Dopo le elezioni in Spagna inizia il confronto tra i comunisti

Dopo le elezioni in Spagna inizia il confronto tra i comunisti

Alberto J. Miranda

Sto leggendo molte persone, amici conosciuti e sconosciuti, indignati per i risultati elettorali. Li vedo insultare soprattutto chi ha votato il Partito Popolare e i Ciudadanos. Li vedo parlare di ..

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Un'altra Europa è possibile. Un'altra UE no

Un'altra Europa è possibile. Un'altra UE no

da Solidnet.org

Il Partito Comunista di Irlanda esprime la sua solidarietà e accoglie con favore la decisione dell'elettorato britannico, con i lavoratori che hanno giocato un ruolo decisivo nel voto per lasciare l'Unione Europea.

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Referendum in Gran Bretagna ed Europa: quale ruolo per la sinistra?

Referendum in Gran Bretagna ed Europa: quale ruolo per la sinistra?

Le analisi del voto del “Telegraph”, del “Guardian” e della “BBC” lo confermano: il voto nel Regno Unito è stato caratterizzato da una forte connotazione di classe ...

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Missili Usa in Romania e Polonia: l’Europa sul fronte nucleare

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us missile shield in deveseludi Manlio Dinucci 

Taglio del nastro alla base aerea di Deveselu in Romania, dove il segretario generale della Nato Stoltenberg  ha inaugurato la «Aegis Ashore», installazione terrestre del sistema missilistico Aegis degli Stati Uniti 

Stoltenberg ha ringraziato gli Stati uniti perché con tale installazione essi accrescono notevolmente la capacità di «difendere gli alleati europei contro missili balistici dall’esterno dell’area Euro-Atlantica». Ha annunciato quindi l’inizio dei lavori per realizzare in Polonia un’altra «Aegis Ashore», analoga a quella entrata in funzione in Romania. Anch’essa dotata di missili intercettori SM-3 e lanciatori verticali MK 41 della Lockheed Martin. 

Le due installazioni terrestri si aggiungono a quattro navi Aegis (anch’esse con missili SM-3 e lanciatori verticali) che -- dislocate dalla U.S. Navy nella base spagnola di Rota -- incrociano nel Mediterraneo, Mar Nero e Mar Baltico, collegate a un potente radar in Turchia e a un centro di comando in Germania.

Il segretario generale della Nato, mentre da un lato afferma che «il nostro programma di difesa missilistica rappresenta un investimento a lungo termine contro una minaccia a lungo termine», dall’alto assicura che «questo sito in Romania, come quello in Polonia, non è diretto contro la Russia». 

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Il golpe istituzionale in Brasile è anche un attacco al gruppo BRICS

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Dilma Russia Foto Roberto Stuckert Filho PRDichiarazione del Partito Comunista della Federazione Russa (PCFR) | da solidnet.org

Traduzione di Marx21.it

Il 12 maggio 2016, il Senato del Brasile con un pretesto inventato ha rimosso per sei mesi dall'incarico Dilma Rousseff, presidente legittimamente eletta del paese.

La decisione del Senato è stata preceduta da una poderosa campagna di destabilizzazione della situazione economica e politica in Brasile. Siamo nuovamente testimoni di una “rivoluzione colorata” provocata dall'imperialismo nordamericano per instaurare il suo potere nel paese la cui presidente mette gli interessi del popolo al di sopra di quelli dei monopoli nordamericani e attua una politica economica e sociale indipendente.

Gli Stati Uniti strumentalizzano qualsiasi situazione di protesta sociale per cambiare regime e installare al potere un presidente più leale al governo nordamericano.

Washington teme anche che nell'ambito del gruppo BRICS, di cui sono membri Brasile e Russia, i paesi comincino a rafforzare una politica economica indipendente, a effettuare pagamenti con la loro moneta nazionale, il che causerebbe un serio danno alla “globalizzazione all'americana” e rafforzerebbe la volontà di molte nazioni di liberarsi dalla “tutela”degli Stati Uniti.

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Cuba denuncia il colpo di Stato parlamentare-giudiziario in Brasile

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declaraciones del gobiernoda www.minrex.gob.cu

Dichiarazione del Governo Rivoluzionario

Il Governo Rivoluzionario della Repubblica di Cuba ha denunciato reiteratamente il colpo di Stato parlamentare-giudiziario, camuffato di legalità che si sta portando avanti da mesi in Brasile. Oggi è stato realizzato un passo fondamentale per gli obiettivi golpisti.

La maggioranza dei senatori brasiliani ha deciso di continuare il processo di giudizio politico contro la presidente legittimamente eletta dal Brasile, Dilma Rousseff, e in questo modo separarla “provvisoriamente” dal suo incarico per un periodo sino a 180 giorni, durante il quale il Senato dovrà decidere con il voto di due terzi dei suoi membri la destituzione definitiva.

Si tratta, in realtà di un artificio armato da settori dell’oligarchia in questo paese, appoggiati dalla grande stampa internazionale con l’intenzione di bloccare il progetto politico del Partito dei Lavoratori, far cadere il Governo legittimo e usurpare quel potere che non hanno potuto ottenere con il voto elettorale.

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Un anno di rafforzamento del movimento mondiale contro la guerra

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paz colombadi Socorro Gomes*
da cebrapaz.org.br

Traduzione di Marx21.it

L'anno 2016, come gli anni precedenti, è iniziato all'insegna di maggiori sfide e compiti di rilievo. Come abbiamo rimarcato nelle nostre riunioni, campagne e dibattiti, il Consiglio Mondiale della Pace (CMP) ha il compito imprescindibile di rafforzarsi come organizzazione internazionale popolare e di massa, coinvolgendo le società e i cittadini nella difesa della pace, in posizione risoluta contro le guerre e le minacce alla sovranità dei popoli.

Siamo chiamati in quanto organizzazione internazionale a interagire con i movimenti organizzati di lotta dei lavoratori, della gioventù, delle donne, dell'intellettualità e di un ampio schieramento di patrioti, democratici, attivisti progressisti che in tutto il mondo si battono per la causa della democrazia, della giustizia sociale, dell'indipendenza nazionale e della pace.

Abbiamo messo in evidenza che gli Stati Uniti, muniti della loro macchina da guerra, delle loro stesse forze armate e dell'Organizzazione del Patto Nord Atlantico (NATO), delle loro basi militari disseminate in tutto il mondo, delle flotte della Marina da Guerra che solcano mari e oceani, della loro estesa rete di satelliti per lo spionaggio che controlla terra, mare e spazio siderale, alleati a potenze europee, hanno riorganizzato le loro forze e reagito al declino relativo della loro egemonia con rinnovata aggressività.

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Maduro: «Occupiamo le fabbriche»

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venezuela folla cartellodi Geraldina Colotti
da ilmanifesto.info

Venezuela. L’ex presidente colombiano Uribe invita gli Usa all’intervento militare. Trovate armi alla frontiera

«Fabbrica bloccata, fabbrica occupata dal popolo». Parola di Nicolas Maduro. Il presidente del Venezuela lo ha ribadito davanti a migliaia di manifestanti – consigli comunali, comunas, organizzazioni territoriali – che appoggiano «il quinto motore dell’economia socialista»: uno dei 15 proposti dal governo chavista per uscire dalla crisi, e inquadrati da un decreto di emergenza, rinnovato per 60 giorni. Misure nuovamente respinte dall’opposizione, che ha la maggioranza in Parlamento dal 6 dicembre, e che preme per accelerare il referendum revocatorio contro Maduro.

Sabato, i partiti che compongono la Mud – un arco che va dal centro-sinistra della IV Repubblica all’estrema destra – hanno organizzato a Caracas una manifestazione concomitante a quella chavista e ne hanno indetta un’altra per domani a livello nazionale. L’obiettivo è quello di «fare come in Brasile», deponendo il presidente prima dello scadere del mandato: nel solco di quanto accade con Dilma Rousseff, che sta affrontando un processo di impeachment.

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Le ONG in Venezuela e i loro finanziamenti

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venezuela finanziamento usadi Misión Verdad da misionverdad.com

Traduzione di Giulia Salomoni per Marx21.it

In queste ore, in Venezuela, si sta assistendo ai drammatici sviluppi del più violento degli attacchi che la Rivoluzione Bolivariana abbia mai subito da parte delle oligarchie, dell'imperialismo e delle forze politiche al loro servizio.

Il susseguirsi frenetico di violenze di stampo fascista, i sabotaggi all'apparato economico e alla distribuzione dei generi di primi necessità, le menzogne diffuse in queste ore dagli strumenti dell'apparato mediatico internazionale dominante, favoriti anche dall'offensiva reazionaria e golpista in atto in Brasile e Argentina, rendono evidente il tentativo di arrivare in tempi brevissimi alla definitiva resa dei conti con l'esperienza avviata con la vittoria del movimento rivoluzionario diretto da Hugo Chavez.

Marx21.it, nell'esprimere piena solidarietà al governo e al popolo del Venezuela impegnati in queste ore nella strenua difesa della Rivoluzione Bolivariana, rinnova il suo impegno a seguire costantemente le vicende drammatiche in corso in tutta l'America Latina, intensificando il lavoro di informazione e documentazione sulle caratteristiche dell'aggressione imperialista in atto, indispensabile ai fini della mobilitazione delle coscienze democratiche anche nel nostro paese.

Il documento che proponiamo ai nostri lettori illustra il ruolo che le ONG e i loro finanziatori stanno svolgendo a supporto dei piani di destabilizzazione ed eversione promossi dall'imperialismo USA nell'intera America Latina (e altrove). Marx21.it

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Olio di palma, è arrivata l’ora della verità

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olio di palma manodi Mara Strinati
da ilmanifesto.info

Palma leaks. Il recente dossier dell'Agenzia europea Esfa conferma la pericolosità del grasso tropicale: cancerogeno e genotossico. E Big Food sapeva

Big Food sapeva da 12 anni che l’olio di palma usato negli alimenti porta con sé contaminanti tossici e cancerogeni. Dai documenti delle autorità e delle multinazionali del cibo emerge chiaramente che i rischi correlati al consumo dello scadente grasso vegetale erano noti. Che se ne è parlato a lungo in quegli ambienti, ma senza porre rimedio.

A diffondere le slide del Palma-Leaks è GIFT Great Italian Food Trade, un portale web in 8 lingue, che promuove nel mondo il cibo made in Italy di qualità, sostenibile e accessibile. 

“Non serve scomodare Julian Assange, basta una breve ricerca sul web per scoprire che Big Food sapeva dei rischi correlati al consumo di olio di palma. Tuttavia, all’insegna del maggior profitto, ne ha incrementato l’utilizzo, raddoppiandolo in pochi anni”, dice il fondatore del portale, Dario Dongo, avvocato esperto di sicurezza alimentare, autore della petizione per bandire ol’olio di palma dagli alimenti, lanciata assieme al Fatto alimentare e sostenuta da 176mila firme.

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Il concetto di sviluppo di un progetto di sovranità nazionale nella prospettiva di una globalizzazione negoziata

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mundomultipolardi Samir Amin*
da samiramin1931.blogspot.it

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

1) Un progetto di sovranità nazionale implica il concetto e l'implementazione di un insieme coerente di politiche nazionali miranti a “camminare su due gambe”, cioè i) costruire un sistema produttivo industriale integrato e autocentrato ii) avviarsi verso politiche di rivitalizzazione e modernizzazione dell'agricoltura contadina; e iii) articolare i due obiettivi in un piano di azione coerente e complessivo.

a) Costruire un sistema produttivo industriale complessivo e integrato implica che ciascuna industria sia concepita in modo da diventare il principale fornitore e/o il maggiore sbocco per le altre industrie. Questo concetto entra in conflitto con il dogma neo liberale che è basato sul criterio esaustivo di profittabilità per ciascun singolo comparto industriale considerato separatamente dagli altri. Questo concetto porta allo smantellamento del sistema industriale costruito precedentemente (nell'ex Unione Sovietica, nell'Europa dell'Est e in alcuni stati del Sud) e a subordinare ciò che rimane allo stato di subfornitori sottoposti all'ulteriore espansione dei principali imprese giganti transnazionali (gestite dal capitale finanziario degli Usa, alcune dall'Europa Occidentale e dal Giappone).

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Chi farà la prossima mossa

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erdogan tsipras putindi Demostenes Floros

Tra Mosca, Ankara e Atene, si gioca una partita importante per i futuri flussi di oro blu nel vecchio continente, sempre che si metta mano alle nuove vie di collegamento e si definiscano meglio i termini della discesa in campo di Teheran

I fortissimi contrasti fra la Turchia e la Federazione Russa in merito al conflitto siriano e al futuro del Medio Oriente hanno portato al congelamento della costruzione del Turkish Stream, il gasdotto progettato dalla Gazprom sotto il Mar Nero, con approdo in Turchia, ai confini con la Grecia, per il trasporto del gas naturale all’Europa centro meridionale e nei Balcani.

Il 2 dicembre 2015, in conseguenza dell’abbattimento del jet militare russo ad opera della Turchia, la Russia, per bocca del Ministro dell’Energia, Alexander Novak, “ha sospeso le negoziazioni in merito al Turkish Stream”, e ha bloccato la costruzione dell’impianto nucleare da 22 miliardi di dollari di Akkuyu in Mersin (Turchia) appaltato alla Rosatom. Dopodiché, ha accelerato le operazioni relative al raddoppio della capacità di trasporto della pipeline Nord Stream I, il progetto Nord Stream II.

In precedenza, il 1° dicembre 2014, Vladimir Putin aveva ufficialmente cancellato la costruzione del gasdotto South Stream prendendo atto, in primo luogo, degli effetti delle pressioni americane sulla Bulgaria – con conseguente ritiro del permesso di costruzione – e degli ostacoli posti dalla Commissione Europea – “approccio non costruttivo”, le parole utilizzate dal Presidente russo – in merito all’uso della pipeline. 

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Si prepara la più grande distruzione economica dell'Italia

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martelletto palazzidi Pasquale Cicalese per Marx21.it

“Qualora il finanziamento sia già garantito da ipoteca, il trasferimento successivamente condizionato all’inadempimento, una volta trascritto, prevale sulle trascrizioni e iscrizioni eseguite successivamente all’iscrizione ipotecaria” Comma 4 articolo 2 Decreto Legge n° 59 del 3 maggio 2016

Si lamentano, i banchieri, perché manca la retroattività del decreto. Ma come, dicono, per la risoluzione di Popolare Etruria e il relativo bail in si è attuata la retroattività e sulle norme riguardanti il recupero crediti no?

Basta leggere il comma di cui sopra, per capire che si è trovata la quadra. E’ il patto marciano, vale a dire il trasferimento al creditore di beni del debitore qualora quest’ultimo sia inadempiente dopo tre rate. Ti tolgono tutto, capannoni, macchinari, scorte di magazzino, seconde case, ecc. Ti lasciano solo la casa di residenza. Il patto marciano può essere infilato in un nuovo contratto tra debitore e creditore.

Il gioco è semplice: la banca chiama l’imprenditore a cui ha dato un fido e gli dice di ricontrattare tutto altrimenti glielo toglie. L’imprenditore è costretto ad accettare e a firmare le nuove condizioni. Se dopo sei mesi non paga le rate gli sequestrano tutto, senza lo strumento dell’ipoteca, per la qual cosa si dovrebbe passare da un procedimento giudiziario.  Sarebbe automatico.

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Per non dimenticare Sabra e Chatila a settembre 2016 in Libano per il diritto al ritorno del popolo palestinese

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palestina chiaveda sabraechatila.wordpress.com

Cari amici della Palestina,
anche quest’anno siamo pronti a raccogliere le adesioni e formare una delegazione del Comitato Per non dimenticare Sabra e Chatila che si recherà in Libano il prossimo settembre in occasione dell’anniversario del massacro di Sabra e Chatila.

Sarà come sempre un appuntamento importante perché, oltre a ricordare con varie iniziative i trentaquattro anni dall’eccidio, sarà l’occasione per conoscere e solidarizzare con i nostri amici palestinesi, ad iniziare dai tanti palestinesi costretti a uscire dalla Siria, dove prosegue una aggressione terribile e criminale. Uomini e donne, quindi profughi fra i profughi, con situazioni terribili alle spalle. Una situazione drammatica ed esplosiva che si aggiunge alle già difficilissime condizioni in cui versano i palestinesi in Libano, oggi aggravate dai pesantissimi tagli che in questi ultimi mesi si sono abbattuti sull’Unrwa. L’agenzia delle Nazioni Unite che ha il compito di sostenere e proteggere i rifugiati palestinesi.

Tutto questo avviene in un Paese sempre più in bilico e con una instabilità politica divenuta endemica a causa delle pesanti ingerenze che arrivano dall’esterno.

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Illusioni e lotta

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cgt scioperodi Jorge Cadima | da “Avante!”, settimanale del Partito Comunista Portoghese

Traduzione di Marx21.it

In Francia e in Grecia, importanti lotte segnano il momento attuale. Governi che si autoproclamano di sinistra – e persino di “sinistra radicale” - stanno realizzando le politiche contro i lavoratori e anti-sociali del grande capitale finanziario. Ma la resistenza si è manifestata nelle strade e negli scioperi, organizzata dal movimento sindacale e da organizzazioni politiche legate alla difesa degli interessi di chi lavora, e non agli interessi di chi lucra.

Occorre ricordare le promesse – e le illusioni – di cambiamento che accompagnarono l'elezione di Hollande nel 2012. Era annunciato un cambiamento negli orientamenti dell'Unione Europea e promessa la fine delle politiche di “austerità”. Oggi, il governo PSF Valls cerca di imporre una nuova legislazione del lavoro secondo la moda della troika. E' da marzo che, in successive giornate di lotta, centinaia di migliaia di francesi scendono in strada in difesa delle loro condizioni di vita e di lavoro. Lo stato di eccezione, decretato da Hollande dopo gli attentati terroristici a Parigi, è servito da pretesto per brutali repressioni poliziesche. Lontano da qualsiasi “solidarietà nazionale per la lotta contro il terrorismo”, il governo francese ha individuato il momento per lanciare un feroce attacco contro il suo popolo. Risulta ovvio che l'offensiva anti-sociale e lo stato di eccezione  non sono scollegati. E' stato al Forum del grande capitale a Davos che il primo ministro Valls ha annunciato alla BBC che lo stato di eccezione si sarebbe conservato “per il tempo che si renderà necessario”.

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L’Ucraina delle più feroci torture

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ukraine arrestation 6bd32di Laurent Brayard per DONi.Press
da lepcf.fr 

Traduzione di Massimo Marcori per Marx21.it

Vitali, tre giorni di percosse e torture con elettrodi ed imbuti

Tre giorni di abominevoli torture. E' il racconto che ho appreso dalla bocca di Vitali un abitante di Mariupol che è stato scambiato il 15 febbraio 2016, con un gruppo di sei prigionieri, con tre ucraini tra le mani dei repubblicani di Donetsk. Ecco, assieme alle molteplici simili testimonianze che raccolgo per la memoria, un racconto inaudito e duro che mi ha lasciato svuotato e triste nel pensare che nessun media francese ha ancora riferito l’orrore dei prigionieri politici ucraini. Immergiamoci nell’orrore assoluto.

Vitali è nato a Mariupol e vi ha vissuto per tutta la vita.  Un buon carattere, sorridente, l’uomo mi rivela la sua storia durante una conversazione di quasi tre ore. Tre ore per riferire tre giorni di torture e più di un anno di detenzione nelle prigioni dei macellai di Kiev. Non era che un semplice operaio di una fabbrica di Mariupol sposato e divorziato, con un figlio da un primo matrimonio (23 anni), risposato con un altro figlio, un ragazzo di sette anni: “non mi interessavo assolutamente alla politica, vivevo una vita tranquilla di lavoro, in famiglia a Mariupol. Non mi sono interessato al Maidan, in nessuna circostanza sono sceso in piazza, anche contro il Maidan, non ero consapevole di ciò che succedeva. E poi i nazisti di Azov e militari sono arrivati a Mariupol ed hanno iniziato ad uccidere persone per la strada, ho sentito queste storie, ho appreso il dramma di Odessa, quello della mia città, gli arresti ed i crimini. Allora anch’io sono sceso per strada ed ho visto cose che mi hanno convinto che dovevo impegnarmi di persona”.

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Le Nonne di Piazza di Maggio denunciano il tentativo del nuovo governo argentino di coprire i crimini della giunta militare golpista

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nunca mas muralesda www.abuelas.org.ar

Traduzione di Giulia Salomoni per Marx21.it

In un comunicato, le Nonne di Piazza di Maggio esprimono preoccupazione per il tentativo che la Ministra Patricia Bullrich sta portando avanti per cancellare le aree sensibili del Ministero della Sicurezza, dedicate al sostegno statale alle politiche dei Diritti Umani

“Noi Nonne di Piazza di Maggio esprimiamo la nostra profonda preoccupazione e denunciamo il tentativo della Ministra Patricia Bullrich di svuotare le aree sensibili del Ministero della Sicurezza della Nazione, dedicate al sostegno statale alle politiche dei Diritti Umani. In particolare, la disarticolazione del Gruppo Specializzato nell'Assistenza Giudiziaria (GEAJ), creato su richiesta delle Nonne di Piazza di Maggio per collaborare all'estrazione di campioni di DNA per via giudiziaria, che permettano l'identificazione dei nostri nipoti e delle nostre nipoti.

Nel Bollettino Ufficiale è stata pubblicata la nuova struttura organica del Ministero della Sicurezza della Nazione, e lì abbiamo potuto constatare la disintegrazione della Direzione di Diritti Umani dipendente dal portafoglio ministeriale. Questo settore occupava un ruolo molto importante nei rilievi documentali e nella produzione di relazioni per partecipare alle indagini giudiziarie per i crimini di lesa umanità.

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Stagnazione: la finanza è la causa, non il rimedio

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wallstreet torodi Vladimiro Giacché
il Fatto Quotidiano, 11 maggio 2016

Sei anni sono passati dallo scoppio della Crisi globale e la ripresa non è ancora soddisfacente. I livelli di prodotto interno lordo sono stati superati, ma poche economie avanzate sono tornate ai tassi di crescita pre-crisi nonostante anni di tassi d’interesse praticamente a zero. Inoltre, cosa preoccupante, la crescita recente ha un sentore di nuove bolle finanziarie. La lunga durata della Grande Recessione, e le misure straordinarie necessarie per combatterla, hanno originato una diffusa sensazione che qualcosa sia cambiato. A questa sensazione ha dato un nome a fine 2013 Lawrence Summers, reintroducendo il concetto di "stagnazione secolare". Così scrivevano Teulings e Baldwin nel 2014. Gli anni sono diventati otto, ma il resto non è cambiato.

Se l'Eurozona è l'area in cui l'ipotesi della stagnazione secolare riceve maggiori conferme, il problema è chiaramente di portata più generale: "La crescita economica media degli Stati Uniti - ricorda Summers - è stata appena del 2 per cento negli ultimi 5 anni, a dispetto del fatto di partire da una situazione estremamente depressa" e nonostante l'enorme incremento della massa monetaria. E le radici del problema precedono la crisi: "E' chiaro che la difficoltà di conseguire una crescita adeguata, emersa negli ultimi anni, era già presente da molto tempo, ma era stata occultata da una finanziarizzazione insostenibile".

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Israele ed emiri nella Nato

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NATO Israel flagsdi Manlio Dinucci

Il giorno stesso (4 maggio) in cui si è insediato alla Nato il nuovo Comandante Supremo Alleato in Europa – il generale Usa Curtis Scaparrotti, nominato come i suoi 17 predecessori dal Presidente degli Stati Uniti – il Consiglio Nord Atlantico ha annunciato che al quartier generale della Nato a Bruxelles verrà istituita una Missione ufficiale israeliana, capeggiata dall’ambasciatore di Israele presso la Ue.

Israele viene così integrato ancora di più nella Nato, alla quale è già strettamente collegato tramite il «Programma di cooperazione individuale». Ratificato dalla Nato il 2 dicembre 2008, tre settimane prima dell’operazione israeliana «Piombo fuso» a Gaza, esso comprende tra l’altro la collaborazione tra i servizi di intelligence e la connessione delle forze israeliane, comprese quelle nucleari, al sistema elettronico Nato.

Alla Missione ufficiale israeliana presso la Nato si affiancheranno quelle del regno di Giordania e degli emirati del Qatar e del Kuwait, «partner molto attivi» che verranno integrati ancor più nella Nato per meriti acquisiti.

La Giordania ospita basi segrete della Cia nelle quali – documentano il New York Times e Der Spiegel – sono stati addestrati militanti islamici di Al Qaeda e dell’Isis per la guerra coperta in Siria e Iraq.

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Xi Jinping e il culto della personalità

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xijinping copertinedi Francesco Maringiò per Marx21.it

“Fare attenzione al culto di Xi”. Con questa frase impegnativa L’Economist ha titolato il numero del 2 Aprile scorso, seguito a ruota da Time Asia e da interventi e commenti su una serie di prestigiosi siti internet. Per l’Italia ci ha pensato il settimanale Internazionale a riportare le argomentazioni de L’Economist ed adottare la stessa impostazione grafica: Xi Jinping che veste i panni di Mao. La tesi è affascinante: allo scoccare esatto del cinquantesimo anniversario dall’avvio della Rivoluzione Culturale in Cina, ritorna prepotente il culto della personalità. Xi come Mao. E sono tanti a non essere contenti. (1)

Conviene però affrontare con maggiore rigore le tematiche evocate da questa fascinazione. Storicamente infatti questo fenomeno si è sempre caratterizzato per due aspetti essenziali. Il primo è la deificazione del leader e la sovrapposizione di questo con la ragion di Stato. E ciò era possibile solo in società chiuse verso l’esterno e dove gli apparati statali incentivavano la venerazione del capo. Nella Cina moderna sono centinaia di migliaia i giovani che ogni anno vanno all’estero per studiare e la stessa classe dirigente (non solo quella politica) si è formata in Europa o negli Usa. Come si può pensare che un rinascente culto della personalità si affermi in una società così aperta ed attenta all’influenza esterna ed occidentale?

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"Frente Brasil Popular” denuncia il golpe e chiama il popolo alla lotta

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corteo dilma fbpda resistencia.cc

Traduzione di Marx21.it 

Riunito a San Paolo il 6 maggio , il “Frente Brasil Popular” (organizzazioni partecipanti) ha riaffermato che è in corso un golpe contro la democrazia brasiliana, ha difeso la presidente Dilma Rousseff, affermando che non ha commesso crimine di responsabilità, e ha avvertito delle conseguenze nefaste per il paese e il popolo: “è in corso un movimento di restaurazione del neoliberismo da parte di una classe dominante che non tollera alcun accordo democratico che abbia il significato di conquiste e ampliamento della cittadinanza politica e sociale per il popolo brasiliano”.

Ecco il documento del FBP:

Il “Frente Brasil Popular” riafferma che è in corso un golpe contro la democrazia brasiliana. L'impeachment senza crimine di responsabilità è golpe.

E' già stato provato che la presidente Dilma non ha commesso crimine di responsabilità e che il processo di impeachment in corso si inserisce in un movimento di restaurazione del neoliberismo da parte di una classe dominante che non tollera alcun accordo democratico che abbia il significato di conquiste e ampliamento della cittadinanza politica e sociale per il popolo brasiliano.

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Solo il no alla riforma di Renzi è cambiamento

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renzi riforma referendum 510 ddi Giorgio Cremaschi | da MicroMega

Matteo Renzi ha dato il via alla campagna per il Si alla sua controriforma costituzionale. Non è solo per svalutare le elezioni amministrative, che si preannunciano abbastanza tristi per il suo partito, che ha fatto ora questa scelta. Il plebiscito è l'arma finale di tutti i sistemi autoritari, e spesso viene giocato quando il potere è sicuro di vincerlo. Renzi ricorre a questa arma perché è convinto che solo con una investitura plebiscitaria potrà confermare e consolidare il suo potere.

La domanda è: perché Renzi si sente così sicuro? Sulla carta il referendum sulla legge Boschi è perso per lui. Il PD nei sondaggi viaggia attorno al trenta per cento. Anche aggiungendo tutto il mondo centrista, verdiniano, alfaniano, è difficile pensare che lo schieramento politico per il Si superi il quaranta. Tutte le altre forze politiche, sinistra, destra, Cinque Stelle sono contro. Quindi sulla carta non ci sarebbe partita, ma perché invece Renzi punta tutto su di essa? Perché pensa di sgretolare gli schieramenti politici contando sulla spinta conservatrice, dispersa ma sempre esistente, nel paese.

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La sinistra nel gorgo occidentale

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red flagdi Spartaco A. Puttini

Note dalla crisi

L'articolo è stato pubblicato nel numero di maggio 2016 della rivista on line “Gramsci oggi”
www.gramscioggi.org

Sono in molti coloro che hanno pronosticato un 2016 molto critico per l’economia italiana. La crisi di alcune banche, con il suo strascico doloroso e le prospettive fosche che ne derivano, è un ulteriore passo dell’eurocrisi in cui il nostro paese è ormai avviluppato. Il processo di integrazione europeo (e il processo di integrazione monetaria che ne rappresenta la punta apicale) sono funzionali al tentativo di ridisegnare i nuovi rapporti di forza tra le classi in questa parte del mondo dopo la fine della guerra fredda, cioè dopo la sconfitta del movimento operaio (e non solo dei paesi dell’Est, come qualcuno aveva innocentemente creduto). Il fine è consentire che il vertice della piramide sociale dreni ricchezza dalla base riprendendosi progressivamente quanto concesso nei tre decenni precedenti. Il prefisso “post”, con il quale siamo soliti designare tanti fenomeni che caratterizzano la nostra realtà, a volte, visto da vicino, sembra quasi una foglia di fico sulla macchina del tempo grazie alla quale la reazione ci ha messo in viaggio per quello che, con qualche forzatura, può essere definito un ritorno all’Ottocento.

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