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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Non dimenticare Leonard Peltier

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leonard peltierdi Ricardo Alarcón de Quesada
da www.rebelion.org

Traduzione di Giulia Salomoni per Marx21.it

“Per coloro che sono chiusi qui nulla è più importante che essere ricordati” Leonard Peltier, Prigione di Leavenworth, Settembre 1998

Mentre Barack Obama disserta, senza ridere, sulle virtù della “democrazia” statunitense e fa la predica sui diritti umani, un innocente langue, nella sua cella, totalmente isolato, aspettando solo la morte o che il Presidente faccia quello che può fare ma che non fa.

Leonard Peltier, Lakota, dirigente dell’American Indian Movement (AIM), scrittore e poeta, sta per compiere quarant’anni di prigione ed è uno dei prigionieri politici incarcerati per più tempo in tutto il pianeta. Quando lo arrestarono nel Febbraio del 1976 era un giovane attivista per i diritti dei popoli originari e aveva presto conosciuto la repressione e il carcere. Oggi, quasi cieco e molto malato soffre una prigionia crudele e totalmente ingiustificata.

Condannato senza alcuna prova in un processo viziato da manipolazioni e illegalità fu condannato a due ergastoli (SIC) che sta scontando in prigioni di massima sicurezza, in  condizioni particolarmente dure, di una disumanità che non tiene conto neppure del suo fragile stato di salute o della sua età avanzata.

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Dove va l'Italia? E l'Europa?

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risiko tavolodi Federico La Mattina
da imesipalermo.blogspot.it

Riceviamo un contributo di Federico La Mattina che volentieri proponiamo ai nostri lettori

L’Italia e l’Europa si trovano al centro di due scenari di crisi - quello nordafricano-mediorientale e quello ucraino - che non si possono considerare separatamente. In entrambi Mosca è presente in prima linea e c’è il rischio di un acuirsi dell’attrito Nato-Russia (è utile ricordare che il golpe di Majdan è scoppiato poco dopo l’accordo sull’arsenale chimico siriano). In Medio Oriente implode l’ordine derivante dagli accordi scritti a tavolino dai plenipotenziari Mark Sykes e François Picot nel 1916 e riemergono le crisi post-ottomane; in Ucraina si è ravvivata la mai sopita contesa Nato-Russia che aveva avuto nella guerra di Georgia e nel riconoscimento del Kosovo le ultime manifestazioni. E’ utile rispolverare “La Grande Scacchiera” (1997) di Brzezinski per comprendere come la questione ucraina, all’interno della più grande partita eurasiatica, non sia nata oggi; le previsioni del politologo statunitense sono state in buona parte sconfessate dalla convergenza sino-russo-iraniana (che ha trovato una conferma geopolitica in Siria nelle recenti parole di Assad[i]) ma il dibattito sulla necessità del contenimento della Russia, oggi molto diversa rispetto agli anni novanta, è molto attuale e Brzezinski (rinnovato) non passa mai di moda. In Siria, con la liberazione di Palmyra, si cominciano ad avvertire gli effetti dell’intervento russo e appare chiaro che i bombardamenti senza operazioni di terra concordate sono inutili. 

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I predatori della Libia

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libia pozzipetroliodi Manlio Dinucci
il manifesto, 5 aprile 2016

«La Libia deve tornare a essere un paese stabile e solido», twitta da Washington il premier Renzi, assicurando il massimo sostegno al «premier Sarraj, finalmente a Tripoli». Ci stanno pensando a Washington, Parigi, Londra e Roma gli stessi che, dopo aver destabilizzato e frantumato con la guerra lo Stato libico, vanno a raccogliere i cocci con la «missione di assistenza internazionale alla Libia».

L’idea che hanno traspare attraverso autorevoli voci. Paolo Scaroni, che a capo dell’Eni ha manovrato in Libia tra fazioni e mercenari ed è oggi vicepresidente della Banca Rothschild, dichiara al Corriere della Sera che «occorre finirla con la finzione della Libia», «paese inventato» dal colonialismo italiano. Si deve «favorire la nascita di un governo in Tripolitania, che faccia appello a forze straniere che lo aiutino a stare in piedi», spingendo Cirenaica e Fezzan a creare propri governi regionali, eventualmente con l’obiettivo di federarsi nel lungo periodo. Intanto «ognuno gestirebbe le sue fonti energetiche», presenti in Tripolitania e Cirenaica.

Analoga l’idea esposta su Avvenire da Ernesto Preziosi, deputato Pd di area cattolica: «Formare una Unione libica di tre Stati – Cirenaica, Tripolitania e Fezzan – che hanno in comune la Comunità del petrolio e del gas», sostenuta da «una forza militare europea ad hoc».

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Perché l'Unità attacca l'Anpi?

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anpida www.anpi.it

Sull'Unità un commento del giornalista Fabrizio Rondolino contro il presidente nazionale dell'Anpi, Carlo Smuraglia.

"Un articolo che considero inqualificabile e altamente offensivo", questo il giudizio dell'interessato che ringrazia per le numerose testimonianze di solidarietà ricevute e gli altrettanto numerosi comunicati approvati dai congressi Anpi nel corso nell'ultimo fine settimana.

Smuraglia da notizia inoltre di un comunicato della Segreteria nazionale Anpi inviato - con richiesta di pubblicazione - alla Direzione dell'Unità.

Questo il testo:

"Dopo l'inqualificabile articolo di Rondolino, di venerdì scorso, che ha provocato migliaia di prese di posizione indignate, di proteste, di manifestazioni di solidarietà in tutta Italia, in favore dell'ANPI, abbiamo atteso in questi giorni una qualsiasi dichiarazione dell'Unità, che chiarisse se si era trattato di un articolo sciagurato, scappato dalla penna di un giornalista, oppure di una posizione condivisa dal giornale, di attacco, non solo al Presidente Smuraglia, ma all'ANPI nel suo complesso. Non è arrivato nulla e allora si impongono alcune domande: come mai il Presidente Smuraglia, che fino a due o tre anni fa era richiesto di articoli e interviste da parte dei Direttori dell'Unità, è diventato d'improvviso quello che così bassamente viene decritto nell'articolo? C'è un tentativo di delegittimazione, di Smuraglia e dell'ANPI, in relazione alle recenti posizioni assunte in tema referendario, se non addirittura un tentativo di alzare il tono della polemica e della discussione sulle riforme, trascinandole ad un livello peraltro assai basso?

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La "soffiata mondiale"

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di Giulietto Chiesa

A che servirebbe questa superbomba, questa “soffiata” mondiale? Se guardiamo bene tra i nomi fino ad ora usciti, non c’è neanche un miliardario americano. I padroni del mondo non ci sono. Vedremo spulciando negli oltre 11 milioni di files, se troviamo un Rotschild o un Rockfeller. O anche solo un Soros.

Invece chi c’è? Indovina. C’è Putin. Anzi, non c’è. Ci sono i suoi “amici”. Ma la foto di Putin campeggia sulle prime pagine di tutti i giornali. A cominciare da Repubblica. E allora ci viene un sospetto: che le strane scoperte di questo Consorzio internazionale del Giornalismo Investigativo siano state cucinate come l’ennesima occasione per alimentare la russofobia e la Putinfobia.

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“È guerra aperta?”. Grande partecipazione all'assemblea di Milano

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milano 020416 controlaguerra 01Comitato Contro la Guerra - Milano

Resoconto dell'iniziativa del 2 aprile 2016 alla Camera del Lavoro Metropolitana

Veramente numerosa la presenza dei partecipanti all’assemblea che si è tenuta alla Camera del Lavoro Metropolitana di Milano sabato 2 aprile: più di 450 persone, decine anche in piedi, hanno affollato la sala Di Vittorio, seguendo con attenzione tutti gli interventi. Grandi applausi si sono avuti a varie riprese in momenti nei quali si trattavano  contenuti molto avanzati, in contrasto all’attuale mainstream.

È iniziata con un intervento registrato del Dottor Imposimato sui collegamenti e le trame che chiamano pesantemente in causa la presenza della NATO in Italia e le sue commistioni con ambienti neofascisti, servizi deviati, logge massoniche “coperte” e criminalità organizzata. Si è inoltre proiettato il trailer del film di Martinelli “Ustica”, opera che oltre al ritmo possiede anche la forza nel rappresentare quanto è contenuto nella documentazione di indagine che è stata svolta dal giudice Priore.

Giulietto Chiesa per il Comitato No Guerra No NATO ha parlato del rischio di una guerra aperta che potrebbe coinvolgere l’intero globo. Inoltre ha affrontato il tema dell’informazione e di come essa venga manipolata, per dimostrare che gli aggrediti, vedi il caso della Russia accerchiata, siano regolarmente accusati di essere gli aggressori.

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Immagini da Palmira libera

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Un giro nella città di Palmira dopo la liberazione. Le immagini mostrano la città dall’interno sia i festeggiamenti dei cittadini dopo il loro ritorno nelle case che avevano dovuto abbandonare.

L’esercito siriano ha riconquistato interamente la città il 27 marzo 2016 distruggendo una roccaforte dell’ISIS.

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Le “primavere” hanno generato solo il caos nei paesi arabi

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syria crisis 2 25260Intervista ad Ahmed Bensaada* a cura di Nordine Azzouz

da 
www.investigaction.net

Traduzione di Massimo Marcori per Marx21.it

Ahmed Bensaada segue attentamente i cambiamenti e gli sconvolgimenti nel Maghreb e in Medio Oriente ai quali ha consacrato molti articoli, dibattiti e conferenze. Sulle Primavere arabe, ha rivolto fin dall’inizio uno sguardo molto critico del quale ha fatto la sintesi in un libro Arabesque américaine, poi in Arabesque$, una nuova edizione riveduta ed arricchita, di scottante attualità. Cinque anni dopo!

Giornalista: “Cinque anni sono trascorsi da quelle che si sono chiamate le “primavere arabe”. Il bilancio, si vede, non è molto allegro, se non addirittura catastrofico in molti dei paesi interessati. Perché, secondo voi?”

Ahmed Bensaada: “Non molto allegro”, dite? Questi gravi sconvolgimenti che i benpensanti occidentali hanno affrettatamente ed erroneamente battezzato “primavere” non hanno generato che il caos, la morte, l’odio, l’esilio e la desolazione in molti paesi arabi. Bisognerebbe forse chiedere ai cittadini dei paesi arabi “primaverizzati” se la disastrosa situazione nella quale si trovano può essere qualificata di primaverile.

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Petizione internazionale contro la chiusura dell'archivio Lukacs a Budapest

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lukacs archivioda solidarite-internationale-pcf.over-blog.net

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Il regime ultrareazionario al potere in Ungheria, oggi sotto la presidenza di Victor Orban, continua la sua meschina opera di sradicamento di qualsiasi memoria del movimento marxista e comunista nel paese. Forse a favore della mediatizzazione della campagna d'odio contro i rifugiati del Medio Oriente, vuole oggi far sparire silenziosamente gli Archivi Lukacs di Budapest. L'Accademia delle Scienze di Ungheria ha annunciato la chiusura imminente, la vendita dell'appartamento dove abitava Lukacs che ospita gli archivi e il trasferimento o il pensionamento d'ufficio dei ricercatori che se ne occupavano.

Il prestigio internazionale del filosofo e l'uomo politico György Lukács (1885-1971) aveva finora preservato questo luogo di memoria e di ricerca. Attore della rivoluzione ungherese del 1919, successiva a quella d'Ottobre, continuatore dell'opera di Marx ed Engels, attraverso degli scritti diffusi a livello mondiale come “Storia della coscienza di classe” (1923), pensatore innovatore dell'estetica marxista, della teoria del romanzo, György Lukács rimane uno dei filosofi principali la cui eredità è difficile da nascondere nel mondo capitalista revanscista, anche sfigurandolo.

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Le crisi della sinistra latinoamericana

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Foro de sao paulodi Emir Sader*
da alainet.org

Traduzione di Marx21.it

Si può dire che ci sono due sinistre in America Latina e che entrambe sono entrate in crisi, ciascuna a suo modo. Una è quella che è arrivata al governo, ha avviato processi di democratizzazione della società e di fuoruscita dal modello neoliberale e che oggi si confronta con difficoltà – di ordine diverso, sia esterno che interno – per dare continuità a questi processi. L'altra è quella che, sebbene esistendo in paesi con governi liberali duraturi, non riesce in alcuna maniera a rappresentare un forza capace di vincere elezioni, andare al governo e avviarsi a superare il neoliberalismo.

La sinistra post-neoliberale ha ottenuto successi straordinari, ancora più se si tiene conto che i progressi nella lotta contro la povertà e le disuguaglianze è avvenuta nel segno di un'economia internazionale che, al contrario, aumenta la povertà e la disuguaglianza. Nel continente più diseguale del mondo, colpito dal processo di recessione profonda e prolungata del capitalismo internazionale, i governi di Venezuela, Brasile, Argentina, Uruguay, Bolivia ed Ecuador hanno diminuito la disuguaglianza e la povertà, hanno consolidato processi politici democratici, hanno costruito processi di integrazione regionale indipendenti dagli Stati Uniti e hanno accentuato l'interscambio Sud-Sud.

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Sanzioni alla Russia: l'ipocrisia di UE e USA

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russia europa semaforoDichiarazione della Federazione Sindacale Mondiale (FSM)

da www.wftucentral.org

Traduzione di Marx21.it

La decisione dell'Unione Europea di continuare fino al 10 settembre 2016 le sanzioni contro la Russia è un attacco che colpisce soprattutto le persone che lavorano in Europa e in Russia, in quanto porta a una perdita di posti di lavoro. E danneggia anche gli agricoltori e i loro prodotti.

La Federazione Sindacale Mondiale si oppone a tali pratiche non democratiche e chiede che vi si ponga fine.

Allo stesso tempo, questa decisione dei 28 paesi dell'Unione Europea mette in risalto l'ipocrisia degli imperialisti che, volendo promuovere gli interessi geostrategici delle multinazionali e dei capitalisti di queste nazioni, sostengono i fascisti di Kiev, forniscono finanziamenti e attrezzature militari ai jihadisti e, nonostante ciò, hanno persino il coraggio di esprimere simpatia nei confronti di quei rifugiati che loro stessi creano con i propri interventi imperialisti.

Sono degli ipocriti.

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Strage di Odessa: parla una sopravvissuta. “La brutalità ed il terrore di quel giorno dovevano essere una lezione per qualunque oppositore."

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odessa casadeisindacatida www.lantidiplomatico.it
di Maurizio Vezzosi e Giacomo Marchetti

Ripercorriamo con le parole di una testimone diretta il giorno in cui il mostro creato in Ucraina ha sprigionato tutta la sua atroce brutalità

A quasi due anni da uno dei più tragici episodi di violenza fascista dei nostri tempi, abbiamo intervistato Svetlana, una sopravvissuta della strage consumatasi ad Odessa il 2 Maggio del 2014.

Svetlana, di cui non riveliamo la reale identità per ragioni di sicurezza, vive in Italia da tempo.

Alleghiamo al testo alcune foto e documenti utili a contestualizzare questa testimonianza.

Sulla scia di sangue di Maidan, la tragedia di Odessa, insieme al massacro di Mariupol, segnano un “prima” e un “dopo” nel conflitto ucraino: una guerra civile che si protrae da quasi due anni nel silenzio assordante dei media occidentali.

Nonostante i documenti ufficiali parlino di 48 persone uccise, la maggior parte dei testimoni e dei giornalisti che hanno seguito la vicenda concorda sul fatto che il numero reale dei morti sia tragicamente più alto.

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Il 2 aprile a Milano per dire No Guerra No NATO

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di Comitato contro la Guerra Milano

Sabato 2 aprile 2016 torniamo nella Sala Di Vittorio in Camera del Lavoro Metropolitana di Milano. Dall’ultima volta che ci siamo stati, era il 23 ottobre scorso, gli avvenimenti sono stati incalzanti; tutto sta a dimostrare quanto fosse prevedibile la deriva che ci ha condotto fino all’attuale situazione. Lo Zio Sam è sempre ”impegnato”, non dobbiamo lasciarci ingannare dalle lacrime di Obama o da quelle dell’Alto Rappresentante Europeo per la politica estera e la sicurezza Federica Mogherini.

Concordiamo con la tesi per cui la guerra oggi viene giocata, dopo aver creato le condizioni perché si scateni, dal “Pivot” statunitense. È a questo protagonista mondiale che ci riferiamo parlando della guerra, per noi infatti la domanda da porsi oggi è la seguente: è guerra aperta?

Sappiamo che lo sforzo da compiere è andare in direzione opposta a quella del mainstream paladino dei “diritti umani”, indomito con i “dittatori”, fautore insomma del “politicamente corretto”; rimangono così sullo sfondo le “destabilizzazioni”, i droni o i contractors. Immaginiamoci il capo di stato di un paese del Medio Oriente annunciare, attraverso la televisione, che la guerra all’Iraq è stata un errore e quindi porgere le sue scuse, essendone stato uno dei principali responsabili. Di questo si è reso autore il ben noto Tony Blair. Si è trattata la questione come se Blair chiedesse scusa per un omicidio stradale... Questa è la realtà.

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Protesta contro il Vertice NATO, Varsavia 2016!

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wpc campain2016 logo2di Consiglio Mondiale della Pace (WPC)

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Costruire ed espandere la campagna del WPC: Sì alla pace! No alla NATO!

Il vertice NATO 2016 si svolgerà a Varsavia, Polonia, tra l'8 e il 9 luglio. Emerge come la NATO si impegni nel suo "maggiore rafforzamento collettivo" degli ultimi due decenni. Il Consiglio Mondiale della Pace chiede mobilitazioni in tutti i paesi del mondo, in concomitanza con il Vertice di Varsavia e di costruire la campagna mondiale già in corso contro la NATO: Sì alla pace! No alla NATO!

NATO: nemico della pace e delle persone

Dalla sua creazione nel 1949, la NATO è stata il braccio di aggressione militare dell'imperialismo. E' la più grande e più pericolosa organizzazione militare nel mondo, profondamente interconnessa con le politiche estere ed economiche sia degli Stati Uniti che dell'Unione Europea.

A partire dagli anni 1990, la NATO ha esteso i suoi partecipanti e il teatro delle operazioni. La NATO conta attualmente 28 Stati membri in tutto il Nord America ed Europa. Altri 22 paesi sono impegnati nel Consiglio di partenariato euro-atlantico (EAPC). Ulteriori 19 paesi collaborano con la NATO attraverso programmi come il "Partenariato per la pace", "Dialogo Mediterraneo", l'"Iniziativa per la cooperazione di Istanbul" o l'Iniziativa "Partners across the Globe".

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Palmira e le contraddizioni

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palmira brightdi Maurizio Musolino
da www.comunisti-italiani.it

Riceviamo dal compagno Maurizio Musolino, che ringraziamo per la segnalazione, e volentieri pubblichiamo

La liberazione della città di Palmira rappresenta simbolicamente un momento importante per la rinascita di un paese messo in ginocchio da 5 anni di guerra. L’esercito di Damasco è riuscito, dopo giorni di dura battaglia, a mettere in fuga l’Isis, grazie anche alla collaborazione dei raid aerei russi e alla preziosa presenza di milizie di Hezbollah. Palmira non ha solo un altissimo valore simbolico per la sua storia e per le sue straordinarie bellezze, rappresenta anche un importante snodo verso est, da lì infatti si raggiungono prima Deir  El Zor e poi proseguendo  a nord Raqqa, la capitale, insieme a Mossoul (in Iraq), del cosiddetto stato islamico.

Ma proviamo ad analizzare come da noi è stata raccontata questa vicenda. Ricordate i titoli in prima pagina e i servizi su tutte le televisioni quando l’Isis entrò  a Palmira abbattendo archi e colonne ed uccidendo il responsabile dei beni archeologici? Bene la sua riconquista è passata invece quasi nel più assoluto silenzio, come se l’Isis non fosse quel mostro che è, e una sua importante sconfitta non rappresentasse un avvenimento importante per tutti gli amanti della pace. A denunciarlo non sono solo i “soliti amici della Siria”, bensì anche un grande del giornalismo mediorientale, Robert Fisk, sul quotidiano inglese Indipendent.

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Uglegorsk. Lo conoscete?

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di Evdokiya Sheremeteva
da littlehirosima.livejournal.com

Traduzione di Alena Afanasyeva per Marx21.it

Avete mai sentito parlare della città di Uglegorsk?

Si trova sulla strada che porta a Debaltsevo.

Proprio lì, dov'è stato il famoso sacco.

A Uglegorsk salve e fuochi non cessano mai.


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Cresce la mobilitazione contro il golpe in Brasile

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brasile folla controilgolpedi Commissione Politica Nazionale del Partito Comunista del Brasile – PCdoB

da www.resistencia.cc 

Traduzione di Marx21.it

Nella riunione svoltasi il 28 marzo, a Brasilia, la Commissione Politica Nazionale del Partito Comunista del Brasile ha approvato una nota in cui chiama i suoi militanti e il popolo brasiliano alla lotta contro il colpo di Stato guidato da Eduardo Cunha, Michel Temer, il PSDB, l'apparato mediatico monopolista privato e settori dell'apparato di polizia e giudiziario. Il documento avverte che un governo risultante da un golpe, capeggiato da Michel Temer, sarebbe un governo “illegittimo, di eccezione”, e constata che nonostante la situazione sfavorevole, la mobilitazione contro il golpe si rafforza

Democrazia versus golpe:le battaglie decisive si avvicinano

I prossimi giorni e settimane saranno decisivi per il futuro del paese. L'opposizione di destra all'attacco cerca di consumare il golpe, accelerando il passaggio a un processo fraudolento di impeachment contro la presidente Dilma Rosseff, che sarà sottoposto al voto nella Commissione Speciale e nella plenaria della Camera dei Deputati – e in seguito nel Senato Federale.

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Strategia segreta del terrore

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usa bandiera stoffadi Manlio Dinucci | da il manifesto

«Il nemico oscuro che si nasconde negli angoli bui della terra» (come lo definì nel 2001 il presidente Bush) continua a mietere vittime, le ultime a Bruxelles. È il terrorismo, un «nemico differente da quello finora affrontato», che si rivelò in mondovisione l’11 settembre con l’immagine apocalittica delle Torri che crollavano. 

Per eliminarlo, è ancora in corso quella che Bush definì «la colossale lotta del Bene contro il Male». Ma ogni volta che si taglia una testa dell’Idra del terrore, se ne formano altre. Che dobbiamo fare? Anzitutto non credere a ciò che ci hanno raccontato per quasi quindici anni. 

A partire dalla versione ufficiale dell’11 settembre, crollata sotto il peso delle prove tecnico-scientifiche, che Washington, non riuscendo a confutare, liquida come «complottismo». 

I maggiori attacchi terroristici in Occidente hanno tre connotati. 

Primo, la puntualità. L’attacco dell’11 settembre avviene nel momento in cui gli Usa hanno già deciso (come riportava il New York Times il 31 agosto 2001) di spostare in Asia il centro focale della loro strategia per contrastare il riavvicinamento tra Russia e Cina: nemmeno un mese dopo, il 7 ottobre 2001, con la motivazione di dare la caccia a Osama bin Laden mandante dell’11 settembre, gli Usa iniziano la guerra in Afghanistan, la prima di una nuova escalation bellica. L’attacco terroristico a Bruxelles avviene quando Usa e Nato si preparano a occupare la Libia, con la motivazione di eliminare l’Isis che minaccia l’Europa. 

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Attentati di Bruxelles: "Alcune verità scomode per il conformismo mediatico"

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Je suis Bruxellesdi Sinistra per Urbino | da vivereurbino.it

Riceviamo e volentieri pubblichiamo 

Due nuovi attentati in luoghi affollati a Bruxelles hanno creato una strage: 32 morti, oltre 270 feriti. Sinistra per Urbino esprime profondo cordoglio e le condoglianze alle famiglie delle vittime. Ormai la guerra coinvolge l’Europa che come mai nel passato è sottoposta a processi di destabilizzazione con attentati terroristici, emigrazioni bibliche, crisi economica - sociale, pressioni finanziarie. 

Di fronte a questi fatti sanguinosi rinnoviamo la richiesta e il nostro impegno per uscita dalla Nato, alleanza a comando Usa che ha portato il nostro Paese a essere coinvolto nelle guerre di Jugoslavia, prima e seconda guerra in Iraq, Afghanistan, Libia e da ultime in Siria e Ucraina. Le guerre scatenate dagli Usa per combattere il terrorismo, in realtà hanno creato ed esteso terrorismo e fanatismo religioso, e hanno causato milioni di morti tra i civili (700 mila le vittime solo nella seconda guerra in Iraq). La Nato è una alleanza aggressiva che persegue esclusivamente gli interessi Usa per il dominio del mondo, danneggiando i nostri interessi nazionali e popolari, e  aggrava i già difficili bilanci statali e la nostra provata economia.

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