Intervista a Evo Morales, presidente della Bolivia

Intervista a Evo Morales, presidente della Bolivia

da jornada.unam.mx

Morales sostiene di non essere ancora pronto a lasciare la presidenza, benché rispetti la decisione del paese. Quanto alla vittoria di Trump, secondo lui è da attribuire alla rabbia contro la globalizzazione

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Il risultato delle elezioni presidenziali austriache

Il risultato delle elezioni presidenziali austriache

Dichiarazione di Elke Kahr, dirigente della Federazione della Stiria del Partito Comunista Austriaco (KPÖ)

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No alla «riforma» bellicista

No alla «riforma» bellicista

di Manlio Dinucci

La maggioranza degli italiani, sfidando i poteri forti schierati con Renzi, ha sventato il suo piano di riforma anticostituzionale. Ma perché ciò possa aprire una nuova via al paese, occorre un altro fondamentale No: quello alla «riforma»  bellicista che ha…

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L’ultimo saluto a Fidel Castro

L’ultimo saluto a Fidel Castro

da PandoraTV

La trasmissione integrale dei funerali di Fidel Castro che si sono svolti il 4 dicembre a Santiago de Cuba [RT en Español]

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Il tradimento della sinistra

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La scomparsa della sinistra coverdi Sergio Cesaratto
da sinistrainrete.info

Il volume di Aldo Barba e Massimo Pivetti è di gran lunga la più importante provocazione intellettuale alla sinistra degli ultimi anni. Pivetti, il più senior della coppia e ben noto economista eterodosso (con fondamentali contributi di analisi economica), non è certo nuovo a queste provocazioni, tanto da meritarsi nel lontano 1976 l’appellativo di “simbionese” (più o meno sinonimo di “terrorista”) da parte di Giancarlo Pajetta. La sinistra avrà tre possibilità di fronte a questo libro: ignorarlo del tutto; criticarlo sulla base degli aspetti più “coloriti” del volume - quelli in cui gli autori s’indignano per certe posizioni della sinistra antagonista; discuterlo a fondo.

E’ facile pronosticare che gran parte della sinistra italiana, troppo intellettualmente pigra o troppo radical-chic per entrare seriamente nel merito, sceglierà le prime due strade (ah, sono solo aridi economisti se non peggio). Ma il volume è ora lì come un macigno a pesare su una sinistra che ha perso, in Italia ma non solo, ogni reale contatto con le classi che rappresentavano un tempo la propria ragione sociale. Una sinistra che non solo ha perduto questo contatto, ma che è ormai da tempo considerata dai ceti popolari come propria nemica. Raccontano gli autori che pare che François Hollande in privato si riferisca ai ceti popolari come agli “sdentati”. Siamo anche convinti che, tuttavia, il volume rappresenterà occasione di dibattito e un randello da usare in ogni occorrenza per quel che resta di una sinistra intellettualmente solida e che delle ragioni di ampi strati della popolazione fa la propria ragion d’essere. 

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Assad: "Siamo l'ultimo Paese socialista del mondo arabo. La guerra ha dimostrato che il sistema socialista è stato molto importante per la Siria"

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assad intervista braccioda lantidiplomatico.it

In un intervista concessa, oggi, al quotidiano serbo, "Politika" il Presidente siriano, Bashar Al Assad, ha dichiarato che la Siria ha resistito grazie al sistema socialista e ad un forte ruolo del settore pubblico. Inoltre, ha ribadito che chiunque sia il vincitore delle prossime elezioni presidenziali USA, non porterà alcun beneficio alla Siria.

"La cosiddetta 'Coalizione Internazionale', che è in realtà nordamericana, non ha fatto nulla circa il flusso di petrolio dalla Siria alla Turchia, anche se i suoi satelliti e droni lo hanno osservato. Ma dopo l'intervento dei russi che hanno attaccato i convogli e le postazioni dell'ISIS, è diminuito", ha affermato Assad.

Il presidente siriano ha sottolineato che la Turchia, l'Arabia Saudita e Qatar sono marionette nelle mani dell'Occidente, assicurando che i terroristi combattono in Siria per conto dei  paesi occidentali e degli Stati Uniti.

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Storie da Gaza: “Aesha e Ibrahim”

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Storie di vita quotidiana da uno dei territori più martoriati del Medio Oriente.

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Affermare la sovranità popolare di fronte all’offensiva del capitale. Intervista a Samir Amin

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resolvera cura di Raffaele Morgantini
da investigaction.net

Traduzione di Massimo Marcori per Marx21.it

Le analisi che vertono sulla crisi che scuote – in modo strutturale – l’attuale sistema capitalistico si rivelano essere di una sterilità miserevole. Bugie mediatiche, politiche economiche antipopolari, ondate di privatizzazioni, guerre economiche e “umanitarie”, flussi migratori. Il cocktail è esplosivo, la disinformazione totale. Le classi dominanti si fregano le mani di fronte ad una situazione che permette loro di conservare ed affermare il proprio predominio. Proviamo a capirci qualcosa. Perché la crisi? Qual è la sua natura? Quali sono attualmente e quali dovrebbero essere le risposte dei popoli, delle organizzazioni e dei movimenti preoccupati per un mondo di pace e di giustizia sociale? Intervista con Samir Amin, economista egiziano e pensatore delle relazioni di dominazione neocoloniale, presidente del Forum mondiale delle alternative.

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Aspetti delle relazioni economiche tra RPC e Italia

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cina italia colosseodi Pasquale Cicalese

Intervento al Forum “La Via Cinese e il contesto internazionale”, Roma, 15 ottobre 2016

In occasione di un convegno volto a celebrare il 45esimo Anniversario delle Relazioni Diplomatiche Sino-Italiane, svoltosi a Roma il 23 ottobre del 2015, l'Ambasciatore Cinese S.E. Li Ruiyu ebbe a dichiarare: ”La Cina ha sempre sostenuto lo sviluppo dell’Italia: nel momento più duro della crisi finanziaria internazionale, l’allora Presidente cinese, Hu Jintao, effettuò con successo una visita in Italia, e la delegazione di incentivazione per gli investimenti commerciali mandata in Italia dalla Cina ha fornito un aiuto concreto all’Italia nell’affrontare il problema del debito”. Queste parole sono importantissime perché svelano un aspetto per nulla considerato dai media italiani: durante la crisi del debito del 2011, contrariamente ai partner europei, le cui banche vendevano massicciamente titoli di stato italiani, la Cina interveniva per calmare la tempesta finanziaria che stava colpendo l’Italia. Il suo intervento fu finalizzato a stabilizzare i corsi dei titoli di stato italiani e a ridurre lo spread con i bund tedeschi. Per sapere con quali mezzi economici, occorre riportare le parole del Governatore della People’s Bank of China- la banca centrale cinese, Zhu Xiaochuan, il quale il 22 gennaio 2015, in occasione del Forum di Davos, dichiarò: “deteniamo asset italiani, tra azioni e titoli di stato, pari a 100 miliardi di euro e continueremo a comprare”.

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L'Islanda al voto dopo lo scandalo dei Panama Papers

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iceland flagdi Lorenzo Battisti per Marx21.it

Molti hanno conosciuto l'Islanda per la prima volta durante i passati campionati di calcio, grazie alle inattese vittorie della sua nazionale. Questo piccolo paese del Nord Europa gioca un ruolo importante dentro la Nato e ha attirato le attenzioni di molti a sinistra per il modo originale di affrontare le conseguenze della crisi capitalistica. 

La risposta islandese alla crisi

Quando si parla dei paesi nordici viene spesso diffusa una visione stereotipata, tesa ad esaltare la differenza e la superiorità etica e morale di questi paesi nell'affrontare i problemi. L'obiettivo è di presentare una presunta società alternativa, che pur rimanendo capitalistica, è esente da "storture". L'attenzione data alcuni anni fa al modo in cui l'Islanda ha affrontato la crisi rientra in questa narrazione filo capitalista. La realtà islandese è differente e il risultato di queste elezioni lo mostra chiaramente.

Andrebbe notato innanzitutto che se davvero si vuole attribuire all'Islanda una risposta alternativa alla crisi, va prima riconosciuto che questo paese nordico è stato colpito dalla crisi come tutti gli altri paesi. Anzi, a ben guardare lo scoppio della crisi è stato più fragoroso che altrove. La ragione è che, se il detonatore (non la causa! [1] ) della crisi è stata la finanza, proprio l'Islanda era uno dei paesi che aveva visto una crescita mostruosa del settore finanziario.

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Fermiamo la repressione contro i comunisti, gli antifascisti e i difensori della pace in Lituania!

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bandiera rossadi Marx21.it

In Lituania esiste un regime autoritario che ha perseguitato e continua a  perseguitare duramente gli oppositori politici. Ma l'opinione pubblica dell'Unione Europea, di cui questa repubblica ex sovietica fa parte, non ne è informata.

La Lituania, repubblica ex sovietica e dal 2004 membro dell'Unione Europea, si era caratterizzata nella fase che è seguita alla fine dell'URSS e all'avvento al potere di un regime nazionalista violentemente anticomunista e russofobo, per la durissima repressione che aveva colpito in particolare centinaia di militanti comunisti dopo la messa fuorilegge, tuttora in vigore, del loro partito. Una fase caratterizzata da violenze inaudite, imprigionamenti, torture e pesantissime pene detentive comminate a molti di coloro, la cui colpa è stata solo quella di essere rimasti fedeli alla Costituzione dell'URSS e al rispetto delle sue leggi.

Si tratta di quella parte del paese (rilevante, al contrario di quanto diffonde la propaganda dei vincitori) che non aveva obbedito alla demagogia nazionalista di coloro che oggi governano il paese utilizzando truculenti argomenti anticomunisti, anti-russi e di aperta nostalgia persino del tenebroso periodo storico caratterizzato dal collaborazionismo con l'aggressione hitleriana, a sostegno, sul piano interno, di una politica improntata al più rigoroso neoliberismo, che ha fatto arretrare sensibilmente il livello delle condizioni sociali di larga parte della popolazione rispetto all'era sovietica, e, sul piano delle relazioni internazionali, di allineamento supino all'imperialismo USA e alla NATO.

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Guerra & benessere: la posta in gioco sul tavolo della diplomazia internazionale

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militare usa terradi Filippo Violi

Riceviamo dal compagno Filippo Violi e volentieri pubblichiamo

Si dice che siamo sull’orlo di una terza guerra mondiale, dove le più potenti flotte aereo-navali si muovono, si spostano, in direzione est del mediterraneo.  Non c’è da stupirsi per questo se si pensa che la guerra, in ogni epoca e in ogni società data, rappresenta la soglia di intelligibilità storica, lo scontro sempre in atto che funge da regolamento di conti, oltre che può rappresentare la base da cui partire per la stipula di accordi o trattati. La guerra unisce sul terreno di lotta i rapporti di forza globali: uomini, monete e carri armati.  Le alleanze di volta in volta si montano, si smontano, soprattutto si finanziano, son mutevoli oltre che pieghevoli.  Qualche anello importante di un asse o di un blocco storico consolidato ogni tanto si stacca, per poi ricomporsi in corsa e magari staccarsi più avanti. L’ultimo cambio di rotta avvenuto sullo scacchiere mondiale, cioè la presa di posizione del governo di Manila e del suo Presidente Duterte, alleato storico di Washington, ora in affari con l’impero di mezzo, n’è prova lampante. Anche la Turchia, dopo il tentato fallito golpe ai danni del governo di  Recep Tayyp Erdogan, sembrerebbe entrato in una nuova dimensione storico-strategica, in un spazio geo-politico del tutto nuovo, firmando un accordo storico con Vladimir Putin per la realizzazione del gasdotto Turkish Stream che porterà il gas russo verso l’Europa attraverso il Mar Nero, abbandonando così il progetto del gasdotto South Stream di ostilità dell’U.E.

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George Mavrikos rieletto Segretario Generale della Federazione Sindacale Mondiale

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mavrikos photo 590x260a cura di Miguel Arróniz | rebelion.org

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

La Federazione Sindacale Mondiale (FSM) è una federazione internazionale di sindacati fondata il 3 ottobre 1945 a Parigi. E' la seconda organizzazione sindacale internazionale più antica e fondatrice dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL). Segue la linea del movimento sindacale di classe e lotta contro il capitalismo e l'imperialismo, per una società senza sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

Da gennaio 2006 la sede mondiale della FSM si trova ad Atene. In ogni continente conta di un ufficio regionale. In tutti i settori importanti ha Unioni Internazionali Sindacali (UIS).

La FSM ha rappresentanti permanenti negli organismi internazionali come l'ONU, l'UNESCO, la FAO e la OIL. Lotta attraverso questi organismi e evidenzia il monopolio che esiste dentro questi organismi.

George Mavrikos è nato nel 1950 in una delle numerose isole greche del Mar Egeo, in una famiglia dedita all'allevamento bovino. Ha lavorato 16 anni nella metalmeccanica, in una fabbrica di macchine agricole. Ha partecipato alle lotte sindacali del suo paese da quando era studente. E' stato licenziato per la sua azione politica e sindacale in tre occasioni.

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A fianco del popolo e del governo di El Salvador

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appello elsalvador 1APPELLO

Alle cittadine e ai cittadini italiani,

El Salvador è stato un Paese a lungo governato dalla destra estrema e violenta, sostenuta dall’imperialismo USA: ad essa si è sempre opposto il Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (FMLN).

Nel 1992 si giunge all’accordo di pace di Chapultepec tra le destre e il FMLN e nel 2009 la sinistra riesce a vincere le elezioni.

Nel 2014, l’ex comandante del FMLN, Salvador Sánchez Cerén, viene eletto presidente de El Salvador.

Dal suo insediamento, il governo del FMLN ha concentrato gli sforzi sulle politiche sociali, sull’alfabetizzazione di massa, sulla costruzione delle garanzie e dei diritti per il popolo salvadoregno, impegnandosi strenuamente nella lotta contro la corruzione dilagante e la delinquenza organizzata.

La destra, sin dall’inizio, si è violentemente opposta a questo nuovo corso democratico e popolare, puntando a smantellare i processi di cambiamento introdotti dal FMLN, ad ostacolare in ogni modo la concretizzazione delle misure governative tendenti a lottare, innanzitutto, contro la grande emarginazione sociale e a riconsegnare al popolo salvadoregno la dignità, il lavoro e le garanzie sociali.

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La situazione politica mondiale: alcune chiavi di lettura

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elicotteri silhouettewdi Fausto Sorini, del direttivo di Marx Ventuno, esponente del Comitato No Guerra No Nato

Relazione al Forum “La Via Cinese e il contesto internazionale”, Roma, 15 ottobre 2016

Proviamo a rispondere a tre domande chiave.

- E’ reale oggi il pericolo di una terza guerra mondiale?

- Quali sono le forze che oggi spingono alla guerra globale e perché?

- Quali le forze che possono rappresentare un contrappeso a tale prospettiva?

Una premessa sulla “natura della guerra”

Un esperto in materia, il generale Fabio Mini (un alto ufficiale italiano già in forza alla Nato, non certo un visionario), sostiene da tempo che sarebbe un grave errore pensare che una terza guerra mondiale verrebbe oggi combattuta essenzialmente con il lancio di centinaia di testate nucleari. Esse continuano a rappresentare un deterrente, ma le nuove frontiere della guerra globale si avvalgono di una ricerca scientifica e tecnologica (e delle sue applicazioni militari, in gran parte segrete), che hanno raggiunto oggi un livello qualitativamente assai più avanzato di quelle degli anni ’60-’70, che videro nel movimento comunista e nella comunità politica e scientifica mondiale il grande dibattito sulla natura della guerra nell’era nucleare.

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No Guerra No NATO. Le nuove sfide

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dismantle natoda megachip.globalist.it

IL COMITATO NO GUERRA NO NATO RIPRENDE IL SUO PERCORSO DA FIRENZE. L'Assemblea nazionale rilancia le battaglie del movimento

FIRENZE - Sabato 22 ottobre si è tenuta nella Casa del Popolo di Peretola l'Assemblea Nazionale del Comitato No Guerra No Nato. 

Aperta da un'introduzione del coordinatore uscente, Giuseppe Padovano, e dalle due relazioni di Manlio Dinucci e Giulietto Chiesa, l'assemblea, che ha visto la partecipazione di oltre 120 persone, ha discusso le linee di azione e i criteri dell'attività futura, alla luce dei gravissimi deterioramenti della situazione internazionale e della necessità di estendere il movimento popolare per la liberazione dell'Italia dalla sudditanza atlantica.

L'amplissima unità che ha caratterizzato la discussione si è specificatamente concentrata sulla proposta, già emersa dall'assemblea di Prato del giugno scorso, riguardante la necessità di richiamare il governo italiano al rispetto dell'articolo 2 del Trattato di non proliferazione nucleare - sempre clamorosamente disatteso - che impegna l'Italia a liberarsi da tutte le bombe atomiche sul proprio territorio. 

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Tu vo'fa' l'amerrekkano

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sixtusdi Gianni Cadoppi
da lacrescitafelice.blogspot.it

"E' stato imbarazzante da guardare. "Long Hair" Leung Kwok-hung e Abraham Razack si sono dati battaglia per il microfono. Un giovane neo-eletto localistica ha sventolato uno striscione di protesta come se stesse facendo uno spogliarello e usando quelle che sembravano parolacce per leggere il suo giuramento. Un altro ha pronunciato Cina come "Chee-na", una variazione sul termine dispregiativo Shina utilizzato dalle forze di occupazione giapponesi durante la seconda guerra mondiale.

Per coronare il tutto, la maggior parte dei legislatori pan-democratici hanno stracciato le loro schede elettorali per l'elezione del presidente del LegCo (Consiglio Legislativo) lanciando i pezzi in aria come coriandoli. Alcuni di noi avevano sperato che i giovani - i cosiddetti "soldati dell'ombrello" - avrebbero imparato ad agire come adulti dopo aver formato i loro partiti politici ed essere eletti nel Consiglio Legislativo. Come si è scoperto, entrare nella nuova legislatura assomigliava di più al primo giorno di scuola materna." Così esordiva un editoriale del South China Morning Post sulla seduta d'apertura del parlamentino di Hong Kong tenutasi a metà di ottobre. Insomma i ragazzini della rivolta degli ombrelli una volta arrivati in parlamento hanno davvero pisciato fuori dal vasetto.

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Suez 1956

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nasser discorsodi Spartaco A. Puttini per Marx21.it

Sessanta anni fa (il 29 ottobre del 1956) cominciava l’aggressione anglo-franco-israeliana all’Egitto nasseriano, passata alla storia come guerra di Suez o campagna del Sinai.

La guerra del 1956 rappresentò la precipitazione di un lungo braccio di ferro tra l’Egitto e le potenze occidentali. Sin dal colpo di stato militare del 1952 gli Usa avevano tentato di fagocitare il paese arabo nella loro orbita a spese della traballante influenza britannica. Le pressioni per inserire Il Cairo nel sistema di patti militari con cui Washington voleva accerchiare e “contenere” l’URSS non avevano però sortito effetto e il regime degli Ufficiali liberi aveva mostrato con sempre maggior vigore la maturazione di convinzioni che, da un semplice nazionalismo, si coloravano di tinte panarabe e antimperialiste. Inclinazioni che mettevano l’Egitto e l’imperialismo occidentale, nelle sue diverse gradazioni, in rotta di collisione.

Le pressioni per far desistere Nasser dalla strada che aveva intrapreso sortivano sistematicamente l’effetto opposto. Nel 1955, dopo gli scontri di frontiera con Israele nei pressi di Gaza, gli Usa rifiutarono di fornire armi all’Egitto se questi non avesse rivisto la propria politica estera allineandosi all’Occidente. Per tutta risposta Nasser sostenne l’inserimento del suo paese nel blocco afro-asiatico di Bandung e divenne uno dei principali leader del movimento dei non allineati.

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Kragujevac, Serbia ex Jugoslavia. Per non dimenticare

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kragujevac 001Riceviamo dal compagno Enrico Vigna e volentieri pubblichiamo

21 ottobre 1941- 21 ottobre 2016


Per la memoria storica: Kragujevac, Serbia, ex Jugoslavia - 21 ottobre 1941

E’ un autunno freddo in quell’anno 1941 nella Sumadjia, la regione di cui è capoluogo la città di Kragujevac… in un breve lasso di tempo si trasformerà in gelido per i suoi abitanti.

L’occupazione nazifascista della Jugoslavia è in atto, e contemporaneamente comincia la lotta di liberazione e si formano i primi distaccamenti partigiani, che nella clandestinità avevano costruito una rete di combattenti sia nelle città che nelle campagne e sotto la cui guida, i popoli jugoslavi uniti, diedero vita ad una stagione di eroismi storici e sacrifici immani, ma vittoriosa.

Come raccontano i vecchi combattenti: “.. non appena una suola straniera ha calpestato la nostra terra, il nostro popolo ha cominciato la lotta di liberazione, senza indugi e senza dubbi, come sempre è stato dai tempi degli ottomani in poi, la consegna era lottare comunque. Vincere forse, ma comunque lottare…”.

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Cina da sabbia informe a potenza globale

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cina grattacielidi Diego Angelo Bertozzi

Il contributo al Forum “La via cinese e il contesto internazionale”, Roma – 15 ottobre 2016

L'ultimo G20 che si è svolto a Hangzhou ci ha dato l'immagine -  e ha sancito e a livello dell'opinione pubblica – di una Cina ormai assurta a potenza globale, in grado di incidere sui rapporti internazionali e di proporre una propria agenda di stampo cooperativo e inclusivo per l'uscita dalla crisi. Come è cambiata la situazione se pensiamo che ancora alla fine del XX secolo era ancora ai margini, stretta dal ruolo di semplice osservatore. E ancora di più se facciamo un salto di un secolo, al 1916 quando una giovane repubblica nazionalista “a pezzi” (nella condizione di “sabbia informe” per citare Sun Yat-sen), vittima di un cartello delle potenze imperialiste e delle lotte intestine, entrava nella prima guerra mondiale nel ruolo di fornitrice di manodopera servile per le trincee d'Europa (un “esercito dimenticato” composta da oltre 100mila lavoratori), ricevendo ulteriori umiliazioni: nel grande quadro che a Parigi rappresentava e glorificava le potenze vincitrici al termine delle ostilità veniva esclusa proprio la Cina per fare spazio agli Stati Uniti!

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La situazione delle donne in Afghanistan è peggiore che con i talebani

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malalaiIntervista a Malalai Joya, a cura di Emma Gascó
da diagonalperiodico.net

Traduzione di Giulia Salomoni per Marx21.it

Il 7 Ottobre 2001 gli Stati Uniti lanciavano sull’Afghanistan l’operazione “Libertà duratura”. Quindici anni dopo abbiamo intervistato la deputata e attivista afghana Malalai Joya sull’occupazione militare, la situazione delle donne e la politica del paese (EG).

Qual è la situazione delle donne in Afghanistan dall’occupazione? Vi sentite liberate?

Sfortunatamente la situazione delle donne in Afghanistan è un disastro ancora maggiore, in paragone con l'epoca dei talebani. Gli uomini e le donne dell'Afghanistan non sono stati affatto liberati. Soffrono di ingiustizia, insicurezza, corruzione, disoccupazione, povertà... Le donne ed i bambini sono quelli che stanno peggio. La catastrofica situazione delle donne fu un’ottima scusa affinché la NATO occupasse il nostro paese ma, in realtà, ci ha collocato in prima linea rimpiazzando il regime dei talebani, misogini e fondamentalisti, con i signori della guerra, altrettanto misogini e fondamentalisti, che sono pappa e ciccia coi talebani e che ingannano il popolo afgano mascherati da democratici.

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Patti chiari, sudditanza lunga

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obama renzidi Manlio Dinucci 
da il manifesto, 25 ottobre 2016

Dopo aver chiamato gli italiani a votare Sì al referendum, ingerendosi nella nostra politica nazionale col complice silenzio dell’opposizione parlamentare, il presidente Obama ha confermato al «buon amico Matteo» che con l’Italia gli Usa hanno «patti chiari, amicizia lunga». Non c’è dubbio che i patti siano chiari, anzitutto il Patto atlantico che sottomette l’Italia agli Usa. 

Il Comandante supremo alleato in Europa viene sempre nominato dal Presidente degli Stati uniti d’America e sono in mano agli Usa tutti gli altri comandi chiave. Dopo la fine della guerra fredda, in seguito alla disgregazione dell’Urss, Washington affermava la «fondamentale importanza di preservare la Nato quale canale della influenza e partecipazione statunitensi negli affari europei, impedendo la creazione di dispositivi unicamente europei che minerebbero la struttura di comando dell'Alleanza», ossia il comando Usa. 

Concetto ribadito dal segretario della Nato Stoltenberg nella recente tavola rotonda sulla «grande idea di Europa»: «Dobbiamo assicurare che il rafforzamento della difesa europea non costituisca un duplicato della Nato, non divenga una alternativa alla Nato». 

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I movimenti per la pace USA: “Ecco la verità sulla guerra in Siria.”

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da PandoraTV

Una larga delegazione di movimenti per la pace americani è stata in Siria per “verificare con i propri occhi” cosa sta realmente accadendo. Il resoconto di questa visita è comunicato in una conferenza stampa nel quartier generale dell’ONU a New York.

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