Aerei senza pilota all’assalto dei cieli della Sicilia occidentale

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di Antonio Mazzeo | da antoniomazzeoblog.blogspot.it

drone sigonellaDisagi e limitazioni al traffico aereo per tutta l’estate nell’aeroporto di Trapani Birgi, causa le supersegrete operazioni dei droni schierati a Sigonella dalle forze armate USA e NATO. Secondo quanto rilevato dall’associazione antimafie “Rita Atria”, la mattina dell’1 giugno sono state emesse tre notificazioni ai piloti di aeromobili (NOTAM) in transito dallo scalo trapanese che impongono la sospensione delle procedure strumentali standard nelle fasi di accesso, partenza e arrivo degli aerei, dall’1 giugno al 29 agosto 2012. I NOTAM, distinti rispettivamente con i codici B3990, B3991 e B3992, specificano che le sospensioni sono dovute all’“attività degli Unmanned Aircraft”, gli aerei senza pilota utilizzati per le operazioni di spionaggio, guida di attacchi aerei e lancio di bombe teleguidate e missili.

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Dagli amici mi guardi Iddio

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto del 26 giugno 2012

morsi presidente egitto gettyIl primo a congratularsi col neopresidente egiziano Mohamed Morsi è stato il presidente Obama. Gli ha telefonato con tono amichevole, assicurando che gli Stati uniti «continueranno ad appoggiare la transizione dell’Egitto alla democrazia» e vogliono «promuovere i comuni interessi sulla base del mutuo rispetto». I due presidenti, annuncia la Casa Bianca, si sono impegnati a «sviluppare la partnership Usa-Egitto, stando in stretto contatto nei prossimi mesi».  Gli Stati uniti stanno dunque scaricando la casta militare, da oltre trent’anni base della loro influenza in Egitto, per sostenere l’organizzazione islamica dei Fratelli Musulmani, considerata finora ostile? Tutt’altro. Subito dopo Morsi, Obama ha chiamato il generale Ahmed Shafik, candidato dei militari alla presidenza, incoraggiandolo a proseguire il suo impegno politico «a sostegno del processo democratico». Impegno che i militari hanno ben dimostrato sciogliendo il Parlamento. Con il determinante aiuto di Washington: l’assistenza militare all’Egitto, sottolinea il Dipartimento di stato, costituisce «un importante pilastro delle relazioni bilaterali». 

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I golpisti paraguayani oscurano la televisione di Stato

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newsdalmondo bannerIl presidente golpista del Paraguay Federico Franco ha ordinato l'oscuramento del segnale della Televisione Pubblica del Paraguay, i cui giornalisti (come testimonia il video) erano già stati oggetto di pesanti pressioni da parte dei rappresentanti della nuova amministrazione che, immediatamente dopo l'attuazione del colpo di Stato che ha rovesciato il presidente legittimo Fernando Lugo, avevano fatto irruzione nei locali dell'emittente.

I giornalisti continuano comunque a comunicare con il pubblico attraverso la rete e, a questo scopo hanno aperto anche una pagina facebook https://www.facebook.com/pages/Tv-P%C3%BAblica-Paraguay/156065087793288. Ai coraggiosi giornalisti della Televisione Pubblica Paraguayana, che affiancano il popolo paraguayano nella resistenza ai golpisti e ai loro sostenitori stranieri, va tutta la solidarietà della nostra redazione

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Il quadrato rosso sventola sul Québec

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di Bruno Drweski, “Investig’Action” | da www.michelcollon.info

canada manifestazione studentiTraduzione a cura di Massimo Marcori per Marx21.it

Ancora poco più di quarant’anni fa, non era raro a Montreal, all’epoca “metropoli del Dominion del Canada”, di sentirsi rispondere nei grandi magazzini del centro gestiti dai discendenti dei ricchi coloni inglesi o scozzesi: “Parla bianco!” quando un (in)fedele suddito francofono di sua maestà britannica si rivolgeva nella sua lingua al venditore.

E’ in tale situazione di costante oppressione coloniale almeno dalla repressione dell’insurrezione patriottica del 1838 che, nel corso degli anni 60, quelli che i coloni inglesi chiamavano all’epoca spesso “i negri bianchi d’America” fecero una “rivoluzione tranquilla” mettendo il Québec sotto i riflettori mondiali, mentre alcuni militanti più radicali prendevano la via di ciò che il potere definirà “terrorismo”.

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BCE versus Costituzione italiana

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di Gaetano Bucci, docente di Diritto pubblico, Università di Bari

monti europaL'articolo appare nel numero in corso di distribuzione di MarxVentuno rivista

Le politiche “neoliberiste” imperniate sul mix stabilità istituzionale - stabilità economico-finanziaria stanno ormai compromettendo le forme del vivere civile, la coesione sociale e gli stessi livelli di sicurezza dell’unità nazionale. Sussiste una correlazione stretta tra il declino della democrazia e la crescita delle diseguaglianze e, più in generale, tra la crisi del costituzionalismo e l’involuzione delle forme - dirette e indirette - di redistribuzione del reddito. Questa situazione di decadenza generale è stata provocata dalla disapplicazione del nucleo profondo della Costituzione, ossia dei Principi fondamentali e, in specie, di quelli contenuti negli articoli 1 e 3. La Costituzione è, infatti, la forma giuridica di un patto di convivenza sociale, la cui vigenza dipende dall’esistenza di un congruo equilibrio nei rapporti di forza tra i soggetti sociali in conflitto, che - nel corso dell’ultimo trentennio - è stato manomesso duramente.

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Cina: socialismo di mercato e distribuzione del reddito

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di Alberto Gabriele per Marx21.it 

cina operaia1. In Cina [1], da qualche decennio a questa parte, si è venuta costituendo una formazione economico-sociale di tipo nuovo, non-capitalista. Lo stato cinese ha un un alto grado di controllo diretto e indiretto sui mezzi di produzione e sul processo di investimento e di accumulazione: di conseguenza, le relazioni sociali di produzione sono diverse da quelle prevalenti nei “normali paesi capitalisti. E’ inoltre plausibile, in un senso peraltro fortemente limitato, considerare questa formazione economico-sociale come una forma di socialismo di mercato. [2] I risultati ottenuti finora in termini di crescita economica e di riduzione della povertà sono ben noti. Tuttavia, lo sviluppo della nuova formazione economico-sociale cinese è stato caratterizzato sin dall’inizio da forti distorsioni e contraddizioni di natura ecologica e sociale [3]. In linea di principio, questi gravi problemi sono superabili in una ottica “riformista”: in altre parole, senza negare alla radice la natura non-capitalista del sistema cinese, ma anzi trasformandola parzialmente e sviluppandola in una direzione più coerente con i principi fondamentali del socialismo.

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Dopo il voto greco e francese: alcuni spunti di riflessione

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francia grecia elezioni

Nota a cura del Dipartimento Esteri del PdCI

Il secondo turno delle elezioni legislative francesi e le ultime elezioni politiche in Grecia hanno messo in luce alcune questioni la cui portata travalica – e di molto – i confini dei rispettivi paesi, per divenire dibattito pubblico e di portata strategica in tutta l’Europa.

Tanto dal voto francese quanto da quello greco emerge ancora, sia pure in contesti così diversi, una sostanziale tenuta del sistema dominante euro-atlantico su cui si regge una Unione europea neo-liberista e neo-imperialistica che si presenta sempre più irriformabile nei suoi assi portanti. La crescita di alcune forze comuniste e di sinistra che si è manifestata in questo contesto va sicuramente valorizzata e popolarizzata, ma essa si pone ancora, di fronte al poderoso attacco del capitale in tutto il continente, inevitabilmente, su un terreno difensivo, di importante accumulazione di forze anti-capitalistiche e progressive, non già su quello di una alternativa strutturale e sistemica credibilmente realizzabile a breve termine, nell'ambito degli attuali rapporti di forza che segnano un'area Ue a rigida tutela atlantica.

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Gli Stati Uniti in Africa: il lupo perde il pelo…

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di Andrea Genovali | da www.oltre-confine.it

usa africaSono lontani i tempi in cui un presidente degli Usa dichiarava la propria assoluta mancanza di interesse per il continente africano. Purtroppo, per gli africani, Obama non è di questo avviso e gli Stati Uniti adesso stanno cercando di recuperare il tempo perduto per controbattere alla presenza cinese. Ma lo fanno alla loro maniera: militarizzando il continente e intervenendo nelle questioni interne di quei paesi per difendere i propri interessi. La solita politica che sta facendo affiorare però dubbi anche all’interno del Dipartimento di Stato a stelle e strisce. Infatti, esistono delle special task, che hanno spodestato anche la CIA (Central Intelligence Agency) in Africa; e che come questa addestrano gli eserciti locali a monitorare e ad eliminare i sospetti terroristi, ma lo fanno con maggiori effettivi e risorse. Già “lotta al terrorismo”, la solita frase ad effetto buona per giustificare qualsiasi porcheria che gli americano compiono in qualsiasi parte del mondo e subito amplificata dalle veline dei media europei. I cinesi e non quella specie di foglia di fico rappresentato dal terrorismo islamico-africano sono il vero nemico che gli Usa stanno combattendo in subsahara in una guerra non dichiarata ma ormai evidente.

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Se la CGIL dice NO allo sciopero generale

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di Gianni Rinaldini, Coord.Naz. la CGIL che Vogliamo | da il Manifesto

cgil manifestazioneAlla vigilia di un probabile voto di fiducia sul disegno di legge sul mercato del lavoro, ovvero su precarietà, art. 18 e ammortizzatori sociali, la Cgil ha deciso di considerare conclusa questa fase e cambiare pagina per favorire le iniziative unitarie fino ad arrivare a un ipotetico sciopero generale unitario in autunno dai contenuti indefiniti.

E’ stata così cancellata la decisione del precedente comitato direttivo che aveva proclamato 16 ore di sciopero, 8 ore a livello territoriale e 8 ore per lo sciopero generale, contro il ddl sul mercato del lavoro e per riaprire la questione previdenziale. La segreteria ha gestito quel mandato in modo tale da evitare l’apertura di un conflitto con il governo nel corso dei lavori del Senato, fino alla paradossale decisione alla vigilia dell’atto parlamentare conclusivo di mettere a disposizione le 8 ore di sciopero per le future iniziative unitarie, di cui non si conoscono i contenuti.

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I peccati dei greci (e dell’Europa)

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di Vladimiro Giacchè | da il Fatto Quotidiano del 19 giugno 2012

europa partenoneL’evasione fiscale e l’elusione legalizzata costituiscono uno dei maggiori problemi dei conti pubblici della Grecia, che ieri ha votato dando la maggioranza ai conservatori di Nuova Democrazia, apertamente sostenuti dalla Merkel (e autori dei trucchi contabili che hanno portato il paese al dissesto). Nel programma di Nuova Democrazia non figura l’abrogazione dell’articolo della Costituzione che prevede l’esenzione fiscale per gli armatori (15,4 miliardi di utili non tassati nel solo 2011). Ma essa non è presente neppure tra le misure imposte alla Grecia dall’Europa. Del resto neppure all’Irlanda è stata imposta l’elevazione della bassissima aliquota di tassazione delle imprese (12,5%!) per risanare le sue finanze pubbliche, mentre si procedeva a licenziamenti nel pubblico impiego e al taglio di stipendi e pensioni.

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MUSSALAHA: la riconciliazione popolare dal basso tentata in Siria. Un tentativo da appoggiare

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di Marinella Correggia | da www.sibialiria.org

siria sfilataCome una rosa (di Damasco) sbocciata nel sangue e nelle macerie di un paese che potrebbe sfasciarsi, ci arriva la notizia vera di un tentativo di riconciliazione dal basso, un’ iniziativa popolare e nonviolenta iniziata addirittura a Homs – città simbolo degli scontri – ma che prevede di espandersi in altre città e villaggi. Per dire no a una guerra confessionale in Siria e no a un intervento armato esterno genere Libia (e un destino analogo). Ci stanno lavorando siriane e siriani, laici ma soprattutto appartenenti alle diverse religioni e comunità che fino al 2011 convivevano in pace. Forse sono un buon riferimento per chi dai nostri paesi vuole evitare in Siria un copione simile a quello applicato in Libia o a quello che dal 2003 tormenta l’Iraq.

Si chiama Mussahala: “riconciliazione” in arabo. Ne riferisce la Radio vaticana sulla base delle notizie dell’agenzia cattolica Fides. Sarebbe un miracolo, in un contesto di scontri sanguinosi fra esercito e gruppi armati, e atroci violenze settarie, che va avanti da mesi grazie alle determinanti ingerenze di paesi occidentali e del Golfo. Mussahala tiene a essere un tentativo del tutto siriano, senza manipolazioni esterne. Ma è utile e sarebbe doveroso appoggiarlo.

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Conclusioni generali del 21° Seminario Comunista Internazionale

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Bruxelles 18 - 20 maggio 2012 | www.icsbrussels.org - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

ragazza bandiera rossaPer l'Italia il documento è stato sottoscritto dal Partito dei Comunisti Italiani (PdCI) 

Il rapporto tra i compiti immediati dei comunisti e la loro lotta per il socialismo

La crisi generale del capitalismo apre la via al socialismo

1. Il compito principale dei comunisti nel mondo è chiarire la natura della crisi che da quattro anni colpisce l'intero sistema capitalista mondiale. Promuovere l'analisi marxista della crisi è un compito ideologico fondamentale. Significa aiutare i lavoratori e i popoli a capire le cause del cataclisma economico mondiale. Si tratta di collegare i diversi attacchi a cui sono sottoposti con la barbara natura del sistema stesso. Significa arrivare alla radice delle questioni specifiche come la crisi alimentare o ambientale, le guerre imperialiste, la polarizzazione tra ricchezza e povertà, la crisi del sistema parlamentare e dell'ideologia borghese.

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Elezioni legislative francesi

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di Lorenzo Battisti per Marx21.it

hollandeDomenica scorsa si è tenuto il primo turno delle elezioni legislative in Francia. Attraverso un processo elettorale piuttosto complicato, i francesi eleggono i deputati all’Assemblea Nazionale, l’equivalente della nostra Camera dei Deputati.

Queste elezioni, osservate dall’Italia, possono servire per confermare o correggere l’analisi sulle tendenze di fondo della società francese, tanto rispetto alla crisi, quanto all’Europa. Come per le elezioni presidenziali, anche in questo caso si tratta di un sistema molto personalistico, che quindi rende più difficile individuare chiaramente i processi sottostanti. Se però si leggono congiuntamente i risultati delle presidenziali e delle legislative, si possono trarre alcune indicazioni.

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Imminente colpo di Stato in Siria

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di Thierry Meyssan, Réseau Voltaire

basharal-assadLa Nato prepara una vasta operazione di intossicazione mediatica

Alcuni Stati membri della Nato e del CCG (Consiglio di Cooperazione del Golfo) preparano un colpo di Stato e un genocidio settario in Siria. Se volete opporvi a questi crimini, muovetevi subito : fate circolare questo articolo in internet e allarmate i vostri rappresentanti nelle istituzioni democratiche. (t.m.)

Fra qualche giorno, forse a partire da venerdì 15 giugno a mezzogiorno, i siriani, accendendo i televisori, scopriranno che le loro emittenti abituali sono state rimpiazzate da trasmissioni mandate in onda dalla Cia. Vedranno dei filmati in cui truppe governative compiono massacri; vedranno manifestazioni popolari; vedranno ministri e generali mentre si dimettono; vedranno il presidente Assad darsi alla fuga e vedranno infine un nuovo governo installarsi nel palazzo presidenziale di Damasco. Ma saranno immagini false: realizzate dalla Cia. Parte in studi televisivi appositamente allestiti, come stiamo per vedere, e per il resto manipolate al computer ricorrendo ai cosiddetti effetti speciali.

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Il Partito dei Comunisti Italiani al 21° Seminario Comunista Internazionale

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Intervento di Francesco Maringiò,  responsabile per le Relazioni Internazionali del PdCI

ics2012 brussels bannervideoBRUXELLES, 18-20 MAGGIO 2012

Cari compagni,

innanzitutto vorrei ringraziare il Partito del Lavoro del Belgio per l'invito e l'ospitalità. Con questo Seminario ci viene data l'opportunità di focalizzare l’attenzione sulle cause profonde della crisi capitalista e la relazione tra i compiti immediati dei comunisti e la lotta per il socialismo. Per queste ragioni, a nome del Partito dei Comunisti Italiani (PdCI), saluto la realizzazione di questa nuova edizione del Seminario Comunista Internazionale. È un onore personale partecipare a questo importante evento ed avere la possibilità di condividere alcuni giorni assieme a tanti compagni comunisti, provenienti da molte altre parti del mondo.

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Droni sicari per la kill list

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto

drone cieloGli Stati uniti devono difendersi da coloro che li attaccano, dichiara il segretario alla difesa Leon Panetta, respingendo le proteste sui crescenti attacchi di droni Usa in Pakistan. Secondo Panetta, i pachistani devono capire che i «Predatori» sono lì anche per il loro bene: volteggiano sulle loro teste, teleguidati dagli Stati uniti a oltre 10mila km di distanza, per colpire con i missili «Fuoco dell’inferno» i pericolosi terroristi annidati in territorio pachistano. 

Conclusioni opposte trae, dopo una visita in Pakistan, Navi Pillay, Alto commissario Onu per i diritti umani: gli attacchi con i droni, che avvengono in media ogni quattro giorni, «provocano uccisioni indiscriminate di civili, che costituiscono una violazione dei diritti umani». Sollevano inoltre gravi questioni di diritto internazionale, in quanto sono condotti «al di fuori di qualsiasi meccanismo di controllo civile o militare». La Pillay chiede quindi l’apertura di un’inchiesta ufficiale. 

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Enrico Berlinguer: tenere aperta la discussione al di là del mito

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di Sergio Ricaldone, Comitato Centrale PdCI

berlinguerPubblichiamo volentieri come utile contributo alla discussione

Dopo altri “memorial day” è arrivato anche quello che celebra la figura di Enrico Berlinguer. Molti i commenti e gli articoli. A Milano una piazza è stata intitolata al prestigioso dirigente comunista. Non si tratta, questa volta, di un banale episodio della serie “a volte ritornano”. Se ne riparla ricordando il posto di grande rilievo che Berlinguer ha occupato per 40 anni nella vita politica italiana e in quella del PCI in particolare. Il rispetto e l’ammirazione per il personaggio sono autentici e, pur nelle loro non piccole diversità, sono pressoché unanimi.

Capo indiscusso della gioventù comunista negli anni ’50. 

Per non essere frainteso riconosco che la mia generazione deve molto a Enrico Berlinguer. Anni importanti della mia formazione politica di giovane comunista li ho trascorsi sotto la sua direzione : prima nel Fronte della Gioventù del dopoguerra, poi nelle commissioni giovanili di partito e dal ‘49 al ’55 come segretario di Milano della ricostituita FGCI.

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Sergio Romano: "L'Europa è prigioniera della NATO"

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da www.geopolitica-rivista.org

sergioromano intervistaIl progetto di uno spazio comune tra Europa e Russia è auspicabile, ma reso impossibile dalla presenza di una NATO strutturata in funzione anti-russa che tiene l’Europa prigioniera della politica USA. Lo sostiene, in un’intervista esclusiva realizzata da Giacomo Guarini e pubblicata in Vent’anni di Russia Sergio Romano, storico, giornalista e diplomatico, considerato uno dei massimi esperti italiani di Russia. Già ambasciatore a Mosca durante gli ultimi anni dell’URSS, oggi è editorialista di varie pubblicazioni (tra cui Il Corriere della Sera e Panorama). Ha insegnato alle università di Milano-Bocconi, Pavia, Sassari, Harvard e della California. Fa parte del Comitato Scientifico di Geopolitica.

Secondo Romano, la priorità della nuova presidenza Putin sarà e dev’essere la modernizzazione economica, per uscire dall’eccessiva dipendenza dall’esportazione di risorse naturali. Tale modernizzazione è una precondizione imprescindibile anche perché il progetto putiniano di Unione Eurasiatica abbia successo.

Commentando i rapporti tra Russia e Cina, l’ex Ambasciatore afferma ch’essi sono eccellenti, ma favoriti dalla comune necessità di arginare la potenza statunitense. Non si può escludere che si tratti solo d’una tregua, e che in futuro la tensione torni a salire. 

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Primavere (e autunni) arabi

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di Maurizio Musolino | da www.controlacrisi.org

tunisia follaE’ passato un anno e mezzo da quel giorno di dicembre quando il telegiornale dava la notizia di manifestazioni in Tunisia contro il regime di Ben Ali. Sembrava uno dei tanti fuochi, destinato però a spegnersi immediatamente. Nessuno poteva pensare che da lì l’incendio si sarebbe propagato mettendo in crisi uno status-quo regionale che durava da decenni. Nei giorni successivi, invece, le rivolte dalle campagne interne del Paese si estesero alle città della costa, Sfax, Sousse, fino ad arrivare a Tunisi. Dalle iniziali parole d’ordine sul “pane” e sul “lavoro” si inizia a chiedere un cambio radicale alla guida del governo, in pratica si mette in discussione il potere di Ben Ali e della sua famiglia. Una novità sconvolgente per il regime, che si considerava inattaccabile e eterno.

Ma queste proteste non sorprendono solo Ben Ali; in realtà sia le opposizioni (comunisti e islamisti compresi), sia quelle potenze occidentali che da sempre hanno sostenuto il regime, sembrano sorpresi e sbigottiti da un movimento nato “dal nulla”.

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Due referendum. Uno per riconquistare l’articolo 18, l’altro per abrogare l’articolo 8

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di Manuela Palermi, segreteria nazionale PdCI

operai catenaL'articolo comparirà nel numero in corso di pubblicazione in “MarxVentuno” rivista comunista

Meno di dieci anni fa tre milioni di persone riempirono il circo Massimo perché Berlusconi non s’azzardasse a toccare l’articolo 18. E se dieci anni in una vita sono un periodo importante, nella storia sono niente, un battito di ciglia. Nella lotta di classe che contrappone operai e imprese, è bastato un attimo perché i padroni facessero goal.

L’articolo 18 non è solo una norma particolarmente significativa. Lo è, e molto, ma ne esistono altre. L’articolo 18 è molto di più. Racconta una storia, un decennio di travolgente riscossa che va dalla fine degli anni ‘60 alla metà degli anni ‘70. Una cavalcata orgogliosa di conquiste operaie, dalla fine dei reparti confino alla Fiat, alle prime lotte unitarie nel bresciano che toglievano la Cgil dall’isolamento, al riconoscimento della classe operaia come classe dirigente che si scrollava di dosso la condizione secolare di umiliazioni, ricatti, segregazione, sfruttamento.

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