A Teheran i Non Allineati, a Washington il progetto di scudo missilistico anti-cinese

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di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

nam assembleaContrariamente a quanto si pensi non esiste una sola “comunità internazionale” limitata alla voce della Nato e dei suoi alleati d'occasione. Ce n'è un'altra che non appartiene a blocchi e che ha posizioni diverse e anche critiche nei confronti dell'Occidente. Quest'ultima, comunque composita e varia negli orientamenti, si è data appuntamento a Teheran dal 26 al 31 agosto per il 16° vertice del Movimento dei Paesi Non Allineati (NAM).

L'organizzazione internazionale, che ha come scopo originario quello di riunire i Paesi che non si riconoscono all'interno dei blocchi militari, è sorta in pieno processo di decolonizzazione in Africa e Asia per iniziativa di Tito, Nasser e Nehru e tenne il suo primo vertice a Belgrado nel 1961 ribadendo i principi alla base della storica conferenza di Bandung del 1955: lotta al colonialismo e al neocolonialismo, rispetto della sovranità nazionale e delle autonome vie di sviluppo.

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Il reality show del Pentagono

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto del 21 agosto 2012

stars-earn-stripes350textI commandos si lanciano in mare da un elicottero e, giunti a riva su un gommone, eliminano i nemici con i loro fucili d’assalto, minano un deposito e lo fanno esplodere, mentre volano via aggrappati all’elicottero. A compiere l’azione non sono marines o Navy Seals, ma noti attori, cantanti, campioni sportivi, uomini d’affari. Reclutati dalla rete statunitense Nbc per il reality show «Stars Earn Stripes», addestrati e accompagnati nell’azione da veri commandos, compresi i Berretti Verdi. 

Scopo del reality, precisa la Nbc, è rendere omaggio ai «nostri eroi» che ritornano dalle guerre, mostrando «quali incredibili missioni essi conducono nella realtà». Ciascun concorrente compete per un premio in denaro, che devolve a una associazione benefica a favore dei militari, spingendo così i telespettatori a contribuire di tasca loro. 

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Venezuela: una minaccia per Washington?

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di Eva Golinger | da http://www.aporrea.org/tiburon/a146991.html  

hugo-chavez2Fin dalla prima volta in cui Hugo Chavez fu eletto presidente del Venezuela nel 1998, Washington e i suoi alleati hanno cercato di minare il suo mandato. Quando Chavez era solo candidato alla presidenza, il governo degli Stati Uniti gli negò il visto per potere partecipare ad alcune interviste televisive nel paese nordamericano. In seguito, quando vinse le elezioni presidenziali, l'allora ambasciatore statunitense a Caracas, John Maisto, lo chiamò personalmente per felicitarsi e offrirgli il visto. I mesi seguenti furono pieni di tentativi di “comperare” il nuovo presidente del Venezuela. Imprenditori, politici e capi di stato da Washington alla Spagna esercitarono pressioni perché si subordinasse ai loro piani. “Vieni con noi”, insisteva l'allora primo ministro spagnolo, José Maria Aznar, cercando di sedurlo con le sue offerte di lusso e ricchezze, solo se avesse obbedito ai suoi ordini.

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Libano, tornano antiche paure

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di Maurizio Musolino | da nena-news.globalist.it

libano guerraBeirut, 11 agosto 2012, Nena News - Il luogo dove sorgeva "l'Old" cinema di Beirut è oramai meta di pellegrinaggio, come tanti dei luoghi che ricordano le ferite ancora aperte del Paese dei cedri. A pochi metri è sorto infatti alcuni anni fa un enorme mausoleo dedicato ad Hariri e alla sua scorta e sempre nella stessa piazza dei Martiri si sono rincorse in tempi diversi oceaniche manifestazioni del popolo degli Hezbollah e raduni non meno numerosi di quanti vedevano nell'Occidente il salvatore da evocare. L'Old cinema, distrutto durante i giorni terribili della guerra civile, è rimasto sempre lì, immobile, a ricordare ai libanesi i drammi della piaga dello stato confessionale, polpetta avvelenata lasciata dopo la sua dissoluzione dal colonialismo francese.Davanti a questo rudere passa ogni mattina Hamzie, giovane studente libanese che lavora a fianco delle ong palestinesi a Shatila, per andare all'università americana in fondo alla commerciale via Hamra. Quando quattro anni fa gli chiesi del cinema, Hamzie rimase sorpreso, l'espressione del suo viso voleva dirmi che non apparteneva ai suoi giorni e che non ne conosceva la storia, ma sapeva che non era così e che quei tempi potevano tornare quando meno te lo aspetti.

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Verso una ricaduta dallo stato "comunità" allo stato "apparato"

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di Salvatore d’Albergo per Marx21.it

mario monti 1368La confusa rapidità con cui si stanno verificando i veri e propri smottamenti - al coperto della c.d. "globalizzazione economica" - negli ordinamenti sopravvissuti nell'Europa occidentale alla caduta dei regimi del "socialismo reale", impone una riflessione che sappia cogliere quanto di falso vi sia nel nuovo mito della c.d. "fine dello stato", propagandato allo scopo di delegittimare la "politica" nello scontro con l'economia internazionale e nazionale. E quanto di pericoloso avanzi in una deriva della democrazia che si insinua nella sua efficacia dirompente di ogni giorno, per occultare - e comunque rendere accettabile - il dissolvimento della forma di stato succeduta al liberalismo e al fascismo in nome dei principi di "democrazia sociale": procedendosi, nel contempo, a riesumare le strutture di potere verticiste e burocratiche che tra l'800 e il 900 avevano bloccato l'apertura della società - specialmente nell'Europa continentale - a processi idonei a trasformare nell'interesse delle comunità in nome del popolo, le forme organizzate del potere.

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Elezioni e fronte democratico, con uno sguardo all'Europa

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di Erman Dovis, Comitato Centrale Partito dei Comunisti Italiani

proteste pugnoSarà capitato ad ognuno di noi trovarsi di fronte a quella domanda che ciclicamente si ripropone nella vita, che suona più o meno cosi : “ e adesso, che cosa vuoi fare?”. Indubbiamente tutti, almeno una volta, abbiamo risposto pressappoco in questa maniera: “so bene cosa non voglio, ma non so ancora cosa voglio.” Questa riflessione, forse un po’ esistenziale chissà, è però utilissima per dare un piccolo contributo d’analisi sulle recenti tornate elettorali che si sono svolte in Europa, che non deve dar luogo e semplificazioni di alcun genere. Le presidenziali francesi hanno visto il candidato della socialdemocrazia Hollande, in alleanza con il Partito Comunista e le forze progressiste, sconfiggere il presidente uscente, il conservatore Sarkozy. Nella Grecia devastata dalla crisi economica e dal massacro sociale, le elezioni di Maggio hanno visto scomporsi irrimediabilmente l’asse storico del bipolarismo Pasok-Nuova Democrazia , mentre si consolidano le forze comuniste del KKE e aumenta il suo consenso elettorale l’alleanza progressista Syriza.

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XIII Congresso del Partito Comunista del Sudafrica: un partito di massa e di classe di fronte alla questione del potere e dell'unità

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da solidarite-internationale-pcf.over-blog.net
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

sacpflagdi A.C. per solidarite-internationale-pcf.over-blog.net

Dall'11 al 15 luglio ha avuto luogo presso l'Università di Zululand, in provincia di Moses Mabhida, il XIII Congresso del Partito Comunista del Sudafrica (SACP) col tema "Ampliare e rafforzare il potere e l'egemonia del classe operaia in ogni campo della lotta".

Un congresso che ha dato l'occasione di vedere la crescita spettacolare del partito in termini di numero di membri. Da 50.000 in occasione dell'ultimo congresso nel 2007, il partito ha ora 160.000 aderenti. Il piccolo partito di avanguardia della lotta contro l'apartheid è ormai diventato un partito di massa.

Un partito di massa deve affrontare delicate questioni circa il suo futuro e di quello di un paese dove domina ancora, diciotto anni dopo la fine dell'apartheid, la povertà, la disoccupazione e la disuguaglianza.

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Sotto il peso delle ingerenze straniere continua la tragedia del Congo

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da Atlas alternatif”

hutu milizieIl regime ruandese di Kagame, alleato degli Stati Uniti, soffia sul fuoco della guerra civile nel Kivu

La guerra nei due Kivu nell'est del Congo ha conosciuto una recrudescenza negli ultimi mesi. Ai conflitti legati alla presenza delle Forze democratiche di liberazione del Ruanda (FDLR), degli hutu ruandesi esiliati in Congo – ad esempio nella notte tra il 13 e il 14 maggio scorso (LINK), in un villaggio del Sud Kivu nell'est della RDC, 32 persone di cui 6 bambini sono state selvaggiamente massacrate dalla milizia ribelle hutu – si è aggiunta nel Nord Kivu la guerra che oppone fin dall'inizio l'esercito congolese (FARDC) agli ammutinati del Movimento del 23 marzo (M23) diretto dal colonnello Sultani Makenga, ex numero due del generale Bosco Ntaganda (perseguito dalla Corte Penale Internazionale) e composto da ex ribelli tutsi del Congresso nazionale per la difesa del popolo (CNDP) di Laurent Nkunda.

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Birmania: l'Occidente all'assalto del bottino

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Traduzione dal francese di Massimo Marcori per Marx21.it

aung san suu kyi3Pubblichiamo stralci di un articolo del giornalista indipendente britannico David Cronin pubblicato sulla rivista
News Europe e tradotto in francese dal sito http://www.michelcollon.info/. Il contributo di Cronin ci aiuta a comprendere meglio le reali ragioni di tanto entusiasmo in Occidente in merito ai recenti sviluppi della situazione politica in Birmania.

(…)

Il 1 aprile scorso, giorno dell’elezione di Suu Kyi, un hotel di 12 piani in stile coloniale a Phnom-Penh accoglieva il secondo Summit economico mondiale tra l’Unione europea e l’Associazione delle Nazioni del sud-est asiatico (ASEAN). I partecipanti, in particolare il Commissario europeo al commercio Karel De Gutch, erano invitati ad un avvenimento a margine “Building Business Myanmar”, (nome ufficiale della Birmania).

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La Siria è in guerra

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ribelle kalashnikov

di Angelo Alves*, "Avante"
Traduzione a cura di Marx21.it

*Angelo Alves è membro della Commissione Politica del Partito Comunista Portoghese

“Una guerra fabbricata sul terreno da più di un anno, programmata nei corridoi del Pentagono dai tempi dell'amministrazione Bush, finanziata con milioni di dollari per anni da una criminale catena di finanziamento e ingerenza, che ha alimentato i mercenari politici, fantocci di Washington e della NATO, che fanno parte oggi del Consiglio Nazionale Siriano. Gente che si mette in mostra nelle riunione del Club Bilderberg, vive comodamente a Parigi (come Kodami, una delle figure di punta del CNS) o a Coventry (come Rami Abdel Rahman, il volto del sinistro Osservatorio Siriano dei Diritti Umani).”

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La Clinton e l'esportazione della "democrazia" in Cina

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di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

clinton primopianoNel 2005 il Governo della Repubblica popolare cinese ha pubblicato il Libro bianco “Building of Political Democracy in China [1]" che, a 7 anni di distanza, rimane come principale riferimento politico e programmatico della via cinese al socialismo.

L’iniziativa – la prima rivolta all’esterno in merito al regime politico del Paese - aveva come scopo l’illustrazione dello stato di avanzamento della democrazia socialista con caratteristiche cinesi (ruolo guida del Partito comunista, sistema di cooperazione e consultazione multi-partitica, autonomia alle diverse etnie, nuovi meccanismi elettorali nelle aree rurali e urbane) e si configurava come una risposta ufficiale alla persistente accusa di violazione dei diritti umani. Non si deve neppure dimenticare che la pubblicazione del Libro bianco è avvenuta mentre gli Stati Uniti di Bush jr avevano eretto a loro codice di condotta internazionale proprio l’esportazione – anche armata - della democrazia su modello americano.

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Siria, manipolazione e guerra

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di Giulietto Chiesa | da www.ilfattoquotidiano.it

siria terroristiI lettori di questo blog si saranno certo accorti che seguo con particolare attenzione gli sviluppi preparatori di alcune guerre, le prossime. Si tratta di Siria e Iran, due bersagli chiarissimi. Lo faccio perché sono certo che avranno effetti diretti sulle nostre vite e su quelle dei nostri figli.

Per questo uso le fonti migliori disponibili e, tra queste, proprio quelle di coloro che preparano la guerra. In genere sono bene informati.

L’ultima – che qui commento – viene dal New York Times del 21 luglio scorso. Lo includo tra i fautori della guerra a pieno merito perché questo giornale è stato da sempre una delle portaerei del “sistema americano”. E perché in questo caso ci descrive con abbondanza di particolari come un gruppo di criminali (il vertice degli Stati Uniti d’America) sta violando tutte le regole della convivenza internazionale.

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Uscire dall'euro o "più Europa"? La soluzione non è tecnica ma politica

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di Domenico Moro per Marx21.it

euro mareCon l’inasprirsi della “crisi dell’euro” a sinistra si delineano due posizioni contrapposte, spingere per avere “più Europa” oppure abbandonare l’euro.

“Più Europa” equivale a sottrarre il controllo dei bilanci statali e delle leggi finanziarie ai parlamenti nazionali, unica istanza minimamente democratica in Europa. In questo contesto, “più Europa” vuol dire dominio della “tecnica”, cioè della burocrazia europea (BCE e Commissione Europea), apparentemente neutrale, in realtà subordinata al capitale monopolistico europeo. Come ha detto Monti, la democrazia è una forma di governo incapace di guardare al lungo periodo, vale a dire alle necessità dell’accumulazione del capitale. La soluzione, quindi, è aggirare il livello nazionale. L’Unione europea è stata il grimaldello con cui forzare la resistenza dei movimenti operai nazionali. Ora, la crisi dell’euro è l’arma per accelerare sulle trasformazioni tese al mantenimento di alti livelli di profitto mediante l’attacco al salario e al welfare.

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I have a dream: il crollo Usa

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto del 24 luglio 2012

dollaro americanoFinalmente – dopo essere stati per oltre due secoli vittime di guerre, invasioni e colpi di stato da parte degli Stati uniti – i popoli di Asia, Africa e America latina hanno deciso che è ora di farla finita. L’idea geniale è stata quella di adottare gli stessi metodi di Washington, finalizzati però a una giusta causa. 

È stato costituito un Gruppo di azione per gli Stati uniti che, attraverso riunioni di esperti, ha elaborato il piano, denominato «strategia del Grande Occidente». L’intervento è stato così motivato: negli Usa, è al potere da oltre due secoli lo stesso Presidente che, impersonificandosi di volta in volta in un uomo politico repubblicano o democratico, rappresenta gli stessi interessi dell’élite dominante. La Comunità internazionale deve quindi agire per porre fine a questo regime dittatoriale. 

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Il Mali nella spirale delle ingerenze

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da "Atlas alternatif” | traduzione a cura di Marx21.it

mali-militia-770x514Il 30 giugno, sette dei sedici mausolei di Timbuctu, iscritti nel patrimonio mondiale dell'Unesco, sono stati distrutti dai wahabiti, le distruzioni sono poi proseguite nei giorni seguenti, e il 2 luglio sono state le moschee della città ad essere prese di mira (http://www.france24.com/fr/20120702-mali-toubouctou-ansar-dine-islamistes-detruisent-mosquee-sidi-yeyia-mausolees-saints-musulmans?autoplay=1). Gli Occidentali ora temono che vengano distrutte le decine di migliaia di manoscritti della città, alcuni dei quali risalenti al Medio Evo. Questi testi, redatti in arabo o in fulani su scapole di cammello, pelli di pecora o su corteccia, trattano di teologia, di astronomia, di musica, di letteratura, di botanica, di genealogia, di anatomia (manoscritti che erano già stati largamente ignorati dalla cosiddetta comunità internazionale che ha stanziato i fondi per la loro conservazione solo il 3 luglio scorso (http://www.maliweb.net/news/insecurite/2012/07/04/article,77536.html).

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Ricerca? Meglio un F35

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di Gelsomino Del Guercio | da www.lettera43.it

Giampaolo-Di-Paola2Le spese militari equivalgono ai tagli della spending review

Nel calderone della Difesa, i tagli annunciati dal ministro Giampaolo Di Paola (spesa ridotta di 1,1 miliardi di euro in tre anni: 100 milioni nel 2012, 700 nel 2013 e di 500 nel 2014) scalfiscono appena un pozzo senza fondo dove si sarebbe potuto attingere per evitare che sanità, giustizia, ricerca e pubblica amministrazione diventassero le vittime sacrificali della spending review.

I numeri delle spese relative agli armamenti farebbero pensare a uno Stato pronto ad affrontare una guerra di dimensioni globali. Nel 2011, la spesa bellica ha raggiunto la cifra di 20 miliardi di euro circa (secondo lo studio dell’Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo).

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Tremseh e il giornalismo di pace

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di Marinella Correggia | da www.sibialiria.org

giornalistaIl concetto di “giornalismo di pace” è stato introdotto negli anni 1990 dallo studioso e attivista Johann Galtung per indicare “quando redattori, editori e invitati compiono scelte su cosa riferire e come riferire, che creano per la società nel suo complesso opportunità di considerare e valutare risposte nonviolente ai conflitti” (Simona Defilippi, Giornalismo di pace: cos’è e perché si contrappone alla pratica corrente, www.serenoregis.org). Fra i tanti principi, il giornalismo di pace fa attenzione alle parole: ad esempio non usa il termine “massacro” (che è una strage intenzionale di inermi) quando invece gli uccisi sono persone armate.

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A partire alla piattaforma FIOM costruire l'unità delle forze comuniste, di sinistra e democratiche

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milano 060712

DAI "COMUNISTI IN FESTA" A MILANO, UNA PROPOSTA CONCRETA DI LAVORO UNITARIO

Venerdi 6 luglio, Milano. Lungo le strade che portano alla Cooperativa Labriola, sui piloni, sui cancelli, in via Falk, s’innalzano le bandiere rosse e comuniste del PdCI. Dopo tanto caldo, d’improvviso, in questo venerdì, si leva un vento impetuoso e la pioggia si rovescia violenta sugli spazi dei “Comunisti in Festa”. Piove sulla cucina, sui tavoli imbanditi, sullo spazio “musica e spettacoli”. Piove, ma le compagne e i compagni non smettono di lavorare, di servire la cena negli spazi coperti (ottime le penne alla Norma, siciliane, cucinate dal compagno-professore Wladimiro Merlin, milanese!). Il vento porta via ogni cosa e i dirigenti e i militanti della Federazione PdCI di Milano debbono ancor più correre, organizzare, impegnarsi. Le bandiere con la falce e il martello, zuppe d’acqua, si piegano su se stesse ma non cedono, ed è la metafora esatta della fase difficile che vivono i comunisti. Il vento, la pioggia, sono intensi, ma la Festa è ancora piena di cittadini, di milanesi, di un piccolo popolo (bagnato) di sinistra e comunista. 

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Il Grande Oriente di Obama

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto

obama cappelloPer 236 anni gli Usa hanno difeso ovunque la democrazia: lo ha assicurato la Clinton al Cairo. Occorre quindi cancellare dalla storia gli oltre 160 interventi militari all’estero effettuati dall’imperialismo Usa fino agli anni ‘40; le guerre della guerra fredda in Corea, Vietnam, Laos, Cambogia, Libano; i colpi di stato orchestrati dalla Cia in Guatemala, Indonesia, Brasile, Cile, Argentina; le guerre del dopo guerra fredda in Iraq, Somalia, Jugoslavia, Afghanistan. 

Lo stesso impegno, garantisce la Clinton, viene portato avanti dall’amministrazione Obama. In effetti, dalla strategia del Grande Medio Oriente (comprendente Nord Africa e Asia centrale), lanciata dal repubblicano Bush, il democratico (nonché Premio Nobel per la pace) Obama è passato alla strategia del Grande Oriente, che mira all’intera regione Asia/Pacifico in aperta sfida a Cina e Russia. 

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Escalation militare italiana in Afghanistan: ma chi ne parla?

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di Fausto Sorini, segreteria nazionale, responsabile esteri PdCI

amx caccia“Dunque la guerra non va in vacanza, nemmeno per gli italiani – scrive Tommaso Di Francesco sul Manifesto di domenica 15 luglio. Ora è ufficiale: i nostri quattro cacciabombardieri Amx del 51esimo stormo dispiegati a Herat stanno bombardando a tappeto il nemico talebano”. 

La conferma ufficiale dell'escalation militare italiana in Afghanistan viene dalle dichiarazioni del generale Luigi Chiapperini, comandante del nostro contingente.

“Chi ha autorizzato l’entrata nella guerra aerea dell’Italia in Afghanistan? È stato il governo «tecnico», sostenuto da Pdl, Udc e Pd. E in particolare il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, il ministro che più tecnico non si può: è ammiraglio ed è stato comandante delle forze Nato. Lo stesso che in questi giorni muove lobby militar-industriali e schieramenti politici connessi per ottenere l’approvazione di ben 90 cacciabombardieri F-35, che ci costeranno 10 miliardi, nella finanziaria rivisitata dalla spending review, che taglia spese sociali, welfare e pensioni. Altro che conflitto d’interessi. È stato lui il 28 gennaio scorso, nel silenzio generale, a informare la Commissione difesa del parlamento della decisione di usare sul campo afghano «ogni possibilità degli assetti presenti in teatro, senza limitazione» armando gli Amx che fino a quel momento volavano senza bombe”.

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