Salvare la sinistra? O riaprire un nuovo Fronte Popolare? Il confronto tra i comunisti francesi

Salvare la sinistra? O riaprire un nuovo Fronte Popolare? Il confronto tra i comunisti francesi

L'articolo è apparso nel sito di “Faire vivre e renforcer le PCF”, come contributo alla discussione in corso tra i comunisti francesi

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Perché gli esperti occidentali desiderano il fallimento della Cina

Perché gli esperti occidentali desiderano il fallimento della Cina

di Jeremy Garlick

di Jeremy Garlick* | globalresearch.ca

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“Ucraina: le maschere della rivoluzione”

“Ucraina: le maschere della rivoluzione”

di Paul Moreira

Tradotto in italiano da Fort Rus, “Ucraina: le maschere della rivoluzione” è il primo documentario di una televisione occidentale mainstream che affronta gli eventi del golpe ucraino con spirito di verità giornalistica.

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Grecia: preparazione di uno sciopero generale di 2 giorni

Grecia: preparazione di uno sciopero generale di 2 giorni

da pamehellas.gr

Manifestazione nazionale ad Atene, sabato 13 Febbraio 2016

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

La «Tempesta nel deserto» apriva la fase che viviamo

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desertstorm usa mezzidi Manlio Dinucci
da il manifesto, 16 gennaio 2015

Nelle prime ore del 17 gennaio 1991, inizia nel Golfo Persico l’operazione «Tempesta del deserto», la guerra contro l’Iraq che apre la fase storica che stiamo vivendo. Questa guerra viene lanciata nel momento in cui, dopo il crollo del Muro di Berlino, stanno per dissolversi il Patto di Varsavia e la stessa Unione Sovietica. Ciò crea, nella regione europea e centro-asiatica, una situazione geopolitica interamente nuova. E, su scala mondiale, scompare la superpotenza in grado di fronteggiare quella statunitense. «Il presidente Bush coglie questo cambiamento storico», racconta Colin Powell. Washington traccia subito «una nuova strategia della sicurezza nazionale e una strategia militare per sostenerla». L’attacco iracheno al Kuwait, ordinato da Saddam Hussein nell’agosto 1990, «fa sì che gli Stati uniti possano mettere in pratica la nuova strategia esattamente nel momento in cui cominciano a pubblicizzarla».

Il Saddam Hussein, che diventa «nemico numero uno», è lo stesso che gli Stati uniti hanno sostenuto negli anni Ottanta nella guerra contro l’Iran di Khomeini, allora «nemico numero uno» per gli interessi Usa in Medioriente. Ma quando nel 1988 termina la guerra con l’Iran, gli Usa temono che l’Iraq, grazie anche all’assistenza sovietica, acquisti un ruolo dominante nella regione.

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Il 16 gennaio Pandora Tv in diretta dalle piazze della manifestazione

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noguerra nonato logoComitato promotore della campagna
#NO GUERRA #NO NATO

da www.change.org

Sabato 16 gennaio Pandora Tv organizza una diretta dalle piazze italiane dove si manifesterà per ricordare l'inizio iniquo della 1^ guerra del Golfo; per tale occasione mettiamo di seguito i punti dove sono previsti presidi e manifestazioni con cui ci collegheremo e invitiamo i firmatari dell'appello del Comitato, laddove possibile, a dare il loro appoggio presentandosi soprattutto alle manifestazioni centrali di Milano in Piazza San Babila e a Roma con corteo da Piazzale Esquilino fino a Piazza S.S. Apostoli entrambe con inizio fra le 14,30 e le 15,00

Il Comitato No guerra No Nato

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30 anni dopo l'ingresso del Portogallo nella CEE/Unione Europea

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portogallo ue bandieredi Albano Nunes* | da “Avante!”, settimanale del Partito Comunista Portoghese

Traduzione di Marx21.it

Nel gennaio del 1986 che per mano del Partito Socialista (PS) e del PSD, alleati nella politica di recupero capitalista, il Portogallo entrava nella CEE. Si trattò di un'operazione politica e ideologica di grande portata che presentava l' “Europa” come un El Dorado che avrebbe portato ai portoghesi una nuova era di prosperità. Trent'anni dopo il bilancio è talmente negativo che persino quelli che avevano fatto della partecipazione del Portogallo al processo di integrazione capitalista europeo l'alfa e l'omega della politica di destra segnalano l'evento in modo imbarazzato e sulla difensiva. E noi che dobbiamo dire? Una cosa molto semplice, ma carica di significato politico: che la realtà ha dato e continua a dare ragione al PCP, che possediamo un patrimonio validissimo in grado di dare fiducia e forza alla nostra lotta progressista e rivoluzionaria.

Le gravissime conseguenze per il Portogallo, per la distruzione del tessuto produttivo, per l'impoverimento del popolo, per la mutilazione della democrazia, per la situazione di soggezione al grande capitale transnazionale e alle grandi potenze, sono sotto gli occhi di tutti.

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Le stagioni del Donbass

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Un documentario di Sara Reginella

“Donbass Seasons - Le Stagioni del Donbass” è un documentario che ripercorre la storia della guerra nel Donbass dal golpe di Kiev alla strage di Odessa, fino all’esplosione del conflitto. Al suo interno sono contenute interviste a Nicolai Lilin, Eliseo Bertolasi e Vauro Senesi, voci narranti dei reportage-video filmati dai reporter Eliseo Bertolasi e Sergeij Rulev. Diretto da Sara Reginella, “Donbass Seasons” mostra lo scorrere delle stagioni e il fluire delle esistenze in una terra in cui, nonostante il dolore, la vita delle persone continua.

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Il contributo del Partito Comunista Cinese al 17° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai

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17IMCWP logoIstanbul, Turchia, 30 ottobre-1 novembre 2015

da solidnet.orgTraduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

E' un grande piacere per me partecipare al 17° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai.

Quest'anno segna il 70° anniversario della Guerra Mondiale Antifascista. 70 anni fa per combattere contro l'aggressione fascista e lottare per la pace nel mondo e per raggiungere la democrazia, i partiti comunisti di tutto il mondo hanno combattuto in prima linea nella Guerra Mondiale contro il fascismo, dando contributi significativi per la libertà, la giustizia e la pace del mondo.

La guerra contro l'aggressione giapponese era una componente importante nel teatro asiatico della Guerra Mondiale Antifascista. In una lunga lotta durata 14 anni, il Partito Comunista Cinese (PCC), insieme a tutto il popolo di Cina, ha combattuto valorosamente con ferrea volontà e grande spirito di sacrificio, mandando in frantumi il disegno di occupare la Cina per proseguire poi nel sogno pazzesco, da parte dei fascisti giapponesi, di smembrare il mondo. Il Partito comunista e il popolo cinese hanno dato un contributo enorme alla vittoria della Seconda Guerra Mondiale e alla Guerra Mondiale Antifascista. Lo spirito combattivo della precedente generazione di compagni comunisti è e sarà sempre una fonte di ispirazione per noi di continuare a lottare per la pace, la giustizia, l'uguaglianza e il progresso di tutta l'umanità.

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La reazione è nemica della pace

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polizia turchiaComunicato della Peace Association of Turkey

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Ai pacifisti turchi e alla loro coraggiosa lotta va tutta la nostra solidarietà  

L’ultimo attentato a Istanbul ha aggiunto tragedia alla tragedia vissuta dal nostro paese e da tutta la regione.

Un attentatore suicida ha ucciso dieci persone innocenti, stavolta turisti che vistavano Istanbul. Il colpevole indicato è Daesh.

Come hanno dimostrato le stragi precedenti, il colpevole vero dietro questo attacco è l’establishment e i suoi poteri esecutivi. Questo potere in Turchia è rappresentato dal partito di governo, reazionario, Akp. L’Akp ha sostenuto non solo Daesh ma anche tutte le altre gang reazionarie in Siria e Iraq, per lungo tempo. E’ del tutto evidente che la Turchia è servita come base a questi gruppi per attaccare il popolo siriano. Di conseguenza, l’Akp è al centro dei crimini di guerra perpetrati contro il popolo siriano e contro l’umanità.

L’Akp era stata vista, da alcuni movimenti progressisti e pacifisti, come una forza di democratizzazione del paese. Questi gruppi avevano pensato che le loro richieste di pace e progresso potessero andare avanti di pari passo con richieste religiose reazionarie. La storia ha provato nuovamente che ciò è impossibile. La reazione è nemica di tutti i popoli del mondo.

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La guerra valutaria nel nuovo ordine mondiale

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Currency War2di Filippo Violi e Pasquale Cicalese
per Marx21.it

“Non si deve essere confusi dai discorsi di istituzioni straniere: se loro dicono che lo yuan calerà non significa certo che debba accadere. Ci può essere chi cerca di realizzare profitti diffondendo una visione bearish sulla valuta per indurre le società domestiche e il pubblico verso il panico. Ma la Cina ha la determinazione e la capacità di difendere lo yuan dalla speculazione” Guan Tao, Capo Dipartimento Pagamenti Internazionali SAFE (State Administration of Foreign Exchange), citato da Stefano Carrer, E la Banca Centrale compra renminbi, Il Sole 24 Ore 12.01.2016.

“Alcune forze speculative stanno cercando di guadagnare giocando con il renmimbi ma tali attività di trading non hanno nulla a che fare con l’economia reale della Cina e hanno provocato fluttuazioni anomale”. Dichiarazione Ufficiale PBOC(People’s Bank of China) 7.01.2016, fonte www.advfn.com.

Lunedì 4 gennaio ore 06.00 in Italia. Le agenzie di stampa occidentali battono la prima notizia di giornata: grosso scossone in Cina nella prima seduta borsistica dell’anno. L’indice Composite di Shanghai (SEEC) crolla del 7%, lo yuan non fa più gola (come si dirà più tardi), e l’economia, rispetto alle previsioni di fine anno, rallenta, creando un forte terremoto finanziario. La divisa cinese perde d’improvviso il suo fascino, da moneta di traino dell’economia occidentale (scambi commerciali e investimenti produttivi in asset strategici), nuova di look per l’entrata nel paniere delle valute di riserva del FMI, diventa d’un tratto vulnerabile, debole, floscia, priva di slancio.

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Ricostruire il Partito Comunista, rafforzare il movimento "No guerra No Nato": l'esperienza della sezione Irma Bandiera di Bologna

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bologna sezioneirmabandierada pcdibologna.blogspot.it

Vorremmo in questa sede riportare per sommi capi l'esperienza della sezione di Bologna città ("Irma Bandiera") del PCdI, che negli ultimi mesi (e più in generale lungo tutto il 2015) è stata impegnata nell'attività di radicamento continua e regolare sul territorio.

La sezione ha beneficiato in questo periodo dell'ingresso nel Partito di nuovi militanti che hanno permesso di sostenere e svolgere una parte non marginale delle attività organizzate in questi mesi nonché a stimolare nuovamente un lavoro articolato e continuo sul territorio, sia perché il Partito è riuscito ad indirizzare la propria linea politica verso obiettivi e programmi intermedi che, in prospettiva, hanno fornito un quadro generale adeguato alle diverse attività portate avanti in questi periodi. La buona riuscita (in termini di partecipazione, nuovi simpatizzanti/militanti, radicamento in generale sul territorio, ecc..) delle diverse iniziative svoltesi durante il 2015 è infatti riconducibile in primo luogo a questa duplice azione:

1. da una parte un lavoro costante sul territorio, fatto innanzitutto di attività di informazione e propaganda, ma anche di indagine: soprattutto banchetti nelle strade e nella città (come sezione ne abbiamo svolti almeno 30, in diversi punti di Bologna, sia nei quartieri popolari che in centro), volantinaggi, manifestazioni e conferenze. Un lavoro, cioè, che i comunisti (ormai cancellati dalle TV, dai giornali e dai grandi media) devono assolutamente tornare a fare, sempre più spesso ed in maniera sempre più efficace e capillare (ovvero, sia a livello territoriale, sia sui luoghi di lavoro con le cellule). 

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Libia, il piano della conquista

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libia truppe reutersdi Manlio Dinucci
da il manifesto 12 gennaio 2015

«Il 2016 si annuncia molto complicato a livello internazionale, con tensioni diffuse anche vicino a casa nostra. L'Italia c'è e farà la sua parte, con la professionalità delle proprie donne e dei propri uomini e insieme all'impegno degli alleati»: così Matteo Renzi ha comunicato agli iscritti del Pd la prossima guerra a cui parteciperà l’Italia, quella in Libia, cinque anni dopo la prima.

Il piano è in atto: forze speciali Sas – riporta «The Daily Mirror» – sono già in Libia per preparare l’arrivo di circa 1000 soldati britannici. L’operazione – «concordata da Stati uniti, Gran Bretagna, Francia e Italia» – coinvolgerà circa 6000 soldati e marine statunitensi ed europei con l’obiettivo di «bloccare circa 5000 estremisti islamici, che si sono impadroniti di una dozzina dei maggiori campi petroliferi e, dal caposaldo Isis di Sirte, si preparano ad avanzare fino alla raffineria di Marsa al Brega, la maggiore del Nordafrica».

La gestione del campo di battaglia, su cui le forze Sas stanno istruendo non meglio identificati «comandanti militari libici», prevede l’impiego di «truppe, carrarmati, aerei e navi da guerra». Per bombardare in Libia la Gran Bretagna sta inviando altri aerei a Cipro, dove sono già schierati 10 Tornado e 6 Typhoon per gli attacchi in Siria e Iraq, mentre un cacciatorpediniere si sta dirigendo verso la Libia. Sono già in Libia – conferma «Difesa Online» – anche alcuni team di Navy Seal Usa.

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I comunisti dicono no alla presenza militare USA in India

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Manohar ParrikarPeoples Democracy, settimanale del Partito Comunista dell'India (Marxista)

Traduzione di Marx21.it

La prima visita a Washington del ministro della Difesa Manohar Parrikar ha portato a varie iniziative riguardanti la cooperazione militare con gli Stati Uniti. La più grave e inquietante è rappresentata dalla volontà espressa dal ministro di concedere agli Stati Uniti l'accesso alle basi militari e ai porti indiani. I resoconti dei media testimoniano che Parrikar ha comunicato al suo omologo statunitense Ashton Carter che il governo indiano ha in mente di aderire all'Accordo di Supporto Logistico (LSA).

Va ricordato che dopo la firma dell'Accordo Quadro India- USA per la Difesa nel giugno 2005, gli Stati Uniti hanno fatto pressione sull'India perché firmasse l'Accordo di Supporto Logistico e il Memorandum per l'Accordo sulla Sicurezza delle Comunicazioni e dell'Informazione (CISMOA). I partiti della sinistra si sono energicamente opposti alla firma dell'Accordo Quadro e degli altri due accordi specifici. L'Accordo di Supporto Logistico permetterebbe alle forze armate USA di utilizzare le basi aeree e i porti navali indiani. L'altro accordo, CISMOA, consentirebbe di integrare le reti di comunicazione delle due forze armate. Se aderisse a tali accordi, l'India si trasformerebbe in un alleato a pieno titolo degli Stati Uniti. Il governo UPA (l'alleanza progressista creata nel 2004, ndt) non procedette alla firma di questi due accordi. Il ministro della Difesa di allora mantenne un atteggiamento di fermezza a tal riguardo.

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La candidata Hillary Clinton ha fatto un sogno: la “democrazia” in Venezuela

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HILLARY CLINTON HAIR 570di Alex Anfruns | da investigaction.net

Traduzione di Massimo Marcori per Marx21.it

Hillary Clinton non poteva perdere questa occasione. Dopo i risultati delle elezioni per l’Assemblea Nazionale del Venezuela il 6 dicembre scorso, la candidata alle prossime elezioni presidenziali della Casa Bianca ricorda a coloro che non l’avessero ancora capito come il sostegno degli Stati Uniti all’opposizione venezuelana sia una questione cruciale e strategica.

Dopo aver sorpassato nelle stime l’Arabia Saudita, il Venezuela è ormai la prima riserva mondiale di risorse petrolifere. Tanto da immaginare a che punto gli Stati Uniti aspirino a rovesciare un governo troppo indipendente che ha nazionalizzato la principale impresa estrattiva del paese, PDVSA, per destinare una parte delle sue risorse ai programmi sociali in campo educativo, sanitario e abitativo. Solo in quest’ultimo ambito, il governo di Nicolas Maduro ha inaugurato, ai primi di dicembre, l’alloggio sociale numero 900.000 della “Mision Vivienda”.

Sotto la direzione di Hugo Chavez, il Venezuela ha effettivamente ripreso la propria sovranità nazionale e il suo impatto è stato notevole sugli eventi regionali per più di un decennio. Il messaggio era chiaro: l’America Latina e i Caraibi non sono più il cortile di casa degli Stati Uniti.

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Sergio Romano: «Putin ha ragione, la Nato non ha più senso»

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nato bandiera soldatida www.linkiesta.it

intervista di Francesco Cancellato
a Sergio Romano

Proponiamo l'intervista a Sergio Romano come utile e stimolante contributo alla discussione sul ruolo della NATO, precisando che le opinioni espresse negli articoli pubblicati in Marx21.it non riflettono necessariamente sempre quelle della sua redazione.


L’ex ambasciatore, oggi editorialista: «L’industria delle armi americana controlla la politica estera dell’Occidente. Schäuble dice bene, serve un esercito europeo, ma non accadrà»

Botti d’inizio anno. A dare fuoco alle polveri per primo è stato il presidente russo Vladimir Putin, che poche ore dopo la mezzanotte del primo gennaio ha dichiarato, aggiornando la lista delle principali minacce alla Russia, che «la Nato è il nemico». Poche giorni prima era stato il turno del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble, che in un’intervista alla Bild am Sontag aveva detto che «Il nostro scopo finale dovrebbe essere un esercito dell’Unione Europea», poiché «le risorse che spendiamo per i nostri ventotto eserciti nazionali potrebbero essere usate molto meglio, se le spendessimo assieme».

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Tutto merito (o colpa?) del Jobs Act

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jobsact renzi defaultdi Giorgio Langella

In questi ultimi giorni si sono lette sui giornali le dichiarazioni di Renzi e soci del governo che evidenziano i dati provvisori forniti dall’ISTAT sull’occupazione in Italia. “L’Italia riparte” affermano, i dati confermano inequivocabilmente la ripresa dell’occupazione. A novembre il tasso di disoccupazione cala all’11,3% (-0,2 rispetto a quello di ottobre), ci sono circa 48 mila disoccupati in meno e circa 36 mila occupati in più. Questi i dati positivi grazie ai quali Renzi può cinguettare entusiasta “la disoccupazione continua a scendere, oggi 11,3%, è dimostrazione che #jobsact funziona. L’Italia che riparte, riparte dal lavoro #lavoltabuona”.

E, così, si sentono in grado di dare i numeri. Letteralmente, perché tacciono altre informazioni che si possono ottenere confrontando le tabelle ISTAT al di là della facile propaganda. Perché è solo propaganda attribuire al “jobs act” la crescita occupazionale di novembre. In novembre, ci spiegano, sono stimati 40 mila dipendenti permanenti in più rispetto a ottobre (dati destagionalizzati). Peccato che le stime dei dati da quando è entrato in vigore il decreto che prevede il lavoro stabile a tutele crescenti (inizio marzo 2015) mostrano come non ci sia stato un aumento apprezzabile del lavoro permanente.

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Un milione di comunisti riuniti a Calcutta, in India. Alcune riflessioni

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india kolkata comunistidi Vijay Prashad*

Articolo apparso su Counterpunch e ripreso da Solidarité internationale Pcf

Traduzione dal francese di Lorenzo Battisti (Dip. Esteri PCdI) per Marx21.it

Il titolo originale dell'articolo è “Le Brigate Rosse: riunione e riflessione dei comunisti indiani”. Qui Brigate rosse fa riferimento al luogo dove si è svolta la manifestazione di massa del Partito Comunista Indiano a Calcutta, chiamato “terreno di parata delle brigate” con riferimento alle marce militari che sono qui organizzate.

Circa un milione di comunisti e di simpatizzanti si sono riuniti al centro di Calcutta per una manifestazione di massa il 27 dicembre 2015. La manifestazione si è svolta in un luogo (un grande spazio verde al centro di Calcutta) a volte chiamato Maidan o “terreno delle brigate”, terreno di marcia. Delle bandiere rosse sono state sventolate da un angolo all'altro del Maidan. Due eventi distinti, ma collegati, hanno reso necessaria questa dimostrazione di forza. Il primo per importanza: le elezione all'Assemblea del Bengala Occidentale avranno luogo nel 2016. Il secondo è la riunione del Plenum organizzativo del Partito Comunista dell'India (Marxista), il primo incontro di questo tipo da 37 anni. Il Plenum durerà 4 giorni. Questo non solo preparerà il Pci-m alle sfide elettorali a breve termine, ma anche rifletterà sulle questioni politiche più di lungo termine. Il Pci-m è il più importante partito di sinistra in India. Lavora a stretto contatto con altri partiti di sinistra in alleanze elettorali e politiche.

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Fra sciiti e sunniti guerra di "interessi". Poco religiosi

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abdulazizdi Maurizio Musolino | da www.adista.it

Suonano i tamburi di guerra, protagonisti due Stati, riferimento dei principali filoni religiosi dell’Islam: Iran e Arabia Saudita. Si grida alla guerra di religione (l’Europa ne sa qualcosa), questa volta tutta in chiave musulmana, ma dietro ai contrasti teologici si nasconde ben altro, ovvero interessi economici, mire regionali e infine strategie geopolitiche che trovano in altri soggetti i veri burattinai.

Pensare quindi che ci troviamo di fronte ad una contesa teologica, che trae origine dall’eredità politica e religiosa del Profeta, è fuorviante. Lo scontro che oppone Riad a Teheran non ci parla delle ragioni di ‘Ali (che ha originato gli sciiti) o di Abu Bakr (sunniti), bensì di milioni di persone in carne e ossa, della loro quotidianità e degli interessi e strumentalizzazioni che si muovono alle loro spalle.

C’è però un elemento che trae origine dalla storia delle due correnti islamiche e che ancora oggi ha la sua influenza. I sunniti, da sempre maggioranza nel mondo islamico, hanno nel corso dei secoli represso i loro “fratelli sciiti”, costringendoli a vivere in condizioni miserrime ai margini delle capitali arabe. Una frattura religiosa e sociale che non si è mai colmata. Per queste masse la rivoluzione iraniana di Khomeyni alla fine degli anni Settanta ha rappresentato una speranza di riscatto, la possibilità di ricontrattare il proprio status sociale. Emblematica in questo senso è la storia del Libano. 

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Partito di ritorno?

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di Luca Cangemi, coordinamento nazionale Associazione per la Ricostruzione del Partito Comunista

Intervento alla sessione su crisi della politica e forma partito del seminario " Verso la Costituente Comunista" tenuto a Firenze dall'Associazione per la Ricostruzione del Partito Comunista il 12 dicembre.

L’atteggiamento “sospettoso”, proposto per questa discussione da Iacopo Borsi, è del tutto giustificato perché quello di cui discutiamo,la forma partito, è un terreno disseminato negli ultimi decenni di trappole ideologiche, sin dal linguaggio usato.

La stessa espressione forma partito è largamente segnata dal tono ideologico dell’avversario. Siamo quindi di fronte a un tema di straordinaria difficoltà, difficoltà frutto di una sconfitta. Come sempre, in questi casi, la scelta del punto di partenza del ragionamento è particolarmente delicata. E’ necessario trovare un punto di applicazione che permetta di provare a ricostruire un ragionamento generale.

Quello che vi propongo in questo tentativo è il nesso Stato-Partito.

E quando dico Stato (e intendo lo stato nell’esperienza del Novecento, in particolare della seconda metà del Novecento in Occidente) mi riferisco a qualcosa che molto si avvicina a quello che Gramsci chiama Stato integrale. La somma, quindi, il conglomerato di apparati dello stato e organizzazioni della società civile – cioè organizzazioni, nel linguaggio gramsciano, innanzitutto dell’economia – che formano un insieme in cui le due parti – ciò che è Stato e ciò che è società civile - sono di difficile distinzione, per il grado profondo d’integrazione.

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Tecnologia Usa nella bomba nord-coreana

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Nuclear Blastdi Manlio Dinucci | da il manifesto

Dopo l’annuncio di Pyongyang di aver effettuato il test sotterraneo di una bomba nucleare all'idrogeno, il presidente Obama, pur mettendo in dubbio che si tratti veramente di una bomba all’idrogeno, chiede «una risposta internazionale forte e unitaria al comportamento incosciente della Corea del Nord». Dimentica però che sono stati proprio gli Usa a fornire alla Corea del Nord le più importanti tecnologie per la produzione di armi nucleari. Lo documentammo sul manifesto 13 anni fa (5 febbraio 2003).

La storia inizia quando – dopo essere stato segretario alla difesa nell’amministrazione Ford negli anni Settanta e, negli anni Ottanta, consigliere del presidente Reagan per i sistemi strategici nucleari – Donald Rumsfeld entra a far parte nel 1996 del consiglio di amministrazione della ABB (Asea Brown Boveri), gruppo leader nelle tecnologie per la produzione energetica. Rumsfeld esercita subito la sua influenza per far avere alla ABB l’autorizzazione di Washington a fornire tecnologie nucleari alla Corea del Nord, nonostante essa abbia già un programma nucleare militare. Neppure tre mesi dopo, il 16 maggio 1996, il Dipartimento statunitense dell’energia annuncia di aver «autorizzato la ABB Combustion Engineering Nuclear Systems, una consociata interamente controllata dalla ABB, a fornire una vasta gamma di tecnologie, attrezzature e servizi per la progettazione, costruzione, gestione operativa e mantenimento di due reattori nella Corea del Nord».

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Occupazione e dignità

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renzi lavoro tvdi Giorgio Raccichini, PCd’I Federazione di Fermo | pdcifermano.wordpress.com

La diminuzione del tasso di disoccupazione in Italia, in un contesto che rimane comunque altamente difficile soprattutto per i giovani e per il Meridione, ha provocato le reazioni euforiche dei sostenitori del Jobs Act, a partire dai soliti cinguettii renziani.

Saremmo in presenza della dimostrazione che la riforma conservatrice del lavoro funziona. Mi chiedo: perché non avrebbe dovuto? Il Jobs Act si regge su un do ut des fin troppo chiaro tra il Governo renziano da una parte e Confindustria e mondo dell’impresa in genere dall’altro.

Ci scordiamo forse del prezzo che è stato pagato dai lavoratori, ormai ridotti alla stregua di veri e propri questuanti del lavoro? I datori di lavoro hanno incassato non solo contributi di natura fiscale, ma anche e soprattutto l’eliminazione di alcuni diritti fondamentali, tra i quali il sacrosanto principio della reintegrazione del lavoratore nel suo posto di lavoro in seguito ad un licenziamento illegittimo. Questo diritto, già fortemente manomesso dal Governo Monti, è alla base dei rapporti di forza contrattuali, i quali vedranno il lavoratore in una posizione sempre più subalterna: insomma, un operaio e un impiegato del settore privato ci penseranno due volte prima di protestare per motivi riguardanti il salario, la sicurezza e altre questioni lavorative. Occupazione e dignità lavorativa sembrano ormai essere termini inversamente proporzionali nell’Italia della Seconda Repubblica.

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Siria: la risoluzione 2254 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU

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Syrian national flagdi Pedro Guerreiro* | da “Avante!”, settimanale del Partito Comunista Portoghese

Traduzione di Marx21.it

“L'imperialismo non desisterà facilmente dal cercare di concretizzare il suo tentativo di distruggere la Repubblica Araba Siriana e la sua collocazione pan-araba e antimperialista. Come prima spetta alle forze patriottiche e progressiste della Siria, spetta al suo popolo difendere il proprio Stato indipendente e sovrano – con l'appoggio di altri Stati e la solidarietà delle forze di pace e antimperialiste del mondo”.

La risoluzione 2254, sulla situazione in Siria, adottata all'unanimità dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite lo scorso 18 dicembre, con le sue contraddizioni e ambiguità e pur rappresentando un autentico esercizio di ipocrisia e cinismo da parte di quelli che – come gli Stati Uniti, la Francia e il Regno Unito – da cinque anni si sono lanciati alla distruzione della Repubblica Araba Siriana, riflette comunque la recente evoluzione della situazione in quel paese, risultante fondamentalmente dalla determinata e ostinata resistenza della Siria e del suo popolo alla brutale aggressione esterna e dall'importante appoggio che questa lotta ha ricevuto.

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Crisi siriana, la via di Pechino

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china syria jenk 79 20502 t598di Diego Angelo Bertozzi | da cinaforum.net

Un “mediatore costruttivo”: così il Quotidiano del Popolo, organo ufficiale del Partito comunista cinese (PCC), ha descritto il 28 dicembre il ruolo (crescente in questi ultimi giorni, se si pensa all’arrivo il 23 dicembre scorso proprio nella capitale cinese del vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri siriano Walid al-Moallem) svolto da Pechino nel tentativo di trovare una soluzione politica alla crisi siriana, sull’onda delle importanti evoluzioni seguite sul terreno all’intervento diretto della Russia.

Un editoriale di poche righe, ma che contiene importanti affermazioni: su tutte, quella dell’attribuzione del ruolo di “grande potenza” alla Cina, cui segue il riconoscimento di altrettanto grandi “responsabilità”.

C’è poi un sostanziale allineamento politico alla posizione russa – il cui intervento “ha consolidato il potere di Assad” – in merito proprio alla posizione del leader siriano: la richiesta di sue dimissione come pre-requisito per l’avvio del negoziato equivale ad un “ostacolo alla lotta contro il terrorismo”. Un allineamento su un punto specifico che non è in contraddizione con la critica manifestata in precedenza sul ricorso all’intervento armato da parte di Washington (e alleati) e Mosca in Siria giudicato retaggio di una mentalità da guerra fredda e suscettibile di alimentare una sanguinosa guerra di procura.

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