Sirte, ottobre 2011

Sirte, ottobre 2011

di Marinella Correggia

Tre anni fa, il 20 ottobre 2011 nei pressi della città di Sirte, in Libia, veniva assassinato Mu'ammar Gheddafi: l’epilogo di un’altra “missione umanitaria” della NATO costata più di diecimila morti e che ha gettato quello che era un relativamente…

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L’Italia torna in guerra in Iraq

L’Italia torna in guerra in Iraq

di Manlio Dinucci

L’Italia invierà armi e militari nella regione di Erbil in Iraq, per rafforzare «le capacità di autodifesa dei curdi» contro l’avanzata dell’Isis: lo annuncia la ministra della difesa, Roberta Pinotti, alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato...

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Il leader del Partito Comunista di Ucraina rivolge un appello agli elettori

Il leader del Partito Comunista di Ucraina rivolge un appello agli elettori

Petro Simonenko, leader del Partito Comunista di Ucraina, si è rivolto ai cittadini del suo paese in vista delle elezioni parlamentari del 26 ottobre

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Il nostro 11 settembre. Tra strategia della tensione e album di famiglia ritoccati.

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piazzafontana 12dicembredi Gianni Fresu | da www.giannifresu.it

L’11 di settembre è una data marchiata col sangue sul calendario, oggi tutti la associamo all’attacco alle torri gemelle, ma fino al 2001 era l’esempio più lampante di cosa fosse capace una politica folle come quella messa in atto dal Governo degli Stati Uniti d’America nei decenni successivi alla Seconda guerra mondiale. L’11 settembre del 1973 non è un unicum di questa storia, prima c’era stato il 31 marzo 1964 in Brasile, dopo il 24 marzo del 1976 in Argentina. Ma la “guerra sucia” non fu confinata agli esotici paesaggi dell’America Latina. Negli stessi anni e con la medesima regia, essa fu combattuta con uguale intensità anche in Italia e solo per un puro caso non celebriamo un nostro 11 settembre, in compenso nessuno di noi può dimenticare la data del 12 dicembre 1969.

La storia italiana del dopoguerra – con le limitazioni alla propria sovranità e l’interdizione ad una normale dialettica politica – è stata spesso interpretata alla luce del concetto di «democrazia bloccata». Tale concetto, in gran parte dei casi, è stato ricondotto esclusivamente ai condizionamenti imposti dal fronteggiarsi sul piano internazionale dei due blocchi contrapposti e alla conseguente articolazione interna di tale scontro, veicolata dai due grandi partiti di massa italiani: la DC e il PCI. 

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Do you remember Sabra e Chatila? Una delegazione contro l'oblio

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sabrashatiladi Maurizio Musolino*

Recarsi in Libano in occasione del massacro di Sabra e Chatila a portare solidarietà ai nostri amici palestinesi che da decenni lì vivono non è mai stato in questi anni – la nostra esperienza nacque nel 1999 grazie allo straordinario lavoro del giornalista del “manifesto” Stefano Chiarini – un atto rituale. In questi quindici anni abbiamo visto tante tragedie, tante emergenze, una sovrapposizione drammatica che non eliminava mai le precedenti. Un percorso che ha rafforzato in noi la consapevolezza che la crisi palestinese ha un carattere strettamente politico e che quindi coerentemente tale deve essere la solidarietà.

La richiesta di giustizia per quel’orrendo crimine compiuto nell’ormai lontano 1982 si unisce, infatti, alla richiesta di giustizia per un popolo che da decenni vive una occupazione criminale e che vede anno dopo anno allontanarsi qualsiasi ipotesi di pace e di futuro. I massacri purtroppo da allora si sono succeduto con drammatica regolarità, simili gli interessi che si nascondono e simili le mani dei criminali e le complicità internazionali che li compiono, li coprono e li giustificano.

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ISIS: Avanzi di quali galere?

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obamascappadiprigione-648x430da www.sibialiria.org

Scivolano nel grottesco i tentativi di presentare Assad come “complice” dei famigerati miliziani dell’ISIS, ultimo “brand” delle tante bande che da anni insanguinano la Siria. La dichiarazione di Renzi e degli altri Capi di governo al Summit NATO nel Galles – <<Il regime di Assad ha contribuito all’emergere dell’Isis in Siria e alla sua espansione al di là di questo paese>> – fa testo, ma gli innumerevoli editoriali di sedicenti “esperti in terrorismo” (basti vedere qui e qui) che supportano questa bufala non sono da meno. Il tutto basato su due “prove”: 1) Assad avrebbe lasciato i “ribelli sbranarsi tra loro favorendo così, oggettivamente, il predominio dell’Isis: 2) Assad avrebbe liberato dalle sue prigioni terroristi poi confluiti nell’Isis.

Riguardo al primo punto, non possiamo che liquidarlo facendo nostre le parole di Michele Giorgio  su "Il Manifesto":  <<E’ vero che Assad per un lungo periodo ha osservato con soddisfazione lo scontro armato tra l’Isis e le altre milizie ribelli. Ma quale parte in guerra non guarda con compiacimento ai nemici che si ammazzano tra di loro?>> Il secondo punto merita, invece, una puntigliosa documentazione.

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Sopravvivere nel Donbass: anatomia dell’ennesima catastrofe umanitaria nella “civile” Europa

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fuoco donbassdi Paolo Selmi

La tempesta non è ancora passata, che già i giornalisti occidentali diffondono in lungo e in largo la loro disinformazione, contornata dalle solite grida isteriche della dirigenza baltica e polacca e dall’ormai stantia retorica russofobica.

Caricature di inviati speciali ci mostrano quotidianamente anonime strade di Kiev, spendendosi in panegirici sulla libertà e democrazia difese dall’attuale cricca al potere. L’Unione Europea sanziona e tace o, meglio, insabbia.

Ora che si spara di meno, in questa strana “tregua”, vale la pena fornire qualche dato utile alla comune riflessione, a poco meno di una settimana da un cessate il fuoco che ha il sapore del semplice riposizionamento in attesa di tempi – e aiuti – migliori per il futuro contrattacco: qualche dato che nessun canale cosiddetto “all news” e nessun quotidiano ha mai avuto l’onestà intellettuale di riportare.

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La santa crociata di Obama

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obama truppe bandieradi Manlio Dinucci | da il manifesto, 12 ottobre 2014

«Che Dio benedica le nostre truppe, che Dio benedica gli Stati uniti d’America»: con queste parole (che invitiamo Papa Francesco a commentare) si conclude la solenne «Dichiarazione sull’Isis», con cui il presidente Barack Obama, in veste di «Comandante in capo», si è rivolto ieri sera non solo ai suoi concittadini ma al mondo intero.

L’America, spiega il Presidente, è «benedetta» perché si assume i compiti più gravosi, a partire dalla «responsabilità di esercitare la leadership». In «un mondo incerto» come quello attuale, «la leadership americana è l’unica costante». È infatti l’America che ha «la capacità e volontà di mobilitare il mondo contro i terroristi», è l’America che ha «chiamato a raccolta il mondo contro l’aggressione russa», è l’America che può «contenere e debellare l’epidemia di Ebola».

Con questi toni, che ricordano quelli di un predicatore medioevale all’epoca della Peste Nera («l’aggressione russa» messa sullo stesso piano dell’epidemia di Ebola), il Presidente lancia la nuova crociata contro lo «Stato islamico dell’Iraq e della Siria», avvertendo che «ci vorrà tempo per sradicare un cancro come quello dell’Isis». Nonostante tutto quello che ha fatto finora l’America per combattere il terrorismo, sottolinea, «abbiamo ancora di fronte una minaccia terroristica». Ciò perché «non possiamo cancellare ogni traccia del male dal mondo».

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Libertà per Leonard Peltier

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peltierPartito dei Comunisti Italiani
Federazione di Vicenza

Il 12 settembre compie 70 anni una persona che ne ha passati 38 rinchiuso in un carcere statunitense. Il nome di questa persona è Leonard Peltier, nativo americano e attivista politico del movimento per i diritti del suo popolo, ingiustamente accusato dell'omicidio di due agenti del FBI e condannato a due ergastoli. Una condanna “già scritta” arrivata dopo un processo pieno di irregolarità, minacce a testimoni, prove costruite o palesemente false. A Leonard Peltier, in tutti questi lunghi anni di prigionia e nonostante ulteriori prove e testimonianze dimostrassero la sua innocenza, è stato sempre negato il diritto di avere la revisione di quel processo. Così come, da parte dei vari presidenti che si sono succeduti alla Casa Bianca, è stato rifiutato qualsiasi gesto di giustizia che ne permettesse la scarcerazione.

Leonard Peltier è stato ingiustamente condannato ed è ancora in carcere perché è un uomo scomodo che non si è mai arreso né sottomesso alla discriminazione e alla brutalità con le quali il suo popolo viene trattato nei “tanto democratici” Stati Uniti d'America.

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La Rivoluzione portoghese e la situazione in Europa e nel mondo 40 anni dopo

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festadoavante falcemartellodi Pedro Guerreiro | da www.pcp.pt

Traduzione di Marx21.it

Il testo, di cui proponiamo la traduzione, è l'intervento introduttivo svolto da Pedro Guerreiro, della Segreteria del Comitato Centrale del Partito Comunista Portoghese, al Seminario internazionale organizzato nell'ambito delle iniziative della recente Festa di Avante (5-6-7 settembre), quale occasione di riflessione per i comunisti e le forze progressiste nel 40° anniversario della Rivoluzione portoghese dell'aprile 1974.

All'iniziativa hanno preso parte i partiti e le forze progressiste invitati alla festa dei comunisti portoghesi. Per il Partito dei Comunisti Italiani ha partecipato ai lavori Lucia Mango, della Segreteria nazionale.

Desideriamo ringraziare la vostra partecipazione fraterna a questo Seminario. E' per noi, comunisti portoghesi, motivo di grande gioia poter condividere insieme a voi un evento importantissimo della nostra storia che ha segnato e continua a segnare profondamente la realtà in Portogallo e che ha avuto significative ripercussioni a livello internazionale.

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Kosovo: a Vitina distrutto il Monumento in memoria della lotta di liberazione dal nazifascismo

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kosovo nazistia cura di Enrico Vigna
[Versione PDF con immagini]

luglio 2014

Un monumento che era stato costruito in onore dei partigiani Serbi e Albanesi che combatterono contro l'occupazione nazifascista è stato distrutto nel centro del paese di Vitina da estremisti albanesi. L'atto vandalico è avvenuto sotto gli occhi della polizia kosovara, alcuni membri della quale hanno, infatti tranquillamente osservato la distruzione del Memoriale, senza minimamente intervenire.  In questo video si può vedere i liberatori del Kosovo al lavoro: http://www.youtube.com/watch?v=eKFykgP_r88

Non essendo stato l'obiettivo attaccato per motivi "etnici", in quanto era dedicato alla memoria di serbi e albanesi, chiarisce ancora meglio la situazione di violenza, di sopruso e di aggressività presenti nella realtà del Kosovo "liberato". Ma soprattutto fa capire quali sono i valori  e le radici storiche a cui si rifanno le forze secessioniste.

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Il Giappone gioca con il fuoco di fronte al Dragone

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shinzo abe troops japan 27102013 840 565 100di Basem Tajeldine* | da www.rebelion.org

Traduzione di Marx21.it

*Basem Tajeldine, analista di politica internazionale, è collaboratore del “Centro de Saberes Africanos” di Caracas

La disperazione fa si che ogni mezzo, anche il più crudele e illegale, giustifichi i propositi dei potenti.

La storia pare ripetersi. Sempre è risultata utile alla classe politica dominante nel mondo la vecchia manovra di sviare l'attenzione dai problemi economici e sociali che devono affrontare i paesi, esaltando lo sciovinismo, scavando brecce culturali e odi irrazionali tra i popoli, per potere alla fine provocare la guerra tra paesi.

E' precisamente a questa manovra che nuovamente ricorre la classe politica dominante in Giappone (la sua decadente borghesia) quando promuove i sentimenti ultra-nazionalisti nel popolo giapponese e provoca la Repubblica Popolare Cinese per i territori in disputa (le isole Diaoyu, o Senkaku secondo il Giappone).

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Bugie di guerra: riassunto dei mesi mai raccontati dai TG

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di Germana Leoni | da megachip.globalist.it

Scriveva George Orwell nel 1946: «Il linguaggio politico... è mirato a far sembrare vera la bugia, rispettabile l'omicidio e a dare una parvenza di solidità al puro vento..»

Ma nemmeno nel suo peggiore incubo avrebbe immaginato una simile deriva e ipotizzato che quasi settant'anni dopo un'immane tragedia, quale l'abbattimento del volo MH17 della Malaysia Airlines, avrebbe potuto essere manipolata e distorta fino a rendere 298 morti strumentali all'agenda geo-politica di Washington e Bruxelles. Una vicenda che ha segnato il punto più alto e drammatico di una campagna propagandistico-mediatica mirata a fabbricare un "mostro" da "sbattere in prima pagina" ad uso e consumo dell'opinione pubblica occidentale. Obiettivo? Spianare la strada ad una nuova campagna di espansione ed eventuale aggressione della NATO a Est. E il mostro, secondo il copione, è naturalmente la Russia di Vladimir Putin.

È una campagna mediatica caratterizzata da un'isteria russofobica degna del peggiore maccartismo. La campagna è costellata da plateali e strumentali menzogne nelle quali nemmeno entriamo.

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Dichiarazione Finale del XX Incontro del Foro di San Paolo

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forosanpaolo 2014da forodesaopaulo.org | Traduzione di Marx21.it

Riteniamo utile proporre la traduzione della Dichiarazione Finale del XX Incontro del Foro di San Paolo (FSP), che raccoglie decine di partiti e movimenti di sinistra e progressisti dell'America Latina e dei Caraibi (link), un importante documento che, per l'autorevolezza dei suoi estensori e per i suoi rilevanti contenuti, meriterebbe maggiore attenzione e considerazione di quella che, almeno fino a questo momento, gli è stata riservata dall'insieme della sinistra nel nostro paese.

I partiti che fanno parte del Foro di San Paolo, riuniti a La Paz, Stato Plurinazionale della Bolivia, dal 25 al 29 agosto 2014 sotto la parola d'ordine “Sconfiggere la povertà e la controffensiva imperialista, conquistare il Vivere Bene (Vivir Bien), lo Sviluppo e l'Integrazione nella Nostra America” fanno conoscere la loro posizione su diversi temi relazionati con la situazione internazionale e della nostra Grande Patria Latinoamericana e dei Caraibi.

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L’Italia è in guerra. E aumenta la spesa militare

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scudetto militaredi Manlio Dinucci | da il manifesto

Il governo Renzi, scavalcando il Parlamento ma di sicuro in accordo col Presidente della Repubblica, si è solennemente impegnato al Summit Nato nel Galles ad aumentare la spesa militare italiana.

La Dichiarazione finale del Summit – articolata in 113 punti redatti a Washington dopo aver consultato al massimo i principali alleati (Gran Bretagna, Germania, Francia) – impegna i 28 membri della Nato, ai punti 14/15, a «invertire la tendenza al declino dei bilanci della difesa».

Ciò perché «la nostra sicurezza e difesa dipendono complessivamente sia da quanto che da come vi spendiamo». Occorrono «accresciuti investimenti» per realizzare «i nostri obiettivi prioritari in termini di capacità»: a tal fine «gli Alleati devono dimostrare la volontà politica di fornire le capacità richieste e dispiegare le forze che sono necessarie».

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Da Vicenza e Aviano parà Usa per war games in Ucraina

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173rd-airborneDODdi Antonio Mazzeo
da antoniomazzeoblog.blogspot.it

Oltre duecento paracadutisti statunitensi stanno per essere trasferiti in Ucraina per partecipare ad una vasta esercitazione militare multinazionale. I parà appartengono tutti al 173rd Airborne Brigade Combat Team, il reparto d’élite aviotrasportato dell’esercito Usa di stanza a Vicenza. I war games si terranno dal 16 al 26 settembre nella parte occidentale del paese; le unità statunitensi raggiungeranno l’International Peacekeeping and Security Center di Yavoriv con voli cargo che decolleranno dalla base aerea di Aviano (Pordenone). Quella della 173^ brigata aviotrasportata di Vicenza sarà la prima presenza di truppe Usa in territorio ucraino dopo lo scoppio del conflitto interno.

L’esercitazione prenderà il nome di “Rapid Trident” e vedrà la partecipazione di 1,300 militari di 15 nazioni (Ucraina, Azerbaijan, Bulgaria, Canada, Georgia, Germania, Gran Bretagna, Lettonia, Lituania, Moldavia, Norvegia, Polonia, Romania, Spagna e Stati Uniti). “Saranno eseguite operazioni di peacekeeping, trasporto mezzi, pattugliamento, individuazione e disattivazione di materiale esplodente”, ha riferito il portavoce del Pentagono, colonnello Steve Warren.

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La strada della lotta

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brics-flagsdi Luis Carapinha | da “Avante”, settimanale del Partito Comunista Portoghese

Traduzione di Marx21.it

Si moltiplicano i focolai di instabilità, il caos e la guerra nel mondo. E' la punta dell'iceberg della crisi strutturale del sistema capitalista dominante, che si approfondisce. Le aggressioni militari sul terreno si aggiungono alle non meno distruttive campagne di manipolazione informativa e guerra ideologica. Le multidimensionali guerre in corso hanno tanto di crudo quanto di sofisticato. La perversione mediatica si è trasformata nell'elemento centrale del tentativo di naturalizzazione della barbarie e di accettazione di putrefatte tendenze e vie fascistizzanti. Su piani differenti, è così a Gaza e in Palestina devastata dai crimini mostruosi del terrorismo dello stato sionista di Israele, in Iraq “nelle mani” del tenebroso Stato Islamico (che gli USA e l'UE hanno ora eletto a “grande minaccia”, dopo averla incentivato insieme ad altre forze terroriste nella guerra di aggressione contro la Siria) e in Ucraina, dove la giunta liberal-nazional-fascista che ha preso il potere a Kiev cinque mesi fa conduce una guerra crudele e pericolosa nel Donbass, reprime atrocemente il pensiero dissidente e prepara la messa fuori legge del PCU, situazione che rimane in gran misura sotto silenzio da parte dei grandi media.

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Ricostruire il partito comunista

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falcemartello stilizzata 2da www.ricostruirepc.it

Un’ Associazione per la ricostruzione del Partito Comunista nel quadro ampio della sinistra di classe

Per comunicazioni e contatti scrivi a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

1 – Siamo compagne e compagni di diverse generazioni che hanno preso parte, con differenti appartenenze di partito o senza partito, alla storia sempre più critica e travagliata del movimento comunista in Italia dell’ultimo trentennio.

Nell’attuale contesto frammentato della sinistra italiana, siamo a tutt’oggi variamente collocati; ma condividiamo, sul che fare, due convinzioni fondamentali:

Di fronte alla crisi strutturale e sistemica del capitalismo, la più profonda dopo quella del 1929, che ha dimensioni mondiali e gravi ripercussioni anche nel nostro Paese; e a fronte dell’involuzione neo-centrista del Partito Democratico, che sta portando l’Italia verso il modello americano e sta distruggendo le fondamenta della Costituzione repubblicana e antifascista, è ancora più urgente dare corpo ad una presenza unitaria della sinistra: che aggreghi tutte le sue componenti (comunista, anti-capitalista, socialista e anti-liberista e i soggetti anticapitalisti presenti anche in modo rilevante nella società italiana, benché non organizzati) su un programma minimo condiviso; e ricostruisca una rappresentanza politica del mondo del lavoro e delle classi subalterne, schiacciate dall’offensiva di classe scatenata da oltre due decenni dal capitale, nazionale e sovranazionale.

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Nato, il sipario di guerra aperto su due fronti

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OBAMA NATO 6202-1di Manlio Dinucci | da il manifesto, 4 settembre 2014

Si apre oggi a Newport nel Galles il Summit dei capi di stato e di governo dei 28 stati della Nato, che prenderà «decisioni chiave su come affrontare le attuali e future sfide alla sicurezza», attribuite alla «aggressione militare della Russia contro l’Ucraina» e alla «crescita dell’estremismo e della conflittualità settaria in Medio Oriente e Nord Africa». Un Summit «cruciale», attraverso cui gli Stati uniti, che conservano l’indiscussa leadership nella Nato, mobilitano gli alleati europei contemporaneamente su due fronti di guerra.

In Europa, in poco più di sei mesi, è saltata la «distensione» e si è ritornati a una situazione per certi versi più pericolosa di quella della guerra fredda. Come è potuto accadere? Per capirlo, occorre riandare al momento in cui, nel 1991, la scomparsa dell’Urss e del suo blocco di alleanze crea nella regione europea una situazione geopolitica interamente nuova. Gli Stati uniti, rimasti l’unica superpotenza, cercano di trarne il massimo vantaggio, varando una nuova strategia in cui dichiarano «di fondamentale importanza preservare la Nato quale canale dell’influenza statunitense negli affari della sicurezza europea». A tal fine occorre «impedire la creazione di dispositivi di sicurezza unicamente europei, che minerebbero la Nato» (Defense Planning Guidance).

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I comunisti russi: “Poroshenko scende a patti perché ha perso”

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da kprf.ru | Traduzione dal russo di Mauro Gemma

poroshenko occhioDichiarazione di Ivan Melnikov, primo vicepresidente del Partito Comunista della Federazione Russa

Gli accordi tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente dell'Ucraina Petro Poroshenko sulle misure in merito alla cessazione del fuoco nel Donbass rappresentano una buona notizia, che assume importanti connotati politici”

“E' davvero un'ottima notizia, dal momento che il PCFR ha sempre posto l'accento sul fatto che l'essenziale era rappresentato dalla cessazione del bagno di sangue. Naturalmente accogliamo con favore qualsiasi passo verso la realizzazione di tale obiettivo”, ha dichiarato Ivan Melnikov ad “Interfax”.

Allo stesso tempo il politico osserva che sarebbe importante capire quale sia il contesto politico che sta dietro a tale accordo. “Ed è semplicemente quello per cui al signor Poroshenko non resta altra via d'uscita, poiché ha perso. E non ha perso solo nei confronti della milizia popolare, ma anche agli occhi del proprio popolo, sia di quella sua parte, che è stata bombardata per suo ordine, che di quella che premuto il grilletto”, ha affermato I. Melnikov.

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Siria: ribelle "buono", ribelle "cattivo"

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obama ribelli-tre-carte-648x430di Redazione Sibialiria

Lo Stato islamico, al Qaeda, gli Stati Nato/Golfo e i “ribelli moderati” in Siria e Libia.

Sintesi.

Con il pretesto di colpire anche in Siria l’orrore che si autodefinisce Stato islamico e che si è ritagliata con il coltello una grande area fra Siria e Iraq chiamandola “Califfato”, Usa & C. cercheranno di realizzare un regime change. Così facendo giocheranno di fatto il ruolo di forza aerea di al Qaeda, come fu in Libia. Perché fra i ribelli ”moderati” appoggiati dall’Occidente e i terroristi sedicenti islamici le porte sono girevoli, e lo affermano gli stessi protagonisti.

E’ concreto il rischio che i novelli Frankenstein Nato/Golfo riuniti nel gruppo degli “Amici della Siria (ora “Gruppo di Londra”; la loro breve ma perversa storia è raccontata qui)) approfittino della mostruosa creatura uscita dalle loro guerre aperte o occulte, l’ormai famigerato Stato islamico (Isis) per passare da un intervento per procura a un “intervento umanitario” , occupando così la Siria e realizzando, finalmente, il loro tanto agognato regime change al quale hanno già dedicato tre anni costati al popolo siriano infiniti lutti. Tre anni costellati da bombardamenti effettuati da Israele e Turchia, dall’infiltrazione di uomini armati, da aiuti ai gruppi armati “dell’opposizione” operanti in Siria.

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Elezioni in Brasile. Smascherare Marina e mettere in movimento la forza del popolo

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Editoriale di Vermelho, portale web del Partito Comunista del Brasile (PCdoB)

dilma silvaTraduzione di Marx21.it

Il sondaggio di Datafolha diffuso il 29 agosto conferma il manifestarsi di una brusca movimentazione nel quadro pre-elettorale, con un impatto negli indici delle intenzioni di voto per la presidente della Repubblica, Dilma Rousseff, candidata alla rielezione, e Marina Silva, entrambe con il 34%.

Le proiezioni del secondo turno indicano un vantaggio per la candidata del PSB (Partito Socialista Brasiliano), con il 50% delle preferenze contro il 40% della presidente. I risultati di Datafolha confermano la tendenza rilevata da altri sondaggi dell'opinione pubblica, divulgati a metà settimana.

Non ci sono ragioni per trarre conclusioni affrettate da questi sondaggi, né per assumere i numeri delle rilevazioni come l'anticipazione del risultato e il pronostico della sconfitta. Meno ancora per accettare le provocazioni delle forze neo-liberali e conservatrici, con l'attivo e militante appoggio dell'apparato mediatico monopolista, quando affermano che il panico e il terrore si sono impadroniti della squadra di comando della campagna di Dilma e lo spettro della sconfitta incombe sulla leadership del Partito dei Lavoratori e sul Palazzo Presidenziale.

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