Una stagione politica decisiva per il nostro paese

Una stagione politica decisiva per il nostro paese

di Bruno Steri

La battaglia per il NO nel prossimo referendum costituzionale per difendere gli spazi di rappresentanza democratica deve unirsi alla denuncia del massacro sociale già in atto e che sarebbe ancor più favorito dall’ulteriore riduzione delle possibili voci di opposizione.

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I lavoratori greci chiedono: ritirate la legge ghigliottina

I lavoratori greci chiedono: ritirate la legge ghigliottina

da Solidnet.org

Il 4 Febbraio si è tenuta la più grande mobilitazione per uno sciopero degli ultimi anni. Migliaia di persone, di lavoratori, di agricoltori, di partite Iva, studenti universitari e delle superiori, hanno riempito le strade di tutte le principali città…

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Liberate Leonard Peltier!

Liberate Leonard Peltier!

di Giorgio Langella

Se restate indifferenti di fronte a quaranta anni di ingiusta prigionia, cercate di pensare cosa prova quest'uomo, come ha vissuto rinchiuso in una cella, perché non si è mai piegato.

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Il XX congresso del Partito Comunista di Spagna deve essere storico

Il XX congresso del Partito Comunista di Spagna deve essere storico

di Javier Parra, Segretario generale del Partito Comunista del Paese Valenciano (PCPV)

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Botti di fine anno

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Nuclear war forcetoknow.com di Manlio Dinucci
da il manifesto, 29 dicembre 2015

Per la sicurezza delle persone e degli animali, si proibiscono in vari casi i fuochi d’artificio per l’ultimo dell’anno, soprattutto i potenti botti. La notizia viene riportata in evidenza dai media. Gli stessi nascondono però altre notizie che, se si diffondessero, farebbero scoppiare la bolla della realtà virtuale nella quale siamo imprigionati.

Un esempio: la National Archives and Records Administration (Nara), l’archivio del governo Usa, ha pubblicato il 22 dicembre un dossier di 800 pagine, finora top secret, con una lista di migliaia di obiettivi in Urss, Europa Orientale e Cina che gli Usa si preparavano a distruggere con armi nucleari durante la guerra fredda. Nel 1959, l’anno a cui si riferisce la «target list» redatta nel 1956, gli Stati uniti avevano oltre 12mila testate nucleari con una potenza di 20mila megaton, equivalente a un milione e mezzo di bombe di Hiroshima, mentre l’Urss ne possedeva circa mille e la Cina non aveva ancora armi nucleari.

Essendo superiore anche come vettori (bombardieri e missili), il Pentagono riteneva attuabile un attacco nucleare. Il piano prevedeva la «distruzione sistematica» di 1100 campi d’aviazione e 1200 città. Mosca sarebbe stata distrutta da 180 bombe termonucleari; Leningrado, da 145; Pechino, da 23. Molte «aree popolate» sarebbero state distrutte da «esplosioni nucleari al livello del suolo per accrescere la ricaduta radioattiva». Tra queste Berlino Est, il cui bombardamento nucleare avrebbe comportato «disastrose implicazioni per Berlino Ovest».

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Natale a Betlemme è un messaggio di speranza palestinese

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nabilshaathdi Nabil Shaath *

Traduzione di Bassam Saleh

Uno dei più bei ricordi della mia infanzia a Jaffa è la cerimonia del Natale, e gli alberi, quando le varie comunità cristiane avrebbero preparato le feste colorate e molti di loro avrebbero preso la strada per Betlemme. Proprio come durante le festività musulmana di Eid al-Adha e Eid al-Fitr, tutti i palestinesi festeggiano insieme. Sia nelle narrazioni cristiane sia nella tradizione palestinese, il Natale è un momento di speranza. Questo è uno dei ricordi più cari che ho portato con me in esilio in Egitto nel 1948.

Decenni più tardi, dopo il mio ritorno in Palestina nel maggio 1994, sono andato dritto da Gaza a Betlemme, arrivando in questa bellissima città verso il tramonto. Per la mia delusione, la Chiesa della Natività e dai negozi intorno ad essa erano chiusi, e la piazza era quasi vuota. Improvvisamente, le campane della chiesa hanno cominciato a suonare e i negozi hanno iniziato a riaprire. Ero quasi sopraffatto dalla gente che mi accoglieva, eccitata in attesa del ritorno di Abu Ammar (Arafat). Quel giorno sono stato invitato a visitare la Chiesa, e dei negozi e le case dei betlemiti che io non dimenticherò mai. Sentivo che il messaggio di speranza lanciato da Gesù 2000 anni fa da Betlemme era vivo nei cuori e nelle anime dei suoi abitanti.

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Sahara Occidentale: l'ultima colonia dell'Africa in lotta per l'indipendenza

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sahara bandieradi José Reinaldo Carvalho*
da vermelho.org.br

Traduzione di Marx21.it

Una testimonianza dal Congresso del Fronte Polisario

Il 14° Congresso del Fronte Polisario, svoltosi tra il 16 e il 21 dicembre nell'accampamento dei rifugiati di Dahla, uno dei quattro in cui vivono 200.000 saharawi, in territorio ceduto dall'Algeria, in pieno Deserto del Sahara, ha rappresentato un evento di significato geopolitico, se si considera la natura del conflitto che coinvolge il movimento di liberazione e il Marocco, forza di occupazione, e altri attori importanti, come i paesi vicini – l'Algeria e in minor misura la Mauritania –, oltre alla Spagna, la Francia e le Nazioni Unite.

I 2.472 delegati, in rappresentanza delle popolazioni degli accampamenti dei rifugiati, delle regioni liberate sotto controllo del Fronte Polisario e dei territori occupati, dove pesa la mano di ferro della monarchia marocchina, hanno deliberato in merito al bilancio dell'attività del Fronte Polisario e della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD), costituita come governo in esilio, con il riconoscimento dell'Organizzazione delle Nazioni Unite e di 80 paesi del mondo.

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Contro la proibizione del Partito Comunista in Ucraina: appello agli antifascisti

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pc ucraina folla bandiereMarx21.it aderisce

La corte di Kiev, lo scorso 17 dicembre, ha messo definitivamente al bando il Partito Comunista d’Ucraina (KPU) ed i suoi simboli, interdicendone l’attività politica, per “incitamento all’odio etnico” ed all’“usurpazione dei diritti umani e delle libertà”. Queste accuse demenziali non farebbero che sorridere, se non costituissero il tragico capovolgimento della realtà: da due anni esatti, infatti, sono le forze filoeuropeiste “rivoluzionarie”, attualmente al governo, a tenere sotto il tallone di ferro il popolo ucraino, affamandolo e privandolo dei diritti sociali dietro i diktat del Fmi, a perseguitare gli oppositori politici, i giornalisti, i russofoni e i semplici cittadini sospettati di essere “nemici della nazione”. Questo governo di oligarchi e nazisti riesce a governare soltanto alimentando l’odio antirusso e conducendo una guerra fratricida contro il popolo del Donbass.

Nonostante la stampa nostrana abbia fatto di tutto per far passare un golpe reazionario come “rivoluzione democratica dei giovani per la libertà”, la natura nazista dei “ribelli” di piazza Maidan non ha tardato a rivelarsi: abbiamo visto paramilitari col viso coperto abbattere le statue di Lenin, il partito Svoboda sfilare per le strade d’Ucraina con il ritratto del nazista Stepan Bandera, dirigenti del KPU perseguitati, roghi di libri, sedi di partito bruciate, linciaggi di piazza, sequestri di giornalisti, seviziati e poi uccisi.

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Ayotzinapa som@s tod@s: 15 mesi dopo

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ayotzinapadi Giulia Salomoni per Marx21.it

Il 13 dicembre a Bologna si è tenuto un incontro con Omar Garcia, il portavoce degli studenti di Ayotzinapa invitato dai compagni e dalle compagne del gruppo “Bologna per Ayotzinapa”. Ha spiegato come si è evoluta la situazione degli studenti e dei genitori dopo il 26 settembre del 2014 ed in particolare quanto sia stato importante il coinvolgimento di esperti internazionali e come il governo faccia ostruzionismo affinchè non vengano svolte ulteriori indagini dopo che il rapporto del Gruppo Interdisciplinare di Esperti Indipendenti (GIEI)  ha clamorosamente smentito la versione ufficiale della Procura Generale della Repubblica mettendone in luce tutte le contraddizioni. Ha evidenziato come di circa 300 organizzazioni che si erano inizialmente avvicinate alla lotta degli studenti per riavere i loro compagni oggi ne restino poco più di una trentina, che non hanno ceduto all’opportunismo di sfruttare l’ondata mediatica che ha colpito la scuola del Guerrero per ottenere concessioni dal governo e poi sparire, e come sia importante non solo ritrovare i loro compagni scomparsi ma anche pensare ad un’alternativa al sistema nel suo complesso.

Il Messico conta circa 25.000 desaparecidos secondo le stime delle associazioni per la difesa dei diritti umani. Il caso di Ayotzinapa ha avuto un enorme impatto mediatico ed è riuscito a coinvolgere buona parte della società messicana perché gli scomparsi facevano parte di una realtà organizzata, già precedentemente in contatto con i mezzi di comunicazione e con avvocati esperti nella difesa dei diritti umani, con alle spalle una forte tradizione di lotte sociali e politiche.

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Le decisioni del Partito Comunista di Ucraina dopo la sua messa al bando

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pc ucraina corteoDichiarazione congiunta del Comitato Centrale e della Commissione Centrale di Controllo

da www.kpu.ua
Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Il Plenum unificato del Comitato Centrale e della Commissione Centrale di Controllo del Partito Comunista di Ucraina richiama l'attenzione sul fatto che il Tribunale amministrativo circondariale di Kiev, prendendo, sotto una pressione senza precedenti da parte delle autorità, la decisione di proibire l'attività del Partito Comunista di Ucraina, ha inteso punire il partito che rappresenta il difensore più coerente degli interessi dei lavoratori, creando un precedente pericoloso, che minaccia la distruzione di qualsiasi opposizione nel paese.

Questa decisione ha provocato la reazione negativa dell'opinione pubblica democratica non solo in Ucraina, ma anche in molti paesi stranieri.

Nella situazione che è venuta a crearsi, ai comunisti sono richieste fermezza, concentrazione, capacità, in condizioni di reazione brutale, per difendere le proprie convinzioni, le idee di giustizia sociale, gli interessi dei lavoratori. E' così estremamente importante utilizzare le possibilità offerte dalla Legge Fondamentale del paese, l'esperienza storica del partito bolscevico, combinare sapientemente le diverse forme del lavoro tra le masse.

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Il Montenegro, ventinovesima stella della NATO

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Montenegro natodi Antonio Mazzeo
da antoniomazzeoblog.blogspot.it

Nei primi mesi del 2017 il piccolo Montenegro entrerà a far parte della grande NATO. La decisione è stata assunta il 2 dicembre scorso in occasione del vertice dei ministri degli esteri dei 28 paesi membri dell’Alleanza. Una settimana prima, il Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg e il vice Alexander Vershbowsi si erano incontrati in Belgio con il ministro per gli affari esteri montenegrino Igor Lukšić e il titolare del dicastero della difesa Milica Pejanović-Đurišić per sottoscrivere un pre-accordo tra le parti. “Si tratta di un giorno importante per il Montenegro, i Balcani occidentali e l’Alleanza”, ha enfatizzato Jens Stoltenberg. “I progressi fatti dal Montenegro facilitano pure la possibilità che diventi membro dell’Unione europea. I paesi NATO e EU costituiscono una comunità delle moderne democrazie. Noi condividiamo gli stessi valori e nove cittadini dell’Unione europea su dieci vivono in un paese NATO. Insieme, l’open door NATO e l’allargamento EU hanno rafforzato la sicurezza e la stabilità in tutta Europa”.

Per il Segretario generale della NATO, grazie al lavoro con i partner dell’Alleanza, “le forze armate del Montenegro sono ora più forti e più capaci nel proteggere il popolo montenegrino”. “L’ingresso di questo paese porterà benefici alla NATO”, ha aggiunto Stoltenberg. “Rafforzerà la sicurezza e la stabilità dei Balcani occidentali, una regione per lungo tempo caratterizzata dall’instabilità e dai conflitti.

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Un ricordo di Samir Kuntar

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Samir Qantar 460x276Comitato Per non dimenticare Sabra e Chatila | da sabraechatila.wordpress.com

Incontrammo Samir Kuntar sette anni fa, pochi giorni dopo il suo rilascio, avvenuto in seguito ad uno scambio di prigionieri fra Israele e Hezbollah. Samir aveva allora 45 anni, dei quali 29 trascorsi nelle prigioni israeliane, un vero e proprio record, una carcerazione durissima, spesso in isolamento e soggetta a mille angherie. L’incontro con la delegazione del Comitato Per non dimenticare Sabra e Chatila avvenne nella periferia sud di Beirut e benché fosse una specie di eroe e la sua liberazione era stata accompagnata da manifestazioni di gioia da parte di tantissimi libanesi, se ne stava in un angolo e i suoi occhi ci guardavano curiosi. Nel salutarci ci disse che faceva fatica a capire come mai degli italiani da 25 anni si recavano in Libano per ricordare il massacro di Sabra e Chatila <un gesto bellissima – affermò – che meritava la stima e rispetto>. Per lui infatti l’Italia e l’Europa erano parte di quell’Occidente che voltava la faccia e si chiudeva gli occhi davanti alle centinaia di violazioni della legalità internazionale che Israele ogni giorno operava.

Samir ci disse anche che avrebbe voluto riposare qualche settimana, dal suo rilascio era stato un continuo di incontri e manifestazioni con al centro il libanese recordman di detenzione in Israele, ma che il suo posto era fra i combattenti e che era suo desiderio riprendere la battaglia contro il sionismo e l’occupazione israeliana delle terre arabe.

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Vladimiro Giacché: "E' attacco ai risparmi degli italiani"

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cassa depositi prestiti 608x400di Roberto Santilli
da www.abruzzoweb.it

Lo schema di garanzia europea dei depositi bancari scompare dalle conclusioni dell'ultimo vertice Ue dei capi di Stato e di governo.

E adesso la situazione per le banche italiane si complica ulteriormente.

A fare il punto è l'economista Vladimiro Giacchè, autore, tra l'altro, di due testi molto conosciuti e apprezzati come "Anschluss - L'Annessione", e il recente "Costituzione italiana contro Trattati europei, il conflitto inevitabile".

Giacchè è presidente del Centro Europa Ricerche di Roma e collaboratore di Micromega e il Fatto Quotidiano.

"Ancora una volta - dice Giacché ad AbruzzoWeb - è stata data vinta al ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, il quale aveva affermato che non avrebbe fatto passare la mutua garanzia dei depositi fra le banche europee. Questa è la ciliegina sulla torta di una unione bancaria che è stata costruita in un modo tale che non riduce, ma enfatizza le asimmetrie tra i sistemi bancari nazionali dell’Eurozona".

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Il prezzo corre sul filo

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prezzo greggiodi Demostenes Floros
da www.abo.net

Sembra non cessare il momento di discesa delle quotazioni del greggio che anche negli scorsi mesi hanno fatto registrare ribassi da record. Sono molteplici le cause all’origine di queste oscillazioni, dal calo della produzione statunitense alle dinamiche di approvvigionamento globale.

Nel mese di ottobre il Brent ha aperto a 48,09 dollari al barile e chiuso a 49,50 dollari al barile, mentre il WTI ha aperto a 45,12 dollari al barile e chiuso a 46,41 dollari al barile. 

In particolare, sia i livelli di riferimento europei che americani hanno raggiunto il loro picco mensile l’8 ottobre, con rispettivamente 53,59 dollari al barile e 50,31 dollari al barile. Ciò è dovuto a 3 aspetti:

1. La diminuzione del numero di piattaforme di trivellazione statunitensi.

Si osserva, nel dettaglio, che il numero delle piattaforme petrolifere statunitensi è sceso a 614, il minimo negli ultimi 5 anni. Se consideriamo anche gli impianti di estrazione di gas, il numero totale arriva a 809, il minimo dal 2002. Secondo i dati forniti dalla Energy Information Administration, la produzione di greggio statunitense è leggermente aumentata, passando da 9,27 milioni di barili al giorno a giugno a 9,37 milioni di barili al giorno a luglio e 9,32 milioni di barili al giorno ad agosto. 

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Lettera ai militanti comunisti dopo le elezioni del 20 dicembre in Spagna

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javierparra pcpvdi Javier Parra, Segretario Generale del Partito Comunista del Paese Valenciano (PCPV)

da www.partitcomunista.es
Traduzione di Marx21.it

Care compagne/i

In primo luogo voglio felicitarmi per il lavoro straordinario che i militanti del Partito e della sua Gioventù – insieme ai compagni e alle compagne di IU e agli altri candidati di Unità Popolare -, hanno svolto durante la campagna elettorale per il 20 dicembre, probabilmente la campagna più dura degli ultimi decenni.

Il risultato ottenuto dai candidati di UP/IU è stato un cattivo risultato, nonostante si sia ottenuto quasi un milione di voti puniti da una legge elettorale ingiusta, e purtroppo non siamo riusciti ad avere una rappresentanza neppure nel Paese Valenciano (dove UP/IU ha ottenuto il 4,2% a fronte del 3,7% nazionale, ndt). Le cause e le conseguenze dovranno essere analizzate a tutti i livelli, in un dibattito che confidiamo non sarà impedito ai militanti, come è successo in altre occasioni nel recente passato.

La realtà dopo il 20 dicembre è che il regime e i suoi partiti hanno nuovamente ottenuto la maggioranza assoluta, superando ancora il 75% dei voti e dei seggi, ma una maggioranza che probabilmente genererà nuove contraddizioni, aprendo nuove opportunità per le forze politiche.

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Sovranità e indipendenza nazionali

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edgar silvada www.pcp.pt | Traduzione di Marx21.it

Dichiarazione di Edgar Silva, candidato del Partito Comunista Portoghese alla Presidenza della Repubblica

Il 24 gennaio 2016 si svolgeranno le elezioni presidenziali in Portogallo. In quella occasione,   il Partito Comunista Portoghese sarà presente con un proprio candidato, il compagno Edgar Silva (http://edgarsilva2016.pt/). In una sua recente dichiarazione, di cui proponiamo la nostra traduzione, Silva ha illustrato le linee guida del suo programma politico, il cui asse portante è rappresentato dalla difesa degli interessi dei lavoratori e della sovranità e indipendenza nazionali.

Rimarcare oggi con questa dichiarazione il diritto inalienabile del Portogallo alla propria sovranità e indipendenza nazionale ha un duplice significato. In primo luogo, per l'importanza che in sé stesso racchiude in quanto elemento fondamentale del nostro regime democratico, di valore riconquistato con la Rivoluzione di Aprile e che la Costituzione della Repubblica iscrive come disposizione centrale per l'affermazione del posto che compete al Portogallo nel mondo. In secondo luogo, perché lo facciamo oggi in un giorno – il 1 dicembre (anniversario dell'indipendenza dalla Spagna, ndt) – associato a uno dei momenti dell'affermazione sovrana del nostro paese, la cui dimensione storica e il valore che comporta hanno fatto si che il precedente governo, con la compiacenza del Presidente della Repubblica, eliminasse la festa che lo segnala. Decisione naturale direbbero coloro che, avendo abdicato dagli interessi nazionali e deciso di dare impulso agli interessi esterni, assumono tale posizione. Inaccettabile direbbero quelli che non rinunciano a un Portogallo sviluppato e indipendente, e che non si adattano all'alienazione crescente di componenti decisive della sovranità nazionale.

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Gli antifascisti non possono far finta di nulla su quanto sta accadendo in Ucraina

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pc ucraina 500pxdi Giorgio Langella*

Al Comitato Provinciale ANPI Vicenza

Quello che sta accadendo in Ucraina è di estrema gravità

Organizzazioni dichiaratamente nazi-fasciste sono parte integrante di un governo nato da un vero e proprio colpo di stato finanziato anche da forze occidentali che si dichiarano democratiche. L'eccidio di Odessa del 2 maggio 2014 quando decine di cittadini inermi furono massacrati da un'orda di fascisti e la guerra scatenata contro le popolazioni del Donbass che si sono rifiutate di subire le angherie del governo di Kiev e stanno resistendo all'avanzata di tristi battaglioni di "volontari" che si fregiano di simboli nazisti (e sono solo alcuni esempi di cosa sta succedendo in Ucraina) non hanno certo avuto il dovuto risalto, né il doveroso e fermo contrasto da parte degli antifascisti europei e italiani.

In questi giorni si apprende che l'attività del Partito Comunista di Ucraina è stata ufficialmente proibita dalla giunta di Kiev.

Non si può far finta di nulla. Tutte le forze sane italiane ed europee devono battersi contro ogni discriminazione e in difesa dei comunisti ucraini, la cui libertà e vita è messa in discussione. La logica e l'esperienza ci dicono che presto la giunta di Kiev scatenerà il terrore individuale contro chiunque sia sospettato di essere comunista. Nessun antifascista può permettere che possano avvenire nuove tragedie come quella di Odessa, come gli omicidi politici e il genocidio nel Donbass.

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In difesa del PCU e della pace

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pc ucraina bandiera personedi Giorgio Raccichini*
da pdcifermano.wordpress.com

Il Fascismo, non quello da operetta professato in Italia da giovinastri privi di cultura o da qualche anziano nostalgico, è una realtà preoccupante in Europa e come sempre rappresenta uno strumento di dominio del grande capitale internazionale, per il quale ogni mezzo è buono per abbattere qualsiasi barriera che impedisce la propria penetrazione. Per questa sua funzione il Fascismo, così come il terrorismo islamico, rappresenta uno dei più gravi fattori di rischio per la pace internazionale, uno dei soggetti che già sono attivi nella “terza guerra mondiale che si combatte a pezzi” di cui parla spesso Papa Francesco.

In Ucraina il Fascismo, colluso con una becera plutocrazia, è al potere dopo un colpo di Stato salutato con favore ed entusiasmo dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea e ammantato dalla solita retorica della democrazia e della lotta contro la Russia, ormai battezzata come “il nuovo Impero del Male”.

Essendo lo strumento più reazionario e violento di difesa del capitale bancario e industriale, il Fascismo rappresenta anche la più grave minaccia per l’esistenza delle organizzazioni delle classi lavoratrici. Ecco allora che in Ucraina il radicato Partito Comunista Ucraino, il quale è stato già oggetto di vere e proprie persecuzioni, ora viene messo al bando nel silenzio generale delle forze politiche italiane, persino di quella sinistra “radical” italiana che vorrebbe rappresentare un’alternativa al PD.

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Sul 25° anniversario della guerra del golfo

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guerre golfeComunicato del Comitato No Guerra No NATO

Venticinque anni fa, nelle prime ore del 17 gennaio 1991, iniziava nel Golfo Persico l’operazione «Tempesta del deserto», la guerra contro l’Iraq che apriva la fase storica che stiamo vivendo.

Questa guerra, preparata e provocata da Washington con la politica del «divide et impera», veniva lanciata nel momento in cui, dopo il crollo del Muro di Berlino, stavano per dissolversi il Patto di Varsavia e la stessa Unione Sovietica. Approfittando della crisi del campo avversario, gli Stati Uniti rafforzavano con la guerra la loro presenza militare e influenza politica nell’area strategica del Golfo. 

La coalizione internazionale, formata da Washington, inviava nel Golfo una forza di 750 mila uomini, di cui il 70 per cento statunitensi, agli ordini di un generale Usa. Per 43 giorni, l’aviazione statunitense e alleata effettuava, con 2800 aerei, oltre 110 mila sortite, sganciando 250 mila bombe, tra cui quelle a grappolo che rilasciavano oltre 10 milioni di submunizioni. Partecipavano ai bombardamenti, insieme a quelle statunitensi, forze aeree e navali britanniche, francesi, italiane, greche, spagnole, portoghesi, belghe, olandesi, danesi, norvegesi e canadesi. Il 23 febbraio le truppe della coalizione, comprendenti oltre mezzo milione di soldati, lanciavano l’offensiva terrestre. Essa terminava il 28 febbraio con un «cessate-il-fuoco temporaneo» proclamato dal presidente Bush. 

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Difendiamo i comunisti ucraini! Fermiamo il neofascismo!

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comunisti ucraini stopnazismoDichiarazione del Presidium del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa

da kprf.ru | Traduzione dal russo di Mauro Gemma 

“L'attività del Partito Comunista di Ucraina è stata ufficialmente proibita... Oggi tutte le forze sane del pianeta devono battersi in difesa dei comunisti ucraini, la cui libertà e vita è messa in gioco. Non c'è dubbio che dopo il divieto del Partito Comunista la giunta di Kiev cercherà di scatenare il terrore individuale. Più di una volta si è dimostrato che è pronta a farlo: a Odessa allo stesso modo di Khatyn, con gli omicidi politici e il genocidio nel Donbass. Non possiamo permettere che nuove tragedie avvengano!... Ci appelliamo ai dirigenti dei paesi dell'Unione Europea: voi che vi pronunciate regolarmente sull'inviolabilità dei diritti umani, perché non imponete alla presuntuosa dirigenza ucraina di smetterla? Non è la prima volta che avete dimostrato di saper imporre la vostra volontà a Kiev. Dimostrate allora questa volta la vostra disponibilità ad agire come difensori dei diritti civili e delle libertà.”

Fermare gli eredi della banda hitleriana!

L'attività del Partito Comunista di Ucraina è stata ufficialmente proibita da un tribunale. Per tutti coloro che hanno a cuore gli ideali di libertà, uguaglianza e amicizia tra i popoli, per chi ricorda le lezioni della storia, quanto accaduto a Kiev significa solo una cosa: la dittatura fascista a Kiev ha completato il suo disegno. Nella carta dell'Europa è nuovamente apparso uno stato, i cui caporioni sono ideologicamente gli eredi della banda hitleriana. Le conseguenze di ciò potrebbero tragicamente riflettersi in tutto il mondo e, in particolare, in Europa.

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India: un importante seminario sulle prospettive dell'Asia riunisce i comunisti del continente

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comunisti indiani muralesNota a cura di Marx21.it

Il 28 novembre scorso si è tenuto a Nuova Delhi un'importante seminario organizzato dal Partito Comunista dell'India dal titolo “Risposte all'offensiva capitalistica globale – Prospettiva asiatica”. L'incontro aveva l'obiettivo di mettere a confronto i punti di vista di importanti personalità comunisti progressiste e di sinistra per meglio analizzare e fornire risposte nell'attuale fase di sviluppo del capitalismo. Questo incontro faceva parte delle celebrazioni per il novantesimo anniversario della fondazione del Partito Comunista dell'India. A sottolineare l'importanza dell'iniziativa promossa dai comunisti indiani è stata la presenza al seminario di rappresentanti dei più importanti partiti comunisti dei paesi dell'Asia, un continente in cui il movimento comunista conserva una forza e un'influenza che solo la miopia (e la presunzione) “eurocentrica” di certa “sinistra radicale”del nostro continente continua a minimizzare o addirittura ad ignorare, nella sua rincorsa frenetica alla rimozione, nei paesi di questa parte del mondo, della presenza comunista considerata alla stregua di un orpello simbolico che va cancellato dalla storia dei nostri giorni.

Va segnalata così la partecipazione al seminario, accanto ai due forti partiti comunisti indiani, dei partiti comunisti e operai di Cina, Vietnam, Bangladesh, Repubblica Popolare Democratica di Corea, Giappone e Nepal. In rappresentanza di paesi che da soli rappresentano più di un terzo della popolazione mondiale in una regione del pianeta che ha assunto negli ultimi tempi un ruolo trainante nella politica e nell'economia del mondo.

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Macri, appena eletto, scatenato neoliberal

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macri argentina foto xinhua 64di Geraldina Colotti | da ilmanifesto.info

Argentina. Piano di misure antipopolari del padrone-presidente: 29 decreti d’urgenza, quanti quelli della Kirchner in 8 anni. Sotto attacco le Madri di Plaza de Mayo. Per finanziare banche, favorire le grandi imprese e distruggere il potere d’acquisto dei lavoratori Argentina. 

Argentina in piazza contro il ritorno delle destre. A una settimana dalla vittoria su Daniel Scioli per un pugno di voti, l’imprenditore Mauricio Macri ha dato avvio a un piano di misure neoliberiste suscitando un’ondata di proteste. Già nelle sue prime 72 ore di gestione, Macri ha firmato 29 Decreti di necessità e urgenza (Dnu): il totale di quelli emessi dalla ex presidente Cristina Kirchner nei suoi otto anni di mandato. Misure per distruggere il mercato cambiario, finanziare le banche, spianare la strada alle grandi imprese e distruggere il potere d’acquisto dei lavoratori.

Macri ha abolito per decreto le restrizioni all’acquisto di dollari, imposto nel 2011 per frenare la fuga di capitali all’estero e contenere le riserve del Banco Central. Misure anticostituzionali, secondo i rappresentanti del Frente para la Victoria (Fpv), che annuncia per oggi una mobilitazione d’urgenza in parlamento. Un pacchetto neoliberista che attacca frontalmente le conquiste realizzate negli ultimi anni di kirchnerismo e promette di privatizzare servizi pubblici e istruzione.

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Cina ed Europa, nuovi legami (e Washington vigila)

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cina europa bandiere 01di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

Tra i due estremi della massa continentale euroasiatica la distanza, fisica quanto politica, sembra sempre più accorciarsi lungo le direttrici di una sempre più ramificata via della seta. Lo dimostrano due fatti, uno di poco successivo all'altro. Partiamo dal più recente, vale a dire l'ingresso della Cina popolare nella lista dei 64 azionisti – molti Paesi dell'Europa orientale e dell'Asia centrale - della European Bank for Reconstruction and Development, banca, con sede a Londra, che opera dal 1991 con investimenti in una quarantina di Paesi (South China Morning Post, “European development bank approves China’s application to become shareholder”, 15 dicembre). Contrariamente al peso formale dello 0,1% del capitale sottoscritto, la presenza nell'istituzione finanziaria potrebbe consentire a Pechino l'approfondimento di progetti infrastrutturali nella fascia orientale e meridionale del Mediterraneo, oltre che il consolidamento di rapporti diplomatici con l'Europa e – come sottolineato da diversi esperti – un altro tassello sulla via dell'internazionalizzazione del renminbi. Non va inquadrata altrimenti questa adesione – richiesta da Pechino dal 2014 – vista la lontananza ideologica di una istituzione finanziaria regionale che, a differenza di altre come la giovanissima Banca asiatica di investimento per le infrastrutture (Aiib), si distingue per una chiara impostazione ideologica: privatizzazione e libero mercato. Di più: la partecipazione di aziende private cinesi ai diversi progetti potrebbe aprire una qualche contraddizione, alla luce del condizionamento statale (quindi del Partito comunista cinese) sulla loro azione internazionale.

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«L’Occidente non può imporre la sua “democrazia” ai siriani»

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suormariaguadalupe aleppoda lantidiplomatico.it

La testimonianza da Aleppo di Suor María Guadalupe de Rodrigo


Suor Guadalupe Maria De Rodrigo, argentina, 42 anni, Missionaria cristiana, nel 2011 è arrivata ad Aleppo poco prima della guerra alla Siria, ed è rimasta per portare aiuto alla popolazione assediata dai terroristi. Per la religiosa in Siria c’è un governo laico che non ha mai perseguitato i cristiani. E soprattutto: “In Siria non c’è stata nessuna rivoluzione, ma un attacco pianificato dall’estero.”

Suor Maria Guadalupe de Rodrigo, è una missionaria argentina. Dopo vari in anni di permanenza in diversi Paesi del Medioriente, decide, nel 2011, di passare un periodo di riposo ad Aleppo. Suor Guadalupe è sta testimone diretta dai primi giorni della guerra alla Siria. La religiosa, di ritorno dalla Siria, in varie città della Spagna, adesso racconta la sua esperienza e le sofferenze che hanno vissuto e ancora vivono i cittadini di Aleppo e la minoranza cristiana a causa dell’assedio dei terroristi.

“Ho vissuto in altri paesi del Medioriente dove i cristiani erano discriminati. Il Governo di Assad non ha mai discriminato i cristiani che vivevano in armonia con le persone di altre confessioni” ha affermato Suor Guadalupe, ieri sera, a Madrid, dove è intervenuta, nella Chiesa di San Juan de la Cruz, davanti ad almeno 300 persone. “La Siria prima della guerra era un paese prospero, dove non c’era insicurezza, disoccupazione. Assad non è un santo, ma il suo popolo lo appoggia. Perché noi dovremmo imporre la nostra democrazia ai siriani?”, ha dichiarato la missionaria.

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