Egitto: un appello all’intellighenzia

Egitto: un appello all’intellighenzia

di Marco Alloni

È debito indelebile quello che abbiamo tutti con Amedeo Ricucci. La sua massima più famosa, che qui translittero – “Facile fare i gay con il corpo degli altri” – resta fra gli insegnamenti cardinali dell’ultimo decennio. Declinata meno aulicamente, essa…

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La NATO significa guerra

La NATO significa guerra

da akel.org.cy

Comunicato di AKEL (Partito Progressista del Popolo Lavoratore di Cipro)

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In Ucraina continua la repressione contro i comunisti

In Ucraina continua la repressione contro i comunisti

da kpu.ua

In Ucraina, il 28 giugno, si è registrato un nuovo gravissimo episodio di repressione anticomunista, che questa volta ha colpito la compagna Alla Aleksandrovskaya, primo segretario del comitato regionale di Kharkov del Partito Comunista (KPU)

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Sapir: Brexit e lezioni di democrazia

Sapir: Brexit e lezioni di democrazia

di Jacques Sapir

Sapir analizza il voto sulla Brexit e le implicazioni politiche. Mentre alcuni nostri politici e commentatori si coprono d’infamia ripetendo che il Referendum non si sarebbe mai dovuto indire, i cittadini britannici hanno dato lezioni di democrazia resistendo a un’enorme…

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Rilanciamo la mobilitazione contro i nuovi gravissimi attacchi alle libertà in Ucraina

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ukraine prisoners exchange 4di Marx21.it

Apprendiamo che il Partito Comunista di Ucraina ha lanciato un altro appello alla mobilitazione e alla solidarietà internazionale contro il gravissimo attacco sferrato dalle autorità di Kiev contro la libertà di espressione, questa volta nei confronti di uno strumento di informazione dell'opposizione al regime.

Sono state infatti avviate le procedure per la chiusura del canale televisivo “Gamma” dopo che l'emittente aveva mandato in onda l'intervento del leader del Partito Comunista di Ucraina, Petro Simonenko, in occasione della celebrazione del Giorno della Vittoria sul nazi-fascismo, in cui erano stati espressi giudizi in merito alla politica nazionale ed estera dell'attuale regime nazional-fascista di Kiev.

Nel suo intervento, Simonenko aveva denunciato vigorosamente le inadempienze, da parte del governo ucraino, degli accordi di Minsk per il regolamento del conflitto nel Donbass e l'operazione in corso di riscrittura della storia, attraverso anche il cambiamento del nome di innumerevoli vie e  piazze, prima dedicate agli eroi della lotta antifascista e ora addirittura intitolate ai criminali collaborazionisti che avevano partecipato, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, alla sanguinosa repressione di partigiani e combattenti dell'Armata Rossa, e di inermi cittadini ucraini, russi, ebrei, polacchi e di altre nazionalità presenti allora sul territorio della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina.

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“Così avete ridotto la mia Siria, annientata dalla guerra e dalle sanzioni”

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dianajabbourdi Marinella Correggia e Alessandro Bianchi
da www.lantidiplomatico.it

Diana Jabbour, direttrice del sistema radio-televisvo siriano all'AntiDiplomatico: "Anche per colpa delle sanzioni Ue sette milioni di sfollati interni siriani potrebbero presto divenire profughi all'estero"

Un diktat della cupola – il G7 – pochi giorni  fa ha indotto il Consiglio dei ministri degli esteri dell’Unione europea a rinnovare le sanzioni contro la Siria, varate nel 2011. 

Dal 2013, peraltro, le sanzioni commerciali sono state attenuate per quanto riguarda le aree controllate dall’opposizione armata. Parallelamente, continua una furiosa campagna mediatica che parteggia per le cosiddette “forze dell’opposizione e della rivoluzione” - così il Consiglio d’Europa chiama la galassia delle formazioni armate a geometria variabile che hanno distrutto il paese.

Abbiamo sentito su questi temi Diana Jabbour,  giornalista, direttrice del sistema radio-televisivo siriano (totalmente censurato nel libero occidente)  e da qualche giorno membro del cosiddetto “Women's Advisory Board” creato dall’inviato delle Nazioni Unite Staffan de Mistura per contribuire ai negoziati di pace di Ginevra.

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Palmiro Togliatti e la lotta per la pace ieri e oggi

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togliattidi Domenico Losurdo

E' di grande interesse questo testo di Domenico Losurdo, in cui, insieme a una puntigliosa ricostruzione storica del contributo del grande dirigente comunista italiano alla lotta per la pace, vengono fissate alcune importanti discriminanti di linea, come quelle che hanno segnato la polemica del Comitato NO guerra NO Nato nei confronti di tutte le posizioni che non attribuiscono con chiarezza all'imperialismo americano le responsabilità fondamentali nella spinta alla guerra mondiale OGGI.

"Va da sé - scrive Losurdo - che non dobbiamo stancarci di denunciare il ruolo infame di paesi come la Germania e l’Italia nello smembramento e nella guerra contro la Jugoslavia, o il ruolo infame dell’Italia nella guerra contro la Libia e della Germania nel colpo di Stato in Ucraina; per non parlare del ruolo infame della Francia prima di Sarkozy e poi di Hollande nella guerra contro la Libia e contro la Siria. Ma tutte queste infamie neocoloniali e altre ancora sono state rese possibili dalla strapotenza militare e dal ruolo egemonico degli USA, che talvolta le hanno promosse in modo più o meno diretto".

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La frattura geopolitica in America Latina comincia in Brasile

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rousseff10di Rafael Bautista S.*
da www.alainet.org 

Traduzione di Marx21.it

Pubblichiamo, come stimolante contributo alla comprensione del momento di crisi attraversato dai processi progressisti in America Latina, la riflessione di uno studioso boliviano alla vigilia della destituzione della presidente del Brasile.

Se la diplomazia aperta è concepita per il consumo informativo (dal momento che su qualcosa si deve pur informare), la politica esibita mediaticamente è concepita per plasmare l'opinione pubblica. Non ha, come missione, quella di orientare e, almeno generare una relazione critica con i fatti politici (il nuovo circo romano è virtuale); ciò su cui si informa non contiene nulla che non sia permesso per la funzione assegnata, vale a dire, ciò che si sa è solo ciò che l'amministrazione selettiva dell'informazione permette di sapere (tale controllo, certamente, non è del tutto perfetto; il suo successo è proporzionale al grado di addomesticamento prodotto). L'interpretazione dei fatti politici è, in tal modo, circoscritta entro i margini consentiti che stabilisce un potere strategico che conosce l'importanza della manipolazione dell'informazione.

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Venezuela

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venezuela bambino chavezdi Pedro Guerreiro, Segreteria del Partito Comunista Portoghese | da avante.pt

Traduzione di Marx21.it

Tutte le grandi operazioni di destabilizzazione realizzate dall'imperialismo sono state anticipate e accompagnate da campagne di disinformazione e manipolazione, con le quali si cerca di occultare i loro reali obiettivi e azioni, e anche di screditare e isolare la loro vittima, allo scopo di neutralizzare la naturale espressione di rifiuto (e solidarietà) di fronte all'inaccettabile ingerenza esterna contro uno Stato sovrano e il suo popolo – la Repubblica Bolivariana del Venezuela non è un'eccezione.

Il processo bolivariano, iniziato nel 1998/99 con l'elezione di Hugo Chavez a presidente del Venezuela, non ha avuto un momento di tregua. Le grandi trasformazioni democratiche che hanno  fatto si che milioni di venezuelani avessero accesso alla sanità, all'educazione, all'acqua potabile, all'energia elettrica, all'abitazione, alla cultura, il loro profondo e ampio progetto sovrano ed emancipatore, strettamente legato all'emancipazione dell'America Latina e dei Caraibi e alla loro cooperazione sovrana e solidale – di cui ALBA-TCP è la conquista maggiore -, si sono trovati costretti ad essere costantemente difesi dal popolo venezuelano, davanti alla permanente azione destabilizzatrice, violenta e golpista degli Stati Uniti e dell'oligarchia interna.

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Escalation Usa contro la Cina

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elicottero usadi Manlio Dinucci 

«La rivoluzione scientifica che ha portato alla scissione dell’atomo richiede anche una rivoluzione morale»: con questa storica frase (coniata dagli speech-writer presidenziali) è culminata la visita di Obama in Asia, dove da Hiroshima ha proclamato la volontà di «tracciare una via che conduca alla distruzione degli arsenali nucleari». 

Lo sconfessa la Federazione degli scienziati americani, dimostrando che l’amministrazione Obama ha ridotto meno delle precedenti  il numero di testate nucleari.  Gli Usa hanno oggi 4500 testate strategiche, di cui 1750 pronte al lancio, più 180 «tattiche» pronte al lancio in Europa, più 2500 ritirate ma non smantellate. Comprese quelle francesi e britanniche, la Nato dispone di 5015 testate nucleari, di cui 2330 pronte al lancio. Più della Russia (4490, di cui 1790 pronte al lancio) e della Cina (300, nessuna pronta al lancio). 

L’amministrazione Obama – documenta il New York Times (21 settembre 2014) – ha varato un piano da 1000 miliardi di dollari che prevede la costruzione di altri 400 missili balistici intercontinentali, 12 sottomarini e 100 bombardieri strategici da attacco nucleare. Per la «modernizzazione» delle testate nucleari, comprese quelle schierate in Italia, è in fase di espansione negli Usa un complesso nazionale composto da otto maggiori impianti e laboratori con oltre 40mila addetti. 

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Sul lavoro. E sul lavoro che ci aspetta

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costruire manifesto urssdi Lucia Mango

Riceviamo dalla compagna Lucia Mango e pubblichiamo come contributo per un confronto a tutto campo sulle prospettive dei comunisti in Italia. 

Ci auguriamo che ai primi articoli pubblicati in questa "tribuna" ne seguano altri, contenenti analisi che, sebbene non coincidenti fra loro ma nell'ambito di un confronto costruttivo e di rispetto reciproco (aperto a tutti i comunisti, con o senza tessere), consentano di approfondire aspetti relativi alla fase complessa e di difficoltà che sta attraversando il movimento comunista nel nostro paese.

Un partito di quadri che sappia avere influenza di massa. Un partito a vocazione di massa. Un partito di massa.

Nel 2016, stante la variazione della composizione organica del capitale, costruire un partito comunista in grado di agire in una società destrutturata, individuale, che rifiuta e non riconosce i quadri intermedi, non può che passare da queste tappe, senza che siamo in grado di definire i tempi di ciascuna a priori. 

Occorrerà il tempo necessario a che le compagne ed i compagni, con uno strumento più adeguato, siano in condizione di ridare fiducia ai colleghi, ai compagni di studi, tornando ad essere ‘avanguardia della classe operaia’, nell’accezione adeguata al terzo millennio, ovvero quella del lavoro salariato e assimilabile, che riconduce alla generale condizione di sottomissione al capitale, in qualsiasi forma essa si sostanzi. 

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Imperialismo e guerre nel XXI secolo

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di Andrea Catone

Presentazione del  n. 1-2 2016 di MarxVentuno

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Uno spettro si aggira sulla Terra: “una terza guerra mondiale non è inevitabile, ma ampiamente possibile. Si rafforza in vasti settori della classe dirigente Usa l’idea che solo con una superiorità militare schiacciante sul resto del mondo e con il ricorso a guerre locali e operazioni speciali destabilizzanti è possibile conservare il primato mondiale” (F. Sorini).

Sono qui raccolti articoli, saggi e note critiche sul tema “imperialismo e guerre nel XXI secolo”. Abbiamo inserito come “prologo”, per un necessario “pro memoria”, l’articolo di Mauro Gemma, che, scritto nell’anniversario della criminale impresa dell’aggressione della Nato alla Jugoslavia nel 1999 – cui diede un apporto decisivo anche l’Italia, guidata allora da un governo di centro-sinistra presieduto da Massimo D’Alema e sostenuto pure dal Pdci – ammonisce i comunisti e tutti gli antimperialisti a non dimenticare “quella pagina oscura della storia patria”, perché non si ripetano mai più i gravissimi errori di subalternità alla “sinistra” imperialista.

Dopo il saggio di Spartaco Alfredo Puttini sul “secolo lungo delle guerre mondiali imperialiste”, che ci invita a dotarci di uno sguardo di lungo periodo per comprendere le attuali crisi che attraversano la vita internazionale, vengono proposte alcune chiavi di lettura della situazione politica mondiale nel 2016, che individuano nell’imperialismo Usa/Nato e nelle direttive strategiche della Casa Bianca e del Pentagono all’indomani della caduta dell’Urss, la fonte principale di guerre dal 1991 (“prima guerra del Golfo: Iraq) all’attuale “strategia del caos” volta a ridisegnare confini e società in Medio Oriente e Nord Africa. I comunisti e il movimento antimperialista devono essere pienamente consapevoli della pericolosità assolutamente prevalente dell’imperialismo Usa nella preparazione della guerra e agire di conseguenza, per la costruzione di un vasto fronte di popoli e paesi contro il nemico principale.

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John Pilger, "Non disturbate l'America mentre si prepara una nuova guerra"

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clinton guerrada www.lantidiplomatico.it

"Il messaggio nel paese è chiaro “turatevi il naso” e votate per la Clinton. Ma in questo modo, si alimenta il mostro e ci si prepara per un'altra guerra”

Dopo aver “coperto” quattro campagne, John Pilger, il grande giornalista australiano, nel suo ultimo articolo per Counterpunch racconta di esser voluto tornare negli Usa in un anno elettorale.

Parte da questa premessa Pilger ricordando un fatto a cui aveva assistito negli Stati Uniti. “Alcuni anni fa ad una nota rappresentazione "The Price of Freedom" al venerabile Smithsonian Institution a Washington, venivano dette queste incredibili bugie in rapida successione: la bomba atomica di Hiroshima e Nagasaki ha salvato “milioni di persone”, gli iracheni “sono stati liberati con bombardamenti aerei dalla precisione senza precedenti”. I toni erano trionfalistici: solo gli americani sono pronti ad impegnarsi per il prezzo della libertà”.

L'elezione del 2016 non riguarda solo l'ascesa di Donald Trump e Bernie Sanders, ma riguarda, prosegue Pilger, la resilienza di un silenzio sui crimini di una divinità auto-celebrata. Un terzo dei membri delle Nazioni Unite si sono sentiti arrivare gli stivali di Washington, che ha rovesciato governi, sovvertito la democrazia, imposto blocchi e boicottaggi. La maggior parte dei presidenti responsabili sono stati liberali - Truman, Kennedy, Johnson, Carter, Clinton, Obama.

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I comunisti davanti alle nuove sfide dell'imperialismo in America Latina

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comunisti americalatinaDichiarazione dei Partiti Comunisti dell'America Latina | da solidnet.org

Traduzione di Marx21.it

I Partiti Comunisti riuniti nella città di Buenos Aires il 22 maggio 2016, nell'ambito dell'Incontro Internazionale “I comunisti di fronte alle nuove sfide in America Latina”, dopo avere scambiato opinioni e analizzato la congiuntura politica che sta caratterizzando la regione, manifestano la loro profonda preoccupazione per l'avanzata delle politiche destabilizzatrici dell'imperialismo e dei suoi alleati delle destre locali contro i processi progressisti e di sinistra che si sono sviluppati negli ultimi anni.

Rilevano anche che questi processi di integrazione hanno rappresentato uno dei dati più significativi e apprezzabili della fase, che devono essere difesi e approfonditi, e che i governi che si sono impegnati in essi sono attaccati più per le loro virtù che per i loro difetti.

Speciale attenzione è stata prestata, tanto alla situazione che si sta vivendo in Brasile con la sospensione dal suo incarico della presidente Dilma Rousseff e l'avanzata del processo politico contro di lei, che è stato definito dai presenti come un “golpe legislativo, mediatico e giudiziario”, quanto allo sviluppo dei primi mesi del governo di Mauricio Macri in Argentina e alle politiche di aggiustamento che si stanno attuando con un alto costo economico e sociale per vasti settori della popolazione.

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Libertà, uguaglianza e contenuto universale della democrazia

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urna presidente americalatinadi Gianni Fresu

Riceviamo dal compagno Gianni Fresu la versione più ampliata dell'articolo già pubblicato in Marx21.it. Il testo è stato modificato tenendo in considerazione gli ultimi drammatici sviluppi della situazione in America Latina.  

Nel dibattito politico della sinistra di classe, essenzialmente nell’ambito dell’eurocomunismo, per molto tempo, si è discusso dell’esigenza di affermare il “valore universale della democrazia”, dunque di conciliare questo principio con i valori di uguaglianza e giustizia sostanziale propri del socialismo. E’ un discorso ineccepibile, che nasce dalle contraddizioni della nostra storia novecentesca ma che, purtroppo, a guardare la realtà concreta, rischia di apparire maledettamente astratto. Nella retorica democratica del mondo occidentale un punto su cui sempre si insiste è il primato della volontà popolare espressa nel voto, dunque il rispetto dei governi legittimamente eletti. Andando però a vedere bene cosa significa storicamente tutto ciò bisognerebbe aggiungere: “sempre che questa volontà e i governi da essa espressi stiano nel campo dei nostri valori” (primato delle leggi di mercato e tutela dell’ordine sociale nei termini classici di questo modo di produzione).

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Scioperi, blocchi e coerenza

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greve generaledi Jacques Sapir
da communcommune.com

Traduzione di Massimo Marcori per Marx21.it

Il Primo Ministro, il governo e la stampa subalterna si scatenano contro la CGT e qualificano gli scioperi che coinvolgono le raffinerie di “terrorismo sociale”. Il discorso tenuto da Manuel Valls è in totale contraddizione con quello che egli tenne nel 2010. Verità nell’opposizione, errore nella maggioranza…

Ma ciò che preoccupa è che, con la sua pratica, come una gestione esclusivamente poliziesca del movimento o per l’uso eccessivo dell’articolo 49.3 per far passare la legge “El Khomri”, (Un Consiglio dei ministri del 10 maggio 2016, ha autorizzato il Primo ministro ad impegnare la responsabilità del governo di fronte all’Assemblea Nazionale per il voto in prima lettura del progetto di legge che mira ad istituire nuove libertà e tutele per le imprese e gli attivi societari - “legge Lavoro” o “legge El Khomri” - . L’art. 49.3 della Costituzione francese del 1958 dà la possibilità al capo dell’esecutivo di adottare immediatamente un progetto di legge senza essere sottoposto al voto del Parlamento. N.d.T.),o per il suo linguaggio, egli instaura un clima di guerra civile in Francia.

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I mercenari tornano nel Congo

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mercenari congodi Carlos Lopes Pereira
da www.avante.pt

Traduzione di Marx21.it

Si registrano nuovi episodi di ingerenza degli Stati Uniti e del Belgio negli affari interni della Repubblica Democratica del Congo (RDC). Il governo di questo paese respinge le interferenze e le pressioni, mettendo in guardia sulla presenza di mercenari stranieri nel suo territorio.

Il ministro congolese della Giustizia, Alexis Thambwe Mwamba, ha chiesto all'ambasciata nordamericana a Kinshasa di “non sostituirsi ai tribunali” e di non interferire nel processo di reclutamento di mercenari stranieri, in particolare americani, nella provincia del Katanga, nel Sud del paese.

Al centro del caso c'è la detenzione, da parte dei servizi di sicurezza congolesi, di un cittadino statunitense, Darryl Lewis, catturato il 24 aprile, insieme a tre guardie del corpo, durante un comizio dei sostenitori di Moïse Katumbi, candidato dell'opposizione alle elezioni presidenziali previste per novembre di quest'anno. La manifestazione, a Lubumbashi, capitale del Katanga, è stata dispersa dalla polizia con il ricorso a granate di gas lacrimogeno.

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Rileggendo il saggio di Pietro Secchia, “L’arte dell’organizzazione” (1945) e il libro “Ricostruire il partito comunista” (2011), alla luce del dibattito presente

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falcemartello warhol 2di Fausto Sorini

Riceviamo dal compagno Fausto Sorini e volentieri pubblichiamo come utile contributo all'analisi della storia dei comunisti in Italia e alla discussione sulle loro prospettive.

Ci auguriamo che a questo articolo ne seguano altri, contenenti analisi che, sebbene non coincidenti fra loro ma nell'ambito di un confronto costruttivo e di rispetto reciproco, consentano di approfondire aspetti relativi alla fase complessa e di difficoltà che sta attraversando il movimento comunista nel nostro paese.

Credo sia utile - nel presente dibattito sulla esigenza di ricostruzione in Italia di un PC all’altezza dei tempi - una rilettura critica e attualizzata del famoso saggio di Pietro Secchia, “L’arte dell’organizzazione”, che Rinascita pubblicò nel dicembre del 1945. Esso rappresentò negli anni e nei decenni successivi, e ancora rappresenta, una pietra miliare nella formazione di intere generazioni di quadri comunisti, cioè leninisti. E ciò resta vero, nonostante le numerose e variamente motivabili rimozioni subite negli ultimi 62 anni dalla figura e dall’opera del fondatore dell’organizzazione della Resistenza italiana, della lotta politica e militare della Liberazione e della nascita del “partito nuovo” dopo gli anni della clandestinità. E ciò diversamente dal ruolo che una certa storiografia ha riservato a figure importanti, e tra loro diverse, come Gramsci, Togliatti, Longo, Berlinguer, Amendola, Ingrao, Napolitano…

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Ritirare il progetto di legge El-Khomri. L'appello alla mobilitazione del Partito Comunista Francese

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placerepublique protesteda www.pcf.fr

Traduzione di Marx21.it

La mobilitazione contro la legge El-Khomri si allarga: blocco delle raffinerie, sciopero alla SNCF, alla Posta, alla RATP, nelle strade, con le azioni locali, nelle università, nelle imprese... Molte manifestazioni e azioni sono in preparazione per i prossimi giorni e settimane. Il Partito Comunista sostiene tutte le iniziative, tutti gli scioperi che si svolgeranno nei rami d'azienda, nei settori, a livello locale.

Il movimento cresce perché il cuore del progetto di legge El-Khomri, in particolare l'inversione della gerarchia delle norme, è confermato dal governo, dalla destra e dal padronato, malgrado l'opposizione al testo sia arci-maggioritaria nel paese.

Senza avere cercato il minimo confronto, il governo si è distinto in un'operazione di polizia brutale contro i lavoratori in lotta, davanti al deposito petrolifero di Fos-sur-Mer. Questo comportamento la dice lunga sugli abusi di questo potere che non sopporta di essere contraddetto dal popolo e si rifiuta di ascoltare ragioni. Il PCF condanna questa scelta politica che non ha niente da invidiare a quella adottata dalla maggioranza precedente davanti al movimento contro la legge sulle pensioni del 2010.

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I compiti della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica

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Wfdy logodi Duarte Alves, Gioventù Comunista Portoghese (JCP)
O Militante”, marzo/aprile 2016

Traduzione di Marx21.it

Il 10 novembre 2015 è stato celebrato il 70° anniversario della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (FMGD). Contemporaneamente, si svolgeva all'Avana la 19° Assemblea della Federazione, che raggruppa decine di organizzazioni giovanili dei quattro angoli del mondo attorno alla lotta contro l'imperialismo e per un mondo di pace, solidarietà e trasformazione sociale. La Gioventù Comunista Portoghese (JCP) ha partecipato all'Assemblea, riaffermando il suo impegno nella FMGD.

Quattro anni dopo l'Assemblea della FMGD tenutasi a Lisbona nel 2011, e con il significato particolare che ha assunto la 19° Assemblea a Cuba 70 anni dopo la sua fondazione, la Federazione è chiamata a rispondere alle enormi sfide che la gioventù affronta nel mondo di oggi, in cui l'imperialismo è all'offensiva, attaccando i diritti della gioventù, attaccando i diritti dei popoli alla sovranità e all'indipendenza nazionali, e aggravando l'espansione della guerra, dell'occupazione e dell'aggressione militare. Un panorama mondiale che arreca enormi pericoli di liquidazione di diritti  conquistati e di regressione sociale, di guerra generalizzata e permanente, in cui la gioventù è tra i settori della società quello che più ha da perdere, come la Storia ha dimostrato.

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La storia si ripete?

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us romania groundbreaking abm.sidi Luis Carapinha

da “Avante!”, settimanale del Partito Comunista Portoghese

Traduzione di Marx21.it

La settimana della celebrazione del 71° anniversario della Vittoria sul nazi-fascismo è stata scelta dalla NATO per l'attivazione, il 12 maggio, del sistema antimissile installato in Romania, nella base di Deveselu. Il giorno seguente è stata posta la prima pietra del sistema analogo in Polonia, a 200 chilometri dall'enclave russa di Kaliningrad. Le due unità integrano il progetto globale di scudo antimissile sviluppato dagli Stati Uniti, che mira ad annichilire la capacità di dissuasione della Russia e della Cina, e che permetterebbe all'imperialismo di poter sferrare impunemente un attacco demolitore. Il progetto specifico esiste, definito Attacco Globale Immediato. In quanto allo scudo, gli USA proseguono a ritmo accelerato il loro allargamento terrestre e marittimo. Washington ha annunciato piani per la Corea del Sud con il pretesto della presunta minaccia nucleare della Corea del Nord, nello stesso modo in cui nel caso europeo continua irragionevolmente ad invocare il pericolo nucleare dell'Iran. Si realizzano test e il Pentagono pianifica la sua espansione nel cosmo: gli USA respingono la proposta sino-russa di un trattato contro la militarizzazione dello spazio.

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Pechino e le Ong: colpita la libertà di sovversione?

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piazza rossa Stemmadi Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

Nel suo discorso del maggio del 2014 all'accademia militare di West Point, il presidente Obama presentando le innovazioni riguardanti la dottrina militare Usa, aveva sottolineato in quale campo la “potenza di fuoco” di Washington sarebbe rimasta inarrivabile per gli avversari strategici: “I nostri valori ispirano i leader nei parlamenti e dei movimenti scesi nelle piazze di tutto il mondo. […] La nostra capacità di plasmare l'opinione pubblica mondiale ha contribuito a isolare la Russia. Grazie alla leadership americana il mondo ha immediatamente condannato le azioni russe, l'Europa e il G7 si sono uniti a noi nell'imporre sanzioni, la Nato ha rafforzato il nostro impegno per gli alleati dell'Europa orientale […]”. Insomma, veniva annunciato chiaramente come la superpotenza potesse mobilitare, ancor prima dei propri bombardieri, un vero e proprio esercito di riserva costituito da partiti amici, fondazioni, giornali e organizzazioni non governative (la “società civile”) al fine di indebolire un governo ritenuto ostile.  Scatenare, cioè, quel “bombardamento dell'indignazione” - l'espressione è dello studioso Domenico Losurdo – che alimenta il consenso pubblico internazionale – il fronte interno – in vista di un intervento militare.

In quello che abbiamo definito “esercito di riserva”, un ruolo di primo ricoprono certo le tante organizzazioni non governative – ma spesso finanziate e sostenute indirettamente da governi – che si occupano della tutela dei diritti umani e che oggettivamente in questi anni hanno contribuito alla copertura ideologica delle tante esportazioni di democrazia manu militari condotte dagli Usa e dalla Nato.

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Strategia del golpe globale

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blackwaters mercenaries 2di Manlio Dinucci
il manifesto, 24 maggio 2016

Quale collegamento c’è tra società geograficamente, storicamente e culturalmente distanti, dal Kosovo alla Libia e alla Siria, dall’Iraq all’Afghanistan, dall’Ucraina al Brasile e al Venezuela? Quello di essere coinvolte nella strategia globale degli Stati uniti, esemplificata dalla «geografia» del Pentagono.

Il mondo intero viene diviso in «aree di responsabilità», ciascuna affidata a uno dei sei «comandi combattenti unificati» degli Stati uniti: il Comando Nord copre il Nordamerica, il Comando Sud il Sudamerica, il Comando Europeo la regione comprendente Europa e Russia, il Comando Africa il continente africano, il Comando Centrale Medioriente e Asia Centrale, il Comando Pacifico la regione Asia/Pacifico.

Ai 6 comandi geografici se ne aggiungono 3 operativi su scala globale: il Comando strategico (responsabile delle forze nucleari), il Comando per le operazioni speciali, il Comando per il trasporto. A capo del Comando Europeo c’è un generale o ammiraglio nominato dal presidente degli Stati uniti, che assume automaticamente la carica di Comandante supremo alleato in Europa.

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La Vice Presidente nazionale dell'ANPI risponde alle speculazioni di questi giorni

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ANPI facebookdi Carla Nespolo

L'articolo di Gian Antonio Stella sulla prima pagina del Corriere della Sera di martedi' 17 u.s., è quanto di piu' imbarazzante un giornalista serio possa scrivere.

Partiamo dall'inizio.

I bellissimi quattro giorni del XVI Congresso Nazionale dell'Anpi, sono stati importanti, seri ed anche emozionanti. E' stata la conclusione di un lungo cammino che ha impegnato decine di migliaia di donne e uomini che hanno partecipato a 102 congressi provinciali e a piu' di mille congressi di sezione e la cui stragrande maggioranza ha approvato la linea complessiva dell'Anpi, che è di contrarieta' alle recenti riforme costituzionali volute dal Governo.

In quei giorni ne' giornalisti, né televisioni hanno affollato la grande sala del pala congressi di Rimini. Non c'era lo scoop, perchè disturbarsi a conoscere e a capire ? Salvo poi dire che quella dell'Anpi è una posizione, come scrive Stella, dell'ultima ora.

Non è così. Da due anni, cioè non appena è uscito il testo delle proposte referendarie, l'Anpi ha espresso la propria contrarietà. Lo ha fatto con un grande convegno all'Eliseo di Roma, con dichiarazioni delPresidente Nazionale Carlo Smuraglia, con tanti incontri in molte città italiane, tra cui Alessandria, dove, per due anni consecutivi, abbiamo dedicato un dibattito della festa provinciale, al tema delle riforme costituzionali. E non se n'era accorto nessuno! Nemmeno quando, ad Alessandria, l'Anpi rifiutato la Ministra Boschi come oratrice ufficiale del 25 aprile!

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