NATO - 70 anni al servizio degli obiettivi politico-militari dell'imperialismo

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nato usadi Rui Fernandes

da "O Militante”, Rivista teorica del Partito Comunista Portoghese, n° 359 marzo-aprile 2019

Traduzione di Mauro Gemma per Marx21.it

Il 4 aprile 1949 fu formalmente istituita l'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, conosciuta per la sua sigla in inglese: NATO. Parole belle come "democrazia" e "libertà individuali" si leggevano nel Trattato di fondazione della NATO. Ma la vera natura di questo blocco politico-militare egemonizzato dall'imperialismo USA fu immediatamente evidente con l'inclusione, tra i suoi membri fondatori, della dittatura fascista di Salazar.


Alcuni elementi di contestualizzazione della nascita della NATO

La vittoria e il consolidamento della grande Rivoluzione Socialista dell'ottobre 1917 rappresentarono un colpo storico per il capitalismo mondiale. Accanto a un sistema in crisi (la cui espressione è rappresentata dallo scoppio di due guerre mondiali) incapace di offrire ai popoli una realtà diversa dallo sfruttamento e dalla guerra, ha fatto la sua apparizione un sistema socio-economico alternativo che garantiva per la prima volta diritti sociali senza precedenti. Il progresso economico dell'URSS durante gli anni '30 contrastava in modo evidente con la crisi in cui il sistema capitalista stava sprofondando. I settori del grande capitale mondiale hanno fatto ricorso al fascismo, cercando di risolvere con il suo "bastone" la loro crisi. L'ascesa mondiale del fascismo ha portato alla catastrofe della Seconda Guerra Mondiale. Nella sconfitta del nazifascismo, l'Armata Rossa e i comunisti giocarono un ruolo decisivo e centrale. Durante la seconda guerra mondiale ci furono diversi esempi di come i lavoratori e il popolo avevano imbracciato le armi per resistere. I vecchi ordini sociali vacillavano di fronte all'avanzata della lotta liberatrice. Milioni di esseri umani in paesi colonizzati, semi-colonizzati e imperialisti si sono risvegliati alla lotta e hanno voluto essere attori nella definizione del proprio futuro.

L'URSS e i comunisti sono diventati attori di primo piano sulla scena mondiale. È in questo contesto che gli Stati Uniti, rafforzati da una guerra che si era dispiegata lontano dal loro territorio e di cui hanno beneficiato politicamente ed economicamente, sono diventati l'avanguardia della reazione del grande capitale mondiale, cercando di fermare e invertire i progressi della lotta di liberazione dei lavoratori e dei popoli. Sotto la bandiera dell'anti-comunismo, gli Stati Uniti hanno assunto le redini dell'imperialismo mondiale e ovunque hanno appoggiato i regimi di oppressione di classe che si confrontavano con le lotte popolari; hanno sostenuto le potenze coloniali che cercavano di difendere e riaffermare il loro dominio su altri popoli; hanno reclutato nelle loro file dirigenti politici fascisti e perfino esponenti nazisti operativi; hanno mostrato con Hiroshima e Nagasaki fino a che punto erano disposti a usare l'arma atomica.

Il sostegno degli Stati Uniti al Portogallo fascista di Salazar e il suo inserimento come membro fondatore della NATO è un altro esempio di alleanza reazionaria e anticomunista che l'imperialismo ha forgiato alla fine degli anni '40, che si aggiunge ad altri, come la partecipazione alla NATO della Grecia e della Turchia durante gli anni in cui erano governate da dittature militari.

Alla Conferenza dei Partiti Comunisti dei Paesi Capitalistici dell'Europa, svoltasi a Bruxelles dal 26 al 28 gennaio 1974, il segretario generale del Partito Comunista Portogese aveva dichiarato: "Del clima di guerra fredda in larga misura ha approfittato il nostro governo fascista e colonialista. Integrato nella NATO, pedina docile dei circoli più aggressivi dell'imperialismo, offrendo il territorio portoghese per l'installazione di basi militari straniere, affermando che in Africa difende l'Europa contro la minaccia dall'assedio comunista da sud, il governo fascista, a sua volta, ha ricevuto e riceve anche aiuti in armi, prestiti, sostegno diplomatico, senza i quali non potrebbe né condurre tre guerre coloniali né reprimere a lungo la volontà di liberazione del popolo portoghese ". Per quanti sforzi facciano alcuni professionisti dello “sbiancamento”, l'anticomunismo è stato, fin dalla prima ora, la caratteristica politica fondamentale del fascismo.

I mutamenti nella NATO non cambiano la sua natura

Il cambiamento nel rapporto delle forze nel mondo alla fine degli anni '80, con la sconfitta delle esperienze di costruzione del socialismo nell'Europa orientale, ha segnato un salto qualitativo nella storia della NATO. Smentendo palesemente i pretesti ufficiali che presentavano la NATO come una struttura "difensiva", di fronte a una (inesistente) "minaccia sovietica", gli Stati Uniti e gli altri paesi imperialisti non solo non hanno sciolto la NATO ma l'hanno rafforzata, sia sul piano geografico, che attribuendole un volto ancora più aggressivo e militarista.

In occasione del suo 50° anniversario nel 1999, la NATO ha adottato il nuovo "concetto strategico", che cancella le regole che ufficialmente limitavano la sua azione entro i confini dei paesi membri e amplia l'elenco dei pretesti per interventi militari. Esplicitando al mondo il significato di questa nuova dottrina, nel marzo 1999, pochi giorni dopo l'allargamento della NATO a Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, aerei della NATO attaccavano la Jugoslavia, riportando la guerra sul suolo europeo. Ancora una volta le belle parole del trattato di fondazione della NATO cedevano il passo ai missili cruise, alle bombe a grappolo su persone, case, popolazioni.

Con le distruzioni causate dalla guerra venivano stracciati il Diritto Internazionale e la Carta delle Nazioni Unite. L'imperialismo, sentendosi liberato da un rapporto di forze nel mondo che, grazie all'esistenza dell'URSS e alla forza del movimento antimperialista, aveva tenuto a bada i suoi impeti più aggressivi, ha deciso di passare all'attacco e di imporre con la forza la sua egemonia e la sua globalizzazione economica e politica. Tale linea si è mantenuta, in sostanza, fino ai giorni nostri.

Politica di militarizzazione e guerra

Il bilancio USA per il 2018 ha stanziato "$ 716 miliardi per spese militari, con un aumento del 13% rispetto al 2017" (The Guardian, 9.2.18). La stessa fonte sottolinea che solo gli ulteriori $ 80 miliardi in questo bilancio "superano il budget militare di qualsiasi altro paese tranne la Cina". L'aumento è "del 7% superiore a quello richiesto dalla Casa Bianca” di Trump, un fatto meritevole di registrazione secondo il New York Times (8.2.18). La politica di militarizzazione e guerra non è una novità di Trump - è sempre stata consensuale tra i partiti del grande capitale negli Stati Uniti. Ed è così che un budget di $ 750 miliardi, il più grande di sempre, è previsto per il 2020. Allo stesso tempo, per esempio, si stima che un nuovo caccia della sesta generazione costerà 300 milioni per ogni unità, vale a dire tre volte il costo del caccia più costoso negli Stati Uniti oggi.

Ma l'aumento della spesa militare e correlativa non è un'esclusiva degli Stati Uniti. Le principali potenze europee seguono lo stesso percorso, finanziando contemporaneamente la NATO e la costruzione del cosiddetto esercito europeo sotto la copertura della cosiddetta Cooperazione Strutturata Permanente nella lingua esoterica di Bruxelles. Gli stessi governi che dicono di non avere soldi per la spesa sociale e hanno speso miliardi per sostenere il sistema finanziario, si stanno preparando a moltiplicare le spese militari. Per la guerra, come per il grande capitale, non vi è alcuna spesa o indebitamento 'insopportabile'. Il bilancio militare tedesco per il 2018 è aumentato del 3,9%, prevedendo aumenti di 5,3 miliardi entro il 2021. Il governo francese ha deciso di spendere 300 miliardi di euro entro il 2025 nel suo bilancio militare (compresi 45 miliardi di armi nucleari), con aumenti annuali di 1700 milioni entro il 2023 e 3 miliardi entro il 2024 e il 2025 (Le Monde, 7-8 febbraio 2018). A quel tempo la Francia spenderà il 2% del PIL per le spese militari, l'importo fissato dalla NATO e che Trump ha sostenuto con tanta insistenza. Quasi contemporaneamente, il governo spagnolo ha annunciato (El País, 24.1.18) che raddoppierà le spese militari nei prossimi sette anni, raggiungendo i 18,5 miliardi di euro, ovvero l'1,53% del PIL. In Portogallo, i ministri della difesa e degli affari esteri hanno firmato (Público, 25.1.18) un protocollo congiunto, successivamente precisato in interventi istituzionali, compreso quello del primo ministro, in cui si annuncia l'intenzione di aumentare annualmente il bilancio della difesa al fine di raggiungere l'1,9% del PIL entro il 2024, con il rafforzamento delle spese militari.

Tutta questo dinamica di rafforzamento dei bilanci per le spese militari in Europa è inseparabile dall'obiettivo della costruzione dell'esercito comune, per quanto alcuni cerchino di negarlo o mascherarlo. Il presidente Macron lo già aveva spiegato in modo chiaro e ora è la volta della nuova presidente (Anegret) del partito di Angela Merkel che ha affermato chiaramente in un discorso al congresso della CSU, la sua difesa della creazione di un esercito comune e di un Consiglio di sicurezza europeo. Abbiamo, quindi, più federalismo e più militarismoin corso d'opera . Ma oltre a questo aumento, l'incontro di novembre 2018 dei ministri della Difesa dei paesi dell'Unione Europea ha approvato l'avvio di 16 progetti che comprendono la creazione di una Scuola di Spionaggio (da molto tempo agognata ma che incontrava l'ostacolo, non innocente, del Regno Unito, nella logica della non concorrenza con la rete articolata che coinvolge Regno Unito, USA, Canada, Nuova Zelanda e Australia); la preparazione di equipaggi di elicotteri per situazioni di rischio; la gestione di un sistema di forze speciali per operazioni militari con obiettivi precisi; la produzione di una nuova generazione di missili a medio raggio; l'ampliamento e nuove soluzioni di sistemi di radionavigazione a livello europeo; lo sviluppo di un nuovo elicottero militare, ecc. Naturalmente Francia e Germania si fanno carico della "parte più interessante del business". Chiunque abbia sinceramente pensato o pensa che la Cooperazione Strutturata Permanente non abbia nulla a che fare con la costruzione dell'esercito comune e con le dinamiche federaliste nell'Unione Europea è bene che non si faccia illusioni.

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