Impero: calcoli, mitologie ed illusioni elettorali

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democratici usa muralesdi Mark Epstein

La schiera di candidati che si sono candidati a competere per la “nomination” democratica si fa sempre più folta.

Non passerò in rassegna la schiera di tutti i candidati perchè la maggioranza è o esplicitamente o lo si capisce da molti legami, discorsi, contatti, e via dicendo legata alla conservazione dello status quo e ad interessi oligarchici.

Mi concentrerò invece sulle candidature di Bernie Sanders e di Tulsi Gabbard.


Nonostante le recentissime dichiarazioni molto interessate di Trump (che ha dichiarato praticamente che il suo unico avversario è Joe Biden, mentre Bernie Sanders non conta per nulla: interessante perchè in realtà Biden ha sempre ottenuto risultati da molto mediocri ad orrendi in passato, perchè veicolo di tutta una serie di fattori negativi, come legami con i regimi di Clinton ed Obama, aspetti caratteriali legati a “sexual harassment” e via dicendo, e perchè Sanders invece almeno come programma e retorica costituisce invece una sfida diretta al populismo demagogico di Trump), Bernie Sanders gode sempre di sostegno demoscopico molto notevole soprattutto nella fascia tra i ca. 18 e 50 anni di età. Biden pare che parzialmente sfondi tra i pensionati...

Il problema per Sanders era ed è che una fazione notevolissima dell’oligarchia, anche all’interno dell’ala Dem, lo riteneva-ritiene troppo ‘di sinistra’. Quindi esiste, come ho scritto in interventi passati, un pericolo molto serio per la sua candidatura, che sarà soggetto agli stessi tipi di manipolazioni ed esclusione come durante la campagna contro Shillary. Recentemente però ho notato una serie di fonti mediatiche oligarchiche (tra cui spicca il New York Times) che hanno diffuso pezzi dove sostenevano (nei confronti delle gerarchie degli apparati Dem) di essere più aperti, inclusivi e via dicendo. Credo che si tratti di calcoli dell’ala più macchiavellica dell’oligarchia che ha capito due punti importanti: 1) che Biden non solo è un cavallo quasi sicuramente perdente già di suo ma che 2) contro Trump esibisce quasi solo fattori negativi e perdenti 3) che Sanders è di gran lunga un candidato più forte contro Trump, soprattutto nella fascia di elettori tra i 18 e 50 appunto e 4) (e non da ultimo) che Sanders per quanto a livello di dichiarazioni e programma risulti realmente più ‘di sinistra’ rispetto alla maggior parte dello schieramento, in realtà, proprio appunto a causa della necessità di sostegno da parte di membri del partito col quale si è schierato sinora (e cioè i Dem) non riuscirebbe ad implementare quasi nessuna parte del suo programma come annunciato. Quest’ultimo punto avrebbe un ulteriore risultato ‘cinico’ di medio e lungo termine per l’oligarchia in genere, ma vista e calcolata da quest’ala macchiavellica: e cioè che l’attrattiva di un candidato nominalmente ‘socialista’ e di ‘sinistra’ verrebbe immediatamente offuscata, per non dire annullata se, vincendo, poi non riuscisse ad implementare alcunchè.

Nel caso di Obama questa (la scusa del ‘mancato sostegno’) propaganda è stata venduta in tutte le salse, mentre in realtà Obama (e lo si può dimostrare voti, dati, interventi alla mano) si è sempre preventivamente defilato dal sostenere qualsiasi legislazione od intervento realmente democratico o contrario agli interessi dell’oligarchia.

Nel caso di Sanders invece questo mancanza di sostegno è molto reale ed evidente, e dipende dal fattore fondamentale del bipartisimo duopolistico, per cui Sanders appunto non ha nessun partito indipendente (e tanto meno ‘socialista’) che lo sostiene, e questo fa parte delle conseguenze dell’essere un ‘indipendente’ che in realtà alla fine dei conti dipende completamente dai Dem.

Sanders poi nella realtà, come ho già scritto in passato, non ha mai avuto il coraggio di difendere una posizione realmente costruttiva ed alternativa al duopolio dell’oligarchia. Lo si è visto dopo le rivelazioni delle macchinazioni di Shillary ai suoi danni (ed il suo tradimento della base giovanile), lo si vede oggi riguardo il suo silenzio assordante e censorio riguardo Assange (sia nel suo caso che in quello della Ocasio-Cortez, blogger e persone sui social-media favorevoli ad Assange sono stati censurati e tolti da siti, blog, ecc, legati a Sanders ed alla Cortez), le sue iper-ambiguità riguardo il Venezuela, il fatto macroscopico che non ha mai proposto nulla di serio riguardo la “military-industrial-security complex” e l’impatto gigantesco che ha sul budget federale, e via dicendo. Anche per questo credo che l’ala macchiavellica dei Dem lo veda sempre più di buon occhio, e personalmente ritengo che la sua candidatura sia motivata più da calcoli di potere e prestigio personali che una qualsiasi motivazione seria ed affidabile per alcunchè di ‘socialista’.

Tulsi Gabbard invece come carattere, come programma, e come affidabilità credo che sia un candidato infinitamente superiore a Sanders, con un programma che affronta direttamente sia i problemi di politica estera sia quelli relativi al budget appena citati (della “complex”). Oltre a questo in tutta una serie di sondaggi, interventi, ecc. si è visto che possiede un’attrattiva molto maggiore per candidati più conservatori, sia a causa del suo background familiare, sia perchè avendo servito nelle forze armate in Iraq, essendo membro della National Guard, sa parlare concretamente a questi settori dell’elettorato, in modo non accondiscendente, non logorroico, non identitarimente postmoderno, e via dicendo. Quindi a livello individuale è senz’altro una candidata molto forte, e proprio per queste ragioni molto invisa all’oligarchia, soprattutto ai vertici gerarchici dei Dem che cercano di escluderla, di diffamarla, ecc. in tutti i modi possibili ed immaginabili. MA  ...

Ed il ma purtroppo è estremamente consistente, per non dire insormontabile. Tra i Dem la Gabbard gode di ancora molto minor appoggio di Sanders, per i motivi sopra elencati. E visto che pure lei si candida per le primarie Dem, non solo dovrebbe sormontare tutti gli ostacoli istituzionali del caso, ma, come nel caso di Sanders (ma in questo caso penso in modo assolutamente genuino, perchè il suo programma è davvero il suo!), non avrebbe praticamente alcun sostegno da parte di altri individui eletti nelle schiere dei Dem (se non pochissimo, come forse Ilhan Omar, e pochi altri...).

Quindi per quanto a livello individuale sia senz’altro a mio parere la miglior candidata, e le sue posizioni godano anche di grandissimo appoggio a livello demoscopico, l’abisso tra ciò che la maggioranza dell’elettorato vorrebbe, e ciò che invece i rappresentanti prezzolati dell’oligarchia imporrebbero, non potrebbe essere più enorme.

Questo per sottolineare le enormi distanze tra calcoli, mitologie, illusioni e le realtà, purtroppo anche molto macroscopiche. Mai la necessità di un terzo partito non-oligarchico si è mostrata più macroscopicamente in tutta la sua evidenza.