Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Anche i socialdemocratici polacchi sono preoccupati per la rinascita e l'esaltazione del fascismo in Ucraina

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stepan-bandera2da kprf.ru 
Traduzione dal russo di Mauro Gemma

L'Alleanza della Sinistra Democratica (SLD), che raccoglie le forze socialdemocratiche polacche e dispone di una trentina di parlamentari (wikipedia), presenterà una risoluzione di condanna delle azioni delle autorità ucraine di glorificazione dei collaborazionisti dell'occupazione hitleriana.

In una conferenza stampa a Varsavia, il leader dell'Alleanza della Sinistra Democratica (SLD), Leszek Miller, ha richiamato l'attenzione dei presenti sulla decisione della Rada Suprema dell'Ucraina, che ha approvato una risoluzione a sostegno di Petro Dyachenko, che durante la Seconda Guerra Mondiale si era messo al servizio dei nazisti. Dyachenko partecipò alla repressione dell'insurrezione di Varsavia nel 1944 e ricevette dalle mani di Wilhelm Schmalz (generale nazista) la Croce di ferro. Su iniziativa del presidente della Rada Suprema Volodymir Groysman dal 30 gennaio 2016 sarà celebrato ufficialmente l'anniversario della sua nascita.

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Il declino dell’impero Usa

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aiib2di Manlio Dinucci
da il manifesto, 24 marzo 2015

Washington ce l’ha messa tutta per impedire che i suoi alleati entrassero nella Banca d'investimenti per le infrastrutture asiatiche (Aiib), creata dalla Cina, ma non ce l’ha fatta: Gran Bretagna, Germania, Francia e Italia (4 dei membri del G7) hanno aderito e altri, compresa l’Australia, seguiranno.

A preoccupare Washington è il progetto complessivo in cui rientra l’Aiib. Esso ha come epicentro l’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (Sco): nata nel 2001 dall’accordo strategico cino-russo per controbilanciare la penetrazione Usa in Asia Centrale, si è estesa all’ambito economico, energetico, culturale e ad altri. Ai sei membri (Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan) si sono aggiunti, per ora in veste di osservatori, India, Iran, Pakistan, Mongolia e Afghanistan e, come partner di dialogo, Bielorussia, Sri Lanka e Turchia. La Sco, che comprende un terzo della popolazione mondiale e salirà a circa la metà quando ne faranno parte gli attuali paesi osservatori, dispone di risorse e capacità lavorative tali da farne la maggiore area economica integrata del mondo.

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Vladimiro Giacché: "Trattati europei e democrazia costituzionale"

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L'intervento di Vladimiro Giacché all'assemblea "A sinistra nel PD per la democrazia e il lavoro: l'Italia può farcela" organizzata dall'area riformista del Partito Democratico. Roma, 21 marzo 2015.

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Fine di una leggenda

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usa europedi Vladimiro Giacché 

da Facebook

A quanto pare la Merkel ha indotto Schäuble (che stava facendo saltare il compromesso raggiunto il 20 febbraio con Atene, già parecchio oneroso per quest'ultima) a più miti consigli riguardo alla Grecia. Questo su pressione di Obama, che ritiene che una uscita della Grecia dall'euro (e contestuale suo accordo con la Russia) indebolirebbe il fronte sud-est della Nato e quindi il suo controllo su quella parte del Mediterraneo.

Le lezioni contenute in questa vicenda sono diverse:

1) Fine della leggenda per cui l'Unione Europea non c'entrerebbe nulla o quasi con la Nato (quante volte ci hanno detto che si tratta di due cose diverse, che il trattato di associazione dell'Ucraina all'Unione Europea non aveva nulla a che fare con la Nato ecc?)

2) Fine della leggenda di un'Europa e di un Euro intesi quali baluardo contro il predominio economico e monetario statunitense Emoticon smile contro l'imperialismo USA). Se lo fossero, perché Obama dovrebbe difendere così strenuamente un'unione monetaria concorrente?

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Argentina e Brasile: destre gemelle

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derecha-latinoamericana-usadi Emir Sader* | da alainet.org

Traduzione di Marx21.it

La destra latinoamericana non è mai stata così debole. Perde una dietro l'altra le elezioni in paesi come Brasile, Argentina, Uruguay, Bolivia, Ecuador, Venezuela, El Salvador. Non è mai stata così spesso sloggiata dal governo in questi paesi come in questo secolo.

Le trasformazioni sociali attuate dai governi di questi paesi, i progressi nei processi di integrazione indipendenti rispetto agli Stati Uniti d'America (USA), il recupero del ruolo attivo dello Stato, hanno portato all'isolamento della destra nella regione. La sconfitta dei governi neoliberisti e la loro incapacità di formulare un'alternativa diversa, fa in modo che essi paghino il prezzo dei danni causati da questo modello e che si voti contro chi lo rappresenta.

Gli USA hanno sempre giocato sulla divisione e la competizione tra i governi della regione per conservare il loro potere. E' stato così, ad esempio, nel corso di tutto il processo di rinegoziazione del debito dei paesi, e non sono mai riusciti ad ottenerla collettivamente.

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“Fronte del nord, nazisti a Riga”

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Il video e un commento di Giulietto Chiesa

Il 16 marzo a Riga si è svolta la marcia commemorativa dei reduci delle Waffen SS. Insieme a giovani neo-nazisti e ultra-nazionalisti, sotto la protezione di un vasto schieramento di polizia, è stata celebrata l’ultima vittoria della Wermacht sull’Armata Rossa. Trascinate da un sentimento anti-russo, che dalla fine dell’Unione Sovietica è stato sapientemente e costantemente alimentato dai media, le repubbliche baltiche sono diventate l’avanguardia più aggressiva della politica Nato.

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L'Europa non ha bisogno di un “Esercito UE” o della NATO

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eu1da www.akel.org.cy | Traduzione di Marx21.it

Dichiarazione di Costas Christodoulides*

Il richiamo ai valori europei da parte del Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker è utilizzato per promuovere ancora una volta la formazione di un “esercito europeo” che, come egli afferma, servirebbe a mandare un messaggio alla Russia. Nel momento in cui la politica economica dell'UE, fondata sul dogma neoliberista, sta conducendo alla degenerazione sociale e al degrado a beneficio dei monopoli e delle forze egemoniche, il Presidente della Commissione Europea mette nuovamente sul tavolo la proposta di un esercito combinato dell'Unione Europea a vantaggio dell'apparato militare-industriale.

C'è il tentativo di coprire la crescente militarizzazione delle relazioni internazionali, l'aggressione NATO-USA-UE in Europa orientale e altrove con l'ambigua propaganda sulla difesa dei cosiddetti valori europei. Si nasconde il fatto che l'UE ha già a sua disposizione enormi capacità militari, come i “Gruppi da Battaglia” e che sono spesi annualmente miliardi di euro tolti dalle tasche dei cittadini per condurre missioni militari fuori dall'Europa. Il tutto si svolge in collaborazione con la NATO. E' la stessa politica estera e di difesa che sta aggravando la situazione internazionale e che minaccia costantemente la pace, mentre l'UE tollera e incoraggia, ad esempio, le provocazioni nella Zona Economica Esclusiva della Repubblica di Cipro. L'UE non mette in discussione la NATO, ma istituzionalizza la sua collaborazione con essa.

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Spirito rivoluzionario

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di Matteo Stella"VivereVietnam"

A cavallo tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso la Repubblica Democratica del Vietnam, più comunemente conosciuta come Vietnam del Nord, si trovò nella situazione di dover affrontare due situazioni particolarmente avverse: da una parte la necessità di aumentare la produzione di cibo per far fronte ai bisogni del proprio popolo e rifornire l’esercito impegnato nel conflitto bellico per la riunificazione del Paese, dall’altra l’esigenza di preparare la popolazione ad una lunga e intensa guerra, mano a mano che il coinvolgimento americano nello scenario indocinese andava crescendo.

Pur avendo dimostrato tutta la propria astuzia militare e il proprio spirito di sacrificio in campo bellico, il Governo nordvietnamita sapeva bene che tenere alto il morale del popolo era uno sforzo essenziale per resistere all’impeto delle forze occupanti e scacciarle; tra i suoi slogan ce n’era infatti uno che diceva che “le attività politiche sono più importanti delle attività militari”. Vennero quindi prodotti da diversi artisti svariati poster di propaganda volti ad accendere lo zelo rivoluzionario, a incoraggiare il lavoro nei campi e la costruzione di infrastrutture, a ridicolizzare il nemico e a lodare il sacrificio di chi moriva in battaglia.

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Libia, ritorno di fiamma

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Tunisia-Attack Wake1-1024x683di Manlio Dinucci | da il manifesto, 20 marzo 2015

L’attacco terroristico in Tunisia, che ha mietuto anche vittime italiane, è strettamente collegato alla caotica situazione della Libia, si sottolinea negli ambienti governativi e sui media. Ci si dimentica però del fatto che il caos in Libia è stato provocato dalla guerra Nato che, esattamente quattro anni fa, ha demolito lo Stato libico.

Il 19 marzo 2011 iniziava il bombardamento aeronavale della Libia: in sette mesi, l’aviazione Usa/Nato effettuava 10mila missioni di attacco, con oltre 40mila bombe e missili. Contemporaneamente, venivano finanziati e armati i settori tribali ostili al governo di Tripoli e anche gruppi islamici fino a pochi mesi prima definiti terroristi. Venivano infiltrate in Libia anche forze speciali, tra cui migliaia di commandos qatariani. A questa guerra, sotto comando Usa tramite la Nato, partecipava l’Italia con le sue basi e forze militari.

Molteplici fattori rendevano la Libia importante per gli interessi statunitensi ed europei. Le riserve petrolifere – le maggiori dell’Africa, preziose per l’alta qualità e il basso costo di estrazione – e quelle di gas naturale, che rimanevano sotto il controllo dello Stato libico che concedeva alle compagnie straniere ristretti margini di guadagno. I fondi sovrani, ammontanti a circa 200 miliardi di dollari (spariti dopo essere stati confiscati), che lo Stato libico aveva investito all’estero e che in Africa avevano permesso di creare i primi organismi finanziari autonomi dell’Unione africana. La stessa posizione geografica della Libia. all’intersezione tra Mediterraneo, Africa e Medio Oriente.

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La Federazione Internazionale dei Resistenti sulla situazione in Ucraina

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DonbasProtest 0da www.fir.at | Traduzione di Marx21.it

La Federazione Internazionale dei Resistenti (FIR) (link), l'organizzazione che raccoglie le associazioni europee degli ex combattenti delle formazioni partigiane impegnate nella lotta contro il nazifascismo (a cui aderisce anche l'ANPI) ha diffuso una dichiarazione dopo la sigla degli ultimi accordi di Minsk per un regolamento pacifico del conflitto nel Donbass

La Federazione Internazionale dei Resistenti, in quanto organizzazione che raggruppa le organizzazioni degli ex partigiani e combattenti della coalizione anti-hitleriana, dei perseguitati dal regime nazista con le proprie famiglie, nonché degli antifascisti di oggi, in qualità di “Ambasciatore di pace” delle Nazioni Unite di fronte alla situazione attuale in Ucraina si vede costretta a diffondere la seguente dichiarazione:

Chiediamo la protezione di tutte le persone in questo paese, che la cessazione del fuoco annunciata venga rispettata da tutte le parti.

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Comunisti e sinistra. Per un movimento contro la guerra

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zombienatodi Bruno Steri

La strage di Tunisi torna a far salire il livello della tensione internazionale, concentrandola nuovamente sulle coste meridionali del Mediterraneo. In effetti, la brace ha continuato ad ardere sul fondo dei due più pericolosi focolai bellici, ma l’incendio non è divampato. Sul fronte continentale c’è una fragile tregua, concordata con Putin nel summit di Minsk da Merkel e Hollande, in assenza di Obama: per un soffio si è evitato (solo formalmente e per il momento) il peggio. Sul fronte Sud, in direzione delle coste libiche, dopo le intempestive dichiarazioni di qualche ministro italiano, gli establishments dell’Occidente avevano preso tempo in attesa di decidere il da farsi rispetto al caos da essi stessi evocato a seguito dell’intervento in Libia e dell’assassinio di Gheddafi. Anche la macchina mediatica si era concessa una pausa, riducendo in pagine interne il consueto martellamento teso a raffigurare gli odierni mostri: una macchina qui da noi alquanto spiazzata dall’estemporaneo viaggio di Renzi in Russia, più che altro sollecitato dalla fibrillazione di industriali e agricoltori italiani, pesantemente penalizzati dai contraccolpi delle ulteriori sanzioni anti-Putin che gli Usa hanno imposto e che l’Unione Europea ha digerito. Ora, con l’ennesima barbara impresa degli adepti tunisini del califfato, tornano a suonare le fanfare della “guerra di civiltà”. Quelli che in questi ultimi venticinque anni hanno desertificato intere compagini statuali (dall’Iraq all’Afghanistan e alla Libia) e causato centinaia di migliaia di vittime raccolgono ora i frutti avvelenati della loro “civile” e tecnologizzata barbarie.

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L'Unione delle Nazioni Sudamericane in merito al Decreto Esecutivo del Governo degli Stati Uniti sul Venezuela

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unasurda www.unasursg.org | Traduzione di Marx21.it

Comunicato Ufficiale di UNASUR*

Gli Stati membri dell'Unione delle Nazioni Sudamericane esprimono il loro rifiuto del Decreto Esecutivo del Governo degli Stati Uniti d'America, approvato il 9 marzo 2015, in quanto rappresenta una minaccia di ingerenza nei confronti della sovranità e del principio di non intervento negli affari interni di altri Stati.

Gli Stati membri di UNASUR riaffermano il loro rispetto per la piena attuazione del Diritto Internazionale, per la Soluzione Pacifica delle Controversie e il principio del Non Intervento, e ribadiscono il loro appello affinché i governi si astengano dall'applicazione di misure coercitive unilaterali che contravvengano il Diritto Internazionale.

UNASUR rinnova l'appello al Governo degli Stati Uniti d'America perché valuti e metta in pratica alternative di dialogo con il governo del Venezuela, sulla base dei principi di rispetto della sovranità e autodeterminazione dei popoli. Di conseguenza, sollecita l'abrogazione del citato Decreto Esecutivo.

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La Lista Comune dei comunisti e dei partiti arabi è la terza forza politica di Israele

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ayman odeh hadashda maki.org.il | Traduzione di Marx21.it

Un dato particolarmente significativo delle elezioni politiche in Israele è la smagliante affermazione della Lista Comune (Joint List), risultato della coalizione tra Hadash (il fronte unito comune, guidato dal Partito Comunista di Israele) e alcuni partiti arabi (link).

La coalizione che, a scrutinio quasi ultimato, conquista l'11% dei voti e 14 seggi (rispetto agli 11 del 2013), secondo il leader di Hadash Ayman Odeh, che guida la Lista Comune, potrebbe persino “influenzare il processo decisionale”.

Sul significato dei risultati di questa consultazione elettorale, il Partito Comunista di Israele che porta in parlamento 5 suoi deputati rispetto ai 4 eletti in precedenza, ha diffuso una nota.

I partiti del primo ministro Benjamin Netanyahu e del suo sfidante Isaac Herzog ottengono rispettivamente 27 (con il 99,5% delle schede scrutinate, il Likud conquista alla fine 29 seggi, ndt) e 24 seggi alla Knesset su 120 nelle elezioni generali in Israele, martedì 17 marzo.

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Israele sempre più a destra

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netanyahu likud posterdi Bassam Saleh

I risultati delle elezioni in Israele non cambiano la vera natura della politica coloniale di questo Stato. L’unica novità vera di questa tornata elettorale è l’unità della lista dei palestinesi, che ha avuto 14 seggi e così è divenuta la terza forza nella Knesset.

Il pareggio dei seggi tra il Likud e il Campo sionista (27 ciascuno) è la prova concreta della schizofrenia della politica israeliana. Una società assediata, o meglio auto assediata dalla paura e dal complesso dominante della sicurezza, inventato e studiato a tavolino dai governanti israeliani di destra, di centro destra, come di sinistra e di centro sinistra. Paura e insicurezza, in uno Stato che viene considerato la prima potenza regionale e la quarta potenza mondiale, dotato di 200 testate atomiche. Non si capisce da dove dovrebbe venire questa minaccia.

L’elettorato israeliano al 50 per cento ha preferito lo stato di stallo. Non dico che il Campo sionista sia meglio, sia chiaro, ma sarebbe stato un segnale diverso, verso un certo tipo di moderazione, meno aggressivo e meno intollerabile. Alla luce del sostanziale pareggio elettorale, il presidente israeliano Reuven Rivlin ha invocato stasera un governo di unità nazionale. "Sono convinto che solo un governo di unità nazionale possa impedire la disintegrazione della democrazia israeliana e nuove elezioni molto presto", ha affermato Rivlin citato da Haaretz.

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Un altro viaggio nel Donbass

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post 17 02 8di Evdokija Sheremeteva
da littlehirosima.livejournal.com

Traduzione dal russo di Alena Afanasyeva per Marx21.it

Continuiamo a condividere le testimonianze di Evdokija Sheremeteva, una blogger di Mosca, che organizza i viaggi nella regione di Lugansk per portare l’aiuto umanitario nelle piccole città più colpite dai bombardamenti. Sotto ci sono alcuni dei suoi post pubblicati su littlehirosima.livejournal.com nei quali racconta il suo quarto viaggio nel Donbass (metà febbraio 2015, proprio nei giorni in cui doveva iniziare la tregua). Evdokija continua a raccogliere l’aiuto umanitario, molto richiesto nelle città come Pervomajsk e Krasnodon.

Se volete contribuire, potete contattare Evdokija direttamente tramite la sua pagina Facebook (il link è attivo) oppure per e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

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Il fallimento delle politiche di austerity europee nel contesto della secular stagnation

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vortice dollaridi Vladimiro Giacché

Il fallimento delle politiche di austerity europee nel contesto della secular 
stagnation

1. Austerity e stagnazione in Europa

In un suo recente contributo sulla stagnazione secolare nell’eurozona, Paul De Grauwe, dopo aver osservato che “dalla Crisi Globale del 2007/8 gran parte dei paesi sviluppati non sono stati in grado di tornare ai livelli di crescita pre-crisi”, ha rilevato però come “da nessuna parte nel mondo sviluppato l’ipotesi della ‘stagnazione secolare’ sia meglio confermata che nell’eurozona”. Lo stesso (ri)scopritore del concetto di “secular stagnation”, Laurence Summers, ha in effetti ricordato che nella zona dell’euro «il pil reale è circa del 15 per cento inferiore a quello stimato nel 2008», e anche il prodotto potenziale «è stato rivisto al ribasso di quasi il 10 per cento». Ma torniamo a De Grauwe: lo studioso belga osserva che, se già prima della crisi il pil reale dell’eurozona evidenziava dinamiche di crescita inferiori a quelle degli Stati Uniti e degli stessi paesi dell’Unione Europea che non fanno parte dell’area monetaria, dalla crisi del 2008 in poi questa divergenza si è accresciuta ulteriormente (v. grafico 1).

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Essere comunisti oggi: riscoprire le nostre radici e studiarne le moderne applicazioni

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falcemartello mosaicodi Fabio Scolari (*)

Riceviamo dai compagni del Partito Comunista (Svizzera) e pubblichiamo come contributo al confronto sulle prospettive dei comunisti

Nellodierna società globalizzata del XXI secolo definirsi, anche in una semplice conversazione tra amici, comunista può creare un senso di incredulità nellascoltatore. La caduta del Muro di Berlino e limplosione dellUnione Sovietica non solo hanno segnato la fine di una speranza per milioni di uomini, ma hanno anche inferto un duro colpo allimmagine di chiunque ancora aspiri a una trasformazione in senso socialista della società. A peggiorare questa situazione si sono in seguito aggiunti, soprattutto nei paesi dellEuropa occidentale, tranne qualche rara eccezione, persino tentativi disastrosi di una rifondazionedellideale comunista, che in verità hanno nascosto un puro e semplice liquidazionismo della gloriosa e anche complessa storia del movimento comunista novecentesco.

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La “Nuova via della Seta” non è il “Piano Marshall” cinese

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cina silkroad signTraduzione e nota di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

Riportiamo di seguito la traduzione di un editoriale apparso a inizio marzo sulla stampa ufficiale cinese (Xinhua e Quotidiano del popolo), teso a contraddire la “vulgata” assai diffusa (e tornata di moda con l'avvio su impulso cinese della Asian Infrastructure Investment Bank) che assimila l'iniziativa politica e diplomatica cinese conosciuta come “One Belt, One Road” al Piano Marshall ideato dagli Stati Uniti nell'immediato dopo guerra per la ricostruzione dell'Europa occidentale in funzione anti-sovietica. Le argomentazioni che si leggono sono quelle già pronunciate dallo storico statunitense James Peck (Università di New York): “a differenza del Piano Marshall che era politicamente orientato sul contesto europeo per scardinare ogni sorta di gruppo di opposizione e ansioso di lottare contro il comunismo, questa iniziativa [la nuova Via della Seta ndr] non ha un simile fine politico ed è molto più centrata sull'apertura di relazioni con altre culture, politicamente ed economicamente, senza esigere che esse si conformino a norme e metodi cinesi” [1].

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I comunisti brasiliani si mobilitano per sbarrare la strada alle manovre golpiste

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pcdob dilma marzo2015Editoriale di José Reinaldo Carvalho
Editor di “Vermelho”

Traduzione di Marx21.it

Il 13 marzo, in numerose città del Brasile si sono svolte imponenti manifestazioni popolari a sostegno del mandato presidenziale di Dilma Rousseff, la cui piena legittimità democratica è messa in discussione dai tentativi di natura apertamente golpista delle opposizioni della destra neoliberista, che cerca di strumentalizzare uno scandalo che ha coinvolto i vertici del colosso petrolifero statale Petrobras. Nelle manifestazioni, che hanno visto la partecipazione di molti movimenti sociali attivi nel paese, ha avuto un ruolo trainante il Partito Comunista del Brasile (PCdoB), presente nei cortei con migliaia di suoi militanti.

Alla vigilia dell'evento, nel prestigioso portale web comunista “Vermelho” è stato pubblicato un editoriale del suo editor, José Reinaldo Carvalho, che proponiamo ai nostri lettori.

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