Brexit e futuri scenari europei

Brexit e futuri scenari europei

di Filippo Violi

Terrore nel cuore di Londra. Attacco terroristico sul ponte di Westiminster. Tentativo di irruzione dentro la House of  Commons. Non fatevi ingannare dalla fabbrica mediatica del terrore. Lunedì il governo britannico ha annunciato che il 29 marzo prossimo verrà attivato…

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No alla NATO! No alla “difesa europea”! Insieme difendiamo la pace!

No alla NATO! No alla “difesa europea”! Insieme difendiamo la pace!

Dichiarazione della “Coordination Communiste” (CC Nord-Pas de Calais) e del Polo della Rinascita Comunista in Francia (PRCF)

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La campagna di Israele per far tacere Omar Barghouti

La campagna di Israele per far tacere Omar Barghouti

da bdsitalia.org

Comunicato del BNC sulla campagna in corso da parte di Israele per mettere sotto silenzio Omar Barghouti e per reprimere il movimento BDS

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"Il futuro dell'UE”

"Il futuro dell'UE”

di João Ferreira

Sono trascorsi sessant'anni dalla firma dei Trattati di Roma, visti come l'atto fondatore del processo di integrazione capitalista europeo. La data di turno si presta, a ben vedere, all'ondata di celebrazioni che le si abbinano. Ma le dosi massicce di…

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

"L'esercito ucraino spara sui bambini che vanno a scuola"

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Reportage dalla città di Dokuchaevsk, Repubblica Popolare di Donetsk
di DONi Donetsk International Press Center - 1 marzo 2017

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Il Partito del Lavoro del Belgio: “Opporsi al militarismo e alla NATO”

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mertens ptbda sinistra.ch

Il Belgio ospita la sede politica e militare della NATO. Per il governo di Bruxelles, la NATO è “centrale negli sforzi di pace del Belgio”, il quale è attivo in Siria, Iraq e Afghanistan e serve gli interessi dell’imperialismo atlantico, partecipando attivamente anche alla “Politica di sicurezza e di difesa comune” dell’Unione Europea, compresa  la creazione di gruppi di combattimento comunitari.

Il controllo delle forniture di energia, delle linee di trasporto e dei mercati in cui investire per mantenere alti i profitti, sono l’obiettivo principale della spesa militare. A tutto ciò si oppone con fermezza però il sempre più influente Partito del Lavoro del Belgio (PTB), formazione politica della sinistra di origine maoista.

Nelle scorse settimane il governo belga ha deciso di investire 9,4 miliardi di euro nei prossimi 14 anni in nuove attrezzature militari. Questa decisione – ha spiegato il portavoce del PTB – è in linea con la richiesta della NATO di destinare il 2% del prodotto nazionale lordo alle spese militari. La quota maggiore di tale importo sarà destinata al rinnovo degli F16 da combattimento, impegnando il Belgio nella macchina da guerra nucleare della NATO anche in futuro, oltre a compromettere il bilancio dello Stato che viene fatto pesare sui lavoratori e gli studenti con le misure di austerità.

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Mozione: STOP alle bombe nucleari in Italia

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Nuclear war forcetoknow.com da anconabenecomune.it

Ci auguriamo che iniziative analoghe siano promosse in tutte le sedi istituzionali, in Parlamento, nelle regioni e nelle amministrazioni locali.

OGGETTO: Per il rispetto del Trattato di non proliferazione nucleare.

Il Consiglio comunale (di Ancona) ricordato che:

- secondo i dati forniti dalla Federation of American Scientists (FAS), Federazione degli scienziati americani, l’Italia custodisce il più alto numero di armi nucleari statunitensi schierate in Europa, settanta ordigni B-61 su un totale di centottanta, presenti nelle basi militare di Ghedi-Torre e di Aviano;

- è stata ufficialmente autorizzata dalla National Nuclear Security Administration (NNSA) la B61-12, nuova arma con una testata nucleare dalla potenza media pari a quella di quattro bombe di Hiroshima;

- foto satellitari, pubblicate dalla FAS, mostrano le modifiche già effettuate nelle basi di Aviano e Ghedi-Torre per installarvi le B61-12;

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Alcune note a proposito della situazione negli Stati Uniti

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trump protestda “Avante!”, Settimanale del Partito Comunista Portoghese

Traduzione di Marx21.it

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I recenti avvenimenti negli Stati Uniti – con l'elezione e l'insediamento di Donald Trump come presidente e l'entrata in funzione della nuova amministrazione da lui diretta – continuano a porre comprensibili domande in merito ai loro reali impatti nello sviluppo dell'agenda neoliberale e aggressiva che ha caratterizzato le diverse amministrazioni statunitensi che si sono succedute e le  loro conseguenti ripercussioni sul piano interno ed esterno, poiché rappresentano un fattore aggiuntivo di incertezza e instabilità nell'attuale situazione internazionale.

Come è stato sottolineato, le ultime elezioni negli Stati Uniti hanno evidenziato con insolita chiarezza, e come da molto tempo non accadeva in questo paese, importanti fratture nella società statunitense e significative spaccature in seno alla classe dominante, che hanno svelato la profonda crisi economica, sociale e politica della principale potenza del mondo capitalista, che è espressione dell'approfondimento della crisi più generale e strutturale del capitalismo.

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Colpo di sonno nucleare

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fungo nuclearedi Manlio Dinucci
il manifesto, 28 febbraio 2015

Il governo Gentiloni ha capovolto il voto del governo Renzi all’Onu, votando a favore dell'avvio di negoziati per il disarmo nucleare! La sensazionale notizia si è rapidamente diffusa, portando alcuni disarmisti a gioire per il risultato ottenuto. Per avere chiarimenti in proposito, il senatore Manlio Di Stefano (Movimento 5 Stelle) e altri hanno presentato una interrogazione, a cui il governo ha dato risposta scritta nel bollettino della Commissione Esteri. Essa chiarisce come sono andate le cose. 

Il 27 ottobre 2016, durante il governo Renzi, l’Italia (accodandosi agli Stati uniti) ha votato «No», nella prima commissione dell'Assemblea generale, alla risoluzione che proponeva di avviare nel 2017 negoziati per un Trattato internazionale volto a vietare le armi nucleari, risoluzione approvata in commissione a grande maggioranza. 

Successivamente, il 23 dicembre 2016 durante il governo Gentiloni, quando la stessa risoluzione è stata votata all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, l’Italia ha invece votato «Sì» insieme alla maggioranza. 

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Il presidente socialista della Moldavia condanna le ingerenze degli ambasciatori di USA e Romania

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dodon moldavia microfonidi Ufficio Stampa del Partito Comunista di Ucraina | da kpu.ua

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Il presidente della Moldova, il socialista Igor' Dodon, ha fornito un esempio illuminante di come deve comportarsi il capo di uno stato indipendente nei confronti di coloro che dall'estero si permettono di impartire lezioni all'indirizzo delle autorità di un altro Stato.

Così, il 26 febbraio, l'edizione online moldava di Indipendent ha pubblicato la lettera di Igor' Dodon, in cui si chiede agli ambasciatori di Stati Uniti e Romania di non interferire nell'attività del presidente della Moldova.

Secondo la pubblicazione, i precedenti ambasciatori americano e romeno a Kishinev avevano indirizzato una lettera al presidente della repubblica, deplorando il fatto che I. Dodon aveva impedito la partecipazione di un contingente di soldati moldavi alle esercitazioni militari che, dal 20 febbraio al 1 marzo, si svolgono nel centro di formazione di Smardan al confine tra la Romania e la Moldavia. All'esercitazione prendono parte forze multinazionali di USA, Bulgaria, Macedonia, Montenegro, Romania, Serbia, Slovenia e Ucraina.

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Uno Stato

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nettrumpdi Jorge Cadima | da avante.pt

Traduzione di Marx21.it

Trump ha accolto negli Stati Uniti il primo ministro di Israele, il carnefice di Gaza Netanyahu. Attraverso dichiarazioni d'amore reciproco nel corso della conferenza stampa congiunta, Trump ha preso le distanze dalla politica ufficiale dell'ONU di decenni: la promessa di due stati in territorio palestinese. Ha affermato che non fa differenza tra la soluzione di due stati e quella di un solo Stato, e che spetta a Israele e ai palestinesi di decidere. Falsa ingenuità o falso distacco. La soluzione “uno Stato” di Trump e Natanyahu non è uno Stato per tutti quelli che vivono nel territorio storico della Palestina. E' lo Stato ebraico del Grande Israele, esclusivista e xenofobo, che annette la Cisgiordania ed è eretto sull'ulteriore pulizia etnica dei palestinesi.

Le manovre dell'imperialismo per dominare il Medio Oriente potrebbero essere sul punto di registrare un nuovo salto di qualità. Nel suo ultimo discorso di fronte all'Assemblea Generale dell'ONU, Netanyahu ha detto che “le relazioni diplomatiche di Israele” con i paesi arabi “stanno subendo una rivoluzione” poiché questi “cominciano a riconoscere in Israele, non il loro nemico, ma un alleato” (Jerusalem Post, 22.9.16). I “paesi arabi” di cui parla sono le petro-dittature del Golfo, i maggiori promotori e finanziatori del terrorismo fondamentalista che affligge la regione, al servizio dell'imperialismo. I paesi arabi laici, nati dalla lotta di liberazione nazionale dei paesi arabi, sono stati distrutti, uno dopo l'altro, dall'imperialismo e da Israele. Dai Bush, Clinton, Obama e dal terrorismo al loro servizio.

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Il Nafta ha danneggiato il Messico molto più di quello che potrebbe fare qualsiasi muro

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usa mexicodi Mark Weisbrot, Co-Direttore del Center for Economic and Policy Research e consulente del Venezuela bolivariano

da rwer.wordpress.com

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Il Presidente Trump difficilmente realizzerà il suo sogno di obbligare il Messico a pagare il muro da lui proposto lungo il confine sud degli Stati Uniti. Se fosse costruito, sarebbero quasi certamente i contribuenti americani a pagare la fattura, con costi stimati attorno ai 50 Miliardi di Dollari. Ma vale la pena fare un passo indietro per vedere l'economia delle relazioni Usa-Messico, per osservare come l'immigrazione dal Messico sia diventata un punto di discussione centrale della politica Usa che alcuni come Trump possono provare ad usare a proprio vantaggio.

Il NAFTA (l'Accordo per il libero commercio nel Nord America) è un buon punto di partenza. Mentre è ormai largamente riconosciuto che questo mal etichettato accordo di “libero commercio” ha danneggiato milioni di lavoratori Usa, è a tutt'oggi condiviso tra i commentatori liberal e quelli di destra il punto di vista che sostiene che il NAFTA è stato un bene per il Messico. Questo è fortemente contraddetto dai fatti.

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Petrolio, il barile oscilla sopra i 50 dollari

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barili petrolio coloratidi Demostenes Floros | da abo.net

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Secondo gli ultimi dati le forniture petrolifere globali sono calate di più di 0,6 mbg a dicembre, mentre nel 2017 si stima che le forniture dei Paesi non-OPEC aumenteranno di 385.000 b/g. Queste alcune indicazioni, ma a fare la differenza sui prezzi potrà essere ancora una volta anche l'impennata della produzione statunitense

Il Brent Crude North Sea ha aperto a 55,64 $/b e ha chiuso a 55,48 $/b, mentre il West Texas Intermediate ha aperto a 52,48 $/b e ha chiuso a 53,32 $/b. A gennaio i prezzi del petrolio sono rimasti stabili sopra i 50 $/b (dollari al barile) grazie al pieno rispetto del programma di riduzione dell’offerta da parte dei paesi OPEC e non OPEC, al quale si aggiunge il deprezzamento del dollaro rispetto alle principali valute mondiali (euro, yen, rublo e sterlina). Entrambe le qualità, Brent e WTI, hanno toccato i loro valori minimi il 10 gennaio, rispettivamente a 53,62 $/b e 50,75 $/b perché gli hedge fund, dopo aver ammassato posizioni speculative al rialzo nette equivalenti a 796 milioni di barili nell'ultima settimana di dicembre, hanno iniziato a incassare i propri ricavi. Ciò nonostante, la finanza non ha innescato un calo dei prezzi nella seconda metà del mese come temuto da Ole Hanse, responsabile della strategia sulle materie prime di Saxo Bank. 

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Un voto che prepara la guerra

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poroshenko stoltenbergdi Giulietto Chiesa | da Sputnik News

“Nella mia qualità di Presidente sono guidato dalla volontà del mio popolo e indirò un referendum sulla questione dell’ingresso dell’Ucraina nella Nato”. Con queste parole Poroshenko annunciava, il 9 febbraio scorso, le intenzioni sue e dei suoi burattinai per “chiudere” il cerchio del colpo di stato che lo portò al potere a Kiev nel febbraio 2014.

La citazione testuale, nello strano silenzio di tutti i media occidentali, venne pubblicata dall'importante quotidiano tedesco Frankfurter allgemeine Zeitung. Ed era a corredo della notizia di un recente sondaggio d'opinione, secondo il quale il 54% degli ucraini sarebbe ora favorevole a un immediato ingresso nella Nato. Il condizionale è d'obbligo, ma la cifra potrebbe essere credibile se si tiene conto del martellamento propagandistico cui gli ucraini sono stati sottoposti negli ultimi tre anni da tutti i media del regime (cioè da tutti i media).

Il contenuto di un tale martellamento non è stato diverso, in sostanza, da quello subito dalle opinioni pubbliche di tutti i paesi occidentali, e i suoi contenuti sono noti: la causa di tutti i mali dell'Ucraina, remoti, passati, presenti, è la Russia (inclusa l'Unione Sovietica); la Russia ha aggredito l'Ucraina e l'ha invasa; la Russia ha "annesso" con la forza la Crimea; la Russia ha preso il Donbass etc.

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Sicurezza in Asia: la visione "riformista" di Pechino

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ChinaPoliciesonAsia PacificSecurityCooperationdi Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

Il libro bianco "China's Policies on Asia-Pacific Security Cooperation" [1] (gennaio 2017) è senza dubbio un documento interessante per comprendere il concetto di "sicurezza" che la Cina vuole applicare in una regione strategica, quella Asia-Pacifico, nella quale agisce economicamente e militarmente la superpotenza statunitense. Consapevole di questa presenza - e del portato storico delle alleanze militari e dei "dilemmi" che producono in Paesi (si pensi all’Australia o alle Filippine) stretti tra rapporti militari con gli Usa e crescenti legami economici con la Cina - Pechino traccia un percorso sul medio-lungo periodo che partendo dalla convivenza tra strutture diverse giunga ad una complessa e diversificata rete di sicurezza e cooperazione asiatica, evitando diktat di potenze esterne e contrapposizione da “guerra fredda”. Va, infatti, ricordato che nella regione accanto alle alleanze militari a guida Usa, sono attive altre piattaforme di sicurezza (non alleanze) che vedono la fondamentale partecipazione cinese come la Shanghai Cooperation Organization, prossima all’ingresso di potenze regionali come India e Pakistan.

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Comunisti in Svezia

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svezia comunisti manifestiIl contributo del Partito Comunista di Svezia al 18° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai di Hanoi

da resistenze.org

Cari compagni,

Prima di tutto, da parte del Partito Comunista di Svezia vorrei ringraziare e congratularmi col Partito Comunista del Vietnam per aver ospitato la nostra conferenza. Nello stesso tempo vorremmo esprimere la nostra piena ammirazione per l'eroico Partito Comunista e il grande popolo del Vietnam per essere stati i primi a sconfiggere l'imperialismo USA. La vostra grande vittoria è una vittoria per i lavoratori di tutto il mondo.

Nel nostro ultimo contributo abbiamo sfatato la vulgata prevalente della Svezia quale paese pacifista e progressista, mettendo in evidenza il ruolo della Svezia nell'intervento militare in Afghanistan, Siria e Libia. Abbiamo anche parlato del tormentone delle privatizzazioni che ha attuato in precedenza e continuato con l'ingresso nell'UE.

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La via al socialismo nella prospettiva del Vietnam

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italia vietnamdi Francesco Maringiò*
da francescomaringio.tumblr.com

Introduzione

È molto utile discutere del Vietnam oggi, perché questo contributo aiuta a sprovincializzare ed innovare il dibattito politico, anche in merito alla stessa concezione sulla natura di un processo socialista.

Durante la guerra, quando le pagine dei dei giornali ed i notiziari si riempivano di cronache epiche e vittoriose, era facile individuare nello slancio eroico di quel popolo la natura antimperialista della sua battaglia ed era evidente a tutti l’anelito ad edificare una società nuova, una società socialista. Oggi il Vietnam è un paese globalizzato e moderno e sono in molti a chiedersi se sia ancora un paese socialista.

A chi pone, legittimamente, questa domanda, l’invito che rivolgiamo è quello di approfondire la conoscenza del Vietnam, delle sue conquiste e delle acquisizioni teoriche del Partito Comunista.

Ma una piccola digressione teorica si rende necessaria.

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Nuove mobilitazioni della classe operaia greca contro le misure del governo e della troika (video e foto)

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pame corteo 2017da inter.kke.gr

Sindacati e federazioni regionali del lavoro hanno organizzato, il 21 febbraio, mobilitazioni in tutto il paese e hanno dato una risposta forte alla politica antipopolare e alle nuove misure che il governo SYRIZA-ANEL ha concordato recentemente con l'Eurogruppo.

Ad Atene, in piazza Omonia, dietro al palco si trovava uno striscione con la parola d'ordine che portava la firma del Fronte Militante di Tutti i Lavoratori (PAME): “No alla paura, No alla subordinazione – Lottiamo per lavori con diritti, per una vita con dignità”.

Le massicce dimostrazioni hanno lanciato ai lavoratori un appello per una maggiore organizzazione e intensificazione delle lotte nei luoghi di lavoro, in ogni settore, con il coordinamento e la solidarietà a livello cittadino e nazionale.

Alla manifestazione di Atene ha preso parte il Segretario Generale del CC del KKE, Dimitris Koutsoumpas, e una delegazione della Federazione Sindacale Mondiale (FSM).

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La CNN è accusata di cospirare contro la sovranità del Venezuela

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taniadiaz venezuelaDichiarazione di Tania Díaz, deputata del Partito Socialista Unito del Venezuela

da resistencia.cc

Traduzione di Marx21.it

La deputata dell'Assemblea Nazionale (AN), Tania Díaz, ha accusato la stazione televisiva CNN di guidare la propaganda mediatica al servizio della destra internazionale, che attenta contro la sovranità e la stabilità del Venezuela.

Dietro la manovra di guerra della CNN ci sono le multinazionali finanziarie interessate alle riserve petrolifere del paese, le più grandi del mondo, che sono sotto l'amministrazione del Governo Bolivariano, ha detto la deputata in un programma trasmesso dalla rete televisiva venezuelana.

Utilizzano la CNN nel tentativo di minare il controllo che il popolo venezuelano esercita sul petrolio, le cui rendite non vanno più nelle tasche degli oligarchi ma a vantaggio dello sviluppo economico e sociale del paese, ha commentato la giornalista e politica, rappresentante del Partito Socialista Unito del Venezuela.

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Si chiamava Stalingrado: La battaglia che ha sconfitto Hitler

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stalingrado 1943di Maria R. Calderoni
da rifondazione.it

Febbraio 1943. Ricordando Stalingrado. La Stalingrado che a un prezzo sovrumano ha sconfitto il nazismo. Febbraio 1943. Si riprendono in mano i libri e ancora una volta, settant’anni dopo, il cuore fa un balzo. Eppure sí, Stalingrado c’è stata, la Battaglia di Stalingrado c’è stata, l’inenarrabile è avvenuto.

Queste cifre danno il capogiro. Nella Battaglia di Stalingrado, i sovietici perdono 478 mila soldati, i feriti sono 650 mila; e contando i morti dall’altra parte, tra tedeschi, italiani, rumeni, ungheresi il “conto” è di oltre un milione di vittime.

Apocalisse now, cioè Stalingrado in era Seconda guerra mondiale. Iniziata nell’estate 1942 e finita il 2 febbraio 1943, quella  di Stalingrado è passata alla Storia come la più grande battaglia della Seconda guerra mondiale. Sei mesi ininterrotti di furibondo ferro e fuoco, tutti combattuti dentro la citta, strada per strada, quartiere per quartiere, casa per cas; e tutti all’ultimo sangue, nel senso letterale del termine.

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Un incontro di partiti comunisti su Unione Europea e Euro

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di Bruno Steri per Marx21.it

Sabato 25 febbraio p. v. a Roma (dalle 10,30 alle 18,30) il Pci ha organizzato un incontro internazionale sull’Unione Europea, in cui saranno presenti, accanto ad alcuni politici ed economisti italiani marxisti e comunisti, esponenti di diversi Partiti Comunisti d’Europa: parteciperanno infatti all’iniziativa i Pc portoghese, spagnolo, cipriota, ucraino e del Donbass.

Si tratta di forze politiche che, ciascuna nel proprio specifico contesto, sul tema in questione hanno comunque maturato una posizione affine, essendo oggi convinte che gli orientamenti di questa Europa - le sue politiche di austerità, le sue prescrizioni antipopolari, prioritariamente tese alla tutela degli interessi del grande capitale finanziario - sono incompatibili con le necessità, le urgenze sociali dei loro Paesi. L’Europa dei popoli e del lavoro esige la sconfitta del processo europeo di integrazione capitalistica: per questo occorre operare in vista di una rottura con l’Ue e i suoi Trattati e per il superamento dell’euro.

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I “Trumps”

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merkel gentiloni trumpdi Ângelo Alves, Commissione Politica del Partito Comunista Portoghese | da avante.pt

Traduzione di Marx21.it

Come aveva previsto il Partito Comunista Portoghese, le misure adottate dal grande capitale e dalle principali potenze imperialiste per cercare di affrontare – dal loro punto di vista di classe – la crisi economica del capitalismo, l'approfondimento delle contraddizioni del sistema e il profondo e complesso processo di riaggregazione delle forze sul piano mondiale, hanno rappresentato essi stessi i semi di nuove crisi.

E' in questo contesto che occorre analizzare alcuni dei più recenti sviluppi sul piano politico e geostrategico. Alcuni di questi non sono nuovi. E' il caso dell'accentuazione della componente militarista e della guerra delle principali potenze imperialiste; della linea di crescente confronto con le potenze emergenti; e dei processi di concentrazione del potere economico e politico e dell'attacco alla sovranità degli stati. Contemporaneamente, la crisi e la stessa offensiva imperialista aggravano rivalità e controversie sia tra settori del grande capitale (che si esprimono sul piano nazionale e internazionale) che tra le potenze e i poli imperialisti.

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Tiziana Terranova: «Quando il capo è una piattaforma digitale»

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tiziana terranova da ilmanifesto.it

Intervista a Tiziana Terranova, tra le più apprezzate ricercatrici sulle culture digitali a livello internazionale, a partire dalle proteste dei tassisti contro la liberalizzazione delle auto a noleggio. "Il loro timore non è solo quello di una concorrenza sleale praticata attraverso l'applicazione Uber Black. Sentono che dietro Uber c'è un modello di governo della vita che, in un modo o nell'altro, vuole diventare egemonico". Le piattaforme valutano e classificano ogni mercato e sono presenti anche nella scuola italiana"

In Italia Uberpop è stata dichiarata illegale tre anni fa, come in altri paesi europei. La forza dirompente di Uber è stata in parte neutralizzata da una sentenza che ha dichiarato illegale una piattaforma che permette a chiunque di fare il tassista con la propria macchina.

Con Tiziana Terranova, docente di sociologia dei processi culturali all’università Orientale di Napoli e tra le più apprezzate studiose di culture digitali a livello internazionale, indaghiamo le ragioni che hanno portato alla protesta dei tassisti contro l’emendamento Lanzillotta che liberalizza il settore delle auto a noleggio.

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“1917. L’anno della rivoluzione” di Angelo d’Orsi

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russian revdi Federico La Mattina per Marx21.it

Angelo d’Orsi, 1917. L’anno della rivoluzione, Laterza, Bari, 2016, pp. 268.

“ […] Pensare quanto hanno tribulato i miei genitori per allevarmi fino a vent’anni e qui con una indifferenza ti mandano al macello. […]”  (tratto dalla lettera di un italiano al fronte,  p. 153)

Angelo d’Orsi (professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino, direttore delle riviste “Historia Magistra” e “Gramsciana”) ha recentemente pubblicato un volume sul 1917 in cui affronta cronologicamente, mese per mese – appoggiandosi su una ricca bibliografia – un anno tragico e complesso ma caratterizzato anche da grandi eventi destinati a stravolgere la storia del mondo. Il primo conflitto mondiale è ovviamente l’evento attorno al quale ruotano (o dal quale scaturiscono) gli eventi narrati nel libro. D’Orsi sottolinea opportunamente come “il conflitto tra le più potenti nazioni della scena europea del tempo” scoppi “per l’urto di interessi economici e di strategie geopolitiche, tra grandi potenze al tramonto e nuove potenze emergenti”, evidenziando anche la “sprovveduta incoscienza” dei leader internazionali (p. 4). Si è trattato di un “violento, drammatico ingresso nella modernità” in cui “moderno e antico si affiancano” con importanti innovazioni nel campo della tecnologia bellica: i governi hanno mandato letteralmente al macello i propri soldati, una vera e propria “fabbrica di follia” (pp. 6-7).

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