Occidente, Dumping e massacri civili

Occidente, Dumping e massacri civili

di Mark Epstein

Il supremo cinismo con il quale l’Occidente tratta il resto del mondo, soprattutto i paesi in via di sottosviluppo, non è una novità per coloro anche minimamente familiari con i vari aspetti del colonialismo e dell’imperialismo.

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C’è molto di più della Belt and Road Initiative

C’è molto di più della Belt and Road Initiative

di Fabio Massimo Parenti

Se gli USA e l’Europa stanno perdendo terreno sul piano tecnologico rispetto alla Cina, sul piano culturale solo l’Europa, meglio il Mediterraneo, può competere, costruendo una proficua amicizia ...

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Il Libano respinge le proposte di Pompeo

Il Libano respinge le proposte di Pompeo

Rete Voltaire

Il Segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, ha incontrato i tre principali dirigenti del Libano: il presidente della Repubblica, Michel Aoun (cristiano maronita); il primo ministro Saad Hariri (musulmano sunnita); e il portavoce del parlamento, Nabih Berri (musulmano sciita) -…

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Gli errori dell’Occidente hanno spianato la Via della Seta

Gli errori dell’Occidente hanno spianato la Via della Seta

di Guido Salerno Aletta

La Cina guarda al Mediterraneo, tornato nuovamente centrale nella geopolitica. La Via della Seta di cui tanto si parla, chi palesando il timore di una espansione eccessiva di Pechino

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Partito Comunista dell'Argentina: è l'ora dei cambiamenti strutturali

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Editoriale di “Nuestra Propuesta”, organo del PCA | Traduzione a cura di Marx21.it

 

Cristina Fernandez_.t.W320.H200.M4La nettissima vittoria, di proporzioni storiche, ottenuta da Cristina Fernandez e il magro raccolto elettorale dei settori della destra nostalgica delle politiche che dominarono nel paese ai tempi del Consenso di Washington nel decennio 90, rappresenta un dato estremamente incoraggiante anche per noi che, pur avendo mantenuto la nostra autonomia rispetto al governo, abbiamo deciso di appoggiare questo processo premendo per la radicalizzazione dei cambiamenti necessari in Argentina.

 

La necessaria autonomia politica nei confronti del governo non deve assolutamente essere confusa con la neutralità, dal momento che abbiamo appoggiato misure come la “Retribuzione Universale” per ogni figlio, la ri-nazionalizzazione delle AFJP (fondi pensione) e della compagnia aerea Aerolineas, l'aumento delle pensioni, il dialogo con i sindacati, l'uguaglianza dei diritti nella coppia, le politiche dei diritti umani e il grande passo di autonomia nei confronti dell'impero rappresentato dal contro-vertice di Mar del Plata dove sono state abbandonate le “relazioni carnali” (con gli Stati Uniti) ed è stato sotterrata ALCA.

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I comunisti algerini (PADS) chiedono la costituzione di un fronte popolare antimperialista per contrastare le pericolose conseguenze della vittoria militare delle potenze imperialiste in Libia

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Dichiarazione del Partito algerino per la democrazia e il socialismo (PADS) | da Solidarité Internationale

 

Traduzione dal francese di Massimo Marcori per Marx21.it


Questo documento, di grandissimo interesse, che contiene l'analisi del partito comunista di un importante paese nordafricano come l'Algeria, confinante con la Libia e possibile nuovo obiettivo dei piani aggressivi delle potenze imperialiste per le sue immense risorse energetiche, è stato diffuso nei giorni in cui i “ribelli” libici del CNT, sostenuti dal gigantesco sforzo bellico della NATO, assumevano il controllo di Tripoli.


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Le potenze imperialiste hanno finito per abbattere il regime libico dopo 5 mesi di barbari bombardamenti e l’ausilio degli ordigni di morte più sofisticati. 20.000 raids aerei e lanci di missili omicidi sono stati effettuati contro la Libia! La NATO, ancora una volta ha rivelato la sua vera natura: un’organizzazione di brigantaggio creata, mantenuta e rafforzata per saccheggiare il mondo e dominare i popoli, schiacciare i tentativi di rovesciamento del capitalismo, conservare ed estendere con la forza più brutale le zone d’influenza vitali all’espansione degli interessi delle oligarchie finanziarie e militari-industriali che governano i paesi capitalisti. Tutto l’arsenale militare riunito da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna è stato mobilitato per distruggere il potenziale difensivo libico, le infrastrutture economiche vitali, privare di acqua, elettricità, cibo e medicinali le popolazioni favorevoli al regime.

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L'intellettuale collettivo

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di Andrea Catone | Editoriale del numero in corso di distribuzione della rivista MarxVentuno

 

bandiere fdsSPONTANEITÀ E DIREZIONE CONSAPEVOLE

 

Nel Quaderni del carcere di Gramsci vi è una nota (quaderno 3, § 48) intitolata esplicitamente al binomio “spontaneità e direzione consapevole”, con un esplicito riferimento alla “dottrina di Ilic”, al Che fare? di Lenin del 1902. È la grande questione del rapporto tra movimenti di massa e organizzazione e direzione politica di essi. Gramsci, al pari di Lenin, individua l’unità inscindibile «della “spontaneità” e della “direzione consapevole”, ossia della “disciplina”», indispensabile perché si abbia una «azione politica reale delle classi subalterne, in quanto politica di massa e non semplice avventura di gruppi che si richiamano alla massa». È un grave errore, che «può avere spesso conseguenze molto serie e gravi», «trascurare e peggio disprezzare i movimenti così detti “spontanei”, cioè rinunziare a dar loro una direzione consapevole, ad elevarli ad un piano superiore inserendoli nella politica», poiché «avviene quasi sempre che a un movimento “spontaneo” delle classi subalterne si accompagna un movimento reazionario della destra della classe dominante, per motivi concomitanti:

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Le sfide del VI Congresso del PdCI

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Fosco Giannini intervista Oliviero Diliberto | nel numero in corso di distribuzione della rivista MarxVentuno

 

LA RIAPERTURA DI UN ORIZZONTE SOCIALISTA PASSA ANCHE – IN MODO DETERMINANTE – ATTRAVERSO LA RIMESSA IN CAMPO DEL SOGGETTO POLITICO E SOCIALE CHE PIÙ DI OGNI ALTRO VUOLE RIAPRIRE TALE ORIZZONTE: IL PARTITO COMUNISTA, UN PARTITO CON LEGAMI E LINEA DI MASSA

 

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F.G. Siamo di fronte ad una delle crisi più profonde della storia del capitalismo. Rispetto ad altre crisi rilevanti non si colgono, in questa fase, i segni di una risposta, in grado di riaprire i mercati interni e rilanciare offerta e domanda. Aumentano piuttosto, e su scala planetaria, i processi di spoliazione dei popoli, mentre prende sempre più consistenza il pericolo di una guerra su vasta scala (o la moltiplicazione di guerre “territoriali”) come uniche e storicamente non nuove risposte alla crisi di sistema. L’Italia non sfugge certo a tale tendenza di fase: l’attacco contro il lavoro, contro lo stato sociale, contro la democrazia, la stessa pulsione alla guerra e al riarmo segnano profondamente le politiche del governo Berlusconi, ampliando sempre più il disagio e la stessa “inquietudine” sociale. Siamo, cioè, di fronte a un livello così alto della crisi, che la risposta tattica e di fase – benché necessaria e imprescindibile – non può dividersi da un progetto, da un disegno strategico dei comunisti e della sinistra di classe e di alternativa. Concordi? Ed eventualmente: qual è la risposta tattica, di fase, del “qui e ora”, in Italia, delle forze comuniste e di sinistra? E qual è il progetto strategico che occorre definire in questa fase, a cui dare corpo, di fronte alla crisi del modello capitalistico?

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Linciato il “tiranno”, nel cielo di Tripoli volano gli avvoltoi

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di Sergio Ricaldone per Marx21.it

 

gheddafi salmaDiventa francamente insopportabile resistere tacendo o sussurrando a bassa voce l’indignazione che si prova di fronte all’ondata di indecenti e ipocrite menzogne con cui si tenta di seppellire in tutta fretta, e chissà dove, la salma dilaniata di Muhammar Gheddafi. Odiato, amato, detestato, blandito. Sicuramente il più controverso dei leaders africani ma molto rispettato nel continente nero. Non si è sottratto all’ultimo scontro con la fuga. E’ caduto in battaglia e voci di segno diverso si sono levate in sua difesa. Quella di Chavez azzarda un confronto con la morte di Che Guevara in Bolivia. Esagerazione ?

 

I fatti non si possono certo negare. Gheddafi non è scappato carico di dollari e di lingotti d’oro come hanno fatto molti tiranni e pur sapendo che non avrebbe avuto scampo contro la forza soverchiante del nemico non ha patteggiato la resa (e la vita) con nessuno. Ha preferito combattere e morire da grande africano nella sua Sirte ridotta a un cumulo di rovine fumanti dai bombardieri della Nato. La ignobile sequenza finale della tragedia e lo scempio della sua salma può essere definita come “il festino dei topi che si contendono i resti del leone”.

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Vertice di Bruxelles, Berlusconi, l'opposizione italiana

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di Fosco Giannini

 

bruxelles bandiere_ueDal vertice europeo di Bruxelles di questi giorni provengono, per il nostro Paese e soprattutto per i pensionati e i lavoratori del nostro Paese, sia gravi conferme dal carattere strategico sul piano sociale e politico, che altrettanto gravi novità, proiettabili sia sul piano della contingenza che su tempi sociali e politici medio-lunghi.

 

La prima, gravissima, conferma è quella relativa al carattere ormai essenzialmente “golpista”, sovra ordinatore, dell’Unione europea, del Consiglio europeo e della Banca centrale europea relativamente agli Stati, ai governi e ai parlamenti dei paesi aderenti all’Ue. Come già accadde platealmente lo scorso 5 agosto, quando una “lettera d’intenti” di Trichet e Draghi impose brutalmente al governo italiano la rettifica – in senso duramente antisociale – della manovra economica, così questo vertice di Bruxelles ha imposto a Berlusconi un nuovo giro di vite contro i pensionati e i lavoratori italiani. 

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Dalle guerre dell’oppio alle guerre del petrolio

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di Domenico Losurdo, Presidente dell'Associazione Marx XXI | dal suo BLOG

 

gheddafigiovane3«La morte di Gheddafi è una svolta storica»: proclamano in coro i dirigenti della Nato e dell’Occidente, i quali non si preoccupano neppure di prendere le distanze dal barbaro assassinio del leader libico e dalle menzogne spudorate pronunciate a tale proposito dai dirigenti dei «ribelli». E, tuttavia, effettivamente si tratta di una svolta. Ma per comprendere il significato che la guerra contro la Libia riveste nell’ambito della storia del colonialismo, occorre prendere le mosse da lontano…

 

Allorché nel 1840 le navi da guerra inglesi si affacciano dinanzi alle coste e alle città della Cina, gli aggressori dispongono della potenza di fuoco di diverse centinaia di cannoni e possono seminare distruzione e morte su larga scala, senza temere di essere colpiti dall’artiglieria nemica, la cui gittata è ben più ridotta. E’ il trionfo della politica delle cannoniere: il grande paese asiatico e la sua millenaria civiltà sono costretti a capitolare; inizia quello che la storiografia cinese definisce giustamente il secolo delle umiliazioni, che termina nel 1949, con l’avvento al potere del Partito comunista e di Mao Zedong.

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Verso un futuro brillante

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di Xu Liyuan della sezione esteri del PCC | da www.lacinarossa.net

 

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 Riceviamo e pubblichiamo l’intervento effettuato dal compagno Xu Liyuan, della sezione esteri del PCC, all’assemblea tenutasi il 30 settembre 2011 presso il Centro Culturale Concetto Marchesi di Milano.

 

Prima di tutto, ringrazio Bruno Casati, responsabile del Centro culturale Concetto Marchesi, che mi ha dato l’occasione di parlare con un gruppo di amici e compagni a cui interessa la Cina. Bruno mi ha parlato di una relazione, ma io non sono preparato teoricamente, né sono un bravo oratore. Specialmente quando ho letto questo libro scritto da Roberto Sidoli e Massimo Leoni, non ho avuto più il coraggio di fare una relazione, perché della Cina loro ne sono più informati di me, e inoltre sono più preparato in termini di teoria marxista e leninista. Vengo qui a chiacchierare con voi. Anche se sono meno informato, sono cinese, e forse posso spiegare qualche cosa che si è verificata in Cina.

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La Siria non è la nuova Libia

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di Wang Jinglie, ricercatore dell'Accademia Cinese di Scienze Sociali

Quotidiano del Popolo online, 21 ottobre 2011 | Traduzione di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

 

syria protesteI media occidentali hanno banchettato sulla posizione della Cina sulla Siria e uno di questi aveva scritto: "La Cina ha chiesto che il presidente siriano Bachar al-Assad porti avanti delle riforme politiche più rapide, posizione che è un vero cambiamento di politica e uno strappo rispetto al suo consueto rifiuto di intervenire negli affari degli alleati strategici".

 

Si tratta di una analisi errata, perché le azioni della Cina hanno come fine quello di aiutare la restaurazione della normalità quotidiana del popolo siriano il prima possibile e di condurre la pace e la stabilità in Medio Oriente. Dopo i cambiamenti dei governi in Egitto e in Libia, la Siria si è a sua volta ritrovata nell'occhio del ciclone che ha travolto il Medio oriente. In seguito all'intervento delle potenze occidentali, in particolare degli Stati Uniti, i conflitti violenti tra i differenti gruppi in Siria si sono intensificati, facendo aumentare gravemente i rischi di guerra civile.

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Libia. Macellazioni finali

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di Marinella Correggia | su www.contropiano.org

 

gheddafi cadavereCarnefici (Nato-Cnt), Plaudenti (Ban Ki Moon, Napolitano, UE…) e astenuti

 

1.   Ecco la nuova Libia di Napolitano, di Ban Ki Moon, di Barroso e di tutti gli altri che hanno espresso oggi soddisfazione. Eccola in questo video atroce: fra tante altre immagini che invece erano montaggi (GUARDA IL VIDEO) riprende un essere umano gravemente ferito, strattonato, circondato dalle blasfeme urla “allah u akbar” che accompagnano le esecuzioni di Al Qaeda, in Iraq come in Libia (da mesi ormai), come altrove. Macellazione: il termine è appropriato, perché il sangue scorre, le urla di soddisfazione degli esecutori si levano come gli onnipresenti colpi di fucile, e l’indifferenza per le sofferenze dei viventi scannati è la stessa che c’è nei macelli per animali.

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Il Partito Comunista di Grecia in merito all'assalto assassino organizzato contro la manifestazione del PAME

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Traduzione a cura di Marx21.it

 

grecia pame-anarchiciQuesta volta, gruppi organizzati con ordini specifici e gruppi anarco-fascistoidi hanno scatenato un attacco con bottiglie molotov, gas lacrimogeni, granate stordenti e pietre nel tentativo di disperdere la grande manifestazione di lavoratori e di popolo in piazza Sintagma e specialmente nell'area dove era concentrato il PAME. Il risultato dell'attacco è stato la morte del sindacalista del PAME, Kotzaridis Dimitris, di 53 anni, segretario della sezione del sindacato dei lavoratori delle costruzioni nel quartiere di Vironas. Decine di manifestanti del PAME sono stati feriti.

 

L'odio degli incappucciati contro il movimento operaio popolare e il PAME è l'espressione della furia delle forze al servizio del sistema e del potere borghese. Il governo ha una grande responsabilità per quanto è accaduto. L'operazione di intimidazione, di calunnia e di repressione del movimento operaio-popolare ha le sue radici nelle strutture, nei centri e nei servizi dello Stato. Ciò è stato dimostrato dalla storia e anche dall'ultimo feroce attacco assassino. Gli incappucciati, gli anarco-autonomisti, i fascisti, quale che sia la loro denominazione, si sono dati da fare per ottenere ciò che non hanno ottenuto le forze repressive, attraverso il ricatto e le minacce per intimidire il popolo e fargli chinare la testa.

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"L'Irisbus è nostra e non si tocca!"

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PdCI Valle Ufita | l'articolo è tratto in anteprima dal numero in uscita di MarxVentuno

 

MARXVENTUNO ORGANIZZA UNA TAVOLA ROTONDA CON LE AVANGUARDIE DI LOTTA DELL’IRISBUS-IVECO, L’UNICA FABBRICA DI AUTOBUS IN ITALIA, DA OLTRE CENTO GIORNI IN LOTTA CONTRO LA CHIUSURA IMPOSTA DALLA FIAT

 

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MarxVentuno avvia un’inchiesta sulla condizione della classe operaia dell’industria, sulle forme organizzative, sul ruolo del sindacato sulle resistenze e le lotte in corso contro chiusure e licenziamenti, sui loro sbocchi possibili e le prospettive strategiche. Lo fa dando la parola ai lavoratori e alle avanguardie delle lotte, ai protagonisti degli scioperi, dei presidi davanti ai cancelli delle fabbriche, delle assemblee permanenti, delle occupazioni degli stabilimenti. Il quadro che emerge dalla tavola rotonda organizzata con i lavoratori dell’Irisbus è di un’indomita combattività e volontà di resistenza dei lavoratori, ma pure di contraddizioni con le organizzazioni sindacali, anche con quelle, come la Fiom, che si è contrapposta a Marchionne e costituisce un presidio importantissimo, fondamentale, per la resistenza anticapitalistica, ma che non è stata esente in passato da errori di valutazione, cedimenti, pratiche consociative con le direzioni aziendali in un Mezzogiorno in cui la disoccupazione di massa è un fattore potente di corruzione e clientelismi. Solo riconoscendo i propri errori e apprendendo dall’esperienza, il movimento operaio e le organizzazioni sindacali di classe possono ricostruirsi su basi più avanzate, tanto più necessarie oggi, in un presente attraversato e sconvolto dalla grande crisi capitalistica.

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Una replica alle tesi del mio amico Giovanni Bacciardi sul 15 ottobre e dintorni

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di Fausto Sorini | da Facebook

 

indignati-roma-15ottobre-19 650x435-w350Caro Giovanni, replico con una nota, per avere più spazio di quello consentito in un commento. Ma ha ragione Leoni: Fb non è il luogo più adatto..
 
Tu dici (cerco di riassumere senza travisare):
 
1. "siamo ad una crisi di sistema", che pone oggi ai comunisti la necessità di prospettare una "visione rivoluzionaria che indichi la strada per il superamento del capitalismo, con una  proposta di fase. Cioè. Proporre al paese un governo degli sfruttati". Che "specifichi un programma e forme di mobilitazione adeguate ai modi contemporanei di formazione del consenso ed espressione della lotta". Questa sarebbe probabilmente, a tuo avviso, "la strada per ritrovare un’egemonia dei comunisti che spazzi via i miti dello spontaneismo e del ribellismo" ;

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L'agenda di guerra dell'imperialismo

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di Luis Carapinha su Avante, settimanale del Partito Comunista Portoghese | traduzione a cura di Marx21.it

 

ustroopsInebriati dal successo della barbarie nelle terre libiche, i paladini della guerra imperialista guardano a nuovi orizzonti. Il militarismo è sempre più necessario nel quadro quasi inevitabile di doppia recessione e dello spettro di un collasso economico che incombe sul centro capitalista. Dal quartier generale della NATO, Rassmussen esalta le virtù delle “operazioni multinazionali” ed esige maggiori sacrifici dai “partners” europei degli USA per il mantenimento dei bilanci bellici. Nella capitale libica, consegnata all'arbitrio delle orde del CNT, il senatore McCain, candidato repubblicano sconfitto da Obama nelle ultime presidenziali nordamericane, dà libero sfogo alla rabbia reazionaria dell'agenda che caratterizza l'agenda degli USA, minacciando nuove crociate per la libertà e la democrazia contro la Siria, l'Iran, la Cina e la Russia (Ria Novosti, 29.09.11).

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Partito Comunista di Grecia: si rafforza la risposta dei lavoratori all'interminabile offensiva antipopolare

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su www.solidnet.org | traduzione a cura di Marx21.it

 

pame-w350Il reddito dei lavoratori del settore privato e pubblico riceverà un colpo micidiale con le nuove misure. L'obiettivo del governo, della plutocrazia e della Troika è la drastica riduzione dei salari. Le nuove misure tagliano ancora di più gli stipendi degli impiegati del settore pubblico, che hanno già perso un valore equivalente a 5 mesi di salario, mentre sulla base del piano della nuova struttura salariale, il salario dei lavoratori del settore pubblico si vede ridotto di una quantità che va dal 20% al 50% o più! Modellati sul contratto collettivo miserabile dell'Impresa di Telecomunicazioni OTE, anche i salari del settore privato si ridurranno ancora. Vengono aboliti gli Accordi di Contrattazione Collettiva per spingere alla riduzione dei salari nel settore privato molto al di sotto del vergognoso Accordo Salariale Nazionale, che con i tagli nelle prestazioni impone salari di povertà.

 

La necessità di una scalata immediata delle lotte non solo con lo sciopero del 19 ottobre, ma con uno sciopero generale nazionale di 48 ore, è stata decisa dal PAME affinché la classe lavoratrice del paese dia una risposta decisiva alle misure governative che sotterra diritti e vite.

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Salim Lamrani*: “L'amministrazione Obama ha respinto tutte le proposte di dialogo con l'Avana”

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Intervista a cura di Anne-Cécile Huprelle, Radio Monaco | da http://www.rebelion.org/

 

Traduzione dallo spagnolo a cura di Marx21.it

 

*Salim Lamrani è professore all'Università Paris-Descartes e all'Università Paris-Est Marne-la Vallée. Specialista delle relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti collabora alle più prestigiose testate giornalistiche internazionali. E' membro della Red de Intellectuales y Artistas en Defensa de la Humanidad.

 

cuba-bambina-w350Anne-Cécile Huprelle: Cuba sta vivendo in questo momento un'era di modernizzazione senza precedenti.

 

Salim Lamrani: Infatti, risaltano due misure. La prima rappresenta una rivoluzione strutturale della forza lavoro. Le autorità hanno deciso di procedere alla soppressione a medio termine di circa mezzo milione di posti di funzionari, ossia il 10% del totale, e di un milione in cinque anni.

 

Anche la seconda misura non ha precedenti per la sua rilevanza. Si tratta dell'apertura dell'economia statale al settore privato, destinata, tra l'altro, a legalizzare un'economia informale crescente e a riscuotere imposte in un paese poco abituato alla cultura fiscale. Lo Stato, che controlla circa il 90% dell'economia, ha deciso di delegare una parte delle sue attività economiche a persone private. 178 nuove attività si sono aperte al settore privato. Occorre ricordare che in 83 settori, i nuovi impresari potranno assumere con contratto persone, prerogativa che fino ad ora è stata esclusiva dello Stato, delle imprese miste e delle imprese straniere.

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La «bestemmia» di Jalil

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di Tommaso Di Francesco | su il Manifesto del 14 ottobre 2011

 

Intervista ad Angelo Del Boca, storico

 

In questi giorni il presidente del Cnt Mustafa Abdel Jalil, proprio nel centenario dell'avventura coloniale italiana in Libia, rivolto al ministro della difesa italiano, nonché post-fascista, Ignazio La Russa in visita a Tripoli, ha riletto la storia libica. Dichiarando che l'Italia coloniale è stata meglio di Gheddafi perché « ha rappresentato un periodo di grande sviluppo nelle infrastrutture e costruzioni, nell'agricoltura, e la legge permetteva processi giusti». Su questo e sugli sviluppi della guerra abbiamo rivolto alcune domande allo storico del colonialismo italiano Angelo Del Boca.

 

delboca

Cosa pensa di queste dichiarazioni dil Jalil?

 

Che non abbia riletto bene la storia del suo paese. Perché dire che il colonialismo italiano è stato meglio di Gheddafi è quasi una bestemmia. Basta citare solo alcuni avvenimenti. Per esempio la costruzione di 15 campi di concentramento nei quali sono morte almeno 40mila persone per fucilazioni, mantenimento inadatto, malattie. Poi almeno altre 60-70mila persone che sono cadute nella difesa del proprio paese. Dai miei calcoli sono morti, durante i nostri trenta anni d'occupazione, circa 100mila libici, su una popolazione allora di 800mila abitanti. Vuol dire che un ottavo della popolazione ha combattuto per difendere il proprio paese. Sui «processi equi e giusti», ricordiamo che i processi erano spaventosamente barbari.

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Gli indignati e il debito

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di Vladimiro Giacché | su il Fatto Quotidiano del 14 ottobre 2011

 

indignados-w350Domani, in Italia come in molti altri Paesi, si svolgeranno le manifestazioni degli Indignati. Si tratta di un movimento che sta assumendo dimensioni globali e che intende dar voce, come dicono i cartelli issati dai manifestanti a Wall Street, a quel 99% della popolazione che sta pagando una crisi che non ha provocato. È importante che le ragioni di questa protesta non siano inquinate e distorte da atti di violenza che servirebbero soltanto a screditare il movimento, offrendo un’ottima scusa a chi non vuole entrare nel merito dei suoi motivi. Che sono molti e molto seri. A oltre quattro anni dall’inizio della crisi continuano i salvataggi di banche e assicurazioni con soldi pubblici: l’ultimo caso, di pochi giorni fa, riguarda Dexia e costerà 90 miliardi di euro a Belgio, Francia e Lussemburgo. In compenso si lascia marcire la crisi greca, dopo averla aggravata con il piano di austerity draconiano che ha accompagnato il “salvataggio” del 2010.

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