La sovranità dell'America Latina è ancora una volta in pericolo

La sovranità dell'America Latina è ancora una volta in pericolo

di Marco A. Gandásegui

Che cosa hanno in comune Dwight Eisenhower, Lyndon Johnson e Richard Nixon? I tre presidenti degli Stati Uniti hanno organizzato campagne per rovesciare governi democraticamente eletti nei paesi dell'America Latina.

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Venezuela: l’oro nero che fa gola a molti

Venezuela: l’oro nero che fa gola a molti

di Danilo Della Valle

Da qualche settimana il Venezuela ha strappato nei media titoli di prima pagina che prima con difficoltà gli sarebbero stati concessi. Immagini di un Paese sull’orlo della guerra civile, afflitto da fame e da miseria.

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La Francia verso la fascistizzazione?

La Francia verso la fascistizzazione?

da collectif-communiste-polex.org

C'è un argomento sul quale il presidente-monarca Macron non ha mentito con i francesi: è la sua volontà di trasformare in profondità la Francia, per realizzare a tutti i costi le "riforme", che gli detta la sua fede religiosa nei…

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APPELLO Verità e giustizia per i morti della "Marlane"

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Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Alla Marlane di Praia a Mare, in provincia di Cosenza, industria tessile del gruppo Marzotto, si è consumata una tragedia del lavoro della quale si parla poco. Ben oltre 100 lavoratori si sono ammalati di tumore di varia natura e a decine sono deceduti (secondo fonti attendibili e realistiche sono oltre 80). Purtroppo questi numeri, che nascondono vite spezzate, sono destinati a crescere nel tempo.

 

Il Tribunale di Paola, il 12 novembre 2010 ha rinviato a giudizio Pietro Marzotto ed altri 11 dirigenti della Marlane, della ex-Lanerossi, della Marzotto, con l'accusa di omicidio colposo plurimo, aggravato dalla omissione delle cautele sul lavoro, lesioni colpose gravissime, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro e disastro ambientale doloso, per aver sversato e interrato nell'area antistante lo stabilimento tessile, tonnellate di rifiuti speciali di cui la maggior parte di natura altamente cancerogena.

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Da Livorno 1921 a oggi. Una lezione sempre attuale

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di Alexander Höbel, Coordinatore Comitato Scientifico Marx XXI

 

pci targa_livornoNovantuno anni sono passati dalla fondazione del Partito comunista d’Italia, eppure l’esperienza storica di quello che diventerà poi il partito comunista più forte dell’intero Occidente conserva una sua notevole attualità. Non perché il contesto generale non sia completamente cambiato, non solo rispetto al 1921 ma anche al mondo e all’Italia degli anni ’60 e ’70; né perché i problemi e le sfide con cui oggi i comunisti devono misurarsi siano gli stessi di allora. Ma perché è l’ispirazione di fondo di quella esperienza che rimane valida e conserva una grande utilità per l’oggi; l’ambizione di trasformare radicalmente questo paese nel quadro di una lotta mondiale per l’emancipazione, ma anche alcune specifiche linee guida di tipo strategico.

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L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e da lì dobbiamo ripartire

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di Stefano Barbieri, Direzione nazionale PdCI

 

fiom protesta-w300Dall’atto del suo insediamento, avvenuto circa due mesi fa, ad oggi, il Governo Monti ha attuato una serie di politiche regressive, inique e antipopolari a partire dalla controriforma pesantissima del sistema pensionistico, la reintroduzione dell’Ici sulla prima casa e l’aumento dell’Iva sui consumi.


Sembra ormai del tutto evidente che anche la cosiddetta “fase 2” del Governo manterrà lo stesso impianto di prospettiva che peserà sulla schiena dei lavoratori e delle lavoratrici, dei giovani senza lavoro e dei pensionati. Gli stessi passaggi di liberalizzazione e di riforma del mercato del lavoro che, ciclicamente, ripartono da una discussione che mira a destrutturare i diritti conquistati con lo Statuto del Lavoratori a partire dall’Art.18, vanno nella direzione che già da tempo avevamo previsto.


Il Governo Monti appare, tra le altre cose, ostinatamente miope rispetto alle vere emergenze sociali ed economiche di questo Paese, prima fra tutte proprio l’emergenza del Lavoro e della ormai insostenibile crisi industriale dell’intero sistema.

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Alla “memoria” di Paolo Rossi, tra filosofia e storia

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di Marco Sgattoni, ricercatore dell'Università di Urbino

 

paolorossi-w300“Quando tu sarai nel dolce mondo / priegoti che alla mente altrui mi rechi”. Mentre scrive queste parole (così care a Paolo Rossi), Dante ascolta l’umano desio di ciascuno e l’insuperabile paura di essere dimenticati. Ma ricordare lo studioso nato a Urbino nel 1923, e scomparso a Firenze il 14 gennaio all’età di ottantanove anni, è prima di tutto un doveroso tributo al merito. Al di là dell’enfasi e della commozione del momento, gli omaggi che sono stati scritti all’indomani della sua scomparsa sui maggiori quotidiani nazionali e internazionali restituiscono il ritratto indelebile di un maestro, membro eminente della comunità scientifica europea. 

 

Cercando di ripercorrere la sconfinata produzione di un così celebre e celebrato autore, è proprio il tema della memoria (uno dei suoi maggiori oggetti d’indagine) a permettere un accesso privilegiato alle riflessioni che Rossi ha condotto gettando ponti tra ambiti di ricerca non sempre affini, spesso considerati inconciliabili. Una categoria, quella di memoria, che funge da chiave per interpretare una fase cruciale della storia delle idee, a cavallo tra Cinquecento e Seicento, tra l’autunno del Rinascimento e la primavera della Modernità.

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La scomparsa di Franco Della Peruta

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di Paola Pellegrini

 

dellaperuta-450x555-w300E' morto venerdi scorso a Milano Franco Della Peruta, uno dei maggiori storici del Risorgimento. Aveva 87 anni. In questi giorni tutti i giornali hanno ricordato i suoi importanti contributi, a cominciare da "I democratici e la rivoluzione italiana", il saggio edito da Feltrinelli e poi riedito da Franco Angeli, che lo rivelò nel 1958. Studioso di formazione marxista, iscritto sin da giovane al partito comunista, è stato uno dei maggiori studiosi di Carlo Pisacane, Filippo Buonarroti, Giuseppe Mazzini. Presidente dell'Istituto lombardo di Storia contemporanea, direttore o condirettore di importanti riviste come "Movimento operaio", "Studi storici", "Storia in Lombardia", ha dedicato anni e passione a quell’opera originale e unica nel panorama italiano che è stato il Calendario del Popolo. E fu in quella veste che ho avuto modo di incontrarlo personalmente, pur se per una sola volta, insieme a Nicola Teti, editore del Calendario e motore instancabile della rivista fino all’ultimo giorno della sua vita. Ricordo che mi colpirono la sua accoglienza e la sua semplicità, il suo atteggiamento umano ironico e gentile insieme, in cui si intuiva la lontananza da ogni accademismo e da quella patina di boria che spesso aleggia sui professori universitari.

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Un appello contro i preparativi della guerra all'Iran e alla Siria

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dal blog di Domenico Losurdo

obama-dont-attack-iran-300x300Sempre più concrete e minacciose si fanno le probabilità che la macchina di morte che ha infierito sulla Jugoslavia, sull'Afghanistan e sull'Iraq e che ha appena finito di devastare la Libia si scagli contro altri paesi sovrani. Paesi riottosi ad allinearsi ai persistenti progetti di Nuovo Ordine Mondiale ma la cui sottomissione è decisiva per rilanciare il dominio geopolitico degli Usa e della Nato in Asia e nel mondo intero. La profonda crisi economica ma anche di consenso sociale che sta attraversando l'Occidente - e la necessità di impedire ad ogni costo un riaggiustamento degli equilibri planetari a favore di nuove forze emergenti - rende ancora più imminente questo pericolo.


La guerra psicologica, multimediale e ideologica è in effetti già cominciata e ha già messo in campo le armi della disinformazione e della criminalizzazione dell'avversario ma ha anche già proiettato sul terreno i primi corpi d'elite. Questo appello, che invitiamo a sottoscrivere, è stato originariamente lanciato ai primi di gennaio in Germania, paese nel quale ha raccolto l'adesione di 5 parlamentari nazionali. Il testo è stato pubblicato e diffuso in molte lingue. Sul blog Freundschaft mit Valjevo e.V. la versione originale e le diverse traduzioni [DL].

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Scenari di crisi e compiti dei comunisti

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di Erman Dovis, Comitato Centrale PdCI, Federazione di Teramo

 

Lavoro, fabbriche, industria : dal “ particolare” della provincia di Teramo al generale

 

donna fabbrica

Un recente articolo di Repubblica ha messo in evidenza ancora una volta come circa 150 multinazionali, (per la maggior parte  società finanziarie) controllino il mondo intero, tenendo sotto scacco i mercati e gli Stati stessi. Ciò che il quotidiano  non dice, è che per il gioco delle partecipazioni nei consigli d'amministrazione e dell'azionariato nelle società stesse, le grandi famiglie  proprietarie di queste multinazionali non sono più di una quindicina. Tutto questo non rappresenta una novità: nella continuità del potere borghese, un pugno di oligarchie industriali e finanziarie manovra incessantemente per assumere il dominio totale di ogni aspetto della vita del paese e dello Stato. Allargano i poteri all'estero, ed attraverso il controllo di banche e multinazionali, speculano, corrompono, accumulano denaro, secondo l'interesse del massimo profitto e contro gli stessi interessi nazionali. Questi poteri sono, e saranno sempre, alla base di regimi forti. Uno degli aspetti che rafforza il capitale monopolistico è il processo di decentramento produttivo e di delocalizzazione: iniziato nei primi anni del secondo dopoguerra, quando si accentuò ancor di più la concentrazione capitalistica in poche mani nel campo della finanza e dell'industria, l'operazione consiste essenzialmente nel trasferire parte della lavorazione in diverse e più piccole aziende, spesso anche in piccolissime unità produttive a domicilio.

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Non è questa l'Europa che vogliamo

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di Fausto Sorini | da www.comunisti-italiani.it

 

monti-merkel-sarkozy“Non siamo d'accordo con le tesi del premier Monti e del presidente Napolitano, secondo i quali si esce dalla crisi “rafforzando l'unità politica ed economica di questa Unione europea”.


L'Europa più forte che vogliono è l'Europa degli accordi tra i poteri forti delle oligarchie che hanno impedito il referendum in Grecia e le elezioni anticipate in Italia .

 

E' l'Europa che impone alla Bce di non salvare gli Stati, ma le consente di salvare le banche.

 

E' l'Europa che chiama 'unione fiscale' la sorveglianza sulle politiche di bilancio, impone di mettere il pareggio di bilancio in Costituzione e scarica sacrifici durissimi sulle spalle dei popoli.

 

E' l'Europa che ha distrutto l'economia della Grecia con manovre antipopolari di austerità e continua ad applicare a tutti i paesi in difficoltà la stessa ricetta iniqua.

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L’Europa deve invertire la rotta, non correggerla

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di Oliviero Diliberto | da il Fatto Quotidiano blog

 

diliberto2Le soluzioni iper-rigoriste che l’Europa propone (e in troppi casi impone) ai paesi membri per uscire dalla crisi sono sbagliate. Peggio: aggravano la situazione.

 

Prendete la Grecia. Da un paio d’anni è costretta dalla Troika (Bce, Fmi, Commissione Europea) a fare manovre pazzesche con tagli draconiani. Risultato: crollo dell’economia, aumento vertiginoso del debito pubblico, sino al probabile fallimento finale. Le soluzioni imposte hanno schiantato la Grecia, altro che salvataggio.

 

Anche l’Italia di Monti ha fatto i compiti a casa assegnati dall’Europa. Molti tagli, pochissima equità, ma questo lo sappiamo. Eppure lo spread non cala e l’Italia è sempre sotto attacco.

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I giovani in assemblea per il futuro dell’Italia

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a cura dell'Esecutivo nazionale FGCI


fgci assemblea_2012-w300Questo fine settimana a Napoli si svolgerà l’assemblea organizzativa nazionale della Federazione Giovanile dei Comunisti Italiani. Oltre cento compagni e compagne di tutta Italia, delegati dalle loro regioni, impegneranno il sabato e la domenica per una discussione approfondita sull’attuale fase politica e sociale ma in particolare sui molti problemi che le nuove generazioni e tutto il paese affrontano.


Il cambio di governo (che purtroppo non coincide con la fine del blocco di potere che ha sorretto Berlusconi) è stato un avvenimento importante che però non ha mutato la sostanza dell’impoverimento generale delle classi lavoratrici e dell’aggressione ai diritti sociali che negli ultimi venti anni, con particolare gravità durante la crisi, è stato uno dei paradigmi dominanti.

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Gli Stati Uniti, il Qatar e gli islamisti

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da Atlas Alternatif | Traduzione a cura di Marx21.it

 

Egitto-Fratelli-MusulmaniIl New York Times del 3 gennaio 2012 titolava “Le aperture agli islamisti egiziani rovesciano la politica a lungo termine degli Stati Uniti” (Overtures to Egypt's Islamistis Reverse Longtime US Policy). L'articolo di David D. Kirpatrick e Steven Lee Myers sottolinea il fatto che Washington ormai si è adattata ai Fratelli Musulmani in Egitto dopo che questi si sono impegnati a rispettare le regole democratiche, il liberalismo economico e i trattati con Israele, nel momento in cui si accumulano le frustrazioni nei confronti del regime militare che viene accusato di voler confiscare il potere.

 

Recentemente John Kerry, ex candidato alle presidenziali in contrapposizione a Bush, oggi presidente della commissione degli affari esteri del Senato, e l'ambasciatrice Anne W. Patterson hanno incontrato tre alti dirigenti del Partito della giustizia e della libertà (Fratelli musulmani) egiziano, Essam El-Erian, Mohamed Saad Katani e Mohamed Morsi a Washington il 10 dicembre scorso. Secondo l'amministrazione Obama si tratterebbe di una nuova forma di Realpolitik, come quando Reagan aveva avviato negoziati con l'URSS sulla corsa agli armamenti. Questo rovesciamento di alleanze è stato esplicitato il 2 gennaio quando gli Stati Uniti hanno indirizzato un ultimatum al governo militare in merito alle perquisizioni avvenute presso alcune ONG filo-occidentali.

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La lettera del figlio di un operaio

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di Luca Mazzucco

 

padre operaio"Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera.
Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.
L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo.
L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie.
L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università.
L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro.
L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.

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Intervento del Partito Comunista Portoghese all'Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai

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da www.pcp.pt | Traduzione a cura di Mauro Gemma

 

pcpLa nostra prima parola è di solidarietà per i comunisti e i lavoratori della Grecia e per la loro tenace coraggiosa lotta. La loro lotta è la nostra lotta. Auguriamo a loro i migliori successi.


Salutiamo anche i partiti qui presenti e confermiamo il profondo impegno del PCP a contribuire al rafforzamento del processo degli Incontri dei Partiti Comunisti e Operai e a valorizzare le molte cose che ci uniscono nella lotta contro il capitale, per il progresso sociale, la pace e il socialismo, nonostante la diversità delle situazioni ed esperienze e le differenze di opinione. Allo sviluppo della lotta in ciascuno dei nostri paesi, che peraltro si sta intensificando, è indispensabile combinare l'approfondimento dell'azione comune e convergente, il rafforzamento della cooperazione e della solidarietà internazionale di classe. Questi nostri Incontri si sono trasformati in uno strumento prezioso, e persino insostituibile per il raggiungimento di questo obiettivo.

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La contro-controriforma della salute in Cina comincia a funzionare

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di Alberto Gabriele per Marx21.it

 

cina sanitaSia in Cina che in Vietnam, la trasformazione della economia dal tradizionale modello di socialismo di Stato a quello attuale di socialismo di mercato non è stata una passeggiata trionfale (come potrebbe invece sembrare se si guardassero solo i dati sulla crescita del PIL o sulla diminuzione della povertà), specialmente nelle fasi iniziali. L’aspetto piu’ negativo in assoluto è stato il degrado e la semi-privatizzazione di alcuni servizi pubblici basici, che ha assunto particolare gravità nelle campagne in seguito allo smantellamento delle comuni che precedentemente li gestivano. Il caso più drammatico è quello della salute pubblica, che è stata devastata da una vera e propria controriforma:

 

“Sin dall’inizio delle riforme orientate al mercato, l’offerta di servizi sociali basici si è deteriorata gravemente, sia in Cina che in Vietnam. Inoltre questi servizi pubblici hanno perso quella che era stata la loro piu’ importante qualità, la loro natura egualitaria, che nell’epoca precedente aveva permesso a tutti di avere un accesso gratuito e universale…La salute è stata il settore piu’ sacrificato. Il sistema sanitario pubblico è quasi crollato nelle campagne… ed è peggiorato gravemente anche nelle città…”(Gabriele e Schettino 2009, p.148).

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Solo la lotta potrà salvarci

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di Luca Servodio, direzione nazionale PdCI-FdS

 

irisbus operaio

Irisbus-Iveco della Valle Ufita: altri 700 operai senza lavoro

 

Dalla mezzanotte di Capodanno l’Irisbus Iveco di Valle Ufita è stata chiusa, diventando una delle tante “cattedrali nel deserto” del Mezzogiorno d’Italia. Non c’è dubbio, è il simbolo dell’anno che si è concluso. Lo stabilimento Irisbus Iveco e la lotta della classe operaia sono stati la scena principale della crisi che l’Irpinia attraversa. Le immagini degli operai e il luogo materiale (piazzale antistante alla porta carraia) delle manifestazioni hanno accompagnato le cronache dei media lungo i 120 giorni di lotta. Una lotta consumatesi, anche in lunghi viaggi di speranza, tra i vari comuni Irpini e verso la capitale, dove la politica del palazzo (Ministero dello Sviluppo Economico), è stata sempre “ospite” dei padroni Fiat, che hanno sin dall’inizio dettato le condizioni.


Dopo l’accordo del 14 dicembre 2011, che ha previsto la chiusura dello stabilimento, sottoscritto dal “sindacato unito”, la lotta della classe operaia, assomigliava a uno specchio in frantumi, a una comunità che sembrava aver perduto l’identità collettiva. Il Comitato di Resistenza Operaia subito ha ripreso la lotta. I lavoratori, inoltre, stanno scrivendo un libro, racchiudendo non il racconto di gesta impressionanti, ma un lembo di vite nel momento in cui hanno intrapreso a scrivere un pezzo di storia, con la stessa identità di desiderio e sogni. In sintesi: salvare il loro stabilimento e un territorio in via di desertificazione.

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I comunisti di tutto il mondo si oppongono alle minacce di intervento militare in Iran

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Risoluzione del 13° Incontro dei Partiti Comunisti e Operai di Atene | da www.solidnet.org

 

nowaroniranTraduzione a cura di Marx21.it

 

I partecipanti al 13° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai svoltosi ad Atene il 9-11 dicembre 2011, esprimono la loro solidarietà con la classe lavoratrice dell'Iran nella sua complessa lotta per la pace, la sovranità, la democrazia e la giustizia sociale.

 

Guardiamo con grande preoccupazione alle mosse delle potenze della NATO, che seguono il loro intervento in Libia, per estendere il programma di cambiamenti di regime all'intero Medio Oriente. Le politiche, le dichiarazioni e le azioni concrete adottate da USA, UE e Israele nella regione indicano tutte un evidente tentativo di modificare i rapporti di forza nell'intero Medio Oriente a favore dell'imperialismo. I comunisti sono convinti che la politica dell'imperialismo nel Medio Oriente è indirizzata a garantire il controllo delle enormi risorse energetiche e dei mercati non ancora sfruttati di questa regione strategica sul piano geopolitico per i monopoli e le multinazionali del petrolio.

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Le colpe dei padroni, i ritardi della sinistra e il ruolo dei comunisti

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di Marina Alfier, segreteria Federazione PdCI Venezia-Mestre

 

nuova pansac1

“Pansac”, triangolo industriale lombardo- veneto-emiliano, 800 lavoratori rischiano il posto di lavoro

 

Pansac, Nuova Pansac, Pansac International; sono questi i nomi che decretano un decorso inesorabile di una grande fabbrica, con più di 800 lavoratori, nel triangolo industriale lombardo-veneto-emiliano, del settore chimico della gomma-plastica.


Una realtà florida, produttiva, in ottima salute e con solide prospettive per il futuro se non fosse che, quattro anni fa, il suo vivace proprietario Lori combina più di qualche pasticcio finanziario e più di qualche intrallazzo con il “Mantovacalcio” e non solo; la fabbrica va in malora e gli 800 dipendenti, con rispettive famiglie, sono per strada.


Comincia il balletto degli scorpori societari, dei finanziamenti bruciati all’istante, dei possibili compratori, delle istituzioni pubbliche incapaci di assumere un ruolo, delle troppe latitanze visibili; e si arriva all’oggi con i lavoratori e le lavoratrici senza cassa integrazione da novembre e senza alcun reddito; con le banche non più disponibili a sborsare quattrini in assenza di un piano industriale e l’azienda che sta solo aspettando che sia decretato il fallimento.

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João Amazonas, la strategia e la tattica di un partito rivoluzionario

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di José Reinaldo Carvalho* | traduzione a cura della redazione di Marx21.it

 

amazonas heroiIl 1° gennaio 2012 abbiamo celebrato il centenario della nascita di João Amazonas. Il João, come lo chiamavamo, ha avviato il processo di rifondazione del Partito Comunista del Brasile, nel 1962, quando fu attaccato da un'ondata revisionista e liquidazionista che ebbe origine dal XX Congresso del Partito comunista dell'Unione Sovietica, nel 1956.


La rottura con il revisionismo aveva anche ragioni interne legate alla tattica e strategia rivoluzionaria brasiliana e alla costruzione del partito. Amazonas si ribellò contro un gruppo riformista e opportunista, che tentò di dissolvere il partito in un movimento a sostegno del governo di Juscelino Kubitschek, sotto l'egida del “nazional-sviluppismo”. Questo gruppo strappò il programma del IV Congresso del 1954, che sebbene avesse limiti politici e ideologici, era rivoluzionario nella sua essenza. Esso fu sostituito con la Dichiarazione del marzo 1958, che entrò nella storia del movimento comunista brasiliano come il documento fondante del revisionismo moderno e dell'opportunismo di destra.

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Gli Usa «voltano pagina» verso nuove guerre

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto

 

obama-panetta pentagono-w300

DIETRO I TAGLI DEL BILANCIO DEL PENTAGONO


«Dopo un decennio di guerra gli Stati uniti stanno voltando pagina»: lo ha detto ieri il presidente Obama nella conferenza stampa al Pentagono, presentando la nuova strategia insieme al segretario alla difesa Leon Panetta. Le forze armate statunitensi diverranno «più snelle», rendendo possibili tagli al bilancio militare per l’ammontare di 450 miliardi di dollari in dieci anni. Il messaggio propagandistico è chiaro: in tempo di crisi anche le forze armate devono stringere la cinghia. Il Pentagono sta dunque disarmando? Tutt’altro: sta razionalizzando l’uso delle risorse per rendere la sua macchina bellica ancora più efficiente.


La spesa militare Usa, che è quasi raddoppiata lo scorso decennio, ammonta secondo il Sipri al 43% di quella mondiale. Ma, incluse altre spese di carattere militare, supera il 50% di quella mondiale. Per il 2012, il Pentagono riceve 553 miliardi di dollari, salendo di 23 miliardi rispetto al 2010. Si aggiungono a questi 118 miliardi per la guerra in Afghanistan e per le «attività di transizione in Iraq» e 17 per le armi nucleari, del cui mantenimento si occupa il Dipartimento dell’energia. Comprese altre spese di carattere militare, tra cui 124 miliardi per i militari a riposo e 47 per il Dipartimento della sicurezza della patria, la spesa militare Usa supera i 900 miliardi di dollari, circa un quarto del bilancio federale.

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