Internazionale

Il contributo del PCdI al processo di ricostruzione di un movimento di lotta contro la guerra

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no-guerrada www.comunisti-italiani.it

Care compagne/i, come avrete senz’altro visto sul sito e sulla pagina Facebook del partito e su altri portali online, nelle settimane scorse e’partita una campagna durevole per l’uscita dell’Italia dal sistema di guerra euro-atlantico, e per il rispetto rigoroso dell’art.11 della nostra Costituzione: articolo  tante volte violato negli ultimi 20 anni dai governi e dalle istituzioni italiane più alte, con la partecipazione dell’Italia a guerre niente affatto difensive (Iraq, Yugoslavia, Afghanistan, Libia..) e con la concessione di basi militari con finalità aggressive, come ad esempio il MUOS o la base di Vicenza.

Si tratta di una campagna promossa nelle settimane scorse sulla base di un manifesto politico sottoscritto da un gran numero di importanti personalità italiane dei più diversi orientamenti politici, culturali, religiosi  (per il nostro partito figurano alcuni senatori e senatrici, la vice-presidente nazionale dell’Anpi, Carla Nespolo, la presidente del Cc del partito, la compagna Manuela Palermi, ed altri).

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“Cento fiori” per l’ uscita dell’ Italia dalla Nato

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di Marco Palombo | da www.pressenza.com

Il percorso della campagna per l’ uscita dell’ Italia dalla Nato.

L’idea di una campagna per l’ uscita dell’ Italia dalla Nato nasce al Convegno “E’ N.A.T.O. Per la guerra. Come uscire dal Patto Atlantico” organizzato dalla Rete NO War l’ 11 ottobre 2014 alla Casa Internazionale delle Donne di Roma.

La tesi principale sostenuta nel Convegno era che la Nato con la fine della guerra fredda avesse cambiato finalità anche formalmente e si fosse trasformata da una alleanza difensiva in una alleanza pure offensiva, una associazione non solo in difesa dei territori degli stati membri da aggressioni straniere ma anche dei loro interessi economici o di altro tipo. (1)

Dopo qualche settimana di confronto tra i partecipanti al Convegno e un documento diffuso a dicembre (2), nel marzo 2015 viene presentato un appello che, firmato da alcuni garanti, da giornalisti e da attivisti contro la guerra, da inizio aprile raccoglie adesioni on line. Tra i primi firmatari troviamo Dario Fo, il Presidente onorario della Corte di Cassazione Ferdinando Imposimato, l’ attore Ascanio Celestini, la cantante Fiorella Mannoia, il vignettista Vauro.(3)

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Tre associazioni firmano un appello contro la distruzione di Siria, Iraq e Medioriente

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soldati-IS1L’urgenza è assoluta. L’avanzata mortale del sedicente Stato islamico e di altri gruppi fanatici in Siria e Iraq – ma anche in Yemen – può finire di uccidere il Medioriente ed è il frutto della complicità e cecità dei paesi Nato e delle petromonarchie loro alleate. Il documento che segue, firmato da tre organizzazioni di attivisti e fondato su fatti inequivocabili, intende lanciare l’allarme. Si rivolge a tutti. Tutti possono agire. Basta con l’inerzia degli ultimi anni. I popoli e i movimenti devono far pressione sui governi coinvolti in questa immane tragedia affinché si dissocino e boicottino chi l’ha provocata e ne è tuttora complice diretto o indiretto. Ma ci rivolgiamo anche ai paesi non occidentali (popoli e governi), affinché prendano in mano la situazione, isolando appunto i responsabili diretti e indiretti. (Marinella Correggia)

Dunque l’Occidente vuole che l’Isis prenda Siria, Iraq, Yemen…?  L’evidente incapacità della sedicente “coalizione internazionale anti-Isis” di fronte all’avanzata di terroristi – non solo Isis – in Siria e Iraq è forse frutto di una strategia? Il ministro Alfano ha detto in Parlamento: “Facciamo parte della grande comunità occidentale che combatte al meglio il terrorismo”. Doveva dire: “La comunità occidentale che aiuta al meglio il terrorismo”.

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Perché è urgente lottare contro la NATO e riscoprire il senso dell’agire politico

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noguerranonato logodi Domenico Losurdo
da domenicolosurdo.blogspot.it

A quanti anche a sinistra esprimono riserve ed esitazioni sull’appello e sulla campagna «No Guerra No Nato. Per un paese sovrano e neutrale» vorrei suggerire di riservare particolare attenzione a quello che scrivono da qualche tempo la stampa e i media statunitensi. Al centro del discorso è ormai la guerra; ed essa, ben lungi dal configurarsi come una prospettiva del tutto ipotetica e comunque assai remota, viene sin d’ora discussa e analizzata nelle sue implicazioni politiche e militari. Su «The National Interest» del 7 maggio scorso si può leggere un articolo particolarmente interessante. L’autore, Tom Nichols, non è un Pinco Pallino qualsiasi, è «Professor of National Security Affairs at the Naval War College». Il titolo è di per sé eloquente e quanto mai allarmante: In che modo America e Russia potrebbero provocare una guerra nucleare (How America and Russia Could Start a Nuclear War). È un concetto più volte ribadito nell’articolo (oltre che nelle lezioni) dell’illustre docente: la guerra nucleare «non è impossibile»; piuttosto che rimuoverla, gli USA farebbero bene a prepararsi a essa sul piano militare e politico.

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Gli Stati Uniti e la loro “sicurezza nazionale”

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marines smalldi Néstor García Iturbe* | da www.alainet.org

Traduzione di Marx21.it

Il governo degli Stati Uniti, abbastanza di frequente, porta avanti azioni, molte delle quali punitive, adducendo come giustificazione a quanto sta attuando il fatto che sarebbe minacciata la sicurezza nazionale.

Queste azioni potrebbero consistere sia nell'invasione di un paese, nel rovesciamento di un governo, nell'assassinio di un gruppo di persone, che nell'imposizione di sanzioni economiche a un paese e a qualcuno dei suoi cittadini.

Nel mese di febbraio del 2015, il Premio Nobel della Pace ha firmato un documento intitolato Strategia della Sicurezza Nazionale, in cui si stabilisce non solo che gli Stati Uniti definiscono la propria Sicurezza Nazionale, ma si prendono in considerazione le azioni che sono disposti a realizzare per garantirla.

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Venti di guerra in Ucraina

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Mentre si continua a combattere in Ucraina orientale, Pandora TV presenta uno straordinario documento.

Le immagini girate il 30 agosto scorso all’indomani della battaglia di Ilovaisk, che ha causato almeno 459 vittime tra i soldati ucraini e i volontari dei battaglioni pro-Kiev. 500 i feriti, centinaia i dispersi. Un bilancio che in tutta la sua gravità è stato reso noto da una commissione d’inchiesta di Kiev solo poche settimane fa.È il ritratto di una sconfitta, quella dell’esercito ucraino. È il ritratto della crudeltà della guerra che rende tutti i peggiori. È un documento che mostriamo perché coloro che pensano che la tragedia sia finita si rendano conto di quanto può ancora accadere.

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(VIDEO)«Gli Stati Uniti erano a conoscenza della nascita dell’Isis»

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da albainformazione.com 
fonte hispantv

Mesi prima della nascita del gruppo terroristico Isis (Daesh, in arabo), il governo degli Stati Uniti era stato informato dalla Defense Intelligence Agency, DIA, sull’ascesa del gruppo takfiro e sulla dichiarazione imminente di un “califfato” in Iraq e Siria.

Le vecchie armi immagazzinate negli arsenali militari in Libia sono state spedite dal porto di Bengasi, in Libia, a quelli di Banias (ovest Siria) e Burj Islam (nord-ovest della Siria).

Il sito Judicial Watch ha pubblicato di recente una serie di documenti precedentemente classificati da parte del Dipartimento della Difesa e dal Dipartimento di Stato che rivelano come Washington era a conoscenza della spedizione massiccia di armi dalla città di Bengasi ai terroristi che lottano per rovesciare il legittimo governo del presidente siriano, Bashar al-Assad in Siria.

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Crimini della giunta ucraina: il bombardamento di Sakhanka

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Il battaglione punitivo ucraino Azov bombarda con l'artiglieria la cittadina di Sakhanka (Repubblica di Donetsk), situata tra Novoazovsk e Mariupol, a 5 Km dal fronte.

I pacifici abitanti di Sakhanka, esasperati dalle morti e dalle distruzioni causate dagli sgherri assassini del governo ucraino, inveiscono contro il gruppo di monitoraggio dell'OSCE, arrivato per registrare le violazioni sul cessate il fuoco ma colpevole di chiudere gli occhi davanti ai crimini dei gruppi armati di Kiev. Il bombardamento di Sakhanka rappresenta l'ennesimo crimine di guerra compiuto dalla giunta golpista e dai suoi sgherri, in quanto nella cittadina non ci sono i soldati delle milizie Novorusse, ma solo civili, per lo più anziani.

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