Brasile: la lotta continua

Brasile: la lotta continua

di Albano Nunes

Con il 42% dei voti espressi, Dilma Rousseff ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali. Si tratta di una buona notizia. E' certo che la battaglia del secondo turno il 26 ottobre si annuncia particolarmente dura...

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Sempre più vi-Cina

Sempre più vi-Cina

di Francesco Valerio della Croce

L’occasione della visita del premier cinese, Li Keqiang, è stata inaspettatamente colta da una parte dell’informazione nazionale per porre una lente d’ingrandimento sulle relazioni economico-commerciali tra Italia e Cina. Ma a che punto è lo sviluppo di questa partnership? ...

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Sciopero generale 24 ottobre: le piazze delle manifestazioni

Sciopero generale 24 ottobre: le piazze delle manifestazioni

USB

Venerdì 24 ottobre l’Unione Sindacale di Base ha proclamato lo sciopero generale nazionale di 24 ore in tutto il lavoro pubblico e privato

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Hong Kong, colonialismo di ritorno e speranze di "rivoluzione"

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hongkong cina bandieradi Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

Partiamo da un dato di fatto (testardo) non contestabile: nel 2017 cinque milioni di cittadini di Hong Kong eleggeranno, per la prima volta, a suffragio universale il proprio Capo dell'esecutivo: un avanzamento sostanziale – un concreto “balzo in avanti” - se si pensa che neppure vent'anni fa la nomina arrivava direttamente dalla Corona britannica, ancora potere coloniale. Certo, il meccanismo elettorale studiato dal Comitato permanente dell'Assemblea nazionale del popolo prevede una pre-selezione delle candidature da parte di una commissione di 1.200 persone rappresentative di diverse categorie sociali e produttive (ma uno sbarramento all'8% non rappresenta esso stesso una pre-selezione poco democratica, una forzata limitazione della libertà di scelta e la negazione della prescrizione costituzionale del “voto libero e uguale”?), ma il dato non cambia: per l'ex colonia britannica e la sua popolazione si apre un nuovo capitolo. Tanto che a riconoscerlo – pur tra le accuse di tradimento e voltafaccia – è lo stesso governo britannico in un comunicato ufficiale: "Mentre ci rendiamo conto che non esiste un modello perfetto, la cosa importante è che la gente di Hong Kong ha ottenuto una vera e propria scelta".

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L'Assemblea Generale dell'ONU e la lotta antimperialista

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Editoriale di Vermelho, portale web del Partito Comunista del Brasile (PCdoB)
da vermelho.org.br | Traduzione di Marx21.it

onu assembleaE' iniziata il 16 settembre la 69° sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che ha come priorità quella di stabilire l'agenda post-2015 dello sviluppo sostenibile, che presenterà nuovi obiettivi e sfide di progresso globale, in sostituzione degli obiettivi del millennio fissati 14 anni fa.

L'eliminazione della povertà estrema, la lotta alle disuguaglianze e asimmetrie Nord-Sud, e la difesa della natura emergono tra le questioni più sentite.

L'Assemblea Generale è per principio il più importante organismo del sistema multilaterale, poiché raggruppa a parità di condizioni i 193 paesi membri. In quanto tale, è suo dovere affrontare le questioni relative alla pace mondiale, all'economia, ai disequilibri ambientali, alla sicurezza alimentare, alla lotta alle epidemie, come quella di ebola, e alla sempre necessaria e ancora urgente riforma dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, e specialmente del suo Consiglio di Sicurezza.

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La coalizione dei colpevoli

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isis truppea cura della redazione di Sibialiria
da www.sibialiria.org

LA COALIZIONE DEI COLPEVOLI. LA MADRE (E I PADRINI) DI TUTTE LE AL QAEDE – E ALLEATI DI FERRO DELL’ITALIA…


“Lo Stato islamico, al Qaeda, gli Stati Nato/Golfo e i “ribelli moderati” in Siria e Libia”. PARTE SECONDA

Dagli inizi di agosto il sistema giudiziario dell’Arabia saudita – alleata di ferro dei paesi occidentali e dell’Italia – ha eseguito 22 decapitazioni. Malgrado la crisi di vocazione fra i boia, dal 1985 a oggi nel regno dei ricchi dissoluti Saud questo metodo di esecuzione ha fatto duemila vittime; accusate ad esempio di stregoneria e preferibilmente immigrate. Anche la lapidazione, soprattutto per le donne, è ancora in vigore a Riad. A parte l’insegnamento a livello di «ideali» e stile, l’Arabia saudita e i suoi oligarchi sono anche concretamente le grandi madri di tutti i terroristi sedicenti islamici. Non le uniche, però..

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Porre fine al terrore politico e all'arbitrio in Ucraina. Libertà ai prigionieri politici!

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pc ucrainada www.kpu.ua
Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Dichiarazione del 48° Congresso straordinario del Partito Comunista di Ucraina

Il Congresso esprime profonda preoccupazione e indignazione per il continuo diffondersi nel paese di un clima di sfrenata isteria anticomunista, caratterizzato come mai in precedenza dalla pratica del terrore politico e della repressione nei confronti dei comunisti e delle altre forze di opposizione. Con le proprie azioni illegali, attraverso la ricerca di nemici interni ed esterni, il regime antipopolare, instaurato in Ucraina con il colpo di stato del febbraio 2014, cerca di distrarre l'attenzione della società dalla bancarotta della sua politica insensata, che ha portato l'economia nazionale al collasso, il paese alla guerra fratricida, alla minaccia della secessione e alla perdita dell'autorità dello stato.

L'attività dell'apparato repressivo statale, in particolare del Servizio di sicurezza, del Ministero degli affari interni, degli organi giudiziari, dei gruppi armati illegali, delle organizzazioni neo-naziste, degli eredi morali dei collaboratori fascisti del tempo della Grande Guerra Patriottica è indirizzata a sopprimere qualsiasi dissenso, a perseguitare dirigenti e funzionari del Partito Comunista, i militanti comunisti.

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Sciopero generale contro l'attacco del governo Renzi ai diritti dei lavoratori

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lavoro futuro ilvadichiarazione di Stefano Barbieri, Segreteria nazionale PdCI

La minaccia di procedere per decreto all’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori e solo l’ultimo attacco, in ordine di tempo, da parte del Governo Renzi al mondo del lavoro, reo di godere di diritti di civiltà conquistati con lotte e sacrifici.

Proporre la cancellazione per tre anni della norma del reintegro contro i licenziamenti senza giusta causa e sostituirla con il contratto a tutele crescenti, senza peraltro cancellare nessuna delle 46 forme di contratto precario tuttora in vigore, è una presa in giro che nemmeno i governi esplicitamente di destra che si sono susseguiti in questi ultimi 25 anni avevano mai osato.

Come abbiamo già detto, tutto l’impianto del Job act è completamente insensato perché si basa sull’idea che si possa creare lavoro liberando i licenziamenti e cancellando i diritti ai lavoratori, facendo finta di non vedere che così si creerà solo nuova disoccupazione ed un vero e proprio disastro sociale.

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Paracadutisti italiani nell’inferno centrafricano

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para italianidi Antonio Mazzeo
da antoniomazzeoblog.blogspot.it

Nuovo intervento delle forze armate italiane in terra africana. Nei giorni scorsi si è concluso a Bangui, capitale della martoriata Repubblica Centrafricana, lo schieramento di una cinquantina di militari dell’Esercito che saranno integrati nella forza multinazionale dell’Unione Europea, attivata in loco lo scorso giugno (EUFOR RCA). Il personale italiano proviene dall’8° Reggimento genio guastatori della Brigata paracadutisti “Folgore” di Legnago (Verona) ed è stato schierato presso la base “Ucatex” di Bangui, mentre due ufficiali saranno impiegati presso il Comando generale operativo di Larissa (Grecia). La missione italiana nella Repubblica Centrafricana non si concluderà prima del 15 dicembre 2014 ed è stata finanziata con 2.987.065 euro grazie al decreto legge n. 109 dell’1 agosto scorso che ha prorogato sino alla fine dell’anno le sempre più numerose missioni internazionali delle forze armate e di polizia.

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Le ingiustizie secondo Matteo Renzi

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renzi2Partito dei Comunisti Italiani – Veneto

Matteo Renzi, nel suo discorso sui “mille giorni”, tra un annuncio e l'altro, tra una minaccia e l'altra, ha parlato di “ingiustizie” e ha attaccato i sindacati e la sinistra che, secondo lui, le difenderebbero.

Ma cosa voleva dire Renzi con «il diritto del lavoro non potrà essere quello di oggi»? O con la frase «non c'è cosa più iniqua e meno di sinistra che dividere i cittadini tra quelli di serie A e quelli di serie B, dobbiamo superare un mondo del lavoro basato sull'apartheid»? Ma a quali fatti ingiusti si riferiva Renzi, al di là delle “belle parole” quasi sempre retoriche e furbescamente ambigue (così come vuole la propaganda) che ha pronunciato? Al fatto, forse, che c'è una minima parte della popolazione italiana che ha la stragrande maggioranza della ricchezza del paese? Al fatto che chi possiede tali ricchezze, spesso esporta capitali, delocalizza il lavoro, evade le tasse e corrompe per aumentare la propria ricchezza? Al fatto che si privatizza tutto, dalle industrie strategiche ai beni comuni e ai servizi come sanità e scuola, regalando a “lorpadroni” ricchezze che dovrebbero essere di tutti? Al fatto che ci sono dirigenti come Marchionne che pontificano su come cambiare l'Italia senza pagare le tasse nel nostro paese? Al fatto che si danno ai dirigenti stipendi e buone uscite di decine di milioni (solo a mo' di esempio ricordiamo i 27 milioni di euro che verranno dati a Luca Cordero di Montezemolo per lasciare la presidenza della Ferrari)? Cifre da capogiro che corrispondono a quanto un operaio o un impiegato riceve in centinaia di anni di lavoro.

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A cinque anni dal golpe in Honduras

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golpe honduras bandiera fuocoIntervista a Juan Barahona, del partito LIBRE
da www.radiomundoreal.fm | Traduzione di Marx21.it

Organizzazioni e movimenti sociali ricordano i cinque anni da quando le forze coordinate da Roberto Micheletti rovesciarono il presidente honduregno José Manuel Zelaya.

Il Fronte Nazionale di Resistenza Popolare, il movimento nato per combattere il golpe, ha organizzato, in questi mesi, mobilitazioni nella capitale Tegucigalpa e in diversi dipartimenti. “La valutazione che facciamo è che il popolo è sceso nelle strade, che continua a rifiutare il colpo di Stato, e molto di più ora, passati cinque anni, che stiamo patendo le conseguenze negative del golpe, con più povertà, più miseria, violazione sistematica dei diritti umani”, ha dichiarato a Radio Mundo Real il dirigente del FNRP ed ex candidato alla vicepresidenza per il Partito Libertà e Rifondazione (LIBRE) Juan Barahona.

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I comunisti italiani alla Festa di Avante (5-6-7 settembre 2014)

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festadoavante 2014 bandieredi Lucia Mango, Segreteria nazionale PdCI

Arrivare alla Festa do Avante con la delegazione dei compagni che devono mettere in piedi lo stand del PdCI significa vedere la festa nei giorni precedenti all'apertura ed avere una prospettiva un po' diversa, che rende l'idea della mole di lavoro che sta dietro un evento di tale portata. Un'intera collina, di proprietà del PCP coperta di stands di ogni tipo, palchi e teatri, costruiti di compensato e tubi innocenti, dipinti a mano e decorati dalle compagne e dai compagni, militanti del partito comunista portoghese. L'apertura è prevista per il venerdì alle 18. Il giovedì mattina sembra che niente sia pronto, ogni stand è in costruzione e i compagni sono al lavoro dappertutto. L'immagine di un partito dinamico e coeso, i cui militanti vivono un senso di appartenenza che li rende ciascuno responsabile del proprio compito è forte e contagiosa. Al lavoro centinaia di ragazze e ragazzi giovanissimi, guidati da compagni con maggiore esperienza e dalla musica, delle prove dei vari spettacoli, che vedranno la presenza di artisti di rilievo nazionale.

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Qualche chiarimento a proposito dell’Appello

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lavoro cccp manifestodi Bruno Steri | da www.ricostruirepc.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione sulle prospettive dei comunisti in Italia

Com’era prevedibile, la pubblicazione dell’appello Un’associazione per la ricostruzione del Partito Comunista nel quadro ampio della sinistra di classe, oltre che a un congruo numero di convinte adesioni (che peraltro continuano ad arrivare e che provvederemo a raccogliere e a pubblicare), ha dato luogo anche a critiche di diverso – e spesso opposto – tenore. Del resto, in una situazione così complicata per la sinistra e specificamente per i comunisti,  sarebbe davvero strano che una simile iniziativa non andasse incontro a diffidenze, perplessità, dissensi.L’importante è stare al merito delle questioni essenziali e evitare fraintendimenti (quelli sinceramente espressi come quelli più o meno interessati). Un commento polemico, fermo quanto garbato, è venuto ad esempio dal compagno Stefano Azzarà (vedi il suo blog ‘Materialismo storico’) di cui riproduciamo un estratto e che assumiamo come emblematico di una certa critica per così dire “da sinistra”. 

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Operazione Isis, l’obiettivo è la Cina

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isis paratadi Manlio Dinucci
da il manifesto, 16 settembre 2014

Mentre l’Isis diffonde attraverso le compiacenti reti mediatiche mondiali le immagini della terza decapitazione di un cittadino occidentale, suona un altro campanello di allarme: dopo essersi diffuso in Siria e Iraq, l’Isis sta penetrando nel Sud-Est asiatico. Lo comunica la Muir Analytics, società che fornisce alle multinazionali «intelligence contro terrorismo, violenza politica e insurrezione», facente parte dell’«indotto» della Cia in Virginia, usata spesso dalla casa madre per diffondere «informazioni» utili alle sue operazioni.

Campo in cui la Cia ha una consolidata esperienza. Durante le amministrazioni Carter e Reagan essa finanziò e addestrò, tramite il servizio segreto pachistano, circa 100mila mujaheddin per combattere le forze sovietiche in Afghanistan. Operazione a cui partecipò un ricco saudita, Osama bin Laden, arrivato in Afghanistan nel 1980 con migliaia di combattenti reclutati nel suo paese e grossi finanziamenti.

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Crisi del lavoro e unità dei lavoratori

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sicurezza-lavoro2di Giorgio Langella, segretario regionale PdCI Veneto

I dati di luglio dimostrano in maniera inequivocabile come, nella nostra provincia (ma il problema è diffuso in tutto il paese), la situazione del lavoro continui a peggiorare. Non c'è nessuna inversione di tendenza rispetto a quella fortemente negativa degli ultimi anni.

Le ore di cassa integrazione autorizzate tra gennaio e luglio del 2014 sono complessivamente 8.009.333 con un aumento del 12,2% rispetto alle 7.138.308 autorizzate nei primi sette mesi dell'anno scorso. Il calo delle ore di cassa integrazione ordinaria (che passano da 2.924.611 del 2013 a 1.824.614 quest'anno) è “spazzato via” dal forte aumento, registrato in un anno (+46,8%), di quelle della CIG straordinaria che, a luglio 2014, hanno raggiunto la cifra di 6.184.719 (nel 2013 furono 4.213.697).

Nei primi sette mesi di quest'anno, i lavoratori messi in mobilità (legge 233/91 – licenziamenti collettivi) sono 1.281 con un aumento pari al 39,8% rispetto ai 916 dello stesso periodo del 2013. A fine luglio, nella sola provincia di Vicenza, risultano iscritti nelle liste di mobilità 4.454 lavoratori con un aumento di 145 unità rispetto a giugno e di 483 unità nei 12 mesi.

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13 ragioni per rieleggere Dilma

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dilma lula vittoridi Frei Betto* – Telesur
da albainformazione.wordpress.com

Voterò a favore dell’integrazione latinoamericana e caraibica; del supporto solidale ai governi di Cuba, Venezuela, Bolivia, Ecuador e Uruguay; per l’autonomia della Celac e del Mercosur

1 – Nonostante i mali e le contraddizioni che affliggono il PT e l’attuale governo, voterò Dilma per dare seguito alle politiche sociali che durante gli ultimi 12 anni, hanno ridotto la povertà di 36 milioni di brasiliani.

2 - Voterò perché il Brasile continui a essere indipendente e sovrano, libero dalle interferenze di Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, nonché dai dettami dell’Unione Europea e dalle azioni ostili degli Stati Uniti imperialisti.

3 - Voterò a favore dell’integrazione latinoamericana e caraibica; del supporto solidale ai governi di Cuba, Venezuela, Bolivia, Ecuador e Uruguay; per l’autonomia della Celac e del Mercosur.

4 - Voterò per l’adesione al diritto costituzionale in materia di sciopero e manifestazioni pubbliche, senza la criminalizzazione dei movimenti sociali e dei loro leader.

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La capitolazione finale: l'hausmanizzazione monetaria è compiuta

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cina europa bandieredi Pasquale Cicalese per Marx21.it

“..Se la Germania pretende di continuare a vendere più di quanto compra, e incita addirittura tutta l'Europa a seguirla nell'accrescere gli squilibri globali, o accetta moneta fasulla o il default dei debitori. Ancora una volta, in Europa un altro secolo breve è già cominciato.”
Guido Salerno Aletta, La zavorra parla tedesco, MilanoFinanza 23 agosto 2014.

Hanno il fuoco sotto il sedere. E gli rode, gli rode tanto. Hanno adottato all’unisono nel 2014 un nuovo verbo: investimenti! Come mai? Operano, secondo loro, dal lato della domanda e dell’offerta al contempo. Ne hanno necessità per un dato: dal 2008 nell’eurozona gli investimenti sono crollati del 20-25%, mai visto dal dopoguerra. Ma, aggiungono, devono essere corredati da “riforme strutturali”, in primis il mercato del lavoro. Sognano, come sognavano nell’estate del 2011. La Germania adottò il Piano Hartz IV del mercato del lavoro nel 2003 con i minijob, la contrattazione aziendale e con una feroce deflazione salariale.

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L'impegno dei comunisti russi a sostegno delle popolazioni del Donbass

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da kprf.ru | Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Il 10 settembre, i comunisti di Mosca si sono dati appuntamento, nei pressi della capitale, nel sovkhos che prende il nome di Lenin, in occasione della partenza del quattordicesimo convoglio umanitario allestito dal Partito Comunista della Federazione Russa (PCFR) per soccorrere le popolazioni delle repubbliche popolari dell'est dell'Ucraina. Nell'occasione, il vicepresidente del PCFR Vladimir Kashin ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Il nostro compito principale è spedire prontamente il carico nella Novorossiya. Questo è il quattordicesimo convoglio umanitario in soccorso degli abitanti delle Repubbliche Popolari e dei combattenti, che armi alla mano difendono la pace e l'indipendenza del sud est dell'Ucraina dal fascismo e dalla “banderovschina”.

I difensori della Novorossiya devono sentire non solo il nostro sostegno morale, ma anche ricevere pronta assistenza. Il nostro contributo assolve a questo compito.

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Il nostro 11 settembre. Tra strategia della tensione e album di famiglia ritoccati.

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piazzafontana 12dicembredi Gianni Fresu | da www.giannifresu.it

L’11 di settembre è una data marchiata col sangue sul calendario, oggi tutti la associamo all’attacco alle torri gemelle, ma fino al 2001 era l’esempio più lampante di cosa fosse capace una politica folle come quella messa in atto dal Governo degli Stati Uniti d’America nei decenni successivi alla Seconda guerra mondiale. L’11 settembre del 1973 non è un unicum di questa storia, prima c’era stato il 31 marzo 1964 in Brasile, dopo il 24 marzo del 1976 in Argentina. Ma la “guerra sucia” non fu confinata agli esotici paesaggi dell’America Latina. Negli stessi anni e con la medesima regia, essa fu combattuta con uguale intensità anche in Italia e solo per un puro caso non celebriamo un nostro 11 settembre, in compenso nessuno di noi può dimenticare la data del 12 dicembre 1969.

La storia italiana del dopoguerra – con le limitazioni alla propria sovranità e l’interdizione ad una normale dialettica politica – è stata spesso interpretata alla luce del concetto di «democrazia bloccata». Tale concetto, in gran parte dei casi, è stato ricondotto esclusivamente ai condizionamenti imposti dal fronteggiarsi sul piano internazionale dei due blocchi contrapposti e alla conseguente articolazione interna di tale scontro, veicolata dai due grandi partiti di massa italiani: la DC e il PCI. 

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Do you remember Sabra e Chatila? Una delegazione contro l'oblio

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sabrashatiladi Maurizio Musolino*

Recarsi in Libano in occasione del massacro di Sabra e Chatila a portare solidarietà ai nostri amici palestinesi che da decenni lì vivono non è mai stato in questi anni – la nostra esperienza nacque nel 1999 grazie allo straordinario lavoro del giornalista del “manifesto” Stefano Chiarini – un atto rituale. In questi quindici anni abbiamo visto tante tragedie, tante emergenze, una sovrapposizione drammatica che non eliminava mai le precedenti. Un percorso che ha rafforzato in noi la consapevolezza che la crisi palestinese ha un carattere strettamente politico e che quindi coerentemente tale deve essere la solidarietà.

La richiesta di giustizia per quel’orrendo crimine compiuto nell’ormai lontano 1982 si unisce, infatti, alla richiesta di giustizia per un popolo che da decenni vive una occupazione criminale e che vede anno dopo anno allontanarsi qualsiasi ipotesi di pace e di futuro. I massacri purtroppo da allora si sono succeduto con drammatica regolarità, simili gli interessi che si nascondono e simili le mani dei criminali e le complicità internazionali che li compiono, li coprono e li giustificano.

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ISIS: Avanzi di quali galere?

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obamascappadiprigione-648x430da www.sibialiria.org

Scivolano nel grottesco i tentativi di presentare Assad come “complice” dei famigerati miliziani dell’ISIS, ultimo “brand” delle tante bande che da anni insanguinano la Siria. La dichiarazione di Renzi e degli altri Capi di governo al Summit NATO nel Galles – <<Il regime di Assad ha contribuito all’emergere dell’Isis in Siria e alla sua espansione al di là di questo paese>> – fa testo, ma gli innumerevoli editoriali di sedicenti “esperti in terrorismo” (basti vedere qui e qui) che supportano questa bufala non sono da meno. Il tutto basato su due “prove”: 1) Assad avrebbe lasciato i “ribelli sbranarsi tra loro favorendo così, oggettivamente, il predominio dell’Isis: 2) Assad avrebbe liberato dalle sue prigioni terroristi poi confluiti nell’Isis.

Riguardo al primo punto, non possiamo che liquidarlo facendo nostre le parole di Michele Giorgio  su "Il Manifesto":  <<E’ vero che Assad per un lungo periodo ha osservato con soddisfazione lo scontro armato tra l’Isis e le altre milizie ribelli. Ma quale parte in guerra non guarda con compiacimento ai nemici che si ammazzano tra di loro?>> Il secondo punto merita, invece, una puntigliosa documentazione.

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Sopravvivere nel Donbass: anatomia dell’ennesima catastrofe umanitaria nella “civile” Europa

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fuoco donbassdi Paolo Selmi

La tempesta non è ancora passata, che già i giornalisti occidentali diffondono in lungo e in largo la loro disinformazione, contornata dalle solite grida isteriche della dirigenza baltica e polacca e dall’ormai stantia retorica russofobica.

Caricature di inviati speciali ci mostrano quotidianamente anonime strade di Kiev, spendendosi in panegirici sulla libertà e democrazia difese dall’attuale cricca al potere. L’Unione Europea sanziona e tace o, meglio, insabbia.

Ora che si spara di meno, in questa strana “tregua”, vale la pena fornire qualche dato utile alla comune riflessione, a poco meno di una settimana da un cessate il fuoco che ha il sapore del semplice riposizionamento in attesa di tempi – e aiuti – migliori per il futuro contrattacco: qualche dato che nessun canale cosiddetto “all news” e nessun quotidiano ha mai avuto l’onestà intellettuale di riportare.

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