Hasta siempre, compañera Fanny!

Stampa

di A.D.

 

fanny edelmanLa sera del primo novembre, all’età di cento anni, è morta a Buenos Aires Fanny Edelman, figura di rilievo del movimento femminile argentino ed internazionale, a lungo segretaria dell’Unione Donne Argentine e poi, dal 1972, della Federazione Democratica Internazionale delle Donne (Widf).

 

Fu proprio durante il suo segretariato che la Widf, insieme alla Women’s International League for Peace and Freedom, diede impulso ad una serie di iniziative che contribuirono in misura determinante alla proclamazione dell'Anno Internazionale delle Donne e alla convocazione della prima conferenza delle Nazioni Unite per le donne, a Città del Messico nel 1975: da quella storica conferenza ebbero vita le Decadi dell’Onu dedicate alle tematiche femminili, con le successive conferenze mondiali di Nairobi e di Pechino.


Quando qualcuno le chiedeva l’età, Fanny amava rispondere, con incredibile brio e lucidità, che aveva “molta, molta, molta giovinezza accumulata”. Nella sua lunga e intensa vita di militante e dirigente politica e associativa, è stata testimone e partecipe di molti degli avvenimenti cruciali del XX secolo, conservando sempre uno sguardo critico e acuto sul suo tempo e un’inesauribile volontà di futuro.


Nata a San Francisco de Cordoba nel 1911, aderì molto giovane al Partito Comunista, nel quale ricoprì diversi incarichi, fra cui quello di responsabile delle Relazioni Internazionali.


Fu volontaria delle brigate internazionali nella Guerra Civile Spagnola, dove lavorò fianco a fianco con Tina Modotti nel Soccorso rosso e conobbe Dolores Ibàrruri, la Pasionaria.


Negli anni più bui del continente latino americano, e particolarmente durante la dittatura militare argentina fra il 1976 ed il 1983, subì il carcere più volte. Con spirito indomito raccolse le testimonianze di 200 parenti di vittime della dittatura e nel 1978 le presentò davanti alla Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra.


In prima linea nelle lotte operaie e contadine, Fanny aveva compreso tuttavia che non vi può essere liberazione sociale senza l’emancipazione completa delle donne, che è imprescindibile unire la lotta degli sfruttati con quella delle donne che subiscono le diverse forme di discriminazione imposte dalla società patriarcale. Si proclamava femminista marxista e non esitava a sfidare i pregiudizi latenti o esplicitamente manifestati nel suo partito, spesso diffidente dei nuovi apporti di una cultura di liberazione che non nasceva dalla lotta di classe.


Scrive di lei la giornalista argentina Stella Calloni: “Fino ai suoi ultimi giorni è stata vigile in ogni atto, con straordinaria lucidità ha presieduto riunioni, ha preso la parola negli eventi politici e la sua parola era ascoltata nel suo partito, il partito comunista argentino, dove ha militato tutta la vita. Umile, luminosa, incapace di settarismi, aperta, attenta, sempre generosa e compagna…Senza esitazioni, ma senza alcun accenno di arroganza, Fanny ci ha insegnato come nessun altro le vie della dolcezza, della moralità e della pazienza rivoluzionarie, tutte le vie dell’unità, così necessaria di questi tempi.


Fanny Edelman ha raccontato la sua lunga straordinaria vita nell’autobiografia Banderas, pasiones, camaradas, che testimonia come la sua storia personale abbia incontrato la storia del mondo. Al più recente volume Femminismo y marxismo è invece affidata, sotto la forma di un’intervista rilasciata alla scrittrice argentina Claudia Korol, la narrazione del suo “molto pensato ed agito” per e con le donne.