Intervista a Evo Morales, presidente della Bolivia

Intervista a Evo Morales, presidente della Bolivia

da jornada.unam.mx

Morales sostiene di non essere ancora pronto a lasciare la presidenza, benché rispetti la decisione del paese. Quanto alla vittoria di Trump, secondo lui è da attribuire alla rabbia contro la globalizzazione

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Il risultato delle elezioni presidenziali austriache

Il risultato delle elezioni presidenziali austriache

Dichiarazione di Elke Kahr, dirigente della Federazione della Stiria del Partito Comunista Austriaco (KPÖ)

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No alla «riforma» bellicista

No alla «riforma» bellicista

di Manlio Dinucci

La maggioranza degli italiani, sfidando i poteri forti schierati con Renzi, ha sventato il suo piano di riforma anticostituzionale. Ma perché ciò possa aprire una nuova via al paese, occorre un altro fondamentale No: quello alla «riforma»  bellicista che ha…

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L’ultimo saluto a Fidel Castro

L’ultimo saluto a Fidel Castro

da PandoraTV

La trasmissione integrale dei funerali di Fidel Castro che si sono svolti il 4 dicembre a Santiago de Cuba [RT en Español]

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Écrasez l’infame

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banda bassotti canibaldi Militant | da sinistrainrete.info

Tra le molte derive linguistiche della sinistra rosa, ce n’è una davvero significativa: quella di procedere per “scomunica rossobruna” verso qualsiasi posizione politica dell’universo mondo che non coincida pedissequamente con le proprie teorie post-moderne sull’uomo e il suo destino. Tutto rientrerebbe nel distopico universo online in cui, in genere, prendono vita, divampano e rapidamente muoiono le dispute politiche del XXI secolo. Eppure in questo caso la questione ci sembra leggermente più problematica. Da qualche tempo una fitta(?) schiera di scienziati sociali, twittologi, facebookers, pinterestomani, instagrammofoni, alle prese con lo smascheramento del complotto neofascista mondiale, indaga sulla natura rossobruna di “certa sinistra”.

Siccome la tesi, che condividiamo, è che il “rossobrunismo” non sia altro che neofascismo mascherato, delle due l’una: o i rossubruni sono in tutto e per tutto neofascisti, quindi da combattere con ogni mezzo necessario (come ammette vigorosamente la schiera di neofascistologi), oppure il rossobrunismo è solamente un’accusa morale rivolta al “compagno che sbaglia” o che non è in linea con le posizioni della suddetta sinistra. 

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Mariella Cao: “Salto di Quirra, il poligono della morte”

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Nel corso dell’assemblea del Comitato No Guerra No Nato (Firenze, 22 ottobre), Mariella Cao si è soffermata sui danni umani e ambientali prodotti dal poligono sperimentale di Salto di Quirra.

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La volatilità dei prezzi

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di Demostenes Floros | da abo.net

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Tra il rialzo del barile, dettato principalmente dalla decisione che l'Opec prenderà il 30 novembre e dal calo delle riserve petrolifere USA, e il calo, riconducibile al fatto che diversi paesi Opec non vogliono ridurre la produzione di greggio

A ottobre i prezzi del petrolio sono stati caratterizzati da volatilità. In particolare, il Brent Crude North Sea ha aperto a 50,75 $/b (dollari al barile) e ha chiuso a 48,51 $/b, mentre il West Texas Intermediate ha aperto a 49,25 $/b e ha chiuso a 46,79 $/b. Al momento della redazione dell'articolo, i prezzi del petrolio stavano attraversando una contrazione, rispettivamente a 46,95 $/b e 45,35 $/b, sulla scia dei dati pubblicati dall’Energy Information Administration, che nel rapporto sulle scorte rilevava un incremento inaspettatamente consistente di 14,4 milioni di barili negli Stati Uniti nella settimana conclusasi il 28 ottobre – l’aumento più marcato mai registrato in 34 anni di statistiche.

Il livello di rifermento europeo e asiatico ha raggiunto il record dell'ultimo anno attestandosi a 52,9 $/b il 10 ottobre, mentre il 19 ottobre il valore di riferimento americano ha toccato quota 51,64 $/b, il massimo registrato da giugno 2016.

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John Pilger intervista Julian Assange

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Un passo dell’intervista che Julian Assange ha concesso al giornalista australiano John Pilger: l’ISIS è stato pagato dai governi dell’Arabia Saudita e del Qatar, gli stessi che hanno sempre finanziato la Fondazione Clinton.

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Difendi l'AntiDiplomatico. Difendi la tua Liberta' di "Stampa" contro il nuovo Maccartismo

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lastampaserveda lantidiplomatico.it

Riceviamo da "l'Antidiplomatico" e volentieri pubblichiamo, esprimendo ai compagni e amici della sua redazione la piena solidarietà di Marx21.it per il durissimo e pretestuoso attacco che hanno subito nelle pagine di uno dei più importanti quotidiani "padronali". 

Non intendiamo permettere che passi inosservato questo ennesimo tentativo di demonizzare una voce scomoda, fuori dal coro del mainstream dominante, con l'evidente intento di pregiudicare l'esercizio stesso della libertà di espressione e di stampa in un paese che sta subendo in questi giorni, da parte dell'attuale governo PD, il più violento attacco all'assetto costituzionale uscito dalla Resistenza, mai registrato nell'Italia repubblicana. 

"Un concetto assai caro anche al sito chiave che dà al M5S i contenuti da esibire per piacere a Mosca, «lantidiplomatico.it», che si distingue per il suo sostegno a Putin, Assad e Trump"
La Stampa, 5 novembre 2016.

Negli ultimi mesi il nostro sito, l'AntiDiplomatico, ha notevolmente aumentato il numero dei suoi lettori. Non è stato solo merito nostro, lo dobbiamo ammettere. Tanto hanno fatto anche tutti coloro che hanno scelto di utilizzare a nostro favore la loro cattiva fama e il loro essere sempre dalla parte sbagliata della storia. Tutto potevamo aspettarci, dobbiamo essere onesti, tranne che ad attaccarci arrivasse anche il giornale di Fiat Chrysler.

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"Dica 33!": Il "Pivot to Asia" non gode di ottima salute

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cina australiadi Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

Doveva essere il fiore all'occhiello dell'amministrazione Obama, rischia invece di essere un progetto più enunciato che realizzato. Il “Pivot to Asia” - di questo stiamo parlando – è costretto a fare i conti con i reali rapporti di forza che governano l'area: la Cina popolare è, se non il primo, certo tra i principali partner economici di Paesi alleati tradizionali degli Stati Uniti, tanto da dividere anche le borghesie che li governano, e possiede le risorse e le competenze per un ampio progetto asiatico di sviluppo delle infrastrutture e dei collegamenti. Si pensi, per esempio, all'Australia, tra i più solidi alleati di Washington sin dall'inizio della guerra fredda (non è certo un caso che la “gamba” militare del Pivot sia stata annunciata proprio nel 2011 nell'ex colonia britannica) dove sondaggi e prese di posizione raccontano di un'opinione pubblica, di un mondo politico e di una classe imprenditoriale divisi in due, tra attaccamento politico militare agli Usa e propensione a migliori e più approfonditi rapporti economici con Pechino, tanto che forte è la richiesta di non partecipare ad atti di provocazione statunitensi nella surriscaldate acque del Mar cinese meridionale.

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Stagnazione secolare, o forse peggio?

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stagnazione secolaredi Immanuel Wallerstein
da iwallerstein.com

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Gli economisti mondiali stanno lottando con qualcosa che trovano difficile da spiegare. Com'è che i prezzi delle azioni hanno continuato ad aumentare nonostante il fatto che quella cosa chiamata crescita sembri stagnante? Nella teoria economica mainstream, non dovrebbe funzionare così. Se non c'è crescita, i prezzi di mercato dovrebbero declinare, stimolando di conseguenza la crescita. E quando la crescita torna, allora i prezzi di mercato dovrebbero salire di nuovo.

I fedeli di questa teoria dicono che l'anomalia è un'aberrazione momentanea. Alcuni negano addirittura che sia vera. Ma ci sono altri che considerano l'anomalia una sfida importante alle teorie mainstream. Questi cercano di rivisitare le teorie perché tengano conto di quella che molti ora chiamano “stagnazione secolare”. I critici includono varie persone importanti, tra i quali alcuni premi Nobel. Ci sono tra loro pensatori tra loro molto differenti, come Amartya Sen, Joseph Stiglitz, Paul Krugman, e Stephen Roach.

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Tenere i nervi saldi

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costituzione closeupdi Carla Nespolo, vicepresidente nazionale dell'ANPI

Il no prevarrà se terremo i nervi saldi. E questo significa stare al merito del referendum. 47 articoli della Costituzione modificati o stravolti. Un drastico spostamento di poteri dal parlamento al governo, una sottrazione di sovranità' al popolo. Invece Renzi ha trasformato questo referendum in un plebiscito su di sé.

Non dobbiamo cadere in questa trappola. In gioco non c'è il destino di un governo o di un leader, ma la democrazia del nostro Paese. Renzi e' un funambolo.... Incontra in un dibattito pubblico il Presidente Nazionale dell'Anpi e sembra rispettoso, poi ( come la sua allieva Boschi ) accusa il no di stare con i fascisti. Tutto questo mentre dovunque vada, la polizia manganella i dimostranti. E siamo solo all'inizio di questa interminabile campagna elettorale.

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Il Socialismo, esigenza di oggi e del futuro

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discurso de lenin artista desconhecidoRisoluzione del Comitato Centrale del Partito Comunista Portoghese (PCP) in preparazione delle celebrazioni per il centenario della Rivoluzione di Ottobre | da pcp.pt

Traduzione di Marx21.it

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Nel 2017, si celebreranno i 100 anni dalla Rivoluzione Socialista dell'Ottobre 1917.

Nel processo storico di emancipazione degli sfruttati, degli oppressi, dei lavoratori e dei popoli, dalla società primitiva allo schiavismo, al feudalesimo, al capitalismo, segnati da importanti eventi rivoluzionari, la Rivoluzione di Ottobre è l'evento più grande.

Dopo i millenni di società in cui i sistemi socio-economici si erano basati sullo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo, la Rivoluzione di Ottobre ha avviato una nuova epoca nella storia dell'umanità, l'epoca del passaggio dal capitalismo al socialismo, essendo la prima rivoluzione che, realizzando profonde trasformazioni democratiche nei settori politico, economico, sociale e culturale, assicurando la giustizia e il progresso sociale e rispondendo alle aspirazioni dei lavoratori e dei popoli, ha intrapreso la costruzione di una società senza sfruttati né sfruttatori.

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La caduta dell’Urss e le sfide della transizione socialista

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bandiera rossa corsadi Andrea Catone

Intervento al Forum “La Via Cinese e il contesto internazionale”, Roma. 15 ottobre 2016

Uno dei temi del VII Forum del socialismo mondiale, organizzato a Pechino dalla CASS, riguarda – anche in vista del prossimo centenario della rivoluzione d’Ottobre – è l’analisi delle cause della dissoluzione dell’Urss.

Da alcuni anni questa questione è studiata in Cina con particolare attenzione alle lezioni che si possono trarre per il ruolo dirigente del partito comunista cinese. L’amara esperienza sovietica dimostra che il potere socialista conquistato con la rivoluzione può essere rovesciato anche dopo molti decenni, e anche quando le vecchie classi sfruttatrici sono state eliminate. Per di più, non è stato rovesciato dall’intervento militare diretto delle potenze imperialiste, ma è caduto dall’interno. Un generale russo disse: abbiamo perso la guerra fredda senza sparare un colpo.

Nel 2011, a 20 anni dalla fine dell’Urss, organizzati dalla CASS, si sono tenuti importanti convegni su questo tema di studiosi cinesi e russi, i cui atti sono stati pubblicati anche in russo (e che come edizioni MarxVentuno pubblicheremo nel 2017).

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"Il socialismo è l'unica vera alternativa alla crisi del capitalismo”

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imcwp hanoiLa Dichiarazione dell'Incontro dei Partiti Comunisti e Operai di Hanoi

Redazione di Resistência

Traduzione di Marx21.it

Il 29 ottobre ad Hanoi, in Vietnam, si è concluso con pieno successo il 18° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai, organizzato dal Partito Comunista del Vietnam.

Per acclamazione, è stata approvata la Dichiarazione Finale, in forma di Appello, che indica le sfide crescenti della situazione internazionale che stanno affrontando l'umanità, le nazioni, i lavoratori e i popoli di molti paesi: il deterioramento socio-economico, la crisi ambientale, la crescente insicurezza e l'instabilità in molte regioni del mondo, causate dalla profonda crisi del capitalismo, dagli interventi dell'imperialismo, dalle sue ingerenze e macchinazioni.

Il documento evidenzia che il socialismo è l'unica vera alternativa alla crisi economica, sociale ed ecologica in corso, allo sfruttamento capitalista e alla barbarie.

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Fausto Sorini: “Ricostruire il movimento contro la guerra in Italia.”

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Sono molteplici le ragioni che hanno sgretolato il movimento contro la guerra che esisteva in Italia. Eppure oggi diventa sempre più urgente far capire alle persone che la guerra non è solo qualcosa di terribile di cui indignarsi, ma una minaccia sempre più vicina e concreta anche per l’Europa.

L’intervento di Fausto Sorini durante l’assemblea del Comitato No Guerra No NATO, svoltasi a Firenze il 22 ottobre.

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Il tradimento della sinistra

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La scomparsa della sinistra coverdi Sergio Cesaratto
da sinistrainrete.info

Il volume di Aldo Barba e Massimo Pivetti è di gran lunga la più importante provocazione intellettuale alla sinistra degli ultimi anni. Pivetti, il più senior della coppia e ben noto economista eterodosso (con fondamentali contributi di analisi economica), non è certo nuovo a queste provocazioni, tanto da meritarsi nel lontano 1976 l’appellativo di “simbionese” (più o meno sinonimo di “terrorista”) da parte di Giancarlo Pajetta. La sinistra avrà tre possibilità di fronte a questo libro: ignorarlo del tutto; criticarlo sulla base degli aspetti più “coloriti” del volume - quelli in cui gli autori s’indignano per certe posizioni della sinistra antagonista; discuterlo a fondo.

E’ facile pronosticare che gran parte della sinistra italiana, troppo intellettualmente pigra o troppo radical-chic per entrare seriamente nel merito, sceglierà le prime due strade (ah, sono solo aridi economisti se non peggio). Ma il volume è ora lì come un macigno a pesare su una sinistra che ha perso, in Italia ma non solo, ogni reale contatto con le classi che rappresentavano un tempo la propria ragione sociale. Una sinistra che non solo ha perduto questo contatto, ma che è ormai da tempo considerata dai ceti popolari come propria nemica. Raccontano gli autori che pare che François Hollande in privato si riferisca ai ceti popolari come agli “sdentati”. Siamo anche convinti che, tuttavia, il volume rappresenterà occasione di dibattito e un randello da usare in ogni occorrenza per quel che resta di una sinistra intellettualmente solida e che delle ragioni di ampi strati della popolazione fa la propria ragion d’essere. 

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Assad: "Siamo l'ultimo Paese socialista del mondo arabo. La guerra ha dimostrato che il sistema socialista è stato molto importante per la Siria"

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assad intervista braccioda lantidiplomatico.it

In un intervista concessa, oggi, al quotidiano serbo, "Politika" il Presidente siriano, Bashar Al Assad, ha dichiarato che la Siria ha resistito grazie al sistema socialista e ad un forte ruolo del settore pubblico. Inoltre, ha ribadito che chiunque sia il vincitore delle prossime elezioni presidenziali USA, non porterà alcun beneficio alla Siria.

"La cosiddetta 'Coalizione Internazionale', che è in realtà nordamericana, non ha fatto nulla circa il flusso di petrolio dalla Siria alla Turchia, anche se i suoi satelliti e droni lo hanno osservato. Ma dopo l'intervento dei russi che hanno attaccato i convogli e le postazioni dell'ISIS, è diminuito", ha affermato Assad.

Il presidente siriano ha sottolineato che la Turchia, l'Arabia Saudita e Qatar sono marionette nelle mani dell'Occidente, assicurando che i terroristi combattono in Siria per conto dei  paesi occidentali e degli Stati Uniti.

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Storie da Gaza: “Aesha e Ibrahim”

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Storie di vita quotidiana da uno dei territori più martoriati del Medio Oriente.

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Affermare la sovranità popolare di fronte all’offensiva del capitale. Intervista a Samir Amin

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resolvera cura di Raffaele Morgantini
da investigaction.net

Traduzione di Massimo Marcori per Marx21.it

Le analisi che vertono sulla crisi che scuote – in modo strutturale – l’attuale sistema capitalistico si rivelano essere di una sterilità miserevole. Bugie mediatiche, politiche economiche antipopolari, ondate di privatizzazioni, guerre economiche e “umanitarie”, flussi migratori. Il cocktail è esplosivo, la disinformazione totale. Le classi dominanti si fregano le mani di fronte ad una situazione che permette loro di conservare ed affermare il proprio predominio. Proviamo a capirci qualcosa. Perché la crisi? Qual è la sua natura? Quali sono attualmente e quali dovrebbero essere le risposte dei popoli, delle organizzazioni e dei movimenti preoccupati per un mondo di pace e di giustizia sociale? Intervista con Samir Amin, economista egiziano e pensatore delle relazioni di dominazione neocoloniale, presidente del Forum mondiale delle alternative.

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Aspetti delle relazioni economiche tra RPC e Italia

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cina italia colosseodi Pasquale Cicalese

Intervento al Forum “La Via Cinese e il contesto internazionale”, Roma, 15 ottobre 2016

In occasione di un convegno volto a celebrare il 45esimo Anniversario delle Relazioni Diplomatiche Sino-Italiane, svoltosi a Roma il 23 ottobre del 2015, l'Ambasciatore Cinese S.E. Li Ruiyu ebbe a dichiarare: ”La Cina ha sempre sostenuto lo sviluppo dell’Italia: nel momento più duro della crisi finanziaria internazionale, l’allora Presidente cinese, Hu Jintao, effettuò con successo una visita in Italia, e la delegazione di incentivazione per gli investimenti commerciali mandata in Italia dalla Cina ha fornito un aiuto concreto all’Italia nell’affrontare il problema del debito”. Queste parole sono importantissime perché svelano un aspetto per nulla considerato dai media italiani: durante la crisi del debito del 2011, contrariamente ai partner europei, le cui banche vendevano massicciamente titoli di stato italiani, la Cina interveniva per calmare la tempesta finanziaria che stava colpendo l’Italia. Il suo intervento fu finalizzato a stabilizzare i corsi dei titoli di stato italiani e a ridurre lo spread con i bund tedeschi. Per sapere con quali mezzi economici, occorre riportare le parole del Governatore della People’s Bank of China- la banca centrale cinese, Zhu Xiaochuan, il quale il 22 gennaio 2015, in occasione del Forum di Davos, dichiarò: “deteniamo asset italiani, tra azioni e titoli di stato, pari a 100 miliardi di euro e continueremo a comprare”.

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L'Islanda al voto dopo lo scandalo dei Panama Papers

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iceland flagdi Lorenzo Battisti per Marx21.it

Molti hanno conosciuto l'Islanda per la prima volta durante i passati campionati di calcio, grazie alle inattese vittorie della sua nazionale. Questo piccolo paese del Nord Europa gioca un ruolo importante dentro la Nato e ha attirato le attenzioni di molti a sinistra per il modo originale di affrontare le conseguenze della crisi capitalistica. 

La risposta islandese alla crisi

Quando si parla dei paesi nordici viene spesso diffusa una visione stereotipata, tesa ad esaltare la differenza e la superiorità etica e morale di questi paesi nell'affrontare i problemi. L'obiettivo è di presentare una presunta società alternativa, che pur rimanendo capitalistica, è esente da "storture". L'attenzione data alcuni anni fa al modo in cui l'Islanda ha affrontato la crisi rientra in questa narrazione filo capitalista. La realtà islandese è differente e il risultato di queste elezioni lo mostra chiaramente.

Andrebbe notato innanzitutto che se davvero si vuole attribuire all'Islanda una risposta alternativa alla crisi, va prima riconosciuto che questo paese nordico è stato colpito dalla crisi come tutti gli altri paesi. Anzi, a ben guardare lo scoppio della crisi è stato più fragoroso che altrove. La ragione è che, se il detonatore (non la causa! [1] ) della crisi è stata la finanza, proprio l'Islanda era uno dei paesi che aveva visto una crescita mostruosa del settore finanziario.

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Fermiamo la repressione contro i comunisti, gli antifascisti e i difensori della pace in Lituania!

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bandiera rossadi Marx21.it

In Lituania esiste un regime autoritario che ha perseguitato e continua a  perseguitare duramente gli oppositori politici. Ma l'opinione pubblica dell'Unione Europea, di cui questa repubblica ex sovietica fa parte, non ne è informata.

La Lituania, repubblica ex sovietica e dal 2004 membro dell'Unione Europea, si era caratterizzata nella fase che è seguita alla fine dell'URSS e all'avvento al potere di un regime nazionalista violentemente anticomunista e russofobo, per la durissima repressione che aveva colpito in particolare centinaia di militanti comunisti dopo la messa fuorilegge, tuttora in vigore, del loro partito. Una fase caratterizzata da violenze inaudite, imprigionamenti, torture e pesantissime pene detentive comminate a molti di coloro, la cui colpa è stata solo quella di essere rimasti fedeli alla Costituzione dell'URSS e al rispetto delle sue leggi.

Si tratta di quella parte del paese (rilevante, al contrario di quanto diffonde la propaganda dei vincitori) che non aveva obbedito alla demagogia nazionalista di coloro che oggi governano il paese utilizzando truculenti argomenti anticomunisti, anti-russi e di aperta nostalgia persino del tenebroso periodo storico caratterizzato dal collaborazionismo con l'aggressione hitleriana, a sostegno, sul piano interno, di una politica improntata al più rigoroso neoliberismo, che ha fatto arretrare sensibilmente il livello delle condizioni sociali di larga parte della popolazione rispetto all'era sovietica, e, sul piano delle relazioni internazionali, di allineamento supino all'imperialismo USA e alla NATO.

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