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Associazione Politico-Culturale Marx XXI

Contributo all'analisi del risultato elettorale

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Elezioni-2015di Fausto Sorini

Oltre 2 milioni di voti in meno per il Partito democratico, 893mila consensi persi per il Movimento 5 Stelle (M5S) e 840mila lasciati per strada da Forza Italia. Sul fronte opposto la Lega, che ha riscosso 256mila preferenze in più. Sono i risultati del confronto fatto dall’Istituto Carlo Cattaneo di Bologna tra i risultati delle ultime regionali e quelli ottenuti alle elezioni Europee del 2014. L’analisi si concentra sul numero assoluto di voti ed evidenzia un’emorragia per tutte le maggiori formazioni, dovuto anche all'aumento dell'astensionismo.

La Lega fa eccezione e registra un progresso del 50%, a fronte di un crollo speculare (-50,2%) del partito guidato da Matteo Renzi. La Lega rispetto al 2014 triplica i consensi in Toscana e Umbria e diventa primo partito del centrodestra e della potenziale coalizione in tutte le regioni in cui ha presentato una propria lista.

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La corsa alle armi hi-tech

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parata-2-giugno-2013di Manlio Dinucci
da il manifesto, 2 giugno 2015

La parata mili­tare ai Fori Impe­riali, con cui il 2 giu­gno si cele­bra la Festa della Repub­blica che nella sua Costi­tu­zione ripu­dia la guerra, nasconde die­tro la fac­ciata reto­rica una realtà sem­pre più dram­ma­tica: l’accelerazione della corsa alle armi high-tech, in cui l’Italia è coin­volta tra­mite la Nato.

Corsa gui­data in tutti i campi dagli Stati uniti.

Una set­ti­mana fa il «Comando dell’attacco glo­bale» ha lan­ciato dalla Cali­for­nia un mis­sile inter­con­ti­nen­tale Minu­te­man III, col­pendo con una testata spe­ri­men­tale un atollo nel Paci­fico a 8mila km di distanza. Con que­sti test il Comando veri­fica «l’affidabilità» dei 450 Minu­te­man III, pronti al lan­cio con le loro testate nucleari. Il Con­gresso ha stan­ziato oltre 200 miliardi di dol­lari (acconto su circa 1000 miliardi in dieci anni) per poten­ziare le forze nucleari, con altri 12 sot­to­ma­rini da attacco (7 miliardi l’uno, il primo già in can­tiere), armato cia­scuno di 200 testate nucleari, e altri bom­bar­dieri stra­te­gici (550 milioni l’uno), cia­scuno armato di 20 testate nucleari.

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“La nomina di Saakashvili a governatore di Odessa è uno schiaffo in faccia al popolo ucraino”

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simonenko profiloda www.kpu.ua | Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Dichiarazione di Petro Simonenko, Segretario del Partito Comunista di Ucraina

L’ultima nomina, questa volta dell’ex presidente della Georgia Mikhail Saakashvili al posto di capo dell’amministrazione regionale di Odessa, è l’ennesima testimonianza delle caratteristiche di regime fantoccio di chi oggi sta al potere, della sua palese inettitudine e della sua demenza politica che si sviluppa con una rapidità impressionante”. Lo ha affermato il leader della sinistra in Ucraina Petro Simonenko.

Simonenko ha ricordato che in un anno e mezzo di amministrazione della giunta del dopo Majdan, in conformità con le istruzioni ricevute e con il sostegno finanziario diretto del Dipartimento di Stato USA, è stato seminato in Ucraina il terrore politico e la guerra civile, con la conseguente “uscita” della Crimea, mentre il Donbass è in fiamme, con il massacro di civili inermi: donne, vecchi e bambini… Nel paese infuria la crisi, la corruzione è aumentata di tre volte, in collusione con il FMI e le corporazioni internazionali si realizza la politica del genocidio sociale, e il neonazismo, di fatto, è diventato ideologia di stato. Eppure, sullo sfondo di un impoverimento generalizzato, il presidente va sbandierando che il reddito nazionale aumenterà di SETTE volte!

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Austerità: la sfida dell'organizzazione

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polizia bancada communistperspective.blogspot.ie
Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx 21.it

Contributo presentato da un dirigente del Pc d'Irlanda all'incontro con gli attivisti repubblicani a Dublino il 14 Marzo 2015.

Compagni e amici,

E' abbastanza chiaro che ci troviamo in un momento fondamentale nella storia di questa piccola nazione. Come altre volte in precedenza, intere generazioni di uomini e di donne si trovano in lotta per il proprio posto nella società, un posto dove non si debba vivere nella paura di una sempre maggiore povertà, della fame, della mancanza di un'abitazione, della disoccupazione, del lavoro precario, della violenza e dello spettro della guerra dietro la porta. Queste verità hanno purtroppo segnato gli uomini e le donne che sono venuti prima di noi e continueranno a segnarci in questo secolo.

L'Irlanda, sia del Nord che del Sud, ha visto nel 2015 la continuazione delle politiche di austerità, da parte dei due governi, politiche che hanno senza dubbio favorito quelli che stanno in alto nella nostra società – politiche di tassazione regressiva, di stato sociale per i ricchi e per le multinazionali, protezione dello stato per quelli che hanno portato in bancarotta questo stato.

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Le cifre delle elezioni in Spagna

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nocrisi eselsistemada "Avante”, settimanale del Partito Comunista Portoghese | da www.avante.pt

Traduzione di Marx21.it

I due principali partiti spagnoli (PP e PSOE) insieme raccolgono poco più del 52% dei voti nelle elezioni municipali (contro il 64% del 2011), perdendo entrambi in percentuale e numero di voti.

Sebbene risulti la forza più votata, il Partito Popolare non è andato oltre il 27% dei voti (contro il 37,5% di quattro anni fa). Ha perso più di due milioni e 443 mila voti e il controllo delle grandi capitali, a cominciare da Madrid, dove i partiti di sinistra ottengono la maggioranza.

Per quanto riguarda le 13 comunità autonome, il PP ha perso la maggioranza in quattro ed è stato scalzato dalle altre tre che governava in minoranza.

A sua volta, il PSOE ottiene il 25% dei voti, poco meno di tre punti percentuali rispetto al 2011, e ha perso più di 688.000 voti.

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L’Europa in transito: geopolitica dell’energia. Intervista a Demostenes Floros

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Dal blocco del South Stream alla costruzione del Turkish Stream. Lo stop della Bulgaria e la rivoluzione colorata in Macedonia. Demostenes Floros, analista geopolitico di Limes, affronta i principali nodi delle scelte energetiche dell’Europa.

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La capitolazione di Palmira stravolge l’equilibrio geopolitico del Medio Oriente

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palmyra silhouettedi Thierry Meyssan
da www.voltairenet.org

Nel Medio Oriente la situazione si è notevolmente aggravata con l’interruzione da parte dell’Emirato Islamico (Isis) dell’antica "via della seta", la via di passaggio dall’Iran al Mediterraneo. Ci sono solo due alternative possibili: o attraverso Deir el-Zor e Aleppo o attraverso Palmira e Damasco. Il primo percorso è interrotto dall’inizio del 2013, il secondo lo è appena diventato. La caduta di Palmira avrà conseguenze significative sull’intero equilibrio regionale.

La stampa occidentale in questi giorni dedica le sue prime pagine alla Siria, una situazione che non si verificava da due anni, dai tempi dei bombardamenti chimici della Ghouta e del progetto d’intervento della NATO. I giornalisti sono preoccupati per l’avanzata dell’Emirato islamico e per l’eventuale distruzione dell’antica città di Palmira.

Eppure pochi conoscono la storia della regina Zenobia, che nel terzo secolo d.C. − approfittando della debolezza di Roma, dalla quale i Galli si erano già affrancati − proclamò il proprio figlio imperatore e sé stessa reggente. Zenobia liberò non solo la Siria ma anche i popoli dell’Egitto, della Palestina, della Giordania, del Libano, dell’Iraq, una parte della Turchia e persino l’odierno Iran. 

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Appello per una giornata nazionale contro la guerra il 2 giugno

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No-a-la-guerra-2L’articolo 11 della Costituzione proclama il ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali. Nella realtà, il coinvolgimento dell’Italia negli scenari della “guerra globale” è crescente e multiforme: dalla partecipazione dirette nelle missioni militari , alla concessione delle basi militari in territorio italiano alle guerre USA e NATO nel Mediterraneo e nel Medio-Oriente, non trascurando l’aumento folle delle spese militari per l’ammodernamento dell’arsenale bellico.

Insomma, tutta la politica estera del nostro paese è intrisa della scelta bellica, con una chiara responsabilità in devastazione e massacri sempre meno occultabile. L’Italia permane il solido alleato di potenze straniere apertamente impegnate in politiche di aggressione contro stati sovrani e popolazioni civili inermi. Ciò avviene per Israele contro la Palestina e l’Arabia Saudita contro lo Yemen, o con il sostegno agli “amici della Siria” coalizione complice degli jiadisti ( Contro cui combatte l’eroica resistenza curda), ma anche in Europa con il sostegno ai golpisti internamente alleati ai nazisti al potere in Ucraina e in guerra contro le autoproclamate repubbliche indipendenti ed antifasciste.

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Il governo compra più F35. Il 2 giugno mobilitazione

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nof35 banchettodi Sergio Cararo | da contropiano.org

Il Ministero della Difesa ha annunciato che entro il 2020 acquisterà dagli Stati Uniti 38 caccia militari F-35. La conferma viene dal "Documento programmatico pluriennale per la difesa". Pochi giorni fa la ministra Pinotti e gli Stati Maggiori avevano presentato il Libro Bianco della Difesa nel quale vengono indicati gli indirizzi strategici. Per raggiungerli servono più spese militari e tra questi gli F 35. Quindi nessun dimezzamento degli acquisti di armamenti. Secondo la Difesa il costo complessivo dell’operazione è stimato in circa 10 miliardi di euro.

E si che in Parlamento era stata approvata la mozione che prevedeva la riduzione dell'acquisto degli F 35, ma il governo ha invece confermato in pieno il programma di acquisto e infatti dal documento della Difesa il programma non sembra aver subìto alcuna modifica. Anzi, le spese potrebbero anche aumentare. Il ministero ha fatto sapere che "la tabella relativa al programma F-35 contenuta nel Documento programmatico pluriennale riporta i costi complessivi dello stesso programma a monte del riesame che verrà condotto, tenendo conto sia degli impegni presi dal governo in sede parlamentare sia del processo di revisione strategica intrapreso dalla Difesa".

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Il golpe "renzusconiano" al servizio del sovversivismo antisociale delle classi dominanti

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democraziaautoritariadi Angelo Ruggeri*
e Mario Agostinelli*

Il progetto di Renzi procede con l’attacco più organico finora sferrato nei confronti dei principi della democrazia sociale su cui poggia la nostra Costituzione. Uno stravolgimento irreversibile ove non respinto, che consiste nel coniugare definitivamente autoritarismo “sociale” dell’impresa e autoritarismo “politico” delle istituzioni, dopo aver delegittimato il conflitto e aver cancellato il diritto legittimo e fondamentale alla rappresentanza in sede istituzionale del pluralismo sociale. Soppressione dell’art.18, abolizione del senato elettivo, legge elettorale, costituiscono un unicum perpetrato con la stessa tattica con cui sono stati trafitti i Curiazi dall’Orazio rimasto solo in una arena vociante e forse anche allora attratta più dallo spettacolo che dalla posta in gioco.

La truffa elettorale, volta a introdurre il bipartitismo e il presidenzialismo-bipartitico, fa da suggello ad un tale depotenziamento della sovranità popolare per abolire definitivamente il principio “una testa un voto”.

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“In lode della guerra fredda”. Recensione del libro di Sergio Romano

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sergioromano inlodedellaguerrafreddadi Luigi Marino*

La disgregazione dell’URSS ha comportato, in tutti i paesi europei e non solo, diseguaglianze sociali più stridenti ,attacchi alle conquiste dei lavoratori, dinamiche finanziarie che prevalgono su quelle produttive, la fine del movimento dei non allineati (malgrado i tentativi di Cuba), la militarizzazione dei rapporti internazionali ,ma soprattutto la definizione di un mondo unipolare, che è il risultato in sostanza delle scelte unilaterali della politica estera degli USA ( Afghanistan,Irak,Libia,Siria,Ucraina ecc.).

Gli USA hanno pensato di essere i vincitori della “ guerra fredda” ,per cui la NATO non è scomparsa, anzi si è rafforzata. Non solo ha allargato i propri confini oltre quelli della vecchia URSS, ma non nasconde il proprio intento di estendersi sino agli stessi confini della Federazione Russa.

Con il Nuovo Concetto Strategico, sottoscritto nel pieno svolgimento dell’intervento militare nel Kosovo, la NATO oggi è una nuova “Santa Alleanza” del XXI secolo, che interviene con le cosiddette “ingerenze umanitarie” in aree geografiche al di fuori del suo territorio storico per imporre un proprio “modello di civiltà”.

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L'uovo del serpente

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pcu corteodi Pedro Guerreiro, Segreteria del Partito Comunista Portoghese

da www.avante.pt | Traduzione di Marx21.it

Per i democratici e gli antifascisti i recenti sviluppi della situazione in Ucraina possono solo rappresentare motivo di preoccupazione.

Tra questi, c'è l'annuncio il 15 maggio della promulgazione delle leggi che – a partire da una monumentale falsificazione della storia – mirano a criminalizzare l'Unione Sovietica e, in termini pratici, a proibire l'ideologia comunista e a impedire l'attività del Partito Comunista di Ucraina, e anche di altre forze democratiche e antifasciste ucraine. Leggi che, contemporaneamente, intendono “legittimare” e promuovere l' “Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini” e l' “Esercito Ribelle Ucraino” che, va ricordato, commisero terribili atrocità contro le popolazioni dell'Unione Sovietica e della Polonia e collaborarono con le orde SS naziste nella Seconda Guerra Mondiale.

Questa decisione delle autorità di Kiev preannuncia l'intensificazione della repressione politica, anticomunista e antidemocratica dell'attuale corso di fascistizzazione e militarizzazione dell'Ucraina, scatenato con il colpo di Stato del febbraio 2014, fomentato e appoggiato dagli Stati Uniti, dall'Unione Europea e dalla NATO.

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Cina: Fronte unito, egemonia e sfide alla sicurezza

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china-ngodi Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

Con l'espressione "Fronte unito" nella lunga fase rivoluzionaria della storia cinese si è inteso inizialmente definire la collaborazione tra il partito nazionalista - guidato da Sun Yat-sen - e il partito comunista cinese con l'obiettivo di riconquistare l'indipendenza, superare il sistema sociale incentrato sui signori della guerra (legati a loro volta a quella o a quell'altra potenza imperialista) e avviare una riforma politica e sociale del Paese. Come si precisava allora, da parte comunista anche in sede di Terza Internazionale, si trattava di avviare la fase democratico-borghese della rivoluzione.

Con l'aggressione giapponese a partire dai primi anni '30 del secolo scorso e il successivo scoppio della seconda guerra mondiale, la collaborazione tra i comunisti - ormai in grado di governare e avviare la trasformazione socialista in diverse aree della Cina e dotati di una propria forza militare - e nazionalisti – guidati da Chiang Kai-shek e su posizioni conservatrici quando non apertamente reazionarie - riprese con alterna fortuna appunto in nome della liberazione nazionale dall'aggressore.

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Di che colore è la rivoluzione che gli USA hanno preparato per la Russia?

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kerry rivoluzionicoloratedi Pavel Rodkin | da it.sputniknews.com

L`ambasciatore americano in Russia John Tefft sarà invischiato in un colpo di stato dalle sembianze di una protesta pubblica, ne è convinto il membro del Club Zinoviev Pavel Rodkin.

Pavel Rodkin, esperto di branding e comunicazione visiva, dottore in Storia dell'Arte e membro del Club Zinoviev dell'agenzia russa di stampa internazionale "Rossiya Segodnya"

La nomina di John Tefft ad ambasciatore degli Stati Uniti in Russia è stata percepita come un possibile passo verso la destabilizzazione della situazione in Russia e in Eurasia nel suo complesso. A differenza di Michael McFaul, Tefft è considerato pragmatico e regista delle rivoluzioni colorate nell'ex Unione Sovietica. Sarà a tal proposito effettuato un nuovo tentativo di rivoluzione colorata in Russia e in che forma? Rispondere a questa domanda è impossibile senza analizzare e comprendere l'evoluzione della stessa tecnologia delle rivoluzioni colorate, che hanno cessato di essere non violente, così come degli strumenti mediatici della moderna guerra umanitaria e d'informazione.

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Y'en a marre e Balai citoyen: i nuovi "tirailleur" dell'imperialismo in Africa

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Balai-citoyendi Fodé Roland Diagne
da michelcollon.info

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Non è raro sentire in questi paesi la seguente frase: "la cooperazione con i Brics, in particolare con la Cina, ha raggiunto in pochi anni ciò che secoli di dominio coloniale occidentale non hanno realizzato, in particolare in termini di investimento nelle infrastrutture".

L'opinione pubblica democratica, patriottica, antimperialista panafricana e senegalese ha appreso con stupore l'operazione mercenaria dei movimenti Y'en a marre [Siamo stufi marci, ndt] del Senegal e Balai citoyen [Ramazza civica, ndt] del Burkina Faso nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc). Le autorità del paese di Lumumba, Mulélé e Kabila hanno espulso i giovani missionari dell'Africa occidentale annunciando di aver recuperato "materiale, denaro e armi finalizzati a destabilizzare la Rdc" e di averli "arrestati per poterli processare".

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Rompere le catene dell'euro, dell'Unione Europea e della NATO

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noeu greciadi Fausto Sorini, segreteria nazionale PCdI, responsabile esteri

In questo scorcio di maggio stanno venendo al pettine i nodi irrisolti dell’eurozona e dell’Unione Europea. Ed è questo anche il segnale che, sia pure in modi diversi e diversamente orientati, si è manifestato nel voto e/o nel posizionamento di diversi popoli del continente, come quello spagnolo, polacco, greco, britannico. 

Auguriamoci che questo sia anche il segnale che verrà dal voto italiano di domenica prossima, in primo luogo con l'affermazione dei candidati più conseguenti con tale orientamento presenti nelle liste progressiste, comuniste e di sinistra sostenute dal nostro partito.

Primo fra tutti, sta venendo al pettine il nodo greco. 

La Grecia, che Mario Monti considerava “il più grande successo dell’euro”, evidenzia una realtà che ormai solo chi sia in malafede o completamente disinformato può negare: la gabbia dell’eurozona ha fortemente indebolito la sua economia, provocando un drastico peggioramento della bilancia commerciale e un aumento del debito (privato e pubblico);

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Per i comunisti del Brasile l'unità nella lotta è “la bandiera della speranza”

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pcdob pugnichiusiEditoriale di “Vermelho”, portale web del Partito Comunista del Brasile (PCdoB)

Traduzione di Marx21.it

Nel lontano anno 1966, la 6° Conferenza Nazionale del Partito Comunista del Brasile formulava un giudizio complessivo sulla dittatura militare brasiliana che si era installata due anni prima. In modo approfondito, il documento si soffermava sulle cause del colpo di Stato, attribuendone la responsabilità alle classi dominanti retrograde, all'imperialismo statunitense e ai generali fascisti e vendi-patria. Senza illusioni, avvertiva che il regime era arrivato per durare e rivolgeva un accorato appello alla lotta. Con il suggestivo titolo di “Unione dei brasiliani per salvare il paese dalla crisi, dalla dittatura e dalla minaccia colonialista”, il documento metteva in rilievo la necessità della più ampia unità del popolo brasiliano come strada da percorrere nella lotta democratica e antimperialista.

L'idea ebbe successo. Nelle diverse fasi attraversate, la lotta contro la dittatura riuscì ad ottenere la vittoria, perché il popolo si unì in un vasto schieramento, e il più significativo esempio di ciò fu la mobilitazione per le elezioni del presidente della Repubblica, la famosa campagna “Elezioni dirette ora” (“Diretas Já”).

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Un esercito di lavoratori senza diritti

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lavoro collagedi Manuela Palermi, presidente del CC del PCdI
www.comunisti-italiani.it

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo) esiste dal 1919 ed è un’importante agenzia delle Nazioni Unite. Si occupa di elaborare e supervisionare le norme internazionali del lavoro. E’ composta da rappresentanti dei governi, delle imprese e dei lavoratori e, almeno una volta l’anno, presenta una valutazione sulle condizioni di lavoro nel mondo. Ebbene questa organizzazione – che nulla ha di radicale o di estremista – ha scritto che il lavoro “vive oggi una situazione intollerabile, segnata dalla disoccupazione, dalla precarietà e dalle diseguaglianze”. Alla denuncia ha allegato dati impressionanti. Nel mondo ci sono più di 200 milioni di disoccupati, quasi 1.770 milioni di lavoratori poveri (meno di due dollari al giorno di salario), un’incalcolabile e sconosciuta marea di persone che lavorano nell’economia sommersa ed almeno 21 milioni di schiavi, la cifra più alta mai raggiunta nella storia dell’umanità.

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Il Califfato voluto dagli Usa

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ISIS-a-Palmyradi Manlio Dinucci
da il manifesto, 26 maggio 2015

Men­tre lo Stato isla­mico occupa Ramadi, la seconda città dell’Iraq, e il giorno dopo Pal­mira nella Siria cen­trale, ucci­dendo migliaia di civili e costrin­gen­done alla fuga decine di migliaia, la Casa Bianca dichiara: «Non ci pos­siamo strap­pare i capelli ogni volta che c’è un intoppo nella cam­pa­gna con­tro l’Isis» (The New York Times, 20 maggio).

La cam­pa­gna mili­tare, «Inhe­rent Resolve», è stata lan­ciata in Iraq e Siria oltre nove mesi fa, l’8 ago­sto 2014, dagli Usa e loro alleati: Fran­cia, Gran Bre­ta­gna, Canada, Austra­lia, Ara­bia Sau­dita, Emi­rati Arabi Uniti, Bah­rain e altri. Se aves­sero usato i loro cac­cia­bom­bar­dieri come ave­vano fatto con­tro la Libia nel 2011, le forze dell’Isis, muo­ven­dosi in spazi aperti, sareb­bero state facile ber­sa­glio. Esse hanno invece potuto attac­care Ramadi con colonne di auto­blindo cari­che di uomini ed esplosivi.

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Il giorno della vittoria e il valore dell'antifascismo

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bambino victory-day-paradedi Fabio Scolari

Mentre i motivi di aspro scontro politico tra la Federazione Russa e l’Occidente Europeo non sembrano trovare una soluzione stabile, nel rispetto del diritto all’autodeterminazione dei popoli, il 9 maggio ha visto sfilare sulla Piazza Rossa un’imponente parata militare per celebrare il “Giorno della Vittoria”. Anche in una data dal così alto valore morale, durante la quale viene ricordata la capitolazione della Germania Nazista durante la Seconda Guerra Mondiale, i leader delle principali nazioni europee non hanno mancato di mostrare la solita arroganza disertando la commemorazione. I nostri mass media, anche di fronte all’evidenza di un paese che ormai ha saputo riguadagnarsi un posto di prim’ordine a livello mondiale, dopo il collasso dell’Unione Sovietica, ed il rispetto di tutti gli stati che non vogliono sottomettersi ai desideri di Washington, continuano a ripetere le solite storielle su un suo presunto isolamento internazionale e su una sua volontà nascosta di conquista dell’intero pianeta. Il presidente Putin durante i festeggiamenti al contrario non ha esitato ad attaccare la politica imperialista e di constante ingerenza, amplificando le voci di chi come noi da tanti anni si batte in favore di un mondo multi-polare e per il rispetto della sovranità nazionale di ogni popolo, che ormai da decenni viene portata avanti dagli Stati Uniti e dai suoi alleati.

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