Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Iraq e Ucraina. I "destabilizzatori creativi"

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medioriente puzzledi Sergio Cararo | da contropiano.org

La travolgente offensiva in Iraq dei miliziani jihadisti dell’Isis (Stato Islamico di Iraq e Siria) svela drammaticamente – ma meglio di tante arzigogolate argomentazioni – le conseguenze della “destabilizzazione creativa” praticata dagli Stati Uniti e dalle potenze loro alleate. Una destabilizzazione che si è manifestata in particolare in Africa e in Medio Oriente, riscrivendo quasi completamente la mappa geopolitica dell’area e riempiendola di quelle che possiamo definire come “terre di nessuno”. “Possiamo solo immaginare quali sarebbero state le conseguenze se a gennaio Stati Uniti e Francia avessero attaccato la Siria”, sottolineava giustamente qualche giorno fa Alberto Negri sul Sole 24 Ore.

Già Eric Hobsbawn, nella sua intervista sul Secolo Breve, indicava come la faglia nella storia del XXI Secolo sarebbe stata la contrapposizione tra le aree dove esistono gli Stati e quelle dove gli Stati non esistono più. Il mondo infatti si va sempre più definendo non più come diviso tra un primo e un terzo mondo, ma tra Stati forti e “disgreganti” (magari anche con processi inediti come quello che ha portato all’Unione Europea) e Stati “disgregati”.

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Berlinguer, alcune note per una riflessione collettiva

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Enrico-Berlinguer-agfdi Francesco Valerio della Croce

Riceviamo dall'autore e pubblichiamo quale contributo al confronto sulla figura di Enrico Berlinguer

Molti, forse troppi, in queste settimane intasano riviste, quotidiani, per non parlare della rete, con opinioni, epitaffi, “bilanci” a proposito della figura di Enrico Berlinguer e della sua segreteria. Sono spinto a scrivere alcune brevi riflessioni, che spero possano contribuire ad arricchire uno scambio di vedute nell’indirizzo di un’analisi approfondita e dialettica della nostra storia, per tentare di dare a questa discussione delle tonalità diverse, di avviare una nuova discussione nell’agorà affollata di idolatri e detrattori. La circostanza di un’iniziativa commemorativa sviluppata nella città di Minervino Murge, su iniziativa di un’associazione culturale della sinistra cittadina, mi sprona ulteriormente a muovere in tal senso.

Restando fedele alla premessa iniziale, affronterò molto brevemente e schematicamente questioni, che tuttavia meriterebbero e necessiterebbero di tutt’altra forma espositiva, le quali reputo ineludibili per la loro grandezza teorica e per il loro contatto con l’attualità dei problemi politici. Mi sforzerò di non restare cinto nell’ambito della speculazione intellettuale o di un’analisi puramente estetica di questo leader, provando a raccogliere e rendere organici alcuni pensieri che, ormai maturi, sono pronti a divenire un patrimonio collettivo per una cultura politica collettiva marxista e leninista.

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Dal Venezuela alla Bolivia, l'America Latina progressista contro l'aggressione al Brasile di Dilma Rousseff

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di Beto Almeida, del Direttorio di Telesur
da altamiroborges.blogspot.com.br | Traduzione di Marx21.it

dilma brasile bandieraConcludendo il Forum “Congiura Mediatica contro il Venezuela”, il vicepresidente della repubblica bolivariana, Jorge Areaza, genero di Hugo Chavez, ha espresso chiaramente il suo appoggio al governo di Dilma Rousseff di fronte alla campagna politica mediatica internazionale contro il Brasile, che tenta di far credere che la Coppa del Mondo sarebbe un insuccesso. “Il Brasile è diventato un bersaglio perché la Coppa si svolge in un paese di Celac, di Unasur, di Mercosur, e anche membro dei Brics, e che inoltre ha una politica estera antimperialista, di solidarietà a Cuba e al Venezuela e che difende l'integrazione latinoamericana. Dilma sta provando sulla pelle gli artigli del vampiro imperiale”, ha dichiarato.

La presa di posizione del dirigente venezuelano, ribadita dal presidente Nicolas Maduro, ha avuto un'indiscutibile espressione fisica nella presenza dei presidenti Rafael Correa, dell'Ecuador, e Evo Morales, della Bolivia, che hanno partecipato alla cerimonia di apertura, a Itaquera, in cui Dilma è stata insultata in maniera infima, turpe e ingiustificabile dagli occupanti della tribuna VIP, dove l'ingresso costa 990 reais (circa 325 euro).

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Dal 28 giugno parte un controsemestre di lotte. L'appello, le adesioni.

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L’appello e le adesioni per il controsemestre popolare e di lotta e la manifestazione nazionale del 28 giugno a Roma contro i Trattati e i diktat dell’Unione Europea, per il lavoro, il reddito, il welfare e contro la guerra alle porte dell’Europa. L’11 luglio a Torino contro il vertice europeo sulla disoccupazione. Sei mesi di mobilitazioni.

Le elezioni europee hanno visto in Italia un risultato in controtendenza con quelli di tutti gli altri paesi devastati dalle politiche di austerità. Il nostro è il solo paese, assieme alla Germania, dove le forze di governo che hanno approvato e gestiscono il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio hanno avuto successo. Questo non solo,per la passività e la paura che la crisi ha diffuso, ma anche perché sinora il confronto e lo scontro politico nel nostro paese hanno ignorato la questione Europa, salvo eccezioni positive che però sinora non hanno cambiato la tendenza di fondo. I rischi ritorno del nazionalismo, della xenofobia sono un altro frutto amaro delle misure di austerità. Anche le lotte, a differenza degli altri paesi colpiti dalle politiche economiche della Troika , fin qui sono rimaste sul terreno dello scontro immediato e hanno lasciato sullo sfondo la contestazione dei ferrei vincoli che l’austerità europea ha posto alla democrazia e ai diritti sociali e del lavoro.

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La balcanizzazione dell’Iraq

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto del 17 giugno 2014

isisifightersalSe fosse vero quanto raccontano a Washington, che gli Usa sono stati colti di sorpresa dall’offensiva dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis), il presidente Obama dovrebbe destituire immediatamente i vertici della Comunità di intelligence, formata dalla Cia e da altre agenzie federali che spiano e conducono operazioni segrete su scala globale. Sicuramente essi sono stati invece lodati, in privato, dal presidente. L’Isis è infatti funzionale alla strategia statunitense di demolizione degli stati attraverso la guerra coperta.

Diversi suoi capi provengono dalle formazioni islamiche libiche che, prima classificate come terroriste, sono state armate, addestrate e finanziate dai servizi segreti Usa per rovesciare Gheddafi. Lo conferma l’Isis stesso, commemorando due suoi comandanti libici: Abu Abdullah al Libi, che ha combattuto in Libia prima di essere ucciso da un gruppo rivale in Siria il 22 settembre 2013; Abu Dajana che, dopo aver combattutto anche lui in Libia, è stato ucciso l’8 febbraio 2014 in Siria in uno scontro con un gruppo di Al Qaeda, prima suo alleato.

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Le proposte dei comunisti per la risoluzione del conflitto nell'Est dell'Ucraina

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simonenko ukraine02 11Intervista a Petro Simonenko | da www.kpu.ua

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Per la risoluzione del conflitto nell'Est dell'Ucraina è indispensabile interrompere l'ATO (l'operazione “antiterroristica” in corso per iniziativa del governo golpista di Kiev, ndt), ritirare i combattenti dalle postazioni permanenti e sedersi al tavolo dei negoziati. Lo ha dichiarato il leader del Partito Comunista di Ucraina al corrispondente di GolosUA.

“Poiché nel territorio del Donbass operano diverse forze politiche e organizzazioni sociali, al tavolo dovrebbero essere rappresentati tutti i gruppi parlamentari, i rappresentanti delle amministrazioni locali, i leader informali delle comunità, i rappresentanti dei collettivi di lavoro, gli attivisti sindacali. Insieme si dovrebbe definire l'elenco delle questioni di fondo, elaborare i percorsi e i meccanismi per arrivare alla loro risoluzione. Insieme dobbiamo modificare la Costituzione e creare il terreno legislativo per far uscire l'Ucraina dalla profonda crisi politica, economica e umanitaria”, ha affermato Petro Simonenko.

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Brasile: inganno e cecità

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lula bandieradi José Fort | da “l'Humanité”

Traduzione di Marx21.it

Coloro che in Europa prestano tanta attenzione alla rabbia di una frangia della popolazione brasiliana e si impegnano in Francia per criticare con veemenza i ferrovieri e gli operatori della cultura e dello spettacolo hanno le carte in regola per esprimere il loro sdegno?

Ciò che si è detto e scritto sul Brasile rasenta l'inganno e la cecità.

I movimenti sociali, le rivendicazioni e gli scioperi corrispondono certamente alla realtà di questo immenso paese in pieno sviluppo, sovrano, non servile nei confronti degli Stati Uniti e dell'Europa capitalista. E come non indignarsi di fronte alle scene di violenza poliziesca contro i manifestanti.

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Comitato Centrale del 15 giugno 2014: Elezioni, fase politica, rilancio del PdCI

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da www.comunisti-italiani.it

Il Comitato centrale del Pdci riunitosi domenica 15 giugno 2014,.per una analisi complessiva della situazione sociale e politica e del risultato delle elezioni europee ed amministrative, dopo una ampia e seria discussione, ha confermato l’attualità e la validità della linea politica stabilita dal 7° Congresso straordinario: “unità dei comunisti, della sinistra e delle forze democratiche per difendere ed attuare la Costituzione”.

L’esclusione del Pdci dalla lista Tsipras non elimina la necessità di un fronte unitario della sinistra, anzi l’esito elettorale complessivo va analizzato in profondità perché a differenza di altri stati europei in Italia la sinistra, seppure dopo anni riesca ad eleggere per un soffio, rischia di non avere nessuna autonomia. Come pure va approfondito il dato delle amministrative, dove il Pdci era impegnato in coalizioni di sinistra, di centro sinistra e in alcuni casi si è presentato da solo. Impossibile affermare che una scelta sia stata premiata sull’altra, più realisticamente si può invece affermare che il nostro Partito ha raggiunto importanti risultati la dove esiste una struttura organizzata e legata ai cittadini, mentre dove abbiamo una marginalità complessiva politica e organizzativa i risultati sono stati insufficienti.

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L'Iraq e la sconfitta di Washington

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esil iraqda www.jornada.unam.mx 

Traduzione di Marx21.it

L'editoriale pubblicato nel portale web del quotidiano messicano La Jornada.

Di fronte all'insurrezione e all'avanzata dei gruppi fondamentalisti islamici in Iraq, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha dichiarato di non scartare “nessuna opzione” per appoggiare il governo di questo paese. Tra le opzioni menzionate dal presidente risalta l'invio di aeronavi da guerra – pilotate e non pilotate – nel territorio iracheno.

Le recenti vittorie ottenute dallo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante – organizzazione che cerca di imporre la legge musulmana in tutto il territorio e che controlla gran parte del paese – sono state interpretate da analisti internazionali e da critici della Casa Bianca come l'evidenza del fatto che gli Stati Uniti si sarebbero ritirati troppo presto dall'Iraq.

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Vertice del G77. Bolivia, capitale dei popoli del Sud

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g77di Angel Guerra Cabrera*
da www.cubadebate.cu

Traduzione di Marx21.it

Il 14-15 giugno, a Santa Cruz de la Sierra in Bolivia si svolge il Vertice del Gruppo dei 77 più la Cina (G77). Riunisce la maggior parte degli stati membri dell'ONU, che formano il sud politico, poiché al gruppo appartengono 133 dei 193 paesi partecipanti all'organismo internazionale, con quasi il 60 per cento della popolazione mondiale.

La celebrazione di questo appuntamento nel paese andino è un riconoscimento dei paesi del Sud all'enorme sforzo di trasformazione, decolonizzatore e solidale con i popoli del mondo promosso dai suoi popoli indios e meticci, e dal suo prestigioso leader indigeno Evo Morales, che lo ha guidato dal momento del suo arrivo alla presidenza nel 2006. Da uno dei paesi più poveri e subordinati a Washington dell'America Latina di allora, la Bolivia è oggi un vigoroso Stato plurinazionale, degno difensore della propria sovranità ed esempio di equità, interculturalità e inclusione sociale che, con il prodotto della rinazionalizzazione delle sue risorse naturali e l'organizzazione dei suoi movimenti sociali ha elevato in modo sostenibile i livelli di educazione, salute, benessere e riduzione della povertà, mentre conserva un'apprezzabile crescita economica. Possiamo affermare senza dubbio che in questi giorni è la capitale del Sud.

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Chi ha effettivamente guadagnato dalla vittoria del Majdan

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poroshenko lozhkindi Evgenyj Tsarkov, parlamentare del PC d’Ucraina e segretario regionale di Odessa del PCU

Traduzione di Flavio Pettinari per Marx21.it

La nomina a capo del dell'Amministrazione Presidenziale del multimilionario Boris Lozhkin è l'ennesima conferma che i veri beneficiari del "Maidan" sono gli oligarchi. La logica degli oligarchi suggerisce la privatizzazione dei profitti e la socializzazione delle perdite. Così è successo con il "Majdan". Perdita del territorio, sangue e guerra, aumento dei prezzi dei beni e dei servizi essenziali: questo è stato il tributo per trasferire il potere da una “famiglia” di oligarchi all’altra.

Com’è noto, ai sensi del Decreto Presidenziale № 519/2014, il nuovo capo dell'amministrazione del Presidente è diventato l'ex proprietario della mediaholding UMH Group, e socio in affari del nuovo presidente Poroshenko, Boris Lozhkin, che fa parte del gruppo delle cento persone più ricche d’Ucraina, e la cui fortuna è stimata attorno ai 126,4 milioni di dollari.

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Sinistra e comunisti. L’unità necessaria per resistere, innovare e vincere

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bandierarossa tramontodi Francesco Maringiò

1. Trovo molto convincente l’analisi del voto europeo fatta da Samir Amin (link) il quale, sostanzialmente, mette in evidenza come questo passaggio abbia reso evidente l’ostilità a “questa” Europa da parte della maggioranza dei cittadini dell’Unione. Ciò è riscontrabile non solo nel voto dato alle così dette formazioni euroscettiche, quanto soprattutto tenendo conto dell’altissimo livello di astensione (il più alto di sempre, con punte all’Est del 70%). Ma la distanza da “questa” Europa non si traduce necessariamente nella consapevolezza della necessità di “un’altra” Europa. Le stesse forze della sinistra radicale (pur in un contesto di crescita, che va valorizzato) non raccolgono un consenso così amplio come potrebbero, proprio per quella «mancanza di audaca – scrive S. Amin – nella critica all’UE e per l’ambiguità nella proposta politica che contribuisce all’illusione della “riformabilità” del sistema».

Ovviamente questo sguardo d’insieme deve essere modulato ed affinato per ciascun paese e forza politica, eppure si rivela estremamente utile per la disamina del contesto italiano.

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Da Togliatti a Berlinguer

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berlinguer togliattidi Alexander Höbel

Milano, Centro culturale Concetto Marchesi, 25 gennaio 2014

1. Non è semplice tentare di individuare il rapporto – fatto di continuità e differenze – tra queste due figure di dirigenti comunisti, dei quali quest’anno ricorrono due importanti anniversari, il 50° della scomparsa per Palmiro Togliatti e il 30° per Enrico Berlinguer. Le loro figure fanno ancora discutere appassionatamente i compagni e gli studiosi, con interpretazioni e giudizi anche molto diversificati. Vi è ad esempio chi vede in Berlinguer l’ultimo dei togliattiani, e chi invece evidenzia un suo distacco da quella impostazione. A mio parere la matrice togliattiana del pensiero e dell’opera di Berlinguer è innegabile; ma la continuità di fondo non deve farci perdere di vista le differenze, e anche i limiti della lettura del togliattismo data da Berlinguer.

Occorre, credo, evitare di cadere in due posizioni estreme, entrambe sbagliate: quella dell’apologia e della mitizzazione acritica, da un lato, e quella che tende a fare di Berlinguer una sorta di capro espiatorio, responsabile delle sconfitte e del declino del Pci (in particolare negli anni successivi alla sua morte), evitando così di analizzare più a fondo cause e fattori di quella che si configurò, a partire dal fallimento della solidarietà democratica, come una vera e propria impasse strategica. I tempi, insomma, cominciano a essere maturi per un giudizio equilibrato, il più possibile distaccato, un giudizio cioè di carattere storico, anche sull’opera di Berlinguer oltre che su quella di Togliatti.

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Rieleggere Dilma perché il Brasile proceda con altri cambiamenti

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Lula-e-DilmaRisoluzione del Comitato Centrale
del Partito Comunista del Brasile-PCdoB
da www.vermelho.org.br
Traduzione di Marx21.it

Si è svolta tra il 6 e l'8 giugno un'importante sessione del Comitato Centrale del Partito Comunista del Brasile, in cui è stato assicurato l'appoggio del partito a Dilma Rousseff in vista delle elezioni presidenziali. Di seguito il testo della risoluzione approvata.

Alla vigilia delle convenzioni di partito e della Coppa del Mondo di Calcio, il Brasile vive, allo stesso tempo, giorni di intenso dibattito politico sulle elezioni che decideranno del suo futuro e la crescente aspettativa per l'inizio del più rilevante evento sportivo del pianeta. In questo contesto l'opposizione ha cominciato il suo “campionato” e in combinazione con i grandi veicoli di comunicazione nazionali ed anche stranieri, politicizza la Coppa nel modo peggiore possibile: Operano per far si che il Brasile fallisca come paese-sede di questo mega-evento e negano gli importanti progressi economici, sociali e sportivi che il paese ha già ottenuto e ciò che vi è associato.

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Solidarietà antimperialista con il popolo ucraino che resiste alle forze golpiste

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nastrosangiorgiodi Pedro Guerreiro | da www.avante.pt

Traduzione di Marx21.it

Sotto il cinico manto del silenzio e della premeditata deformazione della realtà attuata dai grandi mezzi di comunicazione sociale “occidentali”, prosegue la brutale ondata di persecuzione e repressione contro coloro che in Ucraina resistono alle forze golpiste e all'ingerenza di USA, NATO e UE che ad esse danno supporto.

Dopo la manovra di “legittimazione” del potere golpista rappresentata dallo svolgimento delle elezioni presidenziali – in cui i candidati sono stati vittime di sistematica pressione e persino di aggressione, essendogli impedito, oggettivamente, di partecipare alla consultazione elettorale -, le forze golpiste cercano di imporre il loro dominio incrementando l'azione punitiva attraverso i gruppi paramilitari fascisti – integrati o meno nella “Guardia Nazionale” - contro le popolazioni ucraine che non si sottomettono.

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Ciò che non dice la Mogherini

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soldati-italiani-afghanistandi Manlio Dinucci | da il manifesto

L’Italia non abbandonerà l’Afghanistan con la fine dell’Isaf, ma continuerà a occuparsene, mantenendo l’impegno preso: lo assicura il ministro Mogherini sul manifesto (7 giugno).

Quale sia l’impegno lo chiarisce l’aeronautica: in sei anni i cacciabombardieri italiani hanno effettuato in Afghanistan 3.583 sortite, «traguardo mai eguagliato da velivoli da combattimento italiani in operazioni fuori dai confini nazionali dal termine del secondo conflitto mondiale». Nella loro ultima missione, il 28 maggio, due cacciabombardieri Amx hanno distrutto l’obiettivo individuato da un drone Predator e dalla Task Force Victor (classificata come «unità speciale e semisegreta» dalla Rivista Italiana Difesa). Mentre gli elicotteri Mangusta dell’Esercito, schierati a Herat, hanno varcato la soglia delle 10mila ore di volo.

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Serrare le file

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bandierarossa pugno cielodi Fausto Sorini, segreteria nazionale PdCI

Un attacco concentrico e coordinato, da "destra" e da "sinistra", si sta concentrando da alcuni mesi, e si è accentuato in questi giorni, contro il PdCI, la sua linea strategica uscita dal congresso straordinario di Chianciano (luglio 2013), il suo segretario, i suoi gruppi dirigenti nazionali e territoriali, i suoi intellettuali, i suoi quadri e militanti più attivi.

In un contesto di grande difficoltà per tutti i comunisti e le forze di sinistra e di classe nel nostro Paese, queste compagne e questi compagni stanno reagendo con grande coraggio, capacità di tenuta e di controffensiva. E con piena disponibilità a mettersi in discussione e a disposizione per un progetto credibile di ricostruzione del partito comunista e di una una sinistra di classe e del lavoro.

Lo si è visto ad esempio nella campagna di massa a sostegno dell'Ucraina antifascista; in quella di sostegno alla campagna delle RSU contro la riforma Fornero; nella elaborazione e campagna politica per una posizione alternativa a quella dell'Unione europea euro-atlantica, senza alcun cedimento rispetto alla collocazione piena e organica nell'alveo del grande processo di ricostruzione di un movimento comunista e rivoluzionario a livello mondiale, a fianco delle grandi forze comuniste nel mondo e delle esperienze che non rinunciano a sperimentare nuove vie di costruzione del socialismo, a cominciare da quelle di Cuba, della Cina e del Vietnam;

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Le elezioni europee del Maggio 2014: una nuova tappa verso l'implosione del progetto europeo

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candidati europee2014di Samir Amin | Traduzione dal francese a cura di Lorenzo Battisti

1. La costruzione europea è stata concepita e messa in campo fin dall’inizio per garantire la tenuta di un regime di liberalismo economico assoluto. Il trattato di Maastricht (1992) rinforzava ulteriormente questa scelta fondamentale ed impediva qualsiasi altra prospettiva alternativa. Infatti Giscard d‘Estaing diceva: “ il socialismo è ormai illegale”. Questa costruzione è quindi per sua natura antidemocratica ed annulla il potere dei parlamenti nazionali eletti, le cui decisioni devono essere conformi alle direttive del potere sovranazionale definito dalla pseudo-costituzione europea. Il “deficit di democrazia” delle istituzioni di Bruxelles, attraverso le quali opera la dittatura neoliberale, è stato e continua ad essere coscientemente voluto. I fondatori del progetto europeo, Jean Monnet e gli altri, non amavano la democrazia elettorale e si ponevano come obiettivo di ridurne il “pericolo”, quello di impegnare una nazione al di fuori del sentiero tracciato dalla dittatura della proprietà e del capitale. Con la formazione di quello che io chiamo il capitalismo dei monopoli generalizzati, finanziari e mondializzati, a partire dal 1975, l’Unione Europea è diventata lo strumento del potere economico assoluto di questi monopoli, creando le condizioni che gli permettendo di completarne l'efficacia, con l’esercizio parallelo del loro potere politico assoluto.

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