L'unità di “visibilità” e “alternativa” nella lotta politica per la democrazia

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di Emiliano Alessandroni

prospettivepericomunisti bannerLa situazione politica attuale, sia nazionale che internazionale, presenta un intreccio di contraddizioni ed una complessità che dovrebbe indurre tutte le forze progressive ad una massima prudenza valutativa. Si sa infatti che quanto più le contraddizioni si intrecciano e il panorama si aggroviglia tanto più queste forze divengono soggette a divisioni interne. Ma se in un luogo una forza A si allea con una forza B per realizzare o avvicinarsi alla realizzazione di un programma C, e in altro luogo la forza A lotta contro la forza B per realizzare o avvicinarsi alla realizzazione del programma C, in questo caso sarà il programma C a costituire l'essenziale e il termine di unità (non già il rapporto fra A e B), e la contraddizione non si formerà all'interno della forza A (per il quale il programma C costituisce la costante) ma all'interno della forza B dal cui lato il programma C è l'incoerenza e la contraddizione. Tuttavia la medesima contraddizione potrà investire la forza A qualora questa non fosse in grado di scorgere la frattura interna a B e pretendesse di estendere all'Universale una situazione particolare. 

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Ordine del giorno del Comitato Federale del PdCI di Roma

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pdciProseguiamo il confronto sul risultato elettorale, pubblicando l'ordine del giorno approvato dal Comitato Federale del PdCI di Roma

Le elezioni politiche hanno consegnato un quadro instabile. Il risultato ha messo in evidenza un superamento, almeno per come le abbiamo conosciute, delle forze politiche nate dentro la seconda repubblica. Il dato della crisi ha inciso profondamente nell’esito elettorale.

PD, PDL e Lega hanno perso tra il 30 e il 50 per cento dei voti assoluti, un dato che se sommato all’aumento dell’astensionismo da la dimensione della situazione. E’ lo stesso capitale finanziario ad aver subito una sconfitta.

Il voto a Grillo, che oscilla tra posizioni avanzate e reazionarie, è lo specchio della volontà di rottura che in assenza di una proposta di alternativa ha riempito un vuoto. Dentro il movimento 5 stelle si raccolgono in maniera eterogenea la sofferenza del ceto medio impoverito che si rende egemone dentro vasti settori popolari. Il dato elettorale, ad esempio, nelle periferie romane è estremamente significativo.

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Dopo il fiasco di Rivoluzione civile

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di Spartaco A. Puttini, PdCI Milano

rivoluzione-civile-02-bandiere-volantini1Bilancio, problemi, prospettive

Il risultato delle elezioni politiche era, a grandi linee, prevedibile, anche se non proprio in queste dimensioni. Rispetto alle elezioni politiche del 2008 i voti persi si contano a milioni per tutti i principali protagonisti. Solo Grillo guadagna, ma senza annullare l’aumento dell’astensione (che a prima vista sembra particolarmente forte tra i più giovani). Ma in un’epoca in cui le vicende della politica corrono veloci, nel giro di cinque anni cambia completamente la scena e il raffronto è assai ardito. Forse sarebbe meno azzardato il paragone con la tornata elettorale immediatamente precedente, anche se caratterizzata dalle particolarità proprie del voto per le amministrative.

Il vento primaverile che aveva spazzato le comunali di Milano, Genova, Cagliari, Napoli e Palermo è stato cancellato dalla brinata dei tredici mesi del governo tecnico.

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Oltre confine

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lettera di Luca Servodio | da pdciavellino.blogspot.it

prospettivepericomunisti bannerCari compagni e Care compagne,

la sconfitta della lista Rivoluzione Civile è stata travolgente. Durante la campagna elettorale tutti noi, avevamo avuto la sensazione, che il processo politico, collettivamente condiviso, riuscisse a superare la soglia di sbarramento del 4%.

Nei diversi livelli organizzativi del nostro Partito, non ultimo nel cuore pulsante del Partito, il Comitato Centrale Nazionale, si è sviluppa una discussione viva e reale.

Il filo conduttore comune, come ci siamo detti anche prima delle elezioni, rimane il rilancio del Partito e il fine ultimo che per noi è la costruzione di un’unica famiglia dei comunisti in Italia.

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Patetico

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di Patrizio Andreoli, Partito dei Comunisti Italiani, Segreteria Regionale Toscana

bersani testa(Ansa, Brescia, 17 marzo) 'Il M5s fa riunioni chiuse e poi vuole lo streaming quando va dal capo dello Stato, secondo un antico e conosciuto leninismo. Sono un cuneo... 'mi organizzo più o meno segretamente e poi approfitto di tutti gli spazi che la borghesia cogliona e capitalista mi offre': non sono grandissime novita…'". Lo ha detto Pierluigi Bersani commentando i richiami fatti da Grillo ad alcuni parlamentari del Gruppo Movimento 5Stelle dopo che alcuni di questi avevano derogato al dictat di non votare mai e per nessuna ragione un candidato di Partito (in questo caso il riferimento è al Senatore Pietro Grasso, divenuto Presidente del Senato).

Non so quale (quando e quanto) Vladimir Il’ic Ulianov detto Lenin abbia conosciuto, letto e approfondito Bersani. Da quel che intuisco, mi pare ben poco, e di quel poco avverto una pessima digestione.

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I numeri della "minaccia cinese"

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di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

marinai cinaNel suo “The Big Four” Agatha Christie affida al commissario Poirot il compito di sventare un vero e proprio complotto internazionale ordito da una oscura centrale di sovversione che ha sede a Pechino e che utilizza per i suoi scopi armi sofisticate. Ci siamo: ancora alla fine degli anni Venti la celebre giallista ripropone, in veste forse più elegante, un tema ormai classico nell'Occidente: quello del “pericolo giallo”. Tema persistente che, assumendo forme diverse, è arrivato fino ai nostri giorni e ha ritrovato una nuova fiammata d' attualità con l'emergere della Cina popolare a potenza globale. La rinnovata “minaccia gialla” non è più quella della sovversione comunista internazionale - delle campagne che circondano le città – ma è quella della messa in discussione degli equilibri geo-politici mondiali e della supremazia statunitense.

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Mediterraneo, ponte di guerra

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto del 19 marzo 2013

marines tramonto«I molti, troppi morti senza nome che il nostro Mediterraneo custodisce»: li ha ricordati a Montecitorio Laura Boldrini riferendosi al dramma dei profughi. Il Mediterraneo, ha detto, «dovrà sempre più diventare un ponte verso altri luoghi, altre culture, altre religioni». 

Finora però il Mediterraneo è stato sempre più un ponte di guerra. Partendo dalle basi in Italia, la Nato ha demolito lo stato libico, provocando la disgregazione del paese e l’esodo di milioni di africani che avevano trovato qui un lavoro. Lo stesso sta facendo con la Siria, che cerca di demolire con forze infiltrate e metodi terroristici, provocando altre vittime e ondate di profughi.  Non basta quindi «un parlamento largamente rinnovato». Occorre una nuova politica estera. Quella italiana, indipendentemente dal colore dei governi, segue invece sempre la stessa rotta. Il governo Monti, nei suoi ultimi giorni, sta infatti compiendo importanti atti di politica estera che passeranno nelle mani del futuro governo. 

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Riflessioni dopo il risultato elettorale

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di Marica Guazzora, segreteria regionale PdCI Piemonte

prospettivepericomunisti bannerL’ultimo Congresso nazionale del PdCI ci aveva consegnato la teoria dei tre cerchi concentrici, sintetizzo: il primo cerchio ricostruire il partito comunista, il secondo la Federazione della sinistra e il terzo le alleanze. Che cosa non ha funzionato e perché.

Le ragioni sono sicuramente di ordine sia interno che esterno. Non tutto avviene sempre per colpa nostra, né sempre per colpa di qualcun altro. Ricostruzione del partito comunista. Il Pci era un partito di massa perché sapeva tenere in sé anime anche molto diverse tra loro ma con una strategia comune di fondo. Anche se sapevamo individuarle queste anime, i berlingueriani, i cossuttiani, i filo socialisti, e quant’altro, c’era, per semplificare, una destra, una sinistra e un centro, in grado di combattersi politicamente ma di convivere nello stesso partito al punto da farlo diventare il più grande partito comunista dell’Europa, perché aveva sia tattica che strategia. Noi non abbiamo saputo imparare da questo e continuiamo a commettere sempre gli stessi errori. Unità dei comunisti e unità della sinistra, sono parole che scriviamo nel simbolo, che usiamo negli slogan ma che non sappiamo assolutamente praticare.

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Documento approvato all'unanimità dal Comitato Regionale del PdCI Calabria

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pdciLe elezioni del 24/25 febbraio hanno prodotto un vero e proprio terremoto che sconvolge il panorama politico italiano.

Non c’è una maggioranza, ma dal voto emergono tre grandi minoranze. Il porcellum, che a parole nessuno vuole ma che tutti invece utilizzano a piacimento, ha fatto il suo sporco lavoro consegnandoci un Parlamento ancora una volta di nominati dalle Segreterie dei partiti, con la coalizione del centrosinistra che con il 29,55 % dei voti risulta prima e ottiene il 55% dei seggi, cioè un premio di maggioranza che arriva a più di un quarto dell’intera Camera dei Deputati (circa 170 deputati): una cosa assolutamente incostituzionale e antidemocratica. Il Pd pur essendo primo con la sua coalizione non ha vinto e si è lasciato sfuggire una vittoria che nei mesi passati sembrava dovesse essere travolgente. Ciò è stato fondamentalmente causato dal sostegno totale al governo Monti e alle sue politiche antipopolari (controriforma pensionistica, cancellazione art. 18, fiscal compact, pareggio di bilancio, IMU sulla prima casa, aumento dell’IVA, sostegno alle banche, ecc.). Il PD e Bersani, inoltre, pagano duramente la scelta di voler realizzare un’alleanza con Monti anche dopo le elezioni, dimostrando di non aver colto per nulla il malessere sociale crescente nel paese. Anche il voto di SEL risente di questa situazione di grave ambiguità ed è assai deludente, superando di poco il 3% e solo grazie al porcellum ottiene una consistente rappresenta parlamentare.

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Dove siamo diretti?

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di Bruno Steri | da www.esserecomunisti.it

prospettivepericomunisti bannerPubblichiamo come contributo alla discussione

Sintesi dell’intervento di Bruno Steri al Comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista del 10 marzo 2013

Prenderò in considerazione tre questioni.

La prima. Com’è evidente a tutti, i risultati di queste elezioni politiche non sono risultati qualsiasi, se è vero che il M5S risulta oggi primo il partito alla Camera, dopo aver risucchiato milioni di voti a Pd e Pdl e, per quel che ci riguarda più da vicino, contribuendo in modo determinante a soffocare sul nascere la neonata lista Rivoluzione Civile. Parimenti la nostra sconfitta, situata dentro un tale terremoto, non è una sconfitta qualsiasi. Bisognerà riflettere bene su quello che è successo. Ma intanto, per onestà intellettuale, dico con nettezza che io non avevo previsto l’evento in queste sue abnormi dimensioni.

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Per non liquidare il nostro patrimonio storico, ideale e politico

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di Mao Calliano, PdCI Torino

prospettivepericomunisti bannerNon si può dire che non siamo di fronte a una delle fasi più incerte della storia politica del nostro paese. In questo contesto Rivoluzione Civile non supera i 765000 voti, rimaniamo sotto il dato della sinistra arcobaleno, meno, in termini assoluti, dei voti raccolti dal solo PdCI nel 2006.

Un fallimento il nostro, senza precedenti. Potremmo tentare di approfondire gli errori probabilmente commessi, la predominanza dei temi legati alla giustizia rispetto al lavoro e alla crisi, forse dell’inadeguatezza di Antonio Ingroia come leader politico, della comunicazione noiosa dei “rivoluzionari”,della cosiddetta società civile che in termini politici non ha portato nulla, e di 4 partiti che chi più chi meno sono spariti nella campagna elettorale.

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La Francia neocolonialista

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di Albano Nunes | da www.avante.pt

francia soldatiTraduzione di Marx21.it

Quando per la prima volta il Partito Comunista Portoghese usò la parola “ricolonizzazione” per caratterizzare la politica dell'imperialismo, ad alcuni la formulazione parve eccessiva. Dopo che la poderosa onda del movimento di liberazione nazionale travolse il colonialismo, “neocolonialismo” divenne il termine utilizzato per significare che la formazione di stati formalmente indipendenti non rappresentava alla fine la reale conquista della sovranità. Questo perché le ex potenze coloniali con l'aiuto del FMI e della Banca Mondiale avevano rapidamente creato meccanismi di “aiuto” e “cooperazione” che hanno legato mani e piedi ai nuovi paesi indipendenti e hanno sabotato coraggiosi tentativi di sviluppo indipendente e progressista. E la sparizione del socialismo come sistema mondiale ha lasciato campo libero a una controffensiva che rappresenta un gigantesco passo indietro nel processo di liberazione dei popoli oppressi e configura un'autentica regressione ai tempi oscuri del colonialismo.

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Il Comitato Contro la Guerra Milano sulla mozione del Consiglio Comunale di Milano del 14 marzo 2013 sulla guerra in Siria

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controlaguerra milanoApprendiamo con sconcerto della mozione approvata all'unanimità nel pomeriggio di giovedì 14 marzo 2013 da parte del Consiglio Comunale con la quale il Comune di Milano aderisce alla Marcia Internazionale che si terrà a Milano il 17 marzo 2013.

Una marcia che, nei termini e nei modi, si richiama all'iniziativa analoga organizzata a Bologna il 17 novembre scorso e che aveva furbescamente millantato il sostegno di una realtà come l'Unicef per farsi pubblicità. Entrambe, infatti, rifiutano la bandiera legittima della Siria, preferendo quella verdebiancanera dell'opposizione armata e non dialogante (un vessillo introdotto all'epoca del mandato francese e non riconosciuto da chicchessia almeno dal 1963!). Entrambe strumentalizzano le sofferenze del popolo siriano e, soprattutto, dei bambini, per attirare più facilmente l'opinione pubblica.

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Dopo il risultato elettorale: Fare i conti con la realtà e non riproporre schemi precostituiti

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di Vladimiro Merlin, segretario Federazione PdCI Milano

Il risultato dell’ultima consultazione elettorale ha riservato alcune sorprese sulle quali è bene riflettere.

Il primo dato è che PDL e Lega sono ancora in campo ed hanno sostanzialmente pareggiato il risultato del centrosinistra ( PD + SEL ).

E’ questo solo il frutto della “genialità”, come sostengono i suoi sostenitori, di Berlusconi, delle sue capacità mediatiche, del fatto che ha demagogicamente “lisciato il pelo” al suo elettorato dicendogli quello che voleva sentirsi dire, oppure c’è ben altro? Io penso che ci sia ben altro. Ed è il fatto che tutto ciò è potuto riuscire perché nella società italiana di oggi la cultura e l’ideologia della destra è ancora egemone e maggioritaria.

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Il ritorno della lotta di classe. Intervista con Domenico Losurdo

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losurdo lalottadiclassedi Paolo Ercolani | da www.criticaliberale.it

Domenico Losurdo è uno degli studiosi di filosofia italiani più tradotti al mondo. Tutti i suoi libri hanno visto, infatti, edizioni in inglese, americano, tedesco, francese, spagnolo, ma anche portoghese, cinese, giapponese, greco. Qualche lingua la dimentichiamo sicuramente. Il Financial Times e la Frankfurter Allgmeine Zeitung, fra gli altri, gli hanno dedicato pagine intere. Un trattamento che stride oltremodo con quello che gli viene riservato in patria, dove spesso e volentieri i suoi lavori sono fatti oggetto di un silenzio studiato. Che pur tuttavia non incide sulle vendite, viste le reiterate edizioni dei suoi libri.

In questi giorni sta dando alle stampe, per i tipi di Laterza, la sua nuova fatica intitolata La lotta di classe? Una storia politica e filosofica (388 pagine), e per questo Critica liberale lo è andato a intervistare nella sua casa/biblioteca sulle colline intorno a Urbino.

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Alcune riflessioni sull’unità d’azione con il PRC

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di Giorgio Raccichini, PdCI di Porto San Giorgio

prospettivepericomunisti bannerI mesi precedenti alle ultime elezioni politiche hanno reso evidente un contrasto interno alla Federazione della Sinistra tra le due componenti del PRC e del PdCI. I motivi di dissenso hanno prodotto accuse reciproche, sebbene più accentuate dalla sponda di Rifondazione, di “opportunismo” e “tradimento”, categorie piuttosto abusate nella storia del movimento operaio.

Le differenze tra le due formazioni che si richiamano al Comunismo sono molte e vertono in particolar modo sulla questione organizzativa del partito e sulle strategie elettorali; queste ultime, poi, evidenziano più in generale diverse visioni sull’obiettivo principale da perseguire e sulle alleanze possibili nell’ambito dell’attuale fase della lotta politica in Italia.

L’impostazione data alla questione delle alleanze dal Partito dei Comunisti Italiani a partire da VI Congresso è sicuramente la più razionale e concreta. Si trattava di distinguere bene il nemico principale, il berlusconismo e la sua base sociale, e di costituire un polo democratico volto a sconfiggere definitivamente la cosiddetta “anomalia” italiana degli ultimi vent’anni.

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Al via EED, il fondo europeo per le ingerenze

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di Pyotr Iskenderov, strategic-culture.org | da www.resistenze.org

nazioniunite palazziFondo di ingerenza

Il fondo creato dall'Unione europea per "sostenere la democrazia" nei paesi confinanti e in quelli del terzo mondo continua a crescere fornendo nuovi e significativi dettagli. Secondo la Commissione europea, il Fondo europeo per la democrazia (EED, European Endowment for Democracy) è concepito per fornire sovvenzioni in denaro a giornalisti, blogger, organizzazioni non profit, sindacati, organizzazioni politiche, incluse quelle che operano in esilio. Si parla di sostenere l'opposizione in Algeria, Armenia, Palestina, Azerbaigian, Bielorussia, Egitto, Georgia, Giordania, Libano, Libia, Marocco, Moldavia, Siria e Ucraina...

I promotori della creazione del fondo, oltre alla Commissione europea, sono i singoli Stati, tra cui Polonia e Svizzera, così come i deputati del Parlamento europeo. La dimensione iniziale del fondo è prevista essere di 14,2 milioni di euro.

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La confusione contro l'austerità. Le elezioni italiane a giudizio del Partito del Lavoro del Belgio (PTB)

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di Marc Botenga | da www.ptb.be

ptbTraduzione di Marx21.it

Il sito del Partito del Lavoro del Belgio (PTB) ha così commentato il risultato elettorale in Italia

Le elezioni italiane si cono concluse con un nulla di fatto tra la coalizione di centro-sinistra di Pier Luigi Bersani e quella di centro-destra di Silvio Berlusconi. Il comico Beppe Grillo li tallona.

Tra il leader del Partito Democratico (PD), Pier Luigi Bersani, e quello del Popolo della libertà (PDL), Silvio Berlusconi, è un testa a testa. Al Senato, la differenza è appena dell'1% a favore di Bersani, mentre alla Camera le due coalizioni hanno ottenuto ciascuna il 29%. Mario Monti, Primo ministro uscente e beniamino della Commissione europea, ha raccolto appena il 10% dei voti. La grande sorpresa delle elezioni è stata il successo del comico Beppe Grillo e del suo movimento eterogeneo delle “5 stelle”. Egli ha riportato più di un quarto dei voti. Per i comunisti, il verdetto delle urne è senza appello. Sostenuta da loro, la lista “Rivoluzione civile” diretta dal magistrato anti-mafia Ingroia arriva al 2%.

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Marzo 1943 ore dieci

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di Luigi Longo

donne sciopero 1943Prefazione a Umberto Massola, Marzo 1943 ore dieci, Editori Riuniti 1963

Gli scioperi del marzo 1943 nel ricordo del grande dirigente comunista

Umberto Massola rievoca in questo volumetto, molto opportunamente, gli scioperi del 1943 che rappresentarono, come risulta da tutte la narrazione, la prima grande manifestazione di massa contro la guerra e contro il fascismo. Massola conduce la narrazione dal posto di osservazione della classe operaia e del partito comunista. La sua documentazione è quella che allora circolava nelle fabbriche, negli uffici, nelle case operaie; è quella che arrivava ai militanti e alle organizzazioni illegali del nostro partito, legati in mille modi cospirativi alla popolazione lavoratrice; è quella che apparve allora, a pezzi e a bocconi, sui giornali e sui manifestini illegali: documentazione che l’autore di questa rievocazione conosce molto bene perché egli era allora, per incarico della direzione del partito, al centro di tutta l’attività comunista in Italia.

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Abbiamo perso? Vuol dire che non ci hanno capito!

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di Gianni Fresu | da www.giannifresu.it

prospettivepericomunisti bannerPubblichiamo come contributo alla discussione questo intervento dell'ex segretario regionale del Prc della Sardegna

È veramente triste fare i conti con il mesto epilogo di un progetto nato con l’ambizione di rifondare una teoria e una prassi comunista nel Paese, dopo lo scioglimento traumatico del PCI. Di sconfitta in sconfitta, l’organizzazione incaricatasi di rappresentare la palingenesi del marxismo militante si è progressivamente ridimensionata, fino a divenire inutile, residuale, insignificante. Altro che l’erede del più grande partito comunista dell’Occidente, al massimo ci siamo ridotti a scimmiottare una delle tante organizzazioni della vecchia sinistra extraparlamentare, con una non trascurabile differenza: allora c’era anche il PCI, oggi no.

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