I venti di guerra esigono la mobilitazione per la pace

I venti di guerra esigono la mobilitazione per la pace

di Ângelo Alves

e contro la strategia criminale dell'imperialismo

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Espansione mondiale della NATO nell'era del dopo Guerra fredda

Espansione mondiale della NATO nell'era del dopo Guerra fredda

di Rick Rozoff

Uno degli sviluppi più significativi del periodo post-guerra fredda, e certamente il più inquietante, è la trasformazione della North Atlantic Treaty Organization (NATO), ...

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Per un rafforzamento di classe e unitario del PdCI

Per un rafforzamento di classe e unitario del PdCI

di Erman Dovis

Alla base di ogni crisi capitalistica vi è sempre la teoria scientifica, dimostrata da Marx, del plusvalore, quella parte di valore cioè, che è creata dalla produzione del lavoratore...

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Sviluppo pacifico e modernizzazione militare: la Cina resta fedele a se stessa

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di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

cina citta grattacieliQuando nel gennaio dello scorso anno il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti aveva dato alle stampe un documento sulla revisione della strategia militare per il quale l'obiettivo di “preservare la leadership globale” era direttamente collegato al riequilibrio militare statunitense verso l'Asia-Pacifico, diverse erano state le reazioni di Pechino. Se da una parte si giudicava la revisione una mossa sostanzialmente difensiva, dall'altra – nello specifico le riflessioni sono del generale Luo Yan – si insisteva sul fatto che la Cina popolare dovesse proseguire sulla propria strada: quella dello dello sviluppo economico garantito da un ambiente regionale pacifico. Ma senza cedere di un passo di fronte allo spiegamento – una vera e propria operazione di containment – del dispositivo militare nel proprio cortile di casa. Da qui la necessità – sempre evidenziata da Luo – di modernizzare le forze armate cinesi accelerando lo sviluppo della capacità di “anti-accesso” e di “anti-agressione" 1.

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Riflessioni sul ruolo dei comunisti

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di Rolando Giai-Levra, Direttore di Gramscioggi.org

kke ragazza bandieraOltre ad essere il naturale risultato della crisi strutturale del grande capitale nazionale ed internazionale, la gravissima situazione politica che sta attraversando il nostro paese è anche il prodotto delle scelte politiche fatte dal Presidente Giorgio Napolitano. A cominciare dalla dall’azione di salvataggio offerta a Berlusconi nel dicembre 2010 che ha permesso all’ex piduista di fare una campagna acquisti di parlamentari per proseguire nel suo disastroso governo, poi entrato in crisi nel mese di novembre del 2011. Quest’ultima rappresentava una condizione naturale per andare ad elezioni anticipate con la possibilità concreta, per la sinistra e il PD, forse di poter vincere con una coalizione e un programma con un taglio sociale di centro-sinistra rivolto ai lavoratori, ai precari e ai pensionati.

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Invertire la rotta!

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prospettivepericomunisti bannerPer ricostruire il ruolo dei comunisti nella crisi organica del capitale

Riceviamo con richiesta di pubblicazione dalle compagne e i compagni di “la città futura” area comunista – doc3 del PRC e proponiamo come contributo alla discussione sulle prospettive dei comunisti in Italia

Dopo l’ultimo tracollo elettorale, il PRC sta vivendo un momento a dir poco surreale: il partito (e tutto il movimento comunista) è stato ridotto negli ultimi anni ai minimi termini per quanto riguarda insediamento e consenso sociale, ma l’attuale gruppo dirigente di Rifondazione resta chiuso al proprio interno in un dibattito che interessa solo la propria sopravvivenza e pochissimo i nostri referenti sociali. L’ultima direzione nazionale decreta, di fatto, la fine di una maggioranza nel partito, spaccata tra proposte di riposizionamento verso nuovi e non meglio identificati soggetti politici genericamente di sinistra e il ritorno nelle braccia del governismo, ricongiungendosi con Vendola e soci. Nel frattempo molte compagne e compagni, circoli e persino federazioni intere stanno producendo, generosamente ma inascoltati, analisi e iniziative per salvaguardare il patrimonio militante residuo, a serio rischio di implosione proprio per la mancanza di un cambiamento radicale delle strategie del partito.

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Sta cambiando tutto. O un nuovo pensiero forte o si muore

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di Flavio Arzarello, coordinatore nazionale della FGCI | da flavioarzarello.wordpress.com

Change-aheadHo aspettato per scrivere una riflessione compiuta. Ora mi sembra di avere qualche elemento in più. La deflagrazione dei gruppi parlamentari del Pd, che in sequenza hanno impallinato Marini e poi Prodi, le dimissioni di Bersani e della segreteria, la rielezione di Napolitano e l’incarico a Enrico Letta ci fanno capire qualcosa. Si farà un governo, e non sarà del cambiamento, ma un governissimo del Presidente. Certamente la legislatura non sarà lampo come si vagheggiava sino a qualche giorno fa. Rodotà avrebbe potuto essere il Presidente dell’Italia del coraggio, quello che meglio avrebbe interpretato la domanda di cambiamento emersa dalle urne. Il Partito democratico non ha avuto – neanche una parte di esso, esclusi pochi singoli – il coraggio, o forse la forza, di rompere gli schemi. La discussione sul Presidente della Repubblica e sul Governo – si è detto – sono separate e non vanno intrecciate. Giusto. Però quando una larga parte del gruppo democratico si è opposto apertamente alla proposta di Franco Marini la motivazione era che questi avrebbe aperto la strada alle larghe intese.

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Le rivoluzioni arabe due anni dopo

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di Samir Amin

rivoluzioniarabe pace(traduzione dalla rivista Recherches Internationales, n. 94, febbraio/marzo 2013, a cura di Sergio Ricaldone)

Sebbene il saggio di Samir Amin sia, come sempre, documentato da una analisi rigorosa e abbia come filo conduttore la massima coerenza antimperialista, perciò totalmente condivisibile, qualcuno si chiederà come mai siano stati omessi richiami diretti alle analisi prodotte sulle primavere arabe dai partiti comunisti in Egitto, Siria, Algeria, Libano. Alcuni di questi partiti hanno una lunga storia di persecuzioni feroci, altri, come in Siria, hanno avuto accesso alle istituzioni. Benchè si tratti di piccoli partiti, con un peso politico marginale, i giudizi e le critiche elaborate dai loro gruppi dirigenti meritano di essere conosciute. Sui nostri siti abbiamo letto i loro documenti e osservato come il loro impegno contro il neoliberismo, la guerra, l'integralismo islamico e la sudditanza alla triade imperialista sia l'essenza del loro intervento nei movimenti di lotta che hanno sconvolto il mondo arabo. Nessuno ha dato segni di settarismo o si è sottratto alle lotte e alle iniziative di massa dei movimenti di liberazione dalla tirannide dei vecchi regimi.

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Dalla degenerazione all’eversione istituzionale

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di Salvatore D’Albergo per Marx21.it

napolitano rielezione darkIl processo di transizione dalla democrazia parlamentare ad una delle varianti escogitabili per una forma di governo autoritaria necessaria a delegittimare la democrazia sociale è giunto ad uno stadio così avanzato e pericoloso da evocare l'immagine di un "colpo di stato freddo".

Sfida ai principi costituzionali concernenti la forma di governo parlamentare

Il fenomeno non è riducibile però alla sola portata degli intrighi per i quali è passata la rieleggibilità di quel Giorgio Napolitano, che ostentatamente aveva asserito di essere già per ragioni di età privo delle condizioni necessarie ad un secondo settennato, che in linea di principio era stato escluso anche in ipotesi astratta da tutti i suoi predecessori. Quello che, infatti, è maturato nella repentina trama di chi - nei frangenti di una crisi del Parlamento in seduta comune ha fatto precipitare l’immotivata messa in disparte delle ragioni per cui l'ipotesi della rielezione del presidente della Repubblica è stata generalmente valutata con sfavore e perciò ritenuta improbabile perché non perfettamente aderente al modello di Capo dello Stato fissato nella Costituzione - è il precipitato di una convergenza organizzata freneticamente dai vertici dei tre partiti, che con varia intensità sono stati penalizzati nel voto elettorale, corsi ad implorare Giorgio Napolitano a prestarsi ad una operazione che consacra dall'alto la larga intesa tra Pd, Pdl, Scelta civica.

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Il BRICS e l'integrazione antimperialista

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di Socorro Gomes* | da www.vermelho.org.br

bricsTraduzione di Marx21.it

*Socorro Gomes è presidente del Consiglio Mondiale della Pace e militante del Partito Comunista del Brasile (PCdoB)

La Federazione Internazionale per la Pace e la Conciliazione ha organizzato un incontro nel mese di marzo per discutere sul BRICS (gruppo di economie emergenti formato da Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica). L'incontro ha visto la partecipazione di una delegazione di Cebrapaz (Centro Brasiliano di Solidarietà e Lotta per la Pace, ndt), guidata dalla sua presidente nazionale, Socorro Gomes. La delegazione era composta anche da Thomas Toledo e Wevergton Brito, della direzione nazionale, e ha affrontato temi come la creazione di una Banca dello Sviluppo del BRICS. La banca, un'alternativa al sistema economico e finanziario dominato dall'Occidente, è stata approvata alla conferenza al vertice realizzata nei giorni 26 e 27 marzo dal BRICS a Durban, in Sudafrica.

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Le direttive del P.C.I. per l'insurrezione

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La direttiva n. 16, 10 aprile 1945, in “La Nostra lotta”, aprile 1945, n. 7
(poi in L. Longo, Sulla via dell’insurrezione nazionale, Editori Riuniti 1974, pp. 344-350)

partigiani falcemartello1. L'ora dell'attacco finale è scoccata.

L'esercito tedesco è in rotta disordinata su tutti i fronti. Nuovi grandi avvenimenti militari si stanno scatenando che accelereranno il crollo definitivo del nazismo: l'offensiva sovietica sull'Oder e l'offensiva anglo-americana in Italia saranno gli atti finali della battaglia vittoriosa.

Anche noi dobbiamo scatenare l'assalto definitivo. Non si tratta più solo d'intensificare la guerriglia, ma di predisporre e scatenare vere e proprie azioni insurrezionali. Le formazioni partigiane devono iniziare gli attacchi in forze ai presidi nazifascisti, obbligarli alla resa o sterminarli se resistono; devono spingere con la più grande energia alla liberazione del territorio nazionale, liberando dai nazifascisti paesi, vallate e intere regioni, favorendo, nelle zone liberate, la costituzione immediata di organi popolari d'amministrazione e di governo. Puntate audaci di formazioni partigiane in collaborazione con le organizzazioni Sap, devono essere organizzate contro i principali centri industriali e contro i principali nodi di comunicazione.

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Se il Festival del giornalismo dimentica le violazioni Usa dei diritti umani

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di Gianni Minà | da il Manifesto, 24 aprile 2013

close-guantanamo-rainIn questi giorni in cui si svolge a Perugia il Festival internazionale di giornalismo dove la stella è Yoani Sanchez, la blogger cubana che, come hanno mostrato i documenti di Wikileaks, lavora esplicitamente per il Dipartimento di Stato americano e per le agenzie della Cia, un recluso in attesa di processo da dieci anni, con un magistrale articolo di opinione ospitato sul New York Times, denuncia la perdurante violazione dei diritti umani nella base di Guantanamo da parte dell’Amministrazione nordamericana. Una violazione alla quale il Presidente Obama aveva promesso, nel suo precedente mandato, di porre fine, senza essere riuscito però a mantenere la parola. Anzi, È di questo inizio d’anno un documentato e preciso comunicato stampa di Amnesty International che chiede al presidente Obama di rimediare ai fallimenti sui diritti umani del suo primo mandato e lo sollecita a riprendere in considerazione la promessa fatta nel 2009 di chiudere il centro di detenzione e “di impegnarsi a rilasciare i detenuti o a sottoporli a processi equi”. Non ha avuto risposta. Eppure Amnesty ricorda che oggi a Guantanamo vi sono ancora 166 detenuti e che dal 2002 la prigione ne ha ospitati 779, la maggior parte dei quali vi ha trascorso diversi anni senza accusa né processo.

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Unità e iniziativa dei comunisti nella crisi attuale. Un fronte unito per un programma di transizione

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di Andrea Catone, direttore di Marx Ventuno rivista comunista

pdci-e-prc1. Una crisi epocale

La crisi attuale è profondissima. È crisi dei meccanismi di accumulazione e riproduzione capitalistica, coinvolge gli stati in prima persona (il debito pubblico), investe l’intera economia occidentale (la triade USA, Giappone, Ue). Per i limiti di fondo della costruzione europea e dell’eurozona, colpisce più profondamente l’Europa, dove si scatena la contraddizione tra Stati: il blocco tedesco (Germania, Finlandia, Olanda) impone i suoi diktat ai paesi del sud, meno “virtuosi”, con politiche di austerità che hanno immiserito e spogliato Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda, Italia, Cipro (dove si è attuata una espropriazione diretta con l’imposta del 40% sui depositi bancari superiori ai 100.000 euro). Se, nel riconoscimento unanime del carattere epocale della crisi si manifestano, come è giusto che sia, alcune differenze di analisi anche all’interno dei teorici marxisti, una cosa mi sembra certa: dopo la crisi, come dopo una guerra di grandi dimensioni, il mondo non sarà lo stesso: gli esiti che questa crisi produrrà saranno – nell’economia come nella società, nella mentalità di massa come nelle istituzioni politiche - o di carattere regressivo o di carattere progressivo.

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Facciamo di nuovo respirare il futuro

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di Fosco Giannini, responsabile nazionale Lavoro di Massa PdCI

prospettivepericomunisti banner"Si è stabilito un precedente inaudito con la rielezione del medesimo Capo dello Stato, che di fatto muta la natura della nostra Costituzione. Per giunta quale frutto di un patto tra centrodestra e Pd che rende cupo il quadro politico in vista del prossimo Governo. Prepariamoci ad una dura e ferma opposizione”.

Non si può non partire da queste essenziali, quanto lucide, parole del compagno Diliberto, per analizzare quel vero e proprio dramma democratico e politico, quella grave violazione dello spirito della Costituzione e della nostra migliore tradizione repubblicana, che hanno preso violentemente corpo con la seconda elezione di Napolitano.

Sia lo sciagurato atto finale (la scelta del PD di riconsegnare il Quirinale e la partita politica a Napolitano), sia l’intera, ondivaga e nefasta modalità con la quale il PD ha affrontato la fase post elettorale, evocano diverse e grandi questioni (istituzionali, politiche, sociali), entro le quali possono precipitare i destini della democrazia, della sinistra e dello stesso movimento comunista italiano.

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Prepariamoci ad una dura e ferma opposizione

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di Giorgio Raccichini, PdCI di Porto San Giorgio

bersani alfano abbraccioQuel che è accaduto in questi giorni in Parlamento è tremendamente preoccupante. Innanzitutto è stato falsato completamente il senso delle recenti elezioni, dal momento che la maggior parte dei partiti sta tradendo il mandato elettorale. Si sta profilando un vergognoso governo delle larghe intese che modificherà in senso presidenziale la Costituzione, continuerà l’opera di demolizione della scuola pubblica, proseguirà sulla via di un'austerità mortale per l'economia e per le politiche sociali, farà strage dei diritti dei lavoratori. Se aumenteranno ancora di più le tasse a carico dei ceti medio-bassi, se i Comuni si troveranno con l’acqua alla gola, se crescerà ancora di più la disoccupazione, non date per favore la colpa a tutta la politica. I Comunisti, che sostenevano Ingroia e avevano un programma nettamente contrario all’austerità e ai privilegi, avevano messo in guardia coloro che, spaventati da Berlusconi, si apprestavano a votare la coalizione di centro-sinistra. “Attenzione – dicevamo loro – il centro-sinistra ha eretto un muro contro Ingroia e contro di noi perché vorrebbe allearsi con il centro montiano”. Alla fine avevamo ragione, sebbene lo scenario risulta essere di gran lunga più grave di quello che avevamo paventato.

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