Deir ez Zor, Siria. Un nome che dovrebbe far vergognare tutto l’Occidente

Deir ez Zor, Siria. Un nome che dovrebbe far vergognare tutto l’Occidente

Padre Elias Janji, prete armeno cattolico siriano sui mezzi di informazione occidentali: “I media europei ci hanno tradito, non dicono la verità”.

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Israele corre in soccorso di Daesh in Siria

Israele corre in soccorso di Daesh in Siria

da abrilabril.pt

Un diplomatico iraniano ha denunciato il recente attacco israeliano in Siria e ha chiesto all'ONU di prendere misure per impedire la sua ripetizione. Avigdor Lieberman, ministro israeliano della Difesa, ha minacciato di distruggere le difese antiaeree della Siria.

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Quotazione stabile

Quotazione stabile

di Demostenes Floros

A febbraio il petrolio ha stabilmente prezzato attorno ai 55 dollari al barile dato che sia i paesi OPEC che i non-OPEC stanno portando avanti il taglio della produzione, nonostante Libia e Nigeria, esonerate dall'accordo, abbiano incrementato le proprie estrazioni.

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La mobilitazione dei comunisti greci contro le misure antipopolari del governo Tsipras

La mobilitazione dei comunisti greci contro le misure antipopolari del governo Tsipras

Il KKE chiama a raccolta i lavoratori contro l'accordo tra il governo SYRIZA/ANEL e l'Eurogruppo

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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Una delle guerre più sporche degli ultimi anni sta infuriando nello Yemen

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Saudi Airstrikes Houthi Yemen 11856154634di Vijay Prashad* da alternet.org

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Gli Usa pesantemente coinvolti

Un panel di esperti delle Nazioni Unite ha inviato il proprio rapporto al Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Il tenore di questo rapporto è sconfortante. Lo Yemen, dicono gli esperti, è “in pericolo di frantumazione oltre il punto di non ritorno”. Inoltre il rapporto suggerisce che nonostante quasi due anni di guerra “una chiara vittoria di una delle parti non è una possibilità realistica nel breve periodo”. L'Onu ha osservato gli attacchi aerei da parte della coalizione dell'Arabia Saudita e ha  rilevato che questi “quasi certamente” violano le leggi umanitarie internazionali e che alcuni attacchi “possono rappresentare un crimine di guerra”.

In nome della imparzialità, gli esperti delle Nazioni Unite dicono che i ribelli yemeniti, che la coalizione saudita sta combattendo, hanno “molto probabilmente” violato le leggi umanitarie internazionali con i loro attacchi contro le aree civili (mercati, ospedali, quartieri residenziali). I dettagli del rapporto suggeriscono che questo verdetto – per quanto vero – è sbilanciato in termini di scala.

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In merito alle ultime rilevazioni dell'Istat

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operai pomiglianodi Pasquale Cicalese per Marx21.it

“(…) a partire dal 2014 si segnala un sostanziale recupero della competitività di prezzo attraverso il costo del lavoro, favorito anche dai provvedimenti di decontribuzione attuati in Italia. Ciò ha portato a una parziale riduzione del cospicuo differenziale con la Germania accumulato negli anni precedenti, che aveva continuato ad ampliarsi anche nei primi anni della crisi. Al terzo trimestre del 2016, rispetto allo stesso periodo del 2014, il costo del lavoro per l’insieme delle attività economiche è diminuito dell’1,3 per cento in Italia e dello 0,2 per cento in Spagna, mentre in Francia e in Germania è aumentato rispettivamente del 2,6 e del 5,2 per cento. Nella manifattura, in particolare, in Italia si è avuta una riduzione pari al 2,4 per cento, a fronte di aumenti dello 0,7 per cento in Spagna e Francia e del 3,1 in Germania”. ISTAT, Rapporto sulla competitività dei settori produttivi - Edizione 2017, pag. 21

“Siamo un Paese che si avvia ad avere più medie imprese”
. Vincenzo Boccia, Presidente Confindustria, in Ipe Napoli triplica il numero degli iscritti Il sole 24 ore, 4 marzo 2017.

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Mostra “Caesar”: cosa ci tocca vedere a Milano. Il sindaco Sala ha nulla da dire?

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haisam sakhanh in siriaComunicato del Comitato Contro La Guerra Milano sulla mostra “Nome in codice Caesar”

da comitatocontrolaguerramilano

Da venerdì 3 marzo giunge anche a Milano la mostra “Nome in codice Caesar: detenuti siriani vittime di tortura”, con il Patrocinio del Comune di Milano.

La stessa mostra era stata proposta, la scorsa primavera, alla Camera e al Senato della Repubblica, ma non accettata, poiché serve solo a “scatenare reazioni emotive facilmente strumentalizzabili”, aggiungiamo noi, finalizzate ad accusare il legittimo Governo della Repubblica Araba di Siria di “crimini contro l’umanità”.

I promotori di queste campagne, sono gli stessi che hanno giustificato e fiancheggiato i bombardamenti all’Iraq e alla Libia, motivati con “i falsi”, ampiamente dimostrati, dei bimbi Kuwaitiani uccisi nelle incubatrici da Saddam Hussein, o delle fosse comuni di Gheddafi e altre falsità, ormai conosciute in tutto il mondo, fino ad arrivare alle “famose” provette di antrace mostrate all’ONU dall’allora Segretario di Stato USA, Generale Colin Powell, di cui, persino lo stesso ex Primo Ministro britannico, Tony Blair, dovette scusarsi di fronte al mondo.

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Un grande successo elettorale dei comunisti austriaci

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kpo grazdi Marx21.it

Il 5 febbraio, si sono svolte le elezioni municipali nella città austriaca di Graz, la seconda del paese per numero di abitanti (300.000), da cui arriva un segnale di incoraggiamento per tutti i comunisti del continente europeo.

Con il 20,34% dei suffragi (+0,5% rispetto alle elezioni precedenti) la lista presentata dall'organizzazione locale del Partito Comunista Austriaco (KPOE – Federazione della Stiria) si conferma seconda forza politica della città, preceduta solo da una lista conservatrice. A grande distanza si piazza una lista dell'estrema destra, mentre i socialdemocratici subiscono una dura sconfitta calando di ben 5 punti, dal 15 al 10 per cento.

La federazione comunista della Stiria è nota per opporsi agli orientamenti prevalenti nel KPOE nazionale (presente all'interno di coalizioni di sinistra e poco rilevante elettoralmente) in merito alla sua adesione al Partito della Sinistra Europea e all'accettazione dell'Unione Europea.

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Il triangolo strategico Iran-Cina-Russia

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Putin Jinping Rouhanidi F. William Engdahl* | da rebelion.org

Traduzione di Marx21.it

I legami politici, economici e militari che si sviluppano tra Iran, Cina e Russia rappresentano ciò che considero il triangolo dorato emergente in Eurasia. Ciò accade mentre sembra che la strategia geopolitica degli USA dal punto di vista dell'amministrazione Trump consista nell'allontanamento di Washington da Iran e Cina, evidenziando così una possibile distensione del confronto tra Washington e Mosca. La geopolitica classica, sul modello di Halford Mackinder o di Kissinger, cerca di evitare la guerra su due fronti che era sul punto di rivoltarsi contro una Washington intenta a modificare gli equilibri di potere. Oggi, la dinamica di una più stretta cooperazione, avviata negli ultimi anni, tra i tre Stati del cuore eurasiatico, sta guadagnando slancio strategico. L'ultimo segnale di ciò è la visita del ministro cinese della Difesa e di alti responsabili russi a Teheran.

Il 15 e 16 novembre a Teheran, durante l'incontro ad alto livello tra il ministro cinese della Difesa, generale Chang Wanquan e il presidente iraniano Hassan Rouhani e il ministro della Difesa Hossein Dehghan, i due importanti paesi eurasiatici hanno firmato un accordo per migliorare la loro cooperazione militare.

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La situazione in Portogallo a fronte degli sviluppi sul piano internazionale

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desousa bandiere pcpdi Jerónimo de Sousa, Segretario Generale del Partito Comunista Portoghese | da solidnet.org

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

L'evoluzione della situazione internazionale, i recenti e prevedibili sviluppi nell'Unione europea associati ad altri fattori esterni devono essere considerati nella loro dimensione di insieme con le ripercussioni a livello nazionale. Le implicazioni politiche, economiche e commerciali della nuova amministrazione degli Stati Uniti sono ancora imprevedibili, mentre sollevano una notevole incertezza gli sviluppi e le conseguenze connesse alla rottura del Regno Unito dall'Unione europea, alle nuove regole di "finanziamento" annunciate dalla BCE, ai fattori di instabilità e di guerra permanente in varie parti del mondo.

La situazione del Paese e le sue prospettive di sviluppo mostrano con innegabile nitidezza la necessità di una politica patriottica e di sinistra, in grado di preparare il paese per fronteggiare gli avvenimenti esterni e i vincoli che ne conseguono, e garantire una risposta ai problemi nazionali, affermando la nostra sovranità e indipendenza.

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La Solitudine della Democrazia: intervento di José Eduardo Cardozo

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L'intervento di José Eduardo Cardozo, ex Ministro della Giustizia durante il governo di Dilma Rousseff, nonché suo avvocato nel processo d’impeachment.

La conferenza, tenuta il 27 gennaio scorso all’Università del Salento, è una brillante esposizione sull’ordinamento giuridico brasiliano e un’esauriente spiegazione sulla pretestuosità delle accuse che sono state mosse a Dilma per poterla rimuovere da Capo dell’Esecutivo.

In altre parole, Cardozo ci spiega tecnicamente perché in questo caso sia molto appropriato parlare di colpo di stato parlamentare.

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Lettera aperta ad Amnesty International, uno degli attori politici in campo contro la Siria. E un grazie a Russia e Cina

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amnesty logoda lantidiplomatico.it

Ad Amnesty International Italia

Con il vostro Comunicato CS 028 – 2017 diffuso il 1° marzo, dopo aver genericamente parlato di inchieste sull’uso di armi chimiche riguardanti “tutti gli attori coinvolti nel conflitto in Siria”, rivelate, dalle parole della stessa Tadros,  il vero scopo del comunicato: attaccare il governo siriano impegnato da 6 anni in un durissima battaglia contro orde di terroristi e mercenari etero diretti dall’esterno che hanno il compito di distruggere e smembrare quello sfortunato paese; e attaccare nel contempo Russia e Cina colpevoli di volerlo salvare. 

Grazie ai loro veti infatti si è evitata la legittimazione di una ennesima aggressione “umanitaria”  da parte della Nato contro un Paese sovrano, come successo nel marzo del 2011 contro la Libia,  le cui conseguenze devastanti sono oggi sotto gli occhi di tutti!

Anche allora avete fornito al “mondo” utili coperture propagandistiche per giustificare bombardamenti e attacchi militari, accusando Gheddafi di orribili stragi di civili e stupri di massa ottenuti distribuendo fiumi di Viagra ai soldati governativi, salvo poi riconoscere, a distruzione del paese avvenuta, che si trattava di fatti non provati o falsità evidenti.

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"Un mondo senza guerre"

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intervista a Domenico Losurdo
da letture.org

1) Professor Losurdo, la Sua ultima fatica, appena uscita per i tipi di Carocci, si intitola Un mondo senza guerre: è possibile un mondo senza guerre?

Il mio libro è anche la descrizione del fallimento dei diversi progetti di realizzazione di un mondo senza guerre che storicamente si sono succeduti. Pur accomunati dal fallimento, questi progetti non possono essere messi sullo stesso piano. Storicamente, la «pace perpetua» è stata invocata abbracciando l‘umanità nel suo complesso oppure con lo sguardo rivolto solo ai popoli «civili», escludendo quindi i popoli coloniali nei confronti dei quali erano giustificate la conquista, l’assoggettamento, la schiavizzazione, le guerre di ogni genere comprese quelle di carattere genocida.

L’unico italiano ad aver conseguito il Premio Nobel per la pace è stato nel 1907 Ernesto Teodoro Moneta, che però quattro anni dopo non aveva difficoltà a dare il suo appoggio alla guerra dell’Italia contro la Libia, legittimata e trasfigurata, nonostante i consueti massacri coloniali, quale intervento civilizzatore e benefica operazione di polizia internazionale. Peraltro, nel rivendicare la sua coerenza di «pacifista», egli aveva il merito di esprimersi con chiarezza: ciò che veramente importava era la pace tra le «nazioni civili», tra le quali egli chiaramente non annoverava né la Turchia (che sino a quel momento esercitava la sovranità sulla Libia) né tanto meno i libici. La «fatalità», le «leggi della storia e dell’evoluzione mondiale» spingevano le grandi potenze «a portare le loro energie esuberanti nel continente africano».

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"L'esercito ucraino spara sui bambini che vanno a scuola"

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Reportage dalla città di Dokuchaevsk, Repubblica Popolare di Donetsk
di DONi Donetsk International Press Center - 1 marzo 2017

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Il Partito del Lavoro del Belgio: “Opporsi al militarismo e alla NATO”

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mertens ptbda sinistra.ch

Il Belgio ospita la sede politica e militare della NATO. Per il governo di Bruxelles, la NATO è “centrale negli sforzi di pace del Belgio”, il quale è attivo in Siria, Iraq e Afghanistan e serve gli interessi dell’imperialismo atlantico, partecipando attivamente anche alla “Politica di sicurezza e di difesa comune” dell’Unione Europea, compresa  la creazione di gruppi di combattimento comunitari.

Il controllo delle forniture di energia, delle linee di trasporto e dei mercati in cui investire per mantenere alti i profitti, sono l’obiettivo principale della spesa militare. A tutto ciò si oppone con fermezza però il sempre più influente Partito del Lavoro del Belgio (PTB), formazione politica della sinistra di origine maoista.

Nelle scorse settimane il governo belga ha deciso di investire 9,4 miliardi di euro nei prossimi 14 anni in nuove attrezzature militari. Questa decisione – ha spiegato il portavoce del PTB – è in linea con la richiesta della NATO di destinare il 2% del prodotto nazionale lordo alle spese militari. La quota maggiore di tale importo sarà destinata al rinnovo degli F16 da combattimento, impegnando il Belgio nella macchina da guerra nucleare della NATO anche in futuro, oltre a compromettere il bilancio dello Stato che viene fatto pesare sui lavoratori e gli studenti con le misure di austerità.

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Mozione: STOP alle bombe nucleari in Italia

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Nuclear war forcetoknow.com da anconabenecomune.it

Ci auguriamo che iniziative analoghe siano promosse in tutte le sedi istituzionali, in Parlamento, nelle regioni e nelle amministrazioni locali.

OGGETTO: Per il rispetto del Trattato di non proliferazione nucleare.

Il Consiglio comunale (di Ancona) ricordato che:

- secondo i dati forniti dalla Federation of American Scientists (FAS), Federazione degli scienziati americani, l’Italia custodisce il più alto numero di armi nucleari statunitensi schierate in Europa, settanta ordigni B-61 su un totale di centottanta, presenti nelle basi militare di Ghedi-Torre e di Aviano;

- è stata ufficialmente autorizzata dalla National Nuclear Security Administration (NNSA) la B61-12, nuova arma con una testata nucleare dalla potenza media pari a quella di quattro bombe di Hiroshima;

- foto satellitari, pubblicate dalla FAS, mostrano le modifiche già effettuate nelle basi di Aviano e Ghedi-Torre per installarvi le B61-12;

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Alcune note a proposito della situazione negli Stati Uniti

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trump protestda “Avante!”, Settimanale del Partito Comunista Portoghese

Traduzione di Marx21.it

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I recenti avvenimenti negli Stati Uniti – con l'elezione e l'insediamento di Donald Trump come presidente e l'entrata in funzione della nuova amministrazione da lui diretta – continuano a porre comprensibili domande in merito ai loro reali impatti nello sviluppo dell'agenda neoliberale e aggressiva che ha caratterizzato le diverse amministrazioni statunitensi che si sono succedute e le  loro conseguenti ripercussioni sul piano interno ed esterno, poiché rappresentano un fattore aggiuntivo di incertezza e instabilità nell'attuale situazione internazionale.

Come è stato sottolineato, le ultime elezioni negli Stati Uniti hanno evidenziato con insolita chiarezza, e come da molto tempo non accadeva in questo paese, importanti fratture nella società statunitense e significative spaccature in seno alla classe dominante, che hanno svelato la profonda crisi economica, sociale e politica della principale potenza del mondo capitalista, che è espressione dell'approfondimento della crisi più generale e strutturale del capitalismo.

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Colpo di sonno nucleare

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fungo nuclearedi Manlio Dinucci
il manifesto, 28 febbraio 2015

Il governo Gentiloni ha capovolto il voto del governo Renzi all’Onu, votando a favore dell'avvio di negoziati per il disarmo nucleare! La sensazionale notizia si è rapidamente diffusa, portando alcuni disarmisti a gioire per il risultato ottenuto. Per avere chiarimenti in proposito, il senatore Manlio Di Stefano (Movimento 5 Stelle) e altri hanno presentato una interrogazione, a cui il governo ha dato risposta scritta nel bollettino della Commissione Esteri. Essa chiarisce come sono andate le cose. 

Il 27 ottobre 2016, durante il governo Renzi, l’Italia (accodandosi agli Stati uniti) ha votato «No», nella prima commissione dell'Assemblea generale, alla risoluzione che proponeva di avviare nel 2017 negoziati per un Trattato internazionale volto a vietare le armi nucleari, risoluzione approvata in commissione a grande maggioranza. 

Successivamente, il 23 dicembre 2016 durante il governo Gentiloni, quando la stessa risoluzione è stata votata all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, l’Italia ha invece votato «Sì» insieme alla maggioranza. 

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Il presidente socialista della Moldavia condanna le ingerenze degli ambasciatori di USA e Romania

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dodon moldavia microfonidi Ufficio Stampa del Partito Comunista di Ucraina | da kpu.ua

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Il presidente della Moldova, il socialista Igor' Dodon, ha fornito un esempio illuminante di come deve comportarsi il capo di uno stato indipendente nei confronti di coloro che dall'estero si permettono di impartire lezioni all'indirizzo delle autorità di un altro Stato.

Così, il 26 febbraio, l'edizione online moldava di Indipendent ha pubblicato la lettera di Igor' Dodon, in cui si chiede agli ambasciatori di Stati Uniti e Romania di non interferire nell'attività del presidente della Moldova.

Secondo la pubblicazione, i precedenti ambasciatori americano e romeno a Kishinev avevano indirizzato una lettera al presidente della repubblica, deplorando il fatto che I. Dodon aveva impedito la partecipazione di un contingente di soldati moldavi alle esercitazioni militari che, dal 20 febbraio al 1 marzo, si svolgono nel centro di formazione di Smardan al confine tra la Romania e la Moldavia. All'esercitazione prendono parte forze multinazionali di USA, Bulgaria, Macedonia, Montenegro, Romania, Serbia, Slovenia e Ucraina.

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Uno Stato

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nettrumpdi Jorge Cadima | da avante.pt

Traduzione di Marx21.it

Trump ha accolto negli Stati Uniti il primo ministro di Israele, il carnefice di Gaza Netanyahu. Attraverso dichiarazioni d'amore reciproco nel corso della conferenza stampa congiunta, Trump ha preso le distanze dalla politica ufficiale dell'ONU di decenni: la promessa di due stati in territorio palestinese. Ha affermato che non fa differenza tra la soluzione di due stati e quella di un solo Stato, e che spetta a Israele e ai palestinesi di decidere. Falsa ingenuità o falso distacco. La soluzione “uno Stato” di Trump e Natanyahu non è uno Stato per tutti quelli che vivono nel territorio storico della Palestina. E' lo Stato ebraico del Grande Israele, esclusivista e xenofobo, che annette la Cisgiordania ed è eretto sull'ulteriore pulizia etnica dei palestinesi.

Le manovre dell'imperialismo per dominare il Medio Oriente potrebbero essere sul punto di registrare un nuovo salto di qualità. Nel suo ultimo discorso di fronte all'Assemblea Generale dell'ONU, Netanyahu ha detto che “le relazioni diplomatiche di Israele” con i paesi arabi “stanno subendo una rivoluzione” poiché questi “cominciano a riconoscere in Israele, non il loro nemico, ma un alleato” (Jerusalem Post, 22.9.16). I “paesi arabi” di cui parla sono le petro-dittature del Golfo, i maggiori promotori e finanziatori del terrorismo fondamentalista che affligge la regione, al servizio dell'imperialismo. I paesi arabi laici, nati dalla lotta di liberazione nazionale dei paesi arabi, sono stati distrutti, uno dopo l'altro, dall'imperialismo e da Israele. Dai Bush, Clinton, Obama e dal terrorismo al loro servizio.

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Il Nafta ha danneggiato il Messico molto più di quello che potrebbe fare qualsiasi muro

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usa mexicodi Mark Weisbrot, Co-Direttore del Center for Economic and Policy Research e consulente del Venezuela bolivariano

da rwer.wordpress.com

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Il Presidente Trump difficilmente realizzerà il suo sogno di obbligare il Messico a pagare il muro da lui proposto lungo il confine sud degli Stati Uniti. Se fosse costruito, sarebbero quasi certamente i contribuenti americani a pagare la fattura, con costi stimati attorno ai 50 Miliardi di Dollari. Ma vale la pena fare un passo indietro per vedere l'economia delle relazioni Usa-Messico, per osservare come l'immigrazione dal Messico sia diventata un punto di discussione centrale della politica Usa che alcuni come Trump possono provare ad usare a proprio vantaggio.

Il NAFTA (l'Accordo per il libero commercio nel Nord America) è un buon punto di partenza. Mentre è ormai largamente riconosciuto che questo mal etichettato accordo di “libero commercio” ha danneggiato milioni di lavoratori Usa, è a tutt'oggi condiviso tra i commentatori liberal e quelli di destra il punto di vista che sostiene che il NAFTA è stato un bene per il Messico. Questo è fortemente contraddetto dai fatti.

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Petrolio, il barile oscilla sopra i 50 dollari

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barili petrolio coloratidi Demostenes Floros | da abo.net

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Secondo gli ultimi dati le forniture petrolifere globali sono calate di più di 0,6 mbg a dicembre, mentre nel 2017 si stima che le forniture dei Paesi non-OPEC aumenteranno di 385.000 b/g. Queste alcune indicazioni, ma a fare la differenza sui prezzi potrà essere ancora una volta anche l'impennata della produzione statunitense

Il Brent Crude North Sea ha aperto a 55,64 $/b e ha chiuso a 55,48 $/b, mentre il West Texas Intermediate ha aperto a 52,48 $/b e ha chiuso a 53,32 $/b. A gennaio i prezzi del petrolio sono rimasti stabili sopra i 50 $/b (dollari al barile) grazie al pieno rispetto del programma di riduzione dell’offerta da parte dei paesi OPEC e non OPEC, al quale si aggiunge il deprezzamento del dollaro rispetto alle principali valute mondiali (euro, yen, rublo e sterlina). Entrambe le qualità, Brent e WTI, hanno toccato i loro valori minimi il 10 gennaio, rispettivamente a 53,62 $/b e 50,75 $/b perché gli hedge fund, dopo aver ammassato posizioni speculative al rialzo nette equivalenti a 796 milioni di barili nell'ultima settimana di dicembre, hanno iniziato a incassare i propri ricavi. Ciò nonostante, la finanza non ha innescato un calo dei prezzi nella seconda metà del mese come temuto da Ole Hanse, responsabile della strategia sulle materie prime di Saxo Bank. 

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Un voto che prepara la guerra

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poroshenko stoltenbergdi Giulietto Chiesa | da Sputnik News

“Nella mia qualità di Presidente sono guidato dalla volontà del mio popolo e indirò un referendum sulla questione dell’ingresso dell’Ucraina nella Nato”. Con queste parole Poroshenko annunciava, il 9 febbraio scorso, le intenzioni sue e dei suoi burattinai per “chiudere” il cerchio del colpo di stato che lo portò al potere a Kiev nel febbraio 2014.

La citazione testuale, nello strano silenzio di tutti i media occidentali, venne pubblicata dall'importante quotidiano tedesco Frankfurter allgemeine Zeitung. Ed era a corredo della notizia di un recente sondaggio d'opinione, secondo il quale il 54% degli ucraini sarebbe ora favorevole a un immediato ingresso nella Nato. Il condizionale è d'obbligo, ma la cifra potrebbe essere credibile se si tiene conto del martellamento propagandistico cui gli ucraini sono stati sottoposti negli ultimi tre anni da tutti i media del regime (cioè da tutti i media).

Il contenuto di un tale martellamento non è stato diverso, in sostanza, da quello subito dalle opinioni pubbliche di tutti i paesi occidentali, e i suoi contenuti sono noti: la causa di tutti i mali dell'Ucraina, remoti, passati, presenti, è la Russia (inclusa l'Unione Sovietica); la Russia ha aggredito l'Ucraina e l'ha invasa; la Russia ha "annesso" con la forza la Crimea; la Russia ha preso il Donbass etc.

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Sicurezza in Asia: la visione "riformista" di Pechino

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ChinaPoliciesonAsia PacificSecurityCooperationdi Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

Il libro bianco "China's Policies on Asia-Pacific Security Cooperation" [1] (gennaio 2017) è senza dubbio un documento interessante per comprendere il concetto di "sicurezza" che la Cina vuole applicare in una regione strategica, quella Asia-Pacifico, nella quale agisce economicamente e militarmente la superpotenza statunitense. Consapevole di questa presenza - e del portato storico delle alleanze militari e dei "dilemmi" che producono in Paesi (si pensi all’Australia o alle Filippine) stretti tra rapporti militari con gli Usa e crescenti legami economici con la Cina - Pechino traccia un percorso sul medio-lungo periodo che partendo dalla convivenza tra strutture diverse giunga ad una complessa e diversificata rete di sicurezza e cooperazione asiatica, evitando diktat di potenze esterne e contrapposizione da “guerra fredda”. Va, infatti, ricordato che nella regione accanto alle alleanze militari a guida Usa, sono attive altre piattaforme di sicurezza (non alleanze) che vedono la fondamentale partecipazione cinese come la Shanghai Cooperation Organization, prossima all’ingresso di potenze regionali come India e Pakistan.

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