Un incontro di partiti comunisti su Unione Europea e Euro

Un incontro di partiti comunisti su Unione Europea e Euro

di Bruno Steri

Sabato 25 febbraio p. v. a Roma (dalle 10,30 alle 18,30) il Pci ha organizzato un incontro internazionale sull’Unione Europea, in cui saranno presenti, accanto ad alcuni ...

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I “Trumps”

I “Trumps”

da Avante.pt

Come aveva previsto il Partito Comunista Portoghese, le misure adottate dal grande capitale e dalle principali potenze imperialiste per cercare di affrontare – dal loro punto di vista di classe – la crisi economica del capitalismo, l'approfondimento delle contraddizioni del…

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Tiziana Terranova: «Quando il capo è una piattaforma digitale»

Tiziana Terranova: «Quando il capo è una piattaforma digitale»

da il Manifesto

Intervista. Economia digitale. Intervista a Tiziana Terranova, tra le più apprezzate ricercatrici sulle culture digitali a livello internazionale, a partire dalle proteste ...

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“1917. L’anno della rivoluzione” di Angelo d’Orsi

“1917. L’anno della rivoluzione” di Angelo d’Orsi

di Federico La Mattina

Angelo d’Orsi (professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino, direttore delle riviste “Historia Magistra” e “Gramsciana”) ha recentemente pubblicato un volume sul 1917 in cui affronta cronologicamente, mese per mese ...

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Massacro in Yemen

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Dopo due anni di guerra, in Yemen i morti hanno superato quota 10 mila ma il coordinatore Onu per i diritti umani, Jamie McGoldrick, ha avvertito che la cifra si basa sui dati forniti dalle strutture mediche yemenite e potrebbe quindi essere anche di molto maggiore, visto che in ampie zone del Paese mancano ospedali o ambulatori.

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Comunicato del Coordinamento nazionale del Comitato No Guerra No Nato

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marionettaRiceviamo dal Coordinamento nazionale del Comitato No Guerra No Nato con richiesta di pubblicazione.

Firenze, 14 gennaio 2017

Il CNGNN ritiene che manifestare in Europa, il 21 gennaio, contro il neoeletto presidente degli Stati Uniti Donald Trump significhi di fatto dare una mano all’amministrazione Obama che ha trasformato l’Europa in prima linea del confronto, anche nucleare, della Nato contro la Russia.

Trump viene accusato di aver usurpato il posto destinato a Hillary Clinton, grazie a una operazione ordinata dal presidente russo Putin. Le «prove» sono fornite dalla Cia, la più esperta in materia di infiltrazioni e colpi di stato.

Gli strateghi neocon, artefici della campagna, cercano in tal modo di impedire un possibile cambio di rotta nelle relazioni degli Stati uniti con la Russia, che l’amministrazione Obama ha riportato a livello di guerra fredda.

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Putin attira la Turchia e cambia il gioco nella regione?

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Putin e Erdogandi Diego Pautasso*
da resistencia.cc

Traduzione di Marx21.it

La Turchia è un attore centrale nelle dinamiche geopolitiche del Medio Oriente. Ma la sua importanza è proporzionale agli interessi contraddittori che permeano il suo inserimento nella regione.

Da un lato, questo paese è stato un alleato storico dell'Occidente, membro decisivo della NATO durante il periodo della Guerra Fredda, con un ruolo chiave nel controllo dello Stretto del Bosforo e dell'accesso sovietico/russo al Mar Mediterraneo. Con la guerra civile in Siria, innescata dalla Primavera Araba (2011), il governo turco è stato parte del sostegno concesso all'opposizione insorgente contro il governo di Bashar al-Assad, convergendo sulle posizioni delle monarchie del Golfo Persico guidate dall'Arabia Saudita e dal Qatar nel Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG). Anche con l'avvento dello Stato Islamico, il governo turco ha beneficiato sia del contrabbando del  petrolio che finanziava il jihadismo, che della lotta condotta contro Assad e i separatisti curdi. In altre parole, la Turchia era un elemento importante dell'asse NATO-CCG nello scenario della crisi siriana.

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La politica di Una Sola Cina non è negoziabile

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Lu Kangda resistencia.cc

Traduzione di Marx21.it

Il 14 gennaio, la Cina ha comunicato agli Stati Uniti che la politica di Una Sola Cina rappresenta la politica fondamentale delle relazioni bilaterali e non è negoziabile.

Il portavoce del Ministero delle Relazioni Estere della Cina, Lu Kang, ha rilasciato un commento in risposta alla dichiarazione del presidente eletto degli Stati Uniti, Donal Trump, in merito al fatto che la politica di Una Sola Cina su Taiwan debba essere negoziata e che egli non si sente completamente impegnato a rispettarla.

“Tutto è in fase di negoziazione, compresa (la politica di) Una Sola Cina”, ha dichiarato Trump  in un'intervista al Wall Street Journal.

E' d'obbligo precisare che esiste Una Sola Cina nel mondo, e Taiwan è parte inalienabile della Cina, ha affermato Lu in un comunicato rilasciato sabato scorso.

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Il ritorno della partecipazione e le bizzarrie di Battista

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smuraglia carlodi Carlo Smuraglia, Presidente dell’ANPI nazionale | da patriaindipendente.it

Bocciata per la seconda volta una riforma costituzionale sostenuta dal governo in carica, ma il giornalista del “Corriere” si impantana nei partigiani “veri e falsi” e nell’anno “pazzotico”

Sono certo che molti avranno notato con quale celerità il referendum sulla riforma del Senato, è stato “archiviato”. Pochi giorni di commenti subito dopo il voto e poi non se ne è parlato più. Singolare! Sia ben chiaro. Io non intendo riprendere l’ampia discussione che c’è stata sul Sì e sul No; quella, sì, è ormai archiviata ed è inutile tornarci sopra; anzi, sarebbe forse dannoso, in qualche modo, perché manterrebbe in vita senza ragione quella divisività che è stata la principale caratteristica del progetto di riforma costituzionale.

Io mi riferisco invece alla riflessione sul significato complessivo del voto espresso dagli italiani. Quella, se c’è stata, è finita troppo presto. Credo che almeno su tale aspetto (quello del significato) qualche riflessione avrebbe dovuto essere approfondita; e dico subito il perché. A mio parere, quel voto ci ha detto, prima di tutto, che i cittadini non vogliono essere soggetti passivi su un tema che li riguarda direttamente.

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Per una rinascita del materialismo storico negli studi di filosofia, storia e scienze umane

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marx figuredi Stefano G. Azzarà

Pubblicato su “Materialismo Storico. Rivista di filosofia, storia e scienze umane”, E-ISSN 2531-9582, n° 1-2/2016, Questioni e metodo del materialismo storico, a cura di S.G. Azzarà, pp. 5-10 (licenza Creative Commons BY-NC-ND 4.0)

Da diversi decenni, gli studi di orientamento storico-materialistico in ambito filosofico – ma considerazioni non molto diverse potrebbero essere fatte per l'ambito storico e più in generale per le scienze umane nel loro complesso – versano nelle università italiane in una situazione di grave difficoltà.

Non ricostruisco qui nei dettagli il rilevante significato culturale che per una lunga stagione questa corrente ha avuto nel nostro paese. La linea di pensiero che da Labriola conduce a Gramsci e al gramscismo ha ripensato dalle fondamenta le categorie del marxismo, riconducendole al loro rapporto genetico con la dialettica hegeliana e dunque sia con l'esperienza della filosofia classica tedesca in senso stretto, sia con tutto il dibattito politico-culturale che dalla Rivoluzione francese ha attraversato il XIX secolo.

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Carri armati Usa schierati in Polonia

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carriarmati trasportodi Manlio Dinucci | da ilmanifesto.info

Il 12 gennaio, due giorni dopo il suo discorso di addio, il presidente Obama ha dato il via al più grande schieramento di forze terrestri nell’Europa orientale dalla fine della guerra fredda: un lungo convoglio di carrarmati e altri veicoli corazzati statunitensi, proveniente dalla Germania, è entrato in Polonia.

È la 3a Brigata corazzata, trasferita in Europa da Fort Carson in Colorado: composta da circa 4.000 uomini, 87 carrarmati, 18 obici semoventi, 144 veicoli da combattimento Bradley e centinaia di Humvees. L’intero armamento viene trasportato in Polonia sia su strada, sia con 900 carri ferroviari. Alla cerimonia di benvenuto svoltasi nella città polacca di Zagan, l’ambasciatore Usa Jones ha detto che «man mano che cresce la minaccia, cresce lo spiegamento militare Usa in Europa».

Quale sia la «minaccia» lo ha chiarito il generale Curtis Scaparrotti, capo del Comando europeo degli Stati uniti e allo stesso tempo Comandante supremo alleato in Europa: «Le nostre forze sono pronte e posizionate nel caso ce ne fosse bisogno per contrastare l’aggressione russa». La 3a Brigata corazzata resterà in una base presso Zagan per nove mesi, fino a quando sarà rimpiazzata da un’altra unità trasferita dagli Usa.

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Il movimento politico di Gheddafi potrebbe fare il suo ritorno in Libia?

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movimentoverde libiadi Vijay Prashad* | da alternet.org

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Dopo la guerra di aggressione della NATO del 2011 difficilmente sono arrivate notizie attendibili sulla situazione in Libia e poco si sa su quello che realmente avviene nel profondo di questo paese vittima dell'attacco imperialista.  Il testo che segue, che porta la firma di un autorevole analista della situazione internazionale, ci informa su alcune vicende del martoriato paese nordafricano, poco conosciute dal pubblico del nostro paese, fornendo precisi dettagli in merito a quella che sembra essere la significativa ripresa di settori che si rifanno all'esperienza della “Rivoluzione Verde” guidata dal colonnello Gheddafi.

Durante il fine settimana (l'articolo è stato scritto il 28 dicembre 2016, NdT), un volo della Afriqiyah Airways tra la città del sud-ovest della Libia Sebha e la capitale Tripoli è stato dirottato a Malta. I negoziati con i due dirottatori sono terminati in tre ore. Gli uomini – Subah Mussa e Ahmed Ali – si sono arresi alle autorità maltesi. Quando sono sbarcati dall'aereo, Mussa teneva una piccola bandiera verde – il simbolo del Movimento Verde di Gheddafi. Ha detto che lui ed Ali avevano condotto l'operazione per promuovere il loro nuovo partito - al-Fateh al-Jadid. Il nome – il nuovo Fateh – è significativo perché riecheggia quella usato nella Libia di Gheddafi per indicare il mese di Settembre, quando guidò la sua popolare manovra nel 1969.

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La “Pravda” fa il punto sulle violazioni ucraine degli accordi di Minsk

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oscePravda”, Organo del Partito Comunista della Federazione Russa | da kprf.ru

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Con il nuovo anno la presidenza dell'OSCE è passata all'Austria, e questo evento è stato accolto con impazienza e grande entusiasmo dal Ministero degli Affari Esteri Ucraino. Tuttavia, nel corso della sua prima visita nel Donbass, il ministro degli Esteri dell'Austria Sebastian Kurz ha rilasciato alcune dichiarazioni che hanno molto turbato il ministro degli Esteri ucraino Pavel Klimkin e, per ragioni comprensibili, non sono state riportate dalla maggior parte dei media.

Il nuovo presidente dell'OSCE, il ministro austriaco Sebastian Kurz, si è rivolto all'opinione pubblica con parole che hanno spaventato molti in Ucraina, quasi fosse un incubo. “La pace nel nostro continente ci può essere solo con la Russia, e non contro la Russia, e non importa quanto ciò sia difficile, ma in questo conflitto siamo necessari gli uni agli altri e abbiamo bisogno di intraprendere nuovi sforzi anche con la Russia, dal momento che in caso contrario non ci sarà mai soluzione pacifica”, ha dichiarato al canale televisivo ZDF.

E' naturale che le parole di Kurz abbiano causato la preoccupazione di Kiev, che ha dichiarato che “andare dai russi è l'ultima cosa che vogliono gli ucraini”.

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Politiche e attori della Pax petrolifera

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NYStockExchange1di Demostenes Floros
da abo.net

English version

I prezzi del petrolio sono aumentati dopo la decisione presa dai Paesi OPEC e non OPEC di un nuovo obiettivo di produzione. Intanto la nomina di Tillerson a Segretario di Stato USA chiude definitivamente la guerra fredda tra Stati Uniti e Russia

Nel dicembre 2016 i prezzi del petrolio sono aumentati all’indomani dell’annuncio di un’azione coordinata tra Paesi OPEC e non OPEC che ha stabilito un nuovo obiettivo di produzione pari a 32,5 milioni di barili al giorno (mbg) al 1° gennaio 2017, equivalente a una riduzione di circa 1,2 mbg rispetto ai livelli di produzione dell’ottobre 2016. In particolare, il Brent Crude North Sea ha aperto a 54,49 $/b (dollari al barile) e ha chiuso a 56,75 $/b, mentre il West Texas Intermediate ha aperto a 51,73 $/b e ha chiuso a 54,61 $/b. Al momento della redazione dell’articolo, il livello di riferimento europeo e asiatico era scambiato a 56,86 $/b, mentre il livello di riferimento americano era quotato a 53,73 $/b, visto il doppio effetto delle dichiarazioni rilasciate da Kuwait e Oman - che rispetteranno il proprio programma di riduzione - e dell’apprezzamento del dollaro sull’euro (1,0385 il 3 gennaio). 

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Territori occupati. 2016, anno record di minorenni uccisi da Israele

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ragazzo fugaRedazione di Nena News | nena-news.it

Secondo l'ong Defence for Children International- Palestine, sono 31 i giovanissimi palestinesi che sono morti per mano dell'esercito israeliano (81 i feriti) tra la Cisgiordania e Gerusalemme est.

Il 2016 sarà ricordato come l'anno in cui Israele ha ucciso più minorenni nell'ultimo decennio in Cisgiordania e Gerusalemme est. A sostenerlo è uno studio dell'organizzazione non governativa "Defence for Children International-Palestine" (DCIP) pubblicato la scorsa settimana. Secondo la ricerca, sono 31 i giovani palestinesi che sono stati uccisi dall'esercito israeliano quest'anno. L'ultimo è stato il 15enne Farid Ziyad Atta al-Bayed morto il 23 dicembre dopo 69 giorni di coma. Faris era rimasto ferito negli scontri con i militari di Tel Aviv divampati lo scorso 15 ottobre nel campo profughi di Jalazoun (vicino a Ramallah).

Nel suo rapporto l'ong denuncia come per queste morti le autorità israeliane non hanno mai accusato nessun soldato. Non una novità: secondo lo studio, infatti, negli ultimi 3 anni solo una volta un militare è stato iscritto nel registro degli indagati. "Dal 2014 le forze israeliane fanno maggior utilizzo di una forza eccessiva per reprimere le manifestazioni" accusa Ayed Abu Eqtaish, direttore del programma "Responsabilità" presso il DCIP. "La forza letale sembra essere usata regolarmente dall'esercito perfino in situazioni dove non è giustificata e nessuno ne paga il prezzo. In questo modo, però, sempre più bambini sono a rischio".

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L’Italia si dota della Legge per la guerra

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missioni internazionali allesterodi Sergio Cararo 
da contropiano.org

Piuttosto in sordina, il 31 dicembre scorso è entrata in vigore la Legge quadro sulle missioni militari all'estero. La legge era già stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale fin dal 1̊ agosto; ma ne era stata rimandata l'attuazione a fine anno, tranne che per la disposizione all'integrazione del Copasir, cioè dell'organismo di controllo sulle attività dei servizi segreti (venuto fuori come problema in occasione delle “missioni coperte” in Libia), anche se valido solo per la legislatura in corso.

L'Italia si è così dotata di una legge organica dello Stato per l'invio di contingenti militari all'estero che dovrebbe azzerare le contraddizioni di incostituzionalità sul ricorso alle azioni militari contro, verso o in altri paesi vincolate al rispetto dell'art.11. Infatti il nostro ordinamento fino ad oggi prevedeva solo la disciplina della "guerra". Ma lo stato di guerra deve essere deliberato dalle Camere, che conferiscono al Governo i poteri necessari (art. 78 Cost.), mentre la dichiarazione di guerra è prerogativa del Presidente della Repubblica (art. 87, 9° comma). ll tutto nei limiti sanciti dall'art. 11 Cost., che vieta la guerra di aggressione e consente l'uso della violenza bellica solo in ipotesi ben determinate (la difesa).

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I compiti per il nuovo anno

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pcp bandiere 95di Albano Nunes

da “Avante!”, Settimanale del Partito Comunista Portoghese

Traduzione di Marx21.it

Il trattamento mediatico della storica liberazione di Aleppo e di tragici avvenimenti come quello dello scorso 19 dicembre a Berlino non ha nulla a che vedere con la verità dei fatti e tanto meno con la spiegazione delle loro cause. Al contrario, il suo proposito è quello di confondere e disorientare. Si cerca di far perdere il filo di quanto avviene nel caotico quadro internazionale perché sia interiorizzata l'idea stupida che il tempo della lotta per valori e ideali è finito e che “non esiste alternativa”, anche se ciò è smentito quotidianamente dai fatti. Vorrebbero che dimenticassimo da dove veniamo e dove andiamo e che spazziamo via dalla memoria dei popoli lotte che hanno aperto la strada alla liberazione sociale e umana. Vorrebbero seminare la sfiducia nei confronti della lotta organizzata e della possibilità di creare una nuova società senza sfruttati né sfruttatori. Vorrebbero che ci arrendessimo lasciando il campo libero all'insaziabile avidità del grande capitale imperialista.

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Le guerre contro Putin

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putin rt smalldi Guadi Calvo* | da alainet.org

Traduzione di Marx21.it

Dal momento in cui la Russia ha spezzato l'unipolarismo, nell'agosto 2013, dopo l'episodio di Al-Ghutta, uno dei momenti più critici della guerra in Siria, quando Barack Obama aveva cercato di avviare un'operazione armata contro il presidente Bashar al-Assad, accusandolo di utilizzare armi chimiche contro la popolazione civile del quartiere di Damasco di Al-Ghutta, in cui sarebbero morte 2.500 persone. Obama, allora, che si sentiva investito del santo diritto dei popoli, aveva mobilitato ancora una volta la sua aviazione, allo scopo di annientare ogni resistenza del governo siriano all'assalto di migliaia di terroristi che avevano invaso il suo paese.

Questo gesto disperato del Premio Nobel della Pace 2009, che aveva condotto il mondo sull'orlo di un olocausto nucleare, non solo generò la risposta immediata e precisa di Mosca, che avrebbe impedito la concretizzazione di tali attacchi, ma anche fece si che il Regno Unito, per la prima volta in una lunga storia di alleanze militari con gli Stati Uniti, desistesse dall'accompagnarlo in una nuova avventura bellica. Naturalmente, come sempre, la Francia nel suo eterno ruolo di secondo violino, non esitò ad assecondare Obama, ma l'operazione Al-Ghutta era già stata smontata, dal momento che si seppe che le armi tossiche utilizzate contro la popolazione civile erano state rubate dagli arsenali del colonnello Gheddafi, dopo che era stato rovesciato, e che era stata denunciata la presenza di 15 agenti del Mossad sul luogo dei fatti, dei quali in seguito non si sono avute più notizie.

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Il catastrofico primo anno di Macri nelle relazioni internazionali

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macri renzidi Juan Manuel Karg | da lantidiplomatico.it

In questo articolo analizzeremo i punti centrali della nuova politica estera argentina, concentrandoci principalmente nel cambiamento in relazione all’America del Sud, l’Europa e gli Stati Uniti. Infine, tracceremo una breve prospettiva sulle sfide future, sia per il nostro paese che per la regione nel suo insieme. 

a) Fine della multipolarità? Una tardiva svolta verso Stati Uniti ed Unione Europea

Macri e il suo Ministro degli Esteri, Malcorra, hanno dato vita sin dal loro insediamento a una politica estera basata sulla tesi che l’unipolarismo nordamericano non sia sotto scacco. A partire da questa tesi di fondo ha tentato di impostare un rilancio delle relazioni esterne verso la potenza egemone in declino e i suoi principali alleati, come dimostrano i primi incontri sostenuti dal Capo dello Stato: Barack Obama, Francois Hollande e Matteo Renzi, tra gli altri. 

Mesi dopo, il destino di questi leader è ben noto: Obama esce dalla Casa Bianca a capo chino dopo il trionfo del pirotecnico Trump; Hollande non ha trovato neppure il coraggio di partecipare alla prossima contesa elettorale francese, che sarà una partita tra il conservatore Fillon e l’esponente di estrema destra Le Pen; e Renzi si trova fuori gioco dopo aver perso il referendum costituzionale in Italia. 

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La minaccia ai diritti e alle libertà nell'Unione Europea

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rifugiati recinzionedi João Pimenta Lopes, parlamentare europeo del Partito Comunista Portoghese (GUE/NGL)

da avante.pt

Traduzione di Marx21.it

Al processo di integrazione capitalista non sono estranei i ripetuti e consistenti attacchi ai diritti, le libertà e le garanzie dei cittadini, con una dinamica dettata da politiche securitarie e militariste.

Nell'anno che si è chiuso sono state numerose le iniziative che hanno proseguito e consolidato tali politiche, utilizzando come scusa principale la cosiddetta “crisi” migratoria, la scalata del terrorismo e la pretesa lotta che l'UE condurrebbe contro questo “fenomeno”, e anche i “rischi” e le “minacce” provenienti dalla Federazione Russa.

La reazione dell'UE alla crisi umanitaria si esprime nello sviluppo di una politica sull'immigrazione razzista, xenofoba, disumana. Si è militarizzato la risposta e il pattugliamento per il controllo agli ingressi delle frontiere esterne nel Mar Egeo, spingendo il flusso verso il Mediterraneo centrale, con tragiche conseguenze, più di cinquemila morti solo nel 2016. L'esternalizzazione delle frontiere è proseguita con il criminale e illegale accordo UE-Turchia, che ora si intende replicare nel Nord Africa e nel Medio Oriente. Il Diritto Internazionale all'assistenza, all'accoglienza dei rifugiati e  alla concessione dello statuto di asilo è stato calpestato e le più odiose violazioni dei diritti umani avvengono oggi sul suolo europeo.

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Le “fake news” del New York Times

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fake news 0di Mision Verdad*
da misionverdad.com

Traduzione di Giulia Salomoni per Marx21.it

Una coalizione di media, compagnie di reti sociali e organizzazioni legate a contenuti 2.0 è stata creata nella cornice delle cosiddette "false notizie", nel tentativo di assimilare ogni espressione diversa dalla versione corporativa dell'informazione a una presunta campagna di disinformazione. Si tratta, piuttosto, di caccia alle streghe, di una riconversione di quelli che nel giornalismo vengono chiamati "i fatti" e della censura totalitaria a un click di distanza.

Ma guarda che sorpresa: i media corporativi sono i principali campioni della censura informativa. The New York Times, finanziato dai più ricchi di Wall Street, nelle ultime settimane è stato giudice e parte coinvolta nelle "fake news" (o "notizie false") allo scopo di avviare  un processo giudiziario contro diversi media che sono tacciati di essere "filo-russi", un mero capro espiatorio, e ogni dissidenza alla politica neoconservatrice (e degli alleati) promossa dall'apparato dell'attuale governo statunitense (di Obama, NdT).

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La strategia della tensione della NATO mette a rischio l'Europa

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Esercitazione NATO TpOggidi Manlio Di Stefano (M5S) | da beppegrillo.it

Bassezze e scorrettezze fanno parte della quotidianità politica nazionale e, in fondo, ogni Paese si piange le sue. Quando però la voglia di pestare i piedi al tuo successore mette a rischio la stabilità di altri popoli, allora occorre prestare attenzione.

Mi riferisco, in particolare, al Presidente uscente Obama ed al suo patetico addio alla presidenza americana fatto di sgambetti a Trump di cui l'ultimo, però, rischia di essere molto pericoloso per l'Europa tutta.

87 carri armati, obici semoventi e 144 veicoli da combattimento Bradley sono stati scaricati pochi giorni fa nel porto tedesco di Bremerhaven e, nelle prossime settimane, si aggiungeranno oltre 3.500 truppe della 4° Divisione di Fanteria di Fort Carson, una brigata di aviazione da combattimento che "vanta" circa 10 Chinook, 50 elicotteri Black Hawk e 1.800 membri del personale da Fort Drum nonché un battaglione con 24 elicotteri d'attacco Apache e 400 membri del personale da Fort Bliss, tutti destinati all'Est Europa come riporta l'Independent.

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Dopo il referendum

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renzi sinodi Giuliano Cappellini

Riceviamo dal compagno Giuliano Cappellini e volentieri pubblichiamo la sua stimolante analisi del quadro politico emerso dalla vittoria del NO nel referendum costituzionale.

La reazione amara ed ingenua della base renziana del PD all’esito del referendum del 4 dicembre si rivolge sì agli esponenti ed ai militanti del partito che hanno votato NO ma riflette, anche, il rassegnato qualunquismo di chi legge tra le causa della sconfitta il persistere di una profonda cultura conservatrice nel popolo italiano. Il ristretto gruppo dirigente del PD, cavalca questo sentimento e lo rielabora politicamente. Per Renzi ed i suoi fidi, infatti, il Paese è afflitto da un eccesso di democrazia che favorisce l’anacronistico attaccamento del popolo alle sue istituzioni garantiste. Ciò ritarda o compromette le scelte fondamentali per affermare l’Italia nel consesso delle nazioni europee e occidentali più avanzate. Ma tali scelte, sono ineludibili. Il PD ha fallito nel presentarsi come partito pigliatutto, garante unico ed indispensabile di una svolta anticostituzionale, tuttavia la sconfitta referendaria sancisce solo l’esito di una battaglia in una guerra ancora in corso. Dunque è necessario preparare la rivincita.

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L'avvenire è vostro, Comandante Fidel

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fidelcastro fiori bandieredi Remy Herrera (Ricercatore del CNRS, Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica, Francia)

da legrandsoir.info

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx 21

Cuba. In un lungo corteo silenzioso, nel dolore e nel raccoglimento, il popolo cubano in lutto ha reso un ultimo omaggio, fatto di dignità ed affetto, al suo Comandante en Jefe

Fidel Alejandro Castro Ruz. Figura di una leggenda moderna. Come lui, nessun altro. Con lui, l'umanità intera, o quasi. Da quella sera del 25 Novembre 2016, a milioni, decine, senza dubbio centinaia di milioni di uomini e donne hanno testimoniato il loro rispetto, la loro ammirazione per il capo storico della Rivoluzione Cubana. Sull'isola certo, e più lontano. Dappertutto nel mondo.

In Cina, dove si conoscono gli sforzi che ha profuso Cuba per preservare l'effimera unità di un fronte comune dei paesi socialisti prima dello scisma sino-sovietico; e ricordano che Cuba fu la prima delle nazioni americane a riconoscere la Repubblica Popolare, precedendo di 10 anni. In India, dove, dopo un abrazo, un abbraccio a Nehru, la sua popolarità è diventata immensa.

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