C’era una volta l’URSS

C’era una volta l’URSS

Pietro Missiaggia

Dominique Lapierre è un giornalista, scrittore e filantropo francese, autore di numerosi testi

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La Russia ha bisogno di un governo di fiducia popolare

La Russia ha bisogno di un governo di fiducia popolare

Yuri Afonin

Il paese ha bisogno di un governo di fiducia popolare

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Ma che cos'è questa repubblica islamica dell'Iran?

Ma che cos'è questa repubblica islamica dell'Iran?

Franco Cardini

Orientarsi nel puzzle irakeno-iraniano, ora, è più difficile

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Dieci domande e risposte sul progetto di riforma

Dieci domande e risposte sul progetto di riforma

Salim Lamrani

L'accademico Salim Lamrani risponde a dieci domande sulle conseguenze della riforma delle pensioni del presidente Macron

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Cina e antiterrorismo di Li Wei

Cina e antiterrorismo di Li Wei

Marco Pondrelli

Li Wei è un esperto di terrorismo ed ha dedicato a questo tema la sua carriera accademica

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Lucio Magri e la storia del Pci

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di Alexander Höbel, Coordinatore del Comitato Scientifico dell'Associazione Marx XXI

 

lucio-magri-w350Lucio Magri ci ha lasciato. La sua scomparsa, anche per il modo in cui è avvenuta, ha suscitato una forte ondata di commozione non solo tra i comunisti “eterodossi” tra i quali si annoverava, ma in larga parte del popolo comunista e di sinistra. Il suo percorso come esponente di punta del gruppo del Manifesto è noto, e altri lo stanno tratteggiando in questi giorni. Vorrei quindi in questa nota portare solo un piccolo contributo relativo ad alcuni momenti della sua militanza nel Pci e al suo lavoro di riflessione sul Pci. Personalmente ricordo Magri in un momento in cui quella esperienza si era già chiusa, e si era invece agli inizi del percorso di ricostruzione di una forza comunista in Italia. Lo ricordo quindi come dirigente politico in un bell’intervento che tenne a Napoli, nei primi anni ’90, nel corso di una manifestazione in difesa della Costituzione alla quale intervenne anche Vera Lombardi ed ebbi anch’io l’onore di prendere la parola come giovane militante. In quella occasione Magri si soffermò sui paradossi di una società che moltiplica la produzione di beni di consumo sempre meno necessari (“metteremo un televisore in ogni stanza?”, si chiedeva) a danno di “consumi collettivi” e servizi sociali, dalla sanità ai trasporti, fino al riassetto di un territorio devastato come quello del nostro paese.

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81 partiti di tutto il mondo parteciperanno al 13° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai (Atene, 9-11 dicembre 2011)

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da www.solidnet.org | Traduzione a cura di Marx21.it

 

Il Partito dei Comunisti Italiani (PdCI) sarà presente con una delegazione composta da Fausto Sorini, della segreteria nazionale e responsabile esteri, e Maurizio Musolino 

della direzione nazionale e dirigente del Dipartimento Esteri.

 

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Il comunicato è stato diffuso dalla Sezione Relazioni Internazionali del KKE


Più di 100 delegati in rappresentanza di 81 partiti comunisti e operai e 61 paesi, presenti nei cinque continenti, dovrebbero partecipare ai lavori del 13° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai che sarà organizzato dal KKE (Partito Comunista di Grecia) ad Atene dal 9 all'11 dicembre 2011.

 

Gli incontri internazionali dei Partiti comunisti sono stati lanciati dal KKE 13 anni fa, e decine di partiti comunisti hanno risposto con la loro presenza, comprendendo la necessità per i comunisti di scambiare punti di vista, discutere degli ultimi sviluppi e dei compiti che devono assolvere, di scambiare esperienze ma anche di coordinare la loro iniziativa comune.

 

Gli incontri internazionali annuali, che hanno esordito ad Atene, si sono imposti come un evento internazionale importante per il movimento comunista. Essi non sono più organizzati da un solo partito, ma da un Gruppo di lavoro dei partiti comunisti. Oltre che ad Atene, dove gli incontri si sono tenuti per sette anni consecutivi, essi sono stati in seguito organizzati a Lisbona (Portogallo), Minsk (Belarus), Sao Paolo (Brasile), New Delhi (India), Tshwane (Sudafrica). Quest'anno, dopo un “viaggio” in cinque paesi di quattro continenti (Europa, America, Asia, Africa), fanno ritorno ad Atene (per quest'anno).

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Sigonella, capitale degli aerei senza pilota USA

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di Antonio Mazzeo | dal suo blog

 

globalhawkguam-w350Aerei senza pilota a gogò per la base Usa di Sigonella. Dopo l’utilizzo come avamposto per le missioni d’intelligence e bombardamento in Libia dei famigerati droni delle forze armate degli Stati Uniti d’America, dal prossimo anno l’infrastruttura siciliana sarà una dei principali centri al mondo per il comando, il controllo e la manutenzione dei velivoli telecomandati “Global Hawk”, “Predator” e “Reaper”.


È quanto rivelato dal programma delle costruzioni militari di US Air Force per l’anno fiscale 2012, in via d’approvazione dal Congresso. Con codice 141-454 UAS SATCOM Relay Pads and Facility, il piano prevede la spesa di 15 milioni di dollari per installare a Sigonella un sito fornito di antenna, ripetitori e generatori di potenza per supportare le telecomunicazioni via satellite (SATCOM) del Sistema degli aerei senza pilota (Unmanned Aircraft System - UAS) e assicurare “lo spazio per la gestione delle operazioni e delle attività di manutenzione” dei droni (una ventina solo del tipo “Global Hawk”).

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Sovranità nazionale e globalizzazione

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di Spartaco Puttini per Marx21.it

 

lottadiclasse“Nulla è più prezioso dell’indipendenza e della libertà”

[Ho Chi Minh]

 

“In ultima analisi, la lotta nazionale è una questione di lotta di classe”

[Mao Tse-Tung]

 

La sovranità [1] nazionale consiste nell’indipendenza non solamente formale di uno Stato che, non riconoscendo alcuna autorità al di sopra di sé, gode della possibilità di decidere il proprio destino.

 

In teoria tutti gli Stati godono degli stessi diritti e delle prerogative della sovranità. Concretamente però la differenza di “potere” che corre tra essi fa sì che la sovranità delle nazioni più deboli sia spesso menomata o calpestata dalle Grandi Potenze. Nonostante le pregevoli intenzioni, le nobili idee e gli stessi trattati l’unico metro che conta nelle relazioni internazionali è il potere.

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Ludovico Geymonat: un contemporaneo del futuro

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di Eros Barone | da Varese News

 

geymonatIl prossimo 29 novembre ricorrerà il ventesimo anniversario della morte di Ludovico Geymonat. Lo scopo di questo profilo è duplice: mostrare in che senso Geymonat occupi un posto non secondario nella cultura filosofica italiana del ’900 e delineare la figura di un intellettuale non conformista e di un pensatore influenzato dal marxismo.


Geymonat nasce a Torino nel 1908; presso l’università subalpina segue, oltre alle lezioni del grande logico e matematico Peano, i corsi di due filosofi positivisti, Juvalta e Pastore; nello stesso ateneo si laurea dapprima in filosofia (1930) e poi in matematica (1932), ponendo le premesse di quella fusione teoretica tra le due discipline che farà di lui un filosofo matematicamente dotato ed un matematico filosoficamente dotato. Per il giovane studioso rigore e coraggio rappresentano i caratteri distintivi di una scelta di vita che lo porterà, all’inizio degli anni ’30, ad assumere, in filosofia, una posizione critica verso il neoidealismo italiano e, in politica, all’abbandono dell’università, causato dal rifiuto d’iscriversi al partito fascista.

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Governo Monti e politica estera: alcuni orientamenti gravi e inquietanti

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di Fausto Sorini* | da www.pdci.it

 

governo-monti-cover o_cgo2Mentre cominciano ad emergere i primi orientamenti antipopolari del governo Monti in materia economico-sociale, in linea con la lettera inviata dalla BCE al governo italiano lo scorso 5 agosto, assai netti, gravi e inequivocabili si confermano gli orientamenti in politica estera espressi dai ministeri di Difesa ed Esteri.


Il neo-ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, tra gli esponenti di maggior rilievo del quartier generale della NATO, che ha partecipato attivamente all'operazione militare in Libia, ha dichiarato di voler dare continuità, rafforzandoli, ai legami di fedeltà alla NATO, e di allineare senza tentennamenti il nostro paese a quel “nuovo concetto strategico” dell'alleanza militare occidentale che estende il raggio d'azione di questo blocco a tutti gli angoli del pianeta, intensificando una pratica di politiche di aggressione e violazione della sovranità e dell'autodeterminazione di altri Paesi. E confermando tutti gli impegni che vincolano l'Italia alla partecipazione alle missioni militari in corso (a partire da Libia e Afghanistan). In materia di spese militari si prospetta a consuntivo 2011 un aumento di 3 miliardi di euro rispetto al 2010 (dovute per lo più alla partecipazione italiana alle guerre di aggressione in Afghanistan e Libia).

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Lettera aperta al Ministro Fornero su pensioni, lavoro, welfare

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di Delfina Tromboni*

 

Gentile Ministro,
ho letto con molta attenzione l’articolo pubblicato qualche giorno fa su un giornale nazionale, da Lei redatto, insieme ad una collega, un paio di mesi prima dell’assunzione della carica, sulla riforma pensionistica di cui necessiterebbe l’Italia.


elsa-fornero-sulle-pensioniMi consenta di porle alcuni quesiti:


1) Lei sostiene che il sistema retributivo (cioè il calcolo della pensione sulla base della media degli stipendi e dei salari degli ultimi anni di lavoro) sarebbe troppo “generoso” anche per chi, all’epoca della riforma Dini, aveva già maturato 18 e più anni di contribuzione. Tralascio di soffermarmi sull’uso del termine “generoso”, che presuppone una elargizione non basata sull’acquisizione di un diritto ma sul “buon cuore” di chi la eroga. Vorrei invece farla riflettere sul dato – che certo non Le sarà sfuggito nel corso della ricerca, ma che in qualche modo appare trascurato dalle Sue conclusioni – costituito dal fatto che quella soglia (18 e più anni di contributi) fu ritenuta all’epoca una barriera determinata dal non essere più remunerativa alcuna pensione privata che i singoli avessero voluto eventualmente stipulare, dato che anche le pensioni integrative collettive ancora non avevano preso piede. Non si trattò quindi dell’allegro scialare della cicala imprevidente, ma di un atto di (dovuta) giustizia.

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L'Italia sarà coinvolta in una nuova guerra di aggressione?

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di Mauro Gemma, direzione nazionale PdCI

 

Giampaolo-Di-Paola-w350Mentre sulle misure di carattere economico e sociale del governo Monti, impegnato nelle faticose trattative per la nomina dei sottosegretari, continua a regnare il più assoluto riserbo e l'unica cosa certa sembrano essere le assicurazioni che Monti ha dato ai suoi interlocutori europei circa l'intenzione di rispettare le disposizioni contenute nella lettera inviata dalla BCE al governo italiano lo scorso 5 agosto, gli unici ministeri che sembrano muoversi con le idee chiare e con intenzioni che difficilmente si prestano a molte interpretazioni, sono quelli incaricati alla Difesa e agli Esteri.

 

Ha cominciato, immediatamente dopo il suo insediamento, il neo-ministro della Difesa Giampaolo Di Paola con una dichiarazione dal carattere perentorio, che non lascia alcun dubbio sulla sua volontà (evidentemente condivisa dal resto della compagine ministeriale) di dare continuità, rafforzandoli, ai legami di fedeltà alla NATO, e di allineare senza tentennamenti il nostro paese a quel “nuovo concetto strategico” dell'alleanza militare occidentale, che è stato definito nel corso degli ultimi vertici politici e militari della NATO e che estende il raggio d'azione di questo blocco a tutti gli angoli del nostro pianeta, sancendo, in una sorta di “carta dei principi”, una pratica di politiche di aggressione e violazione della sovranità e dell'autodeterminazione in atto ormai dai tempi della caduta del “campo socialista”.

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Tutta l’Europa sotto il peso dello «scudo» americano e Nato

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di Tommaso Di Francesco e Manlio Dinucci | da il Manifesto

 

scudo nato

Reazione di Medvedev: missili Iskander a Kaliningrad. Sistema antimissile, così Washington prepara non più sicurezza ma più tensioni belliche

 

Il presidente russo Medvedev ha accusato ieri gli Stati uniti di aver imposto ai loro alleati lo «scudo antimissili» in Europa, avvertendo di nuovo che la Russia prenderà delle contromisure, tra cui l’installazione nell’enclave di Kaliningrad di un nuovo sistema radar e di missili mobili Iskander a corto raggio (fino a 500 km), che possono trasportare anche testate nucleari. È un bluff nella partita elettorale, in vista delle legislative del 4 dicembre e delle presidenziali del 4 marzo? Indubbiamente Medvedev e Putin, che perdono consensi, alzano i toni per dimostrare che sotto la loro direzione la Russia non piega la testa di fronte alla strapotenza Usa/Nato. Eppure non è solo questione di mosse elettorali. 

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Riforma delle Pensioni: perché non si può che dire NO

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di Stefano Barbieri (direzione nazionale PdCI – Federazione della sinistra)

 

governo monti_senatoNel pieno di quella che si avvia a diventare la più grave crisi economica del capitalismo europeo e mondiale, per la quale nel nostro Paese viene chiamato a governare il meglio della nomenclatura borghese e capitalista guidata dal Prof. Monti, c'è chi mette al primo posto delle cose da fare una nuova riforma pensionistica in Italia. A detta di molti, anche a sinistra, sembrerebbe che se non si facesse questo intervento, l'Italia non reggerebbe al giudizio dei mercati, il suo bilancio pubblico andrebbe in default e, per effetto domino, crollerebbe l'euro, l'Unione europea e l'economia mondiale.

 

Un disastro insomma. In effetti la situazione dei conti pubblici italiani è drammatica, ma, per risanarla, rimane inspiegabile l'attenzione spasmodica verso il nostro sistema pensionistico che non più tardi di qualche mese fa veniva presentato come il nostro fiore all'occhiello rispetto ai ritardi e alle difficoltà di riforma incontrati da altri paesi, a cominciare dalla Francia.

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Obama "l'australiano" minaccia la Cina

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di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

 

usa australia_truppeIl 60° anniversario della nascita dell’Anzus, il patto di difesa siglato nel 1951 tra Usa, Australia e Nuova Zelanda nell’ambito della strategia di contenimento del comunismo in Asia, sarebbe passato sotto un sostanziale silenzio se non fosse stato per la decisione di Obama di aprire una base di marines a Darwin nel nord dell’Australia. La base – prima presenza militare permanente di Washington sull’isola-continente - sarà inaugurata entro la fine del 2012 con l’arrivo di 250 marines che saliranno poi fino a 2500 (Marine Air and Ground Task Force). Da parte sua l’Australia aumenterà i porti di attracco e rifornimento per le portaerei americane che operano nella regione. A questo va anche aggiunto il nuovo concetto di guerra del Pentagono, uscito allo scoperto all’inizio di novembre, concepito come risposta ai crescenti sforzi militari cinesi volti a impedire l’accesso ai territori limitrofi e al cyberspazio. L’Air Sea Battle, che per alcuni funzionari della difesa Usa segna l’inizio della guerra fredda con la Cina comunista, prevede l’utilizzo di armi antisatellite, sottomarini, aerei Stealth e missili a lungo raggio che possono colpire portaerei in mare in risposta alla crescente minaccia cinese sulle vie di navigazione strategiche [1].

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I discepoli di Goebbels all’opera contro la Siria

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di Domenico Losurdo, Presidente dell'Associazione Marx XXI | dal suo blog

 

obama bushQual è la natura del conflitto che da alcuni mesi investe la Siria? Con questo mio articolo vorrei invitare tutti coloro che hanno a cuore la causa della pace e della democrazia nei rapporti internazionali a porsi alcune domande elementari, alle quali da parte mia cercherò di rispondere dando la voce a organi di stampa e a giornalisti, che non sono sospettabili di complicità con i dirigenti di Damasco.

 

1. Occorre in primo luogo chiedersi qual era la condizione del paese medio - orientale prima dell’avvento al potere, nel 1970, degli Assad (padre e figlio) e dell’attuale regime. Ebbene, prima di quella data, «la repubblica siriana era uno Stato debole e instabile, un’arena per le rivalità regionali e internazionali»; gli avvenimenti degli ultimi mesi significano il ritorno alla «situazione precedente il 1970». A esprimersi in questi termini è Itamar Rabinovich, già ambasciatore di Israele a Washington, sull’«International Herald Tribune» del 19-20 novembre. Possiamo trarre una prima conclusione: la rivolta appoggiata in primo luogo dagli Usa e dall’Unione europea rischia di ricacciare la Siria in una condizione semi-coloniale.

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Non è che l'inizio

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di Fosco Giannini ( segreteria nazionale -responsabile Lavoro di massa, PdCI-Federazione della sinistra)

e Claudio Saroufim ( direzione nazionale-responsabile Politiche ambientali, PdCI-Federazione della sinistra)

 

IN DIFESA DELL’ACQUA PUBBLICA, DEI BENI COMUNI E DELLA DEMOCRAZIA SABATO 26 NOVEMBRE TUTTI A ROMA

 

acquapubblica

La tendenza generale – lo spirito dei tempi – volta ad abbattere sempre più i diritti, a restringere gli spazi democratici, a violare le regole della stessa democrazia borghese, a zittire senza imbarazzo i lavoratori, i cittadini, si ripete e prende brutalmente corpo relativamente alla questione dell’acqua, dei beni comuni, del Referendum del 12 e 13 giugno scorsi. Referendum nel quale la maggioranza assoluta degli elettori, del popolo italiano, aveva votato per far si che quel bene prezioso, vitale, dell’acqua fosse sottratto una volta per tutte– proprio per la sua rilevanza sociale – alle logiche del mercato. La vittoria per la difesa dell’acqua come bene pubblico è stata schiacciante e ha riaffermato l’idea che l’acqua non può che essere un diritto universale, da non lasciare all’aggressività del profitto, ma da riconsegnare alla gestione pubblica e partecipativa in tutte le forme che vengono sancite nella stessa Costituzione .


Ma quella vittoria – accolta dal popolo democratico, progressista, di sinistra e comunista, come segno di un nuovo tempo della politica e dell’iniziativa sociale, come segno della possibilità reale del cambiamento - è stata sin dall’inizio accolta, dal precedente governo e dalle forze interessate alla privatizzazione anche di questa risorsa, come un piccolo fastidio da cacciare con il gesto di una mano, così come si caccia una fastidiosa mosca.

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Uso dei mercenari: il voto dei paesi dell'ONU smaschera l'ipocrisia dei governi degli Stati Uniti e dell'Unione Europea

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Traduzione a cura di Marx21.it | da www.rlp.com

 

BlackwaterLa condanna dell'uso di mercenari si è trovata di fronte, il 18 novembre scorso, la forte resistenza degli Stati Uniti e dell'Unione Europea (UE), come dimostra il risultato della votazione su questo tema alle Nazioni Unite.

 

Questa posizione si è manifestata in merito alla decisione da adottare su un progetto di risoluzione dal titolo “Utilizzo dei mercenari come mezzo per violare i diritti umani e ostacolare l'esercizio del diritto dei popoli alla libera determinazione”.

 

Il pronunciamento ha avuto luogo nella Terza Commissione dell'Assemblea Generale che doveva analizzare la proposta avanzata da Bolivia, Cuba, El Salvador, Nicaragua e Belarus e che è stata adottata con 118 voti a favore, 52 contro e cinque astensioni.

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Il Partito Comunista Siriano (unificato) sull'accordo tra la Siria e il Comitato di iniziativa arabo

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Traduzione a cura di Marx21.it | da www.solidnet.org

 

Mettere fine al bagno di sangue e opporsi energicamente ad ogni intervento straniero in Siria

 

Il governo siriano e il Comitato di iniziativa Araba, formato dalla Lega Araba, hanno siglato il 2 novembre scorso un accordo sulla crisi siriana dopo la modifica della proposta che era stata già presentata al governo siriano.

 

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Il nuovo accordo prevede i seguenti punti:

 

- Mettere fine a tutti gli atti di violenza di tutte le parti allo scopo di proteggere i cittadini siriani.

 

- Liberare tutte le persone arrestate durante gli incidenti;

 

- Liberare tutte le città e tutti i quartieri residenziali da ogni presenza armata;

 

- Dare la possibilità alle organizzazioni della Lega Araba incaricate della questione, e ai media arabi e internazionali di avere libero accesso in Siria, e di raccogliere le informazioni sullo stato reale della situazione, e di potere osservare gli avvenimenti che si verificano.

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A Lisbona per continuare a lottare contro l’imperialismo, per la pace e la liberta'

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ASSEMBLEA GENERALE DELLA FEDERAZIONE MONDIALE DELLA GIOVENTU' DEMOCRATICA (WFDY)

 

di Angela Rosa Sinisi e Franco Tomassoni, dell'esecutivo nazionale FGCI

delegati alla 18° assemblea del WFDY

 

wfdy-assemblyDall’8 al 12 novembre si è tenuta a Lisbona la diciottesima assemblea del WFDY, la Federazione Mondiale della Gioventù Democratica. L’organizzazione che ha ospitato questo evento, che assieme al festival mondiale della gioventù e degli studenti è uno dei momenti di maggior rilievo nella vita della Federazione, è la gioventù comunista portoghese, JCP, che durante questi giorni ha celebrato anche i suoi 32 anni di lotta.

 

L’assemblea si è tenuta nell’edificio che ospita l’associazione “Voz do Operario” un’organizzazione di lavoratori con oltre 130 anni di vita che però sembra guardare ancora con interesse la lotta anti-imperialista dei giovani tanto da garantire tutti i giorni ogni tipo di assistenza, dalla traduzione in varie lingue a i pasti.

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Monti e le pericolose implicazioni dello "stato d'emergenza"

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di Domenico Moro per Marx21.it, Responsabile del Progetto formazione dell'Associazione Marx XXI

 

montiRicordate il governo Amato del ’92? Credo di sì, fu il primo governo “tecnico” della storia della Repubblica Italiana. Quello che forse non tutti sanno è che con il governo Amato il salario reale italiano, cioè il potere d’acquisto dei lavoratori, retrocesse per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale. I governi “tecnici” si presentano come neutrali, ma neutrali non sono. Lo dimostra il fatto che sotto questo tipo di governi sono stati effettuati molti degli attacchi più pesanti ai lavoratori. Infatti, a differenza dei governi “politici”, i “tecnici” non hanno da preoccuparsi delle conseguenze delle loro azioni, cioè di essere penalizzati alle elezioni successive. Questo vale a maggior ragione per il governo Monti, il quale farà il lavoro sporco, che nessun partito o coalizione è in grado di fare. Dietro il governo Monti c’è il capitale finanziario europeo e anche quello italiano. Lo prova la storia personale del professore, membro del direttivo del gruppo Bilderberg e consulente di Goldman Sachs come l’altro super Mario, quello che ora siede alla Bce, e soprattutto il programma che è chiamato ad applicare.

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Governo garantito dalla Goldman Sachs

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto

 

goldman sachs_logo_door-300x225Quando sarà varato il governo Monti, ministri e sottosegretari brinderanno. Non però con lo champagne, ma con la Coca-Cola. Mario Monti è infatti membro dell’International Advisory Board della multinazionale statunitense, ossia del comitato di esperti che la consiglia su come accrescere i già colossali profitti, realizzati grazie alla sua posizione dominante nel mercato mondiale delle bibite e dell’acqua imbottigliata. Eppure, quando era commissario europeo alla concorrenza, Mario Monti perseguì la Coca-Cola per abuso di posizione dominante. Il contenzioso terminò con un accordo nel 2004, ma la multinazionale rimase in ottimi rapporti con Monti, tanto che due anni dopo lo assunse come consulente.

 

A New York, la nascita del governo Monti sarà festeggiata, con costosissimo champagne, soprattutto dalla Goldman Sachs, una delle maggiori banche d’investimento del mondo, di cui Mario Monti è international advisor, ossia consulente. Questo gruppo bancario è specializzato nei derivati, strumenti finanziari il cui valore è basato su quello di altri beni, tra cui le materie prime agricole. Meccanismi speculativi che hanno permesso da un lato di realizzare enormi profitti, ma dall’altro hanno provocato l’aumento dei prezzi internazionali dei cereali e quindi della fame nel mondo, condannando a morte oltre un miliardo di persone.

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Un appello per la pace in Siria

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di Autori Vari su www.rebelion.org | Traduzione a cura di Marx21.it

 

syria preparing_for_war_lrgL'espressione Asse del male venne utilizzata per la prima volta dal presidente degli Stati Uniti George W. Bush il 29 gennaio 2002, tre mesi dopo l'inizio della guerra in Afghanistan, per descrivere i regimi che secondo gli Stati Uniti appoggiavano il terrorismo, in realtà per segnalare le nazioni che non si piegavano al diktat di Washington. Quelle menzionate da Bush nel suo discorso furono Iraq, Iran e Corea del Nord, a cui in seguito furono aggiunte Libia, Siria e Cuba. Più tardi vennero aggiunti altri quattro Stati: Bielorussia, Myanmar, Sudan e Zimbabwe e in più di un'occasione si fece allusione esplicita a Cina e Russia. La globalizzazione neoliberale condotta dagli Stati Uniti richiedeva il chiaro dominio della cultura occidentale su tutto il pianeta. Solo da questo punto di vista è possibile comprendere meglio le tesi di Samuel Huntington. In presenza del dissenso di alcune nazioni, si sarebbe prodotto uno scontro di civiltà.

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I «liberatori» venuti dal Qatar

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di Manlio Dinucci | su il Manifesto

 

soldati qatar-w350I miraggi sono frequenti, specie nel deserto libico. Ne è affetto Farid Adly che, convinto della «genuinità della rivoluzione», continua a vedere un Cnt che «ha sì chiesto, accortamente, l’aiuto delle forze internazionali, ma si è anche opposto a qualsiasi intervento di terra» (Progetto Lavoro, ottobre). Eppure molti dei «ribelli libici», che la televisione ci mostra, non sono libici. Sono commandos del Qatar, addestrati e diretti dal Pentagono, camuffabili grazie alla lingua e all’aspetto. Lo abbiamo già detto, ma ora c’è la conferma ufficiale: «Noi qatariani eravamo tra i ribelli libici sul terreno, a centinaia in ogni regione», ha dichiarato il capo di stato maggiore Hamad bin Ali al-Atiya, precisando che «abbiamo gestito l’addestramento e le comunicazioni dei ribelli, supervisionato i loro piani, assicurato il loro collegamento con le forze Nato» (The Guardian, 26 ottobre).

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