Kazakhstan: i comunisti russi e la Cina contro l'ingerenza occidentale

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di “Atlas alternatif”* | traduzione a cura di Marx21.it

 

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*Il blog «Atlas alternatif», diretto da Frédéric Delorca si propone dal 2006 di offrire un contributo collettivo (42 collaboratori) al servizio della critica del dominio dei grandi gruppi industriali, finanziari, mediatici e degli Stati occidentali nel mondo e a sostegno dell’iniziativa, sul piano internazionale, delle forze progressiste antimperialiste.

 

Il 16 dicembre, in occasione del ventesimo anniversario dell'indipendenza del Kazakhstan degli incidenti sono avvenuti nella città di Janaozen, causando numerosi morti tra i manifestanti e le forze dell'ordine.

In un'intervista del 21 dicembre in “KPRF.TV” Viacheslav Titiokin, del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa, ha commentato gli avvenimenti in corso in quella enorme repubblica ex sovietica, ricchissima di risorse energetiche.

 

Il Kazakhstan è uno dei 20 più grandi produttori di petrolio al mondo. Produce più di un milione di barili di petrolio al giorno e, con una popolazione di 16 milioni di abitanti, ciò potrebbe permettere a questo paese un alto livello di vita (…) Abbiamo ricevuto informazioni provenienti dal Kazakhstan, secondo cui malgrado l'apparente prosperità e il lusso che sfoggia la nuova capitale costruita in un modo molto artificiale nel cuore del paese, in realtà si sono accumulati i problemi sociali, e il fattore scatenante è rappresentato proprio da tali contraddizioni interne al paese. La gente che è salita per così dire sulle barricate ha fronteggiato le forze dell'ordine kazakhe avendo senza dubbio dei motivi per manifestare la propria indignazione: riceve bassi salari e ci sono stati licenziamenti di massa. Imbarazza anche il fatto che i cinesi che lavorano sul posto siano meglio pagati dei lavoratori locali. Esiste un fattore di discriminazione nazionale che urta la sensibilità. In Kazakhstan è emersa velocemente una classe sociale di “nuovi ricchi”. Ci sono già alcuni multimilionari (…) mentre una parte della popolazione vive in uno stato di miseria assoluta. Le persone che lavorano nel settore petrolifero non ricevono un salario dignitoso. Per questo l'accumulo delle contraddizioni sociali è sfociato inevitabilmente in questa esplosione sociale (…)

 

Ma noi dobbiamo anche prestare attenzione al modo con cui le proteste si sono sviluppate nel paese. Ed è certo che in questo paese esistono maggiori condizioni per il manifestarsi della tensione sociale. Tuttavia fin dall'inizio, tutti gli osservatori hanno segnalato un'influenza straniera. Perché queste forze hanno interesse a destabilizzare il Kazakhstan? Perché la destabilizzazione o il caos organizzato, come viene chiamato da loro, è lo strumento che hanno per controllare il paese. Il Kazakhstan ha una grande importanza per l'Occidente. E' una delle grandi potenze estrattrici di petrolio che ha mantenuto forti legami con la Russia. (…) Queste forze straniere hanno utilizzato l'indignazione legittima della gente allo scopo di destabilizzare il Kazakhstan e di attirarlo nella sfera di influenza occidentale. (…) Le forze dell'oligarchia internazionale operano avendo come intermediario i servizi segreti della NATO. E noi abbiamo visto come tali servizi hanno operato in Jugoslavia, in Ucraina, in Georgia e altrove.”

 

Il ministro degli affari esteri cinese Yang Jiechi si è pronunciato in modo simile. Ha espresso il suo sostegno al governo kazakho e ha stigmatizzato i paesi esterni alla regione che interferiscono negli affari del paese asiatico “sotto diversi pretesti, i cosiddetti diritti dell'uomo, la democrazia, e così di seguito di volta in volta”. “Il solo risultato di tale premura è il caos, la distruzione della stabilità. Vedete cosa è avvenuto in Medio Oriente e in Africa del Nord dove persone armate hanno rovesciato un governo legittimo. E che cosa hanno dato al popolo, se non le vittime, il disordine, la povertà e il caos? Nulla!”.

 

Il 19 novembre scorso, il presidente Nazarbayev che comunque mantiene eccellenti relazioni con gli Stati Uniti aveva condannato le ingerenze straniere in Libia e in Siria e aveva rifiutato ogni azione contro l'Iran. In ottobre anche il ministro degli affari esteri del Kazakhstan in visita a Teheran si era opposto ad ogni intrusione straniera negli affari del paese rivierasco del Caspio per lo sfruttamento delle risorse (in particolare petrolifere) di quel mare.

 

Ma per ora la presenza di eventuali agenti provocatori stranieri nei fatti di Janaozen non è stata dimostrata. Emergono solamente le iniziative di “Human Right Watch”, legata al multimilionario americano Soros, nella denuncia della repressione.