La direttiva n. 16, 10 aprile 1945, in “La Nostra lotta”, aprile 1945, n. 7
(poi in L. Longo, Sulla via dell’insurrezione nazionale, Editori Riuniti 1974, pp. 344-350)
1. L'ora dell'attacco finale è scoccata.
L'esercito tedesco è in rotta disordinata su tutti i fronti. Nuovi grandi avvenimenti militari si stanno scatenando che accelereranno il crollo definitivo del nazismo: l'offensiva sovietica sull'Oder e l'offensiva anglo-americana in Italia saranno gli atti finali della battaglia vittoriosa.
Anche noi dobbiamo scatenare l'assalto definitivo. Non si tratta più solo d'intensificare la guerriglia, ma di predisporre e scatenare vere e proprie azioni insurrezionali. Le formazioni partigiane devono iniziare gli attacchi in forze ai presidi nazifascisti, obbligarli alla resa o sterminarli se resistono; devono spingere con la più grande energia alla liberazione del territorio nazionale, liberando dai nazifascisti paesi, vallate e intere regioni, favorendo, nelle zone liberate, la costituzione immediata di organi popolari d'amministrazione e di governo. Puntate audaci di formazioni partigiane in collaborazione con le organizzazioni Sap, devono essere organizzate contro i principali centri industriali e contro i principali nodi di comunicazione.
Associazione Politico-Culturale Marx XXI
Le direttive del P.C.I. per l'insurrezione
Se il Festival del giornalismo dimentica le violazioni Usa dei diritti umani
di Gianni Minà | da il Manifesto, 24 aprile 2013
In questi giorni in cui si svolge a Perugia il Festival internazionale di giornalismo dove la stella è Yoani Sanchez, la blogger cubana che, come hanno mostrato i documenti di Wikileaks, lavora esplicitamente per il Dipartimento di Stato americano e per le agenzie della Cia, un recluso in attesa di processo da dieci anni, con un magistrale articolo di opinione ospitato sul New York Times, denuncia la perdurante violazione dei diritti umani nella base di Guantanamo da parte dell’Amministrazione nordamericana. Una violazione alla quale il Presidente Obama aveva promesso, nel suo precedente mandato, di porre fine, senza essere riuscito però a mantenere la parola. Anzi, È di questo inizio d’anno un documentato e preciso comunicato stampa di Amnesty International che chiede al presidente Obama di rimediare ai fallimenti sui diritti umani del suo primo mandato e lo sollecita a riprendere in considerazione la promessa fatta nel 2009 di chiudere il centro di detenzione e “di impegnarsi a rilasciare i detenuti o a sottoporli a processi equi”. Non ha avuto risposta. Eppure Amnesty ricorda che oggi a Guantanamo vi sono ancora 166 detenuti e che dal 2002 la prigione ne ha ospitati 779, la maggior parte dei quali vi ha trascorso diversi anni senza accusa né processo.
Unità e iniziativa dei comunisti nella crisi attuale. Un fronte unito per un programma di transizione
di Andrea Catone, direttore di Marx Ventuno rivista comunista
1. Una crisi epocale
La crisi attuale è profondissima. È crisi dei meccanismi di accumulazione e riproduzione capitalistica, coinvolge gli stati in prima persona (il debito pubblico), investe l’intera economia occidentale (la triade USA, Giappone, Ue). Per i limiti di fondo della costruzione europea e dell’eurozona, colpisce più profondamente l’Europa, dove si scatena la contraddizione tra Stati: il blocco tedesco (Germania, Finlandia, Olanda) impone i suoi diktat ai paesi del sud, meno “virtuosi”, con politiche di austerità che hanno immiserito e spogliato Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda, Italia, Cipro (dove si è attuata una espropriazione diretta con l’imposta del 40% sui depositi bancari superiori ai 100.000 euro). Se, nel riconoscimento unanime del carattere epocale della crisi si manifestano, come è giusto che sia, alcune differenze di analisi anche all’interno dei teorici marxisti, una cosa mi sembra certa: dopo la crisi, come dopo una guerra di grandi dimensioni, il mondo non sarà lo stesso: gli esiti che questa crisi produrrà saranno – nell’economia come nella società, nella mentalità di massa come nelle istituzioni politiche - o di carattere regressivo o di carattere progressivo.
Facciamo di nuovo respirare il futuro
di Fosco Giannini, responsabile nazionale Lavoro di Massa PdCI
"Si è stabilito un precedente inaudito con la rielezione del medesimo Capo dello Stato, che di fatto muta la natura della nostra Costituzione. Per giunta quale frutto di un patto tra centrodestra e Pd che rende cupo il quadro politico in vista del prossimo Governo. Prepariamoci ad una dura e ferma opposizione”.
Non si può non partire da queste essenziali, quanto lucide, parole del compagno Diliberto, per analizzare quel vero e proprio dramma democratico e politico, quella grave violazione dello spirito della Costituzione e della nostra migliore tradizione repubblicana, che hanno preso violentemente corpo con la seconda elezione di Napolitano.
Sia lo sciagurato atto finale (la scelta del PD di riconsegnare il Quirinale e la partita politica a Napolitano), sia l’intera, ondivaga e nefasta modalità con la quale il PD ha affrontato la fase post elettorale, evocano diverse e grandi questioni (istituzionali, politiche, sociali), entro le quali possono precipitare i destini della democrazia, della sinistra e dello stesso movimento comunista italiano.
Prepariamoci ad una dura e ferma opposizione
di Giorgio Raccichini, PdCI di Porto San Giorgio
Quel che è accaduto in questi giorni in Parlamento è tremendamente preoccupante. Innanzitutto è stato falsato completamente il senso delle recenti elezioni, dal momento che la maggior parte dei partiti sta tradendo il mandato elettorale. Si sta profilando un vergognoso governo delle larghe intese che modificherà in senso presidenziale la Costituzione, continuerà l’opera di demolizione della scuola pubblica, proseguirà sulla via di un'austerità mortale per l'economia e per le politiche sociali, farà strage dei diritti dei lavoratori. Se aumenteranno ancora di più le tasse a carico dei ceti medio-bassi, se i Comuni si troveranno con l’acqua alla gola, se crescerà ancora di più la disoccupazione, non date per favore la colpa a tutta la politica. I Comunisti, che sostenevano Ingroia e avevano un programma nettamente contrario all’austerità e ai privilegi, avevano messo in guardia coloro che, spaventati da Berlusconi, si apprestavano a votare la coalizione di centro-sinistra. “Attenzione – dicevamo loro – il centro-sinistra ha eretto un muro contro Ingroia e contro di noi perché vorrebbe allearsi con il centro montiano”. Alla fine avevamo ragione, sebbene lo scenario risulta essere di gran lunga più grave di quello che avevamo paventato.
Noi siam la canaglia pezzente ... *
di Giorgio Langella, Direzione nazionale PdCI
Il risultato elettorale è stato disastroso. Ancora una volta la sinistra non è in Parlamento. Il tentativo della lista Rivoluzione civile si è rivelato inconsistente. Su questo dobbiamo certamente riflettere, come dobbiamo analizzare seriamente la questione delle alleanze. Ma la prima decisione che dobbiamo prendere deve rispondere a alcune domande: è utile la presenza di un’organizzazione comunista oggi in Italia? Abbiamo la volontà, la determinazione, la passione di (ri)costruire un partito comunista degno di questo nome? Come fare, che fare e con quale forza.
Se partiamo dall’analisi di cosa è diventata l’Italia e quale politica oggi è in campo la risposta alla prima domanda è una sola: un partito comunista forte non solo è utile ma sarebbe necessario. La corsa (politica, economica, imprenditoriale e, anche, sindacale) verso (o a fianco) del liberismo più sfrenato ha portato il nostro paese (i lavoratori, i pensionati, i giovani … tutti i cittadini compresi i piccoli imprenditori e gli artigiani) a una sofferenza insostenibile.
"Terrorismo pro-democrazia": l'Osservatorio siriano per i diritti umani è un fronte di propaganda finanziato dall'UE
di Tony Cartalucci | globalresearch.ca
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Il New York Times ammette che il falso gruppo per i diritti umani siriano è in realtà "un singolo uomo" di base nel Regno Unito, finanziato dall'Unione europea e da un altro "paese europeo".
In realtà, l'Osservatorio siriano per i diritti umani è da tempo accusato di essere un assurdo fronte propagandistico gestito da Rami Abdul Rahman, dalla sua casa nella campagna inglese. Secondo un articolo della Reuters del dicembre 2011 intitolato "Coventry - an unlikely home to prominent Syria activist" [Coventry, una casa improbabile per un importante attivista siriano], Abdul Rahman ammette di essere un membro della cosiddetta "opposizione siriana" e chiede la cacciata del presidente siriano Bashar Al Assad:
Dopo tre brevi periodi in carcere in Siria come attivista pro-democrazia, Abdul Rahman, temendone un quarto e più lungo, arriva in Gran Bretagna nel 2000.
Banca d'Italia non lascia speranze
di Pasquale Cicalese per Marx21.it
Asettico, come al solito. Preciso, al limite della pignoleria, senza alcun intento autocelebrativo. Viene pubblicato ogni quadrimestre e dà la radiografia completa dell’economia italiana. E’ il Bollettino Economico, l’ultimo uscito il 17 aprile scorso. Settanta pagine, grafici, tabelle, commenti specifici. La prima cosa che guardi è la posizione patrimoniale estera. Dai un’importanza estrema a questo dato dopo la burrasca monetaria dell’estate del 1992 e dopo che, alcuni mesi dopo, nell’emeroteca della Dipartimento di Economia di Scienze Po ti eri imbattuto in una lettura estrema, che ti raccontava la filosofia monetaria della Bundesbank. Il libro era “Il conflitto economico mondiale” del rimpianto socialista, quando alcuni decenni prima significava serietà ed una preparazione che superava il circolo intellettuale di Togliatti, Riccardo Parboni, un economista che gli anni 2011-2013 te li raccontava nel lontano 1984. Non sei sorpreso di ciò che ti accade intorno, Parboni lo aveva annunciato: ti domandi semplicemente come è stato possibile che negli ultimi trent’anni gli italiani abbiano delegato i loro affari ad autentiche schiappe.
La verità dietro le frequenti esercitazioni militari statunitensi nella regione dell'Asia-Pacifico
di Zhen Zehao, prof. associato dell'Università di Difesa Nazionale dell'Esercito Popolare di Liberazione cinese
Quotidiano del Popolo, 10 Aprile 2013
Traduzione di Andrea Parti per Marx21.it
Da quando, alla fine del 2011, il Presidente statunitense Barack Obama ha proposto a bassa intensità il “ritorno all'Asia-Pacifico”, gli Stati Uniti hanno iniziato a organizzare frequenti esercitazioni congiunte in questa regione. Per quelle condotte nel 2012 soltanto nel Pacifico occidentale ci sono stati ben 17 nomi in codice. Perchè gli Stati Uniti sono così interessati alla regione? Perchè guidano frequentemente “esercitazioni”?
Da un punto di vista geostrategico, il contenimento della Cina nella regione Asia-Pacifico è il contenuto base della politica statunitense nei confronti dello stato cinese. Ci sono tre motivi per cui gli Stati Uniti hanno scelto un profondo coinvolgimento nell'Asia-Pacifico: primo, ampie alleanze per sconfiggere vari paesi della regione; secondo, uno spinto dispiegamento militare per realizzare un “ribilanciamento” strategico; e terzo, occupare la posizione di “guida” per giocare un ruolo “proattivo” nella regione.
Ann Jones: “La guerra contro le donne”
di Ann Jones, http://www.tomdispatch.com/blog/175663/
articolo segnalato da Atenea Acevedo
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per la rete internazionale di traduttori a http://www.tlaxcala-int.org/
(Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)
Washington, 29 mar. (TMNews) - Le guerre in Iraq e Afghanistan costeranno agli Stati Uniti tra i 4mila e i 6mila miliardi di dollari a lungo termine, secondo uno studio della Harvard University condotto da Linda Bilmes, che ha preso in considerazione, fra l’altro, i costi per l’assistenza sanitaria e previdenziale dei 2,5 milioni di veterani, così come la restituzione dei debiti contratti per le spese di guerra. “Le conseguenze delle spese di questo periodo di guerra costringeranno gli Stati Uniti a ridurre futuri investimenti in personale e diplomazia, ricerca, sviluppo e nuove iniziative militari”, si legge nello studio. “In breve, non ci saranno dividendi di pace e l’eredità delle guerre irachena e afgana si farà sentire per decenni”. Soprattutto, la spesa militare limiterà decisamente la spesa per lo stato sociale, e questo è un paradigma che è valido per qualsiasi Stato.
Corea: il contesto della crisi
di Spartaco A. Puttini
Riceviamo e volentieri pubblichiamo come stimolante contributo alla discussione
La primavera 2013 ha registrato una escalation in Estremo oriente che ha riguardato la Corea del Nord da una parte e gli Usa e la Corea del Sud dall’altra. Stando alle notizie trasmesse dai media gli Stati Uniti, la Corea del Sud e il Giappone sarebbero stati minacciati di attacco nucleare dalla bellicosa Repubblica democratica popolare di Corea, paese, a quanto si dice, dove vige una strana dittatura dinastica e stalinista.
Stando ai media non è apparentemente chiaro cosa abbia innescato l’escalation, forse semplicemente la follia che animerebbe questo paese del Terzo mondo nel quale il popolo farebbe la fame, di carestia in carestia, ma una rumorosa élite militare si trastullerebbe con esperimenti nucleari e missili balistici puntati sulle inermi città degli Usa, sulla parte meridionale della penisola e sul vicino Giappone.
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