Gli esperti in “venezuelanologia”

Gli esperti in “venezuelanologia”

di Alfredo Serrano Mancilla

Sorvolare sulla realtà è diventato lo sport preferito da molti analisti. In questa nuova epoca della velocità delle notizie, sono sempre più frequenti le indagini aeree. Sorprende il fatto che chiunque possa scrivere allo stesso tempo di Venezuela, Ecuador, Paraguay…

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Contro il liberoscambismo

Contro il liberoscambismo

di Marco Veronese Passarella

Il quesito sollevato dal titolo del seminario, Welfare o barbarie, evoca la drammatica alternativa posta da Rosa Luxemburg, sulla scorta di Friedrich Engels, esattamente un secolo fa: «la società Borghese si trova di fronte ad un dilemma, o transizione al…

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Terrore anticomunista: il drammatico appello dei giovani comunisti ucraini

Terrore anticomunista: il drammatico appello dei giovani comunisti ucraini

di Komsomol di Ucraina

di Unione Leninista Comunista della Gioventù dell'Ucraina

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Ricordo di Antonio Gramsci

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gramsci ales proc relief mapdi Palmiro Togliatti

“Tutto ciò che il popolo italiano ha creato di grande, di geniale nel corso della sua storia, è stato creato in una lotta dolorosa contro gli oppressori. Gli uomini più grandi che sono usciti dal seno del popolo italiano, sono stati perseguitati dalle classi dirigenti del nostro paese. Perseguitato, costretto a vita esule e grama fu Dante, creatore della lingua italiana. Arso su una pubblica piazza Giordano Bruno, il primo pensatore italiano dei tempi moderni. Gettato a marcire in un carcere orrendo Tommaso Campanella, sognatore di un mondo fondato sull’ordine e sulla giustizia. Sottoposto alle torture Galileo Galilei creatore della scienza moderna sperimentale. Esule e trattato dai poliziotti della monarchia come un delinquente comune Giuseppe Mazzini, il primo assertore e combattente convinto dell’unità nazionale del nostro paese. Inviso, circondato di sospetti, calunniato, Giuseppe Garibaldi, l’eroe popolare del Risorgimento. Tutta la storia del nostro popolo è la storia di una ribellione contro la tirannide esteriore e domestica di una lotta continua contro l’oscurantismo e l’ipocrisia, contro lo sfruttamento spietato e l’oppressione crudele delle masse lavoratrici da parte delle classi possidenti.

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Melenchon si smarca dalla logica del “meno peggio”

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melenchon Franceinsoumisdi Alessandro Avvisato
da contropiano.org

Jean-Luc Melenchon il candidato della sinistra popolare di “France Insoumise” (Francia indomita), al contrario del socialista Benoit Hamon e del gollista François Fillon, è l’unico candidato che non ha invitato espressamente i propri elettori a dare il voto al candidato ultraliberista ed europeista Emmanuel Macron al ballottaggio del prossimo 7 aprile contro la leader del Front National Marine le Pen. “Non ho ricevuto nessun mandato da parte di chi ha appoggiato la mia candidatura per esprimermi al suo posto- ha detto Melenchon – ognuno di noi sa, secondo coscienza, qual è il suo dovere. Siamo una forza consapevole ed entusiasta – ha affermato – vi chiedo di restare uniti e in movimento. Quelli che oggi pretendono di rappresentare tutti noi, hanno già dimostrato di non esserne capaci”.

Melenchon e “France Insoumis” alle elezioni presidenziali francesi hanno ottenuto un considerevole risultato, il 19,6%, ed è stata indubbiamente la lista che ha sottratto alla Le Pen una parte del voto operaio e popolare francese, declinando la lotta contro la gabbia dell’Unione Europea su contenuti progressisti e popolari e non reazionari.

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Giù le mani dal nostro paese!

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siria bandiera cieloComunicato del Partito comunista siriano unificato

Dal giornale elettronico “Nur”


Traduzione di Mohammed Kharifi

Ringraziamo Marinella Correggia per la segnalazione

Giorni fa gli Stati uniti hanno commesso un’altra follia, da aggiungere al loro libro nero colmo di crimini, bombardando l’aeroporto di Al Shayrat, nell’est della provincia siriana di Homs. L’attacco è costato la vita a nove martiri. Si è dunque trattato, in tutta evidenza, di un’altra aggressione da parte degli Usa contro un paese indipendente, membro di tutte le organizzazioni internazionali. Così facendo gli Usa hanno calpestato il diritto internazionale che vieta di attentare all’indipendenza degli Stati e di violarne l’integrità territoriale.

Gli Stati uniti hanno addotto come falso pretesto l’utilizzo di armi chimiche a Khan Sheikhoun nella provincia di Idlib.

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Contro la cospirazione in Venezuela!

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pcv 04192016 plazacaracas 001Appello del Partito Comunista del Venezuela (PCV) | da prensapcv.wordpress.com

Traduzione di Marx21.it

APPELLO PATRIOTTICO E ANTIMPERIALISTA

Il PCV fa appello alla più ampia unità di azione antimperialista per sconfiggere il piano destabilizzatore e golpista

al compatriota Nicolás Maduro, presidente della Repubblica;

alla classe operaia e ai lavoratori della città e della campagna;

agli ufficiali, sottufficiali, soldati patrioti della FANB (Forza Armata Nazionale Bolivariana);

alle direzioni nazionali a ai militanti dei partiti politici e organizzazioni popolari del Grande Polo Patriottico, tra cui il PSUV

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Per l'immediato rilascio dei prigionieri politici palestinesi dalle carceri israeliane

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cppc palComunicato del Consiglio Portoghese per la Pace e la Cooperazione

da wpc-in.org

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21

Il Consiglio Portoghese per la Pace e la Cooperazione ha rilasciato il 17 aprile (Giornata Internazionale di Solidarietà con i Prigionieri Palestinesi nelle carceri israeliane) il seguente comunicato. In questa occasione il CPPC rinnova la sua solidarietà con il popolo palestinese e la sua giusta causa e saluta l'organizzazione sorella del Comitato Palestinese per la Pace e la Solidarietà.  

Nel giorno dei Prigionieri Politici Palestinesi, il Consiglio Portoghese per la Pace e la Cooperazione (CPPC) riafferma la sua ferma solidarietà con il popolo palestinese e, in particolare, con i 7 mila prigionieri politici palestinesi incarcerati nelle prigioni israeliane, in quella che è una delle più brutali espressioni dell'occupazione illegale della Palestina.

Dall'inizio dell'occupazione, circa 950 mila prigionieri politici palestinesi sono passati dalle prigioni israeliane. In pratica non c'è famiglia che non abbia avuto o abbia almeno uno dei suoi membri imprigionato.

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Il NO di Alitalia chiede un cambio radicale

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alitalia assembleadi Dante Barontini
da contropiano.org

Il NO dei lavoratori Alitalia alla pre-intesa firmata da azienda, governo e CgilCislUilUgl ha ricevuto quasi il 70% dei voti, in un referendum che ha visto la partecipazione della quasi totalità dei dipendenti. Se stessimo ad analizzare un risultato politico diremmo che si è concretizzata una maggioranza “costituente”…

Naturalmente così non è, perché Alitalia è un’azienda privatizzata con soldi pubblici (quando c’è da regalarli alle imprese o alle banche si trovano sempre, nonostante i cerberi dell’Unione Europea) fin dal 2008, non un’istituzione della democrazia parlamentare. Ma anche perché quel NO è un rifiuto, non ancora una proposta organizzata, un progetto di politica economica in un paese che va dismettendo a velocità folle ogni pezzo pregiato del proprio patrimonio industriale (sia pubblico che privato, vista la risibile “audacia” dei cosiddetti imprenditori con passaporto italico) o del proprio mercato interno.

Era la terza volta in dieci anni che i lavoratori Alitalia venivano messi davanti all’alternativa “o mangi questa minestra o salti dalla finestra”; ossia o accetti tagli occupazionali e salariali, accompagnati da aumento dei carichi di lavoro e diminuzione dei diritti, oppure si chiude.

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Le catene di «ancoraggio» agli Usa

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trump gentilonidi Manlio Dinucci
il manifesto 25 aprile 2017

Giornali e telegiornali hanno dato scarso rilievo all’incontro Trump-Gentiloni. Eppure è stato  un evento tutt’altro che formale. 

Per Gentiloni si trattava di fugare le ombre sull’atteggiamento del suo governo verso il nuovo presidente Usa, lasciate dall’aperto sostegno del governo Renzi (in cui Gentiloni era ministro degli esteri) a Obama e alla Clinton contro Trump nelle elezioni presidenziali. 

Gentiloni c’è riuscito benissimo ribadendo, indipendentemente da chi sieda alla Casa Bianca,  l’«ancoraggio storico» dell’Italia agli Stati uniti, «pilastro della nostra politica estera». 

Il presidente Trump ha reso merito all’Italia, ricordando che «oltre 30 mila militari americani e loro familiari sono stazionati attraverso tutto il vostro paese» e che l’Italia, dopo gli Usa, «è il secondo maggiore contributore di truppe nei conflitti in Iraq e Afghanistan». 

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Perché e come Gramsci fu assassinato dal fascismo

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gramsci mortodi Ruggero Giacomini per Marx21.it

Ottant'anni dalla morte

Antonio Gramsci morì  il 27 aprile 1937, dopo essere stato per oltre dieci anni prigioniero del fascismo, sottoposto a torture psicologiche e fisiche e a sofferenze inenarrabili, in mezzo alle quali tuttavia non aveva mai cessato di resistere e di lottare per la libertà e il socialismo. Aveva 46 anni.

Il fascismo lo aveva privato della libertà allorché nel novembre 1926, con la complicità del re Savoia, aveva abolito le garanzie dello Statuto sbarazzandosi del Parlamento rappresentativo. Aveva poi cercato sistematicamente, con pressioni e ricatti, false informazioni e provocazioni incessanti, di indurlo a capitolare, a chiedere la grazia, a rompere con le sue idealità e il suo partito. Non ci era riuscito. Della morte diede burocraticamente la notizia due giorni dopo un breve dispaccio dell’agenzia governativa Stefani: “E’ morto nella clinica privata Quisisana di Roma dove era ricoverato da molto tempo, l’ex deputato comunista Gramsci”. La stessa nota fu trasmessa dalla radio.

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I compiti del commissario politico*

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milano partigiani sfilatadi Pietro Secchia

I comunisti e l'insurrezione (1943-1945), Edizioni di cultura sociale, Roma, 1954, pp. 255-263

Parlare agli operai, ai contadini, ai soldati non è sempre cosa facile. Ed è particolarmente difficile quando si ha a che fare con operai, con soldati, con contadini giovani di anni e di esperienza.

Non è dato a tutti i compagni saper parlare ai più umili, ai meno preparati politicamente, a coloro che solo oggi aprono gli occhi alla vita, trascinati dalla lotta, dalla guerra contro l'invasore tedesco ed i traditori fascisti.

Eppure è necessario saper parlare alla massa degli operai, dei soldati, dei contadini partigiani, è necessario far loro comprendere lo scopo, l'importanza dell'eroica lotta che essi, mossi da sani istinti, stanno conducendo; è necessario far loro comprendere gli obiettivi di questa lotta, il significato e la giustezza della guerra di liberazione nazionale, il significato e la giustezza della politica del nostro partito, che è alla testa di questa guerra per la libertà e l'indipendenza del popolo italiano.

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"I compiti dei comunisti nella lotta contro l'antisovietismo e la russofobia”

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pcfr FlagRisoluzione del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa, 20 marzo 2017

da kprf.ru

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Il socialismo sovietico nato durante la Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre ha rappresentato un fenomeno unico nella storia mondiale. Sulla base dei suoi principi è stato costruito uno stato di nuovo tipo. L'URSS è diventata una convincente alternativa al sistema capitalista. La rivalità tra i sistemi socialista e capitalista, la lotta tra le ideologie sovietica e borghese, sono stati il tratto principale della storia mondiale nel XX secolo.

L'antisovietismo e l'anticomunismo, il nazionalismo e la russofobia sono stati ampiamente usati dai nemici dell'URSS. Dall'inizio della perestroyka di Gorbaciov e Yakovlev essi hanno ricevuto ampia diffusione. In seguito sono stati sfruttati da chi ha diretto la redistribuzione della proprietà pubblica nel corso delle “riforme liberali”. Ora continua a utilizzarli la reazione capitalistica nella Russia contemporanea.

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Breve storia della NATO dal 1991 ad oggi (Parte 5)

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Bush3 esercitodi Manlio Dinucci

Parte 1 / Parte 2 / Parte 3 / Parte 4

AFGHANISTAN: LA PRIMA GUERRA DELLA NATO AL DI FUORI DELL’AREA EURO-ATLANTICA 

Il reale motivo dell’intervento Usa/Nato in Afghanistan non è la sua liberazione dai taleban, che erano stati addestrati e armati in Pakistan in una operazione diretta dalla Cia per conquistare il potere a Kabul, ma l’occupazione di quest’area di primaria importanza strategica per gli Stati Uniti. 

L’Afghanistan è al crocevia tra Medio Oriente, Asia centrale, meridionale e orientale. In quest’area (nel Golfo e nel Caspio) si trovano le maggiori riserve petrolifere del mondo. Si trovano tre grandi potenze – Cina, Russia e India – la cui forza sta crescendo e influendo sugli assetti globali. Come aveva avvertito il Pentagono nel rapporto del 30 settembre 2001, «esiste la possibilità che emerga in Asia un rivale militare con una formidabile base di risorse». 

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25 aprile

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25aprile 672x372di Sergio Cararo

Può apparire paradossale che per le manifestazioni del 25 aprile si parli, a sproposito, di tutto tranne che del senso di una giornata che segna la Liberazione dal nazifascismo. A cacciare via i nazifascisti dal nord del paese furono i partigiani che un anno prima non obbedirono agli ordini del generale britannico Alexander (che aveva chiesto di sospendere le azioni militari) e le truppe alleate che avevano risalito la penisola.

Da questo prese corpo nel 1946 una Repubblica nata dalla Resistenza. Due anni dopo venne varata una Costituzione repubblicana che ne assunse il valore fondativo. La stessa Costituzione che la banca d’affari JP Morgan voleva affossare perché “troppo socialista” affidando il lavoro sporco al Pd di Matteo Renzi. Entrambi sono stati sconfitti il 4 dicembre da un referendum voluto dal governo per portare a compimento quel progetto, ma respinto dalla volontà popolare.

In più occasioni si è cercato di depotenziare e stravolgere il senso del 25 aprile come giornata che celebra la Resistenza. Ci avevano provato i governi Berlusconi (riuscendo però a ridare significato attuale e partecipazione di massa alle manifestazioni) e ambienti del Pd che hanno cercato in tutti i modi di renderla una giornata priva di ogni senso.

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L’indipendenza nazionale, unica via d’uscita possibile

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AlgeriaFlagPicture3di Frantz Fanon

Giornale El Moudjahid (Il Partigiano), organo ufficiale del FLN, n°10, settembre 1957

Ringraziamo Mohamed Walid Grine per la segnalazione e la traduzione di questo scritto di Frantz Fanon

Il termine di indipendenza da solo è sufficiente per aizzare contro di noi l’unanimità dei Francesi. Se ha il dono di far arrabbiare gravemente gli imperialisti accaniti, non manca anche di suscitare la furia degli uomini di sinistra le cui reazioni scioviniste sono diventate incontrollabili. L’opinione francese non ci perdona di rivendicare con tanta convinzione la sovranità piena ed intera del nostro paese. Ci accusa di infantilismo e ci rimprovera di avere questa passione idolatra che ci renderebbe schiavi di una parola.

Confrontata con una spinta nazionalista, questa stessa opinione non esita a mettere in questione l’idea di indipendenza nazionale in generale. Il concetto sarebbe antiquato e non corrisponderebbe più alle esigenze della nostra epoca in cui prevalgono i grandi blocchi politici, a scapito delle piccole potenze. Non coglie l’opportunità dell’indipendenza, che non sarebbe più una promozione, ma una regressione per l’Algeria situata alle porte dell’Europa e avendo tutto da beneficiare restando nelle mani della Francia.

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La guerra di Trump

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trump guerra rtdi Atilio Boron* | da alainet.org

Traduzione di Marx21.it

Fiaccato da sconfitte consecutive al Congresso – il rifiuto del suo progetto di eliminazione dell'Obamacare – e sul piano giudiziario, sulla questione dei veti all'immigrazione dai paesi musulmani, Donald Trump si è appellato a una risorsa tanto vecchia quanto efficace: iniziare una guerra per costruire consenso interno. Il magnate di New York è stato costretto a farlo: il suo indice di gradimento tra l'opinione pubblica è sceso dal 46 al 38 per cento in poche settimane; un settore dei repubblicani lo ha assediato “da sinistra” per i suoi conflitti con altri poteri dello stato e le sue stravaganze politiche e personali; un altro ha fatto lo stesso “da destra”, con i fanatici del Tea Party in testa, che gli chiedevano più durezza nelle sue politiche anti-immigrazione e di taglio della spesa pubblica e, sul piano internazionale, nessuna concessione alla Russia e alla Cina. Da parte loro, i democratici non hanno mai cessato le ostilità. Sul piano internazionale le cose non si sono presentate meglio: male con la Merkel durante la sua visita alla Casa Bianca, un'altalena esasperante nella relazione con la Russia e un'inquietante ambiguità in merito ai rapporti tra Stati Uniti e Cina. Con l'attacco alla Siria, Trump spera di fornire alla sua amministrazione la tenuta di governo che gli sta venendo meno.

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La Francia Ribelle

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insoumiseIntervista a Raquel Garrido, portavoce di France Insoumise | a cura di Cole Stangler

da jacobinmag.com
Traduzione di Mattia Di Gangi per Marx21.it

Con l'approssimarsi del giorno delle elezioni presidenziali in Francia, riteniamo utile pubblicare la traduzione di una lunga intervista a Raquel Garrido, portavoce nazionale del movimento France Insoumise, di cui è leader  Jean-Luc Mélenchon, allo scopo di favorire una maggiore comprensione del programma politico “populista” (ispirato in particolare alle esperienze latinoamericane e spagnola e a un “patriottismo” che si richiama ai valori più avanzati della Rivoluzione francese e al primato della sovranità popolare, in contrapposizione alla deriva nazionalista e razzista della destra lepenista) del candidato che sta raccogliendo (almeno secondo i sondaggi) un vastissimo consenso tra quella parte certo non marginale del popolo francese che ancora si batte per una prospettiva di progresso, emancipazione sociale e valori di solidarietà e di cui fanno parte anche i comunisti.

Pur non ritrovandoci a condividere almeno una parte (non irrilevante) delle considerazioni espresse in questa intervista, pensiamo però che solo un rimando diretto alle fonti sia in grado di sgombrare il campo dalle troppe interpretazioni superficiali, “provinciali” e spesso distorcenti che stanno caratterizzando, nella sinistra italiana, l'approccio sia di “estimatori” che di “detrattori” di Jean-Luc Mélenchon e dello schieramento che lo sostiene.

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Marwan Barghouthi dalla prigione di Hadarim

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da zeitun.info | fonte AssopacePalestina

Articolo originale pubblicato sul NY Times il 16.4.2017

Dopo la pubblicazione dell’articolo Barghouthi è stato messo in isolamento!

“Dopo aver trascorso gli ultimi 15 anni in una prigione israeliana, sono stato sia un testimone, sia vittima, del sistema illegale di Israele di arresti arbitrari di massa e maltrattamenti di prigionieri palestinesi.

Dopo aver esaurito tutte le altre opzioni, ho deciso che non c’era altra scelta che resistere a questi abusi cominciando uno sciopero della fame.

Circa 1.000 prigionieri palestinesi hanno deciso di prendere parte a questo sciopero, che inizia oggi, giorno che qui celebriamo come Giorno dei prigionieri. Lo sciopero della fame è la forma più pacifica di resistenza a disposizione. Esso infligge dolore esclusivamente a coloro che vi partecipano e ai loro cari, nella speranza che gli stomaci vuoti e il sacrificio aiutino il messaggio a risuonare al di là dei confini delle buie celle.

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Sulla "russofobia"

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russia bandiere pratodi Fosco Giannini, segreteria nazionale PCI

Lo scorso 12 aprile il direttore del sito “ Marx21.it ”, il compagno Mauro Gemma, pubblica un suo indignato commento in merito ad una “irresponsabile” dichiarazione rilasciata il giorno prima da Erasmo Palazzotto, vice presidente della Commissione Esteri della Camera e responsabile esteri di Sinistra Italiana.

Il direttore di “Marx21.it”, ricordando, in apertura del proprio commento, che il quattro aprile ultimo scorso la Rada ucraina ( il Parlamento) ha decretato - fatto politicamente, culturalmente e moralmente inquietante - la definitiva riabilitazione dei collaborazionisti hitleriani ucraini; che il testo della legge è stato letto alla Rada da Yury Shukhevych, deputato nazi-fascista e figlio del massacratore di comunisti, di partigiani, di civili ed ebrei Roman Shukhevych; che rispetto a tale, raccapricciante, notizia non vi è stata, in Italia, nel Parlamento italiano, nella sinistra politica e istituzionale italiana nessuna reazione e solo silenzio; ricordando tutto ciò, Mauro Gemma rimarca, con giustificata indignazione, appunto, il fatto che invece - al posto di una condanna della riabilitazione dei filo nazisti nell’Ucraina filo-Usa e filo UE- il deputato di “SI” Erasmo Palazzotto diffonde alla Camera una dichiarazione secondo la quale “Notizie di stampa trapelate dall’estero hanno rivelato che in Cecenia alcune caserme militari sono state trasformate per correggere uomini dall’orientamento sessuale non tradizionale o sospetto…”.

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Cina-Corea popolare: tra disimpegno e alleanza

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cina coreadelnorddi Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

Per diversi opinionisti i recenti bombardamenti statunitensi in Siria e Afghanistan non sono solo il segnale di una rinnovata arroganza imperiale, ma una sorta di “avviso” fatto recapitare alla Corea popolare, facendo ventilare l’ipotesi di un attacco militare preventivo, con conseguenze che potrebbero essere disastrose non solo a livello regionale. Centrale, in questo quadro di tensione crescente, è il rapporto tra la Cina popolare e la Corea del Nord, paesi a regime socialista legati dal 1961 da un patto di assistenza militare e politica.

Da tempo a Pechino si è aperta una discussione – ormai pubblica – sul rapporto con Pyongyang, con opzioni sul tavolo che giungono persino ad una sorta di totale disimpegno. Resta, tuttavia, il rilevante peso strategico che quest’ultima rappresenta: nel pieno sviluppo di una politica di accerchiamento, se da una parte Pechino preferisce evitare tensioni che giustifichino il rafforzamento della presenza “securitaria” statunitense nella propria periferia, dall’altra non può accettare il collasso del regime guidato da Kim Jong-un ed una conseguente unificazione della penisola coreana con la presenza di truppe e strutture militari statunitensi. L’esempio dell’allargamento della Nato nell’Europa orientale costituisce un precedente preoccupante. Ad oggi permane, quindi, una sorta di “costrizione” alla protezione del Paese confinante.

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