Grandi manovre attorno a Gaza

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di Manlio Dinucci

carro israeleDopo il «cessate il fuoco» annunciato al Cairo dalla Clinton, un ventenne di Gaza, Anwar Qudaih, era andato a festeggiare nella «zona cuscinetto», la fascia larga 300 metri in territorio palestinese, dove un tempo la sua famiglia coltivava la terra. Ma quando si è avvicinato alla barriera di filo spinato, un soldato israeliano gli ha sparato in bocca*. 

La prima vittima del «cessate il fuoco», che si aggiunge ai 170 uccisi, un terzo donne e bambini, e agli oltre mille feriti dai bombardamenti, che hanno provocato danni per 300 milioni di dollari. Perché il «cessate il fuoco» possa durare «devono cessare gli attacchi di razzi» contro Israele, sottolinea la Clinton, attribuendo ai palestinesi la responsabilità della crisi. Il piano di Washington era chiaro fin dall’inizio: permettere che Israele desse «una lezione» ai palestinesi e si servisse dell’operazione bellica quale test per una guerra regionale, evitando però che l’operazione si allargasse e prolungasse. Ciò avrebbe interferito con la strategia Usa/Nato, che concentra le forze su due obiettivi: Siria e Iran. 

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La lezione del Venezuela all'Europa e al mondo

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di Inês Zuber, parlamentare europea (GUE/NGL) del Partito Comunista Portoghese | da www.avante.pt

hugo-chavez-venezuela-elections-4Traduzione a cura di Marx21.it

L'Unione Europea cerca faticosamente di provare che le persone si identificano nella “cittadinanza” europea. L'operazione di marketing per vendere questa appartenenza forzata che le istituzioni europee cercano di imporre è sempre più evidente nelle innumerevoli iniziative che dicono di voler migliorare e incentivare la partecipazione dei cittadini alla vita dell'Unione Europea.

Nella pianificazione per il 2013 dell' “Anno Europeo dei Cittadini” la Commissione afferma di avere come obiettivo “rafforzare la sensibilizzazione dei cittadini allo statuto di cittadinanza dell'UE, ai loro diritti e al loro significato nella vita quotidiana”. Vale a dire, un atto disperato per ricordare alle persone perché è importante e utile per loro appartenere all'Unione Europea.

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Il popolo siriano ripudia la guerra e vuole la pace

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di Socorro Gomes, presidente del Consiglio Mondiale della Pace | da www.vermelho.org.br

siria paceTraduzione a cura di Marx21.it

Con il titolo “No alla violenza, si alla democrazia”, il 18 novembre, si è svolta a Teheran una conferenza che ha riunito 200 esponenti del governo e dell'opposizione della Siria, con l'obiettivo di riannodare i fili del dialogo nazionale. All'incontro, tra gli altri erano presenti il segretario del Partito Comunista Siriano Ahmar Bagdash e Ali Heidar, già oppositore di Assad e oggi nominato ministro per gli Affari della Riconciliazione Nazionale. Hanno assistito alla conferenza, insieme a rappresentanti delle istituzioni iraniane e agli ambasciatori di Cina e Russia, anche personalità del mondo politico e dei movimenti sociali provenienti da paesi della regione e di altri continenti, particolare dall'America Latina (spiccava la presenza del diplomatico nicaraguense Miguel D'Escoto, ministro degli esteri dopo la Rivoluzione sandinista ed ex presidente dell'Assemblea Generale dell'ONU). Ha portato il suo contributo, a nome del Centro Brasiliano di Solidarietà ai Popoli e Lotta per la Pace (Cebrapaz), anche la compagna Socorro Gomes, militante del Partito Comunista del Brasile e presidente del Consiglio Mondiale della Pace (http://www.wpc-in.org/).

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Spunti marxiani per una riflessione sulla democrazia partecipativa

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di Marco Esposito, del Comitato Federale PdCI Napoli

mani silhouetteNell’ultimo ventennio, la crisi della politica in Italia ha prodotto un ampio dibattito sullo squilibrio strutturale del nostro sistema e, più in generale, su quanto la forma stessa di democrazia parlamentare otto-novecentesca sia ormai obsoleta e inadeguata alle rapide e complesse trasformazioni della società contemporanea. Un problema, in realtà, con cui, sia pure in forme e modi diversi, si sta misurando l’intero Occidente democratico, ma che da noi languirebbe ancora nelle strettoie politico-culturali del misoneismo italico.

Nelle ultime legislature, tuttavia, il Parlamento italiano sembra essere stato affetto da “smania” riformistica proprio in tema politico e istituzionale. Il risultato è stato piuttosto deludente: riforme corrive ed estemporanee, o lambiccamenti costituzionali.

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A Praga in 25.000 ignorano le celebrazioni della “Rivoluzione di velluto” e manifestano contro il governo

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di AC | da solidarite-internationale-pcf.over-blog.net

praga manifestazioneTraduzione a cura di Marx21.it

Le celebrazioni dell'anniversario della “Rivoluzione di velluto” di Praga (17 novembre) si sono trasformate in una grande manifestazione contro le politiche di austerità del governo della Repubblica Ceca. La notizia, come era prevedibile, è stata largamente ignorata dalla grande stampa occidentale (ndt)

Mai commemorazione della “Rivoluzione di velluto”, che ha rovesciato il regime socialista e restaurato il capitalismo nel 1989, ha rappresentato un flop così evidente, a dispetto degli appelli al “dovere della memoria” del presidente anticomunista Vaclav Klaus.

Al contrario, per la prima volta la giornata si è trasformata in una manifestazione contro il potere, organizzata dal Partito Comunista (KSCM), dalla confederazione dei sindacati di Boemia-Moravia (CMKOS) e dalla coalizione “Fermiamo il governo”.

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Costruire un vasto fronte democratico e di sinistra che impedisca il ritorno del “montismo”

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di Fosco Giannini e Cesare Procaccini | da Il Messaggero Marche del 23 novembre 2012

bandiera rossaL’“antipolitica” contiene in sé il massimo condensato di spirito reazionario. Ma essa si costituisce, nell’essenza, attraverso la rimozione della questione sociale da parte della “politica”. Non vi è paragone tra l’amplificazione del “discorso” sulla legge elettorale e il silenzio sulla questione salariale, su quella della povertà di massa, sulla disoccupazione. La distruzione dello stato sociale, la precarizzazione quale nuovo e drammatico modello capitalistico dell’occupazione, l’impossibilità di vivere – per i salariati e gli stipendiati – oltre la seconda settimana del mese: tutto ciò è il prodotto degli ordini dettati dall’Unione europea ai governi europei, a quelli italiani. Il governo Berlusconi aveva già disseminato, in egual misura, sia una grande sofferenza sociale di massa che una sfrenata e pecoreccia allegria tra le proprie fila. Il governo Monti, cambiando il costume da Joker di Berlusconi con uno smoking, ha alzato con ancora più vigore l’ascia antisociale sui lavoratori e sull’ormai vastissimo popolo dei poveri, dei senzapresente e dei senzafuturo.

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La nostra storia, per non raccontarci storie

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di Francesco Francescaglia, segreteria nazionale PdCI

071111 pciMentre si svolgeva il VI Congresso Nazionale del PdCI (Rimini, 28-30 Ottobre 2011), sembrava ormai chiaro che il Governo Berlusconi avesse i giorni contati.

Il nostro documento politico poneva la c.d. linea dei tre cerchi: unità dei comunisti, unità della sinistra, unità delle forze democratiche per battere le destre.

Vi affermavamo la necessità di costruire un fronte democratico per battere le destre:

Siamo alle grandi manovre per l’avvio di un processo politico di scomposizione e ricomposizione del campo delle destre, che inevitabilmente avrà effetti anche sul resto del panorama politico italiano. Nulla sarà più come prima. Siamo, dunque, in una situazione fluida, dominata da una grande incertezza, tipica di un periodo di transizione. […]

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I comunisti algerini condannano la nuova aggressione sionista contro Gaza

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dichiarazione del Partito Algerino per la Democrazia e il Socialismo (PADS) | da solidnet.org

israele soldatiTraduzione a cura di Marx21.it

“E' legittimo chiedersi se questa aggressione contro il popolo di Gaza non sia una cortina di fumo per coprire il fatto che la mobilitazione di circa 100.000 riservisti israeliani ha come vero obiettivo quello di preparare una guerra contro l'Iran e contro la Siria, sotto il falso pretesto dei tiri di mortaio sul Golan siriano occupato dal 1967”.

I comunisti algerini denunciano con il massimo vigore la nuova aggressione criminale e barbara dello Stato sionista contro la popolazione di Gaza e il sostegno dei paesi imperialisti all'aggressore. Denunciano il silenzio del governo algerino e dei dirigenti dei paesi arabi. Asserviti per la maggior parte all'imperialismo, questi regimi concentrano i loro sforzi nelle ingerenze aperte contro la Siria.

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Gaza. La storia si ripete e le parole mancano

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di Manuela Palermi, segreteria nazionale PdCI, per Marx21.it

gaza-womanLa storia si ripete e le parole mancano. O, meglio, mancano parole “nuove”, non ripetute da anni ed anni ad ogni strage, sulla criminale politica israeliana, sulla caccia continua ai palestinesi, utilizzati come laboratorio per le armi e per i giochi elettorali: più palestinesi ammazzi, più voti otterrai alle prossime elezioni…

Parole nuove non ce ne sono per una carneficina senza fine che torna puntuale ad ogni elezione e si nutre di cadaveri e sangue. Ma è proprio la ripetitività dell’orrore che sta incrinando qualcosa nel granitico muro dell’implacabilità israeliana. Israele è convinto di essere il fronte dell’Occidente contro l’Oriente. L’unica democrazia dell’area, come ci ripetono fino alla nausea i Pannella, i Ferrara e molti altri. Non a caso ha avuto e continua ad avere il massiccio appoggio occidentale. Anche dall’Unione Europea, fresca di Nobel per la pace. Israele può “esagerare”, ma va protetta. Da cosa, da chi? Da un popolo su cui sperimenta le sue politiche razziste e l’enorme e raffinato armamento finanziato dagli Usa e dalla Ue? Da un popolo che chiede di vivere con dignità, di potersi spostare con libertà, di condurre una vita normale di lavoro, di fantasie, di sogni? 

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Palestina: Bene la tregua, ma si lavori ad una pace giusta e duratura

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di Maurizio Musolino, coordinatore del Dipartimento Esteri Pdci

gaza treguaDopo giorni di sangue e distruzione la tregua di queste ore è un importante risultato per la popolazione palestinese. Ogni novità permetta alla gente di Palestina di alleviare le proprie sofferenze non può che incontrare il favore dei Comunisti italiani, che in questi anni non hanno mai fatto mancare la solidarietà a tutti i palestinesi. 

Siamo però consapevoli che nessuna tregua e nessuna pace potrà concretizzarsi fintanto permane l’occupazione delle terre palestinesi da parte di Israele. La fragilità di questo cessate il fuoco è figlia ancora una volta delle politiche neocoloniali e imperialiste degli Usa, che da anni puntano ad una normalizzazione dell’intera regione attraverso la frammentazione degli stati nazionali e l’esaltazione delle differenze confessionali: la cotruzione di un “grande Medioriente” è l’obiettivo, l’alleanza fra Casa Bianca e l’Islam politico rappresentato dai Fratelli Mussulmani è invece lo strumento che questa amministrazione Usa intende usare.

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Ricostruire il Partito Comunista e la situazione attuale

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di Luca Servodio, direzione nazionale PdCI

falce martello tavoloUn Partito Comunista si costruisce su un continuo rinnovamento, come avvenuto in passato, che ha consentito ai comunisti di fornire un contributo decisivo alle lotte del proletariato in tutto il mondo.

Un partito che dia di nuovo un sostegno alla vera democrazia italiana, rafforzando i connotati sociali e politici avanzati e diventi fonderia di una coscienza democratica di massa, riportando al centro della vita politica i diritti del lavoro e i diritti sociali, una forza comunista con l’obiettivo di una profonda trasformazione della società meridionale, attraverso la sua rinascita e la lotta per la conquista del potere, non rinunciando alla lotta politica è il centro della nostra prassi politica.

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Quattro errori sulla Cina

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di Vladimiro Giacché

Il contributo di Vladimiro Giacché è stato pubblicato nella rivista "Essere comunisti"

china-dragon 1795137bIntendere quali siano le principali tendenze economiche in Cina è cosa tutt’altro che facile, a causa della mancanza di informazioni o – più spesso – della disinformazione consapevole che contraddistingue i grandi media quando si parla della Cina. In questo contributo esaminerò quattro luoghi comuni piuttosto diffusi sulla Cina, tentando di dimostrare che essi possono essere letteralmente rovesciati. 

Eccoli: 

1. Lo sviluppo cinese è basato sull’export
2. I consumi individuali sono estremamente ridotti
3. Le produzioni cinesi sono produzioni labor intensive a basso valore aggiunto
4. La Cina è un turbocapitalismo

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Felicitazioni del PdCI per l'elezione di Xi Jinping

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da www.oltre-confine.it | Roma, 20 Novembre 2012

diliberto xijinpingAll'Attenzione del Compagno Xi Jinping, Segretario Generale del PCC

Caro compagno,
a nome del Comitato Centrale del Partito dei Comunisti Italiani, ti inviamo le nostre più calorose felicitazioni per la tua elezione a Segretario Generale del PCC ed i migliori auguri di buon lavoro.

La fase storica che stiamo vivendo è molto delicata, ricca di pericoli e grandi contraddizioni. La crisi economica nata negli Stati Uniti si è rapidamente trasferita a tutta l'Unione Europea, che oggi vede aumentare la povertà ed il rifiorire di movimenti xenofobi e neonazisti. Per molti paesi dell'area Euro aumenta il rischio di insolvenza e la stessa sostenibilità dell'Unione Europea è oggi in discussione. Dall'Italia abbiamo seguito con grande interesse i lavori del vostro 18º Congresso, la cui importanza travalica i confini del vostro grande Paese. Abbiamo prestato grande attenzione al livello del vostro dibattito ed all'innovazione delle vostre riflessioni che, nel solco del socialismo con caratteristiche cinesi, implementa l’obiettivo di “uno sviluppo più bilanciato, coordinato, sostenibile” dell'economia, in modo da essere capace di ridurre il divario tra ricchezza e povertà, riequilibrare le disparità territoriali ed incrementare il Pil pro-capite per i cittadini urbani e rurali.

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Le responsabilità dell'Occidente nella nuova guerra di aggressione al Congo

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di Tony Busselen, da www.ptb.be | Traduzione a cura di Marx21.it

congo soldatiGoma occupata dalla truppe ruandesi

Lunedì 19 novembre, truppe dell'esercito ruandese hanno attraversato la frontiera a partire dalla città di Gisenyi, città prossima a Goma dalla parte del Ruanda. Due giorni prima, tre battaglioni dell'esercito ruandese avevano attraversato la frontiera nei pressi di Kibumba, una località situata 25 chilometri a nord di Goma. I ribelli dell'M23 creato e diretto, secondo i tre ultimi rapporti degli esperti dell'ONU, dal Ruanda e sostenuto dall'Uganda, sono entrati nella città martedì mattina. Goma, una città di 600.000 abitanti, è così caduta dopo cinque giorni di combattimenti tra gli eserciti congolese e ruandese. Dopo maggio, almeno tre rapporti di esperti dell'ONU hanno dimostrato la responsabilità del governo ruandese nella creazione dell'M23, l'ennesima ribellione all'est del Congo. L'ultimo rapporto, datato 12 ottobre, non è mai stati pubblicato ufficialmente nei siti dell'ONU, ma è disponibile in www.jambonews.net.

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Gaza brucia: ecco l’incendiario

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto del 21 novembre 2012

gaza soldati israeleJamal, un commerciante di Gaza, era fuori domenica mattina quando una potente testata israeliana a guida di precisione ha centrato la sua casa, sterminando la famiglia: nove persone tra cui quattro bambini di 2-6 anni. Tre generazioni spazzate via in un attimo. 

Oltre 5mila palestinesi sono stati uccisi in dieci anni dagli israeliani a Gaza, di cui 1.200 solo nel 2009, più altri 2mila in Cisgiordania. Dei 70mila rapiti, oltre 6mila, tra cui più di 400 bambini, sono ancora imprigionati. Un prezzo altissimo, considerando che la popolazione dei Territori palestinesi occupati è di 5,5 milioni. Ma non si muore solo per gli attacchi militari nel ghetto di Gaza e in quello di Cisgiordania, circondato dal Muro di 750 km. Si muore ogni giorno di povertà, per mancanza di cibo, acqua potabile, medicine.

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Referendum lavoro, domani ‘flash mob’ contro la censura tv

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bocca cernieraL’iniziativa, che si svolgerà domattina a Roma davanti agli studi di viale Mazzini, è stata anticipata da una lettera diffusa dal Comitato promotore della raccolta firme per abrogare le modifiche all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e l’articolo 8 della manovra economica dell’agosto 2011, targata Berlusconi.

La lettera diffusa dal Comitato promotore (ne fanno parte sedici cittadini, tra cui Antonio Di Pietro, Nichi Vendola, Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto, Angelo Bonelli, Nicolosi, Patta, Re David e Rinaldini della Cgil, oltre a giuristi e a Tommaso Fulfaro di ‘Articolo 21'), si rivolge, “in un momento così delicato per la vita del nostro paese, alla vostra (dei giornalisti, ndr) sensibilità democratica, affinchè non sia oscurato un tema che sta coinvolgendo in una libera discussione centinaia di migliaia di persone in tutt’Italia”.

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Il diritto internazionale e l’appoggio occidentale e petromonarchico alla coalizione armata in Siria

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da www.sibialiria.org

stopmassacrosiriaIl diritto internazionale permette di appoggiare apertamente l’opposizione armata siriana?

“Il diritto internazionale non permette agli stati di riconoscere ribelli che lottano contro un governo riconosciuto”. Curtis Doebbler, noto giurista, docente alla Webster University e a Ginevra, avvocato esperto in diritto internazionale, durante la guerra della Nato alla Libia in appoggio ai ribelli del Cnt ha sottolineato più volte la totale illegittimità dell’uso della forza contro il paese nordafricano (link). E la Siria? La “Coalizione nazionale siriana per le forze rivoluzionarie e di opposizione”, nata giorni fa a Doha per i buoni auspici dei monarchi del Golfo (Arabia Saudita, Qatar, Emirati, Kuwait, Oman e Bahrein) e delle potenze occidentali, ha chiesto all’Unione Europea e agli Usa il riconoscimento ufficiale, e forniture dirette di armi e denaro, così da rovesciare con la guerra il regime di Damasco. La Coalizione infatti rifiuta ogni dialogo. Le monarchie del Golfo e la Francia l’hanno già riconosciuta come “unico legittimo rappresentante del popolo siriano” (e la Lega Araba l’ha riconosciuta come interlocutore, con l’astensione di Algeria e Iraq).

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Il Partito Progressista dei Lavoratori di Cipro (AKEL) all'Incontro Comunista Europeo

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da inter.kke.gr | Traduzione dall'inglese per www.resistenze.orga cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

AKEL Logo1Bruxelles 01-02 ottobre 2012
Intervento di Christos Toumbazos, del comitato centrale di AKEL

Compagni,

Il nostro incontro si svolge in un momento cruciale. Nel presentare il nostro intervento, desidero pertanto ringraziare e salutare i compagni del KKE per aver preso questa iniziativa.

Inoltre, desidero esprimere la nostra ammirazione, la solidarietà e il pieno appoggio alla lotta del Partito Comunista di Grecia, che nonostante l'attacco a tutto campo del capitalismo e nonostante il saldo negativo dei rapporti di forza, non solo resta in lotta, ma si trova alla guida dei lavoratori nello scontro contro il capitalismo e l'imperialismo.

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Il 18° congresso del PCC delude le aspettative occidentali

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di Bruno Steri | da www.esserecomunisti.it

Shibada-2012-300x200Nel giorno in cui alla fine dello scorso marzo una delegazione Prc-Pdci arrivò in Cina, la prima pagina del Business China Daily così titolava: Le aziende Usa prevedono per la Cina una crescita più lenta. L’articolo riportava i dati di un sondaggio condotto dalla Camera di Commercio Americana tra gli amministratori delegati delle principali multinazionali Usa presenti nel Paese: dall’indagine risultava che, per l’80% degli intervistati, “i costi crescenti ostacolano il business” e che la metà di essi vede a rischio i propri margini di profitto, in quanto “l’inflazione salariale e le nuove misure per la sicurezza sociale hanno significativamente spinto in alto i costi operativi”. Nonostante i proclami un po’ ipocriti a proposito di diritti umani e provvidenze sociali, a storcere il naso per i provvedimenti migliorativi delle condizioni di lavoro adottati dal governo cinese erano proprio gli emissari commerciali del mondo capitalistico.

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Un ministro pericoloso per sé e per gli altri

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di Sergio Cararo | da www.contropiano.org

terzi israeleGiulio Terzi di Sant'Agata, attuale Ministro degli Esteri del governo Monti, è stato ambasciatore a Tel Aviv e a Washington, e si vede. Le dimissioni del ministro Terzi sarebbero un atto dovuto per evitare che l'Italia si ritrovi complice di Israele nel massacro di Gaza e coinvolta in tutti i conflitti in Medio Oriente.

In questi giorni nessuno ha potuto avere dubbi. Il governo italiano, per bocca del suo ministro degli Esteri, Giuliano Terzi di Sant'Agata, ha arruolato l'Italia al fianco delle truppe israeliane che stanno bombardando e massacrando la popolazione palestinese di Gaza. Sbaglia o è connivente chi, come oggi Flavio Lotti della Tavola per la Pace sull'Unità, afferma che l'Italia “deve avere una politica estera all'altezza della situazione”. Il problema è che l'Italia la politica estera ce l'ha, ma è quella espressa piuttosto esplicitamente dal titolare della Farnesina e non solo sul mattatoio in corso a Gaza.

Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, il 16 novembre ha avuto conversazioni telefoniche con i colleghi israeliano, Avigdor Lieberman, ed egiziano, Kemal Amr, sulle “violenze nella Striscia di Gaza” (così le definisce la Farnesina). Nessuna conversazione telefonica risulta esserci stata con Abu Mazen o le autorità palestinesi a Gaza.

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