Giù le mani dal nostro paese!

Giù le mani dal nostro paese!

Comunicato del PC Siriano Unificato

Giorni fa gli Stati uniti hanno commesso un’altra follia, da aggiungere al loro libro nero colmo di crimini, bombardando l’aeroporto di Al Shayrat, nell’est della provincia siriana di Homs. L’attacco è costato la vita a nove martiri. Si è dunque…

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Contro la cospirazione in Venezuela!

Contro la cospirazione in Venezuela!

prensapcv.wordpress.com

Il PCV fa appello alla più ampia unità di azione antimperialista per sconfiggere il piano destabilizzatore e golpista

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Il NO di Alitalia chiede un cambio radicale

Il NO di Alitalia chiede un cambio radicale

di Dante Barontini

Il NO dei lavoratori Alitalia alla pre-intesa firmata da azienda, governo e CgilCislUilUgl ha ricevuto quasi il 70% dei voti, in un referendum che ha visto la partecipazione della quasi totalità dei dipendenti. Se stessimo ad analizzare un risultato politico…

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

La petizione dei movimenti sociali in difesa del Venezuela

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venezuela noingerenzada lantidiplomatico.it

I movimenti sociali hanno lanciato una petizione contro la nuova ingerenza del Segretario dell'Osa Almagro contro il Venezuela. Nella pagina web i cittadini di tutto il mondo possono firmare un documento che respinge le posizioni interventiste figlie della guerra d'ingerenza attuale contro Caracas.

Oltre alla firma della petizione, attraverso il sito si può accedere ad un documento di 185 pagine che i movimenti sociali hanno consegnato al ministero degli Esteri del Venezuela, il 15 marzo, dopo che Almagro ha presentato la sua "relazione" in cui minaccia nuovamente di invocare la "Carta democratica" contro il Venezuela e di espellere addirittura il paese dall'organizzazione.

"Con la raccolta di firme cerchiamo di creare una coscienza collettiva in cui possiamo trasformarci tutti come attivisti per i diritti umani nella autodeterminazione del nostro popolo, unico in grado di scegliere il proprio destino e definire il futuro del Paese", ha dichiarato Virginia King, membro della Fondazione latinoamericana per i diritti umani e lo sviluppo sociale,  a Telesur.

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Cosa resta di Sana’a, capitale yemenita

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Più di 10mila le vittime, 40mila i feriti, più di tre milioni gli sfollati, 12 milioni le persone che rischiano la morte per fame e inedia. La tragedia dello Yemen, il paese più povero del mondo arabo ma che ha la disgrazia di trovarsi in posizione strategica, affacciato sul Golfo di Aden, si sta compiendo nell’indifferenza dell’Europa. La grande macchina dei media occidentali ha volutamente oscurato quanto accade in questo Paese per non disturbare i monarchi sauditi ed i lucrosi traffici che gli Usa e i Paesi europei svolgono con le petromonarchie. Oltre a bombardamenti indiscriminati, che proseguono incessanti dal 25 marzo 2015 da parte della coalizione del Golfo, guidata da Arabia Saudita e sostenuta da Usa e Gran Bretagna, lo Yemen è sottoposto a un embargo per via marittima e aerea, imposto attraverso navi da guerra saudite e statunitensi che pattugliano il Mar Rosso e il Golfo di Aden. Senza considerare che anche i porti di attracco sono stati bombardati.

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La Cina nel processo di globalizzazione

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chinadi Spartaco A. Puttini

L'articolo è apparso in “Gramsci oggi” rivista online, febbraio 2017

Sotto la guida di Reagan e della Thatcher, Stati Uniti e Gran Bretagna vararono nel corso degli anni Ottanta una serie di politiche che contribuirono a ristrutturare le società dell’Occidente (e non solo dell’Occidente) e l’ordine internazionale. Il processo di globalizzazione neoliberista [1] che ha plasmato il mondo negli ultimi decenni ha il proprio epicentro proprio nella Gran Bretagna e negli Stati Uniti.

Su quest’onda si impose un nuovo ordine mondiale caratterizzato dal “Washington Consensus”.

Oggi, invece, il presidente USA, Donald Trump e la premier britannica Theresa May puntano esplicitamente a sottrarsi, in termini e modalità pur differenti, alla morsa dell’interdipendenza sempre più crescente tra le varie regioni del globo che è stata un tratto caratteristico del processo di globalizzazione. Il nuovo presidente statunitense, in particolare, arriva a mettere in discussione alcune delle stelle cardinali seguite dalla politica americana negli ultimi decenni. Lo fa sul dossier messicano, principalmente per porre fine ai processi migratori che scavalcano il Rio Grande, incorrendo nella seria conseguenza di mandare in malora il NAFTA, l’area integrata di libero scambio che riunisce USA, Canada e Messico e che riveste un’importanza strategica essenziale nella politica estera statunitense. Più in generale Trump mette in discussione la bontà dei progetti di integrazione regionale a guida Usa, che erano stati promossi al fine di legare al carro statunitense aree strategiche vitali nella sempre più difficile competizione geopolitica con gli antagonisti dell’unipolarismo americano: Russia e Cina. 

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In Brasile si rafforza la mobilitazione popolare contro gli attacchi del governo golpista

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di Cebrapaz

Traduzione di Marx21.it

Il Fronte Popolo Senza Paura (Frente Povo Sem Medo) e il Fronte Brasile Popolare (Frente Brasil Popular), di cui fa parte il Centro Brasiliano di Solidarietà ai Popoli e Lotta per la Pace (Cebrapaz), hanno promosso il rafforzamento della mobilitazione di brasiliani e delle brasiliane in difesa della democrazia e dei loro diritti, vilipesi dal governo nato dal colpo di Stato parlamentare, giuridico e mediatico del 2016. Gli scioperi e le manifestazioni che hanno mobilitato più di un milione di persone in tutto il paese sono la prova della forza che sta crescendo.

Oltre alle manifestazioni di massa in diverse città in rifiuto della “riforma della previdenza” promossa dal governo illegittimo di Michel Temer, più di 1.500 membri dei movimenti sociali hanno occupato il Ministero delle Finanze il 15 marzo, giornata di mobilitazione contro la riforma pensionistica convocata dai due fronti popolari.

Ma anche di fronte alla crescita della mobilitazione popolare contro gli attacchi del governo golpista, Temer ha osato dire che il popolo comincia a capire la presunta necessità di “sacrifici”.

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In Danimarca i comunisti del KPiD aderiscono al Movimento anti-UE

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da sinistra.ch

Nel 1972 la maggioranza della popolazione della Danimarca votò per aderire alla Comunità economica europea, diventata in seguito Unione Europea (UE). Eppure il sentimento europeista non è più molto diffuso: più volte nell’ambito di referendum popolari le posizioni dei partiti governativi legati a Bruxelles sono state sconfitte e ancora lo scorso anno la maggior parte della popolazione danese si oppose all’ampliamento del potere dell’UE sulla legislazione nazionale in materia di giustizia e affari interni.

L’attuale governo danese sta procedendo con la demolizione del sistema di welfare state famoso in tutta Europa, ha sostenuto apertamente ogni guerra imperialista voluta da UE e USA, sta fortemente ridimensionando il settore pubblico a partire dalle scuole e dalla sanità e sta tagliando le assicurazioni sociali, in particolare per gli immigrati. Nel contempo gli sgravi fiscali per le persone giuridiche e gli alti patrimoni continuano, esattamente come voluto da Bruxelles.

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Gli Stati Uniti minacciano un attacco militare nella penisola coreana

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sudcorea soldatidi Wevergton Brito Lima* | da resistencia.cc

Traduzione di Marx21.it

Gli Stati Uniti minacciano la Corea Popolare di un attacco militare e fanno crescere la tensione nella penisola coreana

Il 17 marzo, il segretario di Stato degli Stati Uniti, Rex Tillerson, ha minacciato direttamente la Repubblica Popolare Democratica di Corea. Secondo Tillerson, un attacco militare contro questo paese è un'opzione “che è sul tavolo”.

Tillerson ha detto che la politica della “pazienza strategica” dell'ex presidente Barack Obama verso il programma nucleare di Pyongyang è finita.

La minaccia di Tillerson è stata avanzata nella stessa settimana in cui gigantesche esercitazioni tra USA e Corea del Sud, battezzate “Key Resolve e Foal Eagle”, hanno fatto crescere la tensione nella penisola coreana. Secondo l'agenzia di notizie della Corea Popolare, KCNA, oltre controllare l'arsenale nucleare che è stato installato nelle basi della Corea del Sud, gli Stati Uniti dalla fine del 2016 hanno portato in questo paese (in pratica una colonia occupata da migliaia di soldati statunitensi) più di 6 milioni di tonnellate di munizioni e armamenti. Di fronte a ciò, non resta alternativa, secondo la KCNA, se non “il giusto diritto di uno Stato sovrano all'autodifesa”. Sempre secondo l'agenzia, “grazie alla dissuasione nucleare difensiva è stato possibile preservare la pace nella penisola coreana di fronte alle manovre estreme dell'imperialismo yankee per provocare la guerra”.

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Intervista a Bashar al-Assad

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Assad 54863448di Fulvio Scaglione
da avvenire.it

La pietra bianca del palazzo presidenziale di Damasco, costruito nel 1910 quando qui dominavano i pasha ottomani, luccica nel sole del mattino. Ma non è una bella giornata: due kamikaze di Tahrir al-Sham, il movimento terroristico legato ad al-Qaeda, hanno appena colpito i pellegrini iracheni sciiti, la conta dei morti ha già superato i 40 e si riaffaccia lo spettro di una capitale di nuovo sotto scacco a dispetto dei controlli e dei check point. Eppure Bashar al-Assad, il giovane oftalmologo che dal 2000 è presidente della Siria, sembra del tutto a proprio agio. Elegante, rilassato, cordiale, risponde alle domande fissando l'interlocutore con gli occhi blu ereditati dalla madre. Anche protocollo e sicurezza sembrano poca cosa, se paragonati al fatto che Assad è oggi uno dei personaggi più noti a mondo e uno dei bersagli più ambiti.

Signor Presidente, ancora morti a Damasco, ancora guerra in Siria. E pesanti come pietre le parole di Benjamin Netanyahu, primo ministro di Israele: «Non ci sarà mai un accordo di pace in Siria finché l'Iran non lascerà il Paese». Sembra una situazione senza via d'uscita. 

Il problema siriano ha molti sfumature ed è reso ancor più complicato dalle ingerenze esterne. Attacchi terroristici come quello contro i pellegrini iracheni a Damasco sono avvenuti negli ultimi anni su base quotidiana, in certe fasi quasi ogni ora. Finché ci saranno terroristi in Siria ogni abitante del Paese sarà in pericolo, questo è certo. La domanda importante è: chi aiuta e sostiene i terroristi?

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Le sorti "progressive" dell'Unione Europea

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bandieraeuropadi Fabio Scolari
da sinistra.ch

Riceviamo dal compagno Fabio Scolari e volentieri pubblichiamo

Anche Donald Trump sembra essersi accorto che uno dei problemi che mina alla base la struttura dell’Unione Europea è lo stratosferico surplus commerciale tedesco. In realtà sono decenni che economisti e studiosi marxisti mettono in luce questa grana, che di fatto impedisce un possibile riequilibrio dell’economie dell’area euro, ma se a rilevarlo sono esponenti politici borghesi non possiamo che rallegrarcene. Chiunque abbia anche qualche generica reminescenza dei suoi studi superiori, non potrà non accorgersi che la politica perseguita dalla classe dirigente tedesca pare proprio ispirarsi ai principi del vecchio mercantilismo: ossia che la potenza di una nazione dipende essenzialmente dalla prevalenza delle esportazioni sulle importazioni. Questo meccanismo però non può essere applicato da tutti gli stati contemporaneamente, dal momento che qualcuno deve importare le merci prodotte. Se ci trovassimo in un sistema di cambi flessibili, osserveremmo con ogni probabilità una rivalutazione del Marco e dunque una perdita di competitività dei prodotti tedeschi, ma, ovviamente, in un’unione monetaria questo non è possibile. In realtà e per correttezza di informazione, gli avanzi commerciali accumulati dalla Germania in questi anni risultano superiori perfino alle soglie stabilite dai trattati europei, ma nessuno zelante burocrate di Bruxelles sembra minacciare di sanzionare la potenza teutonica.

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La Cina prevalentemente socialista del 2017

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bambino padra bandieracinadi Daniele Burgio, redazione la Cina Rossa

Pubblichiamo su segnalazione del compagno Domenico Losurdo

L’elemento e la notizia eclatante che va innanzitutto sottolineata è che, stando ai dati forniti dall’insospettabile istituto Euromonitor e pubblicato persino dal Corriere della Sera, il salario medio degli operai e delle “tute blu” cinesi è triplicato, è aumentato di tre volte dal 2005 al 2016, quasi raggiungendo la retribuzione percepita nel 2016 dagli operai portoghesi.

Si tratta di una notizia e novità clamorosa fornita tra l’altro da fonti insospettabili, su cui tuttavia gran parte della sinistra politica e sindacale italiana ha steso un clamoroso – ma spiegabilissimo – silenzio, allo stesso tempo imbarazzato e pietoso.

Ma vi sono informazioni interessanti che interessano e/o provengono da Pechino negli ultimi mesi.

La questione della natura socioproduttiva della Cina contemporanea ancora una volta è stata risolta in senso prevalentemente socialista e collettivistico, proprio dall’insospettabile rapporto della rivista statunitense “Fortune” – arciborghese e anticinese – sulle 500 più grandi imprese mondiali nel corso del 2015.

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Gli Stati Uniti, la NATO e la guerra perpetua

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missioni internazionali allesterodi Marco Pondrelli, Comitato No Guerra No NATO

Intervento all'iniziativa “Per una critica radicale all'Unione Europea, all'esercito europeo e alla NATO”, Modena, 3 marzo 2017

Inizio con un ringraziamento per l'invito, ringraziamento che non vuole essere formale. È importante un'iniziativa, come quella di questa sera, che discute, fra le altre cose, dell'uscita dalla NATO, tema totalmente censurato dai principali mezzi di comunicazione e che sembra interessare poco anche alla cosiddetta sinistra radicale. Il tema è invece centrale, la guerra tocca le nostre vite da vicino anche quando, almeno per ora, è combattuta lontano, non lontanissimo, dalle nostre case.

Tanti giovani che oggi fanno politica hanno conosciuto sempre e solo un mondo in guerra. Da quando l'allora presidente americano Bush lanciò, nel 2001, la 'guerra infinita' la nostra società è peggiorata e gli spazi di democrazia si sono ridotti.

Prima di affrontare questi argomenti vorrei però soffermarmi sui costi della guerra, nell'epoca dei tagli, 'dell'abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità', della 'razionalizzazione' della spesa e via dicendo.

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Le elezioni in Olanda

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jeroendijsselbloemdi Marc Botenga | da “Solidaire”, rivista del Partito del Lavoro del Belgio (PTB)

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

“Rutte vince, Wilders è bloccato”. È così che cominciano praticamente tutti i commenti riguardo le elezioni legislative in Olanda. Il vero messaggio dell'elettore è invece diverso: i partiti di governo sono sanzionati per le loro politiche liberali di austerità e il tradimento dei socialdemocratici del PvdA si traduce in una caduta spettacolare.

Avevano promesso una politica sociale agli olandesi. Invece hanno applicato una politica di austerità molto a destra. Pagano oggi il prezzo di questo tradimento. I liberali del VVD festeggiano perché hanno perso meno. Invece dovrebbero vergognarsi. Mark Rutte, Primo Ministro e capo dei liberali, ripeteva le proposte del nazionalista islamofobo Geert Wilders (PVV). I problemi sociali erano assenti dai dibattiti.

I socialdemocratici collassano

La coalizione di governo VVD-PvdA perde dei seggi. Sono soprattutto i socialdemocratici che cadono di più. Durante la campagna elettorale del 2012 avevano promesso una politica sociale agli olandesi. Ma si sono affrettati ad entrare in una coalizione con i liberali di Rutte, che si preparava a prendere misure di austerità contro le cure della sanità e le pensioni.

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Un programma inaccettabile

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manifestacao em poa93282di Marcos Aurelio da Silva*
da resistencia.cc

Traduzione di Franco Tomassoni per Marx21.it

La sinistra, ed il Partito dei Lavoratori (PT) con Lula in testa, in quanto fautori di una controriforma. È quanto proposto, sotto la forma di un’analisi conformista del contesto e della realtà, nell’articolo a firma di André Singer [1], nel “Folha de São Paulo”, di sabato 11 Marzo, dal titolo Cenarios Futuros (scenari futuri). “Non credo”, dice Singer riferendosi alla candidatura di Lula, “che si proponga di cancellare quanto fino ad ora è stato fatto dal Governo Temer”. A questo proposito è opportuno subito chiarire una cosa: il programma del Governo Temer è inaccettabile per tutti coloro che hanno lottato e lottano contro il golpe.

È lo stesso programma che fu oggetto di critica da parte di Carlos Nelson Coutinho, al momento di formulare un’analisi sul significato del Governo del PT a livello nazionale. Analisi, al tempo, decisamente frettolosa, tanto quanto quella dell’”egemonia rovesciata” di cui ha parlato Francisco de Oliveira, come al tempo abbiamo avuto modo di segnalare (Na senda do reformismo, in: Crítica e Sociedade, v. 3, n. 2, 2013). Di fatto, i testi di Coutinho e Oliveira (cfr. Hegemonia às avessas. São Paulo: Boitempo, 2010. 398 p.) si concentrano solo sul primo periodo del Governo del PT, la cui evoluzione successiva viene descritta da Singer come “riformismo debole”.

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Quando c'è la luna piena i barbari scendono a valle

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scuola lavagna bambinidi Diego Chiaraluce

da lacittafutura.it

Note sparse sulla riforma della scuola in assenza di opposizione sociale.

Accentratrice, pedissequa, classista. Colma del peggior burocratismo nella forma e intrisa di ideologia aziendalista nella sostanza. Poche secche osservazioni per sintetizzare la seconda fase della riforma della scuola voluta dal tandem Renzi-Gentiloni sotto la supervisione di Confindustria e dei think-thank liberisti dell’Unione Europea. Finalità: contenimento della spesa pubblica e formazione di lavoratori acritici da adattare come giunchi alle richieste delle imprese.

Come noto, nel luglio del 2015 il parlamento ha approvato a scuole chiuse una riforma che rimette al governo delle questioni di particolare importanza attraverso il meccanismo delle deleghe. Otto questioni di carattere diverso, alcune strategiche quali le modalità di assunzione del personale o l’istruzione professionale e, altre di forte civiltà, quali la riforma dell’inclusione degli alunni disabili.

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Convergenza, democrazia, sovranità. Europa e politica

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Intervento di Vladimiro Giacché, Vice Presidente dell'Associazione Politica e Culturale MARX XXI

La rivista Pandora e l'Istituto della Enciclopedia Italiana presentano

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Si alla Pace! No alla NATO! Protesta contro il Summit NATO 2017 a Bruxelles

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di Consiglio Mondiale della Pace (WPC)da cppc.pt

Appello alle organizzazioni e agli attivisti in Europa che difendono la causa della Pace

A partire dalla sua creazione, l'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord, NATO, è stata uno strumento di aggressione militare dell'imperialismo. É la più grande e pericolosa organizzazione militare del mondo, fortemente interconnessa con le politiche estere ed economiche sia degli Stati Uniti che dell'Unione Europea.

La NATO si sta espandendo nell'Est Europa, sta rafforzando la sua presenza militare negli USA e in Europa e sta moltiplicando le partnerships strategiche in tutto il mondo.

L'ampio network di basi militari, le flotte navali, i sistemi anti-missile e i sistemi di sorveglianza globale che gli USA e i suoi alleati nella NATO hanno diffuso in tutta Europa e nel mondo, sono strumenti della loro strategia di dominazione imperialistica – i loro obiettivi oggi sono apertamente offensivi e l'area di intervento bellicista è l'intero pianeta.

Gli USA, la NATO e i loro alleati non cessano di incrementare le attività militari e di espandere le basi dal Mar Caspio fino all'Artico, sempre più vicino alla Federazione Russa, e nella regione Asia-Pacifico, sempre più vicino alla Cina.

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La nostra posizione sulle armi nucleari in Italia

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missili rampadi Comitato No Guerra No NATO

Riceviamo dal Comitato No Guerra No NATO e volentieri pubblichiamo

La crescente tensione con la Russia, provocata dalla strategia Usa/Nato, sta trasformando l’Europa in prima linea di un confronto nucleare per certi versi più pericoloso di quello della guerra fredda. L’aspetto più minaccioso di tale confronto è che lo schieramento Usa/Nato comprende centinaia di testate nucleari schierate in Europa in prossimità del territorio russo. È come se la Russia avesse schierato in Messico centinaia di testate nucleari puntate sugli Usa. 

La punta di lancia dello schieramento Usa/Nato in Europa è costituita dalle bombe nucleari statunitensi B-61 dislocate in Italia, Germania, Belgio, Olanda e anche in Turchia. La B-61, secondo il programma del Pentagono, sarà sostituita dalla B61-12, una nuova arma nucleare che svolge la funzione di più bombe, comprese quelle penetranti in grado di distruggere i bunker dei centri di comando in un first strike nucleare. Lo schieramento delle B61-12 è previsto per il 2020, ma potrebbe essere anticipato. Da quel momento l’Italia si troverebbe in una situazione molto più pericolosa di quella odierna, esposta alla minaccia di rappresaglia nucleare. 

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Esporta ma viola: lo sceriffo globale ha grossi problemi...di diritti umani

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usa senzatetto bandieradi Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

Ogni anno il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti pubblica un rapporto sullo stato dei diritti umani nel Mondo, sorvolando puntualmente sulla propria preoccupante situazione interna. A redigerlo è la superpotenza militare e tecnologica che elevandosi a tutore mondiale degli stessi, dal 1990 non ha esitato a scatenare guerre di aggressione, disintegrando interi Paesi e seminando morte.

Ma non solo: questo autoproclamato “sceriffo” ha partorito – come rivelato dal gruppo Wikileaks sotto la sigla “Vault 7” – un piano di controllo globale – avrebbe senso l’utilizzo della parola “totalitario” - per intromettersi nella vita privata di cittadini di Paesi amici e nemici senza distinzione sfruttando (si pensi al caso europeo con il consolato americano a Francoforte operante come base CIA per l'hackeraggio) anche la propria capillare presenza militare.

Fortunatamente non tutti sono ancora disposti a subire in silenzio l'irrevocabile giudizio e l'imposizione di una concezione assai ristretta dei diritti in oggetto; non tutti sono inclini ad accettare un “bombardamento dell’indignazione”  - nuova espressione della vecchia “missione di civiltà” dell’Occidente colonialista – chiamato a giustificare embarghi e nuovi interventi militari; c'è chi replica ad una operazione politica che ha il chiaro compito di delegittimare Paesi considerati avversari od ostacoli allo spiegamento del disegno di dominio imperiale.

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La guerra non dichiarata contro la Crimea

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Alexander Chopov racconta la guerra nascosta che l’Ucraina conduce contro la Crimea. Prima è venuto il taglio dell’acqua potabile, poi un embargo alimentare e infine il taglio dell’energia elettrica. Ma queste mosse hanno soltanto esacerbato il contrasto tra la popolazione di Crimea e il governo di Kiev. E ora c’è una nuova questione, non meno drammatica, da risolvere: Kiev è infatti riuscita a bloccare ad Amsterdam una preziosa collezioni di ori sciti provenienti dalla Crimea.

Traduzione per PandoraTV e a cura di Generaldin

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Dalle Ceneri del Referendum

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Schede referendumCollettivo Studentesco Roma Nord

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

A tre mesi dall’esito del referendum costituzionale, come collettivo abbiamo pensato di pubblicare la sintesi delle nostre conclusioni sull’argomento e la nostra prospettiva di sinistra unita. Buona lettura.

La riforma costituzionale risulta essere chiaro esempio di attacco alla sovranità popolare. Questo sovvertimento istituzionale è stato fortemente chiesto dall’Europa e appoggiato dagli USA per permettere alle grandi banche di affari (JP Morgan ; Goldman Sachs etc) e ai poteri forti neoliberisti di adattare la nostra politica nazionale ai loro standard di mercato. Tutta la riforma era un progetto per rafforzare il governo centrale a scapito del parlamento e delle autonomie locali: il popolo avrebbe avuto sempre meno rappresentanza anche perché sarebbe venuta meno l’elezione diretta dei senatori. La riforma è stata chiaramente voluta dal governo e dall’Unione Europea per portare avanti con maggiore facilità politiche utili ai poteri economici (come le grandi banche e le multinazionali dell’UE e degli USA) e a sfavore dei lavoratori e della scuola pubblica.

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Il grande gioco nucleare in Europa

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aegis missiledi Manlio Dinucci
da ilmanifesto.it

Il siluro lanciato attraverso il New York Times – l’accusa a Mosca di violare il Trattato sulle forze nucleari intermedie (Inf) – ha colpito l’obiettivo: quello di rendere ancora più tesi i rapporti tra Stati uniti e Russia, rallentando o impedendo l’apertura di quel negoziato preannunciato da Trump già nella campagna elettorale.

Il siluro porta la firma di Obama, che nel luglio 2014 (subito dopo il putsch di Piazza Maidan e la conseguente crisi con la Russia) accusava Putin di aver testato un missile nucleare da crociera, denominato SSC-X-8, violando il Trattato Inf del 1987 che proibisce lo schieramento di missili con base a terra e gittata compresa tra 500 e 5.500 km. Secondo quanto dichiarano anonimi funzionari dell’intelligence Usa, ne sono già armati due battaglioni russi, ciascuno dotato di 4 lanciatori mobili e 24 missili a testata nucleare.

Prima di lasciare l’anno scorso la sua carica di Comandante supremo alleato in Europa, il generale Breedlove avvertiva che lo schieramento di questo nuovo missile russo «non può restare senza risposta».

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