitare una spaccatura fra l’Atlantico ed Eurasia è per l’Italia decisivo. Il nostro Paese rischia in effetti di essere, più che un crocevia, un incrocio pericoloso. Sulla nostra penisola, economicamente ancora dominata dai rapporti intra-europei, si scarica oggi l’impatto congiunto di quattro fattori esterni: i flussi di persone vengono principalmente dall’Africa; il gas viene anche e soprattutto dalla Russia ( oltre che dal Mediterraneo); nuovi investimenti finanziari vengono dalla Cina; la protezione militare viene ancora largamente dagli Stati Uniti. Africa, Russia, Cina, Stati Uniti. L’Italia non è solo sovra-esposta verso Est e verso Sud; è in sé un Paese di faglia. Di faglie, anzi. E ha alle spalle un’Europa che un tempo funzionava come vincolo ma anche come antidoto a collocazioni troppo incerte; oggi appare soprattutto un vincolo, che in qualche modo l’Italia è anzi spinta a forzare, sotto l’impatto della crisi economica, cercando sponde esterne. In una sorta di circolo vizioso, quanto più l’Europa di centro guarda con diffidenza alle fragilità dell’Italia, tanto più le faglie si allargano. Gestire un incrocio rischioso del genere non è affatto facile”. (Marta Dassù, Ritornare sulla Via della Seta – La Stampa 17 ottobre 2014)

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I tagli? L’Italia sta acquistando 90 caccia F-35

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di Manlio Dinucci | da il manifesto, 30 ottobre 2014

AIR F-35 Manufacture Aft lgI caccia F-35 non sono gli unici ad essere stealth (furtivi), ossia capaci di sfuggire all’avvistamento. Tale capacità l’ha acquisita anche il governo Renzi. Si è impegnato lo scorso settembre, in base a una mozione Pd, a «riesaminare l’intero programma F-35 per chiarirne criticità e costi con l’obiettivo finale di dimezzare il budget» da 13 a 6,5 miliardi di euro, cifra con cui – si stima –si potrebbe acquistare, oltre ai 6 già comprati, una ventina di F-35.

Contemporaneamente la ministra della difesa Pinotti si è esibita in una serie di manovre diversive: in marzo ha dichiarato che sugli F-35 «si può ridurre, si può rivedere», in luglio ha giurato che di fronte alle disfunzioni tecniche degli F-35 «l’Italia non acquisterà niente che non sia più che sicuro per i piloti», in ottobre ha annunciato «l’impegno per l’acquisto di altri due F-35».

A prenotarli per conto dell’Italia è stato il Pentagono che, il 27 ottobre, ha concluso un accordo con la Lockheed Martin (principale contractor) per l’acquisto di altri 43 F-35, di cui 29 per gli Usa, 4 rispettivamente per Gran Bretagna e Giappone, e 2 rispettivamente per Norvegia, Israele e Italia.

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La via cinese

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laviacinese cass pdcidi Alessandro Cavaglià

Forum promosso dall'Istituto del marxismo di Pechino dell'Accademia delle scienze sociali (Cass) e dal Partito dei Comunisti Italiani

Roma, 28 ott. - La Cina presenta all'Europa il volto di un paese che cresce vorticosamente dal punto di vista economico, ma intende anche far conoscere i profili politici e ideologici collegati a tale processo. In questa chiave l'Istituto del marxismo di Pechino dell'Accademia delle scienze sociali (Cass) ha organizzato per la prima volta due incontri internazionali in Germania e in Italia sul tema della "Via cinese al socialismo". A Berlino l'incontro e' stato organizzato in collaborazione con l'Associazione Germania-Cina, in cui si ritrovano militanti e simpatizzanti sia della Linke che del Partito comunista tedesco, oltre a intellettuali indipendenti; mentre a Roma a ospitare il confronto e' stato il Partito dei Comunisti Italiani (Pdci). Gia' da alcuni anni Pechino promuove nella capitale cinese incontri periodici del Forum mondiale del socialismo, per favorire un confronto a livello internazionale tra studiosi, intellettuali marxisti e dirigenti politici delle forze di sinistra. Nell'ottobre dello scorso anno a Pechino era presente tra gli altri anche l'ex presidente del Consiglio, Massimo D'Alema. Quella cinese e' una via inedita di societa' socialista, con lo Stato che indica indirizzi e priorita' di sviluppo e lascia al mercato - a differenza del dirigismo totale di stampo sovietico - lo spazio per rendere piu' dinamica l'economia e svilupparla piu' velocemente.

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La farsa elettorale in Ucraina

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di Flavio Pettinari per Marx21.it

kiev elezioni cartelloneCi sarebbe ben poco da commentare sulle elezioni della Verkhovna Rada d’Ucraina: l’esito era già scritto o, quanto meno, era prevedibile. Alla guerra civile in corso contro le repubbliche autoproclamate di Donetsk e Lugansk si è affiancata una escalation della repressione contro l’opposizione, in particolare contro il Partito Comunista d’Ucraina, vittima di una campagna giudiziaria e di aggressioni culminata addirittura con l’arresto di un candidato nella regione di Dnepropetrovsk.

Significativa è stata, prima di tutto, l’astensione anche nelle regioni centro occidentali, segno di una sfiducia di massa verso la giunta di Kiev. Proprio il flusso dei dati sull’affluenza alle urne tradisce il rozzo sistema dei brogli, come era stato anticipato agli osservatori internazionali dal segretario comunista Simonenko immediatamente prima delle elezioni (link).

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"Il reset di Putin"

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Con il suo ultimo discorso a Sochi, Putin ha drasticamente resettato i rapporti tra la sua Russia e Washington. Un discorso ben meditato che sarebbe un grave errore sottovalutare

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Dilma rieletta: sollievo e allegria per la vittoria del popolo brasiliano

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dilma1414363747-1Editoriale di Vermelho, portale web del Partito Comunista del Brasile (PCdoB)

Traduzione di Marx21.it

La vittoria della presidente Dilma Rousseff, che è stata rieletta questa domenica per un altro mandato alla Presidenza della Repubblica, trasmette in primo luogo una confortante sensazione di sollievo. La nazione e il popolo si sono salvati dalla restaurazione conservatrice e neoliberale e dalla regressione civile che avrebbe rappresentato il ritorno del potere nelle mani della coalizione reazionaria guidata dal PSDB e dal suo candidato sconfitto, Aécio Neves.

Nessuno dubita che, se Aecio avesse vinto la disputa, il governo centrale della Repubblica sarebbe caduto nelle mani di una camarilla golpista, revanscista, avida e rapace, pronta a liquidare le conquiste che nel corso degli ultimi 12 anni hanno rafforzato la democrazia e hanno aperto la strada al progresso sociale.

Questa minaccia di regressione è piena di significati, in un paese che, essendo stato, nel corso di tutta la sua storia, in balia di pochi, governato da classi dominanti retrograde e subordinato all'imperialismo statunitense, pareva eternamente votato all'arretratezza, al sottosviluppo, alla dipendenza esterna e all'ingiustizia sociale più perversa.

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Petro Simonenko: “Le elezioni in Ucraina non sono democratiche e legittime”

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ukraine-electionsda www.kpu.ua
Traduzione dal russo di Mauro Gemma

La farsa elettorale in Ucraina si è consumata. E si è consumata in un clima di intimidazione, aggressione e criminalizzazione di chiunque non si allinei al clima di isteria ultra-nazionalista e bellica, mentre si prepara la messa al bando del Partito Comunista e di altre forze democratiche del paese, e nel Donbass continua ad infuriare la guerra scatenata dal governo golpista al servizio dell'imperialismo e condotta, con modalità feroci che ricordano i tempi dell'aggressione nazista, anche da bande di criminali fascisti. In questo contesto, peraltro secondo dati verosimilmente gonfiati e manipolati, si sarebbe recata alle urne solo la metà degli elettori di questo paese sprofondato nella più pesante crisi economica e sociale della sua storia recente. E non servono certo i servizi trionfalistici sulla “vittoria degli europeisti” propinatici dall'apparato mediatico dominante di casa nostra e degli altri paesi occidentali a mascherare il fallimento di questa operazione di regime, che il Partito Comunista di Ucraina ha giustamente definito “non democratica e non legittima” già alla vigilia dello svolgimento della consultazione.

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Forze armate italiane in Kuwait per la guerra all’Isis

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di Antonio Mazzeo

Parte dal Kuwait l’avventura militare italiana contro le milizie del Califfato. Nei giorni scorsi, un velivolo tanker Boeing KC-767-A in dotazione al 14° Stormo dell’Aeronautica di Pratica di mare (Roma) è stato trasferito nella base aerea di Kuwait City per rifornire in volo i cacciabombardieri della coalizione internazionale a guida Usa impegnati contro l’Isis in Iraq e Siria. Sempre in Kuwait, petromonarchia che ha contribuito ad addestrare, finanziare ed armare i gruppi di miliziani in lotta contro il regime di Bashar Assad poi confluiti nell’esercito del Califfato, l’Aeronautica rischiererà entro un paio di settimane due droni-spia “Predator” del 32° Stormo di Amendola (Foggia). Perché siano pienamente operativi, i velivoli senza pilota dovranno essere riconfigurati per la nuova missione bellica e sarà necessario allestire in loco le necessarie infrastrutture logistiche.

Secondo quanto dichiarato in Parlamento il 16 ottobre scorso dalla ministra della Difesa Roberta Pinotti, il contributo italiano alla Coalizione internazionale prevede pure il dispiegamento di 200 addestratori e 80 “consiglieri” militari, molto probabilmente a Erbil, nel Kurdistan iracheno, per addestrare le unità locali e i battaglioni dei pershmega curdi. Alcuni ufficiali italiani saranno distaccati infine a Tampa (Florida), sede del Comando centrale che guida l’Operazione Inherent Resolve, com’è stata chiamata dal Pentagono la nuova campagna di guerra in Medio Oriente.

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"Fermare i crimini barbari nel Donbass! Giù le mani dal Partito Comunista di Ucraina!”

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Dichiarazione del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa

da kprf.ru 
Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Sono due gli autori della tragedia in Ucraina: l'oligarchia del paese, che ha instaurato la sua dittatura, e l'imperialismo occidentale, che aspira alla dominazione del mondo. La storia insegna: quando il grande capitale ha bisogno di consolidare il suo potere, nutre volentieri le falangi degli autori di pogrom nazisti. I magnati ucraini hanno imparato a trasformare il potere in denaro, e il denaro in potere. E' con la loro benedizione che contro i civili sono usate armi proibite. E mentre raccolgono la loro sanguinosa mietitura, Washington e Bruxelles si fregano le mani.

Si continua a dividere l'Ucraina. Una guerra feroce è scatenata nei mezzi di informazione di massa. Sono definite terroriste le persone che difendono le proprie case, il proprio diritto a vivere secondo i costumi degli antenati e a parlare nella lingua madre. Con il denaro sottratto ai cittadini, vengono costruite bugie mostruose e vili indirizzate contro i fratelli slavi. Poiché incontra una strenua resistenza in Novorossya, la giunta di Kiev cerca di dividere i popoli della Russia e dell'Ucraina con fossati anticarro e filo spinato.

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