Solo la lotta potrà salvarci

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di Luca Servodio, direzione nazionale PdCI-FdS

 

irisbus operaio

Irisbus-Iveco della Valle Ufita: altri 700 operai senza lavoro

 

Dalla mezzanotte di Capodanno l’Irisbus Iveco di Valle Ufita è stata chiusa, diventando una delle tante “cattedrali nel deserto” del Mezzogiorno d’Italia. Non c’è dubbio, è il simbolo dell’anno che si è concluso. Lo stabilimento Irisbus Iveco e la lotta della classe operaia sono stati la scena principale della crisi che l’Irpinia attraversa. Le immagini degli operai e il luogo materiale (piazzale antistante alla porta carraia) delle manifestazioni hanno accompagnato le cronache dei media lungo i 120 giorni di lotta. Una lotta consumatesi, anche in lunghi viaggi di speranza, tra i vari comuni Irpini e verso la capitale, dove la politica del palazzo (Ministero dello Sviluppo Economico), è stata sempre “ospite” dei padroni Fiat, che hanno sin dall’inizio dettato le condizioni.


Dopo l’accordo del 14 dicembre 2011, che ha previsto la chiusura dello stabilimento, sottoscritto dal “sindacato unito”, la lotta della classe operaia, assomigliava a uno specchio in frantumi, a una comunità che sembrava aver perduto l’identità collettiva. Il Comitato di Resistenza Operaia subito ha ripreso la lotta. I lavoratori, inoltre, stanno scrivendo un libro, racchiudendo non il racconto di gesta impressionanti, ma un lembo di vite nel momento in cui hanno intrapreso a scrivere un pezzo di storia, con la stessa identità di desiderio e sogni. In sintesi: salvare il loro stabilimento e un territorio in via di desertificazione.


L’accordo firmato dai “sindacati uniti”, “regala” ai lavoratori due anni di cassa integrazione straordinaria a zero ore, il secondo è introduttivo alla ricollocazione (prepensionamento, dislocazione altri siti) di almeno un 30% degli addetti. Se però entro il prossimo 31 dicembre non trasferiranno almeno 197 addetti, non sarà possibile accedere al secondo anno di cassa integrazione straordinaria. L’accordo prevede anche l’esclusione della rotazione del personale interessato dal ricorso alla CIGS. Il 16 gennaio, si terrà il vertice al Ministero dello Sviluppo Economico, per individuare delle soluzioni imprenditoriali di reindustrializzazione del sito. Le richieste della classe operaia sono sempre le medesime, la salvezza di un polo di eccellenza che produce autobus, richiesti dal mercato e il piano per il trasporto pubblico locale per il rinnovamento dell'attuale parco auto, portando l'Italia a livelli degli altri paesi europei.


Parlare dell’Irisbus Iveco di Valle Ufita, è raccontare l’entroterra del Mezzogiorno d’Italia. È asserire e analizzare le modificazioni sopravvenute negli ultimi vent’anni, che non hanno eliminato, né dissolto la questione meridionale, che resta una delle contraddizioni centrali della società italiana. L’impossibilità di trovare lavoro e occupazione, lo spreco delle energie intellettuali e soprattutto il decadimento di un territorio.


In una crisi strutturale che si manifesta con maggiore peso in Italia e con il colpo mortale, avvenuto con la manovra del governo Monti, che massacra i soliti, ora tocca all’ultimo baluardo della democrazia reale l’articolo 18. Analizzando il contesto Irpino e del Mezzogiorno in cui la disoccupazione di massa è un fattore potente di corruzione e clientelismo, il superamento dell’articolo 18, aumenterà il ricatto nei confronti dei lavoratori, creando peggiori condizioni di lavoro e impedirà ai lavoratori di organizzarsi liberamente a difesa dei propri diritti.


Come ha scritto una figlia di un operaio: “L'Irisbus non è un capannone, l'Irisbus sono 700 papà e mamme di famiglia cui è stato strappato il posto di lavoro”. Di fronte alla volontà del proletariato, che coincide con gli interessi di tutti gli strati della popolazione lavoratrice, arriva un insegnamento per noi comunisti. Combattere la spontaneità, vale a dire deviare il movimento operaio da quest'aspirazione spontanea e di attirarlo sotto l'ala del marxismo-rivoluzionario, in altre parole del comunismo.


È tempo di mettersi in questione, rimettersi in mezzo agli altri, con i loro problemi, le loro angosce e le loro speranze, e farli propri. Anche per questo, ognuno di noi ritroverà le ragioni di un’esistenza e di un’attività di servizio.