In Palestina gli ebrei non sono la maggioranza

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di Bassam Saleh

Palestinian-israeli flagsTra il Mediterraneo e il fiume Giordano, gli ebrei non sono la maggioranza della popolazione. L'annuncio è dell'Ufficio Centrale di Statistica israeliano, sotto diretto controllo del Primo Ministro. Infatti su 12 milioni di abitanti gli ebrei sono solo 5,9 e gli altri 6,1 non sono ebrei.

Sul quotidiano Haaretz il commentatore Akiva Eldar ha scritto «tra le righe di questa dichiarazione si legge un importante riconoscimento ufficiale del governo di Israele che tra il mare e il fiume, “cioè la Palestina mandataria”, non esiste una maggioranza ebraica. In altre parole, nel territorio sotto il controllo di Israele vi è un sistema di apartheid, una minoranza ebraica controlla la maggioranza araba.

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Alla X Conferenza dei Ministri della Difesa americani, i paesi dell'America Latina prendono le distanze da USA e Canada

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da “El Popular”, settimanale del Partito Comunista dell'Uruguay, 12 ottobre 2012

puntadeleste defensaTraduzione a cura di Marx21.it

Si è svolta a Punta del Este (in Uruguay) la X Conferenza dei Ministri della Difesa delle Americhe, in cui ha avuto modo di manifestarsi anche la nuova realtà del continente. La dichiarazione finale contiene 23 punti approvati. Include il sostegno ai diritti sovrani argentini sulle isole Malvine, con l'opposizione di USA e Canada, una raccomandazione sullo studio di attualizzazione del Sistema Interamericano di Difesa, un sistema di cooperazione per fronteggiare i disastri naturali, il sostegno al lavoro delle donne in Missioni di Pace e la riaffermazione del valore delle istituzioni democratiche. Il documento finale della X Conferenza dei Ministri della Difesa delle Americhe afferma il sostegno alla democrazia come strumento per ottenere la pace e la sicurezza, la stabilità, l'equità sociale e lo sviluppo. Segnala anche il suo sostegno ai diversi strumenti dell'ONU e agli altri meccanismi regionali e sub-regionali.

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Eurozona, il girone infernale della troika

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di Vladimiro Giacché | da Pubblico del 17 ottobre 2012

clown europa«Al punto in cui siamo, le politiche adottate per risolvere la crisi dell’eurozona stanno facendo più danni di qualunque cosa possa aver causato originariamente quei problemi». Con queste parole l’editorialista del Financial Times Wolfgang Münchau ha salutato giorni fa le più recenti proposte della cosiddetta troika (Fmi, Bce e Commissione europea) per aggiustare i conti della Grecia.

La storia è nota: le misure di austerity sin qui assunte dal governo greco non saranno sufficienti per conseguire gli obiettivi di riduzione del debito prefissati. Questo perché il prodotto interno lordo greco nel 2013 crollerà di un altro 5 per cento, anziché “soltanto” del 3,8 per cento previsto dal governo. E quindi non soltanto il debito non si ridurrà, ma anche l’obiettivo di conseguire un avanzo primario (prima del pagamento degli interessi sul debito) sarà mancato.

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Chi perde e chi guadagna dalla legge di stabilità

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di Domenico Moro | da Pubblico

legge-di-stabilitaAlcuni continuano a chiedersi qual è il senso di una manovra che prende con una mano e dà con un’altra. In realtà, Monti non dà nulla e prende molto più di quanto sembri. Prende dai redditi più bassi e dai lavoratori e dà alle grandi imprese, realizzando un gigantesco trasferimento di ricchezza sociale. I provvedimenti avranno ulteriori effetti recessivi, sulla linea di quelli già varati e che hanno depresso domanda e produzione. Con una mossa degna di un giocatore delle tre carte, il governo ha gettato fumo negli occhi riducendo le prime due aliquote dell’Irpef. La prima dal 23% al 22%, la seconda dal 27% al 26%. Nel migliore dei casi si realizzerebbe un risparmio di 280 euro per contribuente, che in totale nel 2013 sarebbe di circa 4,27  miliardi in meno per l’erario. Si tratta però per i cittadini di risparmi del tutto aleatori. In primo luogo, il governo ha introdotto una franchigia di 250 euro su deduzioni e detrazioni e un tetto di 3000 euro alle spese detraibili.

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Il governo prende e non dà nulla

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di Francesco Piccioni | da il Manifesto del 17 ottobre 2012

monti grilliLa «legge di stabilità», nella versione proposta al Parlamento, con una mano riduce le tasse, con l'altra aumenta il prelievo fiscale su tutto. Dall'Iva alle agevolazioni, dalle pensioni di guerra alla deducibilità degli interessi sui mutui.

Partiamo dalle certezze. Se in una manovra finanziaria governativa - ora si chiama «legge di stabilità», ma non c'è molta differenza - i saldi sono positivi per lo Stato, vuol dire che sono usciti più soldi dalle tasche dei cittadini. Quindi, le trombe della propaganda hanno suonato una canzone stonata quando si sono sperticate in elogi per il mini-taglio alle aliquote Irpef come segno di una «fase 2», in cui «finalmente» si cominciava a (ri)mettere in tasca qualche soldo ai contribuenti. Tutto falso. Il taglio dell'Irpef - le aliquote passano dal 23 al 22% fino a 15.000 euro lordi annui, e dal 27 al 26% per lo scaglione fino a 28.000 - si traduce in un'entrata, per il singolo lavoratore dipendente, oscillante tra un minimo di 11,5 euro al mese e un massimo di 21,5. Già così, si perderebbero oltre 2,5 punti l'anno soltanto grazie all'inflazione «ordinaria».

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La Russia getta ponti sulle divisioni in Medio Oriente

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di M. K. Bhadrakumar | Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova
www.atimes.com | tlaxcala-int.org

maliki-putinL’ambasciatore M. K. Bhadrakumar è stato diplomatico di carriera nel Servizio per gli Affari Esteri Indiano. Ha ricoperto incarichi nell’Unione Sovietica, in Corea del Sud, nello Sri Lanka, in Germania, Afghanistan, Pakistan, Uzbekistan, Kuwait e Turchia.

11 ottobre 2012

Un accordo multi-miliardario in dollari per forniture di armi all’Iraq, un incontro al vertice con la Turchia, manovre per migliorare i rapporti e ricucire gli strappi con l’Arabia Saudita, l’esordio di contatti politici con “Sphinx”, vale a dire con i Fratelli Musulmani dell’Egitto - tutto questo si prevede avvenga entro i termini di un mese turbolento per il Medio Oriente. E tutto questo sta avvenendo quando il “ritorno” degli Stati Uniti nella regione, dato il trambusto delle elezioni presidenziali di novembre, sembra ancora un sogno lontano.  

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Nato, pirateria del XXI secolo

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto del 16 ottobre 20

aereo siria turchiaLa pirateria, esercitata nel Mediterraneo sin dall’antichità, fu considerata legittima quando, dal XII secolo, si trasformò in guerra di corsa autorizzata dai sovrani. Ufficialmente abolita nel 1856, continua a essere praticata oggi con motivazioni e tecniche nuove. Come quelle usate dalla Nato, le cui navi da guerra sono autorizzate ad abbordare «mercantili sospetti» in acque internazionali e requisirne il carico, e i cui caccia possono intercettare, anche nello spazio aereo internazionale, «aerei civili sospetti» e forzarli ad atterrare. 

L’azione della Turchia, che con caccia F-16 ha costretto l’aereo di linea siriano Mosca-Damasco ad atterrare ad Ankara, è dunque per la Nato pienamente legittima. Sequestrati i passeggeri, tra cui cittadini russi con bambini, le autorità turche hanno perquisito l’aereo senza testimoni, dichiarando di aver trovato e sequestrato «materiali militari e munizioni». 

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Bombe a grappolo: Human Rights Watch dopo Misurata fa il bis in Siria…

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di Marinella Correggia

cluster bombIn Siria potevano mancare le bombe a grappolo? No, nell'opera di demonizzazione di una sola parte, funzionale allaa spacciare per umanitario quel che è ingerenza armata da mesi e no-fly zone in futuro. Leggiamo: "Gruppi di opposizione al regime siriano hanno accusato Damasco di aver utilizzato ad Homs, Idlib e Damasco bombe a grappolo – illegali nella maggior parte dei paesi del mondo (oltre 100 nazioni hanno firmato la Convenzione sulle bombe a grappolo). Human Rights Watch ha tra le mani dei video amatoriali che sosterebbero tali accuse. La veridicità dei video non è stata ancora confermata, ma secondo l'associazione si tratterebbe di munizioni fabbricate in Unione Sovietica. Le bombe a grappolo esplodono in aria lanciando a forte velocità altre decine di piccole bombe, colpendo così vaste aree". Come si nota, le fonti sono video amatoriali rilanciati da una potente associazione statunitense ramificata in tutto il mondo e che si intreccia con Amnesty International: nella gara a chi denuncia di più. Il poligono (di tiro) del bene.

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Siria: la NATO fa le valigie?

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di Thierry Meyssan | da www.megachip.info

siria ribelliL'Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (OTSC) ha iniziato in Kazakhstan, l’8 ottobre, le manovre denominate «Fratellanza inviolabile» («Нерушимое братство»). Lo scenario consiste nel dispiegamento di una forza di pace in un paese immaginario in cui operano jihadisti internazionali e organizzazioni terroristiche sullo sfondo di divisioni etno-confessionali.

Il corpo diplomatico accreditato, che è stato invitato a partecipare all’esercitazione, ha ascoltato con attenzione il discorso di apertura del Segretario Generale aggiunto dell'Organizzazione. Questi ha chiaramente indicato che l'OTSC si prepara a intervenire, se necessario, nel Grande Medio Oriente. E per quelli che fanno orecchie da mercante, Nikolai Bordyuzha ha precisato che il suo vice non stava parlando di Afghanistan.

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Pensare il futuro oggi, in Africa

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di Carlos Lopes Pereira | da www.avante.pt

donna cestoTraduzione a cura di Marx21.it

Mentre in Portogallo appare uno spettro – quello dell'ingovernabilità di fronte alla crescente resistenza popolare alle politiche di sfruttamento dei lavoratori e di perdita della sovranità nazionale, imposte dal grande capitale e dai suoi governi per volere della Germania e del FMI – arrivano novità dai paesi africani di lingua ufficiale portoghese.

In Angola è iniziata una nuova fase, dopo le elezioni del 31 agosto. I partiti hanno occupato i loro seggi nel parlamento dominato dal MPLA, il presidente della Repubblica rieletto, José Eduardo dos Santos, si è insediato e, coadiuvato dal nuovo vicepresidente, Manuel Vicente, ha formato un governo di continuità e rinnovamento.

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Bolivia, crescita senza privatizzazioni

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di Hedelberto Lopez Blanch*www.aporrea.org

evomoralesTraduzione a cura di Marx21.it

Il giornalista cubano Hedelberto Lopez Blanc, autore di studi sull'emigrazione cubana negli USA e sui medici cubani nel mondo, scrive per il quotidiano “Juventud Rebelde” e il settimanale “Opciones”.

Le nazionalizzazioni, e le rescissioni di contratti di concessione, realizzate in Bolivia da quando Morales ha assunto la presidenza nel 2006, hanno contenuto la fuga di capitali, hanno dato impulso a una crescita economica stabile e all'aumento dei servizi a beneficio della maggior parte della popolazione.

I successi ottenuti nei sei anni di governo di Morales si possono apprezzare in tutti i settori economici e sociali della nazione andina, che ha cominciato a lasciarsi dietro le spalle più di due secoli di sfruttamento da parte di governi stranieri e compagnie multinazionali con il consenso delle oligarchie “criollas”.

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Nobel vietato ai cani e ai cinesi (che vivono in Cina)?

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di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

mo-yanIl conferimento del Nobel per la letteratura allo scrittore cinese Mo Yan non poteva certo passare tra l'indifferenza. Ad essere insignito della prestigiosa onorificenza è un intellettuale che, sebbene non possa essere ritenuto organico al potere – basterebbe per questo prendersi la briga di leggere le sue opere da “Sorgo rosso” fino a “Le sei reincarnazioni di Ximen Nao” - è rimasto nel suo Paese e resta un iscritto al Partito comunista e vice-presidente dell'Associazione degli scrittori cinesi. Insomma, non si tratta di un “dissidente”, membro cioè di quella particolare categoria dalla quale un interessato Occidente pesca con piacere – rigorosamente a geometria politica variabile - i vincitori del premio. E proprio i tanto coccolati dissidenti cinesi sono stati i primi a protestare. Wei Jingsheng, da anni residente negli Stati Uniti, ha parlato di una “mossa fatta esclusivamente per compiacere il governo di Pechino”, mentre il più noto Ai Wei Wei ho sostenuto che si tratta di “un insulto all’umanità e alla letteratura” e di una scelta vergognosa che “non è all’altezza della qualità del premio negli anni precedenti”.

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L'ultima manovra Monti: tasse e tagli alla spesa sociale

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di Domenico Moro | da Pubblico

monti spending reviewIl disegno di legge approvato dal governo e contenente le diposizioni per l’attuazione della legge di stabilità prevede misure che sposteranno quote di ricchezza dai salariati a favore delle grandi imprese. In primo luogo, ci sarà un ulteriore aumento dell’Iva dell’1%, l’aliquota intermedia verrà  portata all’11% e quella massima al 22%, malgrado Monti avesse preteso tagli alla spesa sociale in modo da evitarlo e le avesse già aumentate in precedenza. Come contentino, il governo prevede una riduzione dell’1% delle due aliquote Irpef più basse, quella fino a 15mila euro di imponibile dal 23% al 22% e quella da 15mila a 28mila euro dal 27% al 26%. Si tratta di una misura che ha il sapore della presa in giro, visto che non compensa la perdita del potere d’acquisto dei lavoratori (-3,5% nei primi sei mesi del 2012). Inoltre, i lavoratori pubblici, secondo lo Spi CGIL, perderanno tra 2010 e 2014 dai 6000 agli 8000 euro per il mancato rinnovo contrattuale e lo stop all’indennità di vacanza contrattuale, come previsto sempre dal Ddl governativo.

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La Siria è già in guerra

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di Spartaco A. Puttini per Marx21.it

siria bombardamento“Una stampa libera non esiste. Voi, cari amici, ne siete consci e io anche. Nessuno fra noi oserebbe dire la propria opinione liberamente e apertamente [...] Noi siamo le marionette che saltano e ballano quando quelli tirano i fili. […] Non siamo altro che prostitute intellettuali”

[John Swainton, ex direttore del “New York Times”]

A seguito delle scaramucce di frontiera tra la Siria e la Turchia la crisi siriana potrebbe subire una recrudescenza. Ankara ha chiesto una riunione della Nato minacciando un coinvolgimento militare diretto nella vicende siriane a seguito del colpo di mortaio proveniente dal territorio del vicino paese arabo che è costato la vita ad alcuni cittadini turchi in un villaggio di frontiera. Erdogan ha ordinato un bombardamento punitivo su alcune postazioni militari siriane ai confini.

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Un premio per l’Unione che dimentica l’ex-Jugoslavia

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di Vladimiro Giacché | da pubblicogiornale.it

EUNobelprizeQualcuno, leggendo le notizie di agenzia sull’assegnazione del Premio Nobel per la Pace, deve aver pensato a un pesce d’aprile fuori stagione. Ma la notizia era vera: quest’anno il Premio Nobel per la Pace è stato assegnato all’Unione Europea.

Con questa motivazione: il ruolo giocato per oltre 6 decenni per la pace e la riconciliazione in Europa tra paesi che avevano combattuto le più sanguinose guerre tra loro. I più critici lo interpreteranno come un premio alla memoria, visto lo stato di progressiva disgregazione dell’Unione, a cominciare dall’Eurozona. Più probabilmente, si tratta di un premio d’incoraggiamento, viste le tensioni crescenti tra paesi europei. Come dire: cercatevi di comportarvi bene anche in futuro. Certo che parlare oggi di “fraternità tra le nazioni” a proposito dell’Unione Europea suona un po’ ironico.

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Elezioni amministrative in Brasile: significativa avanzata dei comunisti del PCdoB

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di Erman Dovis per Marx21.it

PCdoBIl fine settimana appena trascorso ha segnato una tappa fondamentale per il popolo latinoamericano, per la sua lunga marcia verso il progresso, il riscatto sociale, il benessere.

Non c’è stato infatti solamente lo straordinario risultato venezuelano, dove una grande partecipazione popolare e democratica ha consacrato per la quarta volta il Presidente Chavez alla guida del paese e del progetto bolivariano di nuova società.

Nei medesimi momenti si teneva in Brasile il primo turno di una importantissima tornata elettorale, le amministrative per il rinnovo delle cariche di sindaci e consiglieri di 5586 municipi. Il Brasile ha da anni intrapreso un cambio di strategia nel suo cammino politico ed economico: dall’elezione di Lula Da Silva, nel 2002, alla testa di un fronte popolare e progressista, il grande paese verde-oro sta tentando un percorso di riscatto nazionale: si tenta di procedere ad un graduale smarcamento dalla dipendenza economica dei monopoli stranieri, limitandone sempre più il loro immenso potere, e si dà impulso allo sviluppo economico interno. Logicamente, in funzione di ciò, le ingerenze americane subiscono provvidenziali e progressivi rallentamenti .

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L'implosione programmata del sistema europeo

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di Samir Amin | Traduzione di Andrea Catone per MarxVentuno

corda spezzaLa parte finale dell'articolo che comparirà integralmente su MarxVentuno Rivista Comunista in corso di pubblicazione

(..) Ecco dove porta l’incaponirsi nella difesa di questo progetto europeo contro venti e maree: alla sua distruzione.

C’è un’alternativa meno desolante? Si va verso una nuova ondata di trasformazioni sociali progressiste!

Certamente sì, perché le alternative (al plurale) esistono sempre in linea di principio. Ma le condizioni perché questa o quella delle alternative possibili divenga realtà devono essere precisate. Non è possibile tornare a uno stadio precedente lo sviluppo del capitale, ad uno stadio precedente la centralizzazione del suo controllo. Possiamo solo andare avanti, cioè, a partire dalla fase attuale di centralizzazione del controllo del capitale, capire che è venuto il tempo dell’"l'espropriazione degli espropriatori".

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La legittimazione della diseguaglianza

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di Manuela Palermi, segreteria nazionale PdCI

disequalityNon c’è ideologia politica che non si sia misurata con il concetto di diseguaglianza. Quel che ne è venuto fuori è stato sempre strettamente connesso alle  questioni economiche, sociali e politiche. Ce l’hanno insegnato Marx ed Engels: le idee dominanti in una società sono le idee della classe dominante. 

Negli anni Settanta l’Italia era considerata nel panorama europeo un’irriducibile anomalia politica. Perdonatemi l’eccessivo schematismo, ma per un certo periodo è successo che la classe operaia fosse indicata come classe dirigente le cui rivendicazioni assumevano la priorità dell’interesse generale. Poi le cose sono andate man mano cambiando. Con la crisi industriale degli anni 80 la parola “eguaglianza” ha subito continue e potenti correzioni. Martelli, al congresso del Psi del 1982, la declinò in riconoscimento di “meriti e bisogni”. A sinistra si polemizzò duramente: tra i due termini, si diceva, tra merito e bisogno, corre lo stesso rapporto che tra salario ed elemosina. Oggi, trent’anni dopo, una società che non riconosce il merito (ma la nostra non riconosce né merito né bisogni) - viene considerata una società diseguale. 

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Siria: la Nato mira al gasdotto

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto del 9 ottobre 2012

militari silhouetteLa dichiarazione di guerra oggi non si usa più. Per farla bisogna però ancora trovare un casus belli. Come il proiettile di mortaio che, partito dalla Siria, ha provocato 5 vittime in Turchia. Ankara ha risposto a cannonate, mentre il parlamento ha autorizzato il governo Erdogan a effettuare operazioni militari in Siria. 

Una cambiale in bianco per la guerra, che la Nato è pronta a riscuotere. Il Consiglio atlantico ha denunciato «gli atti aggressivi del regime siriano al confine sudorientale della Nato», pronto a far scattare l’articolo 5 che impegna ad assistere con la forza armata il paese membro attaccato. Ma è già in atto il «non-articolo 5» – introdotto durante la guerra alla Iugolavia e applicato contro l’Afghanistan e la Libia – che autorizza operazioni non previste dall’articolo 5, al di fuori del territorio dell’Alleanza. 

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Le banche tedesche? Una bomba a orologeria

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di Vladimiro Giacché | da pubblicogiornale.it

merkel-hollande-300x209Mentre le istituzioni europee e i governi nazionali sembrano ipnotizzati dal problema del debito pubblico, è probabile che la prossima crisi in Europa sarà una crisi bancaria. La cosa, visti i soldi già spesi dai governi per salvare le banche in Europa (all’incirca 4mila miliardi di euro), può sembrare parecchio strana. Ma la cosa più strana è un’altra: probabilmente questa crisi avrà il suo epicentro non nei cosiddetti “paesi periferici” ma nel centro dell’Europa. Ossia in Francia e – soprattutto – in Germania.

In Francia, a dire il vero, una crisi bancaria è già in corso: una banca specializzata (guarda un po’) in mutui immobiliari, il Crédit Immobilier de France, è prossima al fallimento. Quasi certamente non riuscirà a ripagare un’obbligazione da 1,75 miliardi di euro in scadenza questo mese, e dovrà provvedere lo Stato francese. Ma si stima che complessivamente le garanzie pubbliche che dovranno essere messe in campo a sostegno di questa banca saranno dell’ordine di 20 miliardi di euro. Come dire, due terzi della manovra di Hollande. Non c’è male.

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