Intervista a Evo Morales, presidente della Bolivia

Intervista a Evo Morales, presidente della Bolivia

da jornada.unam.mx

Morales sostiene di non essere ancora pronto a lasciare la presidenza, benché rispetti la decisione del paese. Quanto alla vittoria di Trump, secondo lui è da attribuire alla rabbia contro la globalizzazione

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Il risultato delle elezioni presidenziali austriache

Il risultato delle elezioni presidenziali austriache

Dichiarazione di Elke Kahr, dirigente della Federazione della Stiria del Partito Comunista Austriaco (KPÖ)

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No alla «riforma» bellicista

No alla «riforma» bellicista

di Manlio Dinucci

La maggioranza degli italiani, sfidando i poteri forti schierati con Renzi, ha sventato il suo piano di riforma anticostituzionale. Ma perché ciò possa aprire una nuova via al paese, occorre un altro fondamentale No: quello alla «riforma»  bellicista che ha…

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L’ultimo saluto a Fidel Castro

L’ultimo saluto a Fidel Castro

da PandoraTV

La trasmissione integrale dei funerali di Fidel Castro che si sono svolti il 4 dicembre a Santiago de Cuba [RT en Español]

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

INTERVISTA - Scolari: “La Cina riafferma ancora oggi la sua natura marxista e rivoluzionaria”

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china ngoda alicenonlosa.it

Riceviamo dal compagno Fabio Scolari e volentieri pubblichiamo come contributo alla discussione sulle esperienze del socialismo in Asia.

Qualche giorno fa ho partecipato alla conferenza intitolata “Attualità del socialismo in Asia” in cui sono state affrontate le varie realtà di sviluppo del socialismo in Cina, Laos, Vietnam e RPD-Corea. L’incontro si è tenuto presso il Centro Studi dell’Idea Juche nordcoreana a Milano. Il mio contributo alla discussione è stato esporre la mia esperienza di settembre di una settimana in Corea del Nord in qualità di relatore e capo della delegazione italiana al seminario internazionale di Pyongyang sullo Juche e l’antimperialismo (reportage dalla Corea del Nord – leggi).

A Milano ho conosciuto Fabio Scolari, giovane studente di sociologia e relatore sulla Cina comunista, gestore dell’associazione “Giù le mani dalla Cina”. Ho pensato che i lettori che stanno leggendo il mio  potessero essere interessati a confrontare il socialismo nordcoreano con quello cinese, e quindi ho intervistato Fabio. Andrea Marsiletti

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Aspetti delle relazioni economiche Cina-UE

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china eu flag mixdi Vladimiro Giacché

Relazione al convegno “La ‘via cinese’ e il contesto internazionale” (Academy of Marxism, Chinese Academy of Social Sciences – Associazione Marx XXI), Roma, 15 ottobre 2016.

1. Chiarimenti preliminari

Per intendere natura e prospettive delle relazioni economiche Cina-UE bisogna preliminarmente chiarire due punti essenziali:

1.1. le relazioni economiche non sono mai soltanto relazioni economiche, non sono mai "pure": al contrario, esse sono sempre strettamente intrecciate a obiettivi politici e geopolitici (possono essere finalizzate e in qualche caso sacrificate ad essi, come dimostrano le sanzioni europee alla Russia); inoltre, gli obiettivi degli attori economico-politici tra cui si svolgono sono determinati dalla formazione sociale in essi prevalente/dominante (egemonica): è essa che determina le priorità commerciali e di investimento, che privilegia gli interessi di questo o quel settore economico, di questa o quella classe. In passato, come noto, l'embargo di tecnologia dei paesi capitalistici verso i paesi socialisti ha privato alcuni settori del capitale di lucrosi profitti perché si era privilegiato rispetto ad essi l'obiettivo di battere sul piano planetario una formazione sociale antagonista (obiettivo che poi è effettivamente stato realizzato per quanto riguarda l'Unione Sovietica e i paesi dell'Europa orientale).

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Il ruolo di Usa e Nato nel rapporto della Ue con la Cina

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laviacinese banner2di Manlio Dinucci

Con l'intervento di Manlio Dinucci iniziamo la pubblicazione delle relazioni presentate al convegno “La via cinese e il contesto internazionale", promosso dall'accademia del marxismo cinese presso la CASS in collaborazione con l'associazione “Marx XXI” e le edizioni Marx Ventuno.  

Vado subito al nodo della questione. Penso che non si possa parlare di relazioni tra Unione europea e Cina indipendentemente dall’influenza che gli Stati uniti esercitano sull’Unione europea, direttamente e tramite la Nato.

Oggi 22 dei 28 paesi della Ue (21 su 27 dopo l’uscita della Gran Bretagna dalla UE), con oltre il 90% della popolazione dell’Unione, fanno parte della Nato, riconosciuta dalla Ue quale «fondamento della difesa collettiva». E la Nato è sotto comando Usa: il Comandante supremo alleato in Europa viene sempre nominato dal Presidente degli Stati uniti d’America e sono in mano agli Usa tutti gli altri comandi chiave. La politica estera e militare dell’Unione europea è quindi fondamentalmente subordinata alla strategia statunitense, su cui convergono le maggiori potenze europee.

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Il barile al rialzo

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petrolio operaio barilidi Demostenes Floros | da abo.net

Grazie al cambio euro/dollaro, il riequilibrio tra la domanda e l'offerta, la tendenza al ribasso delle riserve di greggio statunitense, e l'accordo concluso ad Algeri sulla produzione OPEC, il prezzo del greggio brent ha superato a settembre i 50 dollari al barile, com'era accaduto l'ultima volta ad agosto.

Nel mese di settembre, i prezzi del petrolio sono aumentati in modo significativo nonostante una tendenza caratterizzata da una forte volatilità. In particolare, il Brent Crude North Sea ha aperto a 45,77 $/b (dollari al barile) e ha chiuso a 50,04 $/b, mentre il West Texas Intermediate ha aperto a 43,54 $/b e ha chiuso a 48,63 $/b. Al momento della redazione dell'articolo, i prezzi del petrolio stavano salendo poiché il Brent era quotato a 52,82 $/b, record assoluto dallo scorso ottobre, e il WTI era cresciuto sino a 50,73 $/b, il massimo da giugno. Quattro fattori hanno determinato la tendenza alla volatilità del petrolio:

- Il tasso di cambio €/$;
- I dati riportati dall’Oil Market Report il 13 settembre in merito alla tendenza al riequilibrio di offerta e domanda;
- I dati riportati dall’American Petroleum Institute il 20 settembre, in merito alla tendenza delle riserve di greggio statunitensi;
- L'accordo concluso durante l’International Energy Forum in Algeria il 26/28 settembre sulla futura produzione OPEC.

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A cinque anni dal barbaro assassinio di Gheddafi

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clinton libia arabidi Domenico Losurdo

5 anni fa, il 20 ottobre 2011, veniva barbaramente assassinato il leader della Libia anticolonialista Mu’ammar  Gheddafi. Per ricordarlo e a eterna vergogna dei responsabili di questo crimine, da Sarkozy alla signora Clinton, che ora non a caso si appresta a divenire Presidente degli USA, riprendo alcune pagine del mio libro La sinistra assente. Crisi, società dello spettacolo, guerra, Carocci, Roma (DL).

L’esultanza della signora Clinton per il crimine

Quante vittime ha provocato una guerra, che peraltro «non ha portato ai libici la “libertà dal tiranno” ma ha creato l’ennesimo Stato fallito, in preda a bande armate» e all’«estremismo islamico» (Panebianco 2013)? Per rispondere a questa domanda diamo la parola a un filosofo di fama internazionale: «Oggi sappiamo che la guerra ha fatto almeno 30.000 morti, contro le 300 vittime della repressione iniziale» perpetrata dal regime che la NATO era decisa a rovesciare (Todorov 2012). Occorre aggiungere che la repressione colpiva una rivolta che certo aveva basi anche endogene ma alla quale erano tutt’altro che estranei i servizi segreti occidentali, a cominciare da quelli inviati dal governo di Londra i quali – ha rivelato la stampa britannica più autorevole – già da un pezzo si proponevano di assassinare Gheddafi, ricorrendo a ogni mezzo (infra, cap. 3, § 7). E, in effetti, la guerra sanguinosa del 2011, scatenata mentre non pochi paesi in particolare dell’Africa e dell’America Latina premevano per una conferenza internazionale e per la ricerca di una soluzione pacifica, si concludeva con il linciaggio di Gheddafi e lo scempio del suo cadavere.

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"Le rivelazioni di WikiLeaks mostrano la posizione bellicista di Hillary Clinton"

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assange clintonda lantidiplomatico.it

Secondo l'avvocato e scrittrice, Eva Golinger, Wikileaks si trova sotto costante pressione per l'impatto negativo delle sue rivelazioni nella campagna elettorale degli Stati Uniti.

Le rivelazioni di WikiLeaks fatte nelle ultime settimane su Hillary Clinton e i democratici "hanno causato un impatto sulla campagna elettorale negli Stati Uniti" soprattutto "negativo per la campagna di Clinton, che è la candidata ufficiale", ha dichiarato l'avvocato e scrittrice, Eva Golinger.

"Non c'è da stupirsi se c'è pressione da qualsiasi luogo. Anche diversi portavoce degli Stati Uniti hanno chiesto di intervenire contro Julian Assange e Wikileaks da tempo", ha aggiunto l'esperta.

Golinger ha ricordato che quando Clinton era Segretario di Stato durante l'amministrazione di Barack Obama "è stata molto a favore degli interventi degli Stati Uniti, tra i quali quelli in Libia. Ha anche preso una posizione forte contro la Siria e il governo di Bashar al Assad. È stata molto bellicosa, è la sua posizione, e queste e-mail lo hanno dimostrato."

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Presidenziali USA: lo scenario peggiore

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trump clinton blackreddi Spartaco A. Puttini

L'articolo è apparso in “Gramsci oggi” rivista on line, ottobre 2016

Gli Stati Uniti si avviano alla fase terminale dell’esperienza costituita dall’Amministrazione Obama.

Questa è di per sé una buona notizia. Finalmente si assisterà alla fine del mito obamiano, dell’obamamania, che hanno imperversato sul mainstream nel tentativo di accreditare un imperialismo americano dal volto umano. Tentativo che col tempo è andato progressivamente appannandosi anche per quelle opinioni pubbliche occidentali che erano il target principale di questa vasta campagna di cosmesi politica e travisamento della realtà. Gli eventi degli ultimi mesi sottolineano che molte maschere sono cadute nel corso dei due mandati del presidente “nero”. Gli Usa hanno continuato a condurre con determinazione la corsa agli armamenti, aumentando la pressione su entrambi i fianchi del continente eurasiatico contro i loro antagonisti: Russia e Cina. Hanno legittimato il rovesciamento dei legittimi presidenti di Honduras, Paraguay e Brasile e assistito al suicidio argentino, per tacere dell’impegno profuso nella destabilizzazione del Venezuela. Tasselli che disegnano un tentativo complessivo di rimettere il guinzaglio all’America Latina. Hanno appoggiato un putsch nazista in Ucraina per lacerare i rapporti tra questo stato ex-sovietico e la Russia (e tra la Russia e l’Europa) con un’operazione molto ardita. Un bel colpo. Un’operazione che però ha avuto un costo: portare il paese al punto di non ritorno della disintegrazione, con la secessione delle regioni orientali e il ritorno della Crimea alla madrepatria. Conseguenze che Washington non può fare praticamente nulla per scongiurare.

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ASSEMBLEA NAZIONALE del comitato NO Guerra NO NATO

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noguerranonato bannerassembleanazionaleComitato promotore della campagna #NO GUERRA #NO NATO Italia

il 22 ottobre 2016 ore 10.00 , Firenze

"Credo sia uno degli avvenimenti più importanti cui potremmo partecipare in questo periodo, anche per verificare che cosa siamo e siamo diventati: poi tutti a votare NO al referendum costituzionale anomalo anche solo perché il comitato per il sì è direttamente creato, promosso e sostenuto dal Governo. A presto."
Coordinatore nazionale - Giuseppe Padovano

L'ITALIA FUORI DALLA NATO E DALLA GUERRA!
NESSUN ORDIGNO NUCLEARE IN ITALIA!

Programma:

Ore 10,30- 12,00
Relazioni introduttive di G.Chiesa M.Dinucci e G.Padovano

a seguire Comunicazioni su esperienze ed iniziative territoriali: Ancona, Bergamo, Genova, Milano, Napoli;informazioni da Bruxelles, Montreal e da Berlino

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Report. La “Via Cinese” e il contesto internazionale

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Report a cura di Andrea Catone

Parte I

Dopo Parigi e Barcellona si è tenuto sabato 15 ottobre a Roma, il convegno su “La via cinese e il contesto internazionale”, titolo italiano per il “III Forum europeo” promosso dall’Accademia del marxismo presso l’Accademia cinese di Scienze sociali (CASS nell’acronimo inglese), incentrato su “Cinque concetti di sviluppo – innovazione, armonizzazione, equilibrio ecologico, apertura e condivisione – e la Via Cinese”.

Il convegno è stato co-organizzato in Italia dall’associazione “Marx XXI” e dalle Edizioni MarxVentuno. Ha registrato un notevole successo di partecipazione con una sala (150 posti a sedere) gremita di persone interessate e attente: studentesse e studenti, giovani ricercatori di scienze politiche e di storia, politica e cultura cinese, intellettuali marxisti e militanti comunisti (tra cui la compagna Rossana Platone, che – con le sue traduzioni dal russo delle opere di Lenin – ha dato a più di una generazione la possibilità di formarsi su testi fondamentali del marxismo), attivisti dei movimenti antimperialisti e contro la guerra, studiosi di geopolitica…

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Russia, l’Italia agli ordini della Nato. No ai soldati in Lettonia

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soldati italiani 675di Fabio Marcelli
da ilfattoquotidiano.it

Mio zio Elia Marcelli, che Tullio De Mauro ebbe a definire il più grande poeta romanesco contemporaneo, descrisse nel suo capolavoro Li Romani in Russia, in 1200 strofe di otto endecasillabi ciascuna, la straziante esperienza di cui fu protagonista con molti altri giovani italiani spediti in Russia a morire dal regime fascista con la criminale spedizione dell’Armir affiancando le orde genocide hitleriane.

Una tragica esperienza che oggi viene riportata alla ribalta dall’inconsulta decisione del governo Renzi di mandare 140 soldati al confine fra Russia e Lettonia. Neanche i peggiori governi democristiani erano mai arrivati a tali livelli di servilismo atlantico. Un prezzo che tutti noi dovremo pagare, oltre che alla mancanza di memoria storica di Renzi e della sua schiera di “nuovisti” privi di radici storiche e culturali, alla sua naturale propensione di svolgere senza alcuna remora il ruolo che più gli si addice, quello di esecutore fedele degli ordini dei poteri forti, in questo caso la Nato.

Nato che, fallito definitivamente il tentativo di ricolonizzare la Russia, destinandola a un ruolo subalterno e trasformandola in terreno di conquista per spregiudicati investitori occidentali e multinazionali finanziarie, sta da tempo agitando lo spauracchio del ritorno dell’Urss per giustificare il proprio riarmo senza precedenti. Del resto è noto come il capitalismo porti la guerra come suo risultato naturale. 

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Intervista a Piotr Simonenko: il Donbass, la Russia, la NATO e i lavoratori (seconda parte)

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simonenko profiloa cura di Raffaele Morgantini
da investigaction.net

Traduzione di Massimo Marcori per Marx21.it

“Penso che dobbiamo, assieme all’intera comunità internazionale, condannare una politica che non fa altro che accrescere la tensione, una politica che minaccia l’integrità territoriale degli stati, una politica di doppiezza quando coloro che parlano di certi valori sono i primi a calpestarli. Sono convinto che solo a tali condizioni avremo più responsabili politici che si battono davvero per la pace invece che parlare di pace solo per arricchirsi vendendo nuovi sistemi di armamento e militarizzando questa o quella regione”. (P. Simonenko)

Raffaele Morgantini: Potreste parlarci un po’ della situazione politica, economica e militare nell’est dell’Ucraina, nelle repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk?

Piotr Simonenko: Vorrei anzitutto sottolineare che il Donbass è una regione industriale economicamente molto importante. La regione di Donetsk assicurava da sola il 25% del PIL dell’Ucraina. Essa produceva fino a 100 milioni di tonnellate di carbone l’anno. E’ anche un enorme complesso metallurgico. Sulle tredici fabbriche metallurgiche che esistevano in Ucraina, la regione di Donetsk ne contava sette. Sul piano energetico, la più grande centrale termica d’Europa si trova nella regione di Donetsk.

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La Resistenza nel Donbass

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In memoria di  Arsen Pavlov, “Motorola”, uno degli eroi della resistenza del Donbass contro l’aggressione del regime di Kiev. Ucciso a Donetsk in un attentato terroristico dei nazisti.

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Siria: chi sono i criminali di guerra

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siria guerra disperazionedi Domenico Losurdo

In questi giorni una sistematica campagna di disinformazione di cui sono protagonisti in particolare USA, Gran Bretagna e Francia, bolla quali «criminali di guerra» Assad e Putin. È la preparazione multimediale dell’ulteriore scalata dell’aggressione contro la Siria a cui mirano Obama (appoggiato e stimolato da Hillary Clinton) e gli alleati e vassalli di Washington. Per chiarire chi sono i veri criminali di guerra riporto (con nuovi sottotitoli) quello che ho scritto in miei due recenti libri (La sinistra assente. Crisi, società dello spettacolo, guerra, Carocci, 2014; Un mondo senza guerre. L’idea di pace dalle promesse del passato alle tragedie del presente, Carocci, 2016), basandomi per altro su fonti esclusivamente occidentali. La scalata a cui si prepara l’imperialismo potrebbe avere conseguenze tragiche per la pace mondiale. È per sventare questo pericolo che occorre mobilitarsi sin d’ora (DL).

1. Guerra civile o aggressione degli USA (e di Israele)?

Prima di essere travolta dalla catastrofe che continua a infuriare mentre io scrivo, la Siria era considerata un’oasi di pace e di tolleranza religiosa in particolare dai profughi irakeni che a essa approdavano in fuga dal loro paese, investito dagli scontri e dai massacri di carattere religioso e settario nei quali era sfociata l’invasione statunitense. Cos’è avvenuto poi? È scoppiata una guerra civile per cause del tutto endogene? In realtà, prima ancora della seconda guerra del Golfo, i neoconservatori chiamavano a colpire la Siria che ai loro occhi aveva il torto di essere ostile a Israele e di appoggiare la resistenza palestinese (Lobe, Oliveri 2003, pp. 37-39).

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Stati Uniti: spese militari ed egemonia globale

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us elicottero bandieradi Roberto Garcia Hernández*
da prensa-latina.cu

Traduzione di Marx21.it 

Il discorso del presidente Barack Obama alle Nazioni Unite, ed anche le dichiarazioni della candidata democratica Hillary Clinton e del suo rivale repubblicano Donald Trump, coincidono su un punto: la “necessità” dell'egemonia mondiale degli Stati Uniti.

Nonostante alcune differenze tattiche e sfumature tipiche della campagna elettorale, nessuno dei tre sorprende il mondo quando conferma le aspirazioni di dominio di Washington.

Clinton e Trump competono da diverse settimane nell'illustrare agli elettori le loro posizioni in merito a tali questioni, e cercano di convincere i cittadini – senza molto successo, secondo le opinioni degli esperti – sulle loro rispettive capacità di mettere in pratica gli obiettivi della politica estera.

A suo modo, l'ex Segretaria di Stato vuole ripulire la sua immagine di “falco”, e mentre pretende di mantenere ad ogni costo la supremazia statunitense, giura che se arriverà alla Casa Bianca userà la forza solo come ultima risorsa.

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Alastair Crooke: ecco come gli Usa hanno armato il Jihad in Siria

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Jihad 620x362di Alastair Crooke * | Consortium News

Traduzione da nena-news.it

L'Occidente punta il dito contro la Russia per il massacro siriano ma le Forze Speciali Statunitensi sanno che le confusionarie politiche degli USA, tese a sostenere i jihadisti, hanno consentito ad Al Qaeda e all'ISIS di distruggere la Siria, spiega l'ex diplomatico britannico

"Sul campo, nessuno crede in questa missione", scrive un ex Berretto Verde a proposito dei programmi segreti di addestramento e armamento dei ribelli siriani, "sanno che stiamo addestrando la prossima generazione di jihadisti, quindi la boicottano perché se ne fregano'". "Non voglio sentirmi responsabile quando dei membri di al Nusra diranno che sono stati addestrati dagli americani" aggiunge il Berretto Verde.

In un rapporto dettagliato dal nome Le Forze Speciali statunitensi sabotano le fallimentari Operazioni sotto copertura in Siria, Jack Murphy, anch'egli ex Berretto Verde, racconta che un ex ufficiale CIA gli avrebbe rivelato che "il programma di operazioni segrete in Siria è una creatura del Direttore della CIA John Brennan… È stato Brennan a dare vita alla Syrian Task Force … John Brennan si era innamorato della folle idea di rovesciare il regime." In sostanza, Murphy sostiene che le Forze Speciali Statunitensi, che stanno armando i gruppi anti-ISIS, rispondevano a un'autorità Presidenziale, mentre la CIA, ossessionata dal pensiero di destituire il Presidente Assad, rispondeva a un'autorità separata e conduceva un programma distinto e parallelo per armare i ribelli.

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La “via cinese” e il contesto internazionale

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Sabato 15 ottobre 2016. Alcune impressioni su un convegno di rilevante significato.

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Sergio Romano: 'Nuova guerra fredda? Colpa nostra. Troppa russofobia'

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sergioromanoProponiamo l'intervista a Sergio Romano, ex ambasciatore a Mosca, come utile contributo alla discussione sui drammatici sviluppi della tensione internazionale.

da megachip.globalist.it

L'ex ambasciatore a Mosca: 'Tutto iniziò con l'allargamento NATO a est. In Siria dobbiamo augurarci una vittoria di Assad. Trump? Putin sbaglia se tifa per lui'

Intervista a Sergio Romano a cura di Francesco Cancellato.

«Non è la Russia che ha paura di una guerra con l'Occidente. Semmai è il contrario: siamo noi ad avere una paura irrazionale della Russia». Sergio Romano non usa mezzi termini nel leggere le crescenti tensioni tra l'Occidente e Mosca, che hanno spinto molti commentatori a parlare di nuova guerra fredda. Secondo l'ex ambasciatore italiano in Unione Sovietica e alla Nato, le vicende degli ultimi mesi partono da molto lontano: dall'allargamento della Nato ai Paesi che facevano parte del Patto di Varsavia, alla strategia di difesa missilistica attuata da George W. Bush, alle cosiddette rivoluzioni colorate in Georgia e Ucraina, sino alla guerra in Siria. Una storia, questa, in cui si legge in filigrana la «russofobia che è insita nella nostra cultura». Una russofobia attraverso cui «vediamo solo la pagliuzza negli occhi di Putin, mentre continuiamo a non vedere la trave in quella dell'Occidente».

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Associazione a delinquere per distruggere la Siria

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Syria bombing 720x479da pressenza.com

Le forze armate siriane debbono riprendere la parte di Aleppo occupata dai ribelli. Avaaz ha il compito di schierare l’opinione pubblica contro questa operazione militare dipingendola come null’altro che uno sforzo congiunto Russo-Siriano per massacrare i civili, soprattutto bambini. La Siria è vittima di una Associazione a Delinquere che da lungo tempo ha pianificato di distruggerla, dopo aver distrutto l’Iraq nel 2003.

Riprodotto, con permesso, da Counterpunch
Postato da Diana Johnstone il 4 Ottobre 2016 alle 14:14

Tutti affermano di voler porre fine alla guerra in Siria e riportare la pace in Medio Oriente.
Beh, quasi tutti.

“Questa è una situazione tipo playoff in cui è necessario che entrambe le squadre perdano, o almeno non si vuole che una vinca – si preferisce un pareggio”, ha dichiarato al new York Times nel giugno 2013 Alon Pinkas, ex console generale di Israele a New York. “Entrambi devono sanguinare, perdere sangue fino alla morte: questo è il pensiero strategico qui”.

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Media: Ucraina richiede sanzioni contro l’Italia a causa delle visite in Crimea

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riunione russia ucrainada Sputnik News

Il segretario del comitato della Verchovna Rada (parlamento) ucraina, Ivan Vinnik, ha richiesto al Ministero della difesa di appellarsi al congresso USA col fine di imporre sanzioni contro i deputati italiani, scrive ICTV.

Al parlamento Ucraino, parlando delle questioni di sicurezza nazionale, Vinnik ha denunciato la visita della delegazione dei parlamentari italiani in Crimea e ha dichiarato che ulteriori visite significherebbero una violazione della normativa nazionale dell'Ucraina e delle norme internazionali. A detta sua, le sanzioni è il provvedimento minimo che dovrebbe essere preso contro l'Italia.

Inoltre, ha lamentato il fatto che l'UE recentemente è più interessata a ricevere benefici economici dalla cooperazione con la Russia, e che Kiev non abbia abbastanza sostegno per la protezione dell'integrità territoriale e gli interessi nazionali dell'Ucraina.

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