di Ángeles Diez* | da www.rebelion.org
Traduzione di Marx21.it
“L'obiettivo dell'opposizione, quando non riconosce i risultati e chiede il riconteggio totale dei voti, non è “vincere le elezioni” ma guadagnare tempo per la strategia golpista. Si cerca di inaugurare un periodo di incertezza affinché le corporazioni mediatiche e i gruppi d'assalto dell'opposizione eseguano il loro lavoro destabilizzatore. Infatti alla proclamazione dei risultati sono immediatamente seguiti gli attentati di “sostenitori di Capriles” alle sedi del PSUV, gli attacchi ad ambulatori seguiti da medici cubani, i disordini nelle strade, ecc. Si parla già di 7 morti e 61 feriti e l'opposizione ha lanciato appelli alla disobbedienza civile. L'opposizione venezuelana non sembra disposta ad assumere il potere attraverso le urne e sta cercando in tutti i modi di non permettere il consolidamento del nuovo governo.”
Associazione Politico-Culturale Marx XXI
Venezuela: la richiesta del riconteggio dei voti fa parte della strategia golpista
La Serbia rifiuta le imposizioni della UE circa il Kosovo e cambia rotta
di Enrico Vigna
Dopo una lunga seduta del Parlamento il governo di Belgrado, il 2 aprile, ha dichiarato di "non poter accettare le soluzioni proposte perché non garantiscono la sicurezza e i diritti umani dei serbi del Kosovo".
Quattordici anni dopo la vittoria della coalizione militare più potente della storia, la NATO, aveva cercato attraverso l’Unione Europea di imporre alla Serbia, una nuova Rambouillet, un’ennesima capitolazione: la rinuncia definitiva di una parte del suo territorio, la regione del Kosovo, il cuore della sua storia e identità nazionale e spirituale. Dopo la “guerra umanitaria” del 1999, dopo la creazione dello stato fantoccio di “Kosova”, guidato dai terroristi dell’UCK, dopo l’installazione per 99 anni, della più grande base militare USA dai tempi del Vietnam: Camp Bondsteel in Kosovo, l’UE aveva posto l’ingiunzione dell’accettazione dello status quo del narcostato Kosovo albanese ( di fatto un protettorato NATO), come precondizione per entrare…in Europa.
Spesa militare internazionale, l’Italia sale tra i «10 Grandi»
di Manlio Dinucci | da Il Manifesto, 16 aprile
Macché crisi! Nel 2012 l’Italia è salita al decimo posto tra i paesi con le più alte spese militari del mondo, rispetto all’undicesimo nel 2011.
Lo documenta il Sipri, l’autorevole istituto internazionale con sede a Stoccolma, che ha pubblicato ieri gli ultimi dati sulla spesa militare mondiale.
Quella italiana ammonta su base annua a circa 34 miliardi di dollari, pari a 26 miliardi di euro. Il che equivale a 70 milioni di euro al giorno, spesi con denaro pubblico in forze armate, armi e missioni militari all’estero. Mentre mancano i fondi anche per pagare la cassa integrazione.
La vittoria di Nicolas Maduro apre una nuova fase nella Rivoluzione Bolivariana
Editoriale di “Vermelho”, portale web del Partito Comunista del Brasile (PCdoB)
Traduzione di Marx21.it
Con la partecipazione di circa il 78% dell'elettorato, il Venezuela ha vissuto ancora domenica scorsa (14 aprile) una festa democratica, a chiusura di una campagna elettorale avvenuta solo a causa di una fatalità – la morte del comandante-presidente Hugo Chavez, lo scorso 5 marzo. La partecipazione massiccia, il vigore democratico delle masse, il clima di tranquillità e pace, il perfetto funzionamento del sistema di votazione e scrutinio – attestato dagli osservatori internazionali – sono fatti rivelatori della maturità della democrazia in Venezuela, uno dei risultati più significativi della colossale Rivoluzione Bolivariana iniziata e diretta dall'ex presidente.
Il Venezuela Bolivariano e i Diritti Umani: una storia di successo
di Gianmarco Pisa, Operatori di Pace - Campania e IPRI - Rete dei Corpi Civili di Pace
Leggendo il preciso post di Riccardo Noury nel suo blog “le Persone e la Dignità”, dedicato a «cosa deve cambiare per i diritti umani» in Venezuela, tempestivamente pubblicato proprio nel giorno delle elezioni presidenziali e della sfida tra la sinistra bolivariana di Nicolas Maduro e la destra neo-liberista di Henrique Capriles (link), viene in mente il vecchio adagio evangelico della pagliuzza e della trave. Durante il governo Chávez, il Venezuela ha realizzato in sostanza due Obiettivi di Sviluppo del Millennio grazie all’investimento pubblico in ambito sociale e a programmi operativi (le “misiones”) e strategici (ad es. il partenariato bilaterale con Cuba all’insegna dello scambio tra le forniture petrolifere dal Venezuela e le risorse sanitarie da Cuba) di carattere internazionale (la cooperazione inter-americana nell’ambito dell’ALBA, l’“Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America”).
Il MUOS di Niscemi, un’arma ambientale
da antoniomazzeoblog.blogspot.it
A Niscemi (Sicilia), all’interno di una riserva naturale (area SIC), sono in corso i lavori di realizzazione di uno dei quattro terminali terrestri del MUOS (Mobile User Objective System), il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari della Marina militare degli Stati Uniti d’America.
Il MUOS dovrà assicurare il collegamento della rete militare Usa (centri di comando, controllo e logistici, le migliaia di utenti mobili come cacciabombardieri, unità navali, sommergibili, reparti operativi, missili Cruise, aerei senza pilota, ecc.), decuplicando la velocità e la quantità delle informazioni trasmesse nell’unità di tempo e rendendo sempre più automatizzati e disumanizzati i conflitti del XXI secolo. Con la conseguenza di accrescere sempre più il rischio di guerra (convenzionale, batteriologica, chimica e/o nucleare) anche per un mero errore di elaborazione da parte dei computer.
Ha vinto la patria, ha vinto Nicolas Maduro
Tribuna Popular, organo del Partito Comunista del Venezuela | da www.tribuna-popular.org
Traduzione di Marx21.it
Nella seconda elezione presidenziale in poco più di sei mesi, si è di nuovo imposta in Venezuela la candidatura delle forze popolari e progressiste, raggruppate nel Gran Polo Patriotico. In questa occasione, la vittoria è andata a Nicolas Maduro Moros, che aveva coperto l'incarico di vicepresidente del Venezuela fino alla morte del Presidente Chavez il 5 marzo scorso, e che fu dallo stesso Chavez nominato come suo successore prima di sottoporsi all'intervento chirurgico da cui non si è più rimesso. La differenza a favore di Maduro è stata la minore ottenuta dalla cosiddetta alleanza bolivariana dalla prima vittoria di Chavez nel 1998: 51% contro 49%, circa 230.000 voti, in una votazione a cui ha partecipato quasi il 79% dei 18,9 milioni di cittadini abilitati ad esercitare il diritto di voto. L'alto livello della partecipazione in queste elezioni ha messo di nuovo in evidenza di fronte al mondo il vigore della democrazia venezuelana. Occorre ricordare che in ottobre, quando venne rieletto Chavez, la partecipazione aveva superato l'80% del corpo elettorale.
La rivoluzione bolivariana di Hugo Chávez
di Federico La Mattina per Marx21.it
[…] Io conobbi Bolívar un mattino andando
a Madrid, alla testa del Quinto Reggimento.
Padre, gli dissi, sei, o non sei, o chi sei?
E guardando la Caserma della Montagna, lui disse:
"Mi sveglio ogni cento anni, quando si sveglia il popolo”. (Pablo Neruda, Un canto para Bolívar)
I quattordici anni di governo chavista hanno segnato una cesura profonda nel panorama politico latino-americano. Hugo Chávez, presidente del Venezuela eletto democraticamente per quattordici anni consecutivi ( arrestato dalla morte prematura), ha svolto un indiscusso ruolo propulsivo nei processi di integrazione regionale volti a svincolare l’America Latina dalle ingerenze statunitensi, in una prospettiva di multipolarità negli equilibri mondiali; si è opposto fermamente alle politiche neoliberiste, riaffermando il ruolo dello Stato nell’economia, portando avanti politiche sociali che hanno ridotto drasticamente la povertà in un paese duramente provato dal Washington Consensus. In occasione del World Social Forum del 2005 ha rilanciato un progetto di trasformazione della società in senso socialista – il Socialismo del siglo XXI –, definendo chiaramente la bussola politica della revolución bolivariana.
Il Forum di San Paolo dichiara il suo appoggio a Maduro
da www.zereinaldo.blog.br | Traduzione di Erman Dovis per Marx21.it
Il comandante Hugo Chavez ha dato maggiore forza a una visione del potere popolare dei movimenti rivoluzionari, di sinistra e progressisti del Venezuela e dell’America Latina , un’ eredità che è stata riconosciuta dal comitato esecutivo del Forum di San Paolo, che ha tenuto una riunione straordinaria a Caracas, a partire da lunedi 1 aprile.
Il lascito politico del grande Leader rivoluzionario è anche una delle bandiere del candidato socialista per le prossime elezioni venezuelane, Nicolas Maduro, che ha sostenuto come uno degli insegnamenti più importanti di Chavez per un movimento rivoluzionario, è quello di “possedere una visione di costruzione e conquista del potere politico” , affinché possa realmente appartenere al popolo.
E ora?
di Gianmarco Pisa, IPRI (Istituto Italiano di Ricerca per la Pace) - Rete CCP (Corpi Civili di Pace)
Il NO del governo serbo alla proposta di accordo con l’auto-governo kosovaro mediata da Bruxelles è stato letto, in modo pressoché unanime, dalla stampa occidentale, alternativamente come “un’occasione persa” da parte delle autorità serbe e “un pesante ostacolo” lungo la strada che dovrebbe (dovrà) portare la Serbia ad entrare ufficialmente nell’Unione Europea. La dichiarazione resa, subito dopo il consiglio dei ministri straordinario che ha ufficializzato la posizione serba, dal mediatore di Bruxelles, l’alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea, Catherine Ashton, è esemplare in tal senso: da una parte esprime “rammarico” per il mancato conseguimento dell’accordo, dall’altra mostra “fiducia” intorno alla praticabilità di un nuovo sforzo “last minute”, essendo “su tavolo” tutti gli elementi per un accordo complessivo. Al di là delle formule retoriche della propaganda diplomatica, sulle quali pure converrebbe soffermarsi, ciò che si legge tra le righe, ma che la grancassa mediatica inevitabilmente omette, è la vera sostanza di questa vicenda, vale a dire: il clamoroso fallimento dell’Unione Europea, sia nelle sue capacità diplomatiche e negoziali, sia nella sua stessa prospettiva di allargamento e di integrazione.
Il pensiero geopolitico di Papa Francesco
di Marcelo Gullo | da www.geopolitica-rivista.org
Proponiamo questo contributo dedicato al pensiero geo-politico di papa Francesco I, scritto da un'autorevole studioso argentino. Pensiamo che l'articolo, che non riflette necessariamente l'opinione della nostra redazione, possa contribuire a una migliore comprensione della figura del nuovo pontefice, poiché si sottrae alle banalità della retorica e dei luoghi comuni che caratterizzano la quasi generalità dei commenti dell'apparato mediatico nostrano.
La decisione della Chiesa Cattolica di designare papa il cardinale Jorge Bergoglio costituisce, senza ombra di dubbio, un evento epocale. È una decisione straordinaria, sia dal punto di vista religioso che politico. Decisione che mette gli analisti della politica internazionale di fronte all’inevitabile necessità di conoscere il profondo pensiero politico dell’uomo che condurrà i destini di uno dei paesi-attori più importanti seduti al tavolo della geopolitica mondiale.
L’America fallirà, scommettiamo?
di Francesco Valerio della Croce | da www.uninfonews.it
Potrebbe sembrare un azzardo spericolato, degno dei peggiori meccanismi di speculazione finanziaria, invece c’è chi, in termini di economia reale, si predispone seriamente ad immunizzarsi dal fallimento dell’economia Usa. In questi giorni di paventato pericolo di “contagio” dall’Italia, a voce della Commissione europea, sembra nessuno s’accorga che c’è chi, nel vecchio continente, teme d’essere contagiato da un default statunitense: si tratta della Germania. E’ notizia fresca di poche settimane, infatti, che lo Stato guidato dalla cancelliera Angela Merkel, abbia predisposto un piano di rientro di riserve auree attualmente stanziate in Usa. La Bundesbank prevede, entro il 2020, di rimpatriare una massa complessiva di 700 tonnellate d’oro dagli attuali depositi in America e Francia, con un calo segnatamente importante percentuale di 8 punti, dal 45 al 37%, del totale la quantità di oro tedesco depositata a New York. La Germania punta quindi, entro il 2020, a rimpatriare circa il 50% delle proprie riserve auree complessive in territorio patrio.
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