Ayotzinapa: ce li hanno portati via vivi e vivi li rivogliamo!

Ayotzinapa: ce li hanno portati via vivi e vivi li rivogliamo!

di Giulia Salomoni

Esattamente sei mesi fa, la notte del 26 settembre 2014 a Iguala, a pochi chilometri da Ayotzinapa, alcuni poliziotti hanno fermato cinque autobus di studenti della scuola ...

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In Ucraina la repressione si scatena contro il movimento sindacale

In Ucraina la repressione si scatena contro il movimento sindacale

da kprf.ru

Il Comitato Politico Esecutivo dell'Unione Ucraina degli Operai rivolge un appello ...

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Elezioni regionali nelle Marche: nasce la "Sinistra Unita"

Elezioni regionali nelle Marche: nasce la "Sinistra Unita"

di Fosco Giannini

Il 28 ed il 29 marzo del 2010 si tennero le ultime elezioni regionali delle Marche. Tra poche settimane verranno le prossime, nel maggio del 2015. Nel 2010 il primo partito marchigiano risultò essere il Popolo delle Libertà, col 31,20%…

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

La gioventù democratica di tutto il mondo contro l'ingerenza imperialista in Venezuela

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jcv assembleada prensapcv.wordpress.com 

Traduzione di Marx21.it

Comunicato del Partito Comunista del Venezuela

L'Ufficio Politico del Partito Comunista del Venezuela (PCV) esprime il suo pieno appoggio alla Missione Internazionale di Solidarietà con la rivoluzione bolivariana “contro l'ingerenza imperialista” che si svolgerà dal 20 al 28 febbraio a Caracas, organizzata dalla Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (FMGD) che celebra 70 anni di lotta della gioventù del mondo contro l'imperialismo e in difesa della Pace e della Sovranità dei Popoli.

Lo ha comunicato in una conferenza stampa il Segretario Generale della Gioventù Comunista del Venezuela (JCV) e membro dell'Ufficio Politico del PCV Héctor Alejo Rodriguez.

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Prima Assemblea nazionale delle donne del Partito Comunista d’Italia

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donneunite manifestodi Marica Guazzora
da www.comunisti-italiani.it

Questa Prima Assemblea è un segnale importante nella storia delle comuniste e dei comunisti italiani. Da non sottovalutare.

Risponde ad un preciso dettato del nostro Statuto che all’articolo 3 – La struttura del Partito – recita:

L’Assemblea nazionale delle donne comuniste concorre all’elaborazione della linea del partito per quanto attiene alle tematiche di genere nel loro intreccio con la politica complessiva; può articolarsi anche in assemblee regionali e territoriali, a supporto dell’elaborazione, delle scelte e delle attività dei rispettivi organismi dirigenti del partito.

Ma non ci siamo arrivate/i per caso.

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L'Italia ha perso nella guerra tra capitali

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draghi merkel muralesdi Pasquale Cicalese per Marx21.it

La decisione di immettere base monetaria attraverso il canale dell’acquisto di titoli di stato per un totale di 130 miliardi da parte della Banca d’Italia ha due conseguenze. Mina il bilancio di Palazzo Koch impegnando – in maniera obbligatoria, pare – le riserve ufficiali anche auree. E impedisce in futuro allo stato italiano ogni genere di rinegoziazione o di dichiarare default del proprio debito senza determinare gravi conseguenze anche per la “sua Banca centrale”. Il QE funziona come un’ulteriore bardatura che impedirà al paese scelte diverse da quelle di stare in Europa, obbedendo a Berlino-Bruxelles a rischio di trasformarci in colonia politica”. Paolo Savona, economista, già Ministro dell’Industria del governo Ciampi, in “Quel trucchetto di Draghi per incatenare l’Italia all’euro”, Il Foglio 12 febbraio 2015.

Abbiamo perso la guerra, perché non l’abbiamo mai combattuta. Resa senza condizioni, sin dal 1992, quando si decise la fine della Prima Repubblica fondata sul ruolo dei partiti nati dalla Resistenza e si decise, in ossequio a Washington e Berlino, di smantellare i colossi pubblici.

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Gli incendiari gridano al fuoco

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isis volantinidi Manlio Dinucci
da il manifesto, 17 febbraio 2015

La guerra che divampa in Libia miete sempre più vittime non solo sulla terra ma sul mare: molti dei disperati, che tentano la traversata del Mediterraneo, annegano. «Da sotto il mare ci chiedono dove sia finita la nostra umanità», scrive Pier Luigi Bersani. Dovrebbe anzitutto chiedersi dove sia finita la sua umanità, e con essa la sua capacità etica e politica, quando, il 18 marzo 2011 alla vigilia della guerra Usa/Nato contro la Libia, in veste di segretario del Pd, esclamava «alla buon’ora» , sottolineando che «l’articolo 11 della Costituzione ripudia la guerra, non l’uso della forza per ragioni di giustizia».

Enrico Letta, che con Bersani si appella ora al senso umanitario , dovrebbe ricordarsi quando il 25 marzo 2011, in veste di vicesegretario del Pd, dichiarava «Guerrafondaio è chi è contro l'intervento internazionale in Libia e non certo noi che siamo costruttori di pace».

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A Tripoli, a Tripoli!

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gentiloni-655x436-655x436di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

L’articolo 87 della nostra Costituzione è ancora fresco di modifica nell’ambito della riforma costituzionale approvata dalla Camera dei Deputati, che già l’Italia del governo Renzi si prepara alla avventura bellica che metterà fine allo spirito pacifista della nostra Carta fondamentale, relegando il già bistrattato articolo 11 tra i rottami del “secolo breve”. Basterà una semplice maggioranza, frutto di una legge elettorale che concede la maggioranza assoluta dei seggi ad una minoranza del Paese, per dichiarare guerra.

Ma meglio agire d’anticipo e lanciare subito il messaggio: nella nuova spartizione “neocoloniale” del mondo ci siamo pure noi, senza più tentennamenti e mal di pancia di sorta. E più velocemente senza lacci e laccioli del processo democratico con le sue interminabili discussioni, le sue trattative e i suoi compromessi. Ed ecco quindi la Libia, la nostra “quarta sponda” sulle cui macerie cresce la minaccia dell’Isis. Il dovere ci chiama: per l’ennesima volta la difesa della civiltà ci chiama. Che la stessa civiltà da difendere sia la prima responsabile della distruzione dello Stato libico e dell’avanzare del nuovo nemico pubblico, poco importa. Ricordarlo è semplice disfattismo, quando non dimostrazione della alleanza tra residui del comunismo e estremisti islamici in nome della lotta all’occidente capitalista.

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Ministro Gentiloni: senza vergogna

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tripoli italianadi Vincenzo Brandi | da www.sibialiria.org

Il ministro Gentiloni prospetta l’invio di 5000 militari italiani per andare a fare una nuova guerra in Libia, dove il caos e la lotta tra le varie bande di tagliagole jihadisti (ISIS, miliziani di Misurata, Alba Libica, Ansar Al Sharia, ecc.) si è tradotta in una situazione tragica per i cittadini di quel paese, prospero e pacifico fino a 4 anni fa. Se ne discuterà anche giovedì 19 in Parlamento.

Nemmeno un accenno di autocritica troviamo nelle parole di Gentiloni. Chiediamo al ministro la cui faccia tosta sorprende persino me, che pure sono abituato alle bugie di Bush, di Blair, di Sarkozy e Hollande: ma chi ha distrutto la Libia a suon di bombe nel 2011? Chi ha attaccato un paese che stava in pace da 42 anni sotto l’intelligente guida di Muhammar Gheddafi che era riuscito a contenere i contrasti tra le varie tribù in cui il paese è diviso, che era diventato il più prospero dell’Africa ...

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Venezuela, il manifesto dei golpisti per il ritorno al passato

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15est1venezuela-2di Geraldina Colotti, il manifesto

Dall’America latina, all’Europa, sini­stre e movi­menti sociali si mobi­li­tano per soste­nere il Vene­zuela di Nico­las Maduro, dopo la sco­perta del colpo di stato sven­tato dall’intelligence. Anche Erne­sto Sam­per, segre­ta­rio gene­rale dell’Unione delle nazioni suda­me­ri­cane (Una­sur), nono­state rap­pre­senti un governo di tutt’altro segno (quello del colom­biano Manuel San­tos), ha affer­mato: «Le pos­si­bi­lità di un golpe mili­tare in Vene­zuela rive­lano una pre­oc­cu­pante esca­la­tion di vio­lenza con­tro la sua demo­cra­zia». L’organismo regio­nale ha come prin­ci­pale con­se­gna pro­prio quella di tute­lare i governi demo­cra­tici che ne fanno parte, e così Sam­per ha espresso l’appoggio dell’Unasur al pre­si­dente Nico­las Maduro.

Il pre­si­dente vene­zue­lano ha illu­strato i det­ta­gli del piano gol­pi­sta, che ha por­tato in car­cere un gruppo di uffi­ciali dell’aviazione, pre­su­mi­bil­mente legati «all’ambasciata Usa» e a poli­tici di oppo­si­zione, chia­mati in causa dai pen­titi.

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Petro Simonenko: "cosa aspettarsi dall'Ucraina dopo il 15 febbraio?"

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pcfr bandierafonte Con l'Ucraina antifascista

Sono rimaste poche ore dal momento in cui dovrebbe iniziare il cessate il fuoco e i massacri di civili nel Donbass. Tuttavia, se escludiamo le file dell'esercito regolare ucraino (i coscritti, le vittime delle varie mobilitazioni forzati ad andare sul fronte), a Kiev si respira un'aria diversa.

I gruppi neofascisti come il Pravyj Sektor hanno apertamente dichiarato di non accettare questi accordi. Altri battaglioni si sono da tempo indirizzati contro Poroshenko, arrivando ad abbandonare il fronte e a presidiare il palazzo presidenziale.

"Soprattutto, anche il presidente Poroshenko e il premier Yatsenjuk nonché i deputati rappresentanti i gruppi paramilitari che rientrano nella coalizione di governo hanno espresso insoddisfazione verso i risultati dell'incontro di Minsk. I deputati dei gruppi paramilitari hanno chiaramente detto che i miliziani pagati dalla tasca degli oligarchi non hanno intenzione di fermare il fuoco".

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Governo Renzi, parlamento umiliato, deriva autoritaria

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renzi alfano ditoPartito Comunista d'Italia – Veneto

In questi giorni, in Parlamento, stiamo assistendo a una rappresentazione penosa ed estremamente pericolosa per la democrazia. Un insieme di deputati “eletti” grazie a una legge elettorale dichiarata incostituzionale nei suoi punti fondamentali sta stravolgendo la Costituzione. Lo sta facendo su imposizione del governo, in fretta e furia, tra una rissa e l'altra, durante sedute ad oltranza, senza discussione, di fronte a un'aula semivuota per l'assenza delle opposizioni e la stanchezza (o l'indifferenza) dei presenti. Il Parlamento è ormai ridotto a un gruppo di personaggi che votano senza sapere cosa stanno facendo e le conseguenze delle loro decisioni. L'importante è correre e assecondare la volontà di un primo ministro che si è circondato da ministri di dubbia capacità. Stanno riformando il paese, ci dicono, e andranno avanti comunque, costi quel che costi. Renzi, a questo proposito, continua a non considerare e criminalizzare qualsiasi voce che si oppone al suo volere. Così si lascia andare a dichiarazioni populiste su future consultazioni plebiscitarie sul suo operato. Un'ulteriore, pericolosa umiliazione di un parlamento che, secondo lui, deve trasformarsi in un'assemblea che approva i suoi decreti.

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Mosca offre un’alternativa di sviluppo a Cuba, Venezuela e Nicaragua

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moscada albainformazione.com

La Russia propone uno sviluppo strategico alternativo a Cuba, Venezuela e Nicaragua secondo Alberto Hutschenreuter, PhD in Relazioni Internazionali e professore di Geopolitica presso la Escuela Superior de Guerra Aérea in Argentina

In questi giorni il ministro della difesa russo Sergei Shoigu visiterà i tre paesi menzionati. Con Nicaragua e Venezuela già sono stati firmati accordi nell’ambito della cooperazione tecnica e militare.

«La Russia può fornire un’alternativa strategica a questi paesi come Cuba, Venezuela e Nicaragua, che desiderano aumentare le proprie capacità di sviluppo e ritengono che l’America Latina dovrebbe dare priorità ai suoi interessi», ha dichiarato il professore in un’intervista all’agenzia Ria Novosti.

Secondo Hutschenreuter, l’incremento della cooperazione tra Russia e America Latina osservato di recente è da mettere in relazione alle politiche che le potenze occidentali hanno adottato nei confronti della Russia.

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Nel dopo Minsk gli ostacoli prevalgono sull'ottimismo

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putin poroshenkodi Giulietto Chiesa | da La Voce della Russia

Nella ridda di intepretazioni dei risultati del vertice di Minsk – “formato Normandia”- ci si potrà districare soltanto dopo un’attenta lettura dei documenti finali. Per ora, lasciando da parte ottimismi troppo avventurosi, bisogna in primo luogo valutare gli ostacoli che si frappongono alla loro attuazione. 

Fuori dal tavolo negoziale, attorno a cui erano seduti la Russia, la Francia, la Germania e l’Ucraina, c’erano e ci sono molte forze ostili a tutti, o a una gran parte, dei compromessi che sono stati raggiunti.

Non c’erano gli Stati Uniti, ed è cosa cruciale, perché Washington era ed è per armare l’Ucraina in modo massiccio. Non è chiaro se questa sia la posizione di Obama, ma è certo che è la posizione di coloro che guidano il Senato e la Camera dei Rappresentanti e che fanno il cattivo tempo americano. Dietro di loro mancava il codazzo dei vassalli europei dell’America: Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania. C’era Poroshenko, ma nella sua ombra c’erano i nazisti di Kiev, gli oligarchi amici che finanziano gli squadroni della morte come il famigerato “battaglione Azov” , i “giocatori di pietra”.

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L'accordo di Minsk

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L’annuncio ufficiale di Putin dopo 17 ore di negoziati “formato Normandia” a Minsk

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"C'è gente, non sparate!" - una testimonianza dal Donbass

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da littlehirosima.livejournal.com

Traduzione di Alena Afanasyeva per Marx21.it

Evdokija Sheremeteva è una blogger di Mosca. Questo racconto è stato postato sul suo blog littlehirosima.livejournal.com il 4 gennaio 2015, dopo il suo primo viaggio a Pervomaisk dove ha portato aiuti umanitari raccolti con l’aiuto dei suoi amici e conoscenti. Dopo questo viaggio ce ne sono stati altri due - Pervomaisk, Krasnodon, piccole città nella regione di Lugansk dove l’aiuto umanitario non arriva e dove la situazione è pessima.

- Ira, non piangere! Non stanno sparando, ti è sembrato!
In cucina si svolge la distribuzione del cibo. La gente è venuta con vasetti di vetro a una mensa sociale.
Avvicino le donne che lavorano in mensa e dò degli assorbenti igienici. La seconda di loro, l’amica di Ira, si mette a piangere.
- Cari miei, grazie!
- Non dovete. È da molto che hanno sparato?
- Ma, sembra che ieri hanno sparato con i Grad.
- Ma c’è la tregua, no?
Il cuore stringe. E se lo faranno ancora?
Loro invece ridono. E poi piangeranno di nuovo.
- Oh mio Dio, ma loro sanno che ci stanno martellando! Ma non ce l’hanno delle madri e dei figli?

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Pax Americana

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emir-sader-professor-originaldi Emir Sader*ALAI, America Latina en Movimiento

Traduzione di Marx21.it

La rivista The Economist annuncia che il prossimo “Stato fallito” sarà la Libia. Prossimo? Se loro stessi confessano che non esiste uno Stato nel paese, che ci sono due governi, due parlamenti, un conflitto per vedere chi deve dirigere la banca centrale, la compagnia del petrolio, che neppure esiste una polizia, né un esercito nazionale, che vari gruppi di milizie si combattono sul territorio nazionale, che la infrastruttura del paese è a pezzi, che i pozzi di petrolio vengono contesi da diverse milizie, che sono sempre a rischio imminente di esplosione, che le torture e le esecuzioni proliferano. Turchia, Qatar e Sudan appoggiano una fazione, gli Emirati Arabi Uniti e l'Egitto un'altra. Se questo non è uno Stato fallito, che cosa è ancora necessario perché lo diventi?

Chi è il responsabile della distruzione di un altro paese nella regione? Già non basta ciò che accade in Afghanistan, in Iraq, in Siria, nello Yemen?

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Alcune esperienze internazionali dell’organizzazione comunista

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kkevodi Francesco Maringiò, Direzione Nazionale PCdI

Sintesi dell’intervento tenuto a Bologna il 24/01/2014 al convegno “Comunisti: la forma partito” promosso dall’Associazione per la ricostruzione del Partito Comunista

Credo sia un’intuizione molto felice quella di organizzare seminari su uno specifico tema, che permettono di portare la discussione più a fondo e non rimuovere quindi aspetti centrali del confronto tra comunisti. Senza questo processo, un percorso di ricostruzione e rigenerazione comunista non sarebbe possibile. Pertanto mi congratulo con i promotori – e con tutti i compagni presenti – per l’organizzazione e la riuscita di questa giornata.

In premessa voglio anche scusarmi per il fatto che non mi atterrò fedelmente alla traccia della relazione che mi è stata proposta: il quadro internazionale è così complesso e le forze in campo talmente numerose che sarebbe impossibile, nel tempo concessomi, affrontare alcuna discussione. Pertanto cercherò di enucleare alcuni punti centrali e corroborare, nel possibile delle mie capacità, il discorso con esempi concreti di esperienze organizzative di alcuni partiti comunisti esteri. In particolare cercherò di portare esempi dall’esperienza del Partito Comunista Portoghese (PCP) e del Partito Comunista Giapponese (JCP), che sono partiti molto diversi tra di loro (per storia, orientamento ideologico ed organizzazione) ma che operano entrambi in paesi a capitalismo maturo.

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La piazza della discordia

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Dopo la decisione del comune di Ceriano Laghetto di intitolare una piazza ai Martiri di Odessa, l’ambasciatore ucraino in Italia ha chiesto al sindaco di revocare la decisione. Ma il comune, esercitando un proprio diritto costituzionale, è andato avanti sulla sua strada

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Lo svuotamento postmoderno della democrazia

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pugnichiusi sagomedi Emiliano Alessandroni

Si può parlare davvero di spontaneità, quando i rapporti di forza tra i gruppi sociali sono squilibrati? [Stefano G. Azzarà]

La storia ci ha insegnato che non esiste società, né epoca umana, la quale non registri al suo interno una certa componente più o meno robusta di dissenso. Il dissenso, di per sé, non è né buono né cattivo, ma qualunque connotato esso assuma, costituisce l'anima, il cardine della contraddizione. Dissenzienti erano gli schiavi quando la legge ne prevedeva giuridicamente l'esistenza, ma non meno dissenzienti erano i proprietari di schiavi, nel sud degli Stati Uniti, ai quali, nella seconda metà dell'Ottocento, l'imponenza dei processi e delle lotte stava strappando via quei privilegi da essi designati come sacrosantidiritti di proprietà. Le spinte che premevano per la soppressione della schiavitù, venivano inizialmente additate, dalla cultura del tempo, come minacce nei confronti della libertà: era la libertà dei proprietari, la libertà di possedere esseri umani [1]. Comprendiamo allora il monito di Hegel quando, nell'affrontare la questione dei privilegi baronali presenti nella Polonia feudale e di come questi venivano difesi dalla cultura del tempo, avverte che «quando si parla di libertà, si deve sempre far caso se, in realtà, non si stia parlando d'interessi privati».[2]

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Questione russa e propaganda euro-atlantica

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putinmerkel932014di Federico La Mattina per Marx21.it

Dallo scoppio della crisi ucraina i media occidentali hanno portato avanti una martellante campagna di disinformazione volta a presentare la Federazione Russa come responsabile della guerra civile ucraina e sulla base di questo hanno avallato le scellerate scelte europee in materia di sanzioni contro la Russia. Il voto al Parlamento Europeo del 15 gennaio, che ha visto uniti popolari e socialisti, ha confermato la politica aggressiva dell’Unione Europea, minacciando direttamente la pace in Europa. Le recenti dichiarazioni della NATO e le allusioni di qualche leader europeo dovrebbero mettere in allarme chiunque abbia a cuore le ragioni della pace.

L’Unione Europea ha svolto fin dall’inizio un ruolo di prim’ordine nella realizzazione del golpe di febbraio contro il governo Yanukovich e ha avallato le politiche imperialiste nordamericane miranti a pressare e contenere la Russia tramite l’avanzata della NATO. In Italia il dibattito sui rapporti euro-russi è quasi inesistente; chi sostiene la necessità di instaurare normali rapporti politici, economici e di scambio culturale con la Russia viene solitamente bollato, con un certo sprezzo, come “filorusso” o, addirittura, come “ostile all’Europa”. E’ evidente che nell’immaginario comune (riflesso delle idee propagandate dagli organi di informazione legati a diversi livelli ai gruppi dominanti) non esiste Europa al di fuori della cornice euro-atlantica.

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