Diffidare della sinistra anti-anti guerra

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di Jean Bricmont | da www.sinistrainrete.info

altan guerra pace 21Sin dagli anni ’90, e soprattutto dopo la guerra del Kosovo nel 1999, chiunque si opponga agli interventi armati delle potenze occidentali e della NATO deve confrontarsi con quella che può essere definita una sinistra anti-anti-guerra (compreso il suo segmento dell’estrema sinistra). In Europa, e in particolare in Francia, questa sinistra anti-anti-guerra è costituita dalla socialdemocrazia tradizionale, dai partiti Verdi e dalla maggior parte della sinistra radicale. La sinistra anti-anti-guerra non è apertamente a favore degli interventi militari occidentali e a volte non risparmia loro critiche (ma di solito solo per le loro tattiche o per le presunte motivazioni – l’Occidente sta sostenendo una giusta causa, ma goffamente e per motivi legati al petrolio o per ragioni geo – strategiche). Ma la maggior parte della sua energia la sinistra anti-anti-guerra la spende nell’emettere ”avvertimenti” contro la presunta pericolosa deriva di quella parte della sinistra che continua ad opporsi fermamente a tali interventi. La sinistra anti-anti-guerra ci invita ad essere solidali con le “vittime” contro “i dittatori che uccidono il loro stesso popolo” e a non cedere all’ istintivo anti-imperialismo, anti-americanismo o anti-sionismo, e, soprattutto, a non finire dalla stessa parte dell’estrema destra. Dopo gli albanesi del Kosovo nel 1999, ci è stato detto che “noi” dobbiamo proteggere le donne afgane, i curdi iracheni e, più recentemente, il popolo libico e siriano.

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Mobile User Objective System (MUOS). Ora è un obbligo!

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di Giulietto Chiesa | da Il Fatto Quotidiano

muos-damageNon so quanti sanno cosa sia il Muos. E’ una base militare americana (non della Nato), sistemata illegalmente in mezzo a una riserva naturale, a due passi da Niscemi, Sicilia.

Segretissima. Enorme. Si vedono antenne altissime di diversi tipi. I tecnici del Politecnico di Torino, chiamati dall’Amministrazione comunale di Niscemi, hanno valutato i rischi per le popolazioni circostanti. Il rapporto è, a dir poco inquietante. Ma più inquietante è scoprire che tutto il Muos è un’arma strategica offensiva di nuovo tipo, che fa parte di un sistema di basi analoghe, sparse in diversi continenti, collegate a un sistema di satelliti geostazionari che consentono agli Stati Uniti d’America, senza alcun controllo da parte italiana, di condurre azioni di rilevazione, controllo, guida di droni, possibili e multiple azioni di disturbo e di offesa verso terzi.

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I comunisti di Cipro: la crisi è il pretesto per cancellare i diritti dei lavoratori

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di Iannakis Thoma, dell'Ufficio Politico del Partito Progressista de Popolo Lavoratore (AKEL)
da www.avante.pt | Traduzione di Marx21.it

folla noLa crisi del capitalismo, che ha colpito tutti i paesi del Sud Europa, ha toccato anche l'economia cipriota. Abbiamo problemi con il sistema bancario del paese, a causa dei suoi forti legami con il sistema bancario della Grecia. Sappiamo che le dirigenze della Banca Centrale di Cipro e delle principali banche hanno commesso gravi errori, ammettendo pure che siano errori e non autentici crimini.

La situazione delle banche cipriote è la principale ragione che ha posto il governo di fronte alla necessità di iniziare negoziati con la troika, per ottenere un prestito ed evitare la bancarotta dello Stato.

Tutti sappiamo che nei paesi in cui è entrata la troika, la situazione non è migliorata ma al contrario si è aggravata. Per questo, il nostro governo ha condotto negoziati molto difficili con la troika che permettessero di raggiungere l'accordo, che non è stato ancora firmato.

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La guerra in Siria e le difficoltà dei Paesi occidentali

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di Massimiliano Trentin, Ricercatore, Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali - Università di Bologna

siria guerriglieriarmatiPubblichiamo come utile contributo alla discussione sulla situazione in Siria

Che la Siria non fosse la Tunisia o l’Egitto o addirittura la Libia, e che non sarebbe stato altrettanto facile deporre il regime di Damasco era chiaro a chiunque avesse un minimo di conoscenza della regione, e del Paese in particolare. Dopo un anno e mezzo di conflitto sociale, poi trasformatosi velocemente in guerra civile e regionale, sembra che questa constatazione stia prendendo piede anche nelle capitali europee, in Turchia e negli Stati Uniti. Nella situazione attuale, la caduta del regime di Bashar al Asad comporterebbe un disordine politico e una frammentazione territoriale difficilmente governabile in tempi brevi: né la Turchia, né la Nato, né le monarchie del Golfo hanno ad oggi le risorse e soprattutto le capacità politiche per gestire una situazione post-Asad, e nelle capitali occidentali sembra farsi largo l’idea che i costi della transizione siriana verso le magnifiche sorti progressive del capitalismo di libero mercato e della democrazia rappresentativa non sarebbero sostenibili alla luce dell’esperienza irachena, o della stessa Libia. 

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I comunisti e la crisi del capitalismo

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di Erman Dovis, Comitato Centrale Partito dei Comunisti Italiani per Marx21.it

marx sculturaLa crisi sistemica del capitalismo entra nella sua fase putrescente, gli assetti politici ed economici dei continenti e delle nazioni vengono sconvolti, gli effetti sui popoli sono devastanti.

In Siria, dopo aver fomentato e generato una situazione di caos estremo, dopo aver armato bande mercenarie, fornito copertura logistica e militare, gestendo il totale controllo dei Media occidentali, l’imperialismo si appresta a scatenare l'ennesima guerra di aggressione, a pochissima distanza dalla criminale mattanza ai danni del popolo libico. I grandi capitalisti e i monopoli privati impongono l’uso dello straordinario potenziale militare del Pentagono e della Nato, autentici bracci armati che minacciano, aggrediscono, balcanizzano gli Stati, causando immani sofferenze alle popolazioni. Gli imperialisti marciano a tappe forzate verso la realizzazione del loro progetto neocolonialista, e l’intervallo che passa tra un’aggressione militare ed un’altra si riduce sempre di più. A ciò si aggiungono gli intrighi, le destabilizzazioni, le fomentazioni allo scopo di ribaltare governi democraticamente eletti, come sta accadendo in America Latina, dove si assiste a un ritorno di ingerenze aggressive, per lo più nord-americane.

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Le guerre auto-generatrici degli Stati Uniti

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da www.michelcollon.info | traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova

soldati cargo silhouetteOggi, la sfida politica più urgente nel mondo è quella di impedire che la cosiddetta “Pax Americana” degeneri progressivamente verso un conflitto mondiale drammatico, come è avvenuto nel XIX secolo durante la cosiddetta “Pax Britannica”. 

Uso il termine “cosiddetta” perché entrambe queste “Pax” nelle loro fasi finali sono diventate via via sempre meno portatrici di pace e di ordine, e sempre più incardinate sull’imposizione di una potenza competitrice, guerrafondaia e intrinsecamente fautrice delle disuguaglianze. Potrebbe sembrare pretenzioso considerare la prevenzione di questo conflitto come un obiettivo raggiungibile. Tuttavia, le misure per conseguire questo scopo sono tutt’altro che impossibili, perfino qui negli Stati Uniti. 

Per fare questo, non abbiamo bisogno di una nuova politica radicale e inedita, ma di una diversa valutazione realistica e indispensabile di due politiche recentemente avviate - che sono state screditate e che si sono dimostrate contro-produttive. Perciò, dovremmo gradualmente disimpegnarci da queste politiche.

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Le Isole Malvinas: un retaggio coloniale

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di Federico La Mattina per Marx21.it

malvinas soldatoLa disputa sulle isole Malvinas tra Regno Unito e Argentina ha messo in rilievo la prepotente politica estera del governo britannico che ignora volontariamente le risoluzioni ONU sulla decolonizzazione e si mostra intransigente di fronte alle plurime richieste di una risoluzione pacifica che tenga conto delle precedenti risoluzioni dell’Assemblea Generale. Il 3 gennaio Cristina Fernandez Kirchner ha inviato una lettera aperta (1) al Primo Ministro britannico David Cameron in cui rivendica la sovranità argentina sulle isole Malvinas ed esorta il Regno Unito a rispettare la risoluzione ONU del 14 dicembre 1960 che “proclama solennemente la necessità di porre rapidamente e incondizionatamente fine al colonialismo, in ogni sua forma e in ogni sua manifestazione” (2). Cristina Fernandez rivendica inoltre la risoluzione 2065 (XX) ONU del 1965 in cui l’Assemblea Generale, facendo riferimento alla citata risoluzione del 1960, “ invites the Governments of Argentina and the United Kingdom of Great Britain and Nothern Ireland to proceed without delay with the negotiations recommended by the Special Committee on the Situation with regard to the Implementation of the Declaration on the Granting of Independence to Colonial Countries and Peoples with a view to finding a peaceful solution to the problem bearing in mind the provisions and objectives of the Charter of the United Nations and of General Assembly resolution 1514 (XV) and the interests of the population of the Falkland Islands (Malvinas)…” (3)

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Il posizionamento dell’Italia

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto dell'8 gennaio 2013

italia soldato mediorienteFinalmente una buona notizia: l’Italia ha rafforzato il suo posizionamento in tutti i quadranti fondamentali dello scacchiere globale, dal Medio Oriente all’Asia. Lo annuncia Monti nella sua agenda, precisando che ciò è reso possibile dalla presenza delle forze armate italiane nelle operazioni di pace nel mondo e da uno strumento diplomatico di eccellenza. L’Italia può dunque andare «a testa alta nel mondo». 

Monti non dorme però sugli allori e si propone, presiedendo un nuovo governo, di fare di più e di meglio: anzitutto rinsaldare  fortemente il legame transatlantico con gli Stati uniti. Allo stesso tempo, forte della sua collocazione geografica al centro del Mediterraneo, l’Italia deve guardare con più coraggio e con una visione strategica ai grandi cambiamenti della primavera araba e sostenere i percorsi di vera democratizzazione. Il programma di governo è dunque tracciato. In esso, spiega Monti, svolge un ruolo rilevante l’azione sul fronte internazionale, poiché il destino di ogni paese non si decide più nei suoi confini ma è strettamente intrecciato a quello del sistema di relazioni globali in cui è inserito. 

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La Nato è la macchina da guerra delle potenze mondiali

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di Vanessa Silva, da www.vermelho.org.br | Traduzione di Erman Dovis per Marx21.it

socorrogomesVermelho (portale web del PCdoB) incontra Socorro Gomes, presidente del Consiglio Mondiale della Pace

Dopo due decadi di dittature sanguinose, il processo di seconda indipendenza, di sovranità e di mantenimento della pace dell’America Latina, ha acquisito molta importanza ed è divenuto oggetto di contesa e strenua difesa da parte dei presidenti progressisti del Continente.

Intorno a questo tema cruciale si è svolta in Argentina la Conferenza Internazionale della Pace, del disarmo e dell’alternativa globale alla Nato. 

Secondo Socorro Gomes, presidente del Consiglio Mondiale della Pace, oggi proprio la Nato è la più grande minaccia alla pace mondiale. L’evento, svoltosi dal 12 al 15 dicembre scorsi, si è tenuto significativamente in un luogo emblematico per l’Argentina e tutto il Sudamerica: all’Esma, la Scuola Superiore di Meccanica del Corpo della Marina, di Buenos Aires.

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Aqrab: la tragedia che nessuno vuole ricordare

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di Pierangela Zanzottera | da www.sibialiria.org

aqrab siriaIl 2 dicembre 2012, circa cinquecento abitanti del villaggio di Aqrab, nella provincia centrale di Hama, sono stati rapiti e fatti prigionieri in una palazzina a due piani di proprietà di Abu Ismail. Tra loro molte donne e bambini, oltre a giovani e anziani. Tutti alauiti.

Durante i nove giorni di prigionia, che pochi – pare una settantina – sono riusciti a testimoniare dopo una fortunosa fuga, mentre degli altri non ci sono notizie, sono stati costretti a sopportare l'insopportabile: secondo alcuni racconti, donne costrette dalla sete a raccogliere con i panni l'acqua piovana, anziani indotti a leccare i muri della triste prigionia per rigenerarsi con l'umidità. Nove giorni di prigionia in una stanza avvolta da buio e freddo pungente, quasi senza cibo (alcuni testimoni hanno raccontato che per i bambini veniva riservata una pagnotta secca ogni due giorni), con pochissima acqua (appositamente contaminata dagli aguzzini per renderla imbevibile), senza alcuna possibilità di proteggersi dal rigore invernale: un quadro di desolante disperazione.

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Hugo Chavez, altro che ‘petro-caudillo’

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di Fabio Marcelli | da Il Fatto Quotidiano

chavez1-e1357567831524Avevo diciassette anni quando ci fu il golpe in Cile. La mia generazione rimane fortemente segnata da quell’evento sanguinoso, che mostrò a tutto il mondo la ferocia e il cinismo del potere imperiale. Allende era stato un grande dirigente, ma aveva avuto un grande limite, quello di essere un profeta disarmato. Il grande movimento popolare che lo sosteneva, il suo governo e il Parlamento democraticamente eletto vennero spazzati via in pochi giorni dalla congiura della cupola militare guidata da Pinochet e sostenuta dagli Stati Uniti. Questa è oramai verità storica accertata anche se in questo caso, al contrario che in quello del Guatemala, devono ancora pervenire le scuse di Hillary Clinton.

Girava all’epoca un film che ebbi occasione di vedere varie volte. Si chiamava “Cuando se despierta el pueblo” (Quando il popolo si risveglia) e raccontava le mobilitazioni popolari precedenti al colpo di Stato. Trentatré anni dopo, in Venezuela, ho avuto occasione di vedere da vicino un popolo che si era risvegliato e continuava a risvegliarsi. Un popolo che, pochi anni prima, era sceso in piazza compatto e coraggioso per sventare un complotto golpista analogo a quello che aveva rovesciato Allende l’11 settembre del 1973. Ottenendo il ritorno del suo presidente democraticamente eletto, Hugo Chavez, che i golpisti, ancora una volta ispirati e sostenuti dagli Stati Uniti, avevano sequestrato e trasferito in un’isoletta. Ma stavolta non erano riusciti nel loro intento.

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Il Partito Comunista Sudafricano e la rivoluzione democratica nazionale*

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di Chris Mathlako, segretario delle Relazioni Internazionali del SACP | da www.avante.pt

sacp 90 yrs wit 2Traduzione a cura di Marx21.it

Il Partito Comunista Sudafricano (SACP) fa parte della triplice alleanza che include il Congresso Nazionale Africano (ANC), il più antico movimento di liberazione nazionale che commemora nel 2012 il centenario della sua fondazione, e anche il Congresso dei Sindacati Sudafricani (COSATU).

Queste sono le principali forze che appoggiano il percorso di cambiamento in Sudafrica, nell'ambito della rivoluzione democratica nazionale. Gli obiettivi della rivoluzione democratica nazionale sono l'emancipazione del popolo sudafricano e in particolare la conquista di una società non razzista, non sessista e prospera. Il Partito Comunista Sudafricano vede questo processo come parte di un percorso ininterrotto in direzione del nostro obiettivo supremo che è il socialismo e più avanti il comunismo. Non pensiamo che la lotta di liberazione nazionale sia separata dal movimento ininterrotto sulla via sudafricana al socialismo.

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Ingroia. Prima intervista da candidato premier

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di Fabrizio Leone | da www.oltremedianews.com

ingroia costituzioneNell’intervista andata in onda su tgcom 24 all’ora di pranzo, l’ex pm Antonio Ingroia ha affrontato i temi cardine del suo programma: legalità, economia e diritti. “Non temo nessuno, ma riconosco che Monti sarà il nostro avversario più temibile”. “L’entusiasmo crescente attorno alla nostra lista lascia ben sperare”.

“Vogliamo essere credibili e dimostrare agli italiani che la Rivoluzione Civile non è una velleità retorica, ma un serio piano di impegno politico volto a riconsegnare all’Italia la dignità che merita”, con queste parole Antonio Ingroia, nella sua prima intervista da candidato premier, ha commentato il programma del suo movimento. Fare la “Rivoluzione Civile vuol dire rimettere in cima i valori della Costituzione e permettere ai tanti cittadini per bene di impegnarsi attivamente in politica senza essere succubi delle logiche di partito. Proprio per questo chiediamo alla politica professionale di fare un passo indietro. La nostra rivoluzione non va intesa nel senso novecentesco, a cui sono collegati spesso violenza e insuccesso, ma ad una ferrea volontà di cambiamento istituzionale, sociale ed etico”.

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Di Siria, petrolio, tentativi di disgregazione : il discorso di Nasrallah per la commemorazione dell’Arba’in

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da sabraechatila.wordpress.com

nasrallahBEIRUT, 4 Gennaio 2012 – In occasione del discorso per le celebrazioni dell’Arba’in tenutesi giovedì nella città di Baalbek, il Segretario Generale di Hezbollah Said Hassan Nasrallah, si è pronunciato su tutti i temi caldi che negli ultimi mesi hanno interessato e stanno interessando il Libano e la regione mediorientale.

Il primo pensiero è dedicato ai pellegrini sciiti che nel corso degli ultimi mesi sono stati vittime di attentati e rapimenti da parte di gruppi sunniti radicali dal Pakistan, all’Iraq, alla Siria. “Oggi”,ha dichiarato Nasrallah, riferendosi in particolare alla serie di attentati esplosivi che da mesi stanno colpendo la città di Karbala, in Iraq, “nonostante le esplosioni messe in atto dai terroristi takfiristi incitati dagli Stati Uniti, che colpiscono i visitatori della tomba dell’Imam Hussain, i pellegrini continuano a visitare Karbala, dove riposano l’Imam e i suoi compagni”. “A questi assassini terroristi” ha aggiunto, “dico: questo atteggiamento errato non fa altro che rafforzare la fede nel visitare l’Imam Husain”, estendendo la condanna anche verso gli attentati mossi nei confronti delle comunità cristiane.

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Unione Europea: le mistificazioni su “diritti umani” e “democrazia” strumento per attaccare i diritti dei lavoratori

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di Miguel Mauricio | da www.avante.pt

europa grungeTraduzione a cura di Marx21.it

I monopoli e i loro servitori dell'UE hanno innalzato i “diritti umani” e la “democrazia” a elementi centrali dell'attacco ai diritti e alle conquiste sociali dei lavoratori e dei popoli, alla sovranità, ai diritti democratici e al diritto dei popoli allo sviluppo. Sono pochi o addirittura assenti i discorsi, le proposte, le dichiarazioni, i programmi, gli organismi creati e le iniziative di propaganda dell'UE che non convergano su tale obiettivo, in particolare nel campo della politica estera. Chi vuole dare uno sguardo onesto a quanto vada al di là di ciò che viene detto e scritto, e analizzi la realtà in modo obiettivo, troverà gli elementi centrali di questa politica nell'ingerenza, nella pressione, nell'aggressione e nella guerra che vengono sviluppate dalle grandi potenze della NATO e dell'UE. Troverà una visione mistificante dei diritti umani e della democrazia, con l'obiettivo centrale di imporre una regressione nel carattere universale e indivisibile dei diritti umani, la distruzione dei diritti democratici attraverso la loro trasformazione in una mera formalità completamente innocua per gli interessi dei monopoli capitalisti, vale a dire l'egemonia del potere economico sul potere politico.

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Maria Saadeh: "Difendo il mio popolo e la verità sulla Siria"

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da www.assadakah.it

Maria SaadehNon ci sta Maria Saadeh, deputata cristiana a Damasco, a vedere la sua Siria dipinta come l’impero del male assoluto, non smette mai di impegnarsi di correre dove può per portare la sua parola di verità sulla situazione siriana. La dissoluzione dello Stato Siriano, continua a ripetere, sarebbe un disastro per tutto il Medio Oriente e per le comunità religiose minoritarie che ci vivono. Si precipita a Beirut per incontrare la delegazione di Assadakah, una porta aperta verso l’Europa, una porta che non si vuole far aprire. Con la sua auto percorre la strada, per lei pericolosa, che congiunge Damasco a Beirut. Mostra tutto il coraggio di una donna che ha fatto della difesa del proprio Paese il suo modus vivendi. Fallita la sua missione e quella di due parlamentari siriani a Roma per incontrare le istituzioni italiane, a causa del diniego dei visti da parte del Ministro Terzi, ora il tentativo è quello di passare per Bruxelles.

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Dal fronte esterno al fronte interno. Per una strategia di liberazione nazionale

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di Pasquale Cicalese, (sarà pubblicato sulla rivista MarxVentuno)

APPUNTI PER UN PROGRAMMA DI TRANSIZIONE DEI COMUNISTI NELLA FASE ATTUALE

lissitzky newmanPrima ancora di parlare di programma, è bene chiarire che compito dei comunisti è quello di adottare la matrice del materialismo storico per comprendere le dinamiche in atto, dunque analizzare in pieno i conflitti e le guerre di classe che attraversano la società italiana.

Ritornare a crescere con l’intervento pubblico nell’economia

Il Paese vive da vent’anni una fase recessiva che è stata essenzialmente dovuta alla dismissione dell’economia mista avviata con vigore nel dopoguerra, quando la produzione militare lasciò il passo alla produzione manifatturiera civile, con un forte connubio, nelle industrie pubbliche, tra scienza e industria.

Ritornare a un sentiero di crescita implica necessariamente un ritorno del pubblico nell’economia: ciò sottintende, innanzitutto, la nazionalizzazione del sistema bancario italiano e la creazione di oligopoli pubblici capaci di intercettare la richiesta di merci tecnologicamente avanzate da parte dei paesi che sono emersi o che sono in un sentiero di sviluppo.

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I comunisti venezuelani: il 7 ottobre il nostro popolo ha deciso

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di Carolus Wimmer, responsabile internazionale del Partito Comunista del Venezuela
Traduzione a cura di Marx21.it | da solidnet.org

chavez folla balconeMessaggio di fine anno del gruppo comunista al Parlamento Latinoamericano (Parlatino)

Il popolo venezuelano ha deciso il 7 ottobre, e lo ha ratificato il 16 dicembre, che quest'anno ha inizio la fase dell'accelerazione verso il socialismo con la Classe Operaia e il Comandante Hugo Chavez alla guida della nostra Rivoluzione.

La militanza rivoluzionaria che in questo momento trova la sua coesione nel sentimento di unione e solidarietà con il presidente Chavez, trasmettendole il suo affetto e il suo augurio di pronta guarigione, deve utilizzare questa data per riflettere sulle due recenti vittorie elettorali ottenute, perché tutti siamo corresponsabili per la posta in gioco con il Secondo Piano Socialista della Nazione 2013-2019, in merito al quale abbiamo fatto proposte e abbiamo partecipato alla discussione.

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"Global Commons" o della politica delle cannoniere

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di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

pivot asiaIn un suo recente saggio dedicato ai rapporti sempre più conflittuali tra Usa e Cina, il generale italiano Fabio Mini ha sottolineato come con il “Pivot to Asia” enunciato da Obama abbia “esplicitamente assegnato alle Forze armate americane il compito di esercitare in maniera autonoma e egemonica lo sforzo militare principale nell'area Asia-Pacifico. Ufficialmente tale sforzo è rivolto alla difesa dei diritti comuni e di quelli dei Paesi amici. Implicitamente, ma non troppo, esso è invece l'inizio della diretta contrapposizione nei confronti dell'unica potenza in grado di giustificare un impegno strategico, militare e industriale di rilievo: la Cina. In questo senso Obama ha consegnato ai suoi elettori, ai suoi oppositori e alla grande maggioranza di qualsiasi partito e fede il Nemico (neretto mio) di cui l'America ha bisogno per sentirsi investita della missione divina di combattere per il mondo. Dopo il crollo dell'Unione Sovietica la ricerca del nemico è diventata spasmodica.

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Siria: i comunisti russi chiedono fermezza contro la condotta aggressiva della NATO

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a cura della redazione

newsdalmondo bannerIn una dichiarazione diffusa negli ultimi giorni del 2012, il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) esprime la sua netta condanna della condotta imperialista nei confronti della Siria e ribadisce la sua richiesta al governo russo di manifestare fermezza nei confronti dei continui tentativi della NATO di cercare pretesti per scatenare un nuovo intervento militare diretto delle potenze occidentali.

“Il KPRF condanna fermamente il comportamento degli Stati Uniti e degli altri paesi membri della NATO che mira a destabilizzare la situazione in Siria. Esigiamo che l'Occidente e i suoi alleati nel mondo arabo cessino le loro ingerenze negli affari interni della Siria”, si legge nel documento.

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