Terrore anticomunista: il drammatico appello dei giovani comunisti ucraini

Terrore anticomunista: il drammatico appello dei giovani comunisti ucraini

di Komsomol di Ucraina

di Unione Leninista Comunista della Gioventù dell'Ucraina

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L'Industria dei Diritti Umani al servizio dell'imperialismo

L'Industria dei Diritti Umani al servizio dell'imperialismo

di Margaret Kimberley

Quando le Organizzazioni dei cosiddetti Diritti Umani sono finanziate dall’un per cento, esse sicuramente riflettono le priorità e le prevenzioni dei loro influenti sponsor ...

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Diritto alla pace, un diritto dei popoli

Diritto alla pace, un diritto dei popoli

di Pedro Guerreiro

Nell'attuale situazione internazionale, di fronte al crescere dell'azione aggressiva dell'imperialismo statunitense e dei suoi alleati, la lotta per la pace assume una fondamentale importanza.

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Trump verso il G-Nato di Taormina

Trump verso il G-Nato di Taormina

di Manlio Dinucci

Il presidente Trump, dopo essere stato in Arabia Saudita e Israele, il 24 maggio è in visita a Roma, per poi andare il 25 al Summit Nato di Bruxelles e tornare in Italia il 26-27 per il G7 di Taormina…

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

I Caschi Bianchi: l'ufficio stampa e propaganda di Al-Qaeda in Siria

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cascosblandos 0di Misión Verdad

Traduzione di Marx21.it

Rispondiamo a Roberto Saviano e a chi gli offre lo spazio per parlare a milioni di persone del nostro paese, facendo circolare questa testimonianza sul vero ruolo dei cosiddetti "Caschi Bianchi" (Marx21.it)

Al-Qaeda vince il suo primo Oscar 

L'evento più importante dell'industria culturale “gringa” (l'Oscar) ha premiato la storia dei Caschi Bianchi siriani (The White Helmets) come migliore cortometraggio.

Il cortometraggio premiato a Hollywood è stato prodotto da Netflix e realizzato dal regista Orlando Von Ensiedel. L'audiovisivo è stato utilizzato per promuovere la nomina dei Caschi Siriani al Premio Nobel della Pace, l'anno scorso.

L'ONG dei presunti soccorritori nelle zone del conflitto siriano è stata fondata nel 2013 in Turchia da James Le Mesurier, ex alto ufficiale britannico e alto rappresentante dell'ONU durante le guerre di Bosnia e Kosovo. Le Mesurier aveva fatto parte anche delle agenzie di contractors militari Olive Security e Good Harbour International. La prima è collegata a Blackwater (ora Academy), famosa per i suoi massacri della popolazione civile in Iraq. La seconda è stata diretta da Richard Clark, ex consigliere per la sicurezza di George W. Bush.

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Il blocco centrista emerge dalle elezioni francesi

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francia elezioni2017 cartellonidi Lorenzo Battisti per Marx21.it

Queste elezioni presidenziali rimarranno nella memoria degli elettori francesi a lungo. Il paesaggio politico, definito dal 1970 in poi, è stato stravolto e i nuovi equilibri restano ancora nell'ombra. Quello che è certo è che il padronato francese è il vero vincitore politico e sociale.

Cinque anni di presidenza socialista

Il 2012, anno delle ultime elezioni nazionali, sembra appartenere ad un'altra epoca storica[1]. Quelle elezioni erano state vissute da molti come una liberazione da un presidente, Sarkozy, che era il più impopolare e filo americano di tutta la storia della Francia. Il risultato di Hollande e della sinistra francese, che andava al governo per la seconda volta durante la Quinta Repubblica dopo l'esperienza di Mitterand, era il risultato di cinque anni di mobilitazioni che erano culminate con il lungo ciclo di scioperi contro la riforma pensionistica che faceva aumentare l'età pensionabile dai 60 ai 63 anni (e duramente repressa dal governo).

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Sui risultati del primo turno delle elezioni presidenziali in Francia

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pcp bandiera closeupNota dell'Ufficio stampa del Partito Comunista Portoghese

da pcp.pt

Traduzione di Marx21.it

I risultati del primo turno delle elezioni presidenziali francesi, svoltesi in una situazione di stato di emergenza e in un quadro di grande pressione e condizionamento politico, esprimono la sconfitta dei partiti che sono stati responsabili dell'esecuzione delle politiche e delle linee guida dell'Unione Europea e degli interessi del grande capitale in Francia, in particolare da parte dei governi di Nicolas Sarkozy e François Hollande.

Nel contesto in cui al secondo turno di queste lezioni, il 7 maggio, si presentano una candidata xenofoba di estrema destra e un candidato ultra-liberista legato agli interessi del capitale finanziario e impegnato nel rafforzamento dell'Unione Europea dei monopoli e delle grandi potenze, fin da ora assume grande importanza lo sviluppo della lotta dei lavoratori e del popolo francese in difesa dei propri diritti e sovranità, in continuità con le loro migliori tradizioni di lotta per la libertà, il progresso sociale e la pace. 

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Ricordo di Antonio Gramsci

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gramsci ales proc relief mapdi Palmiro Togliatti

“Tutto ciò che il popolo italiano ha creato di grande, di geniale nel corso della sua storia, è stato creato in una lotta dolorosa contro gli oppressori. Gli uomini più grandi che sono usciti dal seno del popolo italiano, sono stati perseguitati dalle classi dirigenti del nostro paese. Perseguitato, costretto a vita esule e grama fu Dante, creatore della lingua italiana. Arso su una pubblica piazza Giordano Bruno, il primo pensatore italiano dei tempi moderni. Gettato a marcire in un carcere orrendo Tommaso Campanella, sognatore di un mondo fondato sull’ordine e sulla giustizia. Sottoposto alle torture Galileo Galilei creatore della scienza moderna sperimentale. Esule e trattato dai poliziotti della monarchia come un delinquente comune Giuseppe Mazzini, il primo assertore e combattente convinto dell’unità nazionale del nostro paese. Inviso, circondato di sospetti, calunniato, Giuseppe Garibaldi, l’eroe popolare del Risorgimento. Tutta la storia del nostro popolo è la storia di una ribellione contro la tirannide esteriore e domestica di una lotta continua contro l’oscurantismo e l’ipocrisia, contro lo sfruttamento spietato e l’oppressione crudele delle masse lavoratrici da parte delle classi possidenti.

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Melenchon si smarca dalla logica del “meno peggio”

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melenchon Franceinsoumisdi Alessandro Avvisato
da contropiano.org

Jean-Luc Melenchon il candidato della sinistra popolare di “France Insoumise” (Francia indomita), al contrario del socialista Benoit Hamon e del gollista François Fillon, è l’unico candidato che non ha invitato espressamente i propri elettori a dare il voto al candidato ultraliberista ed europeista Emmanuel Macron al ballottaggio del prossimo 7 aprile contro la leader del Front National Marine le Pen. “Non ho ricevuto nessun mandato da parte di chi ha appoggiato la mia candidatura per esprimermi al suo posto- ha detto Melenchon – ognuno di noi sa, secondo coscienza, qual è il suo dovere. Siamo una forza consapevole ed entusiasta – ha affermato – vi chiedo di restare uniti e in movimento. Quelli che oggi pretendono di rappresentare tutti noi, hanno già dimostrato di non esserne capaci”.

Melenchon e “France Insoumis” alle elezioni presidenziali francesi hanno ottenuto un considerevole risultato, il 19,6%, ed è stata indubbiamente la lista che ha sottratto alla Le Pen una parte del voto operaio e popolare francese, declinando la lotta contro la gabbia dell’Unione Europea su contenuti progressisti e popolari e non reazionari.

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Giù le mani dal nostro paese!

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siria bandiera cieloComunicato del Partito comunista siriano unificato

Dal giornale elettronico “Nur”


Traduzione di Mohammed Kharifi

Ringraziamo Marinella Correggia per la segnalazione

Giorni fa gli Stati uniti hanno commesso un’altra follia, da aggiungere al loro libro nero colmo di crimini, bombardando l’aeroporto di Al Shayrat, nell’est della provincia siriana di Homs. L’attacco è costato la vita a nove martiri. Si è dunque trattato, in tutta evidenza, di un’altra aggressione da parte degli Usa contro un paese indipendente, membro di tutte le organizzazioni internazionali. Così facendo gli Usa hanno calpestato il diritto internazionale che vieta di attentare all’indipendenza degli Stati e di violarne l’integrità territoriale.

Gli Stati uniti hanno addotto come falso pretesto l’utilizzo di armi chimiche a Khan Sheikhoun nella provincia di Idlib.

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Contro la cospirazione in Venezuela!

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pcv 04192016 plazacaracas 001Appello del Partito Comunista del Venezuela (PCV) | da prensapcv.wordpress.com

Traduzione di Marx21.it

APPELLO PATRIOTTICO E ANTIMPERIALISTA

Il PCV fa appello alla più ampia unità di azione antimperialista per sconfiggere il piano destabilizzatore e golpista

al compatriota Nicolás Maduro, presidente della Repubblica;

alla classe operaia e ai lavoratori della città e della campagna;

agli ufficiali, sottufficiali, soldati patrioti della FANB (Forza Armata Nazionale Bolivariana);

alle direzioni nazionali a ai militanti dei partiti politici e organizzazioni popolari del Grande Polo Patriottico, tra cui il PSUV

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Per l'immediato rilascio dei prigionieri politici palestinesi dalle carceri israeliane

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cppc palComunicato del Consiglio Portoghese per la Pace e la Cooperazione

da wpc-in.org

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21

Il Consiglio Portoghese per la Pace e la Cooperazione ha rilasciato il 17 aprile (Giornata Internazionale di Solidarietà con i Prigionieri Palestinesi nelle carceri israeliane) il seguente comunicato. In questa occasione il CPPC rinnova la sua solidarietà con il popolo palestinese e la sua giusta causa e saluta l'organizzazione sorella del Comitato Palestinese per la Pace e la Solidarietà.  

Nel giorno dei Prigionieri Politici Palestinesi, il Consiglio Portoghese per la Pace e la Cooperazione (CPPC) riafferma la sua ferma solidarietà con il popolo palestinese e, in particolare, con i 7 mila prigionieri politici palestinesi incarcerati nelle prigioni israeliane, in quella che è una delle più brutali espressioni dell'occupazione illegale della Palestina.

Dall'inizio dell'occupazione, circa 950 mila prigionieri politici palestinesi sono passati dalle prigioni israeliane. In pratica non c'è famiglia che non abbia avuto o abbia almeno uno dei suoi membri imprigionato.

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Il NO di Alitalia chiede un cambio radicale

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alitalia assembleadi Dante Barontini
da contropiano.org

Il NO dei lavoratori Alitalia alla pre-intesa firmata da azienda, governo e CgilCislUilUgl ha ricevuto quasi il 70% dei voti, in un referendum che ha visto la partecipazione della quasi totalità dei dipendenti. Se stessimo ad analizzare un risultato politico diremmo che si è concretizzata una maggioranza “costituente”…

Naturalmente così non è, perché Alitalia è un’azienda privatizzata con soldi pubblici (quando c’è da regalarli alle imprese o alle banche si trovano sempre, nonostante i cerberi dell’Unione Europea) fin dal 2008, non un’istituzione della democrazia parlamentare. Ma anche perché quel NO è un rifiuto, non ancora una proposta organizzata, un progetto di politica economica in un paese che va dismettendo a velocità folle ogni pezzo pregiato del proprio patrimonio industriale (sia pubblico che privato, vista la risibile “audacia” dei cosiddetti imprenditori con passaporto italico) o del proprio mercato interno.

Era la terza volta in dieci anni che i lavoratori Alitalia venivano messi davanti all’alternativa “o mangi questa minestra o salti dalla finestra”; ossia o accetti tagli occupazionali e salariali, accompagnati da aumento dei carichi di lavoro e diminuzione dei diritti, oppure si chiude.

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Le catene di «ancoraggio» agli Usa

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trump gentilonidi Manlio Dinucci
il manifesto 25 aprile 2017

Giornali e telegiornali hanno dato scarso rilievo all’incontro Trump-Gentiloni. Eppure è stato  un evento tutt’altro che formale. 

Per Gentiloni si trattava di fugare le ombre sull’atteggiamento del suo governo verso il nuovo presidente Usa, lasciate dall’aperto sostegno del governo Renzi (in cui Gentiloni era ministro degli esteri) a Obama e alla Clinton contro Trump nelle elezioni presidenziali. 

Gentiloni c’è riuscito benissimo ribadendo, indipendentemente da chi sieda alla Casa Bianca,  l’«ancoraggio storico» dell’Italia agli Stati uniti, «pilastro della nostra politica estera». 

Il presidente Trump ha reso merito all’Italia, ricordando che «oltre 30 mila militari americani e loro familiari sono stazionati attraverso tutto il vostro paese» e che l’Italia, dopo gli Usa, «è il secondo maggiore contributore di truppe nei conflitti in Iraq e Afghanistan». 

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Perché e come Gramsci fu assassinato dal fascismo

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gramsci mortodi Ruggero Giacomini per Marx21.it

Ottant'anni dalla morte

Antonio Gramsci morì  il 27 aprile 1937, dopo essere stato per oltre dieci anni prigioniero del fascismo, sottoposto a torture psicologiche e fisiche e a sofferenze inenarrabili, in mezzo alle quali tuttavia non aveva mai cessato di resistere e di lottare per la libertà e il socialismo. Aveva 46 anni.

Il fascismo lo aveva privato della libertà allorché nel novembre 1926, con la complicità del re Savoia, aveva abolito le garanzie dello Statuto sbarazzandosi del Parlamento rappresentativo. Aveva poi cercato sistematicamente, con pressioni e ricatti, false informazioni e provocazioni incessanti, di indurlo a capitolare, a chiedere la grazia, a rompere con le sue idealità e il suo partito. Non ci era riuscito. Della morte diede burocraticamente la notizia due giorni dopo un breve dispaccio dell’agenzia governativa Stefani: “E’ morto nella clinica privata Quisisana di Roma dove era ricoverato da molto tempo, l’ex deputato comunista Gramsci”. La stessa nota fu trasmessa dalla radio.

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I compiti del commissario politico*

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milano partigiani sfilatadi Pietro Secchia

I comunisti e l'insurrezione (1943-1945), Edizioni di cultura sociale, Roma, 1954, pp. 255-263

Parlare agli operai, ai contadini, ai soldati non è sempre cosa facile. Ed è particolarmente difficile quando si ha a che fare con operai, con soldati, con contadini giovani di anni e di esperienza.

Non è dato a tutti i compagni saper parlare ai più umili, ai meno preparati politicamente, a coloro che solo oggi aprono gli occhi alla vita, trascinati dalla lotta, dalla guerra contro l'invasore tedesco ed i traditori fascisti.

Eppure è necessario saper parlare alla massa degli operai, dei soldati, dei contadini partigiani, è necessario far loro comprendere lo scopo, l'importanza dell'eroica lotta che essi, mossi da sani istinti, stanno conducendo; è necessario far loro comprendere gli obiettivi di questa lotta, il significato e la giustezza della guerra di liberazione nazionale, il significato e la giustezza della politica del nostro partito, che è alla testa di questa guerra per la libertà e l'indipendenza del popolo italiano.

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"I compiti dei comunisti nella lotta contro l'antisovietismo e la russofobia”

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pcfr FlagRisoluzione del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa, 20 marzo 2017

da kprf.ru

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Il socialismo sovietico nato durante la Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre ha rappresentato un fenomeno unico nella storia mondiale. Sulla base dei suoi principi è stato costruito uno stato di nuovo tipo. L'URSS è diventata una convincente alternativa al sistema capitalista. La rivalità tra i sistemi socialista e capitalista, la lotta tra le ideologie sovietica e borghese, sono stati il tratto principale della storia mondiale nel XX secolo.

L'antisovietismo e l'anticomunismo, il nazionalismo e la russofobia sono stati ampiamente usati dai nemici dell'URSS. Dall'inizio della perestroyka di Gorbaciov e Yakovlev essi hanno ricevuto ampia diffusione. In seguito sono stati sfruttati da chi ha diretto la redistribuzione della proprietà pubblica nel corso delle “riforme liberali”. Ora continua a utilizzarli la reazione capitalistica nella Russia contemporanea.

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Breve storia della NATO dal 1991 ad oggi (Parte 5)

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Bush3 esercitodi Manlio Dinucci

Parte 1 / Parte 2 / Parte 3 / Parte 4

AFGHANISTAN: LA PRIMA GUERRA DELLA NATO AL DI FUORI DELL’AREA EURO-ATLANTICA 

Il reale motivo dell’intervento Usa/Nato in Afghanistan non è la sua liberazione dai taleban, che erano stati addestrati e armati in Pakistan in una operazione diretta dalla Cia per conquistare il potere a Kabul, ma l’occupazione di quest’area di primaria importanza strategica per gli Stati Uniti. 

L’Afghanistan è al crocevia tra Medio Oriente, Asia centrale, meridionale e orientale. In quest’area (nel Golfo e nel Caspio) si trovano le maggiori riserve petrolifere del mondo. Si trovano tre grandi potenze – Cina, Russia e India – la cui forza sta crescendo e influendo sugli assetti globali. Come aveva avvertito il Pentagono nel rapporto del 30 settembre 2001, «esiste la possibilità che emerga in Asia un rivale militare con una formidabile base di risorse». 

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25 aprile

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25aprile 672x372di Sergio Cararo

Può apparire paradossale che per le manifestazioni del 25 aprile si parli, a sproposito, di tutto tranne che del senso di una giornata che segna la Liberazione dal nazifascismo. A cacciare via i nazifascisti dal nord del paese furono i partigiani che un anno prima non obbedirono agli ordini del generale britannico Alexander (che aveva chiesto di sospendere le azioni militari) e le truppe alleate che avevano risalito la penisola.

Da questo prese corpo nel 1946 una Repubblica nata dalla Resistenza. Due anni dopo venne varata una Costituzione repubblicana che ne assunse il valore fondativo. La stessa Costituzione che la banca d’affari JP Morgan voleva affossare perché “troppo socialista” affidando il lavoro sporco al Pd di Matteo Renzi. Entrambi sono stati sconfitti il 4 dicembre da un referendum voluto dal governo per portare a compimento quel progetto, ma respinto dalla volontà popolare.

In più occasioni si è cercato di depotenziare e stravolgere il senso del 25 aprile come giornata che celebra la Resistenza. Ci avevano provato i governi Berlusconi (riuscendo però a ridare significato attuale e partecipazione di massa alle manifestazioni) e ambienti del Pd che hanno cercato in tutti i modi di renderla una giornata priva di ogni senso.

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L’indipendenza nazionale, unica via d’uscita possibile

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AlgeriaFlagPicture3di Frantz Fanon

Giornale El Moudjahid (Il Partigiano), organo ufficiale del FLN, n°10, settembre 1957

Ringraziamo Mohamed Walid Grine per la segnalazione e la traduzione di questo scritto di Frantz Fanon

Il termine di indipendenza da solo è sufficiente per aizzare contro di noi l’unanimità dei Francesi. Se ha il dono di far arrabbiare gravemente gli imperialisti accaniti, non manca anche di suscitare la furia degli uomini di sinistra le cui reazioni scioviniste sono diventate incontrollabili. L’opinione francese non ci perdona di rivendicare con tanta convinzione la sovranità piena ed intera del nostro paese. Ci accusa di infantilismo e ci rimprovera di avere questa passione idolatra che ci renderebbe schiavi di una parola.

Confrontata con una spinta nazionalista, questa stessa opinione non esita a mettere in questione l’idea di indipendenza nazionale in generale. Il concetto sarebbe antiquato e non corrisponderebbe più alle esigenze della nostra epoca in cui prevalgono i grandi blocchi politici, a scapito delle piccole potenze. Non coglie l’opportunità dell’indipendenza, che non sarebbe più una promozione, ma una regressione per l’Algeria situata alle porte dell’Europa e avendo tutto da beneficiare restando nelle mani della Francia.

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La guerra di Trump

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trump guerra rtdi Atilio Boron* | da alainet.org

Traduzione di Marx21.it

Fiaccato da sconfitte consecutive al Congresso – il rifiuto del suo progetto di eliminazione dell'Obamacare – e sul piano giudiziario, sulla questione dei veti all'immigrazione dai paesi musulmani, Donald Trump si è appellato a una risorsa tanto vecchia quanto efficace: iniziare una guerra per costruire consenso interno. Il magnate di New York è stato costretto a farlo: il suo indice di gradimento tra l'opinione pubblica è sceso dal 46 al 38 per cento in poche settimane; un settore dei repubblicani lo ha assediato “da sinistra” per i suoi conflitti con altri poteri dello stato e le sue stravaganze politiche e personali; un altro ha fatto lo stesso “da destra”, con i fanatici del Tea Party in testa, che gli chiedevano più durezza nelle sue politiche anti-immigrazione e di taglio della spesa pubblica e, sul piano internazionale, nessuna concessione alla Russia e alla Cina. Da parte loro, i democratici non hanno mai cessato le ostilità. Sul piano internazionale le cose non si sono presentate meglio: male con la Merkel durante la sua visita alla Casa Bianca, un'altalena esasperante nella relazione con la Russia e un'inquietante ambiguità in merito ai rapporti tra Stati Uniti e Cina. Con l'attacco alla Siria, Trump spera di fornire alla sua amministrazione la tenuta di governo che gli sta venendo meno.

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La Francia Ribelle

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insoumiseIntervista a Raquel Garrido, portavoce di France Insoumise | a cura di Cole Stangler

da jacobinmag.com
Traduzione di Mattia Di Gangi per Marx21.it

Con l'approssimarsi del giorno delle elezioni presidenziali in Francia, riteniamo utile pubblicare la traduzione di una lunga intervista a Raquel Garrido, portavoce nazionale del movimento France Insoumise, di cui è leader  Jean-Luc Mélenchon, allo scopo di favorire una maggiore comprensione del programma politico “populista” (ispirato in particolare alle esperienze latinoamericane e spagnola e a un “patriottismo” che si richiama ai valori più avanzati della Rivoluzione francese e al primato della sovranità popolare, in contrapposizione alla deriva nazionalista e razzista della destra lepenista) del candidato che sta raccogliendo (almeno secondo i sondaggi) un vastissimo consenso tra quella parte certo non marginale del popolo francese che ancora si batte per una prospettiva di progresso, emancipazione sociale e valori di solidarietà e di cui fanno parte anche i comunisti.

Pur non ritrovandoci a condividere almeno una parte (non irrilevante) delle considerazioni espresse in questa intervista, pensiamo però che solo un rimando diretto alle fonti sia in grado di sgombrare il campo dalle troppe interpretazioni superficiali, “provinciali” e spesso distorcenti che stanno caratterizzando, nella sinistra italiana, l'approccio sia di “estimatori” che di “detrattori” di Jean-Luc Mélenchon e dello schieramento che lo sostiene.

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