La Cina e la posizione geostrategica dell'Italia

La Cina e la posizione geostrategica dell'Italia

di Pasquale Cicalese

"Qui si aggiunge una seconda avvertenza, per l’Italia: la sua ritrovata centralità geografica equivale, in questo momento, a delicatezza geopolitica; e si somma alla nostra..."

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I tagli? L’Italia sta acquistando 90 caccia F-35

I tagli? L’Italia sta acquistando 90 caccia F-35

di Manlio Dinucci

I caccia F-35 non sono gli unici ad essere stealth (furtivi), ossia capaci di sfuggire all’avvistamento. Tale capacità l’ha acquisita anche il governo Renzi. Si è impegnato lo scorso settembre, in base a una mozione Pd, a «riesaminare l’intero programma…

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La via cinese

La via cinese

di Alessandro Cavaglià

Forum promosso dall'Istituto del marxismo di Pechino dell'Accademia delle scienze sociali (Cass) e dal Partito dei Comunisti Italiani

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Petro Simonenko: “Le elezioni in Ucraina non sono democratiche e legittime”

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ukraine-electionsda www.kpu.ua
Traduzione dal russo di Mauro Gemma

La farsa elettorale in Ucraina si è consumata. E si è consumata in un clima di intimidazione, aggressione e criminalizzazione di chiunque non si allinei al clima di isteria ultra-nazionalista e bellica, mentre si prepara la messa al bando del Partito Comunista e di altre forze democratiche del paese, e nel Donbass continua ad infuriare la guerra scatenata dal governo golpista al servizio dell'imperialismo e condotta, con modalità feroci che ricordano i tempi dell'aggressione nazista, anche da bande di criminali fascisti. In questo contesto, peraltro secondo dati verosimilmente gonfiati e manipolati, si sarebbe recata alle urne solo la metà degli elettori di questo paese sprofondato nella più pesante crisi economica e sociale della sua storia recente. E non servono certo i servizi trionfalistici sulla “vittoria degli europeisti” propinatici dall'apparato mediatico dominante di casa nostra e degli altri paesi occidentali a mascherare il fallimento di questa operazione di regime, che il Partito Comunista di Ucraina ha giustamente definito “non democratica e non legittima” già alla vigilia dello svolgimento della consultazione.

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"Fermare i crimini barbari nel Donbass! Giù le mani dal Partito Comunista di Ucraina!”

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Dichiarazione del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa

da kprf.ru 
Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Sono due gli autori della tragedia in Ucraina: l'oligarchia del paese, che ha instaurato la sua dittatura, e l'imperialismo occidentale, che aspira alla dominazione del mondo. La storia insegna: quando il grande capitale ha bisogno di consolidare il suo potere, nutre volentieri le falangi degli autori di pogrom nazisti. I magnati ucraini hanno imparato a trasformare il potere in denaro, e il denaro in potere. E' con la loro benedizione che contro i civili sono usate armi proibite. E mentre raccolgono la loro sanguinosa mietitura, Washington e Bruxelles si fregano le mani.

Si continua a dividere l'Ucraina. Una guerra feroce è scatenata nei mezzi di informazione di massa. Sono definite terroriste le persone che difendono le proprie case, il proprio diritto a vivere secondo i costumi degli antenati e a parlare nella lingua madre. Con il denaro sottratto ai cittadini, vengono costruite bugie mostruose e vili indirizzate contro i fratelli slavi. Poiché incontra una strenua resistenza in Novorossya, la giunta di Kiev cerca di dividere i popoli della Russia e dell'Ucraina con fossati anticarro e filo spinato.

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Manifestazione Nazionale CGIL - Dichiarazione di Cesare Procaccini, segretario nazionale del PdCI

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cgil pdci piazza"Una giornata straordinaria, noi a fianco della Cgil. Parlamento senza opposizione"

"Una giornata straordinaria, una grande prova di democrazia e una risposta a quanti vogliono fare carta straccia dei diritti dei lavoratori". Lo afferma il segretario del Pdci, Cesare Procaccini, presente a piazza della Repubblica fin dalle prime ore della mattina. "Questo governo – continua il segretario del Pdci - non dimostra nessuna discontinuità rispetto ai precedenti esecutivi, colpisce i più deboli e avvantaggia i forti. Ma in queste ultime misure c’è un elemento nuovo: si vuole mettere in discussione la dignità stessa del lavoro. Una cosa affatto moderna, anzi uno dei peggiori retaggi dell’inizio del secolo scorso. Precarietà, sfruttamento e salari da fame non possono creare sviluppo, fa bene la Cgil a dire no e a scendere in piazza. Noi siamo al suo fianco. Semmai dobbiamo amaramente registrare la solitudine istituzionale e politica nella quale è lasciato il più grande sindacato italiano: dove è l’opposizione in Parlamento? Ancora una volta – sottolinea Procaccini – si sente la mancanza dei comunisti in Parlamento e questo deve essere un monito per tutti noi affinché vengano messi da parte personalismi e divisioni e si lavori per ridare al Paese una grande forza comunista e realmente di sinistra".

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Criminale attentato terrorista contro i comunisti del Venezuela

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jcv attentato sedeNota ufficiale del Partito Comunista del Venezuela (PCV)
da www.solidnet.org | Traduzione di Marx21.it

L'Ufficio Politico del Comitato Centrale del Partito Comunista del Venezuela (PCV) denuncia pubblicamente che nelle prime ore del 21 ottobre, è stato compiuto un criminale attentato terrorista contro il locale del PCV situata nel settore di Artigas del quartiere Paraiso, a Caracas, dove opera la sede nazionale della Gioventù Comunista del Venezuela (JCV).

L'attentato è avvenuto alle 2:30, con l'esplosione di artefatti incendiari sulla facciata e all'interno del locale, mettendo in pericolo la vita di un gruppo di dirigenti e militanti della JCV che si trovava sul posto dopo avere svolto attività di propaganda.

Questo gruppo della JCV ha agito in modo responsabile e con serenità, cercando di contenere le fiamme e isolando lo spazio, in attesa dell'arrivo dei vigili del fuoco del Distrito Capital e degli effettivi della Polizia Nazionale Bolivariana.

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Brasile: la vittoria verrà dal confronto tra progetti e con il popolo nelle strade

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dilmaperiferiaricardostuckertinstitutolulaEditoriale di Vermelho, portale web del Partito Comunista del Brasile (PCdoB)

Traduzione di Marx21.it

L'ultima settimana di campagna elettorale è segnata da un intenso dibattito di idee e mobilitazione popolare. La presidente Dilma, candidata alla rielezione per la coalizione Con la Forza del Popolo, ha separato nitidamente i campi, ha indicato che cosa sia in gioco, ha rafforzato la sua identità democratica, patriottica e popolare e ha smascherato, con denunce consistenti e ben provate, il carattere antipopolare, neoliberale e reazionario del candidato tucano (conservatore) Aécio Neves.

Dal momento della ritorno alla democrazia nel paese e dallo svolgimento delle prime elezioni presidenziali, nel 1989, la campagna che ora si sta chiudendo è stata la più serrata e quella che ha reso più marcato lo scontro politico e ideologico tra due progetti agli antipodi, e che inevitabilmente segnerà lo sviluppo della lotta politica fin dal primo momento post elettorale e avrà inevitabili implicazione nella dislocazione dei partiti.

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Art. 18 e dintorni

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mat-renzi-thatcher-1di Giuliano Cappellini, della redazione di Gramsci oggi

Riceviamo e pubblichiamo come contributo alla discussione

A quali condizioni del lavoro si riferiscono le riforme di Renzi?

Se nel nostro paese gli imprenditori si fossero conformati da molto tempo ad una prassi di rispetto della dignità del lavoratore e, dunque, non usassero l’arbitrio nei licenziamenti individuali, si potrebbe pensare che l’articolo 18 è una norma obsoleta che potrebbe essere cancellata, non foss’altro che per rispetto ad una categoria (gli imprenditori) di cittadini coscienziosi. Ma la realtà è un’altra ed il degrado raggiunto nei rapporti reali di lavoro dovrebbe essere ormai monitorato da un’apposita indagine conoscitiva parlamentare, sia perché l’ultima1 si riferisce alle condizioni del lavoro subordinato di circa 50 anni fa, sia perché senza un’indagine conoscitiva, la riforma Renzi che cancella l’art. 18 sembra rispondere solo ad una paranoia ideologica.

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"La sinistra assente, crisi, società dello spettacolo, guerra"

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Presentazione del libro di Domenico Losurdo nella trasmissione "Il caffè di Raiuno", 21 ottobre 2014

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Ricostruire il partito comunista: L'appello e le prime 500 firme

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costruire manifesto urssda www.ricostruirepc.it

Pochi giorni sono passati dalla pubblicazione dell’Appello che propone un’Associazione per la ricostruzione del partito comunista, seguito dalle prime 100 adesioni. Oggi siamo già a quota 500, nonostante la campagna per la raccolta di nuove adesioni abbia avuto per lo più – e mantenga, in questa fase – un carattere non di massa ma qualificato. Altre continuano ad arrivare, spesso corredate da commenti incoraggianti: al punto che pensiamo di raggiungere le 1000 adesioni qualificate entro la fine dell’anno 2014. Saremo così in grado di lanciare la fondazione dell’Associazione, con cui avviare un percorso costituente di ricostruzione del partito comunista. Qui di seguito pubblichiamo l’Appello e le 500 firme: dirigenti e militanti attivi del Prc e del Pdci, ex iscritti, comunisti senza tessera, delegati sindacali, compagne e compagni impegnati in diversi ambiti della società. Come si vede, alcuni nominativi presentano dati incompleti: in questo caso, si prega di  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

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Brasile: la lotta continua

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dilma encuestadi Albano Nunes* | da www.avante.pt

Traduzione di Marx21.it

Con il 42% dei voti espressi, Dilma Rousseff ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali. Si tratta di una buona notizia. E' certo che la battaglia del secondo turno il 26 ottobre si annuncia particolarmente dura. Ma in un quadro internazionale segnato dalla violenta offensiva dell'imperialismo, la reale possibilità che, contro un vastissimo schieramento di opposizioni che vanno dall'estrema destra all'estremismo di sinistra, Dilma Rousseff possa essere probabile vincitrice, è già un evento di importante significato politico, non solo per il Brasile ma per l'America Latina e per il mondo.

La nostra simpatia e solidarietà con la candidatura appoggiata dal Partito dei Lavoratori e da altre forze di sinistra tra cui il Partito Comunista del Brasile, non ignora le difficoltà, le contraddizioni e i limiti del processo di cambiamento in corso in questo immenso paese/continente. Né dimentica che insieme alle elezioni presidenziali si svolgono le elezioni per i governatori di diversi stati, per i deputati e i senatori e che, nonostante i cambiamenti che occorre valorizzare, il rapporto di forze risultante rimane globalmente sfavorevole alle forze di sinistra.

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Sempre più vi-Cina

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LiKeqiang italiadi Francesco Valerio della Croce

L’occasione della visita del premier cinese, Li Keqiang, è stata inaspettatamente colta da una parte dell’informazione nazionale per porre una lente d’ingrandimento sulle relazioni economico-commerciali tra Italia e Cina. Ma a che punto è lo sviluppo di questa partnership?

“L’allargamento al mercato cinese può essere per l’Italia di oggi dello stesso segno e importanza di quello che fu l’allargamento dell’Italia di ieri al mercato europeo e americano”. Così esordisce nel suo editoriale di martedì 14 ottobre il direttore del giornale di Confindustria, Roberto Napoletano. Si sa che lo stile giornalistico impone che nell’introduzione di un articolo debba essere racchiuso il cuore, il messaggio sintetico del testo. Se così è, le parole scritte da Napoletano sul Sole24Ore non possono che essere prese nella considerazione più giusta. A farci comprendere meglio l’importanza attribuita alla visita in Italia del premier della Repubblica Popolare Cinese, Li Keqiang, di alcuni giorni fa è addirittura l’edizione del 13 ottobre dello stesso giornale, il quale ospita in prima pagina ed in evidenza una lettera inviata dal premier cinese al quotidiano ed, ovviamente, il suo contenuto. Li Keqiang, nel solco della cultura orientale che permea l’immaginario collettivo e la sensibilità del popolo cinese, definisce le relazioni tra Italia e Cina “l’albero sempre verde”.

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Crisi di sistema, di egemonia e di direzione: il doloroso parto della multipolarità

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us dollar rifledi Hugo Ruiz Díaz Balbuena* | da questiondigital.com

Traduzione di Marx21.it

Nel contesto internazionale, quando un sistema si trova nella fase della sua decadenza, quando la classe dirigente dello Stato o sistema dominante prende coscienza precisa del declino dell'intera struttura; quando si avvertono vari elementi come minacce alla direzione e all'egemonia dello Stato dominante; quando questo Stato dominante inizia una feroce lotta interna ed esterna per la sua sopravvivenza, allora si può parlare di una crisi strutturale.

In questo processo di decadenza, la lotta per la sopravvivenza rappresenta uno dei momenti più pericolosi per tutto ciò che sta attorno allo Stato egemonico che si sente minacciato nel suo controllo.

Si scatena una violenza strutturale distruttiva, distruttrice di tutto ciò che sia percepito, quand'anche inesistente, come minaccia o come rivale che mette in discussione la sua egemonia.

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Sciopero generale 24 ottobre: le piazze delle manifestazioni

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da Unione Sindacale di Base

Venerdì 24 ottobre l’Unione Sindacale di Base ha proclamato lo sciopero generale nazionale di 24 ore in tutto il lavoro pubblico e privato.

Lo sciopero è indetto contro il jobs act e le politiche dettate dalla troika al governo Renzi sul lavoro e la pubblica amministrazione e contro il blocco dei contratti nel pubblico impiego; per l’occupazione e in difesa dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori.

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Gli Stati Uniti cercano di condizionare le politiche di difesa dell'intera America Latina

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conferenciaministrosdefensaamerica bannerdi José F. Cornejo, giornalista peruviano
da www.otramirada.pe

Traduzione di Marx21.it

La XI Conferenza dei Ministri della Difesa delle Americhe di Arequipa

Tra il 12 e il 14 ottobre si è svolta nella città di Arequipa (Perù) la XI Conferenza dei Ministri della Difesa delle Americhe. Il Perù ha assunto la Presidenza Pro Tempore biennale di questo foro e si è incaricato dell'organizzazione dell'evento a cui hanno partecipato delegazioni di 34 paesi. Questo foro nato nel 1995 nell'ambito dell'OSA (Organizzazione degli Stati Americani), con il proposito di rimpiazzare il naufragato TIAR (Trattato Interamericano di Assistenza Reciproca) prodotto dalla Guerra Fredda, cerca di rappresentare uno spazio di dialogo e collaborazione tra i paesi dell'emisfero in tema di difesa e sicurezza.

Nelle scorse riunioni a Santa Cruz, Bolivia, nel 2010, e a Punta del Este, Uruguay, nel 2012, si sono manifestate importanti divergenze tra i paesi dell'emisfero, con nel caso del sostegno alla sovranità argentina sulle Isole Malvine e dell'inquietudine di fronte alla riattivazione della IV flotta vista come un segnale della crescente militarizzazione dell'Atlantico del Sud, o della richiesta di adesione, come membro associato, della Colombia all'alleanza militare della NATO.

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Sirte, ottobre 2011

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gheddafi-morto1-648x430di Marinella Correggia | da www.sibialiria.org

Tre anni fa, il 20 ottobre 2011 nei pressi della città di Sirte, in Libia, veniva assassinato Mu'ammar Gheddafi: l’epilogo di un’altra “missione umanitaria” della NATO costata più di diecimila morti e che ha gettato quello che era un relativamente prospero paese in un abisso di miseria, violenza, sopraffazione. Sul sostanziale appoggio dato a quella guerra anche da molti “compagni” abbiamo già scritto e così pure sullo sciagurato ruolo che ha avuto (e che continua ad avere) il nostro Paese. Vogliamo ora qui soffermarci su un aspetto particolare di quella guerra pubblicando questo articolo che illustra i briefing che la NATO organizzava periodicamente con i “giornalisti”.

Durante i bombardamenti sulla Libia nel 2011, la Nato teneva conferenze stampa settimanali sia a Bruxelles che alla sede di Bagnoli (Napoli). Partecipavano giornalisti-tappetino che chiamavano per nome, affettuosi e deferenti, la portavoce Nato da Bruxelles (“Oanà” Longescu, romena) e il portavoce Nato da Napoli (“Roland” Lavoie, colonnello canadese). Sarebbe bastato uno stuolo di giornalisti decenti per metterli in crisi. Perché portavoce e generali si arrampicavano sugli specchi, per non dare a vedere crimini e illegalità. Ecco un resoconto diretto.

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L’Italia torna in guerra in Iraq

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militari-italiani-iraq-1024x680di Manlio Dinucci | da il manifesto

L’Italia invierà armi e militari nella regione di Erbil in Iraq, per rafforzare «le capacità di autodifesa dei curdi» contro l’avanzata dell’Isis: lo annuncia la ministra della difesa, Roberta Pinotti, alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato.

Non a caso l'annuncio viene dato due giorni dopo che il capo di stato maggiore della difesa, l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, ha partecipato in rappresentanza dell’Italia alla riunione, nella base militare di Andrews presso Washington, delle massime autorità militari dei 22 paesi della coalizione la cui missione ufficiale è «degradare e distruggere l’Isis». All’incontro – presieduto dal generale Martin Dempsey, capo dello stato maggiore congiunto degli Stati uniti – è intervenuto il presidente Obama, sottolineando che gli Usa intensificheranno «l’azione contro obiettivi sia in Iraq che in Siria», nel quadro di una coalizione internazionale. Gli alleati degli Usa, oltre a effettuare attacchi aerei in ambedue i paesi, forniscono «armi e assistenza alle forze irachene e all’opposizione siriana» (contro Assad) e «miliardi di dollari di aiuti», definiti «umanitari».

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Il leader del Partito Comunista di Ucraina rivolge un appello agli elettori

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simonenko1di Petro Simonenko | da www.kpu.ua

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Petro Simonenko, leader del Partito Comunista di Ucraina, si è rivolto ai cittadini del suo paese in vista delle elezioni parlamentari del 26 ottobre

Mi appello a voi, miei cari compatrioti, con la speranza di raggiungere, in questo momento difficile e anche tragico per l'Ucraina, i vostri cuori e le vostre menti alle prese con la preoccupante situazione del nostro paese, con alcune considerazioni sull'attuale governo, gli eventi nell'est dell'Ucraina, gli attacchi contro il partito comunista e contro di me personalmente e le prossime elezioni parlamentari.

So che in una situazione di guerra non dichiarata, di fronte all'aumento quotidiano di prezzi e tariffe, la preoccupata attesa di un inverno freddo voi siete già stanchi, logorati dalla lotta per la sopravvivenza, dall'incertezza di ciò che ci aspetta, dalla paura per il futuro dei vostri figli e nipoti, di tutti i vostri familiari e amici. Siete stanchi delle false promesse del passato e dell'attuale governo: del presidente, del primo ministro, dei deputati e dei loro dipendenti, politologi e funzionari regionali e locali. Vi hanno stancato le loro continue ipocrite rassicurazioni sul graduale miglioramento della vita di ciascuno di voi.

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La disputa decisiva in Brasile

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dilma lula comiziodi Juan Manuel Karg | da www.alainet.org

Traduzione di Marx21.it

Il secondo turno elettorale in Brasile, previsto per domenica 26 ottobre, è probabilmente uno dei momenti più decisivi che si sono trovati ad affrontare i governi post-neoliberali della regione negli ultimi anni. Sebbene negli ultimi due decenni la polarizzazione politica in quel paese si sia espressa nel confronto tra il Partito dei Lavoratori (PT) e il PSDB (conservatore e neoliberale), queste elezioni presentano caratteristiche singolari a causa del forte ruolo che i media egemonici – avversi nella loro maggioranza al governo di Dilma Rousseff – hanno giocato da agosto, prima dando corpo alla candidatura di Marina Silva – la stella sfuggente -, poi “lasciandola cadere” alla luce degli ultimi sondaggi precedenti il primo turno, e mettendo in primo piano la figura di Aécio Neves quando si è compreso che sarebbe stato l'avversario del PT al secondo turno.

Non c'è niente di meglio che analizzare le ultime dichiarazioni di Francisco Henrique Cardoso per comprendere la dimensione che assumerà la disputa nel ballottaggio. Ha affermato l'ex presidente brasiliano, del PSDB, che “non è perché sono più poveri che votano per il PT, ma perché sono meno informati”. Queste dichiarazioni, infelici ed elitiste, hanno avuto una rapida replica del tandem Lula-Dilma, che hanno subito messo in evidenza le politiche sociali avviate durante i loro governi.

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Si intensifica la presenza militare USA in Africa

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soldati usa cargodi Carlos Lopes Pereira | da www.avante.pt

Traduzione di Marx21.it

Nel quadro della loro strategia imperiale di crescente interventismo militare in Africa, gli Stati Uniti installeranno una seconda base militare nel Niger.

Secondo il Washington Post, il presidente nigerino, Mamadu Issufu, ha dato il suo consenso dopo il vertice USA-Africa, in agosto, nella capitale nordamericana, in una riunione con il sottosegretario della Difesa, Robert Work, e il comandante di Africom, generale David Rodriguez.

Jeune Afrique fornisce maggiori dettagli. Rivela che diversi mesi fa si sono svolti negoziati per la creazione di una nuova base militare, ad Agadez, nel centro-nord, poiché i nordamericani vogliono “essere più vicini alle zone sorvolate dai loro droni”.

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I comunisti israeliani condannano l'intervento imperialista in Iraq e Siria

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pc israeleComunicato del Partito Comunista di Israele
da www.solidnet.org | Traduzione di Marx21.it

Cari compagni,

Il Partito Comunista di Israele condanna con fermezza l'intervento imperialista guidato dagli Stati Uniti in Iraq e Siria. Siamo ovviamente d'accordo sul fatto che le atrocità e i crimini barbarici che organizzazioni reazionarie come ISIS, Jabhat al-Nusra stanno compiendo, debbano essere combattute e liquidate. In ogni caso, una lotta contro tali organizzazioni responsabili di genocidio e per la loro completa sconfitta non può essere condotta e portata a compimento da potenze imperialiste la cui unica aspirazione è sostituire un'oppressione con un'altra.

Con la scusa di difendere la “democrazia”, i “diritti umani” e la “libertà”, gli Stati Uniti, la NATO, l'UE e diverse forze imperialiste con i loro alleati hanno cercato di perseguire i loro meschini interessi, in genere sostenendo i loro dittatori fantoccio, a spese del benessere dei popoli.

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Gravissimo attentato al leader della resistenza nel Donbass

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Giulietto Chiesa commenta l’attentato avvenuto nel pomeriggio di lunedì 13 ottobre 2014 contro Pavel Gubarev, leader della resistenza del Donbass. Un atto gravissimo in un momento di fragile tregua in Ucraina

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