Ttip, la «Nato economica»

Ttip, la «Nato economica»

di Manlio Dinucci

L’ambasciatore Usa presso la Ue, Anthony Gardner, insiste che «vi sono essenziali ragioni geostrategiche per concludere l’accordo»

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Un 1° maggio a Milano, storie di ordinaria follia

Un 1° maggio a Milano, storie di ordinaria follia

Comitato Contro la Guerra Milano

Come si sa, definire esattamente quando sia nata la grande manifestazione internazionale a data fissa riguardante i lavoratori è difficile, nessuna burocrazia potrebbe rilasciare a tale riguardo un certificato di nascita indiscutibile.

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A due anni dal massacro di Odessa

A due anni dal massacro di Odessa

da Avante!

Il massacro nella Casa dei Sindacati di Odessa è emblematico del corso impresso all'Ucraina dopo il colpo di Stato del febbraio 2014 e l'ascesa delle forze nazifasciste con l'appoggio di USA e UE

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La persecuzione politica si intensifica in Lettonia (Unione Europea)

La persecuzione politica si intensifica in Lettonia (Unione Europea)

da inter.kke.gr

Interrogazione del Partito Comunista di Grecia (KKE) a Federica Mogherini

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Petizione internazionale contro la chiusura dell'archivio Lukacs a Budapest

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lukacs archivioda solidarite-internationale-pcf.over-blog.net

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Il regime ultrareazionario al potere in Ungheria, oggi sotto la presidenza di Victor Orban, continua la sua meschina opera di sradicamento di qualsiasi memoria del movimento marxista e comunista nel paese. Forse a favore della mediatizzazione della campagna d'odio contro i rifugiati del Medio Oriente, vuole oggi far sparire silenziosamente gli Archivi Lukacs di Budapest. L'Accademia delle Scienze di Ungheria ha annunciato la chiusura imminente, la vendita dell'appartamento dove abitava Lukacs che ospita gli archivi e il trasferimento o il pensionamento d'ufficio dei ricercatori che se ne occupavano.

Il prestigio internazionale del filosofo e l'uomo politico György Lukács (1885-1971) aveva finora preservato questo luogo di memoria e di ricerca. Attore della rivoluzione ungherese del 1919, successiva a quella d'Ottobre, continuatore dell'opera di Marx ed Engels, attraverso degli scritti diffusi a livello mondiale come “Storia della coscienza di classe” (1923), pensatore innovatore dell'estetica marxista, della teoria del romanzo, György Lukács rimane uno dei filosofi principali la cui eredità è difficile da nascondere nel mondo capitalista revanscista, anche sfigurandolo.

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Le crisi della sinistra latinoamericana

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Foro de sao paulodi Emir Sader*
da alainet.org

Traduzione di Marx21.it

Si può dire che ci sono due sinistre in America Latina e che entrambe sono entrate in crisi, ciascuna a suo modo. Una è quella che è arrivata al governo, ha avviato processi di democratizzazione della società e di fuoruscita dal modello neoliberale e che oggi si confronta con difficoltà – di ordine diverso, sia esterno che interno – per dare continuità a questi processi. L'altra è quella che, sebbene esistendo in paesi con governi liberali duraturi, non riesce in alcuna maniera a rappresentare un forza capace di vincere elezioni, andare al governo e avviarsi a superare il neoliberalismo.

La sinistra post-neoliberale ha ottenuto successi straordinari, ancora più se si tiene conto che i progressi nella lotta contro la povertà e le disuguaglianze è avvenuta nel segno di un'economia internazionale che, al contrario, aumenta la povertà e la disuguaglianza. Nel continente più diseguale del mondo, colpito dal processo di recessione profonda e prolungata del capitalismo internazionale, i governi di Venezuela, Brasile, Argentina, Uruguay, Bolivia ed Ecuador hanno diminuito la disuguaglianza e la povertà, hanno consolidato processi politici democratici, hanno costruito processi di integrazione regionale indipendenti dagli Stati Uniti e hanno accentuato l'interscambio Sud-Sud.

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Sanzioni alla Russia: l'ipocrisia di UE e USA

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russia europa semaforoDichiarazione della Federazione Sindacale Mondiale (FSM)

da www.wftucentral.org

Traduzione di Marx21.it

La decisione dell'Unione Europea di continuare fino al 10 settembre 2016 le sanzioni contro la Russia è un attacco che colpisce soprattutto le persone che lavorano in Europa e in Russia, in quanto porta a una perdita di posti di lavoro. E danneggia anche gli agricoltori e i loro prodotti.

La Federazione Sindacale Mondiale si oppone a tali pratiche non democratiche e chiede che vi si ponga fine.

Allo stesso tempo, questa decisione dei 28 paesi dell'Unione Europea mette in risalto l'ipocrisia degli imperialisti che, volendo promuovere gli interessi geostrategici delle multinazionali e dei capitalisti di queste nazioni, sostengono i fascisti di Kiev, forniscono finanziamenti e attrezzature militari ai jihadisti e, nonostante ciò, hanno persino il coraggio di esprimere simpatia nei confronti di quei rifugiati che loro stessi creano con i propri interventi imperialisti.

Sono degli ipocriti.

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Strage di Odessa: parla una sopravvissuta. “La brutalità ed il terrore di quel giorno dovevano essere una lezione per qualunque oppositore."

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odessa casadeisindacatida www.lantidiplomatico.it
di Maurizio Vezzosi e Giacomo Marchetti

Ripercorriamo con le parole di una testimone diretta il giorno in cui il mostro creato in Ucraina ha sprigionato tutta la sua atroce brutalità

A quasi due anni da uno dei più tragici episodi di violenza fascista dei nostri tempi, abbiamo intervistato Svetlana, una sopravvissuta della strage consumatasi ad Odessa il 2 Maggio del 2014.

Svetlana, di cui non riveliamo la reale identità per ragioni di sicurezza, vive in Italia da tempo.

Alleghiamo al testo alcune foto e documenti utili a contestualizzare questa testimonianza.

Sulla scia di sangue di Maidan, la tragedia di Odessa, insieme al massacro di Mariupol, segnano un “prima” e un “dopo” nel conflitto ucraino: una guerra civile che si protrae da quasi due anni nel silenzio assordante dei media occidentali.

Nonostante i documenti ufficiali parlino di 48 persone uccise, la maggior parte dei testimoni e dei giornalisti che hanno seguito la vicenda concorda sul fatto che il numero reale dei morti sia tragicamente più alto.

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Il 2 aprile a Milano per dire No Guerra No NATO

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di Comitato contro la Guerra Milano

Sabato 2 aprile 2016 torniamo nella Sala Di Vittorio in Camera del Lavoro Metropolitana di Milano. Dall’ultima volta che ci siamo stati, era il 23 ottobre scorso, gli avvenimenti sono stati incalzanti; tutto sta a dimostrare quanto fosse prevedibile la deriva che ci ha condotto fino all’attuale situazione. Lo Zio Sam è sempre ”impegnato”, non dobbiamo lasciarci ingannare dalle lacrime di Obama o da quelle dell’Alto Rappresentante Europeo per la politica estera e la sicurezza Federica Mogherini.

Concordiamo con la tesi per cui la guerra oggi viene giocata, dopo aver creato le condizioni perché si scateni, dal “Pivot” statunitense. È a questo protagonista mondiale che ci riferiamo parlando della guerra, per noi infatti la domanda da porsi oggi è la seguente: è guerra aperta?

Sappiamo che lo sforzo da compiere è andare in direzione opposta a quella del mainstream paladino dei “diritti umani”, indomito con i “dittatori”, fautore insomma del “politicamente corretto”; rimangono così sullo sfondo le “destabilizzazioni”, i droni o i contractors. Immaginiamoci il capo di stato di un paese del Medio Oriente annunciare, attraverso la televisione, che la guerra all’Iraq è stata un errore e quindi porgere le sue scuse, essendone stato uno dei principali responsabili. Di questo si è reso autore il ben noto Tony Blair. Si è trattata la questione come se Blair chiedesse scusa per un omicidio stradale... Questa è la realtà.

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Protesta contro il Vertice NATO, Varsavia 2016!

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wpc campain2016 logo2di Consiglio Mondiale della Pace (WPC)

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Costruire ed espandere la campagna del WPC: Sì alla pace! No alla NATO!

Il vertice NATO 2016 si svolgerà a Varsavia, Polonia, tra l'8 e il 9 luglio. Emerge come la NATO si impegni nel suo "maggiore rafforzamento collettivo" degli ultimi due decenni. Il Consiglio Mondiale della Pace chiede mobilitazioni in tutti i paesi del mondo, in concomitanza con il Vertice di Varsavia e di costruire la campagna mondiale già in corso contro la NATO: Sì alla pace! No alla NATO!

NATO: nemico della pace e delle persone

Dalla sua creazione nel 1949, la NATO è stata il braccio di aggressione militare dell'imperialismo. E' la più grande e più pericolosa organizzazione militare nel mondo, profondamente interconnessa con le politiche estere ed economiche sia degli Stati Uniti che dell'Unione Europea.

A partire dagli anni 1990, la NATO ha esteso i suoi partecipanti e il teatro delle operazioni. La NATO conta attualmente 28 Stati membri in tutto il Nord America ed Europa. Altri 22 paesi sono impegnati nel Consiglio di partenariato euro-atlantico (EAPC). Ulteriori 19 paesi collaborano con la NATO attraverso programmi come il "Partenariato per la pace", "Dialogo Mediterraneo", l'"Iniziativa per la cooperazione di Istanbul" o l'Iniziativa "Partners across the Globe".

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Palmira e le contraddizioni

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palmira brightdi Maurizio Musolino
da www.comunisti-italiani.it

Riceviamo dal compagno Maurizio Musolino, che ringraziamo per la segnalazione, e volentieri pubblichiamo

La liberazione della città di Palmira rappresenta simbolicamente un momento importante per la rinascita di un paese messo in ginocchio da 5 anni di guerra. L’esercito di Damasco è riuscito, dopo giorni di dura battaglia, a mettere in fuga l’Isis, grazie anche alla collaborazione dei raid aerei russi e alla preziosa presenza di milizie di Hezbollah. Palmira non ha solo un altissimo valore simbolico per la sua storia e per le sue straordinarie bellezze, rappresenta anche un importante snodo verso est, da lì infatti si raggiungono prima Deir  El Zor e poi proseguendo  a nord Raqqa, la capitale, insieme a Mossoul (in Iraq), del cosiddetto stato islamico.

Ma proviamo ad analizzare come da noi è stata raccontata questa vicenda. Ricordate i titoli in prima pagina e i servizi su tutte le televisioni quando l’Isis entrò  a Palmira abbattendo archi e colonne ed uccidendo il responsabile dei beni archeologici? Bene la sua riconquista è passata invece quasi nel più assoluto silenzio, come se l’Isis non fosse quel mostro che è, e una sua importante sconfitta non rappresentasse un avvenimento importante per tutti gli amanti della pace. A denunciarlo non sono solo i “soliti amici della Siria”, bensì anche un grande del giornalismo mediorientale, Robert Fisk, sul quotidiano inglese Indipendent.

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Uglegorsk. Lo conoscete?

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di Evdokiya Sheremeteva
da littlehirosima.livejournal.com

Traduzione di Alena Afanasyeva per Marx21.it

Avete mai sentito parlare della città di Uglegorsk?

Si trova sulla strada che porta a Debaltsevo.

Proprio lì, dov'è stato il famoso sacco.

A Uglegorsk salve e fuochi non cessano mai.


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Cresce la mobilitazione contro il golpe in Brasile

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brasile folla controilgolpedi Commissione Politica Nazionale del Partito Comunista del Brasile – PCdoB

da www.resistencia.cc 

Traduzione di Marx21.it

Nella riunione svoltasi il 28 marzo, a Brasilia, la Commissione Politica Nazionale del Partito Comunista del Brasile ha approvato una nota in cui chiama i suoi militanti e il popolo brasiliano alla lotta contro il colpo di Stato guidato da Eduardo Cunha, Michel Temer, il PSDB, l'apparato mediatico monopolista privato e settori dell'apparato di polizia e giudiziario. Il documento avverte che un governo risultante da un golpe, capeggiato da Michel Temer, sarebbe un governo “illegittimo, di eccezione”, e constata che nonostante la situazione sfavorevole, la mobilitazione contro il golpe si rafforza

Democrazia versus golpe:le battaglie decisive si avvicinano

I prossimi giorni e settimane saranno decisivi per il futuro del paese. L'opposizione di destra all'attacco cerca di consumare il golpe, accelerando il passaggio a un processo fraudolento di impeachment contro la presidente Dilma Rosseff, che sarà sottoposto al voto nella Commissione Speciale e nella plenaria della Camera dei Deputati – e in seguito nel Senato Federale.

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Strategia segreta del terrore

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usa bandiera stoffadi Manlio Dinucci | da il manifesto

«Il nemico oscuro che si nasconde negli angoli bui della terra» (come lo definì nel 2001 il presidente Bush) continua a mietere vittime, le ultime a Bruxelles. È il terrorismo, un «nemico differente da quello finora affrontato», che si rivelò in mondovisione l’11 settembre con l’immagine apocalittica delle Torri che crollavano. 

Per eliminarlo, è ancora in corso quella che Bush definì «la colossale lotta del Bene contro il Male». Ma ogni volta che si taglia una testa dell’Idra del terrore, se ne formano altre. Che dobbiamo fare? Anzitutto non credere a ciò che ci hanno raccontato per quasi quindici anni. 

A partire dalla versione ufficiale dell’11 settembre, crollata sotto il peso delle prove tecnico-scientifiche, che Washington, non riuscendo a confutare, liquida come «complottismo». 

I maggiori attacchi terroristici in Occidente hanno tre connotati. 

Primo, la puntualità. L’attacco dell’11 settembre avviene nel momento in cui gli Usa hanno già deciso (come riportava il New York Times il 31 agosto 2001) di spostare in Asia il centro focale della loro strategia per contrastare il riavvicinamento tra Russia e Cina: nemmeno un mese dopo, il 7 ottobre 2001, con la motivazione di dare la caccia a Osama bin Laden mandante dell’11 settembre, gli Usa iniziano la guerra in Afghanistan, la prima di una nuova escalation bellica. L’attacco terroristico a Bruxelles avviene quando Usa e Nato si preparano a occupare la Libia, con la motivazione di eliminare l’Isis che minaccia l’Europa. 

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Attentati di Bruxelles: "Alcune verità scomode per il conformismo mediatico"

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Je suis Bruxellesdi Sinistra per Urbino | da vivereurbino.it

Riceviamo e volentieri pubblichiamo 

Due nuovi attentati in luoghi affollati a Bruxelles hanno creato una strage: 32 morti, oltre 270 feriti. Sinistra per Urbino esprime profondo cordoglio e le condoglianze alle famiglie delle vittime. Ormai la guerra coinvolge l’Europa che come mai nel passato è sottoposta a processi di destabilizzazione con attentati terroristici, emigrazioni bibliche, crisi economica - sociale, pressioni finanziarie. 

Di fronte a questi fatti sanguinosi rinnoviamo la richiesta e il nostro impegno per uscita dalla Nato, alleanza a comando Usa che ha portato il nostro Paese a essere coinvolto nelle guerre di Jugoslavia, prima e seconda guerra in Iraq, Afghanistan, Libia e da ultime in Siria e Ucraina. Le guerre scatenate dagli Usa per combattere il terrorismo, in realtà hanno creato ed esteso terrorismo e fanatismo religioso, e hanno causato milioni di morti tra i civili (700 mila le vittime solo nella seconda guerra in Iraq). La Nato è una alleanza aggressiva che persegue esclusivamente gli interessi Usa per il dominio del mondo, danneggiando i nostri interessi nazionali e popolari, e  aggrava i già difficili bilanci statali e la nostra provata economia.

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A 40 anni dal golpe genocida

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plazademayo 40anniLe madri e le nonne di Plaza de Mayo ricordano | da www.abuelas.org.ar

Traduzione di Giulia Salomoni per Marx21.it

Davanti a una grande folla riunita in Plaza de Mayo, Estela de Carlotto legge parte del documento per il 40esimo anniversario del Golpe.

A quarant’anni dal golpe genocida, che causò tanto dolore al nostro popolo, con migliaia di assassinati, detenuti-desaparecidos, prigionieri e prigioniere politici, esiliati, con un popolo unito nella povertà, senza giustizia sociale e con molta paura siamo in Plaza de Mayo per rivendicare le lotte dei 30.000.

Sono passati quarant’anni da quel 24 di Marzo del 1976, quando i genocidi occuparono la Casa Rosada per decidere sulla vita e sulla morte. Con il terrore sistematico come metodo, cercarono di imporre un piano economico, politico, sociale e culturale di fame ed esclusione con la ricetta scritta dai gruppi economici, dal Governo degli Stati Uniti, dalle gerarchie ecclesiastiche e con la partecipazione dei magistrati.

Con la Dottrina della Sicurezza Nazionale iniziarono a instillare l’idea di un nemico interno, formando le Forze Armate alla Scuola delle Americhe per massacrare il popolo. Ci riempirono il paese di paura. Il “non t’immischiare” era la linea editoriale dei media come Clarìn, La Nación e tanti altri che furono complici dei delitti di lesa umanità. Colmarono i fogli dei loro giornali mentendo sul terrorismo di Stato, accusando i militanti di assassinio, descrivendo i crimini come scontri, scrivendo gli argomenti della “teoria dei demoni”, esercitando l’azione psicologica del terrore nell’inchiostro e nella carta, accusando i sopravvissuti che denunciavano la dittatura all’estero di fare una campagna “anti-argentina”.

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“Kiev non rispetta gli accordi di Minsk”

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simonenko21di Petro Simonenko, Segretario del Partito Comunista di Ucraina (KPU) | da kprf.ru

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Petro Simonenko, Segretario del Partito Comunista di Ucraina (KPU), è intervenuto al Congresso del Partito Comunista di Bielorussia (KPB)

“Oggi abbiamo bisogno di proteggere tutto ciò che è collegato alla Bielorussia. Perché essa non ha  consentito che si completasse l’arco del confronto con la Russia. Un arco che è andato formandosi con l’inclusione delle repubbliche baltiche, passando per l’Ucraina, la Moldavia e la Georgia. E’ così rimasta solo la Bielorussia. E proprio questo fattore sarà utilizzato per aumentare la pressione sul paese”, - ha dichiarato Petro Simonenko, secondo quanto comunica il servizio stampa del KPB.

Il segretario del KPU ha ringraziato la dirigenza della Bielorussia e in particolare il presidente Aleksandr Lukashenko per avere garantito la realizzazione della piattaforma politica che ha permesso di discutere i modi per risolvere il conflitto nella parte orientale dell’Ucraina.

E’ molto importante che si sia discusso non a Bruxelles, non a Parigi, ma qui, a Minsk. Il popolo della Bielorussia, in modo fraterno, ritiene possibile fornire un sostegno alla ricerca di un accordo sulle questioni legate alla sanguinosa guerra civile in Ucraina, allo scopo di escludere futuri sviluppi negativi”, - ha detto Simonenko.

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Il folklore della sinistra europea di fronte all'America Latina

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psuv marchadi Fabio Scolari | da www.sinistra.ch

Riceviamo dal compagno Fabio Scolari e volentieri pubblichiamo come contributo alla discussione

Tra le file della sinistra radicale europea rimasta orfana, dopo la caduta del Muro di Berlino, del mito sovietico, l’esperienze di governo progressiste dell’America Latina hanno rappresentato negli ultimi decenni un punto di riferimento sul quale ricostruire un’identità politica e ideologica.

Come molto spesso avviene in questi casi, le contraddizioni e i ripiegamenti effettuati dai gruppi dirigenti latino-americani non sono stati recepiti adeguatamente, immaginando una strada lineare e priva di ostacoli nello scontro per la trasformazione socialista. 

Oggi la situazione nel Sud America appare più intricata a seguito di pesanti sconfitte elettorali, tentativi di colpo di stato e riapertura delle relazioni diplomatiche tra vecchi nemici. Per quanto riguarda il primo punto, i riferimenti sono evidentemente la disfatta alle elezioni parlamentari in Venezuela, nelle quali l’eterogenea coalizione di opposizione “Unità Nazionale”(MUD) ha conquistato il 56% dei suffragi, e in Argentina, dove finisce l’era del peronismo di sinistra, incarnato dai coniugi Kirchner, sconfitto dal liberal-liberista Mauricio Macri. 

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In Russia il prossimo Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti

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19 festival fmje"Tribuna Popular

Traduzione di Marx21.it

La 19° edizione del Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti si svolgerà in Russia il prossimo anno in omaggio al centenario della Rivoluzione d'Ottobre e al 70° anniversario dei Movimento dei Festival.

L'informazione è stata diffusa dopo la riunione di febbraio del Consiglio Generale della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (FMGD), svoltasi a Mosca, il fronte che raggruppa le più importanti organizzazioni antimperialiste, progressiste e rivoluzionarie a livello internazionale.

“Il Festival si svolgerà in un contesto segnato dall'approfondimento della crisi capitalista a livello mondiale, dalla scalata di guerra dell'imperialismo e dall'emersione del fenomeno fascista”, ha spiegato il Segretario della Relazioni Internazionali della Gioventù Comunista del Venezuela, Gabriel Aguirre.

Il dirigente giovanile ha evidenziato il ruolo della FMGD nella promozione delle lotte della gioventù per un mondo di pace e giustizia sociale e ha spiegato che il Festival svolge un ruolo rilevante come spazio di incontro del movimento popolare giovanile.

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Brasile: la lotta continua

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brasile pt militantidi Albano Nunes*
da www.avante.pt

Traduzione di Marx21.it

Il Brasile vive tempi difficili. La reazione e l’imperialismo non si sono mai rassegnati ai cambiamenti in senso progressista che dal 2003 hanno migliorato le condizioni di vita di molti milioni di brasiliani e non hanno mai desistito dal cercare di rovesciare un processo che, sebbene abbia mantenuto praticamente intoccati il potere economico e l’apparato dello Stato, hanno avvertito come una minaccia mortale ai loro interessi. Il forte appoggio popolare al processo di cambiamento li ha limitati nella capacità di intervento, li ha messi sulla difensiva, ma non hanno mai desistito. Nelle elezioni del 2014 in cui fu eletta presidente Dilma Rousseff hanno giocato una fortissima carta, ma hanno perso. Ora approfittando di una congiuntura economica sfavorevole, anche inseparabile dalla profonda crisi del capitalismo che colpisce i paesi “emergenti”, passano apertamente all’offensiva per riconquistare le posizioni perdute. E’ questo il significato della campagna golpista che punta alla destituzione della presidente Dilma. E’ questo il significato dell’operazione contro Lula da Silva, che mira a screditare la sua immagine e a impedirgli di potere tornare a svolgere un ruolo rilevante nella vita politica del Brasile.

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Palmira liberata dall’Esercito Siriano

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a cura di Pino Cabras con la collaborazione di Talal Khrais

La riconquista di Palmira da parte dell’Esercito Siriano ha un grande significato sia militare che simbolico. Daesh perde il suo avamposto più occidentale sullo scacchiere mediorientale e ora dovrà ripiegare di centinaia di chilometri nel retroterra siriano.

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24 marzo 1999 - marzo 2016: Noi non dimentichiamo

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bambini recinzionea cura di Enrico Vigna - Forum Belgrado Italia

“…Ho appena dato mandato al comandante supremo delle forze alleate in Europa, il generale Clark, di avviare le operazioni d'aria (ndt: bombardamenti aerei…) sulla Repubblica Federale di Jugoslavia…Tutti gli sforzi per raggiungere una soluzione politica negoziata alla crisi del Kosovo sono falliti e non ci sono alternative all'intraprendere l'azione militare…”.

Così, il 23 marzo 1999, l'allora Segretario generale della NATO J. Solana, davanti ai mass media del mondo, decretava l'inizio della fine della “piccola” Jugoslavia e del popolo serbo in particolare…

L'aggressione alla Repubblica Federale di Jugoslavia/ Serbia…era motivata dalla necessità di fermare una “pulizia etnica”, un “genocidio” e ripristinare i “diritti umani” nella provincia. Perché queste furono le tre basi fondanti su cui la cosiddetta Comunità Internazionale: cioè gli otto paesi più ricchi della Terra, cioè il loro braccio armato, la NATO (in quanto i governi dei 2/3 dell'umanità tra voti contrari e astensioni, erano contrari alla guerra) hanno decretato l'aggressione alla Jugoslavia il 24 Marzo 1999.

La realtà sul campo è esattamente il contrario delle verità ufficiali raccontate dalla NATO, dall’UNMIK, dall’OSCE o dalla cosiddetta Comunità Internazionale.

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Bruxelles: il terrore che "questo" Occidente non può sconfiggere

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bruxelles paris 13nov22mardi Maurizio Musolino
da www.adista.it

L’ennesima strage sconvolge una capitale europea. Bruxelles è in ginocchio, le decine di morti, gli oltre 200 feriti, dimostrano in modo inequivocabile che a questo terrorismo non ci si può opporre in termini di sicurezza e di militarizzazione delle città, semplicemente perché è inefficace, quando non utile paradossalmente alle logiche degli stessi che compiono gli attentati.

Il problema è molto più profondo e purtroppo non prevede soluzioni brevi e semplici. I danni, ma non è sbagliato chiamarli veri e propri crimini, che l’Occidente ha prodotto negli ultimi due decenni sono terribili. Dalla Prima Guerra del Golfo in poi si è stravolta la percezione che proiettavamo sui Paesi del sud del mondo. Fino ad allora, a torto o a ragione, l’Occidente era il luogo dei diritti, della libertà, della democrazia. Immagini che spesso non corrispondevano alla realtà, ma il bluff reggeva. Poi siamo diventati il mondo della prepotenza, dell’inganno, della prevaricazione e dei diritti a senso unico. Guerre fatte in nome della “democrazia” che uccidevano popolazioni inermi e innocenti, Paesi – come la Palestina – abbandonati all’arroganza e alla prepotenza della forza criminale di Stati come Israele, per finire con un certosino lavoro di smantellamento degli Stati nazionali dell’area mediorientale teorizzato a tavolino dalle teste d’uovo dei neocon statunitensi. Proprio questa operazione di frantumazione degli Stati nazionali iniziata con l’Iraq e poi proseguita con la Libia, Siria, Yemen, e in futuro con l’obiettivo di coinvolgere anche l’Egitto, ha definitivamente rotto tutti i vecchi equilibri provocando una migrazione biblica delle popolazioni di quell’area.

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Un partito organizzato nei luoghi di lavoro come compito strategico

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bandiererosse lavoratori corteodi Javier Parra, Segretario generale del Partito Comunista del Paese Valenciano

da www.lafuerzadelpce.es

Traduzione di Giulia Salomoni per Marx21.it

Nel 1976 la riunione plenaria del Comitato Centrale del Partito Comunista di Spagna (PCE) decise di eliminare la struttura dell’organizzazione basata sulle sue cellule di base e riorganizzò i suoi militanti in raggruppamenti di carattere territoriale, il che in pratica significava la dissoluzione di tutta la struttura nelle imprese, nell’esercito, nelle organizzazioni di massa; una decisione che facilitava la sua legalizzazione e disattivava il pericolo della vera forza del PCE per il nuovo regime. Le cellule del PCE erano piccoli gruppi coesi e con un’intensa vita politica, strettamente vincolati ad un settore sociale o vicino ai luoghi di lavoro. Questo permetteva un’interlocuzione e un’azione diretta con la classe operaia il che spiega la straordinaria forza del partito comunista nel movimento operaio, da cui attingeva anche la maggior parte dei suoi militanti.

Da allora i militanti che entrano nel Partito Comunista lo fanno fondamentalmente perché si sentono comunisti e sono convinti che il Partito Comunista è il luogo dove devono organizzarsi. I nuovi e le nuove militanti non provengono, tuttavia, dall’azione e l’esempio del Partito nel conflitto lavorativo (in alcuni casi sì); nei centri del lavoro, lì dove il partito dovrebbe essere interlocutore diretto con la classe lavoratrice, di cui dovrebbe nutrirsi continuamente, e che dovrebbe contribuire ad organizzare di fronte agli incessanti attacchi che quotidianamente subisce.

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