“Due anni dopo: Odessa si difende”

“Due anni dopo: Odessa si difende”

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La popolazione di Odessa è scesa in piazza per ricordare i suoi martiri barbaramente assassinati nel rogo della Casa dei Sindacati il 2 maggio di due anni fa. Anche l’Europa non imbambolata dalla propaganda antirussa è scesa in piazza. Manifestazioni…

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Un altro crimine del regime ucraino

Un altro crimine del regime ucraino

di Enrico Vigna

Nella tarda serata del 23 aprile 2016 è morto nel carcere di Odessa il prigioniero politico Igor Astakhov, ucciso dalla illegalità e dalla mancanza di cure, oltreché per le torture e violenze subite in detenzione. Il cuore malato dell'uomo si…

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Ttip, la «Nato economica»

Ttip, la «Nato economica»

di Manlio Dinucci

L’ambasciatore Usa presso la Ue, Anthony Gardner, insiste che «vi sono essenziali ragioni geostrategiche per concludere l’accordo»

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

"Denunciamo che è in corso un golpe in Brasile”

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nao vai ter golpe joao pessoa191635Intervista a José Reinaldo Carvalho*
da www.resistencia.cc

Traduzione di Marx21.it

Negli ultimi giorni il segretario delle Relazioni Internazionali del Partito Comunista del Brasile, José Reinaldo Carvalho, ha concesso interviste a diversi strumenti di informazione legati a partiti e organizzazioni comuniste e rivoluzionarie di vari paesi di America Latina, Europa, Africa e Asia. Presentiamo qui la sintesi delle principali domande e risposte.

Come valuti le manifestazioni contro la destituzione di Dilma Rousseff e a favore della democrazia? Quali sono le ragioni che inducono a qualificare il processo di impeachment come colpo di Stato?

José Reinaldo Carvalho: La Costituzione della Repubblica, approvata nel 1988 dall'Assemblea Costituente, che entrò in funzione come conseguenza della caduta della dittatura, aveva stabilito l'impeachment come meccanismo giuridicamente valido per destituire il (la) presidente della Repubblica. Il presupposto era che il presidente incorresse in un crimine di responsabilità.

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Da due anni esiste la Repubblica Popolare di Donetsk

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Donetsk ha festeggiato il secondo anniversario dell’indipendenza

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Hebe de Bonafini a Cristina Kirchner: “Se sarai imprigionata, lo saremo anche noi Madres”

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kirchner hebedebonafinida www.infobae.com

Traduzione di Giulia Salomoni per Marx21.it

Hebe de Bonafini ha scritto una lettera piena di lodi a Cristina Kirchner nella quale sottolinea l’appoggio all'ex presidente, in occasione della citazione a giudizio che  ha ricevuto per supposte irregolarità amministrative e ha annunciato che le “Madri” la accompagneranno al tribunale, in segno di solidarietà.

La lettera completa

La vita ci ha fatto affrontare cose orribili, qualcosa di così terribile e doloroso come la morte dei nostri cari; e tu, con grande stoicismo e amore per noi, il tuo popolo, ci permettesti di vederti alla nostra testa. È vero  che tutti percepivamo quando nominavamo Nestor una grande angoscia.

Ma in virtù di questo sei cresciuta come un gigante che ha sostenuto e difeso il paese contro tutti gli uccelli rapaci, specialmente gli avvoltoi, e li ha affrontati in tutti i fori internazionali.

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Le prefazioni del Manifesto. Colpo d'occhio sullo sviluppo del marxismo in Italia

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marx engels berlindi Francesco Galofaro, Politecnico Milano

Introduzione

Perché scrivere una nuova prefazione di un testo? Con Genette (1987) sappiamo che ogni prefazione ha la funzione di orientare l'interpretazione del lettore. Se è così, le introduzioni al Manifesto del partito comunista costituiscono un documento di eccezionale interesse: dicono molto del modo in cui questo scritto, piccolo ma pericoloso, è stato interpretato nel corso dei suoi quasi 170 anni di vita. Un periodo in cui è stato continuamente ristampato mentre mutavano le sorti del movimento dei lavoratori, della filosofia marxista e delle forme di Stato che ad essa si ispiravano e si ispirano tutt'ora. Wikipedia conta una sessantina di edizioni italiane, ma basta dare un'occhiata al catalogo opac per rendersi conto che il computo è largamente incompleto. Fortunatamente, il numero delle prefazioni e delle introduzioni è minore; nonostante questo non è stato possibile reperirle tutte. Il nostro criterio è stato il seguente: abbiamo effettuato un campionamento di grappoli di testi a distanza di più o meno cinquant'anni. In questo modo si sono evidenziate alcune funzioni interessanti delle prefazioni:

- Bilancio della storia del movimento dei lavoratori dal 1848;
- Attualizzazione del Manifesto nel contesto della nuova edizione;
- Orientamento del lettore entro il dibattito marxista coevo, tanto per ciò che riguarda la teoria quanto per le opzioni politiche che ne conseguono;

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Il referendum si vince o si perde tra la gente

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sana costituzione cartellodi Claudio De Fiores | da il Manifesto

Riforme costituzionali. L’offensiva mediatica con la retorica della buona riforma, non consente contorsionismi accademici, va invece disinnescata sul terreno della mobilitazione politica.

Quando sarà esaurito il procedimento parlamentare, l’ultima parola sulla riforma della Costituzione toccherà ai cittadini chiamati a pronunciarsi con un referendum.

Una prova che appare sin da oggi ardua e destinata a lacerare quell’articolato arcipelago di forze politiche, culturali e sociali che nel giugno del 2006 si era unanimemente schierato contro la consanguinea riforma voluta dal governo Berlusconi. Né potremo confidare nella libera informazione.

L’omologazione strisciante ha come protagonista il sistema mediatico (in particolare quello radiotelevisivo).

Specialmente la televisione è impegnata in un’offensiva culturale così pressante da essere riuscita, in poco tempo, a sortire nel senso comune la percezione che la riforma sia oggi necessaria per ottenere “flessibilità dall’Ue”, “liberare il paese dalla casta”, “ridurre gli sprechi della politica”.

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Russia e India: quali prospettive per le relazioni bilaterali?

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putin modi meetingdi Giacomo Biscosi
da www.ilcaffegeopolitico.org

In 3 sorsi – Il Primo ministro indiano Modi ha recentemente visitato la Russia per dare un’ulteriore spinta alla partnership bilaterale

1. GLI ACCORDI – Questa visita del Premier indiano Narendra Modi, tenutasi la Vigilia di Natale del dicembre scorso, ha rafforzato gli interessi tra gli Stati mantenendo la loro tradizionale amicizia e rafforzando l’equilibrio mondiale multipolare. Inoltre è la seconda visita in Russia in un anno: la prima è stata presso Ufa, capitale della Repubblica di Baschiria, per partecipare ai summit BRICS (Brasile-Russia-India-Cina-Sudafrica) e SCO (Shanghai Cooperation Organisation).

Le moderne relazioni bilaterali tra India e Russia sono cominciate nel 2000 quando il Presidente Russo Vladimir Putin dichiarò, tramite un articolo pubblicato sul periodico The Indu che «la dichiarazione sulla Partnership Strategica tra India e Russia stipulata in ottobre diventa un passo storico»; sin da allora le relazioni indo-russe si sono diversificate enormemente, e oggi sono in forte espansione nelle aree difesa, energia nucleare, idrocarburi, ricerche spaziali, scienza e tecnologia. Queste recenti visite del premier indiano Modi hanno rinsaldato i legami tra i due Stati. Proprio durante il secondo incontro i due Paesi hanno firmato diversi accordi importanti, incluso quello relativo alla produzione in India di elicotteri Kamov 226. La decisione della produzione degli elicotteri in India anziché in Russia corrisponde alla politica del “made in India” richiesta da Modi. 

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«E' guerra aperta?»

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Incontro Pubblico alla Camera del Lavoro
Milano, 2 Aprile 2016
COMITATO CONTRO LA GUERRA MILANO
COMITATO NO GUERRA NO NATO

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Il compleanno del Jobs Act: cosa c'è da "festeggiare"?

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fabbrica catena operaidi Stefano Barbieri per Marx21.it

Le controriforme del governo Renzi, in totale consonanza con le impostazione della tanto amata UE,  hanno in questi due anni cambiato drasticamente il volto dell’Italia dal punto di vista della struttura democratica e civile, smantellando pezzo per pezzo ogni singolo passaggio dell’architrave costituzionale sulla quale venne costruita la Repubblica italiana.

Se in questi giorni tiene sostanzialmente banco la proposta del governo di affossare il diritto al voto in riferimento ai quesiti referendari prossimi, preceduta dalla gravissima e reazionaria proposta della famigerata Legge elettorale denominata Italicum e della cancellazione del Senato della Repubblica, non si può dimenticare che occorre “festeggiare” l’anniversario di un’altra perla di questo Governo a guida PD quale è stata la riforma del mercato del lavoro denominata Jobs Act.

Non volendo ritornare su analisi e considerazioni che facemmo all’atto della sua entrata in vigore, credo utile, ad un anno di distanza, citare solo alcuni dati statistici riportati e analizzati da soggetti terzi, principalmente economisti,  che hanno incrociato i dati sull’occupazione e i contratti di Istat, Eurostat e Inps. Questa analisi è basata sui numeri, quindi non opinabile,  e ci dice che le nuove tipologie di contratto non hanno determinato una crescita del tempo indeterminato, che la maggior parte dei nuovi contratti è la trasformazione di una tipologia in un’altra e che il vero effetto positivo il Jobs Act lo ha avuto nel far crescere in maniera esponenziale il numero dei contratti a termine.

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Prosegue l'attacco imperialista contro i BRICS. Ora tocca al Sudafrica

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jacob zuma 1di Deisy Francis Mexidor
da “Prensa Latina

Traduzione di Marx21.it

Per Chris Mathlako, membro dell'Ufficio Politico del Partito Comunista Sudafricano (SACP), si stanno creando pretesti per “creare instabilità in Sudafrica”.

In una dichiarazione a Prensa Latina, Mathlako ha sostenuto che i partiti dell'opposizione condividono gli stessi obiettivi delle potenze imperiali, specialmente gli Stati Uniti e l'Unione Europea. “Aspirano a provocare una “rivoluzione colorata” simile ad altre dello stesso tipo già note come quella dell'Ucraina, ma con caratteristiche sudafricane”, ha dichiarato.

L'Assemblea Nazionale del Sudafrica ha respinto, il 5 aprile, la mozione di sfiducia presentata dal partito di opposizione Alleanza Democratica (AD) che chiedeva un processo politico contro il presidente Jacob Zuma, per forzare le sue dimissioni.

Il risultato non sorprende. La manovra – ancora una volta – era destinata al fallimento, dal momento che il Congresso Nazionale Africano (ANC) controlla 249 dei 400 seggi nell'emiciclo.

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È il tempo delle lettere (mafiosamente anonime). Anche per la Cina

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xijinping bandieradi Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

Si avvicina il cinquantesimo anniversario dell'avvio della “Rivoluzione culturale”, vale a dire di quel decennio (1966-1976), tanto celebrato da circoli di estrema sinistra europea, che ha sconvolto la Cina popolare, producendo disordini, un clima da guerra civile e una vera e propria caccia alla streghe le cui vittime sono stati milioni di comunisti fino da allora impegnati nella paziente ricostruzione del proprio Paese dopo un secolo di aggressioni imperialiste, guerre civili e disintegrazione della propria sovranità. In questo contesto, probabilmente non a caso, il prestigioso The Economist ha dedicato la propria copertina al presidente cinese, nonché segretario del Partito comunista, Xi Jinping, vestendolo e parzialmente camuffandolo alla Mao Zedong. Con un chiaro intento, che non è certo quello di analizzare l'opera e l'azione di colui che ancora oggi – e giustamente – è considerato il padre della patria: denunciare il ritorno del culto della personalità e l'accentramento del potere in una sola persona. Insomma, il ritorno della tirannia.

Questo tipo di critica all'indirizzo di Xi Jinping non è certo nuova, anzi lo ha di fatto accompagnato dalla sua nomina, dopo una brevissima stagione di speranze “liberal”. Altro che riformatore – si è detto – il successore di Hu Jintao non ha tenuto fede alle sue promesse di riforma, non ha aperto il Paese con maggiore decisione al mercato e – crimine odioso perpetrato nei confronti dell'opinione pubblica alimentata dal capitale occidentale – non ha smantellato le aziende di Stato e, con queste, l'intervento pubblico nell'economia. È possibile che in Cina la parola “riforma” - parola d'ordine dalla fine degli anni '70 del secolo scorso – abbiamo ancora un senso e non nasconda, come dalle nostre parti, la devoluzione al privato di ogni aspetto della nostra vita.

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Il riassetto capitalistico del governo Renzi

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renzi tv telefonodi Pasquale Cicalese per Marx21.it

Forse era meglio il fiscalista di Sondrio, almeno non ci si trastullava con la concezione nuova di “sinistra”. Ma di certo questo governo, a livello economico, somiglia molto all’ultima versione di Berlusconi. Vediamo perché. Il mentore della politica economica dell’imprenditore di Arcore è stato Giulio Tremonti. Socialista, liberista prima e poi nostalgico dell’intervento pubblico dell’economia. Costui, dopo la crisi mondiale del 2007, attua una svolta. Cerca di tessere una rete di capitalismo di stato con l’apporto di fondi sovrani, in primis cinesi. La sua strategia si basava sulla mobilitazione del risparmio per farlo passare dalla finanza speculativa all’economia reale. Strumenti di questa strategia, volta agli investimenti e ad una nuova industrializzazione, erano le grandi imprese semi privatizzate di Stato, fondi sovrani esteri, la Cassa Depositi e Prestiti e il risparmio degli italiani. Qualcosa del genere sembra attuare Renzi, con una differenza. Quest’ultimo dà più spazio alle poche multinazionali private italiane e al quarto capitalismo delle medie imprese internazionalizzate e opera a tutto campo. Inoltre, Tremonti aveva come target specifico, anche a livello valoriale, le micro e piccole imprese del nord, Renzi predilige le medie grandi aziende.

Come si esplicita questa strategia? Si è iniziato con l’Enel, a cui è stata affidata la realizzazione della digitalizzazione del Paese, un investimento di circa 2,5 miliardi che verrà conseguito con altri operatori privati. Poi c’è la privatizzazione di Ferrovie dello Stato, ancora non attuata per divergenze se la rete ferroviaria debba rimanere pubblica o privatizzata anch’essa.

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Una ministra amica degli amici del Califfo

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pinotti qatardi Antonio Mazzeo
da antoniomazzeoblog.blogspot.it

Tu addestri e finanzi il Califfato e noi ti vendiamo sistemi di morte per svariati milioni di euro. Mentre si diffondono a livello internazionale le prove della collaborazione economica, politica e militare del regime del Qatar con le milizie pro-ISIS, l’Italia rafforza la partnership con lo spregiudicato emirato arabo. Il 30 e 31 marzo la ministra della difesa Roberta Pinotti si è recata in visita ufficiale a Doha per incontrare il ministro per gli Affari della difesa Khalid bin Muhammad Al-Attiyar e il consigliere militare dell’Emiro gen. Hamad bin Ali Al Attiyah. Al centro dei colloqui, la cooperazione militare tra Italia e Qatar, gli scenari di crisi regionali con particolare riferimento ad Iraq, Siria e alla Libia e le iniziative di partenariato nel settore della produzione industriale dei sistemi d’arma. 

“Italia e Qatar hanno avviato da tempo un dialogo e la visita del Ministro Pinotti ha contribuito a rafforzare i rapporti di cooperazione esistenti con il Paese del Golfo anche nel settore della formazione e dell’addestramento del personale militare”, riporta una nota del ministero della difesa italiano. “In particolare, il Ministro Pinotti ha espresso la sua soddisfazione per i risultati conseguiti a livello tecnico-militare con il Piano di Cooperazione sottoscritto a Doha alla fine dello scorso mese di gennaio”. Nei prossimi mesi, inoltre, presso la base aerea di Galatina, Lecce, sede del 61° Stormo dell’Aeronautica italiana, saranno avviate le attività di addestramento al volo per i piloti militari qatarini a bordo dei nuovi caccia-addestratori avanzati M-346 prodotti da Alenia-Aermacchi (Finmeccanica).

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Appello per la salvaguardia di fondi librari e archivistici

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libri altoMarx21.it aderisce all'appello 

Nel disinteresse e nell’inerzia generale numerosissimi fondi bibliotecari e archivistici – a volte di grande interesse – sono in questi anni andati perduti. Tanti altri – ancora più numerosi e altrettanto importanti – sono a rischio di dispersione. Soprattutto quelli di militanti e organismi legati alla partecipazione attiva ai fermenti culturali e ai movimenti politici e sociali che, sconfitto il nazifascismo, furono la linfa vitale verso l’emancipazione delle classi subalterne. Si tratta di un patrimonio inestimabile e irrinunciabile del sapere e dell’esperienza collettiva che non è soltanto testimonianza del recente passato o del presente ancora in divenire, ma è premessa e condizione di un futuro e di una crescita non casuali, ma frutto di scelte consapevoli e orientate.

La crisi economica e una politica pragmatica, condizionata e scandita da interessi elettorali, accentuano l’indifferenza verso questo problema che, insieme con la caduta di valori alti e il decadimento del sistema formativo scolastico e universitario, espropria le nuove generazioni dei materiali della conoscenza e della memoria oltre che dei metodi di apprendimento. Infine, una errata rappresentazione induce a sottovalutare o trascurare del tutto il patrimonio  librario e archivistico presupponendo erroneamente non solo che le banche dati esistenti e il sistema informatico generale contengano già tutte le conoscenze necessarie, ma anche che questo sistema sia affidabile e permanente.

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“Riunire i movimenti per la pace e del lavoro”

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kobele dkpIntervista a Patrik Köbele, Segretario del Partito Comunista Tedesco (DKP)

da icp.sol.org.tr 

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

La Germania ha aumentato gli armamenti. L'Esercito Federale si è rafforzato. Contro tutte le proteste, la Germania continua ad esportare armi verso paesi quali l'Arabia Saudita. Cosa ne pensi della politica della Repubblica Federale di Germania verso l'Africa e il Medio Oriente (cioè dell'imperialismo tedesco)?

Patrik Köbele: Dovremmo cominciare prima con la politica degli armamenti in generale. Il Ministro della Guerra* Con der Leyen chiede 130 Miliardi per i prossimi 14 anni oltre all'attuale budget per gli armamenti. Quello che è interessante riguardo a questa richiesta è che l'aumento programmato del numero di carri armati gioca un ruolo importante. Questo indica una politica degli armamenti in linea con un atteggiamento esterno più aggressivo dell'Esercito Federale.

Infatti affermiamo che siamo in un periodo nel quale l'imperialismo tedesco sarà più aggressivo sia internamente che esternamente; questo è ovviamente collegato con le politiche dell'imperialismo tedesco in Africa e in Medio Oriente.

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Non dimenticare Leonard Peltier

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leonard peltierdi Ricardo Alarcón de Quesada
da www.rebelion.org

Traduzione di Giulia Salomoni per Marx21.it

“Per coloro che sono chiusi qui nulla è più importante che essere ricordati” Leonard Peltier, Prigione di Leavenworth, Settembre 1998

Mentre Barack Obama disserta, senza ridere, sulle virtù della “democrazia” statunitense e fa la predica sui diritti umani, un innocente langue, nella sua cella, totalmente isolato, aspettando solo la morte o che il Presidente faccia quello che può fare ma che non fa.

Leonard Peltier, Lakota, dirigente dell’American Indian Movement (AIM), scrittore e poeta, sta per compiere quarant’anni di prigione ed è uno dei prigionieri politici incarcerati per più tempo in tutto il pianeta. Quando lo arrestarono nel Febbraio del 1976 era un giovane attivista per i diritti dei popoli originari e aveva presto conosciuto la repressione e il carcere. Oggi, quasi cieco e molto malato soffre una prigionia crudele e totalmente ingiustificata.

Condannato senza alcuna prova in un processo viziato da manipolazioni e illegalità fu condannato a due ergastoli (SIC) che sta scontando in prigioni di massima sicurezza, in  condizioni particolarmente dure, di una disumanità che non tiene conto neppure del suo fragile stato di salute o della sua età avanzata.

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Dove va l'Italia? E l'Europa?

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risiko tavolodi Federico La Mattina
da imesipalermo.blogspot.it

Riceviamo un contributo di Federico La Mattina che volentieri proponiamo ai nostri lettori

L’Italia e l’Europa si trovano al centro di due scenari di crisi - quello nordafricano-mediorientale e quello ucraino - che non si possono considerare separatamente. In entrambi Mosca è presente in prima linea e c’è il rischio di un acuirsi dell’attrito Nato-Russia (è utile ricordare che il golpe di Majdan è scoppiato poco dopo l’accordo sull’arsenale chimico siriano). In Medio Oriente implode l’ordine derivante dagli accordi scritti a tavolino dai plenipotenziari Mark Sykes e François Picot nel 1916 e riemergono le crisi post-ottomane; in Ucraina si è ravvivata la mai sopita contesa Nato-Russia che aveva avuto nella guerra di Georgia e nel riconoscimento del Kosovo le ultime manifestazioni. E’ utile rispolverare “La Grande Scacchiera” (1997) di Brzezinski per comprendere come la questione ucraina, all’interno della più grande partita eurasiatica, non sia nata oggi; le previsioni del politologo statunitense sono state in buona parte sconfessate dalla convergenza sino-russo-iraniana (che ha trovato una conferma geopolitica in Siria nelle recenti parole di Assad[i]) ma il dibattito sulla necessità del contenimento della Russia, oggi molto diversa rispetto agli anni novanta, è molto attuale e Brzezinski (rinnovato) non passa mai di moda. In Siria, con la liberazione di Palmyra, si cominciano ad avvertire gli effetti dell’intervento russo e appare chiaro che i bombardamenti senza operazioni di terra concordate sono inutili. 

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I predatori della Libia

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libia pozzipetroliodi Manlio Dinucci
il manifesto, 5 aprile 2016

«La Libia deve tornare a essere un paese stabile e solido», twitta da Washington il premier Renzi, assicurando il massimo sostegno al «premier Sarraj, finalmente a Tripoli». Ci stanno pensando a Washington, Parigi, Londra e Roma gli stessi che, dopo aver destabilizzato e frantumato con la guerra lo Stato libico, vanno a raccogliere i cocci con la «missione di assistenza internazionale alla Libia».

L’idea che hanno traspare attraverso autorevoli voci. Paolo Scaroni, che a capo dell’Eni ha manovrato in Libia tra fazioni e mercenari ed è oggi vicepresidente della Banca Rothschild, dichiara al Corriere della Sera che «occorre finirla con la finzione della Libia», «paese inventato» dal colonialismo italiano. Si deve «favorire la nascita di un governo in Tripolitania, che faccia appello a forze straniere che lo aiutino a stare in piedi», spingendo Cirenaica e Fezzan a creare propri governi regionali, eventualmente con l’obiettivo di federarsi nel lungo periodo. Intanto «ognuno gestirebbe le sue fonti energetiche», presenti in Tripolitania e Cirenaica.

Analoga l’idea esposta su Avvenire da Ernesto Preziosi, deputato Pd di area cattolica: «Formare una Unione libica di tre Stati – Cirenaica, Tripolitania e Fezzan – che hanno in comune la Comunità del petrolio e del gas», sostenuta da «una forza militare europea ad hoc».

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Perché l'Unità attacca l'Anpi?

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anpida www.anpi.it

Sull'Unità un commento del giornalista Fabrizio Rondolino contro il presidente nazionale dell'Anpi, Carlo Smuraglia.

"Un articolo che considero inqualificabile e altamente offensivo", questo il giudizio dell'interessato che ringrazia per le numerose testimonianze di solidarietà ricevute e gli altrettanto numerosi comunicati approvati dai congressi Anpi nel corso nell'ultimo fine settimana.

Smuraglia da notizia inoltre di un comunicato della Segreteria nazionale Anpi inviato - con richiesta di pubblicazione - alla Direzione dell'Unità.

Questo il testo:

"Dopo l'inqualificabile articolo di Rondolino, di venerdì scorso, che ha provocato migliaia di prese di posizione indignate, di proteste, di manifestazioni di solidarietà in tutta Italia, in favore dell'ANPI, abbiamo atteso in questi giorni una qualsiasi dichiarazione dell'Unità, che chiarisse se si era trattato di un articolo sciagurato, scappato dalla penna di un giornalista, oppure di una posizione condivisa dal giornale, di attacco, non solo al Presidente Smuraglia, ma all'ANPI nel suo complesso. Non è arrivato nulla e allora si impongono alcune domande: come mai il Presidente Smuraglia, che fino a due o tre anni fa era richiesto di articoli e interviste da parte dei Direttori dell'Unità, è diventato d'improvviso quello che così bassamente viene decritto nell'articolo? C'è un tentativo di delegittimazione, di Smuraglia e dell'ANPI, in relazione alle recenti posizioni assunte in tema referendario, se non addirittura un tentativo di alzare il tono della polemica e della discussione sulle riforme, trascinandole ad un livello peraltro assai basso?

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La "soffiata mondiale"

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di Giulietto Chiesa

A che servirebbe questa superbomba, questa “soffiata” mondiale? Se guardiamo bene tra i nomi fino ad ora usciti, non c’è neanche un miliardario americano. I padroni del mondo non ci sono. Vedremo spulciando negli oltre 11 milioni di files, se troviamo un Rotschild o un Rockfeller. O anche solo un Soros.

Invece chi c’è? Indovina. C’è Putin. Anzi, non c’è. Ci sono i suoi “amici”. Ma la foto di Putin campeggia sulle prime pagine di tutti i giornali. A cominciare da Repubblica. E allora ci viene un sospetto: che le strane scoperte di questo Consorzio internazionale del Giornalismo Investigativo siano state cucinate come l’ennesima occasione per alimentare la russofobia e la Putinfobia.

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