Il mito del "bolscevismo ebraico"

Il mito del "bolscevismo ebraico"

È un luogo comune nelle idee di estrema destra, specialmente nel credo fascista, la convinzione che «il Bolscevismo faceva parte di una cospirazione Ebraico-satano-sionista» e che «la rivoluzione russa fu finanziata dagli Ebrei» ...

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La Cambogia in fiamme

La Cambogia in fiamme

Bollettinoculturale

Nel 1967 l’Indocina era al centro delle contrapposizioni della Guerra Fredda tra il blocco orientale e occidentale. In quel turbolento anno si stava ancora combattendo in Vietnam e in Laos contro l’imperialismo americano e i suoi alleati ma da questo…

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Alcuni miti da sfatare sul comunismo sovietico

Alcuni miti da sfatare sul comunismo sovietico

di Israel Shamir

Il presente testo è una discussione su alcuni temi presentati in un recente articolo di Ron Unz (1) sul ruolo degli Ebrei nella rivoluzione sovietica ...

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Il dibattito alla festa di Ne

Il dibattito alla festa di Ne

Redazione di Marx21.it

Il 13 agosto, per il terzo anno consecutivo, la Festa di Ne, organizzata da PCI e PRC, ha ospitato un dibattito di Marx21. Quest'anno abbiamo centrato il nostro confronto sull'Unione europea.

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L'Ottobre vive e vivrà

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di Albano Nunes, della segreteria del Partito Comunista Portoghese | traduzione a cura di Marx21.it

 

propaganda 1917Per i comunisti portoghesi ricordare il 7 novembre e celebrare la prima rivoluzione socialista vittoriosa è un atto di coerenza rivoluzionaria e di fedeltà alle radici del loro partito. Il PCP, che è opera della classe operaia portoghese e prodotto della maturazione del movimento operaio portoghese, è nato con lo straordinario impatto mondiale della Rivoluzione d'Ottobre e l'esaltante esempio del partito bolscevico e di Lenin. Nell'anno in cui celebriamo il 90° anniversario del Partito è particolarmente opportuno sottolineare che il 6 marzo e il 7 novembre sono tratti inseparabili della storia di questo partito, patriottico e internazionalista, una storia che, con vittorie e sconfitte, luci ed ombre, il PCP assume interamente con orgoglio.

 

Il ricordo del 7 novembre rappresenta la giusta valorizzazione di un'epopea che, dalla conquista del potere da parte della classe operaia all'avvio pionieristico della costruzione di una nuova società, ha trasformato completamente la vecchia Russia imperiale zarista, dimostrando ai lavoratori e ai popoli di tutto il mondo che la loro liberazione dalle catene del capitale non solo era possibile, ma era possibile anche, con la partecipazione impegnata e creativa dei lavoratori e la direzione della sua avanguardia rivoluzionaria, costruire sulle rovine del vecchio ordine un nuovo ordine più libero, più giusto, più pacifico, più umano, una società realmente superiore alla società capitalista.

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Il ricordo vivo del grande Ottobre

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di Andrea Catone, direttore di MarxVentuno rivista

 

Lenin 1917-11_im_bolschewistischen_Hauptquartier_Serow-w350Ricordiamo il 7 novembre non per un esercizio retorico. Ogni anniversario di quella rivoluzione per i militanti comunisti deve essere occasione di riflessione per l’agire presente.

 

Il ricordo vivo del grande Ottobre ci dice prima di tutto che la rivoluzione è possibile, che la lotta dei popoli contro il giogo dell’oppressione e dello sfruttamento può essere vittoriosa, che il socialismo, un ordine nuovo antitetico a quello capitalista e imperialista, non è una chimera, ma il reale concreto. Questo ha un valore universale, che travalica le differenze che sono esistite ed esistono tuttora all’interno del movimento operaio. Per il solo fatto di affermare il diritto dei popoli alla rivoluzione, la possibilità concreta della rivoluzione, l’Ottobre dovrebbe essere commemorato e onorato da tutti coloro che si battono contro il capitalismo e l’imperialismo. In questo senso l’Ottobre è di tutti i popoli in lotta.

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7 novembre 1917, 7 novembre 1941, due giorni che hanno cambiato il corso della storia

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di Sergio Ricaldone* per Marx21.it | Sergio Ricaldone è membro del Comitato Centrale del PdCI

 

rivoluzione russaMi sono spesso domandato quali siano stati i momenti cruciali che hanno segnato la mia vita e quella di tanti altri militanti comunisti della mia generazione.


Sovente, senza che neppure ce ne accorgiamo le cose accadono da sole. Sembrano fatalità, coincidenze, ma sono in realtà emozioni, vibrazioni, impulsi, momenti decisivi trasmessi dal mondo reale che ti circonda, che alimentano la tua coscienza fino a formare un unico razionale pensiero che poi ti guida nelle grandi scelte che la vita ti impone di compiere. 

 

Il 7 novembre 1941, 24° anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, è stato per me uno di quei momenti. Di cui conservo, 70 anni dopo, un ricordo indimenticabile.

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Ottobre rosso in Asia orientale

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di Spartaco Puttini per Marx21.it

 

mao-chinese-revolution-w350La rivoluzione russa e la lotta dei popoli oppressi contro l’imperialismo

 

“Quando la storia della prima metà del ventesimo secolo […] verrà scritta in una più ampia prospettiva, è difficile che un solo tema si riveli più importante della rivolta contro l’Occidente" [1] . [Geoffrey Barraclough]

 

La Rivoluzione d’Ottobre aprì una fase nuova nella storia, tanto per quel che riguarda le masse popolari dei paesi occidentali, quanto per quel che concerne la riscossa dei popoli coloniali.

 

Tra gli effetti ad oggi più duraturi della Rivoluzione d’Ottobre vi è senza dubbio quello di aver concorso in modo determinante al risveglio dei popoli sottoposti al colonialismo. E’ di questo aspetto che cercheremo di dare conto nelle righe che seguono, con una particolare attenzione all’Asia orientale dove nel corso del Novecento si svilupparono vittoriosamente due grandi rivoluzioni nazionali e antimperialiste (egemonizzate dai comunisti): quella cinese e quella vietnamita. Due rivoluzioni che contribuirono come poche altre a cambiare la storia del mondo. Oggi che l’Asia orientale con al suo centro la Cina emerge prepotentemente è il caso di interrogarsi sulle radici lunghe di quelle esperienze.

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La Cina e il rifiuto dell'egemonia

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di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

 

cina folla_bandiereNell’ottobre di quest’anno il governo della Repubblica popolare cinese ha reso pubblico il Libro Bianco “La Cina e il suo sviluppo pacifico" [1] con il quale viene ribadito che l’ascesa della potenza cinese sul piano internazionale ha carattere pacifico e che lo sviluppo economico ha come obiettivi l’uscita completa dal sottosviluppo – anche in questo documento viene specificato che “per un lungo periodo storico, la Cina resterà ancora un paese in via di sviluppo” - e la garanzia di benessere crescente per una popolazione di 1 miliardo e trecento milioni di persone. Un ambiente internazionale caratterizzato da cooperazione multilaterale e relazioni pacifiche è ritenuto, come lo era al momento della politica di riforma avviata negli anni ’80, fondamentale per la prosecuzione dello sviluppo economico e per la crescente prosperità del popolo cinese.

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Prove di guerra, aerei israeliani a Decimomannu

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di Manlio Dinucci | su il Manifesto del 4 novembre 2011

 

f16 israele-w350I caccia Nato di stanza a Decimomannu (Cagliari) avevano appena finito di bombardare la Libia, che subito si è svolta nella base aerea l’esercitazione Vega 2011. Ospite d’onore l’aviazione israeliana, che con quelle italiana, tedesca e olandese si è esercitata ad «attacchi a lungo raggio». Come riporta la stessa stampa israeliana, ciò rientra nella preparazione di un attacco agli impianti nucleari iraniani. L’esercitazione fa parte della cooperazione militare Italia-Israele, stabilita dalla Legge 17 maggio 2005. Rientra allo stesso tempo nel «Programma di cooperazione individuale» con Israele, ratificato dalla Nato il 2 dicembre 2008, circa tre settimane prima dell’attacco israeliano a Gaza. Esso comprende non solo esercitazioni militari congiunte, ma l’integrazione delle forze armate israeliane nel sistema elettronico Nato e la cooperazione nel settore degli armamenti. Così viene di fatto integrata nella Nato l’unica potenza nucleare della regione, Israele, anche se rifiuta di firmare il Trattato di non-proliferazione (mentre l’Iran, che non possiede armi nucleari, l’ha firmato).

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I paesi del BRICS danno lezione

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 Intervista a Alexander Kateb, sulla fine della dominazione occidentale | “Pagina 12”

 

kateb alexanderTraduzione a cura di Marx21.it

 

Dove sta il centro del mondo? A Parigi, a Washington, a Londra o a Brasilia e Pechino? Fino a pochi anni fa la risposta era inequivocabile: le tre capitali occidentali erano i nuclei del potere mondiale. Oggi non è più così. Il secolo XXI segna la fine della dominazione occidentale sul resto del mondo e apre una nuova fase storica che l'economista francese Alexander Kateb definisce come “la seconda globalizzazione dominata dai paesi del Sud”. Brasile e Cina hanno un ruolo centrale nella riconfigurazione economica e morale dei centri del potere. In un brillante saggio sul gruppo BRICS, composto da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, Alexander Kateb analizza il modo attraverso cui il centro di gravità si è spostato verso altre zone del mondo e mette l'accento sulla sconfitta del modello neoliberale e delle ideologie neocolonialiste con cui l'Occidente si è appropriato del pianeta. “E' finita l'era in cui le grandi potenze occidentali potevano decidere da sole sull'avvenire del pianeta”.

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Hasta siempre, compañera Fanny!

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di A.D.

 

fanny edelmanLa sera del primo novembre, all’età di cento anni, è morta a Buenos Aires Fanny Edelman, figura di rilievo del movimento femminile argentino ed internazionale, a lungo segretaria dell’Unione Donne Argentine e poi, dal 1972, della Federazione Democratica Internazionale delle Donne (Widf).

 

Fu proprio durante il suo segretariato che la Widf, insieme alla Women’s International League for Peace and Freedom, diede impulso ad una serie di iniziative che contribuirono in misura determinante alla proclamazione dell'Anno Internazionale delle Donne e alla convocazione della prima conferenza delle Nazioni Unite per le donne, a Città del Messico nel 1975: da quella storica conferenza ebbero vita le Decadi dell’Onu dedicate alle tematiche femminili, con le successive conferenze mondiali di Nairobi e di Pechino.


Quando qualcuno le chiedeva l’età, Fanny amava rispondere, con incredibile brio e lucidità, che aveva “molta, molta, molta giovinezza accumulata”. Nella sua lunga e intensa vita di militante e dirigente politica e associativa, è stata testimone e partecipe di molti degli avvenimenti cruciali del XX secolo, conservando sempre uno sguardo critico e acuto sul suo tempo e un’inesauribile volontà di futuro.

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Le controtendenze di Grossmann e l'economia italiana

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di Pasquale Cicalese

 

“Quanto maggiore è il capitale commerciale in rapporto al capitale industriale, tanto minore è il saggio di profitto industriale “(K. Marx, Il capitale Libro III);

 

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“Che tutto ciò debba agire sulla tendenza al crollo inasprendola e accelerandola risulta soltanto chiaro (…) L’eliminazione del profitto commerciale allo scopo del rialzo del saggio medio di profitto del capitale industriale viene imposta dal declino della tendenza di valorizzazione di questo capitale nel progredire dell’accumulazione; la tendenza all’eliminazione e la lotta contro il capitale commerciale cresce perciò con il crescere del livello di accumulazione. (H. Grossmann).

 

Nel Libro III de Il Capitale Marx analizza le tendenze di fondo dell’accumulazione capitalistica e soprattutto specifica varie controtendenze che frenano il crollo capitalistico. Henryk Grossmann è stato il marxista che più di tutti ha declinato le controtendenze marxiane nell’opera “La legge dell’accumulazione e del crollo del sistema capitalista”. Si deve a lui l’analisi più approfondita al riguardo e soprattutto una formidabile testimonianza degli avvenimenti del primi decenni del novecento antecedenti al crollo del 1929. Fondamentali sono le pagine riguardanti l’abbattimento dei costi di trasporto e la riorganizzazione dell’industria marittima degli anni venti.

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Partito Comunista dell'Argentina: è l'ora dei cambiamenti strutturali

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Editoriale di “Nuestra Propuesta”, organo del PCA | Traduzione a cura di Marx21.it

 

Cristina Fernandez_.t.W320.H200.M4La nettissima vittoria, di proporzioni storiche, ottenuta da Cristina Fernandez e il magro raccolto elettorale dei settori della destra nostalgica delle politiche che dominarono nel paese ai tempi del Consenso di Washington nel decennio 90, rappresenta un dato estremamente incoraggiante anche per noi che, pur avendo mantenuto la nostra autonomia rispetto al governo, abbiamo deciso di appoggiare questo processo premendo per la radicalizzazione dei cambiamenti necessari in Argentina.

 

La necessaria autonomia politica nei confronti del governo non deve assolutamente essere confusa con la neutralità, dal momento che abbiamo appoggiato misure come la “Retribuzione Universale” per ogni figlio, la ri-nazionalizzazione delle AFJP (fondi pensione) e della compagnia aerea Aerolineas, l'aumento delle pensioni, il dialogo con i sindacati, l'uguaglianza dei diritti nella coppia, le politiche dei diritti umani e il grande passo di autonomia nei confronti dell'impero rappresentato dal contro-vertice di Mar del Plata dove sono state abbandonate le “relazioni carnali” (con gli Stati Uniti) ed è stato sotterrata ALCA.

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I comunisti algerini (PADS) chiedono la costituzione di un fronte popolare antimperialista per contrastare le pericolose conseguenze della vittoria militare delle potenze imperialiste in Libia

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Dichiarazione del Partito algerino per la democrazia e il socialismo (PADS) | da Solidarité Internationale

 

Traduzione dal francese di Massimo Marcori per Marx21.it


Questo documento, di grandissimo interesse, che contiene l'analisi del partito comunista di un importante paese nordafricano come l'Algeria, confinante con la Libia e possibile nuovo obiettivo dei piani aggressivi delle potenze imperialiste per le sue immense risorse energetiche, è stato diffuso nei giorni in cui i “ribelli” libici del CNT, sostenuti dal gigantesco sforzo bellico della NATO, assumevano il controllo di Tripoli.


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Le potenze imperialiste hanno finito per abbattere il regime libico dopo 5 mesi di barbari bombardamenti e l’ausilio degli ordigni di morte più sofisticati. 20.000 raids aerei e lanci di missili omicidi sono stati effettuati contro la Libia! La NATO, ancora una volta ha rivelato la sua vera natura: un’organizzazione di brigantaggio creata, mantenuta e rafforzata per saccheggiare il mondo e dominare i popoli, schiacciare i tentativi di rovesciamento del capitalismo, conservare ed estendere con la forza più brutale le zone d’influenza vitali all’espansione degli interessi delle oligarchie finanziarie e militari-industriali che governano i paesi capitalisti. Tutto l’arsenale militare riunito da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna è stato mobilitato per distruggere il potenziale difensivo libico, le infrastrutture economiche vitali, privare di acqua, elettricità, cibo e medicinali le popolazioni favorevoli al regime.

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L'intellettuale collettivo

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di Andrea Catone | Editoriale del numero in corso di distribuzione della rivista MarxVentuno

 

bandiere fdsSPONTANEITÀ E DIREZIONE CONSAPEVOLE

 

Nel Quaderni del carcere di Gramsci vi è una nota (quaderno 3, § 48) intitolata esplicitamente al binomio “spontaneità e direzione consapevole”, con un esplicito riferimento alla “dottrina di Ilic”, al Che fare? di Lenin del 1902. È la grande questione del rapporto tra movimenti di massa e organizzazione e direzione politica di essi. Gramsci, al pari di Lenin, individua l’unità inscindibile «della “spontaneità” e della “direzione consapevole”, ossia della “disciplina”», indispensabile perché si abbia una «azione politica reale delle classi subalterne, in quanto politica di massa e non semplice avventura di gruppi che si richiamano alla massa». È un grave errore, che «può avere spesso conseguenze molto serie e gravi», «trascurare e peggio disprezzare i movimenti così detti “spontanei”, cioè rinunziare a dar loro una direzione consapevole, ad elevarli ad un piano superiore inserendoli nella politica», poiché «avviene quasi sempre che a un movimento “spontaneo” delle classi subalterne si accompagna un movimento reazionario della destra della classe dominante, per motivi concomitanti:

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Le sfide del VI Congresso del PdCI

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Fosco Giannini intervista Oliviero Diliberto | nel numero in corso di distribuzione della rivista MarxVentuno

 

LA RIAPERTURA DI UN ORIZZONTE SOCIALISTA PASSA ANCHE – IN MODO DETERMINANTE – ATTRAVERSO LA RIMESSA IN CAMPO DEL SOGGETTO POLITICO E SOCIALE CHE PIÙ DI OGNI ALTRO VUOLE RIAPRIRE TALE ORIZZONTE: IL PARTITO COMUNISTA, UN PARTITO CON LEGAMI E LINEA DI MASSA

 

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F.G. Siamo di fronte ad una delle crisi più profonde della storia del capitalismo. Rispetto ad altre crisi rilevanti non si colgono, in questa fase, i segni di una risposta, in grado di riaprire i mercati interni e rilanciare offerta e domanda. Aumentano piuttosto, e su scala planetaria, i processi di spoliazione dei popoli, mentre prende sempre più consistenza il pericolo di una guerra su vasta scala (o la moltiplicazione di guerre “territoriali”) come uniche e storicamente non nuove risposte alla crisi di sistema. L’Italia non sfugge certo a tale tendenza di fase: l’attacco contro il lavoro, contro lo stato sociale, contro la democrazia, la stessa pulsione alla guerra e al riarmo segnano profondamente le politiche del governo Berlusconi, ampliando sempre più il disagio e la stessa “inquietudine” sociale. Siamo, cioè, di fronte a un livello così alto della crisi, che la risposta tattica e di fase – benché necessaria e imprescindibile – non può dividersi da un progetto, da un disegno strategico dei comunisti e della sinistra di classe e di alternativa. Concordi? Ed eventualmente: qual è la risposta tattica, di fase, del “qui e ora”, in Italia, delle forze comuniste e di sinistra? E qual è il progetto strategico che occorre definire in questa fase, a cui dare corpo, di fronte alla crisi del modello capitalistico?

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Linciato il “tiranno”, nel cielo di Tripoli volano gli avvoltoi

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di Sergio Ricaldone per Marx21.it

 

gheddafi salmaDiventa francamente insopportabile resistere tacendo o sussurrando a bassa voce l’indignazione che si prova di fronte all’ondata di indecenti e ipocrite menzogne con cui si tenta di seppellire in tutta fretta, e chissà dove, la salma dilaniata di Muhammar Gheddafi. Odiato, amato, detestato, blandito. Sicuramente il più controverso dei leaders africani ma molto rispettato nel continente nero. Non si è sottratto all’ultimo scontro con la fuga. E’ caduto in battaglia e voci di segno diverso si sono levate in sua difesa. Quella di Chavez azzarda un confronto con la morte di Che Guevara in Bolivia. Esagerazione ?

 

I fatti non si possono certo negare. Gheddafi non è scappato carico di dollari e di lingotti d’oro come hanno fatto molti tiranni e pur sapendo che non avrebbe avuto scampo contro la forza soverchiante del nemico non ha patteggiato la resa (e la vita) con nessuno. Ha preferito combattere e morire da grande africano nella sua Sirte ridotta a un cumulo di rovine fumanti dai bombardieri della Nato. La ignobile sequenza finale della tragedia e lo scempio della sua salma può essere definita come “il festino dei topi che si contendono i resti del leone”.

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Vertice di Bruxelles, Berlusconi, l'opposizione italiana

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di Fosco Giannini

 

bruxelles bandiere_ueDal vertice europeo di Bruxelles di questi giorni provengono, per il nostro Paese e soprattutto per i pensionati e i lavoratori del nostro Paese, sia gravi conferme dal carattere strategico sul piano sociale e politico, che altrettanto gravi novità, proiettabili sia sul piano della contingenza che su tempi sociali e politici medio-lunghi.

 

La prima, gravissima, conferma è quella relativa al carattere ormai essenzialmente “golpista”, sovra ordinatore, dell’Unione europea, del Consiglio europeo e della Banca centrale europea relativamente agli Stati, ai governi e ai parlamenti dei paesi aderenti all’Ue. Come già accadde platealmente lo scorso 5 agosto, quando una “lettera d’intenti” di Trichet e Draghi impose brutalmente al governo italiano la rettifica – in senso duramente antisociale – della manovra economica, così questo vertice di Bruxelles ha imposto a Berlusconi un nuovo giro di vite contro i pensionati e i lavoratori italiani. 

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Dalle guerre dell’oppio alle guerre del petrolio

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di Domenico Losurdo, Presidente dell'Associazione Marx XXI | dal suo BLOG

 

gheddafigiovane3«La morte di Gheddafi è una svolta storica»: proclamano in coro i dirigenti della Nato e dell’Occidente, i quali non si preoccupano neppure di prendere le distanze dal barbaro assassinio del leader libico e dalle menzogne spudorate pronunciate a tale proposito dai dirigenti dei «ribelli». E, tuttavia, effettivamente si tratta di una svolta. Ma per comprendere il significato che la guerra contro la Libia riveste nell’ambito della storia del colonialismo, occorre prendere le mosse da lontano…

 

Allorché nel 1840 le navi da guerra inglesi si affacciano dinanzi alle coste e alle città della Cina, gli aggressori dispongono della potenza di fuoco di diverse centinaia di cannoni e possono seminare distruzione e morte su larga scala, senza temere di essere colpiti dall’artiglieria nemica, la cui gittata è ben più ridotta. E’ il trionfo della politica delle cannoniere: il grande paese asiatico e la sua millenaria civiltà sono costretti a capitolare; inizia quello che la storiografia cinese definisce giustamente il secolo delle umiliazioni, che termina nel 1949, con l’avvento al potere del Partito comunista e di Mao Zedong.

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Verso un futuro brillante

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di Xu Liyuan della sezione esteri del PCC | da www.lacinarossa.net

 

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 Riceviamo e pubblichiamo l’intervento effettuato dal compagno Xu Liyuan, della sezione esteri del PCC, all’assemblea tenutasi il 30 settembre 2011 presso il Centro Culturale Concetto Marchesi di Milano.

 

Prima di tutto, ringrazio Bruno Casati, responsabile del Centro culturale Concetto Marchesi, che mi ha dato l’occasione di parlare con un gruppo di amici e compagni a cui interessa la Cina. Bruno mi ha parlato di una relazione, ma io non sono preparato teoricamente, né sono un bravo oratore. Specialmente quando ho letto questo libro scritto da Roberto Sidoli e Massimo Leoni, non ho avuto più il coraggio di fare una relazione, perché della Cina loro ne sono più informati di me, e inoltre sono più preparato in termini di teoria marxista e leninista. Vengo qui a chiacchierare con voi. Anche se sono meno informato, sono cinese, e forse posso spiegare qualche cosa che si è verificata in Cina.

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