Intervista a Evo Morales, presidente della Bolivia

Intervista a Evo Morales, presidente della Bolivia

da jornada.unam.mx

Morales sostiene di non essere ancora pronto a lasciare la presidenza, benché rispetti la decisione del paese. Quanto alla vittoria di Trump, secondo lui è da attribuire alla rabbia contro la globalizzazione

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Il risultato delle elezioni presidenziali austriache

Il risultato delle elezioni presidenziali austriache

Dichiarazione di Elke Kahr, dirigente della Federazione della Stiria del Partito Comunista Austriaco (KPÖ)

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No alla «riforma» bellicista

No alla «riforma» bellicista

di Manlio Dinucci

La maggioranza degli italiani, sfidando i poteri forti schierati con Renzi, ha sventato il suo piano di riforma anticostituzionale. Ma perché ciò possa aprire una nuova via al paese, occorre un altro fondamentale No: quello alla «riforma»  bellicista che ha…

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L’ultimo saluto a Fidel Castro

L’ultimo saluto a Fidel Castro

da PandoraTV

La trasmissione integrale dei funerali di Fidel Castro che si sono svolti il 4 dicembre a Santiago de Cuba [RT en Español]

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

La riflessione del leader comunista russo sul significato della vittoria di Donald Trump

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trump unnameddi Ghennady Zyuganov, presidente del Partito Comunista della Federazione Russa | da kprf.ru

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

L'analisi del leader della principale forza di opposizione della Federazione Russa in merito ai possibili sviluppi della situazione nel suo paese e nel mondo, dopo l'elezione di Trump alla presidenza degli Stati Uniti.

Nelle elezioni presidenziali USA dell'8 novembre 2016 la vittoria è stata di Donald Trump, candidato del Partito Repubblicano, che ha sopravanzato in modo significativo la rappresentante del Partito Democratico Hillary Clinton.

La vittoria di D. Trump conferma la crescente instabilità del capitalismo globale. La crisi dei mutui, che ha avuto inizio negli Stati Uniti nel 2007, ha portato a una pesante perturbazione nel sistema finanziario-economico globale, che ha colpito quasi 200 paesi in tutto il mondo. Alla ricerca di una  via di uscita Washington ha avviato una nuova serie di pericolose avventure politico-militari. Ciò ha portato al rovesciamento del governo legittimo della Libia e all'assassinio brutale di Muammar Gheddafi. In seguito ha intrapreso la selvaggia distruzione della un tempo pacifica e prospera Siria. Il culmine dei crimini dell'imperialismo americano è stato lo scatenamento della guerra civile in Ucraina, con gli USA schierati dalla parte delle forze nazi-banderiste.

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La riforma, la guerra e il "rischio Stranamore"

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il dottor stranamore 1di Franco Bianco

da "Patria Indipendente", Quindicinale dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia

Il nuovo articolo 78 della Costituzione: «La Camera dei deputati delibera a maggioranza assoluta lo stato di guerra e conferisce al Governo i poteri necessari». Sparito il Senato, decide la sola Camera eletta con la nuova legge elettorale che dà la maggioranza assoluta a una minoranza fedele al Presidente del Consiglio

Nella Costituzione vigente (quella approvata nel dicembre ’47 dall’Assemblea Costituente eletta il 2 giugno 1946) la guerra è regolata da due articoli: il primo, l’art. 78, recita «Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari»; il secondo, l’art. 87 – che riguarda le attribuzioni del Presidente della Repubblica – recita al comma 9 che «[Il Presidente] dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere».

Nel progetto di revisione targato Renzi-Boschi i numeri degli articoli e dei commi restano immutati, salvo che all’espressione “le Camere” viene sostituita la sola “Camera dei deputati”. Leggiamo l’art. 78 nella sua interezza: «La Camera dei deputati delibera a maggioranza assoluta lo stato di guerra e conferisce al Governo i poteri necessari».

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Per un'inchiesta sul nuovo mondo del lavoro

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industria lucchettodi Stefano Barbieri per Marx21.it

Alcuni giorni fa, a firma di Luca Piana, l’Espresso ha pubblicato un articolo dal titolo eloquente : “Addio al Lavoro: l’industria non c’è più.”

Esso ha il pregio di analizzare seriamente e lucidamente lo stato drammatico di quel settore che, sino a qualche anno fa, consentì all’Italia di attestarsi al quarto posto come potenza industriale, precipitando poi, grazie alla mancanza di una politica seria da parte dei vari governi in tal senso (non esiste un piano industriale nel nostro Paese da più di venticinque anni) e alla pochezza del capitalismo nostrano, nelle condizioni attuali che sono pienamente riconducibili al titolo dell’articolo in questione.

Nel testo si parte da una prima analisi relativa al principale gruppo metalmeccanico italiano, la Fiat, la quale  “Un quarto di secolo fa dava lavoro in patria a 237 mila persone, su un totale di 303 mila nel mondo. Nel 2015 il numero complessivo è identico, sempre 303 mila, ma lo è soltanto grazie alle acquisizioni all’estero, a cominciare dall’americana Chrysler. Oggi le attività industriali della famiglia Agnelli, le auto, i camion, i trattori, raggruppate sotto la holding Exor, contano 100 mila addetti in Nord America, 53 mila in America Latina, 84 mila in Italia e il resto in giro per il mondo. In venticinque anni, dunque, in Italia solo la Fiat ha visto svanire oltre 152 mila posti di lavoro, aumentandoli invece enormemente all’estero”.

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Brasile: costruire un fronte ampio, democratico, progressista, popolare, patriottico

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manifestacoes domingo 17 contra golpedi José Reinaldo Carvalho*
da resistencia.cc

Traduzione di Marx21.it

Il colpo di Stato antidemocratico e antinazionale perpetrato dalla coalizione multipartitica di destra e centro-destra (PMDB, PSDB, DEM, PSD, PPS, PSD e altri partitini di centro), per creare un nuovo regime politico reazionario, imporre una dura sconfitta alle forze progressiste, implementare un'agenda di restrizioni ai diritti del popolo e intraprendere la strada della repressione e criminalizzazione dei movimenti sociali, apre una nuova fase di lotta politica nel paese.

Come ogni “nuovo” regime, si presenta pronto a regolare i conti con le forze che prima occupavano il centro della vita politica, e a perpetuare il potere. Da qui l'accanimento con cui sta preparando la riforma politica antidemocratica, in previsione delle elezioni del 2018, nel tentativo di invalidare la candidatura di Lula allo scopo di eliminarlo dalla competizione elettorale, e delle elezioni per la Camera e il Senato.

Questa offensiva politica conta, oltre che sui partiti golpisti, sulla partecipazione dei media, di settori dell'apparato giudiziario e della Procura.

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La lezione dell’elezione di Trump e l’incapacità di comprenderla della sinistra

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TRUMPMARCH5 original1di Simone Seu
da gramscicagliari.it

Riceviamo dall'Associazione Culturale Antonio Gramsci di Cagliari e volentieri pubblichiamo come contributo alla discussione sul risultato delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti

La vittoria di Trump, come accadde per la Brexit all’indomani della vittoria del Leave, ha scatenato un putiferio di reazioni politiche irrazionali all’interno della sinistra italiana: da chi, sgomento, invoca scenari catastrofici, a chi vorrebbe abolire il suffragio universale, a chi sottolinea l’incapacità della Clinton di raccogliere il voto degli afroamericani. Seppur apparentemente diverse, tutte queste “riflessioni” sono accomunate da un fattore comune: la totale mancanza di un’analisi economico sociale o (meglio) di classe del fenomeno.

Le contraddizioni della politica, infatti, vengono lette come mera conseguenza della politica stessa: nel Regno Unito il leave avrebbe vinto a causa del poco impegno di Corbyn nel fare propaganda per il Remain; negli Usa Trump avrebbe vinto a causa della personalità impresentabile della Clinton. Questo metodo di ragionamento, lungi dal fornire risposte esaustive e razionali, è la conseguenza di una profonda subalternità culturale verso gli strumenti di analisi liberali da parte della sinistra occidentale.

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“NonUnaDiMeno” Tutte insieme contro la violenza maschile sulle donne

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roma 261116di Marica Guazzora per Marx21.it

"Se la mia vita non vale producete senza di me”

Il 26 novembre prossimo  le donne scenderanno in piazza a Roma  per presentare il "piano delle donne femministe contro la violenza di genere". La giornata del 27 novembre ospiterà invece tavoli tematici e workshop "per elaborare le proposte su temi che spaziano dal diritto alla salute, alla libertà di scelta, all'autodeterminazione in ambito sessuale e riproduttivo, al lavoro, al welfare, al femminismo migrante, al sessismo nei movimenti".

La manifestazione di Roma sarà il seguito di  un percorso contro la violenza iniziato già da mesi  e in continua evoluzione con iniziative e dibattiti. Significativa la data scelta perché il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne. Unica nota stonata, e non da oggi, è il non volere in corteo bandiere di partiti e di sindacati, una scelta che non capisco e non ho mai condiviso. Si tratta di una vecchia polemica irrisolta. 

Comunque è un evento straordinario e coinvolgente, nel quale è estremamente  importante esserci e al quale hanno aderito centinaia di associazioni femministe e femminili.  Ma non sarà esaustivo. Perché ci basta forse una mobilitazione seppur grande una volta o due  all’anno per sentirci come “rassicurate” che si sta facendo tutto il possibile? Oppure occorre indagare più a fondo l’animo maschile, iniziando dall’educazione e dalla cultura? Io credo che sfilare sia importantissimo, essere in tante di più, e noi ci saremo,  ma non basta. Non basta. I femminicidi non si fermano, la violenza contro le donne non si ferma mai. Bene hanno fatto quindi le donne ad organizzare anche la giornata del 27 per i tavoli tematici.  E la lotta continuerà.

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Elezioni Usa: alcuni (s)punti di interpretazione

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hillary trump posterdi Francesco Maringiò
da ilpartitocomunistaitaliano.it

Dopo una notte di testa a testa ed una campagna elettorale tra le più squalificanti della recente storia statunitense, Donald Trump è stato eletto 45esimo Presidente degli Usa, con una netta maggioranza di grandi elettori che lo hanno scelto. Nei prossimi giorni sarà certo più facile analizzare i flussi elettorali per capire cosa si è mosso nelle viscere profonde della società statunitense al punto da eleggere un “outsider” ed un “impresentabile” come Presidente della nazione più potente del pianeta. Sin da ora, però, è utile fissare alcuni punti fermi.

1. Donald Trump non è un “outsider”, ma al pari di Hillary Clinton è l’espressione del sistema americano. Il suo essere “impresentabile” è solo il frutto del fatto che l’approfondimento della crisi strutturale del capitalismo ha tra le sue conseguenze anche l’intensificazione del carattere reazionario dei sistemi politici e di rappresentanza liberali, che oggi vivono una crisi peculiare nel rapporto con i cittadini, dopo anni di istituzionalizzazione del “pensiero unico” e di promozione del mito della “globalizzazione”. Per cui bisogna saper cogliere la contraddittorietà della fase: il voto dei cittadini segnala una rottura con il sistema consolidato nei decenni precedenti in tutto il mondo occidentale, ma la scelta fatta è (paradosso apparente) il trionfo della democrazia occidentale, capace di rinnovare se stessa oltre ogni immaginazione. Una lezione che le forze alternative dell’Europa dovrebbero assimilare per bene, se non vogliono lasciare che, come negli Usa, la protesta anti-establishment confluisca su un candidato dell’establishment.

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Donald Trump Presidente: ragionando sulla politica estera

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trump pugnoda imesi.org

Riceviamo e pubblichiamo il contributo di Federico La Mattina alla discussione sulle prospettive che si aprono nella politica internazionale dopo l'elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti.

In pochi ci avrebbero scommesso ma alla fine è successo: il tycoon Donald Trump sarà il futuro Presidente degli Stati Uniti d’America. Proviamo ad analizzare i possibili scenari in politica estera: esercizio certamente non facile, considerati i vincoli e le imprevedibilità che riguardano le relazioni internazionali. Risulta fondamentale la prospettiva con cui si guarda all’elezione di Trump, certamente differente se si è messicani, cinesi o europei. L’Unione europea stessa è però tutto fuorché un monolite (geo)politico e le contraddizioni sul ruolo della Nato e sui rapporti euro-russi sono evidenti a tutti. La prospettiva neo-isolazionista di Trump potrebbe lasciare nuovi margini di autonomia ai paesi europei rispetto alle prospettive in caso di vittoria clintoniana ma bisogna vedere come si svilupperanno le contraddizioni intereuropee in tale senso. Non si può discutere di “Europa” senza affrontare i rapporti con la Russia dato che in assenza di evidenti frizioni geopolitiche (eccetto che per i paesi della “Nuova Nato” dell’Est) ci troviamo in collisione con Mosca. Secondo Germano Dottori la prospettiva realista di Trump non rappresenterebbe infatti alcun pericolo per l’Europa dato che “il cambio di paradigma avvenuto in questi anni verrebbe confermato e consolidato, tra l’altro restituendo agli europei ulteriori quote di autonomia effettiva”.

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Elezioni USA: intervista a Paul Craig Roberts

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a cura di Glauco Benigni per Pandora TV

Un contributo all'analisi del risultato delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti e alla discussione sulle prospettive che si aprono nello scenario internazionale

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I comunisti russi sull'elezione di Trump alla presidenza degli Stati Uniti

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ivan melnikovDichiarazione di Ivan Melnikov, vicepresidente del Partito Comunista della Federazione Russa | da kprf.ru

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Il primo vice-speaker della Duma di Stato e primo vicepresidente del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa (PCFR), Ivan Melnikov, commenta l'elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti.

“E' sorprendente che questo ostinato personaggio abbia sfondato tutte le barriere e abbia ottenuto la vittoria, nonostante i vantaggi di natura amministrativa e informativa della Clinton e delle élite  che l'hanno sostenuta”, ha dichiarato Ivan Melnikov ai giornalisti.

Certo “non è il caso di coltivare illusioni ed euforia: l'imperialismo statunitense e gli interessi predatori delle corporazioni multinazionali, naturalmente, sono sempre gli stessi”.

Ma allo stesso tempo, Melnikov ha osservato che in Trump “si avverte l'ambizione e la determinazione a correggere qualcosa, in particolare per quanto riguarda aspetti della politica estera degli Stati Uniti”.

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CETA : il Partito del Lavoro del Belgio lancia un appello ai parlamentari per respingere l'ultimatum

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ceta stopda solidnet.org

Traduzione dal francese di Lorenzo Battisti per Marx21.it

La presa di posizione dei compagni del Partito del Lavoro del Belgio (PTB) sull'accordo raggiunto che rettifica la decisione della Vallonia di non firmare il CETA

C'è un progetto di accordo intra-Belgio per permettere al governo federale di firmare il Trattato di Libero Scambio con il Canada, il famoso CETA. Innanzitutto, questo progetto di accordo deve essere ancora approvato dai differenti Parlamenti (Vallone, di Bruxelles e Fiammingo, ndt). Se non sarà così, questo progetto di accordo non avrà alcun valore. Un nuovo ultimatum è arrivato: deve essere firmato nelle prossime 48 ore.

“Il Ptb lancia un appello ai diversi parlamentari del nostro paese, tanto ai sostenitore del CETA che ai suoi oppositori, perché assolvano ai propri doveri democratici e rigettino questo nuovo ultimatum. Un dovere democratico, che significa ascoltare le voci dei cittadini, che si ascolti allo stesso modo quella delle organizzazioni civiche nelle quali milioni di belgi sono organizzati, e tra le tante: le società mutualiste, le organizzazioni dei consumatori, i sindacati, le associazioni ambientaliste, le associazioni degli agricoltori e i movimenti dei cittadini.

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Écrasez l’infame

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banda bassotti canibaldi Militant | da sinistrainrete.info

Tra le molte derive linguistiche della sinistra rosa, ce n’è una davvero significativa: quella di procedere per “scomunica rossobruna” verso qualsiasi posizione politica dell’universo mondo che non coincida pedissequamente con le proprie teorie post-moderne sull’uomo e il suo destino. Tutto rientrerebbe nel distopico universo online in cui, in genere, prendono vita, divampano e rapidamente muoiono le dispute politiche del XXI secolo. Eppure in questo caso la questione ci sembra leggermente più problematica. Da qualche tempo una fitta(?) schiera di scienziati sociali, twittologi, facebookers, pinterestomani, instagrammofoni, alle prese con lo smascheramento del complotto neofascista mondiale, indaga sulla natura rossobruna di “certa sinistra”.

Siccome la tesi, che condividiamo, è che il “rossobrunismo” non sia altro che neofascismo mascherato, delle due l’una: o i rossubruni sono in tutto e per tutto neofascisti, quindi da combattere con ogni mezzo necessario (come ammette vigorosamente la schiera di neofascistologi), oppure il rossobrunismo è solamente un’accusa morale rivolta al “compagno che sbaglia” o che non è in linea con le posizioni della suddetta sinistra. 

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Mariella Cao: “Salto di Quirra, il poligono della morte”

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Nel corso dell’assemblea del Comitato No Guerra No Nato (Firenze, 22 ottobre), Mariella Cao si è soffermata sui danni umani e ambientali prodotti dal poligono sperimentale di Salto di Quirra.

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La volatilità dei prezzi

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di Demostenes Floros | da abo.net

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Tra il rialzo del barile, dettato principalmente dalla decisione che l'Opec prenderà il 30 novembre e dal calo delle riserve petrolifere USA, e il calo, riconducibile al fatto che diversi paesi Opec non vogliono ridurre la produzione di greggio

A ottobre i prezzi del petrolio sono stati caratterizzati da volatilità. In particolare, il Brent Crude North Sea ha aperto a 50,75 $/b (dollari al barile) e ha chiuso a 48,51 $/b, mentre il West Texas Intermediate ha aperto a 49,25 $/b e ha chiuso a 46,79 $/b. Al momento della redazione dell'articolo, i prezzi del petrolio stavano attraversando una contrazione, rispettivamente a 46,95 $/b e 45,35 $/b, sulla scia dei dati pubblicati dall’Energy Information Administration, che nel rapporto sulle scorte rilevava un incremento inaspettatamente consistente di 14,4 milioni di barili negli Stati Uniti nella settimana conclusasi il 28 ottobre – l’aumento più marcato mai registrato in 34 anni di statistiche.

Il livello di rifermento europeo e asiatico ha raggiunto il record dell'ultimo anno attestandosi a 52,9 $/b il 10 ottobre, mentre il 19 ottobre il valore di riferimento americano ha toccato quota 51,64 $/b, il massimo registrato da giugno 2016.

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John Pilger intervista Julian Assange

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Un passo dell’intervista che Julian Assange ha concesso al giornalista australiano John Pilger: l’ISIS è stato pagato dai governi dell’Arabia Saudita e del Qatar, gli stessi che hanno sempre finanziato la Fondazione Clinton.

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Difendi l'AntiDiplomatico. Difendi la tua Liberta' di "Stampa" contro il nuovo Maccartismo

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lastampaserveda lantidiplomatico.it

Riceviamo da "l'Antidiplomatico" e volentieri pubblichiamo, esprimendo ai compagni e amici della sua redazione la piena solidarietà di Marx21.it per il durissimo e pretestuoso attacco che hanno subito nelle pagine di uno dei più importanti quotidiani "padronali". 

Non intendiamo permettere che passi inosservato questo ennesimo tentativo di demonizzare una voce scomoda, fuori dal coro del mainstream dominante, con l'evidente intento di pregiudicare l'esercizio stesso della libertà di espressione e di stampa in un paese che sta subendo in questi giorni, da parte dell'attuale governo PD, il più violento attacco all'assetto costituzionale uscito dalla Resistenza, mai registrato nell'Italia repubblicana. 

"Un concetto assai caro anche al sito chiave che dà al M5S i contenuti da esibire per piacere a Mosca, «lantidiplomatico.it», che si distingue per il suo sostegno a Putin, Assad e Trump"
La Stampa, 5 novembre 2016.

Negli ultimi mesi il nostro sito, l'AntiDiplomatico, ha notevolmente aumentato il numero dei suoi lettori. Non è stato solo merito nostro, lo dobbiamo ammettere. Tanto hanno fatto anche tutti coloro che hanno scelto di utilizzare a nostro favore la loro cattiva fama e il loro essere sempre dalla parte sbagliata della storia. Tutto potevamo aspettarci, dobbiamo essere onesti, tranne che ad attaccarci arrivasse anche il giornale di Fiat Chrysler.

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"Dica 33!": Il "Pivot to Asia" non gode di ottima salute

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cina australiadi Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

Doveva essere il fiore all'occhiello dell'amministrazione Obama, rischia invece di essere un progetto più enunciato che realizzato. Il “Pivot to Asia” - di questo stiamo parlando – è costretto a fare i conti con i reali rapporti di forza che governano l'area: la Cina popolare è, se non il primo, certo tra i principali partner economici di Paesi alleati tradizionali degli Stati Uniti, tanto da dividere anche le borghesie che li governano, e possiede le risorse e le competenze per un ampio progetto asiatico di sviluppo delle infrastrutture e dei collegamenti. Si pensi, per esempio, all'Australia, tra i più solidi alleati di Washington sin dall'inizio della guerra fredda (non è certo un caso che la “gamba” militare del Pivot sia stata annunciata proprio nel 2011 nell'ex colonia britannica) dove sondaggi e prese di posizione raccontano di un'opinione pubblica, di un mondo politico e di una classe imprenditoriale divisi in due, tra attaccamento politico militare agli Usa e propensione a migliori e più approfonditi rapporti economici con Pechino, tanto che forte è la richiesta di non partecipare ad atti di provocazione statunitensi nella surriscaldate acque del Mar cinese meridionale.

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Stagnazione secolare, o forse peggio?

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stagnazione secolaredi Immanuel Wallerstein
da iwallerstein.com

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Gli economisti mondiali stanno lottando con qualcosa che trovano difficile da spiegare. Com'è che i prezzi delle azioni hanno continuato ad aumentare nonostante il fatto che quella cosa chiamata crescita sembri stagnante? Nella teoria economica mainstream, non dovrebbe funzionare così. Se non c'è crescita, i prezzi di mercato dovrebbero declinare, stimolando di conseguenza la crescita. E quando la crescita torna, allora i prezzi di mercato dovrebbero salire di nuovo.

I fedeli di questa teoria dicono che l'anomalia è un'aberrazione momentanea. Alcuni negano addirittura che sia vera. Ma ci sono altri che considerano l'anomalia una sfida importante alle teorie mainstream. Questi cercano di rivisitare le teorie perché tengano conto di quella che molti ora chiamano “stagnazione secolare”. I critici includono varie persone importanti, tra i quali alcuni premi Nobel. Ci sono tra loro pensatori tra loro molto differenti, come Amartya Sen, Joseph Stiglitz, Paul Krugman, e Stephen Roach.

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Tenere i nervi saldi

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costituzione closeupdi Carla Nespolo, vicepresidente nazionale dell'ANPI

Il no prevarrà se terremo i nervi saldi. E questo significa stare al merito del referendum. 47 articoli della Costituzione modificati o stravolti. Un drastico spostamento di poteri dal parlamento al governo, una sottrazione di sovranità' al popolo. Invece Renzi ha trasformato questo referendum in un plebiscito su di sé.

Non dobbiamo cadere in questa trappola. In gioco non c'è il destino di un governo o di un leader, ma la democrazia del nostro Paese. Renzi e' un funambolo.... Incontra in un dibattito pubblico il Presidente Nazionale dell'Anpi e sembra rispettoso, poi ( come la sua allieva Boschi ) accusa il no di stare con i fascisti. Tutto questo mentre dovunque vada, la polizia manganella i dimostranti. E siamo solo all'inizio di questa interminabile campagna elettorale.

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Il Socialismo, esigenza di oggi e del futuro

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discurso de lenin artista desconhecidoRisoluzione del Comitato Centrale del Partito Comunista Portoghese (PCP) in preparazione delle celebrazioni per il centenario della Rivoluzione di Ottobre | da pcp.pt

Traduzione di Marx21.it

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Nel 2017, si celebreranno i 100 anni dalla Rivoluzione Socialista dell'Ottobre 1917.

Nel processo storico di emancipazione degli sfruttati, degli oppressi, dei lavoratori e dei popoli, dalla società primitiva allo schiavismo, al feudalesimo, al capitalismo, segnati da importanti eventi rivoluzionari, la Rivoluzione di Ottobre è l'evento più grande.

Dopo i millenni di società in cui i sistemi socio-economici si erano basati sullo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo, la Rivoluzione di Ottobre ha avviato una nuova epoca nella storia dell'umanità, l'epoca del passaggio dal capitalismo al socialismo, essendo la prima rivoluzione che, realizzando profonde trasformazioni democratiche nei settori politico, economico, sociale e culturale, assicurando la giustizia e il progresso sociale e rispondendo alle aspirazioni dei lavoratori e dei popoli, ha intrapreso la costruzione di una società senza sfruttati né sfruttatori.

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