Lontano dal Vietnam

Lontano dal Vietnam

Nel 41° anniversario della liberazione del Vietnam proponiamo, nella sua versione originale in lingua francese, lo straordinario documentario che contribuì a far conoscere a un vasto pubblico occidentale la resistenza dell'eroico popolo vietnamita contro l'aggressione imperialista USA.

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Tutti marines? Quando i militari entrano a scuola

Tutti marines? Quando i militari entrano a scuola

di Antonio Mazzeo

“Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America è interessato a stabilire un’interessante opportunità di scambio educativo e saremmo particolarmente grati di un vostro aiuto nell’identificazione di una scuola superiore statunitense da gemellare con il Liceo scientifico Leonardo da Vinci…

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Palmira liberata dall’Esercito Siriano

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a cura di Pino Cabras con la collaborazione di Talal Khrais

La riconquista di Palmira da parte dell’Esercito Siriano ha un grande significato sia militare che simbolico. Daesh perde il suo avamposto più occidentale sullo scacchiere mediorientale e ora dovrà ripiegare di centinaia di chilometri nel retroterra siriano.

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24 marzo 1999 - marzo 2016: Noi non dimentichiamo

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bambini recinzionea cura di Enrico Vigna - Forum Belgrado Italia

“…Ho appena dato mandato al comandante supremo delle forze alleate in Europa, il generale Clark, di avviare le operazioni d'aria (ndt: bombardamenti aerei…) sulla Repubblica Federale di Jugoslavia…Tutti gli sforzi per raggiungere una soluzione politica negoziata alla crisi del Kosovo sono falliti e non ci sono alternative all'intraprendere l'azione militare…”.

Così, il 23 marzo 1999, l'allora Segretario generale della NATO J. Solana, davanti ai mass media del mondo, decretava l'inizio della fine della “piccola” Jugoslavia e del popolo serbo in particolare…

L'aggressione alla Repubblica Federale di Jugoslavia/ Serbia…era motivata dalla necessità di fermare una “pulizia etnica”, un “genocidio” e ripristinare i “diritti umani” nella provincia. Perché queste furono le tre basi fondanti su cui la cosiddetta Comunità Internazionale: cioè gli otto paesi più ricchi della Terra, cioè il loro braccio armato, la NATO (in quanto i governi dei 2/3 dell'umanità tra voti contrari e astensioni, erano contrari alla guerra) hanno decretato l'aggressione alla Jugoslavia il 24 Marzo 1999.

La realtà sul campo è esattamente il contrario delle verità ufficiali raccontate dalla NATO, dall’UNMIK, dall’OSCE o dalla cosiddetta Comunità Internazionale.

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Bruxelles: il terrore che "questo" Occidente non può sconfiggere

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bruxelles paris 13nov22mardi Maurizio Musolino
da www.adista.it

L’ennesima strage sconvolge una capitale europea. Bruxelles è in ginocchio, le decine di morti, gli oltre 200 feriti, dimostrano in modo inequivocabile che a questo terrorismo non ci si può opporre in termini di sicurezza e di militarizzazione delle città, semplicemente perché è inefficace, quando non utile paradossalmente alle logiche degli stessi che compiono gli attentati.

Il problema è molto più profondo e purtroppo non prevede soluzioni brevi e semplici. I danni, ma non è sbagliato chiamarli veri e propri crimini, che l’Occidente ha prodotto negli ultimi due decenni sono terribili. Dalla Prima Guerra del Golfo in poi si è stravolta la percezione che proiettavamo sui Paesi del sud del mondo. Fino ad allora, a torto o a ragione, l’Occidente era il luogo dei diritti, della libertà, della democrazia. Immagini che spesso non corrispondevano alla realtà, ma il bluff reggeva. Poi siamo diventati il mondo della prepotenza, dell’inganno, della prevaricazione e dei diritti a senso unico. Guerre fatte in nome della “democrazia” che uccidevano popolazioni inermi e innocenti, Paesi – come la Palestina – abbandonati all’arroganza e alla prepotenza della forza criminale di Stati come Israele, per finire con un certosino lavoro di smantellamento degli Stati nazionali dell’area mediorientale teorizzato a tavolino dalle teste d’uovo dei neocon statunitensi. Proprio questa operazione di frantumazione degli Stati nazionali iniziata con l’Iraq e poi proseguita con la Libia, Siria, Yemen, e in futuro con l’obiettivo di coinvolgere anche l’Egitto, ha definitivamente rotto tutti i vecchi equilibri provocando una migrazione biblica delle popolazioni di quell’area.

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Un partito organizzato nei luoghi di lavoro come compito strategico

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bandiererosse lavoratori corteodi Javier Parra, Segretario generale del Partito Comunista del Paese Valenciano

da www.lafuerzadelpce.es

Traduzione di Giulia Salomoni per Marx21.it

Nel 1976 la riunione plenaria del Comitato Centrale del Partito Comunista di Spagna (PCE) decise di eliminare la struttura dell’organizzazione basata sulle sue cellule di base e riorganizzò i suoi militanti in raggruppamenti di carattere territoriale, il che in pratica significava la dissoluzione di tutta la struttura nelle imprese, nell’esercito, nelle organizzazioni di massa; una decisione che facilitava la sua legalizzazione e disattivava il pericolo della vera forza del PCE per il nuovo regime. Le cellule del PCE erano piccoli gruppi coesi e con un’intensa vita politica, strettamente vincolati ad un settore sociale o vicino ai luoghi di lavoro. Questo permetteva un’interlocuzione e un’azione diretta con la classe operaia il che spiega la straordinaria forza del partito comunista nel movimento operaio, da cui attingeva anche la maggior parte dei suoi militanti.

Da allora i militanti che entrano nel Partito Comunista lo fanno fondamentalmente perché si sentono comunisti e sono convinti che il Partito Comunista è il luogo dove devono organizzarsi. I nuovi e le nuove militanti non provengono, tuttavia, dall’azione e l’esempio del Partito nel conflitto lavorativo (in alcuni casi sì); nei centri del lavoro, lì dove il partito dovrebbe essere interlocutore diretto con la classe lavoratrice, di cui dovrebbe nutrirsi continuamente, e che dovrebbe contribuire ad organizzare di fronte agli incessanti attacchi che quotidianamente subisce.

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Argentina: a quarant'anni dal golpe

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Patricio Echegaray 640x480di Patricio Echegaray, Segretario del Partito Comunista dell’Argentina

da radiocadenanacional.com.ar

Traduzione di Giulia Salomoni per Marx21.it

Questo anniversario del Colpo di Stato si presenta a noi mentre attraversiamo una congiuntura estremamente difficile. Il trionfo di Maurizio Macri e la messa in moto di un governo che impone una politica di tagli, licenziamenti e repressioni e allo stesso tempo firma la capitolazione davanti ai fondi avvoltoio e si prepara a iniziare un ciclo di indebitamento ci presenta un panorama molto chiaro di quello che stiamo attraversando, con alti e bassi, negli ultimi anni.

Condanniamo questa situazione, la presenza di Barack Obama nel paese rappresenta un ulteriore oltraggio per chi lotta contro la dittatura avallata e incentivata dall’imperialismo nordamericano.

Per questo desidero dare in questo momento un forte riconoscimento alla lotta di tutte le vittime del terrorismo di Stato in Argentina e specialmente ai militanti del Partito Comunista e della Fede (l’organizzazione giovanile del Partito Comunista argentino n.d.t.), che si caratterizzarono per aver adottato atteggiamenti esemplari, come parte di una cultura politica che si è forgiata nel calore della lotta contro l’ingiustizia, lo sfruttamento e la discriminazione e per essere oggetto della persecuzione permanente da parte delle classi dominanti e dello Stato borghese argentino.

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Bruxelles: chi governa la paura?

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di Pino Cabras

Bruxelles, dopo Parigi, e dopo altre stragi ancora che hanno colpito tante capitali, è una leva potentissima per la paura di massa. A cosa dovremo rinunciare, per questa paura? I governanti europei lo indicano già: dovremo cedere libertà per essere più sicuri. Ma è così autentico, questo pericolo? Anni fa il regista americano Michael Moore aveva fatto un calcolo per evidenziare che il pericolo terrorista era percepito in modo abnorme rispetto alla sua consistenza reale. Perfino nel 2001, l’anno di quel tragico 11 settembre, per un americano, le probabilità di morire in un attacco terroristico sono state 1 su 100.000.

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La Conferenza per il 5° anniversario del Partito Comunista dello Swaziland

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pc swaziland corteoda www.solidnet.org

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx 21.it

Il Partito Comunista dello Swaziland celebra il suo 5° anniversario. Dal 2011 il Partito si è costruito progressivamente come un'organizzazione di lotta socialista integrale e non settaria – una presenza più che necessaria sul terreno politico dello Swaziland. Per questo siamo orgogliosi della nostra breve ma intensa storia.

Ma il Partito Comunista dello Swaziland non utilizzerà la propria conferenza che si terrà dal 25 al 28 Marzo 2016 per sedersi sugli allori o per autocompiacersi. Utilizzeremo piuttosto questa occasione per esaminare quello che abbiamo imparato dalla lotta per la libertà e il socialismo nello Swaziland in questi 5 anni, e per capire come queste lezioni possono essere valorizzate ora.

In particolare, dobbiamo spiegare cosa vogliamo dire con termini generici come “rendere il paese ingovernabile” e “sfiducia”, e come possiamo chiarire ulteriormente gli obiettivi principali della nostra campagna: ottenere la rimozione del divieto a tutte le formazioni politiche e mobilitare il nostro popolo verso la coscienza politica e verso l'azione pratica.

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La situazione politica mondiale nel 2016. Alcune chiavi di lettura

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mappa mondo artisticadi Fausto Sorini

L'articolo compare nel nuovo numero della rivista Marx Ventuno

Viviamo in una situazione internazionale di grande complessità. La pressione mediatica è avvolgente e pressoché totalitaria in questa parte del mondo, solo apparentemente “democratica”, e facilmente induce le nostre opinioni pubbliche a rappresentazioni fuorvianti. La “fabbrica del falso” è incessantemente al lavoro. È quindi essenziale fissare alcune chiavi di lettura fondamentali e non contingenti che ci aiutino a trovare una bussola.

Proviamo a rispondere ad alcune domande chiave.

- È reale oggi il pericolo di una terza guerra mondiale, dato il livello raggiunto dalle armi di sterminio di massa?
- Quali sono le forze che oggi spingono alla guerra globale e perché?
- Quali sono le forze che oggi possono rappresentare un freno o un contrappeso alla prospettiva di una terza guerra mondiale?
- Che cosa sono i Brics? Che cosa li unisce e cosa li distingue?
- Come si inseriscono in questo scenario globale una serie di altri eventi particolari come la crisi ucraina, la guerra in Siria, l’Isis, l’even-tualità di una nuova guerra contro la Libia, l’esplosione dei flussi migratori verso l’Europa, l’accordo sul nucleare iraniano, le oscillazioni del prezzo del petrolio, la crisi dell’euro, la vicenda giudiziaria di Lula, le prossime elezioni presidenziali in Sudafrica, il protagonismo di paesi come Arabia Saudita, Turchia, Qatar, le contraddizioni tra Cina e Vietnam, la normalizzazione dei rapporti tra Cina e India, la lotta politica in India, anche all’interno del Partito del Congresso, sulla collocazione internazionale del Paese? C’è un filo che, al di là delle congiunture nazionali, collega questi eventi dentro uno scenario globale e in qualche misura sovraordinatore?

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I comunisti portoghesi condannano gli attentati in Belgio

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bruxelles aeroporto attentatoUfficio stampa del PCP
da www.pcp.pt

Traduzione di Marx21.it

Il PCP condanna con fermezza gli attentati compiuti in Belgio ed esprime il propria dolore e le condoglianze ai familiari delle vittime, ed anche la sua solidarietà al popolo belga.

Il PCP sottolinea che il terrorismo – qualsiasi siano le sue cause, le forme e gli obiettivi proclamati – serve sempre alle strategie e agli interessi più reazionari e sinistri ed è inseparabile dalle politiche di sfruttamento ed oppressione e dalla logica del militarismo e della guerra.

Il PCP richiama l'attenzione sui pericoli di strumentalizzazione dei genuini sentimenti di indignazione per imporre misure di natura antidemocratica e lo sviluppo di politiche disumane di fronte al dramma dei rifugiati ancora più attentatrici dei diritti, libertà e garanzie fondamentali, ed anche per la promozione di sentimenti razzisti e xenofobi che hanno alimentato la crescita delle forze di estrema destra e di natura fascista in Europa.

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Chi ci minaccia veramente?

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breedlove pentagonodi Manlio Dinucci
da il manifesto 

Come si fa a giustificare la guerra se non c’è un nemico che ci minaccia? Semplice, basta inventarlo o fabbricarlo. Ce lo insegna il generale Philip Breedlove, il capo del Comando europeo degli Stati uniti che sta per passare a un altro generale Usa il bastone di Comandante supremo alleato in Europa. 

Nella sua ultima audizione al Pentagono, avverte che «ad Est l’Europa ha di fronte una Russia risorgente e aggressiva, la quale pone una minaccia esistenziale a lungo termine». 

Capovolge in tal modo la realtà: la nuova guerra fredda in Europa, contraria agli interessi della Russia, è stata provocata col putsch di piazza Maidan dalla strategia Usa/Nato, che continua ad alimentare le tensioni per giustificare il crescente spiegamento di forze nell’Europa orientale. 

In Ucraina, è stato costituito un Comando congiunto multinazionale per l’addestramento «fino al 2020» delle forze armate e dei battaglioni neonazisti della Guardia nazionale, di cui si occupano centinaia di istruttori della 173a Divisione Usa trasferiti da Vicenza, affiancati da britannici e canadesi.

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Bruxelles: Un segnale per tutta l’Europa

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Prosegue l’offensiva terroristica. Bruxelles, il cuore dell’Europa, è sotto attacco. L’avviso è per tutti, non solo per Bruxelles. Sono bombe contro “l’Europa dei popoli”, per renderla uno straccio subalterno al potere dell’Impero, per trascinarla in guerra tutta intera, terrorizzata, per ridurre le libertà residue e le capacità di risposta ai soprusi dei poteri.

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L'amara medicina del Partito di massa

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bandierine rossedi Lamberto Lombardi, segretario PCdI Brescia

Riceviamo dal compagno Lombardi e pubblichiamo come contributo alla discussione sulle prospettive dei comunisti

La finestra di dialogo, e di aria fresca, che si è aperta nell'intento di costruire nel 2016 un Partito ci sottopone senza posa una elevata casistica di criticità che, però, non sono generate al 'nostro interno', non riguardano noi nello specifico se non per il fatto che al nostro interno le trasferiamo da fuori e da prima.

Caso mai l'ambito di cui si sta parlando ha il merito di renderle tangibili e visibili, queste criticità, di far sì che si manifestino in quanto tali.

Chi come me bazzica da sempre queste che per decenni sono state morte gore ha dovuto da tempo  interrogarsi su una realtà culturale diffusa e apparentemente inscalfibile che porta, per esempio, il compagno Raccichini a dare per persa la partita di costruire un Partito di massa.

Che accade dunque?  Proviamo a scomodare la filosofia, la sua capacità di rappresentare un esistente non altrimenti evidente,  e sfidare le nostre capacità di apprendisti, capacità che in questo campo sicuramente non sono mai state eccelse.

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Il lessico della guerra

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Yugoslavia soldato onudi Andrea Catone

Per un’analisi dell’ideologia della “guerra umanitaria” della NATO contro la Repubblica Federativa Jugoslava

[pubblicato sulla rivista “Giano – pace ambiente problemi globali” n. 32/1999: Jugoslavia]

Già dal primo – e tardivo – dibattito parlamentare italiano (26 marzo 1999), si possono enucleare le parole fondamentali che costituiscono l’asse portante del discorso ideologico di giustificazione del­l’ag­gres­sio­ne militare della NATO contro la RFJ, attuata, com’è stato ampiamente spiegato da più parti, al di fuori di qualsivoglia mandato dell’ONU, dello stesso statuto della NATO e in violazione della Costituzione italiana (1). Esse ruotano essenzialmente intorno all’aggettivo iperinflazionato “umanitario”, all’espressione “comunità internazionale” (2) e a un grande imbarazzantissimo assente/presente che è la parola “guerra” appunto, con il contorno indispensabile di “kosovari” e del genio malefico di turno “Milosevic” (mai capo di Stato fu tanto nominato in dibattiti del parlamento italiano e in risoluzioni della Unione europea). Attraverso l’analisi di testi tratti da discorsi e risoluzioni dei parlamenti italiano ed europeo, dell’Assemblea generale e del consiglio di sicurezza dell’ONU, nonché di articoli e commenti di giornali, cercheremo di smascherare l’im­bro­glio semantico e disvelarne i retroscena nel contesto del mutato quadro dei rapporti internazionali intervenuto dopo il 1989-91, quando, dissoltisi l’URSS, il COMECON e il Patto di Varsavia, gli USA e i paesi della UE appaiono i grandi vincitori della “guerra fredda”.

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Condanniamo l'aggressione imperialista contro la Siria da parte della Nato, dell'Arabia Saudita e della Turchia!

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medioriente macerieDichiarazione dei Partiti Comunisti e Operai
da www.solidnet.org

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Il documento è stato proposto dal Partito Comunista, Turchia (KP)

L'aggressione Usa-Nato contro la Siria in cooperazione con la Turchia, il Qatar, l'Arabia Saudita e altri, continua dal 2011 e entra ora in una nuova fase in cui è stata costruita un fragile tregua. Questi paesi, principalmente la Turchia e l'Arabia Saudita, supportati dalla Nato, continuano in tutti i modi con le loro provocazioni.

Fin dall'inizio della crisi in Siria, che si è sviluppata oltre i problemi economici e sociali interni al paese, abbiamo assistito a un intervento attraverso forze terroriste sostenute dalle potenze imperialiste, che miravano a interferire negli affari interni del paese.

I regimi reazionari come quello turco non hanno avuto il semplice ruolo di pedine dell'imperialismo, ma hanno anche lavorato per creare la propria egemonia in base ai propri interessi economici e al proprio orientamento ideologico.

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Il Ministro degli Affari Esteri illustra la posizione di Cuba sulle relazioni con gli Stati Uniti

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bruno rodriguez cancillercubanoda www.radiohc.cu

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx 21.it

Bruno Rodriguez, Ministro cubano per gli Affari Esteri, ha confermato l'impegno di Cuba per la costruzione di una nuova relazione con gli Stati Uniti sulla base del pieno esercizio della sovranità e  dell'attaccamento ai suoi ideali di giustizia sociale.

“Nella nostra relazione con gli Stati Uniti, non c'è in alcuna maniera sul tavolo delle negoziazioni la  realizzazioni di cambiamenti interni a Cuba, che sono e resteranno di competenza sovrana ed esclusiva del nostro popolo. Nessuno potrà pretendere che per avanzare verso la normalizzazione della relazione tra i nostri due paesi, Cuba debba rinunciare fosse anche a uno solo dei suoi principi, o alla propria politica estera, profondamente e storicamente impegnata nelle cause giuste nel mondo e nella difesa dell'autodeterminazione dei popoli”

Davanti a un nutrito gruppo di giornalisti cubani e stranieri, il capo della diplomazia cubana ha sottolineato a tal proposito:

“Noi salutiamo la posizione del Presidente americano Barack Obama contro il blocco imposto a Cuba e gli appelli che ha lanciato a più riprese al Congresso perché questo levi questo blocco”.

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Ucraina. Intervista a Viktoria Shilova, del Movimento AntiVoyna

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di Alberto Melotto

Il movimento AntiVoyna è un'associazione indipendente che si batte contro la guerra fratricida e per una soluzione giusta e di pace. L’intervista di Alberto Melotto.

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Marzo 1999: l'aggressione USA-NATO alla Jugoslavia

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yugoslav protestdi Mauro Gemma

Sono passati 17 anni dallo scatenamento della guerra di aggressione alla Jugoslavia, che ha inaugurato la lunga catena di massacri e distruzioni che hanno caratterizzato tutte le innumerevoli campagne belliche della NATO destinate ad annientare interi popoli e Stati.

Il 24 marzo 1999,  l'Alleanza Atlantica, guidata dagli Stati Uniti (sotto la presidenza del più noto esponente del clan Clinton e in presenza di un'amministrazione “democratica” - in cui si distingueva per ferocia e cinismo il segretario di Stato Madeleine Albright - che si è macchiata dei più atroci crimini di guerra), senza alcun mandato delle Nazioni Unite (Russia e Cina minacciarono il veto nel Consiglio di Sicurezza, impedendone il pronunciamento favorevole), avviava la campagna militare, definita “Allied Force”, che, terminata due mesi dopo con la capitolazione delle autorità di Belgrado, avrebbe determinato in breve tempo il completo collasso della Repubblica Federale della Jugoslavia.

L'anno seguente, attraverso una “rivoluzione colorata”, finanziata in particolare dal faccendiere George Soros (e sostenuta anche, incredibilmente, da settori della “sinistra radicale” dell'Europa occidentale), il legittimo governo jugoslavo veniva rovesciato da un moto di piazza e il presidente Slobodan Milosevic arrestato (nel 2001) e deferito al Tribunale dell'Aia per un processo farsa, conclusosi con la sua morte in carcere; il Kosovo sarebbe stato trasformato in uno stato fantoccio, guidato dai capi delle bande di trafficanti di organi umani dell'UCK, che, in un clima intimidatorio di discriminazione nei confronti delle minoranze nazionali (a cominciare da quella serba), ha consentito la costruzione della più grande base militare USA del nostro continente, utilizzata anche come campo di prigionia, una sorta di Guantanamo europea.

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Brasile, 18 marzo: le immagini della grande mobilitazione contro il golpe, per la democrazia

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Nelle fotografie e nei video, pubblicati nel portale web dei comunisti brasiliani, "Vermelho", la testimonianza più evidente dello straordinario successo delle manifestazioni svoltesi in decine di località del grande paese sudamericano per contrastare i disegni golpisti della destra e dell'imperialismo.

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Libertà, uguaglianza e contenuto universale della democrazia

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chavez luladi Gianni Fresu
da gramscicagliari.it

Riceviamo dal compagno Gianni Fresu un suo contributo, che volentieri pubblichiamo

Nel dibattito politico della sinistra di classe, essenzialmente nell’ambito dell’eurocomunismo, per molto tempo, si è discusso dell’esigenza di affermare il “valore universale della democrazia”, dunque di conciliare questo principio con i valori di uguaglianza e giustizia sostanziale propri del socialismo. E’ un discorso ineccepibile, che nasce dalle contraddizioni della nostra storia novecentesca ma che, purtroppo, a guardare la realtà concreta, rischia di apparire maledettamente astratto. Nella retorica democratica del mondo occidentale un punto su cui sempre si insiste è il primato della volontà popolare espressa nel voto, dunque il rispetto dei governi legittimamente eletti. Andando però a vedere bene cosa significa storicamente tutto ciò bisognerebbe aggiungere: “sempre che questa volontà e i governi da essa espressi stiano nel campo dei nostri valori” (primato delle leggi di mercato e tutela dell’ordine sociale nei termini classici di questo modo di produzione). La strategia della tensione da noi, il Cile di Allende, ma anche più recentemente la Bolivia, il Brasile e soprattutto il Venezuela ci dimostrano come il risultato del voto interessi ben poco i grandi santoni del mondo politico e intellettuale liberale, sovente, pronti a utilizzare qualsiasi mezzo, compresa la scorciatoia autoritaria dei colpi di Stato, per tutelare i propri interessi minacciati.

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La Turchia corre in soccorso dei fascisti ucraini

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poroshenko erdogandi Luis Carapinha

da “Avante!”, settimanale del Partito Comunista Portoghese

Traduzione di Marx21.it

Il presidente ucraino, Poroshenko, è stato ricevuto la settimana scorsa ad Ankara dal suo omologo turco, Erdogan. Dalla visita e dalla dichiarazione congiunta emergono le questioni della cooperazione militare, tanto sul piano bilaterale, quanto in ambito NATO, di cui l'Ucraina non è membro (va ricordato che il Vertice di Bucarest della NATO, nel 2008, aveva promesso l'inclusione dell'ex repubblica sovietica). La Turchia e l'Ucraina si sono impegnate a rafforzare la sicurezza nel Mar Nero e, secondo Poroshenko, Ankara appoggerà Kiev a restaurare la sua giurisdizione sulla Crimea (!). A sua volta, l'Ucraina ha proposto la partecipazione del capitale turco al programma di privatizzazioni su larga scala annunciato per il 2016. Proprio i temi della proprietà e dell'allineamento militare – il trattato di associazione diseguale con l'UE ha relazione con entrambi – sono tra le questioni che hanno determinato il colpo di stato del 2014 e la spinta dell'Ucraina nel baratro della guerra civile. Dall'incontro emerge un misto di evidente opportunismo, di cinismo e di delirio demagogico. Uno scenario forse più adatto a un'opera buffa, ma non per questo meno funesto per gli interessi della pace e della democrazia nei due paesi e rispettive regioni.

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