La lunga mano della Nato

La lunga mano della Nato

di Manlio Dinucci

«Ripugnante violenza»: così il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg definisce l’attacco terroristico in Tunisia. Cancella con un colpo di spugna il fatto che la reazione a catena, di cui la strage in Tunisia è uno degli effetti, è stata…

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L'Alleanza Bolivariana sulla situazione in Grecia

L'Alleanza Bolivariana sulla situazione in Grecia

da portalalba.org

"L'Alleanza bolivariana dei popoli di Nuestra America-Trattato di commercio per i popoli (Alba-Tcp) esprime il suo più fermo sostegno e solidarietà al popolo e al governo greco di fronte al vorace assedio del capitalismo finanziario mondiale e dei suoi rappresentanti…

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I comunisti portoghesi per il rispetto delle scelte sovrane del popolo greco

I comunisti portoghesi per il rispetto delle scelte sovrane del popolo greco

da pcp.pt

Dalla risoluzione del Comitato Centrale del Partito Comunista Portoghese (PCP) del 28 giugno 2015

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

NATO ai confini con la Russia: rischio terza guerra mondiale

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obama whitehouseda Sputnik News

Riteniamo di particolare significato questa presa di posizione di Manlio Di Stefano, deputato del Movimento 5 Stelle, che testimonia la presenza, anche nel parlamento italiano, di voci che si oppongono con determinazione alle provocazioni in corso ai confini della Russia, ad opera della NATO, che potrebbero preludere allo scatenamento di una guerra dalle spaventose dimensioni globali, con il coinvolgimento diretto dell'Italia. 

Esprimiamo l'augurio che a questo importante pronunciamento faccia seguito anche quello di un ampio schieramento di forze di sinistra, pacifiste e democratiche in grado di far finalmente valere le ragioni della pace e della distensione nelle aule della Camera e del Senato.

Silenzi e reticenze in merito alle minacce imperialiste di guerra nel nostro continente non sono più accettabili.

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Perché?

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di Evdokiya Sheremeteva

Traduzione dal russo di Alena Afanasyeva per Marx21.it

Continuiamo a condividere le testimonianze di Evdokiya Sheremeteva (littlehirosima.livejournal.com) sulla situazione umanitaria nel Donbass. Chi vuole contribuire alla raccolta dei fondi o aiutare Evdokiya la può contattare direttamente tramite il suo blog, la pagina Facebook o per l'email: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (si può scrivere in inglese).

(post del 26 maggio – http://littlehirosima.livejournal.com/65916.html, abbreviato)

In ogni villaggio, in ogni città del Donbass dove abbiamo portato gli aiuti – e noi li distribuiamo in maniera mirata, per case, appartamenti, rifugi, mense sociali – sentiamo tantissime storie. Prima la gente si sente imbarazzata, quando entriamo, ma poi la barriera si rompe. Iniziano a raccontare e raccontare. I racconti si ripetono. Non mi sorprendono più. Solo che per molte persone tutti questi racconti sono come prima "non veri", sono delle "distorsioni", sono la propaganda della TV russa. 

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La Finlandia vira verso destra. Divisa tra Russia e Nato

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Finnish-Electionsdi Lorenzo Battisti* per Marx21.it
*Dip. Esteri del Partito Comunista d'Italia

Dopo oltre un mese e mezzo dalle elezioni, si è formato il nuovo governo finlandese. Come mostra questa lunga attesa, dopo la Svezia [1] anche la Finlandia è entrata in un periodo di instabilità politica. Tagli allo stato sociale, riduzione dei salari e le relazioni con la Nato e con la Russia saranno i temi centrali dei prossimi mesi.

Un altro paese scandinavo vira a destra

Le elezioni di aprile hanno infranto nuovamente la distorta visione, ancora prevalente nel senso comune del nostro paese, di una Scandinavia socialdemocratica, civile, accogliente e neutrale.

Da un punto di vista economico, la Finlandia sta attraversando una fase estremamente difficile, paragonabile per gravità a quella del nostro paese. Il Pil finlandese arretra ormai dal 2011, con un crollo degli investimenti (dovuto sia al settore industriale che alle costruzioni) e una bilancia commerciale ormai costantemente in negativo. La disoccupazione ha ormai superato il 10% (con l'aumento contemporaneo di lavori part time e precari), mentre il debito delle famiglie aumenta. La Nokia, principale società finlandese, protagonista della rinascita del paese dopo la crisi del 92-95, sembra aver seguito una via simile a quella della nostra Fiat: tuttora formalmente indipendente, è ormai sotto il controllo degli americani di Microsoft, tramite una serie di accordi e compartecipazioni che nascondono una vendita di fatto.

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Al 25° Vertice dell’Unione Africana critiche all’Occidente e alle sue ingerenze

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25verticeunioneafricanadi Carlos Lopes Pereira | da www.avante.pt

Traduzione di Marx21.it

La crisi nel Burundi, la guerra civile nel Sudan e le critiche all’Occidente hanno segnato il 25° vertice dell’Unione Africana (UA). La riunione si è tenuta il 14 e 15 giugno, a Johannesburg, con un’ampia agenda. I leader di 54 paesi dell’Africa hanno approfondito temi come l’integrazione economica del continente, la libera circolazione, la creazione di una zona di libero commercio. E hanno affrontato questioni legate alla pace, alla sicurezza, alla dignità della donna, alla formazione dei giovani, al miglioramento delle strutture dell’educazione e della sanità, alla lotta alle malattie come AIDS e ebola, all’emigrazione forzata degli africani in Europa attraverso il Mediterraneo. “Queste persone che fuggono dai loro paesi non lo fanno per scelta ma piuttosto per disperazione, nel tentativo di ottenere una vita migliore in altre parti del mondo”, ha affermato la presidente dell’Unione Africana, Nkosazana Dlamini-Zuma, nella sessione di apertura.

La diplomatica sudafricana, secondo quanto riferisce Angop, si è congratulata con i presidenti del Mozambico, Felipe Nyusi, della Namibia, Hege Geingob, e della Nigeria, Muhammadu Buhari, e pure con il primo ministro del Regno del Lesotho, Pakalitha Mosisili, recentemente eletti attraverso elezioni democratiche. E si è rallegrata per i progressi politici che si sono registrati in Guinea Bissau e nella Sierra Leone.

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L'obiettivo degli Stati Uniti è soggiogare l'Europa

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usa eu bandieradi Piotr Vorobiov, analista del Fondo di Cultura Strategica | da www.fondsk.ru

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Il ritorno del G8 al suo formato originale di G7 non rappresenta solo un restringimento dello spazio di dialogo tra l'Occidente e la Russia, ma anche una manifestazione del nuovo clima presente nel rapporto tra i partner euro-atlantici. Il 7-8 giugno al Vertice del G7 in Baviera, tutte le questioni affrontate – la globalizzazione, la zona transatlantica di libero scambio, il cambiamento climatico, la situazione in Ucraina oppure le sanzioni contro la Russia – hanno assunto una forma tale da consentire la promozione, in un modo o nell'altro, degli interessi americani in Europa.

I problemi della globalizzazione sono legati, in primo luogo, con l'architettura finanziaria internazionale. In particolare, con la moneta dei regolamenti internazionali, che è il dollaro americano, non protetto da nulla se non dalla paura dei creditori e dei partner commerciali dell'America di perdere tutto . E persino le lamentele di Barack Obama in merito al dollaro costoso, che non consentirebbe di inondare il mondo di prodotti americani, rappresentano una velata richiesta agli europei di contribuire al sostegno dei produttori di oltre oceano a scapito dei propri interessi.

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Ricostruire il Partito Comunista - Manifesto

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costituentecomunista bannerL'Associazione per la ricostruzione del partito comunista, in applicazione dello specifico intento che ha ispirato la sua nascita, ha deciso di promuovere un processo costituente il cui esito dovrà, appunto, essere la costituzione di un nuovo, unificato, rigenerato partito comunista: un partito comunista degno di questo nome e all'altezza dei compiti imposti dal persistere della crisi strutturale del sistema capitalistico e dalla contestuale involuzione delle condizioni di vita e di lavoro del grosso della popolazione. L'impresa non è delle più semplici, ma da qualche luogo e da qualcuno occorre cominciare. Siamo infatti convinti che, stanti le disastrate condizioni in cui versa la sinistra nel nostro Paese - attraversata da una crisi che è politica, morale e istituzionale - sia urgente ricomporre una presenza organizzata delle comuniste e dei comunisti. A tale questione è dedicato il Manifesto che qui di seguito presentiamo.

Associazione per la ricostruzione del Partito Comunista

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È necessario porre fine alle ingiustizie provocate da un ordine economico ingiusto e che esclude

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diaz caneldi Miguel Díaz-Canel Ber­múdez | granma.cu

Intervento di Miguel Díaz-Canel Ber­múdez, Primo Vicepresidente dei Consigli di Stato e dei Ministri, a capo della delegazione di Cuba al II Vértice CELAC – UE, nel Vertice dei Popoli, a Bruxelles, l'11 giugno del 2015.

Presidenti amici, cari partecipanti di questo Vertice dei Popoli, porto prima di tutto un saluto solidale del leader storico della Rivoluzione Cubana, il Comandante in Capo Fidel Castro ed anche il saluto del nostro Presidente Raúl Castro, il saluto profondo e caloroso del Governo e del popolo di Cuba per voi, gli organizzatori e i partecipanti di questa importante riunione.

Voi, con le vostre profonde riflessioni avete contribuito a seminare coscienza dei problemi reali che affrontiamo e a proporre strade per creare soluzioni.

Noi vogliamo adesso, in pochi minuti, spiegare anche le idee che Cuba ha difeso in questo Vertice CELAC - Unione Europea, come membro attivo della Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi.

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L'alleanza cino-russa nel presente e nel futuro

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globo cina-russiadi Manuel Yepe*
da manuelyepe.wordpress.com

Traduzione di Marx21.it

Poco dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale, i popoli hanno iniziato ad avvertire – nonostante l'implacabile campagna di discredito che Washington dispiegava allora contro Mosca, convinta di avere l'esclusiva del segreto della bomba atomica – che l'Unione Sovietica era il concorrente capace di frenare le ambizioni di dominio globale degli Stati Uniti.

Di quel mondo bipolare contrassegnato da due sistemi differenziati da ideologie contrapposte - uno che rispondeva agli interessi di chi possedeva la maggior parte delle ricchezze materiali frutto dello sfruttamento della grande maggioranza degli abitanti del pianeta; l'altro espressione delle aspirazioni di giustizia di queste masse sfruttate impegnate nella lotta per rendersi indipendenti dal giogo coloniale ed emanciparsi dallo sfruttamento imperialista – derivano le principali contraddizioni del mondo contemporaneo.

L'Unione Sovietica, l'unica grande potenza dove prevaleva la seconda ideologia, scontava però un enorme ritardo economico, militare e tecnologico rispetto agli altri paesi e aveva dovuto certamente pagare il prezzo maggiore per sconfiggere la Germania fascista.

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Sussidiarietà e sussidi di Stato alla nuova borghesia: le radici ideologiche della nuova Tangentopoli

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romacapitaledi Anna Migliaccio, Comitato Centrale PCdI

Come è stato possibile? Si chiede sgomenta la pubblica opinione. Tutto marcio. Che schifo! Tutti uguali, tutti corrotti. Tutti a libro paga dei Re delle cooperative sociali. Non c’è più destra e sinistra, perché i re delle cooperative assoldano tutti. Traballa la Giunta capitolina, traballa lo stesso Governo nazionale, il PD, partito del patto del Nazareno è sconfitto nelle ultime tornate amministrative.

L’astensionismo, la disaffezione dei cittadini per la politica, il dispregio verso le forme costituzionali della democrazia partecipata e i partiti, sono effetti secondari ben calcolati, riteniamo fin anche indotti.

E’ chiaro che siamo di fronte a una nuova Tangentopoli.

La stampa di destra esulta per i successi conseguiti nell’ultima tornata amministrativa e per la sconfitta del “partito dei PM e delle manette”.

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O l’Unione Europea o la vita. La crisi dell’UE e l’ “esperienza” greca

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EU-Creative-Europedi Ângelo Alves*
O Militante”, maggio-giugno 2015

Traduzione di Franco Tomassoni per Marx21.it

“O Militante” è la rivista teorica del Partito Comunista Portoghese

Nelle elezioni del 25 gennaio 2015 il popolo greco, massacrato dall’impoverimento, ferito nei suoi diritti sociali, lavorativi e di sovranità, si è espresso inequivocabilmente per il rifiuto dell’austerità e della subalternità all’UE e ai diktat della troika. Il messaggio ai destinatari interni ed esterni è chiaro. Basta, è arrivato il momento di cambiare.

Le elezioni greche sono state un’espressione importante di una rivolta generalizzata che da molto tempo si manifestava con poderose lotte sociali. Non ci sono dubbi rispetto a cosa muova quel popolo: la volontà di cambiamento e di porre fine al ciclo di violento sfruttamento e impoverimento a cui è stato soggetto.

Questo fatto, in una UE corrosa dalla crisi economica e sociale, da crescenti attentati alla democrazia politica, alla sovranità e alla dignità dei popoli, è di grande importanza e mostra gli aspetti politici della crisi del capitalismo, e esige da un partito come il nostro una attenta osservazione, partendo sempre dal principio basilare che la realtà di ogni paese ha le sue proprie particolarità e che spetta al popolo greco decidere del proprio futuro.

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L'embargo occidentale alla Siria: inumano e illegale

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siria famigliadi Marinella Correggia | da www.sibialiria.org

Qualcuno ricorda i 500.000 bambini morti a causa dell’embargo all’Iraq, durato dodici anni, vero ponte di fame fra due guerre?

La Siria, moribonda dopo 4 anni di guerra fomentata da paesi occidentali e monarchie del Golfo – che hanno la responsabilità collaterale di aver alimentato Daesh, l’Isis -, è soggetta a un embargo spacciato per “sanzioni a personaggi del regime”.

Sta circolando in Germania un appello-denuncia al governo tedesco: “Basta affamare il popolo siriano. Sì alla pace”. Il documento riprende il contenuto delle sanzioni, che si può leggere consultando il factsheet dell’Ue “The European Union and Syria” (doc. 131018/01 del  5 febbraio 2015). Le sanzioni, sulla base del Regolamento 878/2011, sono applicate non solo al territorio dell’Unione ma a qualunque ente o cittadino europeo anche fuori dell’Unione. Fra queste: embargo sul greggio e sui prodotti petroliferi compreso il trasporto; divieto di assistenza tecnica, assicurazione e credito, trasferimento tecnologico; divieto di esportazione di prodotti cosiddetti dual use (anche una falce); congelamento dei beni della Banca centrale siriana e di 53 società e divieto di rendere disponibili fondi e risorse economiche; divieto di qualunque credito o contributo; divieto per le banche europee di aprire conti o uffici in Siria; divieto di esportazione in Siria di carburante per aerei; divieto di qualunque sostegno commerciale a lungo termine, per esempio crediti all’export, garanzie e assicurazione; sanzioni specifiche rispetto a membri del governo e loro alleati (rafforzate in marzo 2015); divieto di trasferimento di tecnologia e software.

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Il pericolo del fascismo e delle forze reazionarie nell'era dell'imperialismo e delle guerre*

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antros-kyprianoudi Andros Kyprianou, Segretario Generale del Comitato Centrale di Akel di Cipro

da www.akel.org.cy
Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

4 Giugno 2015, Nicosia

A nome del Comitato Centrale di Akel (Partito Progressista del Popolo Lavoratore) vi dò il benvenuto a Cipro. Nell'ambito del 22° Congresso del nostro Partito abbiamo organizzato questa Conferenza Internazionale sul tema “Il pericolo del fascismo e delle forze reazionarie nell'era dell'imperialismo e delle guerre”. La vostra partecipazione è un onore per noi. Speriamo che le deliberazioni e il loro contenuto corrispondano alle aspirazioni di ciascuno e in particolare a quelle dei nostri popoli.

La vostra partecipazione e il vostro contributo oggi al nostro Congresso inviano un messaggio importante al popolo cipriota. Come sapete, Cipro e il suo popolo soffrono le conseguenze dell'aggressività dell'imperialismo della Nato, dell'espansionismo turco e del fascismo greco e cipriota.

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"Dove conduce l’isteria?"

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La propaganda antirussa non ha sfondato nell'opinione pubblica europea, Putin ha un consenso più solido che mai, i calcoli di Obama per una rivoluzione colorata a Mosca sono risultati sbagliati, eppure non è il caso di gioire.

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Yemen

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sanaa bombardamentodi Albano Nunes* | da www.avante.pt

Traduzione di Marx21.it

“Dopo la lotta armata contro i colonialisti, sotto la direzione del nostro partito, la nostra indipendenza è stata conquistata nel 1967, dopo 129 anni di colonialismo. Raccogliamo una pesante eredità dai colonialisti. Nel 1969 siamo entrati in una nuova fase, dopo la presa del potere da parte dell'ala progressista del Fronte Nazionale. Abbiamo ottenuto da allora molti successi in campo economico, politico e sociale, con molti sacrifici del nostro popolo, grazie all'aiuto fraterno dei paesi socialisti e principalmente dell'Unione Sovietica”. Queste sono parole del rappresentante dell'Organizzazione Politica Unita – Fronte Nazionale dello Yemen alla tribuna dell'ottavo Congresso del Partito Comunista Portoghese nel 1976. La Rivoluzione di Aprile suscitava grande ammirazione e solidarietà e le relazioni dei comunisti portoghesi e dei rivoluzionari yemeniti, che nel frattempo avevano creato il Partito Socialista orientato al marxismo-leninismo, erano diventate molto strette. Nel 1980 il compagno Alvaro Cunhal, in un viaggio storico nel Medio Oriente aveva visitato la Repubblica Popolare Democratica dello Yemen. In un momento di avanzata rivoluzionaria il PCP accoglieva nel suo Congresso organizzazioni antimperialiste e progressiste di tutto il mondo e lo Yemen del Sud, protagonista della prima esperienza di orientamento socialista del mondo arabo, non poteva mancare.

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La Nato lancia il Tridente

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tridentjuncturedi Manlio Dinucci
da il manifesto, 16 giugno 2015 

Tutti i comandi e le basi Usa/Nato sono in piena atti­vità per pre­pa­rare la «Tri­dent Junc­ture 2015» (TJ15), «la più grande eser­ci­ta­zione Nato dalla fine della guerra fredda». Si svol­gerà in Ita­lia, Spa­gna e Por­to­gallo dal 28 set­tem­bre al 6 novem­bre, con unità ter­re­stri, aeree e navali e con forze spe­ciali di 33 paesi (28 Nato più 5 alleati): oltre 35mila uomini, 200 aerei, 50 navi da guerra. Vi par­te­ci­pe­ranno anche le indu­strie mili­tari di 15 paesi per valu­tare di quali altre armi ha biso­gno la Nato.

Scopo di que­sta eser­ci­ta­zione «ad alta visi­bi­lità e cre­di­bi­lità» è testare la «Forza di rispo­sta» (30mila effet­tivi), soprat­tutto la sua «Forza di punta» ad altis­sima pron­tezza ope­ra­tiva (5mila effet­tivi). Sul fianco meri­dio­nale, par­tendo soprat­tutto dall’Italia, la Nato pre­para altre guerre in Nor­da­frica e Medio­riente. Lo con­ferma l’attacco effet­tuato in Libia, dome­nica scorsa, da cac­cia Usa F-15E che, decol­lati pro­ba­bil­mente da Aviano, hanno sgan­ciato nume­rose bombe uffi­cial­mente per ucci­dere un pre­sunto terrorista.

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Il Manifesto dell'Opposizione di sinistra in Ucraina

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ucraina opposizionedisinistrada www.vitrenko.org 
da www.kpu.ua

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Il Partito Comunista di Ucraina, il Partito Progressista Socialista di Ucraina, il Partito del Lavoro, il Komsomol di Ucraina, l’Unione degli ufficiali sovietici hanno sottoscritto un accordo per coalizzarsi e hanno dato vita alla “Opposizione di sinistra”. Nel memorandum, firmato dai partiti, si spiega che la coalizione si batterà per i principi di potere popolare e giustizia sociale, contro il genocidio sociale e nazionale degli ucraini, contro il fascismo e per il ripristino delle relazioni di collaborazione con la Russia e la Bielorussia.

L’Opposizione di sinistra è guidata da Petro Simonenko (segretario del Partito Comunista), Natalia Vitrenko (leader del Partito Progressista Socialista), dal campione olimpico Rudolf Povarnitsyn e dal filosofo Georgy Krjuchkov.

Tra gli obiettivi indicati: la fine della guerra nel Donbass, l'approvazione dello status di paese non allineato per l’Ucraina, il rispetto della sovranità del paese.

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Ricostruire il Partito Comunista. Una necessità

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Hammer-and-Sickle-5di Giorgio Langella, direzione nazionale PCdI

Dobbiamo decidere se vogliamo ancora cambiare dalle radici una società spaventosa come quella nella quale siamo costretti a vivere o se, invece, accettiamo di essere cambiati, noi, da questa stessa società.

È un quesito semplice che impone una scelta che non è più possibile eludere. Una scelta che dobbiamo assolutamente fare. Senza ambiguità e in maniera individuale e collettiva.

Chi oggi occupa il governo del paese ha fatto la sua scelta. Ha deciso (individualmente e collettivamente) di arrendersi a quel liberismo ottuso che sta trionfando anche (o soprattutto) grazie a questa resa.

In questi giorni i due vicesegretari del PD, Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini, hanno voluto ricordare Berlinguer. L'hanno fatto dichiarando, tra l'altro, che “ricordarlo in questi giorni vuol dire fare del suo esempio di rettitudine e sobrietà un impegno quotidiano per chi agisce nella vita politica". Lo hanno fatto senza dimostrare pudore né un minimo di vergogna.

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‪Immigrazione: le cose come stanno

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di Francesco Valerio della Croce* per Marx21.it

Insopportabile. Tale è diventato il pressapochismo ed il discettare con proporzioni di massa a proposito del fenomeno migratorio, un trionfo di luoghi comuni ed irrazionalità scandito più dai rumori intestinali che dall’elaborazione di pensieri logici. Per l’importanza di questo fenomeno, che ha assunto dimensioni e proporzioni “bibliche”, non è possibile per un movimento rivoluzionario veramente consapevole rimanere impassibile di fronte a questo concentrato di ipocrisia, strumentalizzazione e vera e propria opera di distrazione di massa. Compito nostro, degli eredi della lezione di Antonio Gramsci, è arrivare alla radice dei problemi che la società e segnatamente questo modello sociale presenta, questioni che, in verità, noi sappiamo non essere epidermiche ma, al contrario, profondamente legate al modello di sviluppo entro cui questi grandi fenomeni sono descritti: vale a dire quello capitalistico contrassegnato dal pieno dispiegarsi della sua brutalità imperialista.

Per farlo, per arrivare al nocciolo della questione, è necessario, seppur nelle dimensioni contenute di un articolo d’approfondimento, dare risposte ad alcune domande fondamentali, il più delle volte eluse od aggirate, anche consapevolmente.

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La Cina estende il Fronte Unito

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Traduzione e nota a cura di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

In un articolo, pubblicato su Marx21.it, avevamo dato notizia di una recente riunione del Comitato centrale del Partito comunista cinese (“Cina: Fronte unito, egemonia e sfide alla sicurezza") dalla quale è emersa la volontà di estendere a nuove forze sociali, prodotte dal poderoso sviluppo economico cinese, la politica del Fronte Unito. Il nostro resoconto aveva presentato questa come l'ultima tappa, in ordine temporale, dello sviluppo di una linea d'azione politica dei comunisti cinesi che risale agli inizi della lunga rivoluzione verso il socialismo e che ha svolto un ruolo centrale in diverse fasi di questo grandioso progetto (avvio della rivoluzione nazionale, resistenza all'imperialismo nipponico, costruzione della repubblica popolare). Ora, la Cina della “riforma e dell'apertura”, impegnata nella costruzione di una società prospera e tecnologicamente avanzata e nella difesa della propria sovranità e integrità territoriale, dà nuovo slancio a questa politica. Adesso vi proponiamo le brevi riflessioni – in linea con le nostre – pubblicate il 5 giugno scorso sul “Chinese Social Sciences Today” (中国社会科学报), rivista teorica legata all'Accademia cinese di Scienze sociali,  e che qui riproponiamo integralmente.

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